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Autore: Stella cometa 94    05/05/2017    1 recensioni
Fin dall'alba dei tempi, le forze del bene e del male hanno mantenuto l’equilibrio del mondo, ma ci fu un periodo in cui questo delicato equilibrio rischiava di essere spezzato per sempre. Non potendo ristabilirsi da solo, il destino chiamò a sé un aiuto prezioso, l’unica soluzione che avrebbe potuto cambiare le sorti di un mondo destinato per sempre al male. Se siete curiosi, non vi resta che leggere.
Prequel della storia “Le Dragon Ladies”
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: Contenuti forti, Incest
Capitoli:
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info storico: la storia è incentrata nell'anno 1162, quindi in pieno Medioevo, sia l'Europa che l'Asia erano suddivisi in imperi e regni, la lingua più parlata era il latino, ma essendo una storia inventata ho fatto in modo che alcune delle lingue più comuni come spagnolo, tedesco ecc, insieme ad altre, fossero già conosciute, il tutto per i fini necessari per la mia storia. Grazie per l'attenzione, buona lettura :)


                                                                   
                                            Minacce nell'ombra  

 
Morte.
Cos'era la morte per l'uomo?
L'interrogativo più grande, un mistero avvolto dall'ignoto, qualcosa che chiunque conoscerà ma non potrà mai tornare indietro per raccontarlo, qualcosa che prima o poi tutti gli esseri viventi saranno costretti ad affrontare.
Ma lui no.
Aveva dato la sua anima per poter vivere in eterno, il suo corpo serviva solo a fargli mantenere un aspetto umano, ma solo egli sapeva quanto in realtà non lo fosse più da molto tempo.

Buio, oscurità, odio e sentimenti negativi, era questo il segreto dei suoi poteri, tutto ciò di cui aveva bisogno per dar vita al suo impero del terrore, lo voleva più di ogni altra cosa, non vi era altro desiderio più ardito che mettere le mani su quel mondo mortale e piegarlo al suo volere.
Quando decise di ritirarsi fra le montagne per recuperare energia, meditò a lungo sul modo più efficace per riprendere piena dimistichezza dei suoi poteri e, allo stesso tempo, di accrescerli permettendogli di essere il migliore della sua stirpe, ma per farlo aveva bisogno di un punto di partenza, qualcosa che contenesse già la magia nera, dunque cos'era meglio del libro degli stregoni? E da lì tutto iniziò, finalmente avrebbe avuto la sua vendetta.

Si rilasciò contro lo schienale del trono in pietra, posando le mani sui braccioli fatti di crani umani, il suo sguardo ben nascosto dal cappuccio vagò su tutta la sala del trono, dalle grandi finestre con tende nere; al fuoco scoppiettante del camino al lato della stanza dove sopra, vi erano esposti crani sia umani che animali come trofei, finché i suoi occhi scarlatti si posarono come una calamita, sul libro poggiato sul sostenitore in legno al centro della sala del trono. Prese il suo bastone da mago con inastonata in cima una pietra luccicante rossa, e si alzò lentamente provocando il fruscio della sua lunga tunica marrone scuro legata intorno alla vita da una cintura di cuoio, da cui pendevano una spada e un pugnale.
Passò una mano robusta sulla copertina nera e rigida del libro con possessività, accarezzandone la forma del serpente prima con il palmo, poi con l'indice, come se stesse bramando il corpo di una donna.

Lo aprì mettendosi a sfogliare alcune pagine "E' così facile manipolare l'uomo." pensò ghignando sadicamente, sfogliando l'ennesima pagina raffigurante fantasmi urlanti, anime che aveva imprigionato sfruttandone l'energia vitale. Quando
l'animo umano veniva totalmente sopraffatto dalla sua oscurità, automaticamente veniva risucchiato nel libro e lì sarebbe rimasto per l'eternità, o almeno fin quando avrebbe voluto lui

