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Autore: SanjitaSwan    29/04/2017    0 recensioni
Giada, ventun'anni, è una ragazza estremamente ansiosa e disillusa che, dopo aver perso in contemporanea il suo primo amore e la maggior parte delle sue amiche, si chiude in un guscio fatto di freddezza e cinismo verso il mondo esterno.
Un bel giorno, però, le si presenta l'opportunità di studiare l'inglese a Los Angeles, la città che ha sempre sognato di visitare sin da piccola, in una scuola speciale per ragazzi provenienti da ogni angolo del mondo.
Giada parte quindi alla volta della città degli angeli, ma si accorgerà ben presto che dover cavarsela da sola in ogni situazione per tre mesi in una delle città più grandi del mondo non è esattamente la passeggiata sotto il sole californiano che si aspettava.
Tra una palma e l'altra, una simpatica hostmother, una coinquilina perfettina, un amico speciale, compagni arroganti, nuovi amici e ostacoli più o meno grandi da fronteggiare, Giada vivrà un'incredibile avventura che cambierà la sua pigra e monotona vita per sempre.
Genere: Avventura, Commedia, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Il lunedì successivo arrivò in fretta, e passò con lentezza inesorabile.
Il giorno prima ero andata con Tiffany a fare un delizioso brunch americano in un diner, che erano esattamente come li avevo sempre immaginati, tanto da farmi salire una voglia matta di salire su un tavolo e mettermi a cantare Milkshake appena entrata.
Poi mi aveva portata a vedere l’area circostante, e infine, dopo che avevo preso informazioni sul bus, ero andata finalmente a vedere la spiaggia.
Era il momento che sognavo da sempre. Avevo fatto un giro in bici sul lungomare per un’ora, mentre il sole calava e tenevo gli auricolari nelle orecchie mentre il mio iPod sparava musica a tutto volume, e infine ero andata a bagnare i piedi nell’oceano.
Di cui mi ero follemente innamorata.
Non avevo mai visto onde così alte e belle, che si schiantavano rumorose sul bagnasciuga rischiando di travolgermi e portarmi via con loro.
Era stato uno spettacolo da levare il fiato, che mi fece restare lì a fissarlo come sotto ipnosi per venti minuti buoni.
Poi mi ero resa conto che era tardi, e volevo prendere il bus prima che facesse buio.
Lunedì, poi, si registrarono temperature altissime, e la sensazione era quella di avere un phon acceso alla massima potenza puntato in faccia.
Era davvero terribile, e appena tornai da scuola mi tappai in casa con il ventilatore a massima velocità.
Tiffany mi aveva avvertito di non stare fuori con temperature tanto alte, anche se mi ero attrezzata con due bottigliette d’acqua.
Già, Tiffany.
Quella donna a volte sapeva essere molto invadente.
D’accordo, ero lì da una settimana e dovevo ancora abituarmi a tutto, ma in certi momenti non mi sentivo affatto a mio agio con lei.
Per quanto riguardava i miei compagni di scuola, fare nuove amicizie non si stava rivelando esattamente facilissimo come pensavo.
D’accordo, ero lì solo da una settimana, e c’era qualcuno con cui parlavo, ma si contavano davvero sulle dita di una mano.
Provavo emozioni molto contrastanti, e speravo che tutto si sarebbe sistemato entro la fine della seconda settimana.
Il giorno dopo, martedì, era il giorno dei nuovi arrivi, ed io ero ansiosa di conoscere nuovi amici.
Lo speravo, visto che il giorno prima non avevo parlato quasi con nessuno, e in certi momenti mi ero sentita abbastanza sola.
Arrivai a scuola di buon’ora, ed entrai nell’aula semivuota.
Solo Ying era presente, e come al solito stava rileggendo gli appunti.
Il giorno prima mi ero seduta di fianco a lei, ed era stato come parlare ad un’ameba.
Decisi così di sedermi nel primo banco che vidi, dove c’era appoggiato uno zaino nero che non riuscii a capire di chi fosse.
Non importava chi fosse, l’importante era che almeno spiccicasse mezza parola.
O almeno non si limitasse a sbattere le palpebre.
Mentre aspettavo, entrarono in classe due persone che non avevo mai visto.
Uno era un ragazzo asiatico dalla pelle molto scura e dai capelli neri che gli ricoprivano interamente la fronte.
Aveva l’aria stanca e assonnata, e si sedette di fianco a Ying.
Auguri, amico!
L’altro, invece, era un ragazzo alto non meno di un metro e novanta, elegantemente vestito sportivo e coi capelli biondo cenere ricci, rasati ai lati e perfettamente pettinati.
