Crossover
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Autore: stellaskia    29/04/2017    6 recensioni
[Seguito di “Achieving for the ZEXAL: il Cacciatore di Numeri e la Leggendaria Guerriera”]
* * *
Heartland City.
Yuma e amici pensano di essere tornati alla vita di sempre, fin quando in città non ritornano le cinque Leggendarie Guerriere delle fiabe, insieme a nuovi, terribili guai.
Ma se Joker è stato sconfitto, chi è il nuovo nemico di Miyuki e compagne? E quali piani ha verso il Club dei Numeri, e verso Astral, ancora alle prese coi misteri legati al suo passato?
Nel frattempo, Nebbia Oscura finisce in quello che considera il suo incubo peggiore, anche lui alle prese coi ricordi che credeva di aver dimenticato...
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Yokohama.
Ayumi Sakagami, alias Cure Echo, è stata investita della missione di recuperare sette antichi manufatti legati alle prime Pretty Cure, e che avrebbero un legame con gli incidenti accaduti ai duellanti della sua città.
Ad aiutarla ci sarà Rei Shingetsu, giovane investigatore di un altro universo, e auto-proclamatosi fan numero uno di Cure Echo, ma che sembrerebbe nascondere qualcosa dietro al suo perenne sorriso...
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Le tessere sono state rimesse in ordine...pronte a scatenare l’effetto domino finale!
* * *
[Yu-Gi-Oh! ZEXAL/Smile Pretty Cure!/Pretty Cure All Stars: New Stage]
[Seconda e ultima parte della serie]
Genere: Avventura, Sentimentale, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing | Personaggi: Anime/Manga
Note: AU, Cross-over, OOC | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Achieving for the ZEXAL'
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AVVERTIMENTI: se non avete letto Achieving for the ZEXAL: il Cacciatore di Numeri e la Leggendaria Guerriera, capirete ben poco di questa fan-fiction. Lo dico subito per evitare eventuali lamentele su personaggi OOC ed eventi improbabili.

A differenza della storia precedente, qui verrà usata la terminologia originale per gli elementi (personaggi, luoghi, oggetti, ecc.) di entrambe le serie, per cui niente nomi derivanti dal doppiaggio americano.

 

...e basta così, per questa volta. Immagino tu abbia deciso di leggere questo crossover perché hai seguito la storia precedente, quindi direi che gli avvertimenti relativi a quest’altra contortaggine possano essere pochi.

Se invece sei nuovo di queste parti, mi spiace davvero, ma ti sei andato a beccare un’autrice pignola come pochi. Il liceo scientifico mi ha rovinata, e ormai se non spiego tutto per filo e per segno non mi sento in pace con la coscienza.

 

In ogni caso, ti auguro una buona lettura, e ci si risente in fondo!




 




 

1: La prima tessera


Cara Miyuki,

come va dalle vostre parti? Joker e i Commanders si sono fatti rivedere? Spero che sia tornato tutto al suo posto da quando avete lasciato Heartland City. Da noi è tutto tornato alla normalità, forse anche troppo!

Anche se fa ancora un po’ strano non vedervi più in giro, La scuola procede come al solito, e anche i duelli per il torneo del Carnival. Sono riuscito a completare il mio cuore per accedere alle finali, e Astral pensa che sia stato quasi per miracolo, ma so che anche lui è felice per me anche se non lo sopporto proprio quando fa il “so-tutto-io”. Vincerò la finalissima anche per voi, contaci!

Kotori, Cat-chan e gli altri del Club mandano i loro saluti. Le ragazze non vorrebbero dirlo, ma si annoiano senza mostri da combattere...per una volta che sta andando tutto alla grande, dico io, che si preoccupano a fare! Non sei d’accordo con me? Forse non lo saresti, perché in fondo è praticamente il tuo dovere. Forse neanche io sarei d’accordo. E anche io sono un po’ triste all’idea di non combattere più insieme a te…

In ogni caso, vi mandiamo i nostri saluti e speriamo che state tutti bene. Qui la scuola chiuderà prima per far partecipare i finalisti al Duel Carnival, quindi sai che sballo!

Non vedo vediamo l’ora di sapere tue vostre notizie! A presto, e ricorda: energia al massimo!!

Il tuo amico Yuma

 

«Yumaaaaa!» risuonò la voce squillante di Akari dal piano di sotto. «C’è Tetsuo al telefono per te!»