Arrivato a metà libro, notò con grande orrore, che alcune erano ancora bianche e il perché lo sapeva bene: i guerrieri ninja.
Ringhiò di pura rabbia stringendo con forza l'asta del suo bastone, se non fosse per loro, a quest'ora avrebbe già portato a termine la sua opera e il suo libro sarebbe stato pieno di anime, ma da quando erano apparsi, il loro operato aveva rallentato la sua marcia verso il potere. 
Li odiava.
Li odiava e li avrebbe distrutti tutti, anche se era perfettamente a conoscenza della predizione data dagli antichi maestri, ma ciò non gli mise paura,  era pronto ad uccidere ogni guerriero con le sue stesse mani facendogli prima patire le pene dell'inferno, doveva far capire a tutti cosa succedeva se qualcuno osava mettersi contro di lui. 
Un ruggito tonante e un battito d'ali proveniente dall'esterno lo fece sospirare pesantemente, chiuse il libro e si affacciò ad una delle grandi finestre.

"Odio quando disturbano senza motivo." brontolò seccato con voce roca e profonda, guardando le creature alate volare a cerchio sopra il suo castello. 

Toc toc

"Entra." disse senza voltarsi. Dalla porta entrò un cavaliere con una robusta armatura nera che gli ricopriva interamente il corpo robusto e il volto nascosto da un elmo con le corna, si inginocchiò a pochi passi dal mago piegando la testa in segno di saluto.

"Mi auguro che sia importante Dark."
"Mio signore, la spedizione contro il villaggio è andata a buon fine, nessuna traccia dei guerrieri ninja"
"E?"
Dark indugiò per qualche secondo respirando profondamente, poi rispose "Non c'era mio signore. Abbiamo completamente ribaltato il villaggio, ma della pietra neanche l'ombra."

Orifus batté con violenza la pianta del bastone a terra "Ne sei sicuro Dark?" 
"Sì mio signore." 

Orifus assottigliò lo sguardo, strinse l'asta del suo scettro portando poi la pietra rossa incastonata al suo interno, alla sua altezza visiva fissandola intensamente "Dovete trovarla. Senza di quella il potere assoluto non sarà mai mio!" 
"Potente padrone, a che scopo cercare qualcosa di cui non si sa neanche l'effettiva esistenza? Voi siete già molto forte."

Orifus si girò lentamente verso di lui con occhi omicida, anche se non aveva alzato lo sguardo, Dark sentì i passi pesanti farsi sempre più vicini, poteva sentire chiaramente le vibrazioni negative che emanva il suo signore e si pentì amaramente delle sue parole, preparandosi ad una punizione imminente. Sentì qualcosa posarsi all'altezza della sua gola, aprendo gli occhi da dietro il suo elmo, vide che il mago gli aveva puntato lo scettro alla gola, con calma gli alzò il volto così che potesse incontrare quelle iridi che tutti avrebbero fatto bene a temere, involontariamente fissò la lunga cicatrice che percorreva il volto del suo signore dall'occhio destro, fino alla bocca.

"Stai mettendo in dubbio le mie capacità Dark?" chiese con una calma innaturale, calma che celava istinti assassini momentaneamente sotto controllo.
"Assolutamente mio signore, non oserei mai" cercò di scusarsi almeno per evitare il peggio. 

Orifus ghignò "Allora rimettiti a lavoro, voglio quella pietra, ti ho già detto come è fatta e la riconoscerai a prima vista. Trovala e portamela."
Dark annuì "Sì, potente padrone." 
"Vedi di sbrigarti, altrimenti..."

Dark sentì uno strano calore proprio all'altezza del collo dove era ancora puntato il bastone, in un attimo sentì un bruciore tremendo espandersi dal collo a tutto il corpo, seguito da un dolore lancinante, come se qualcuno gli avesse preso il cuore e glielo stesse strappando con forza dal petto. Strinse i denti trattenendosi dall'urlare a squarciagola fino a farsi sanguinare le gengive, il fiato corto stava per fargli perdere i sensi, ma il suo padrone fece cessare la stregoneria ghignando soddisfatto nel vedere Dark ansimare in cerca d'aria. 

Orifus si girò tornando a guardare fuori dalla finestra "Non farmi pentire di averti scelto come Generale delle mie forze armate. Ora vai."
"Co-ome desidera...mi-mio signore." rispose con ancora un po' di fatica alzandosi in piedi. 
"Dark..." lo fermò sull'uscio della porta  "Vedi di provvedere anche al nutrimento dei Draghi, sono stufo di sentirli starnazzare come oche, ci sarà pur rimasto qualche cadavere dalle ultime spedizioni."
"Subito, mio signore." rispose dileguandosi.