Aveva una barbetta corta e curata, e un tatuaggio sul polpaccio che indicava un numero romano.
Beh, non è male!
Mi scossi, ripensando alle mie tre regole d’oro.
Una presenza occupò la sedia di fianco alla mia, costringendomi a girarmi.
Era Tadashi, il ragazzo simile a Rufy.
L’amico d’infanzia perduto e ritrovato di Mayumi.
Ah già che lui aveva uno zaino nero.
“Hi” mi disse, sorridendo.
“Hi… sorry if I sat here…” risposi, un po’ imbarazzata.
“Oh, don’t worry, it’s ok. Stay here” rispose lui, tornando poi a guardare il suo telefono.
Io mi rilassai, e guardai l’aula riempirsi.
Mi mancava Mayumi. Senza di lei come avrei fatto a resistere al terrificante alito di Bob?
“Good morning, guys!”
A proposito di Bob…
Dopo il solito “Good morning, Bob” da parte di tutti, Bob sistemò il suo solito bicchierone di caffè ghiacciato sul tavolo e si girò verso di me.
Avevo notato che, da qualche giorno, ce l’aveva con me.
Le domande più difficili le faceva a me, e la prima a cui guardava gli esercizi scritti ero sempre io.
Avevo battuto ogni record d’apnea in quei giorni, e chissà per quanto ancora sarebbe andata avanti.
“Tadashi, put away your phone, please” disse, mentre il mio compagno di banco annuiva e lo appoggiava di fianco al suo libro.
Dopo aver fatto l’appello, Bob fece presentare i due nuovi ragazzi, con la stessa identica procedura che aveva usato per me la settimana prima.
Il primo ad alzarsi fu il giapponese.
“Hi, I am Takuya, I’m 22 and I’m from Fukuoka, Japan. I arrived here three days ago and I will stay for two months. It’s my first time in Los Angeles but my third in USA”
“Well, nice to meet you, Takuya. As you see, you have a lot of Japanese schoolmates, but you have to speak English in this school. And you?” disse Bob, indicando poi il ragazzo biondo, che si alzò e iniziò a parlare con una voce molto profonda e un fortissimo accento francese.
“Hello, my name is Lucas, I’m 18 and I come from Nice, France, but I live in Monaco. I’m here to learn English before I go to Santa Monica University, and I will stay here for three months. It’s my third time in Los Angeles”.
“Ok, nice to meet you, Lucas, I’m Bob. What are you going to study in Santa Monica?”
“Marketing and Business. I also practise soccer, and I want to work in this sport’s world some day…”
“Oh, so good luck” concluse Bob.
Dopo averci fatto presentare uno alla volta come con me la settimana precedente, la lezione iniziò.
Correggemmo prima i compiti dati nel weekend, introducemmo il nuovo capitolo, e iniziammo subito con gli esercizi.
Dopo la spiegazione di alcune regole e gli esercizi scritti, durante i quali Bob veniva sempre a controllare i miei mettendo a dura prova il mio olfatto, verso la fine della lezione Bob ci mise a coppie, ognuno col proprio compagno di banco, a fare un esercizio che richiedeva di rispondere personalmente a dieci domande, usando ‘which’.
Fino a quel momento avevo sempre fatto gli esercizi a coppia con Mayumi, e una volta che lei non c’era ero stata in coppia con Ying.
Speravo solo che Tadashi fosse un po’ più attivo di lei.
“Ok…” disse lui, girandosi verso di me. “Do you want to start?”
“Uh… ok” risposi io, leggendo la prima domanda. “Which subject is the most difficult for you?”
“The subject which is the most difficult for me is maths. I hate it”
Ok, mi è già simpatico.
“Oh, me too!” dissi sorridendo, ripensando a tutti i 3 presi a scuola in quella stramaledetta materia incomprensibile per me.
“Really?” ridacchiò lui, con la sua vocetta da ragazzino sottosviluppato. “It’s so difficult for me…”
“Oh, yes, for me too… it’s your turn now!”
“Ok… in which country did you taste the best food in the world?” chiese, per poi guardarmi e sorridere. “Oh, I think I already know your answer…”
“The country which I tasted the best food is Italy, of course!” dissi, ridendo e facendolo ridere.
“I knew… how many countries have you visited?”
Guardai la cartina geografica appesa dietro di me, pensandoci su.
“Mmmh… not many… I visited France, Spain, Greece, Croatia, Switzerland… once Austria… and here, of course. And you?”
Lui fece una pausa per rifletterci.
