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Autore: gigliofucsia    06/05/2017    0 recensioni
Alisea é una ragazzina abile con la spada e con problemi al cuore, nata in una famiglia dalla professione centenaria di assassini, decide di scappare di casa per costruirsi una vita al di fuori della famiglia poiché non ne condivide gli ideali. Trova rifugio in un'organizzazione chiamata TMG votata a migliorare le condizioni di vita delle persone. Dopo tre anni, però il capo della TMG decide di dare la caccia alla famiglia di Alisea. Dopo molti interrogativi decide di salvare quelle persone che non hanno mai preso parte agli omicidi, gli Innocenti, cioè donne e bambini prima che il capo della TMG metta in atto l'attacco.
Genere: Avventura, Azione, Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1

Dove scappi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quella notte fu determinante per Alisea, ma sul momento non se ne accorse. Anzi, per lei era una sera come un altra, nemmeno gli avvenimenti che successero furono una sorpresa ma mai si sarebbe aspettata che una serie di eventi così ordinari avrebbero cambiato il suo destino in modo così repentino.

A quel tempo non poteva avere più di sedici anni. Era la notte del 14 settembre quindi era passata una settimana circa da quando era scappata di casa. Non avrebbe voluto farlo ma, per la ragazza i genitori non le avevano lasciato molta scelta, o si adattava o si escludeva. Di adattarsi alle loro regole ridicole non se ne parlava nemmeno quindi ha optato per la seconda opzione. Suo padre non avrebbe voluto, ma non perché era dispiaciuto ma per questione di sopravvivenza.

Chiunque fosse escluso dalla famiglia era un pericolo e perciò doveva essere eliminato, dovevano impedire di essere scoperti. Le autorità di molti paesi avrebbero dato oro per scoprire il luogo in cui si nascondevano i famigerati assassini Reggioli. Così silenziosi da non accorgerti della tua morte fin quando non ti svegliavi nell'aldilà.

I membri della famiglia erano gli unici a sapere la posizione del nascondiglio, cosa avrebbero fatto se uno di loro fosse fuggito e avesse raccontato alle autorità dove si trovavano?

Avevano fatto di tutto per evitare una cosa del genere, avevano preso tutte le misure necessarie. Fin da piccola gli avevano detto che nessuna vita era importante se non era quella di un membro della famiglia. Quando venivi escluso ti cancellavano dall'elenco familiare e ti mettevano in quelle da uccidere. La tua morte aveva la massima importanza e in un modo o in un altro, anche a costo della vita dovevano farla fuori. Uccidere gli esclusi veniva considerato addirittura un valore morale, come facessero parte di una setta religiosa. Chi riusciva veniva ornato di tutti gli onori possibili perché considerato un eroe. Colui che ha salvato la famiglia dalla fine del mondo.

 

Ma Alisea non aveva corso un simile rischio senza pensarci, anzi, avrebbe venduto cara la pelle, sapeva come uscirne contando anche il suo cuore debole.

Di certo una sola cosa la rammaricava, quella di essere nata in una famiglia del genere, sembrava che il mondo volesse sfidarla. Anche perché non era la sola che se ne andava ma tutti coloro che si sono esclusi prima di lei non erano durati più di qualche settimana.

Se ne era andata da una settimana, a piedi aveva macinato chilometri e ancora sentiva i loro passi dietro di se. L'unica soluzione, non del tutto infallibile, per evitare che la attaccassero mentre dormiva era quello di dormire su un albero, cosa che stava facendo tutt'ora, non era molto efficace però mentre pioveva. Ma quella, per fortuna, era una notte perfetta. I gufi cantavano, le fronde dei pini si scuotevano e le stelle brillavano nel cielo.

Tutto era oscuro e silenzioso. Sentendosi il polso percepì un battito regolare nonostante la leggera fatica ad arrampicarsi. Trattenne due colpi di tosse solo perché non era il caso di farsi scoprire in modo così stupido, più sarebbe apparsa un ramo e meno probabilità aveva di essere beccata.

Si mise la borsa a tracolla sulle gambe cercando di mettersi comoda su quel ramo.

Non era troppo lontano dalla superficie. Massimo un paio di metri e qualcosa, ma sui rami più in alto c'era il pericolo che non reggessero il peso anche se era di statura piuttosto gracile.

Infatti non aveva mai dato l'aria di essere una persona particolarmente forte, per questo i suoi famigliari, quando aveva detto loro che voleva fare l'avventuriera si erano messi a ridere. Anche perché era una femmina e pensavano anche che fosse un sogno infantile. Ma Alisea aveva sentito parlare di congregazioni autonome di volontari, con il compito di scoprire nuove terre, ricercare banditi e così via. Si era anche informata sull'argomento. Sperava di entrarci in qualche modo. Sapeva che da quelle parti c'era l'organizzazione che faceva al caso suo, la T.M.G., ma il vero problema sarebbe stato arrivarci.