Una volta solo, Orifus si avvicinò al trono prendendo la pelliccia d'orso che metteva sempre sulle spalle, aprì la finestra che dava su un balcone semicircolare in pietra e si fermò a pochi passi alzando lo sguardo verso il cielo perennemente nuvoloso del suo territorio.

"So che quei dannati maghi bianchi l'hanno trovata e nascosta da qualche parte, devo solo trovare il luogo esatto. Grazie al suo potere mi libererò anche dei guerrieri prescelti." pensò passando una mano sulla pietra del bastone, nonostante fosse solo un'arma provvisoria costruita grazie alla magia nera, lui aveva bisogno di quella vera e la sua potenza gli avrebbe dato la vittoria, nonchè capacità magiche oltre ogni limite.

Fissò le nuvole scure davanti a sé, mentre il ruggito dei Draghi irrompeva nelle ande desolate attorno alla sua fortezza "Grazie al libro e alla pietra, diventerò...invincibile!"


***

La mattinata di meditazione fu una vera impresa, non tanto per il meditare quanto alzarsi e cercare di arrivare in tempo prima che il maestro entrasse nella stanza. Quella mattina si erano salvate per un soffio, vestendosi alla svelta e senza fare colazione, tutto per colpa di una certa ragazza ramata, che non voleva saperne di smuoversi dal letto continuando a stritolare il suo Panda di pezza; solo quando Tiara glielo sfilò minacciando di ridurlo a brandelli, Amber si decise a seguirle verso il dojo della meditazione.
Passarono tre buone ore sedute a gambe incrociate, schiena dritta, le mani appoggiate in grembo, a rilassare la mente con esercizi di respirazione. 
L'obiettivo era calmare la mente isolandosi dal mondo esterno, concentrandosi esclusivamente sulla gestione dello stress e delle emozioni.

"Adesso ragazze ascoltate la mia voce: trascendete le emozioni negative, ciò vi consentirà di superarle rendendo le vostre menti più solide." disse il maestro girando intorno a loro con le mani dietro la schiena, osservandole attentamente controllando anche il più piccolo gesto.

Le giovani ascoltarono ogni singola parola respirando profondamente, svuotando le loro menti rilassandosi più che potevano, ciò permise di loro di trarne benificio sentendo il loro corpo leggero come l'aria, e le sensazioni negative scivolare via. 

Jitsu era più che intenzionato a renderle più forti mentalmente, in modo che potessero tener testa anche alle situazioni più stressanti, sapeva che le sue allieve ci sarebbero riuscite, lui come tutti, confidava in loro, a meno che Amber si fosse degnata di smettere di soffiare per cercare di scacciare via una mosca fastidiosa. La giovane sentì la presenza del maestro alle sue spalle, senza neanche il bisogno di aprire gli occhi.

"Amber..." 
"Scusi Sensei, ma non vuole saperne di andarsene!" si lamentò fulminando il piccolo essere alato posato sul suo naso, le sue amiche aprirono di poco un occhio, dovettero ricorrere a tutta la loro forza spirituale per non ridere, ma tornarono a concentrarsi  non appena il maestro si girò per controllarle, tornando poi a dedicarsi ad Amber.

"Rimani concentrata, richiama a te il tuo spirito senza farti sopraffare dall'impazienza." 

Amber provò a fare come le era stato detto e si concentrò. Le parole del maestro avevano fatto il loro lavoro dato che la ragazza, sembrò aver finalmente trovato pace col piccolo esserino decidendo di ignorarlo e tornò nella sua meditazione, questo atto compiacé molto Jitsu, un segnale che gli fece capire quanto le ragazze stavano imparando in quel momento. Per metterle alla prova, 
decise di metterci un pizzico di tensione.

"Ora, tornate con le menti alle vostre battaglie. Quanti esseri umani avete visto soccombere, senza avere la possibilità di difenderli?"