Una lunga pausa.
Poi iniziò a elencare un numero impressionante di paesi, lasciandomi sbalordita.
“South Korea, Australia, New Zealand, Indonesia, Philippines, Thailand, India, Malaysia, Taiwan, China… and… I don’t remember, but some others. And here, of course”
Ero senza parole.
Aveva praticamente nominato quasi tutti i paesi dell’Asia orientale, più due dell’Oceania e gli Stati Uniti.
In quel momento provai un misto di stupore e invidia.
Tanta invidia.
“Wow!” esclamai esterrefatta. “You are very lucky. And which country has the best food?”
“Well, I tried food everywhere… but the best is Japanese food for now”
Ottima risposta.
Non avevo mai neanche pensato di vedere uno dei paesi elencati da Tadashi, ma su quella risposta non potevo assolutamente dargli torto.
 
Mezz’ora dopo, finito l’intervallo (durante il quale trovai Shiori, che corse ad abbracciarmi e a dirmi qualcosa che, ovviamente, ci misi più o meno cinque minuti a capire), mi diressi alla lezione di conversazione.
L’aula era già piena, e trovai posto tra Ryoma, il buffo ragazzo giapponese con gli occhiali e la dentatura imbarazzante, e Peter, il ragazzo biondo sempre allegro.
Dopo esserci scambiati un timido saluto, Ryoma fu chiamato da un altro ragazzo giapponese, e uscì dalla classe.
“He’s so funny” disse Peter ridendo. “He always makes us laugh!”
“Really?” chiesi stupidamente.
Ryoma faceva ridere anche solo semplicemente guardandolo.
Era decisamente bruttino ma aveva la faccia troppo simpatica.
“Yes. You know, he wants to be a comedian in Japan, and I think he actually has got talent. Two weeks ago he made a presentation about Japanese toilets, and we laughed our asses off”.
Scoppiai a ridere, immaginando Ryoma descrivere i cessi supertecnologici giapponesi.
Avevo sempre voluto vederne uno e, perché no?, anche provarlo.
Doveva essere una figata unica.
In quel momento Ryoma rientrò in classe, seguito da Lucas, il nuovo ragazzo francese dai capelli biondi, che prese posto di fianco a Fabio, che, come sempre, stava smanettando l’iPhone.
Vidi di sfuggita Lynn fissarlo intensamente con lo sguardo incantato.
Era più che evidente che Fabio le piaceva un sacco, me ne ero accorta in quei pochi giorni passati nella stessa classe.
“Good morning guys!” esclamò Chris, entrando pochi secondi dopo.
Ovviamente la prima cosa che si fece fu presentarci a Lucas, poi iniziammo la lezione.
Fui messa in coppia con Ryoma, che anche se rispondeva in maniera simpatica e divertente, non diceva poi molto più del necessario.
Improvvisamente, nel suo astuccio, notai un piccolo portachiavi a forma di teschio.
Il teschio di Zoro di One Piece, per la precisione.
Insomma, se ancora non si è capito, per colpa di Asia, letteralmente ossessionata da questo anime, One Piece è una delle mie ragioni di vita.
Per anni avevo sognato di andare a Tokyo per visitare la Thousand Sunny o il ristorante Baratie insieme ad Asia, ma poi, con l’arrivo di Marco (che tutto sommato adorava One Piece anche lui), avevo smesso di pensarci, e col tempo avevo anche smesso di seguire la serie in quanto stava tirando un po’ troppo per le lunghe.
La passione per One Piece, gli anime e per il Giappone in generale, comunque, era rimasta, anche se in misura minore.
Tuttavia, in quel momento, pensai ad Asia e il suo amore sconfinato per Zoro.
Avrebbe voluto tanto quel portachiavi.
“Zoro…” sussurrai senza accorgermi.
“What?” chiese Ryoma, voltandosi di colpo.
Oddio, che idiota.
“Eh? No, nothing… I was just watching at your Zoro’s keychain” risposi, credendo di chiudere lì il discorso.
“Wait, do you watch One Piece?” chiese, facendosi improvvisamente molto interessato.
“Oh, yes, I love it. It’s very popular in Italy… my best friend loves Zoro, and she would kill to have that keychain”
Lui scoppiò a ridere.
“Really? Is she a One Piece lover too? You know, at my home, in Japan, I have the whole manga’s collection. I have all the mangas”
“Seriously?! Fuck, I only have 50… anyway, my best friend is literally obsessed with One Piece! She makes spectacular drawings, and she sends for commission… I don’t know if I explain myself…” cercai di spiegare.