 

Era da un po' che li ascoltava, si erano appostati tutti intorno a lei e non venivano avanti. Probabilmente l'avevano vista o sentita altrimenti non si sarebbe spiegata una simile coincidenza. Non poteva sapere le loro esatte posizioni con quell'oscurità ma di certo se avesse aspettato il giorno sarebbe stato più facile per loro trovarla e non poteva permettersi un inseguimento con il cuore che si ritrovava, meno si muoveva e meglio era. Inoltre se fosse rimasta lì, una volta alzata l'alba loro l'avrebbero vista e si sarebbero arrampicati sull'albero. Se avessero scoperto la sua posizione anche in quel momento, sarebbe finita perché, se a terra poteva muoversi, lì era in trappola.

Sentiva scricchiolii un po' ovunque intorno a lei, si erano fermati lì nei dintorni ma la stavano ancora cercando. Stavano facendo del loro meglio per risultare silenziosi, se non avesse vissuto con loro per sedici anni e non avesse percepito con i suoi sensi le loro tecniche non li avrebbe nemmeno sentiti.

Percepiva anche un'altra cosa, qualcosa che sentivano solo le sue orecchie: il suo cuore aveva iniziato a battere più veloce. Si stava agitando. Chiudendo gli occhi si afferrò il petto e cominciò a respirare e a pensare ad una strategia, si sarebbe sentita sicuramente più tranquilla. Dopo un po' il suo cuore si calmo. A quel punto, ricordandosi di respirare, si mise la borsa in spalla e cominciò a scendere dall'albero.

Con la calma migliore che poteva darsi si aggrappò con la mano destra ad un ramo, mise il piede su uno più basso e così facendo scese. Non era troppo agitata perché se era salita in un modo non avrebbe avuto problemi a ridiscendere.

Più che altro i suoi occhi si erano appena abituati all'oscurità e anche così riusciva a vedere solo il cielo illuminato tutto il resto erano ombre. L'unico modo per capire cosa aveva attorno era affidarsi a tutti si suoi sensi, escludendo la vista. Con le mani sentiva la ruvida corteccia dei rami che afferrava con una certa sicurezza prima di affidarsi ad essa. Con l'olfatto sentiva l'odore di muschio e del vento.

Non ci pensava nemmeno a guardare giù, era sicura che se lo avesse fatto avrebbe avuto un attacco di cuore per l'adrenalina.

Quando arrivò al ramo più basso si aggrappò ad esso con entrambe le mani e, sperando di non essere sentita, si lasciò cadere sul suolo pieno di aghi di pino. I suoi stivali produssero uno scricchiolio a contatto con il suolo. Alisea si aspettava una cosa del genere e si aspettava anche di sentire un movimento intorno a se, e aveva ragione se non che era arrivato prima di quello che si aspettava. Prendendo un rapido respiro iniziò a correre a piedi leggeri lungo le sterpaglie della foresta.

 

Nel silenzio più assoluto udiva i passi e dei suoni avvicinarsi sempre di più alle sue orecchie. Erano gli unici suoni che gli assicuravano che era seguita. Risalì un pendio cercando di spendere meno energie possibile. Sapeva che da quella parte c'era un sentiero e vedeva già una luce in lontananza. La luce di un fuoco che si muoveva tra gli alberi. Loro non l'avrebbero seguita in mezzo alla gente, se la avesse raggiunta era salva.

Ma più cercava di andare avanti e più il suo cuore minacciava di battere più veloce e non poteva permettersi di svenire in quella circostanza.

Attraversò il pendio abbassandosi tra le sterpaglie. Si chiedeva se non era il caso di aumentare un po' la velocità ma più era silenziosa e meglio era.

Con le mani toccava terra, pietre ricoperte di muschio umido e tronchi dall'albero andando sempre più in alto. All'improvviso sentì con la mano di aver afferrato l'angolo di un terreno piano. Si issò sul sentiero riprendendo fiato un poco.

I suoni si fecero vividi alle sue orecchie, i suoi inseguitori erano, al massimo, a qualche metro lontano da lei e doveva distanziarli. Pregò al suo cuore di reggere ancora perché non poteva frenare i suoi passi. Cominciò a correre sul sentiero verso la luce che, in quell'oscurità, era evidente. Ad un tratto sentì che anche i suoi inseguitori avevano raggiunto il sentiero e, mollando ogni riguardo di segretezza, uno di loro gridò:

– Eccola! –

Il silenzio si spezzo e ciò non giovò ad Alisea. Il suo stomaco si strinse e una voglia indomita di correre cominciò ad impossessarsi dei suoi arti. Sentendo le grida degli inseguitori sempre più vicine anche il suo cuore non si riguardò più al silenzio e cominciò a battere più veloce. Un dolore sordo si estese nel petto e il respiro cominciò a singhiozzare.