La provocazione ebbe la sua reazione, si erano irrigidite di colpo sentendo il senso di colpa salire, respirarono più profondamente tremando un po' quando nelle loro menti, apparsero quelle terribili immagini di corpi a terra tagliati da parte a parte, il sangue che macchiava il terreno e le urla disperate della gente. Il maestro guardò in silenzio i visi contratti in smorfie di dolore e tristezza, fu in quell'istante che le incitò a reagire.

"Non permettete alle sensazioni negative di oscurare il vostro animo, ciò che vedete rappresenta il passato ormai. Seguite il suono della mia voce figliole, non permettete che il passato vi divori, potete superarlo." 

Fu difficile, molto difficile.
Seguirono la voce del maestro tentando in ogni modo di appianare i brutti ricordi anche se fu una tortura, Jitsu voleva far capire loro che non avevano nessuna colpa, e lasciarsi alle spalle il passato per pensare al presente. Ci volle un po' di tempo perché le ragazze ci arrivassero, ma alla fine le vide distendere il viso contratto e rilassarsi, un piccolo sorrisino soddisfatto apparve sulle labbra del maestro, le sue allieve sarebbero diventate ancora più forti, sopratutto sul lato psicologico.  

Continuarono finché i raggi solari entrati dalla finestra semi aperta della stanza, fecero capire a Jitsu che il l'astro del giorno era alla sua massima altezza, ciò sgnificava una sola cosa: pranzo.

"Bene mie allieve, per oggi basta così." le vide riaprire gli occhi respirando liberamente mentre si rimettevano in piedi, trattenne un piccola risatina appena sentì i loro stomaci reclamare del cibo.
"Ehm...scusi Sensei, non è che potremmo..."  Ann si bloccò di colpo, sentendo il suo stomaco fare rumori non proprio consoni per una ragazza.
Jitsu sorrise benevolo "Andate pure. Ricordatevi però che oggi dovrete rispondere ai vostri doveri di comandanti."
"Si Sensei." risposero insieme e prima di uscire, lo salutarono con il tipico saluto ninja. 

Una volta uscite, Jitsu si girò alla sua destra, dove appeso alla parete, c'era un dipinto raffigurante il ritratto di suo padre "Tranquillo papà, ce la faremo." mormorò con voce malinconica.

Al contrario delle sue allieve, il suo stomaco era muto come un pesce e non sembrava intenzionato a mangiare neanche più tardi. Sospirò togliendosi i piccoli occhiali, massagiandosi con due dita il setto nasale, era sicuro che sua zia l'avrebbe rimproverato per aver saltato il pasto, ma sentì il bisogno di 
meditare un po' per conto suo, cosa che fece inginocchiandosi al centro del dojo in silenzio; anche lui infondo, sentiva di averne bisogno.


***

Stavano camminando verso la sala da pranzo con indosso le tute di allenamento, avevano deciso di non cambiarsi dato che non avevano neanche versato una goccia di sudore, la meditazione seppur difficoltosa le aveva aiutate, e speravano davvero che avesse continuato a farlo garantendo loro, il giusto spirito calmo e riflessivo. Uscirono dalla zona delle palestre e percorso tutto il lungo corridoio in legno fino a scendere le scale che portavano al piano inferiore, arrivando davanti alla porta scorrevole che dava accesso alla mensa. Quando entrarono, gran parte dei guerrieri era già seduta a consumare il proprio pasto, la sala era abbastanza grande da ospitare una trentina di tavolini bassi da quattro o sei posti; si incamminarono in mezzo ai guerrieri che le salutarono allegri, ricambiando con sorriso gentile. Avevano un buon rapporto con molti dei loro coetanei come tutte le ragazze normali, i convenevoli posti dall'Accademia li usavano solo in missione o davanti ai loro maestri, per il resto se li rispamiavano volentieri comportandosi naturalmente.
Si accomodarono al loro tavolino posto al centro della sala, dove erano già stati sistemati dei vassoi con il cibo.

