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Autore: FuriaBianca    01/05/2017    2 recensioni
La vita di Nova è da sempre stata una scommessa. Nonostante le numerose sfide che hanno costellato la sua esistenza, ora dovrà sfidare il destino avverso per completare la missione più importante della sua vita.
Sarà abbastanza forte per arrivare alla fine?
*Storia partecipante al contest “DIRE CIRCUMSTANCES – La spada di Damocle” indetto da Saga.S*
Genere: Avventura, Azione, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Capitolo I
 
 

Un proiettile colpì il muro a pochi centimetri dal suo viso.
<< Merda! >> ringhiò, lanciandosi dietro ad un ammasso di detriti, mentre una pioggia di pallottole iniziò a bombardarla.
<< Cazzo, Nova! Ti hanno individuata. >> una voce un po’ distorta dall’auricolare, le rimbombò nell’orecchio sinistro.
<< Sul serio, Max? Davvero? Guarda non me ne ero accorta! >> sbuffò ironica la ragazza, sbirciando oltre il suo rifugio improvvisato. Contò sei uomini ben equipaggiati, ma dovette ritirarsi in fretta per non essere colpita da una nuova serie di proiettili.
<< Non è il momento di sfoderare il tuo humor, devi ritirarti ed in fretta. >> ordinò l’altro.
<< Non ci penso neanche, non la lascerò di nuovo da sola. Ora dimmi quale strada prendere. >> disse con voce fredda ed efficiente Nova, guardandosi intorno. Finchè non notò una superfice riflettente, che le permetteva di vedere quello che stava succedendo dietro di lei. Aveva un punto cieco, ma era meglio di niente. Stavano usando lo schema a coppie, uno nelle retrovie sparava, mentre il compagno avanzava verso la preda. Quindi, in meno di un minuto, sarebbe stata assalita alle spalle, probabilmente da tre uomini.
<< Non sei neanche a metà strada, non ce la farai mai. >> sentenziò la voce.
Senza replicare nulla, estrasse le sue due glock, osservò con attenzione lo specchio di fortuna e si alzò di scatto. Con una precisione da cecchino pluridecorato, colpì i tre uomini che stavano avanzando verso di lei. Come delle marionette, a cui erano stati staccati i fili, caddero senza emettere fiato. Ignorando quello che le stava capitando attorno, corse ad una colonna poco lontano e da lì uccise gli ultimi tre. Aspettò qualche secondo, poi uscì dal suo nascondiglio.
<< Cristo santo… >> imprecò il suo compagno. Osservando i cadaveri riversi sul pavimento, grazie alla telecamera integrata negli occhiali-display della ragazza. Ogni vittima aveva un piccolo forellino nel centro della fronte, un lavoro preciso e pulito.
<< Dove devo andare? >> domandò, correndo attraverso una serie di ampie stanze abbandonate e fatiscenti.
Si trovava in una delle vecchie città abbandonate. Nel 2183 gli unici posti abitabili erano gli Eden, delle isole artificiali che ricordavano proprio dei paradisi. Nova ne aveva visitato una sola e ne era rimasta affascinata: alberi, prati sconfinati, animali di ogni specie e colore e un cielo così limpido da sembrare finto. Non era un’illusione, quelli erano gli unici luoghi in cui la Grande Distruzione non era arrivata. La cosa ironica, però, era che su quei lembi di terra intonsi, si erano andati a rifugiare le stesse persone che avevano mandato a scatafascio il resto del mondo. Al contrario il resto dell’umanità moriva lentamente, per le esalazioni o per mano dei propri simili.
<< Si trova in un bunker a cinquanta metri di profondità, a tre edifici di distanza da dove sei tu. Sai perfettamente come lavorano quelli dell’Organizzazione, ti hanno individuata e sanno perfettamente dove andrai. È un suicidio. >>
Prendendo la rincorsa, Nova saltò una voragine del pavimento larga tre metri. Senza fermarsi e continuando a correre, sparò un soldato, che le erano comparso a pochi metri di distanza.
<< Sanno che sono qui e sono decisamente più numerosi, ma il loro difetto è che sono prevedibili. Hanno due possibilità, la prima: la spostano e le trovano un altro rifugio, ma non lo faranno visto la mia vicinanza. Mi basterebbe poco per intercettarli e fare fuori la scorta. La seconda ipotesi è che aumentino le guardie, ma soprattutto che modifichino i protocolli e le password di sicurezza. A questo punto entri in campo tu, mio magnifico asso nella manica. Fai le tue magie da hacker e aiutami a portare a termine questa folle missione di salvataggio. >>
Si avvicinò silenziosamente ad una finestra e, senza sporgersi troppo, osservò l’ambiente esterno. Non li vedeva, ma sapeva che almeno un paio di cecchini si erano piazzati lungo la traiettoria che avrebbe dovuto percorre per arrivare all’edificio.
<< Se faccio le mie magie, come dici tu, non ti posso aiutare. Sarai da sola contro un intero esercito di soldati spietati. >>
<< Tu fai quello che puoi con i loro sistemi di sicurezza, del resto mi occupo io. >>
Un lungo silenzio si propagò fra di loro, più tempo passava e più i cecchini aumentavano. Non poteva permetterselo.
<< Fai vedere chi hanno fatto incazzare. >> la esortò a quel punto Max << Dimostragli di che pasta sei fatta. Hai al massimo tre minuti prima che sbarrino l’edificio, dopo sarà impossibile entrare. Io posso donartene al massimo due in più. Ora trova il modo di raggiungere il bunker, io ti aprirò le porte. Muoviti! >>
<< Grazie. >> detto questo disattivò il display, ma non l’auricolare. In modo tale da avere una visone più chiara, ma rimanendo comunque in contatto con il compagno.