Più si muoveva velocemente e più il suo cuore era costretto a pompare sangue, uno sforzo non indifferente per lui. Cominciò a tossire continuando a correre. Pensavano che l'avrebbero avuta facile solo perché il suo cuore era debole? Avrebbe mostrato a loro il contrario.

Si accorse di stare rallentando quando sentì il fiato dei suoi inseguitori raggiungergli le orecchie. Non riusciva più a correre e all'orizzonte c'era il buio. Il suo petto stava per scoppiare, se non si fosse fermata sarebbe stata la fine.

Con un ultimo e sofferto scatto si staccò da loro, poi si voltò e sfoderò la spada. Aspettò con il cuore palpitante l'arrivo degli inseguitori. Preparandosi, doveva essere veloce. Come vide il primo scagliarsi su di lei, Alisea si mosse. Tranciò la gola al primo in pochi momenti, tirando un calcio lo allontanò. Arrivò anche il secondo che tappezzò il sentiero di liquido. Il terzo sfilò il coltello arrivando alla sua destra. Alisea lo afferrò per il polso e lo trapassò. Menomale che era buio così poteva evitare di vedere l'accumularsi di cadaveri. Piuttosto cominciava a chiedersi quanti soldati, ancora, dovevano morire prima della loro resa.

 

Ne aveva già uccisi cinque quando il dolore al petto cominciò a farsi insopportabile. Alisea si afferrò il petto e si prese un paio di secondi per respirare. Sentiva il respiro farsi irregolare, un momento pensava di soffocare e un momento dopo tossiva e più passavano i momenti più era peggio.

Era sicura che sarebbe finita male. Perché i suoi inseguitori non se ne stettero fermi ad aspettare che si riprendesse, ciò succedeva solo nei romanzi. Una volta superati morti, si scagliarono su di lei.

Alisea riuscì solo a fermare il coltello e a ricacciare indietro il primo che gli arrivò. Il coltello del nemico volò via ma poi un calcio le colpì il fianco destro.

Sentì un dolore penetrante estendersi in tutto il fianco prima di rotolare a terra. Fece in tempo solo a guardare in alto, con il petto che si stringeva sempre di più, gli arti che si facevano pesanti. L'uomo che l'aveva stesa a terra afferrò la spada della ragazza e la alzò in alto.

 

Fu in quel momento che si sentì uno scalpiccio di cavalli al trotto. L'uomo si fermò. Alisea appoggiò la testa a terra respirando con affanno.

Si sentì rigenerare quando una luce gialla, proveniente da una torcia. Illuminò il mantello del suo aggressore.

L'uomo si voltò verso la luce e dal fondo del sentiero vide dei cavalieri avvicinarsi a loro. Erano troppo vicini e troppo veloci per loro.

Lasciò cadere la spada e indicò ai suoi di ritirarsi. In pochi secondi erano già scomparsi tra i cespugli della foresta.

Alisea si alzò a sedere, giusto in tempo per vedere un gruppo di cinque cavalieri fermarsi con la torcia alzata sulla scena. Tra di loro salì un certo mormorio.

Non sapeva se fidarsi o no, l'unico loro merito era di aver mandato in fuga i suoi inseguitori con la torcia che avevano in mano. Per quel che poteva pensare potevano anche prenderla per un bandito e arrestarla si vedeva dalle loro armature che erano soldati. Chi le garantiva che non fossero anche peggio delle persone che avevano cercato di ucciderla. Ma non bastò il tempo per fare altre supposizioni.

Una voce femminile però, si fece largo tra le chiacchiere quasi subito dicendo:

– Qui è stato aggredito qualcuno, rintracciate i fuggitivi io bado alla vittima – Alisea si stupì che quella persona avesse già capito tutto.

Alisea aveva una spada in mano e un mucchio di cadaveri alla sua destra, era sicura che di qualcosa l'avrebbero incolpata. Probabile che fosse una persona abituata ad aiutare la gente, non aveva esitato un momento a scendere da cavallo per correre verso di lei.

Alisea però non si fidava di nessuno se non di se stessa quindi, con una smorfia in viso si alzò. Aveva ancora la mano sul cuore e il fiato corto.