Poi tirai fuori il telefono e gli mostrai la pagina Instagram di Asia, tutta piena dei suoi disegni perfetti.
“Look. These drawings are made by her. This was my birthday’s card” gli dissi, mostrandogli il biglietto gigante con sopra Sanji (il mio personaggio preferito) che mi aveva fatto per il mio ventunesimo compleanno qualche mese prima.
Ryoma spalancò gli occhi, esterrefatto come tutti quelli che vedevano i lavori di Asia.
“Oh my god! It’s terrific! Do you like Sanji?”
“Oh, he’s my favourite. I also made cosplay of him. My best friend was Zoro, of course…”
Tornai sul mio profilo Instagram e gli mostrai delle foto che io, Asia e Melissa, vestite rispettivamente da Sanji, Zoro e Ace, ci eravamo fatte fare in un servizio fotografico quell’estate durante un evento.
Mi avevano letteralmente costretta a venire con loro, convinte che mi sarei distratta dal fatto che Marco era a Riccione a fare chissà cosa.
Mi divertii un sacco, ma appena tornata a casa fui colta da un violento attacco di panico con tanto di tremori che non riuscivo a fermare in nessun modo.
“Is this you?!” esclamò Ryoma, facendomi tornare rapidamente sul pianeta Terra.
“Eh? Ah, yes! And this is my best friend” dissi, indicando un’altra foto con Asia vestita da Zoro.
“Awesome!” commentò Ryoma, facendo scorrere altre foto. “This one?”
“This is my other friend, she loves Ace”
“You are very cool in these pics. Your cosplays are fantastic” disse infine.
Poi tirò fuori il telefono, chiedendomi il nome del mio account.
Dopo averglielo dato, e aver risposto in qualche modo ad alcune domande inerenti alla lezione, avvertii immediatamente Asia.
‘Non ci crederai mai. Sono qui da solo una settimana e ho trovato uno che adora One Piece. Ha un portachiavi del teschio di Zoro che a te farebbe impazzire’
La sua risposta non si fece attendere.
‘Stai scherzando! Chi è questo genio?’
Senza farmi notare, andai sull’account Instagram di Ryoma e feci uno screen di una sua foto, dove mostrava la sua meravigliosa dentatura storta.
Dopo cinque secondi dall’invio, mi arrivarono tre messaggi.
‘ODDIO, TI PREGO, FAMMELO CONOSCERE!’
‘È STUPENDO!’
Il terzo messaggio erano tre righe di faccine che ridevano.
“Ok, guys! Now, tell me what’s your favourite dish, describe the ingredients and tell how to cook it” disse Chris improvvisamente.
Ah, bene! Proprio adesso che mi era venuta un po’ di fame.
La prima a parlare fu Colette, che si era piazzata di fianco al nuovo ragazzo francese, dall’altro lato rispetto a Fabio.
Descrisse la ricetta del risotto.
Ero già pronta a un elenco di ingredienti assurdi e passaggi di preparazione che avrebbero fatto bestemmiare qualsiasi italiano degno di portare questo nome.
Invece, la ricetta risultò corretta, persino per me che non avevo mai cucinato un risotto senza farlo bruciare.
Poi fu il turno di Rika, che descrisse la ricetta della zuppa di miso.
In effetti, zuppa di miso furono le uniche parole che riuscii a comprendere di quello che disse.
La terza fu Julia, che descrisse la fondue di formaggio.
Poi ci fui io.
I piatti che mi piacevano erano innumerevoli, ma solo uno era degno di essere definito il mio preferito.
“Pasta alla carbonara” dissi, orgogliosamente, mentre Chris trascriveva.
“I love it too!” esclamò Lynn. “It’s my favourite too!”
“Oh, ok! So, describe your recipes both, and let’s look at the differences. Which ingredients do you use, Giada?”
“Pasta, eggs, roman pecorino, which is a kind of cheese similar to parmesan… ehm… guanciale, that’s a kind of bacon, pepper… a lot of pepper… and salt” dissi, con l’acquolina in bocca.
Dio solo sapeva quanto mi mancasse la carbonara di mio padre!
Sin da quando eravamo piccoli, io e mio fratello adoravamo quando sentivamo il profumo della carbonara di mio padre, e non vedevamo l’ora di metterci a tavola.
Era stato lui a insegnarmi la ricetta originale romana, e di questo ne andavo molto orgogliosa.
“Don’t you use cream?” chiese Lynn.
Ok, non l’ha detto davvero.
Perché non poteva aver davvero pensato di mettere la panna nella carbonara!