«Arrivo, arrivo!» Yuma piegò in due il foglio che stava scrivendo, quindi si alzò dalla sedia e se lo cacciò in tasca.

Schizzò oltre l’uscio di camera sua, precipitandosi lungo le scale con la Chiave dell’Imperatore dondolante contro il petto, ancora una volta una perfetta chiave-portafortuna e non un misterioso pendente dagli strani e sempre nuovi poteri. Yuma aveva rinunciato da un po’ a cercare di attivare l’abilità scoperta di recente, intorno al quinto tentativo fallito circa.

Il giovane afferrò il pomello del passamano e si diede la spinta giusta per saltare in corridoio, e proseguì verso la sua meta.

«Yumaaaa!» si fece risentire la voce di Akari, con una sfumatura di impazienza in più rispetto al precedente richiamo.

«Eccomi!» esclamò il diretto interessato, sbucando in salotto allegro e pimpante. A quella vista, sua sorella trattenne un sospiro stizzoso.

Gli passò la cornetta del telefono senza troppi complimenti. «Ho da finire il mio articolo,» addusse come giustificazione all’espressione sul volto di Yuma, mentre si incamminava lei verso la porta, «quindi se devi essere accompagnato da qualche parte prendi l’autobus!»

Yuma fece in tempo a farle una linguaccia prima che la sorella sparisse negli anfratti del suo studio e del suo stress da richieste. «Dimmi tutto, Tetsuo!» si rivolse finalmente al ricevitore.

«Ti ricordi la nostra uscita di oggi pomeriggio?» gli disse l’amico dall’altro capo dell’apparecchio, al momento invisibile agli occhi di Yuma. «Certo!» rispose lui. «Perché?»

«Beh, ecco...non se ne fa più niente.»

«Come, “non se ne fa più niente”?!» Anche la voce di Yuma si colorò di una nuova sfumatura, la sua più simile allo shock che alla stizza. «E perché, scusa?»

«Io devo aiutare mia madre,» iniziò Tetsuo, col tono di chi sta iniziando una lunga lista, «a Kotori hanno prenotato una visita dal medico proprio per oggi, Cathy va coi suoi dal nonno dell’altra città, Takashi invece...»

«Va bene, okay, ricevuto. Anche oggi non si va.»

Tetsuo avrebbe sbuffato, se solo non avesse tenuto così tanto alla sua amicizia con l’altro duellante. «Yuma...non credere che lo facciamo apposta.»

«Non ho mica detto questo!» si difese immediatamente Yuma.

«Hai usato la stessa voce di quando tua sorella ti requisisce il deck,» replicò l’amico. «Una cosa che detesti, come sappiamo tutti e due. So che ti dispiace non poterci andare oggi,» aggiunse, in tono più conciliante, «ma vedila così: domani è il fine settimana, non abbiamo scuola né altri impegni, e ai nostri genitori non suonerà strano più del solito se andiamo a farci una gita fuori porta!»

In una città che sulle carte della regione praticamente non esiste, pensò Yuma, anticipando il commento di Tetsuo.

Che però non avvenne: «Domani ci vediamo alla stazione dei treni all’ora stabilita, garantito! Anche gli altri mi hanno dato conferma.»

Yuma annuì, anche se l’altro non avrebbe potuto vederlo. «Domani, d’accordo.» Sorrise. «e speriamo che sia la volta buona!»

«Con la nostra sfortuna ambulante?» replicò ironicamente Tetsuo, strappandogli persino una risata. «A proposito,» fece poi, cambiando nettamente tono, «come va la corrispondenza con la tua bella?»

Yuma gemette; lui e Tetsuo erano amici da una vita, ma gli dava ancora fastidio quando faceva...così. «Ne ho scritta un’altra. Magari questa volta non torna indietro.»

«Ma hai chiesto alle poste perché non arrivano mai?»

«Ci ho provato! Ma ogni volta dicevano che “il recapito è inesistente”, una cosa così.» Yuma sospirò. «Forse mi sono fatto dare l’indirizzo sbagliato.»

«Non abbatterti,» gli disse l’altro. «Che alla tua zucca manchi qualche rotella lo sapevamo già da un pezzo!»

Yuma rise, due dita a tormentare il cordoncino appeso al suo collo.

La Chiave rimase impassibile, come aveva fatto durante quei giorni.