"Finalmente il mio stomaco finirà di invocare i sacri spiriti per la fame!" commentò gioiosa Amber afferrando le bacchette e aprendo la scodella di riso fumante.
"I sacri spiriti non lo avrebbero ascoltato comunque my darling" disse tranquillamente Berenice soffiando sulla manciata di riso appena presa.
"Sàbhailteadchd?* Allora sentiranno il mio verso di gradimento dopo mangiato!" 
Ann ridacchiò punzecchiandole affettuosamente una guancia ripiena di riso "Quello lo sentirebbero anche i morti! risero insieme guardando Amber che cercava di liberarsi dalla presa di Ann volendo continuare il suo agoniato pasto.

"Che robba è mai questa?" chiese Evelyn guardando storto della verdura fumante con della carne vicino "A chi toccava il turno in cucina oggi?"
"Coles y nabos cocidos*." rispose Tiara non badando al cambio della lingua, anche se le sue compagne di battaglia la guardavano con aria interrogativa. Ogni tanto capitava che parlassero nella loro lingua nativa, ma alcune cose ancora difficili da capire come in quel momento.

Tiara alzò di poco lo sguardo e sbuffò "Non so come le chiamano qui, io so dirlo solo in spagnolo e non ho la minima idea su chi ci sia in cucina oggi"
"Era il turno di Saphira e Markus con il loro plotone" rispose Berenice, la ragazza era sempre la più informata del gruppo e la maggior parte delle volte era lei a fornire spiegazioni e idee che spesso, risultavano utili in vari casi.

"Non capisco come fanno nell'Impero Germanico a mangiare questa roba" continuò guardando con un po' di disgusto il vegetale nella sua ciotola.
"Gut*, abbiamo capito che ad Evelyn non piacciono le verdure bollite!" esclamò Ann facendo ridere le altre.

"A me non sembrano male." Zena sorrise portandosi alla bocca un po' di quelle verdure, constatando che erano buone "A me piacciono. Mi ricorda molto un piatto che faceva mia madre solo nella bella stagione."
Ann la guardò incuriosita "Perché solo nella bella stagione?"
"Beh, da noi in Finlandia è difficile trovare un certo tipo di verdura, solo durante l'equinozio di primavera ci è possibile farlo." spiegò spezzando un pezzo di pane bianco per accompagnare le verdure.
"Certo che la vita in Finlandia è dura." commentò Berenice.
Zena fece spallucce "Tutta questione di tottomus*, ossia abitudine." 
"Nel Regno di Scozia la verdura non la mangiavamo molto spesso, ci davamo sempre alla caccia" disse Amber, ricordando le battute di caccia pomeridiane nel suo paese assieme a suo padre.
"Ti sei già dimenticata quello che ti ho detto?" Ann la guardò storto picchiettano le bacchette sul tavolino: "La carne fa bene certo, ma la verdura è la cosa migliore che si può mangiare" le ricordò.
La ramata roteò gli occhi "Sì, dopo però ti scappa sempre!" 
"Lo sapevo che andavi a parare lì"
"Allora perché me l'hai ricordato?" 
"Perché te lo dimentichi sempre, verstaden?*" 
Berenice le guardò con un cipiglio perplesso "Potete smetterla?" chiese con educazione, ma venne beatemente ignorata dalle due che continuarono a discutere su quale cibo fosse più salutare. 

Decise di lasciar perdere, non potendo fare a meno di notare però, il tic nervoso di Tiara e il sorriso paziente di Zena, mentre Evelyn ogni tanto dava un fugace sguardo a destra. Berenice si sporse di poco per vedere chi aveva catturato l'attenzione della sua leader, ghignò divertita appena vide chi fosse.

"Magari ad Eveylin non piaceranno le verdure, ma il dolce sì a quanto pare." 
"Eh??" la ragazza la guardò confusa, ma quando si accorse che anche le altre si erano girate verso di lei, capì di essere nei guai, da come la guardavano, era meglio prepararsi a prese in giro a raffica.
"Oh! Guarda un po', mentre noi discutiamo di cibo, la nostra Ev sbava dietro al fondoschiena di Federico!" Amber la guardò con occhi maliziosi sbucando da dietro la sua schiena, suscitando un brivido di terrore nella sua amica.