“Pensa in fretta, pensa, pensa, pensa. – si incitò - Molto probabilmente ora ci saranno più di cinque cecchini in tutta l’area. Mettere il naso fuori da questo edificio equivarrebbe ad una morte certa. Allo stesso tempo, l’unico modo per arrivare alla meta è scendere in strada. A meno che…” un ghigno le comparve sul volto.
Senza indugiare oltre, percorse in fretta i due piani che la separavano dal tetto. Giunta nei pressi dell’entrata si fermò, prese un profondo respiro e lentamente aprì la porta, la quale cigolò lievemente. Nova, imprecando fra sé, corse velocemente verso il bordo dello stabile e si lanciò a pancia in giù sul cemento ruvido, per non essere intercettata dai mirini. Contò fino a venti poi estrasse il suo binocolo portatile ed esaminò la zona circostante. Una coppia di cecchini erano ben visibili sui tetti di due palazzi diversi, ma disposti in modo tale da perlustrare ogni direzione. Aveva una sola possibilità, doveva muoversi velocemente e il più silenziosamente possibile.
Aveva a sua disposizione solo un piccolo vantaggio: l’effetto sorpresa. Tutti i tiratori, infatti, erano concentrati sulla strada. Muovendosi agilmente, come un gatto, si mise a carponi e arretrò di qualche passo. Prese la rincorsa e con un salto ben assestato atterrò nell’edificio accanto, che distava cinque metri. Attutì la caduta facendo una mezza capriola e senza fermarsi si lanciò contro il primo cecchino. Ne seguì una breve colluttazione che li portò a rotolarsi sul pavimento coriaceo, fino a quando Nova non si trovò schiacciata dal peso dell’avversario e dalle sue mani, che le stringevano con decisione la gola.
<< Il gioco finisce qui. >> ringhiò, trionfante il soldato.
<< Per te, forse. >> riuscì a biascicare la ragazza, per poi estrarre un coltello dal fodero sulla coscia e conficcarlo nel collo del suo aggressore. Per la sorpresa l’uomo la lasciò andare, allora lei ne approfittò per sollevarsi leggermente e, così, riprendere fiato.
Un proiettile la colpì di striscio alla spalla destra. Lanciandosi nuovamente a terra, le scappò un’imprecazione.
Il loro scontro, ovviamente, non era passato inosservato. Aveva gli occhi puntati tutti su di sé, ma il suo unico vero ostacolo era il secondo cecchino, appostato su uno dei tetti. Gli altri erano in posizioni scomode per riuscire ad avere delle buone visuali su di lei. Non aveva molto tempo, doveva contare sul suo addestramento e la sua bravura.
Ascoltò i rumori intorno a lei: il leggero soffiare del vento, calcolò la traiettoria e rivide, dietro le palpebre chiuse, la scena di poco prima. Seguì il proiettile uscirle dalla spalla, tornare indietro fino al fucile e individuare così la sua preda. Sembrava quasi potesse vederla realmente, mentre perlustrava il tetto alla sua ricerca.
Senza perdere tempo, afferrò il fucile caduto a terra, balzò in piedi, prese la mira e fece fuoco. Osservò la sua vittima sobbalzare leggermente, per poi scivolare a terra senza vita.
Assicurandosi il fucile sulla schiena ed ignorando il dolore alla spalla, si lanciò nel secondo stabile. Continuò a corre anche quando i primi proiettili iniziarono a volarle accanto. L’ultimo salto era il più pericoloso e il più folle, sette metri di lunghezza, ma nella sua mente non c’era spazio per la paura. La fredda determinazione, che da sempre l’aveva contraddistinta, e l’immagine di lei rinchiusa in una gabbia, le diedero la spinta necessaria per affrontare l’ultimo salto.
Si staccò dal terreno, mentre le pallottole continuavano a piovere intorno, come gocce di pioggia. Le sembrò, per qualche secondo, di rimanere sospesa in aria. Poi la gravità le afferrò violentemente le caviglie per riportarla giù, verso il suolo. Senza arrendersi, Nova si protese in avanti e riuscì ad afferrare la balaustra del tetto. Un proiettile le si conficcò nell’avambraccio, ma nonostante il dolore acuto non lasciò la presa.
Un urlo di sfida misto a sofferenza le scaturì dalle labbra. Con una forza che non pensava di avere, fece leva sulle braccia e si sollevò abbastanza in alto da poter lanciare una gamba oltre la balaustra e dopo poco anche il resto del corpo.
Non poteva indugiare oltre. Tenendo stretto il braccio ferito, si lanciò verso la porta del tetto, che aprì con uno spintone, entrò, fece richiudere l’anta e scivolò contro di essa.
Prendendo dei profondi respiri, riuscì a stabilizzare la folle corsa che aveva intrapreso il suo cuore. Lanciò uno sguardo disgustato al braccio e chiuse gli occhi per qualche secondo, come se stesse cercando di raccogliere le ultime forze rimaste. Infilò due dita nella lesione sull’avambraccio ed estrasse il proiettile. Lo esaminò da vicino, poi lo lasciò cadere al suo fianco. Prese una delle piccole bottiglie appese lungo la sua cintura, tolse con in denti il tappo di sughero e lasciò cadere cinque gocce bluastre nella ferita. Sentì distintamente la pelle bruciare e i lembi della cute saldarsi fra di loro. Dopo il processo di risanamento, ci volle qualche secondo prima che la ragazza potesse regolare nuovamente il respiro.
<< Nova? Stanno arrivando. >> sentì gracchiare al suo orecchio.
<< Lo so. >> sospirò riattivando il display.
<< Sei pronta? >>
<< Sì. – disse sollevandosi e prendendo in mano le sue fidate glock – Andiamo a salvare mia sorella. >>
 