 

Cure Moonlight si diede una spinta dal cornicione, le gambe scattarono come molle, e ben presto la guerriera si ritrovò a volare attraverso lo spazio che divideva i due palazzi.

La forza di gravità avrebbe avuto la meglio su di lei in un istante, se fosse stata nei suoi panni di comunissima studentessa liceale. Ma, in tutta onestà, la ragazza dubitava che anche in quel caso le leggi della natura l’avrebbero richiamata al loro volere.

Mentre planava verso l’altro tetto piatto, la Pretty Cure allungò un braccio, quello la cui mano non reggeva il suo Moonlight Tact.

Le dita si arpionarono saldamente al nuovo cornicione, il braccio la strattonò di conseguenza mentre il suo corpo ricadeva verso il basso.

Strinse i denti: forse non era stata la sua idea più brillante. Ma la stavano inseguendo, quindi al diavolo gli orgogli feriti.

Cure Moonlight fece sparire la sua arma con un gesto del polso, avendo così anche l’altra mano libera per aggrapparsi al muretto e tirarsi su, cosa che fece immediatamente. Non ci teneva davvero a diventare la prima Leggendaria Guerriera ricordata per essersi sfracellata al suolo come una frittella.

Una volta in piedi, turbinò su se stessa per voltarsi indietro; ignorò i crampi allo stomaco per la fatica.

I suoi inseguitori erano ancora sul tetto dell’altro palazzo, le sembianze sempre celate da quei lunghi mantelli scuri. Parevano essersi appena fermati anche loro dalla corsa. Prima che potessero reagire, Moonlight si portò la mano destra alla spilla.

Le diede una pacca leggera, e la familiare energia calda e violetta si concentrò nel suo palmo. Le sue dita si strinsero intorno a quella massa fluida, che col movimento circolare del braccio si tramutò nel fidato scettro d’argento e ametiste. La guerriera lo puntò contro i suoi due avversari.

Quelli erano ancora fermi come i gargoyles della famosa cattedrale parigina. Una situazione a suo favore: la purificazione, che riuscisse o meno, le avrebbe dato abbastanza tempo per ritirarsi e pianificare una nuova strategia. «Pretty Cure!» declamò, e la gemma sulla punta dell’arma brillò di magia.

Il vento si alzò, portando con sé profumi lontani e petali di fiori color lilla.

Cure Moonlight percepiva il Tact nella sua mano tremolare, ma cercò di non badarvi. «Moonlight…!»

Fu in quel preciso momento che la sua vista si inondò di rosso.

Un’esclamazione soffocata fermò la guerriera dal terminare l’incantesimo.

Un colpo improvviso all’addome la scaraventò all’indietro; lo scettro le schizzò via di mano, andando a cadere lontano come confermò il tintinnìo distante dell’argento di cui era fatto.

Cure Moonlight rotolò scompostamente fino a cozzare col corpo contro il lato opposto del muretto del tetto. Dal punto d’impatto si sprigionò un dolore bruciante, che ben presto le invase la mente, facendole annebbiare gli occhi per le lacrime.

Stupida! Respinse deliberatamente le richieste di aiuto dei suoi nervi, e si sforzò di tirarsi su almeno sui gomiti, rotolando di lato e puntando una mano a terra per stabilizzarsi. Strizzò le palpebre, aprendole con cautela a causa della luce bianca che le feriva la vista, ancora abituata a quel rosso incandescente. Neanche il respiro irregolare la aiutava nell’impresa.

La Pretty Cure fece per girare la testa, ma una mano artigliata la afferrò per i lunghi capelli e la tirò con forza verso l’alto, sollevandola rudemente da terra. Yuri strinse i denti per non gridare dal dolore.

Il suo assalitore la strattonò di lato, in modo da avere lo sguardo di sfida fisso nel suo, celato dall’ombra del cappuccio tirato. Alla ragazza parve di intravedervi un paio di occhi dalle iridi acquose, appena sopra una placca di materia che poteva essere una maschera. «Non è la tua battaglia, protettrice dei cuori. Ritirati ora, e vivrai.»

«Chi siete…?» Moonlight ansimò nel prendere fiato. «Cosa volete...dai duellanti?...»