"Accidenti al tuo vizio di sparire e riapparire Amber!" 
"Non provare a cambiare discorso, sappiamo che lo fissavi e come ti ho già detto, non c'è niente di male." 
"Lo so Ann. Ma sai anche come la penso." disse seriamente tornando a mangiare il riso.
"Invece dovresti buttarti." insistette, non capendo il perché si rifiutasse di farsi avanti. 
Zena seduta al suo fianco, sorrise comprensiva "So che non è un bel periodo Ev, però non vuol dire che non possiamo avere delle piccole goie." le disse gentilmente, magari decretare con piccole goie il sintimento più forte del mondo era la cosa più stupida, ma la bionda pensò che fosse la cosa migliore da dirle in quel momento.

Evelyn ci pensò un momento e sorrise radiosa "Giusto! So bene che siamo in pericolo ogni giorno e i nostri doveri ci tengono occupate, però chissà...l'idea di non provare mi fa sentire una ragazzina alle prime armi."
"Tecnicamente lo sei. Per quanto riguarda il lato sentimentale." specificò Tiara. Lei era sempre stata a conoscenza della sua cotta, all'inizio non né fu per niente convinta, conosceva suo fratello, sapeva che non aveva mai avuto relazioni stabili e aveva paura che potesse ferire la sua amica, ma da quando vennero arruolate, notò subito l'attrazione di Federico per lei, le rimaneva il dubbio se fosse solo fisica o qualcosa di più.

Abbandonò questi pensieri quando Amber, apparve all'improvviso alle sue spalle "Senti un po' tu, perché non ci dici se Federico..."
"Federico ed io non parliamo mai di queste cose." la zittì subito premendo l'indice sulla sua fronte e spingendola poco più distante da lei, almeno da non sentire più il suo fiato sul collo.

Amber si rimise al suo posto a gambe incrociate "Beh, ci ho provato. Tornando a te Ev, butta via la timidezza, saltagli addosso e strappagli la tu.."
"Amber!" la ripresero in coro scoppiando poi a ridere come delle bambine alla vista di Evelyn imbarazzata al massimo.

Le loro risate spensierate, arrivarono anche alle orecchie di un gruppo di ragazzi non molto distanti da loro, era formato dai guerrieri maschi più schivi e forti, seppur di basso rango in confronto alle ragazze, erano ninja di grande valore di cui faceva parte anche Federico, proprio quest'ultimo, si era incantato a guardare una di loro in particolare, finché una pacca sulla testa lo riportò con i piedi per terra.

"Mi ci voleva proprio, vero?" borbottò infastidito fulminando Liam, suo amico e compagno di plotone dai capelli scompigliati e biondo cenere, da cui spiccavano due occhi verde scuro e un sorrisino divertito.

"Andiamo Fede, le sbavi dietro peggio di un lupo alla vista di una pecora."
"Magari prima di sbavare anche addosso a noi, potresti andare a parlarle ogni tanto." si aggiunse Kevin, altro amico di Federico, moro dagli occhi scuri e una fascia blu sulla fronte, simbolo che apparteneva al plotone di Berenice.
"Disse quello che non ha quasi mai rivolto la parola alla sua leader." 
"1 a 0 per te amico." 
"Secondo me, vi preoccupate del fatto che sono i nostri superiori." disse Liam tranquillamente, incrociando le mani dietro la testa e stiracchiandosi.
"Anche per quello." ammise Federico voltandosi verso il loro tavolo, vedendo appena in tempo Evelyn sorridere, ripensando ancora una volta, che non esisteva niente di più bello.

Finito il pranzo, i guerrieri lasciarono la sala per prepararsi agli allenamenti pomeridiani, intanto i quattro maestri più Tomoko, si erano radunati nella stanza delle riunioni dove solitamente, prendevano il tè e discutevano su vari argomenti, oltre all'organizzare gli allenamenti di routine. 
Alla vista del posto vuoto riservato a Jitsu, Tomoko non si stupì più di tanto, aveva imparato che a suo nipote capitavano i momenti di riservatezza e niente lo avrebbe smosso dalla sua camera. 