 
 
Angolo Autrice:
 
Salve a tutti!
Allora, come avete potuto vedere dall’introduzione, questa storia partecipa al contest “DIRE CIRCUMSTANCES – La spada di Damocle” indetto da EpsylonEmme e Skycendre, che ringrazio molto per la possibilità.
Fino ad ora ho sempre scritto sul fandom di Harry Potter, ma da un po’ di tempo volevo cimentarmi con qualcosa di nuovo e quindi sono approdata qui grazie a questa meravigliosa sfida. Le direttive erano quelle di iniziare la storia in medias res, cioè nel vivo della vicenda, e bisognava usare almeno uno dei suggerimenti da loro proposti. Chi voleva poi poteva utilizzare anche delle immagini, che spaziavano da personaggi, oggetti e scenari. Io ho usato:
> Suggerimenti
#DURI A MORIRE (Il personaggio cerca di cavarsela combattendo), di cui: 
- “Esercito di un solo uomo”
- “Arma letale”
#DEUS EX MACHINA (Le circostanze offrono al protagonista una possibilità di cavarsela), di cui: 
- “Mio eroe”
> Immagini
#PERSONAGGI :
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12) https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/564x/88/fe/75/88fe753d54c9dcb27e1d225c6e2e53fb.jpg
17) https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/564x/e8/48/ec/e848ec5d46a5ba6af379d5fe7ae9d8d2.jpg
#OGGETTI:
26)http://img08.deviantart.net/e37e/i/2011/294/5/6/flask_holsters_by_i_tavaron_i-d4dhevv.jpg
34)http://pre09.deviantart.net/8003/th/pre/i/2013/080/f/8/16gb_mechanical_flash_key_by_back2root-d1yp2o3.jpg
45) https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/564x/a7/ea/88/a7ea88356dc33784264adf7d63089b37.jpg
#SCENARIO:
79)http://orig09.deviantart.net/2024/f/2007/072/5/8/industrial_landscape_by_haszczu.jpg
91)http://img15.deviantart.net/5598/i/2014/063/5/f/mirror__mirror_on_the_floor_by_matthias_haker-d78vpu1.jpg
Ho usato davvero tanta roba, lo so.
Spero che la storia vi sia piaciuta e che continuerete a seguirla fino all’ultimo capitolo.
A presto ;)
 
  
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