«Non è di tuo interesse.» L’incappucciato parlava con voce metallica, che la guerriera suppose possedesse anche il suo compagno, restato sul tetto del palazzo opposto. «Il tuo compito è proteggere questo mondo, e ti lascerò continuare a presiederlo, se non incrocerai nuovamente la nostra strada. Mi dispiacerebbe versare il sangue di una nobile guerriera.»

Nobile?! «M-mi dispiace...ma non sono d’accordo,» rantolò Cure Moonlight, accigliandosi nel tentativo di metter su un’aria intimidatoria. «Non finché...farete del male...a chi devo proteggere. Non posso...lasciarvi continuare.»

Quell’essere ‒ perché Yuri dubitava altamente che il suo avversario fosse di natura umana ‒ socchiuse gli occhi, messi in penombra dal cappuccio. Moonlight si chiese cosa stesse aspettando, quando all’improvviso vide chiaramente le sue iridi, fattesi tutt’a un tratto scarlatte.

La Pretty Cure avvertì il dolore diffuso nel suo corpo intensificarsi lentamente, come se qualcosa avesse preso a bruciarla dall’interno. Stordita, iniziò a boccheggiare in cerca d’aria.

«Affinché ti sia da monito...»

La scarsa sensibilità delle braccia si annullò completamente, rendendole gli arti di pietra. Yuri si sentiva trascinare giù dal suo stesso corpo, improvvisamente insostenibile, oltre che sofferente come una ferita viva bagnata da acido. Le mancava l’aria, le mancavano le forze per resistere o ribellarsi, ben presto le sarebbe mancata anche la vista, nuovamente appannata…

Il suo assalitore la liberò d’un colpo dalla sua presa, e la guerriera piombò a terra come una bambola di pezza.

Se non altro, la stretta al petto le si era allentata, permettendole di incamerare un po’ più di ossigeno.

Il misterioso figuro restò a guardarla trarre grandi, rumorosi respiri. Poi le diede le spalle, in tempo per attraversare la spirale luminescente del portale appena formatosi a pochi passi da lui, attraversarlo e svanire con esso. Il suo compare dall’altro tetto fece la stessa uscita di scena.

Cure Moonlight, in tutto il suo dolore, chiuse gli occhi e i pugni, stringendoli forte.

Avrebbe dovuto fare rapporto, le ricordò la parte di coscienza che non era stata afflitta, avrebbe dovuto tornare immediatamente a Palazzo, curarsi le ferite, chiedere a Kaoruko…

La trasformazione si infranse, restituendole le fattezze di una ragazza dai lunghi capelli scuri in uniforme scolastica, rannicchiata sul tetto di un palazzo qualunque della città di Yokohama.

Yuri trasse un ultimo respiro, prima di permettere al proprio corpo di rilassarsi e crollare definitivamente sulle mattonelle impolverate e scheggiate di quel tetto.








 

Il signor Heartland, il rispettabile sindaco dell’omonima città, si guardò per l’ennesima volta allo specchio a parete, controllando che il proprio completo fosse perfetto fin nei minimi dettagli.

Si aggiustò i gemelli di smeraldo ai polsini dell’elegante giacca, strattonò appena la cravatta di seta, scostò della polvere invisibile dalle spalline e anche dalle gambe rigide dei pantaloni, di tessuto sgargiante come il resto dei suoi indumenti. Gettò poi un occhio alla cappelliera lì accanto: il cilindro lo stava aspettando quietamente, insieme al bastone con l’enorme rubino intagliato a forma di cuore che svettava sulla cima.

Era impeccabile, si disse il sindaco, aggiustandosi infine la montatura degli occhiali sul naso.

In realtà, sapeva perfettamente che tutti quei gesti erano dettati più dal suo inconscio terrorizzato che non dalla propria vanità, ormai relegata a maschera di cortesia da indossare davanti al proprio pubblico adorante...ma soprattutto ignaro.

Heartland ‒ che, nonostante gli anni, si ricordava ancora quale fosse il proprio vero nome ‒ si chiese se i suoi amati cittadini sarebbero stati terrorizzati quanto lui a sapere ciò che egli sapeva.

Lasciò il suo riflesso per dirigersi a prendere cappello e bastone, e con essi si avviò verso la soglia della propria camera.

Un altro spettacolo stava per avere inizio. E lui, in quanto parte integrante delle marionette, era costretto a ballare in scena al ritmo del suo marionettista.
























 

Joker piegò di lato la testa, un sorriso sotto la maschera che indossava. «Non sei contenta, Nico-chan? Perché quel broncio?»