Sentì delle risate provenienti dall'esterno, voltandosi vide Hanako guardare fuori con aria sorniona, seduta sul davanzale in legno della finestra a gambe accavallate, per quanto il suo cheongsam cinese le permettesse di farlo. Per avere quarant'anni, Hanako era una donna molto bella, i lunghi capelli lisci, neri e perfettamente pari, le ricadevano lungo la schiena dritta, il cheongsam aderente a maniche corte color argento dai ricami dorati, e con un piccolo spacco laterale, metteva in risalto il suo fisico allenato e le gambe lisce come la seta, in grado di sferrare poderosi calci.

"Jitsu-sama ci si è messo di impegno a quanto pare" commentò osservando le prescelte allenarsi con gli altri guerrieri, niente di speciale se solo non avesse notato il largo sorriso stampato sulle labbra. 

Tomoko la raggiunse a passo lento affacciandosi anche lei, sorrise materna nel vederle euforiche mentre facevano gli esercizi di riscaldamento, era sollevata che la meditazioni le avessero aiutate fin da subito, ne avevano già fatte parecchie volte, anche prima degli allenamenti, ma era raro vederle così sciolte come in quel momento.

L'anziana si girò con l'aiuto del bastone, andandosi a sedere su uno dei cuscini vicino al tavolino "E' importante questo cambio di umore, le aiuterà a non arrendersi" 
"Mi auguro però che non si mettano a ridere durante i miei allenamenti, oggi ho intenzione di allenare Berenice-chan ed Ann-chan nell'arte dei pugnali Sai e del Bo"

"Non essere troppo severa oneesan." le disse Narumi entrando nella stanza con una teiera calda, anche lei vestita con un cheongsam rosa chiaro con ornamenti floreali e i capelli raccolti in una coda bassa "Il buon umore non fa male a nessuno, neanche a te." la canzonò allegramente passandole un tazza di tè, ignorando l'occhiataccia della maggiore.
Liang seduto vicino a Tomoko, prese la tazzina ricolma di tè inspirando l'odore ad occhi chiusi  "Vecchio plovelbio cinese dile: Un solliso ti falà guadagnale più di dieci anni della vita." 
"Ecco, Liang ricomincia con le sue perle di saggezza. Ma non posso che dargli ragione." commentò Oyun bonariamente, rifinendosi con l'indice e il pollice, i lunghi baffi che aveva.
Hanako alzò gli occhi al cielo "Liang-san ne ha sempre una. Ora scusate, ma devo andare a prepararmi per l'allenamento di oggi" disse finendo di bere il tè e posando la tazzina sul tavolino.

"Ma è ancora presto per la lezione oneesan, non resti neanche per la riunione?"
"Non ci sono cose importanti su cui discutere e da quel che ho visto, mi servirà molta calma per la lezione di oggi. Una meditazione prima di cominciare, è quello che ci vuole." rispose semplicemente, uscendo dalla sala con passo calmo, mentre Narumi la guardava perplessa.

"Certe volte è troppo rigida. Jitsu-sama dovrebbe dare anche lei, delle lezioni di meditazioni rigenerative."
"Hanako vuole solo che le ragazze non si distraggano troppo, va bene rilassarsi, ma mai abbassare la guardia."
"Tomoko ha ragione, Narumi." si fece serio Oyun incrociando le braccia  "Quei demoni non esiterebbero ad ucciderci tutti, figuriamoci se si accorgono che abbassiamo le difese, ci sarebbero addosso in poco tempo."
Liang si irrigidì all'idea "Potlebbelo tentale un attacco devastante." si passò una mano sul pizzetto con fare pensieroso "Ma come dice un altlo plovelbio cinese: Non fasciamoci la testa prima di esselsela lotta."
Tomoko annuì convinta "C'è ancora tanto da fare, l'importante è essere sempre pronti." affermò guardando il cielo azzurro dalla finestra aperta. 