Decisi tuttavia di mantenere la calma, anche se con enormi difficoltà, e le risposi con una voce un po’ nervosa.
“Ehm… the original roman recipe has not the cream. I’ve never ate it with cream”
“Oh, it should be too dry for me…” disse lei.
“Ok, please Lynn, tell me the ingredients of your carbonara”
“The same of Giada, but I also put cream, onions and ham…”
Panna? Cipolle?! PROSCIUTTO?!?! Che cos’è quest’orrore?!?!
Non riuscii proprio più a trattenermi.
“NO!” mi lasciai sfuggire, con un gemito di disgusto che fece scoppiare a ridere tutta la classe.
Nessuno poteva permettersi di rovinare la carbonara in quel modo.
Con il prosciutto, poi!
Il prosciutto!!!
Cioè, capite?!
“Well, I don’t know which one is better, both look delicious” disse Chris, che nel frattempo si stava cappottando dalle risate.
La sua risata era sempre molto contagiosa, e quando rideva lo faceva di gusto, a volte era difficile fermarlo.
“Well, for me French carbonara is better. I tried the Italian one in Italy one time, and it was terrible” disse Lucas.
Eccone un altro che non capisce un cazzo.
I francesi non sapevano davvero quale fosse la buona cucina. E pensare che non cucinano nemmeno male!
“No, for me Italian one is better. Even if I would put cream too…” disse invece Peter.
“Me too, I would put cream”
“I’ve always put cream, without it pasta would be too sticky”
Ma c’è qualcuno qui che sappia cosa vuol dire mangiare?!
Conoscevo tantissime persone che mettevano la panna nella carbonara, ed erano italianissime, ma per me non era vera carbonara con la panna sopra!
Magari l’accostamento panna-uovo, con la pancetta, non era neanche così male, ma quella pasta per me aveva un altro nome!
“Ok, calm down, guys! Giada, tell us how do you prepare carbonara” continuò Chris.
In fondo iniziavo a divertirmi anche io.
Accavallai una gamba e, con fare molto serio, iniziai a spiegare la ricetta.
Non vedevo l’ora di dare una lezione di cucina a tutte quelle persone che non avevano mai provato i piaceri della carbonara italiana.
“Simple. First of all, you make pasta boil. You put a pot on the cooker, you salt it, you wait it to boil and you put pasta for 10 minutes. Don’t put pasta in the cold water and let it go for half an hour, it’s terrible! In the meantime, you break eggs and you mix them with grated cheese, pepper and salt. And then, you put guanciale in another pan and you fry it.
When pasta is cooked, you drain it, you put it in the dry pot again and you mix all the ingredients with slow flame for one minute. For a better result, before serving pasta, put some other pepper on it. Then you serve it, and… buon appetito!”
Ci fu un piccolo applauso.
“I bet you cook very well!” disse Ryoma.
“Oh, me too, it looks very delicious!” disse Chris. “And you, Lynn?”
“The same as Giada said, but you put onions, ham and cream instead of bacon” rispose, baciandosi le dita.
Dio santo, che orrore!
“Ok. Good! Then, now it’s Fabio’s turn. What’s your favourite dish?”
Mentre Fabio, che per tutto il tempo non si era staccato un secondo dal cellulare, diceva la semplicissima ricetta della pizza, Lynn, da due posti più in là, mi disse: “Before I leave, I want to try your carbonara!”
“Me too!” esclamò Ryoma.
Io sorrisi.
Tutto d’un tratto mi sentivo un grande chef.
Pensai che, in fondo, una carbonara si poteva fare anche con ingredienti americani.
D’accordo, il guanciale e il pecorino non sapevano nemmeno cosa fossero, ma avrei potuto arrangiarmi con bacon tagliato a pezzettini e parmigiano, che Tiffany teneva in frigo.
“It would be a pleasure for me guys” risposi infine, con un piccolo inchino.






NOTE DELL'AUTRICE:
Mi scuso subito con tutti i romani che hanno dovuto assistere alla rovina della vera carbonara, o comunque a tutti gli amanti di questo piatto come me che hanno appena finito di leggere.
Comunque è tutto vero, ragazzi, ho conosciuto davvero persone che uccidono la pasta come ho appena descritto, e giuro che è stato come ricevere una pugnalata al cuore.
A parte ciò, spero che la storia vi stia piacendo, e che continuiate a seguirla.
Fatemi sapere cosa ne pensate! (e per favore, non mi scuoiate viva per come ho descritto l'assassinio della carbonara).
Un bacio e alla prossima! :D
SS
   
 
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