La ragazzina stravaccata sul divano sbuffò, ma non diede risposta.

Girò la pagina del libro che teneva sulle gambe con un gesto pigro di un indice, gli occhi fissi al volume e non al giullare in piedi accanto a lei. Chiunque avesse avuto un minimo di buonsenso si sarebbe chiesto come potesse leggere in una stanza talmente buia da tenere in ombra la maggior parte dello spazio, angoli e pareti compresi. Ma chiunque avesse avuto anche solo un briciolo di buonsenso non avrebbe mai messo piede nella fortezza della Bad Ending, di questo Nico ne era certa.

Joker non sembrò scomporsi davanti al suo silenzio. Anzi, fece persino una risatina. «Beh, beh! Fai bene a essere scontenta, piccola Nico! Il nostro Imperatore ci ricompenserà ben bene per tutta la negatività che riusciremo a portargli!»

Nico non sorrise. Si chiese che razza di problema avesse il cervello sotto quell’acconciatura pacchiana.

«E tu, mia cara...»

Le braccia di Joker andarono a circondare le spalle della ragazzina, staccandole dai cuscini ai quali era poggiata la sua schiena.

«...avrai esattamente ciò che ti spetta!»

Nico si sforzò di non rabbrividire, ma con il gelo che Joker emanava era davvero difficile. Si limitò a girare un’altra pagina del libro.

Fortunatamente per il suo freddo, il sangue le ribollì tutto d’un tratto, riscaldandola.

La pagina strappata le occhieggiò beffardamente dall’attaccatura alla copertina. Le dita di Nico si strinsero a raschiare il cuoio che rimpiazzava il finale della fiaba, quasi volesse afferrare la mancanza.

«Sì,» mormorò a Joker, che nel frattempo si era staccato da lei. «Alla fine di questa storia...ognuno di noi avrà ciò che gli spetta.»

Joker la stette a guardare come intontito, quasi non avesse capito le sue parole.

Poi un sogghigno diabolico si allargò sul suo volto di cera.





















 

* * *

[Angolo dell’autrice]

 

Insomma, questa trashata non ha intenzione di mollarci finché non avrà esaurito tutto quello che avrà da dirci. Ho riletto la storia precedente per fare un “recupero” della situazione e veramente, VERAMENTE, c’è una differenza abissale tra gli ultimi tre capitoli e i primi ventotto, tutti infarciti di talmente tanto trash che fanno di questa serie la Riverdale della mia carriera di fan-writer (per ora).

 

Almeno in questo caso, la promessa è stata mantenuta. Quegli scassadeck dei personaggi di Achieving vattelacchiappa sono tornati, più carichi che mai per gettarsi in altre situazioni contorte.

Ho detto “almeno in questo caso” perché A) c’è ancora Day #2 in sospensione criogenica e B) la one-shot legata a questa serie che avevo programmato di pubblicare si è dispersa come fa l’energia sotto forma di calore. Vi dico in questa sede cosa avrebbe trattato, perché la vedo dura una sua futura pubblicazione.

 

La one-shot in questione avrebbe dovuto raccontare dell’interrogatorio, non mostrato, di Joker a Numero 96 quando questi viene catturato per poter richiamare Astral alla fortezza della Bad Ending e iniziare così tutto quel rituale bislacco. In questa shot sarebbe inoltre apparsa la quinta delle Maschere evocate dal giullare per soggiogare gli amici di Yuma, risolvendo così il mistero dietro la sua improvvisa non-apparizione nella storia.

Questo pezzo l’ho riscritto otto volte contate, ma per un motivo o un altro non riusciva a mai filare con l’insieme, quindi è stato eliminato dal capitolo. Mi sembrava giusto che lo sapeste, perché quando prometto ci tengo a mantenere, a meno che la questione non si complichi troppo come in questa situazione.

 

Piccola curiosità prima di concludere: Ayumi Sakagami/Cure Echo sarebbe dovuta apparire in “Il Cacciatore di Numeri e la Leggendaria Guerriera” come personaggio principale, ed ecco perché fa sempre una piccola comparsata nei video di allora.

 

E come altro terminare, se non con il solito, ripetitivo “alla prossima”?

Beh...alla prossima!!!

Stellaskia (con Gabri e Iella che non disfano le valigie. Non si può mai sapere.)

 
  
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