***

Era rinchiuso da un'ora nella sala delle mappe, una stanza di medie dimensioni dedicata interamente a mappe e cartine, in particolare quelle riguardante il Regno Asiatico. Scrutava con attenzione la mappa che aveva preso dallo scaffale polveroso, illuminata solo dalla luce delle candele, con una penna di corvo segnava i luoghi già predati, rimurginando in quali altri posti potesse cercare per trovare quella maledetta pietra.
Doveva sbrigarsi, l'idea di tornare dal suo padrone a mani vuote gli fece gelare il sangue nelle vene,anche se non era la morte a fargli paura, temeva di più le torture peggiori e sadiche che il mago infliggeva a chi solitamente non gli ubbidiva. L'unica cosa che sapeva della pietra, era che si trovava sicuramente nel loro regno, depredare e distruggere i villaggi era un modo per coprire il loro vero scopo senza suscitare sospetti nei guerrieri  ninja, per il momento il piano stava funzionando alla grande, ma la prudenza non è mai troppa quando si tratta di trovare qualcosa di così prezioso.
 
Il rumore pesante di grosse catene proveniente dall'esterno, fece distrarre il Generale dall'analisi della mappa che stava studiando e su cui avrebbe concentrato il prossimo attacco. Si alzò infuriato dalla sedia polverosa, uscendo con passo pesante dalla stanza, arrivò al cortile del castello, cirocondato interamente da torri molto alte in mattone scuro, lì vide la causa della sua distrazione: uno squadrone di soldati d'ombra, stava tentando di riportare uno dei Draghi di Orifus, alla sua gabbia e spostarlo nelle profonde caverne sotterranee sotto la fortezza. Li guardò maledicendoli per la loro incompetenza, si stavano facendo trascinare e calpestare come delle formiche evitando per quanto possibile, l'alito infuocato. Se non fosse stato per le ali ben legate, si sarebbero fatti anche portare via, certe volte erano davvero delle carcasse senza cervello, bravi solo ad uccidere.

"Voi! Razza di cadaveri idioti che non siete altro! Cosa ci vuole a rimettere quel Drago al suo posto?"

I diretti interessati si guardarono fra di loro con aria interrogativa, venendo però sorpresi da un colpo di coda della lucertola che li scaraventò contro la parete di mattoni; essendo esseri fatti dalla stregoneria, lo schianto li fece svanire in un mucchio di polvere e cenere. Dark sbraitò seccato, se voleva tornare a lavorare, doveva pensarci lui come al solito; si avvicinò deciso all'animale e quest'ultima, non gradendo l'impertinenza dell'essere davanti a sé, inspirò col fiato gonfiando il petto, pronto ad una vampata di fuoco distruttiva. Ma Dark fu più lesto: con velocità incredibile si portò a pochi passi dal Drago, afferrò l'enorme catena legatagli attorno al collo e con una sfrattonata potente fece sbattere la testa della creatura al suolo, l'impatto fece vibrare il terreno alzando un grosso polverone, Dark sorrise compiaciuto alla vista del Drago senza sensi e lasciò andare la catena a terra.

"Ora che avete visto come si fa, riportate questo ammasso di scaglie nelle caverne." ordinò freddo ai soldati presenti.

Avendo finalmente sistemato il piccolo intoppo, tornò nel castello per dedicarsi alla mappa dato che, durante l'azione contro il Drago, era riuscito a ideare un buon stratagemma per evitare la rottura di scatole da parte dei soldati ninja, sempre se si fossero fatti vivi.






Angolo della stramboide

Ciao a tutti! Rieccomi qui a torturarvi psicologicamente, per quanto possa farlo XD.  Anche questo capitolo è stato abbastanza tranquillo diciamo, abbiamo conosciuto Orifus e i suoi tirapiedi, ed altri personaggi, se vi state domandando cosa cerca e perché, dovrete avere pazienza, lo so sono cattiva, ma non amo fare spoiler :P
Non preoccupatevi, dal prossimo capitolo in poi si vedrà (finalmente) un po' d'azione, ora vi lascio ad alcune foto e delle spiegazioni, alla prossima ;)

sàbhailteachd*: "sicura" in scozzese
Gut*: "bene" in tedesco, a quell'epoca la Svizzera era legata alla Germania.
Tottomus*: "abitudine" in finlandese.
Verstanden*: "capito" in tedesco.
Coles y nabos cocidos*: carne con cavolo, lingua spagnola


Orifus e il suo castello  (devo ammettere che mi piace <3 , magari cambiando il design XD)
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 Dark.
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Paesaggio attorno al territorio di Orifus.
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