La persona che le andò vicino aveva la torcia in mano. Aveva fatto pochi passi quando il resto del gruppo si diramò in giro per la foresta lasciandola sola con la ragazza.

La torcia illuminava un viso poco abbronzato, abituato a stare in luogo chiuso, i capelli rossi erano lunghi e cadevano sulle spalle dell'armatura nuova o poco usata. I suoi occhi erano spalancati come a voler cogliere ogni caratteristica di Alisea.

Alisea si schiacciava contro la corteccia guardandola con le sopracciglia incrociate. La ragazza sembrava avere una ventina di anni circa, la superava di una decina di centimetri ma quando la vide ritrarsi avanzò la mano libera dicendo:

– Tranquilla, è tutto a posto, non sono qui per farti del male, io mi chiamo Eleonora sono a capo di un organizzazione che tutela la sicurezza delle persone.

Non sembrava il tipo da mentire in una circostanza del genere così Alisea si rilassò un po' ma i suoi occhi si stavano chiudendo, il respiro andando.

– Tutto a posto? – chiese Eleonora appoggiando la mano sulla spalla della ragazza che chiudendo gli occhi e afferrandosi il petto con tutte e due le mani crollava in ginocchio.

Alisea si sforzò di respirare.

– Hai un attacco di cuore? – chiese

Alisea non riusciva a parlare. Eleonora la prese per le spalle e la alzò in piedi:

– non preoccuparti adesso ti porto alla base, cerca di resistere –

Nessuno era stato così premuroso con lei, ormai era ovvio che quella ragazza voleva davvero aiutarla.

La trascinò verso il cavallo e la aiutò ad issarsi su di esso. Alisea si aggrappò, respirando stava recuperando un po' ma sentiva la testa girare, le voci intorno a lei cominciarono ad annacquarsi a rendersi incomprensibili. Poi divenne tutto buio e non ci capì più nulla.

 

 

Non sapeva quanto tempo era passato. Appena recuperò i sensi si accorse di essere sotto delle coperte, il mantello e la cintura probabilmente gli erano stati tolti per comodità. Tutta intorno a lei c'era calore e lo scoppiettio di un camino era vicino e distinto. Se aguzzava un po' le orecchie sentiva anche un leggero respiro, anzi, forse più di uno.

I suoi occhi anche se chiusi percepivano una luce.

Quando respirò si accorse che sembrava normale a parte una leggera debolezza dovuta alla posizione sdraiata. Aprì gli occhi e se li strofinò.

Vide una stanza piccola circa sei metri quadri. Una finestra alla sua sinistra gettava una luce bianca e mattutina nella stanza e nel caminetto acceso. Ma la prima cosa che la colpì furono la quantità di gente che era lì.

Eleonora era seduta su uno sgabello, senza armatura questa volta, e accanto a lei c'era un'altra ragazza con un paio di occhiali sul naso, una crocchia bassa fatta di capelli color fieno e un vestito semplice e femminile come se ne vedevano molti in giro nei paesi. Aveva un viso poco espressivo. I particolari che notò un attimo dopo erano, la matita sull'orecchio e un librettino in mano; aveva tutta l'aria di essere una segretaria.

Davanti alla finestra c'erano tre persone in armatura. Il primo era il più alto, anche lui aveva una pelle chiara, non sembrava il tipo che usciva spesso fuori ma una certa abbronzatura si notava bene. Aveva i capelli biondi pettinati con una certa cura, gli occhi azzurri e il suo sorriso beffardo la guardava. Era un sorriso un po' presuntuoso ma non troppo. Dalla sua armatura, usata ma lucida si poteva dedurre che aveva i suoi motivi per essere fiero.

Dietro di lui invece c'erano altri due cavalieri che sembravano lì solo per accompagnarlo, dato il fatto che gli stavano dietro con uno sguardo poco interessato.

La prima cosa che fece Alisea, fu alzarsi a sedere e controllarsi il polso ma era tutto abbastanza regolare. Poi si girò verso gli altri e disse:

– Buongiorno, questa è la vostra base? – lo chiese perché recuperando la memoria ricordava che Eleonora aveva detto a lei che era a capo di un'organizzazione. Ma, comunque sia lei spalancò gli occhi per un secondo prima di rispondere:

– si, questa è una camera vuota del dormitorio, già ci siamo presentati – disse – questa accanto a me è la mia segretaria, Marianna – disse indicando la donna con la matita sull'orecchio – e Adrian è il miglior combattente della base, con la sua squadra... hanno deciso di venire per darti il benvenuto – mormorò indicando il biondino e gli altri due dietro.

– Piacere – rispose Alisea.

– Stavamo facendo facendo delle ricerche quando ti abbiamo trovato... chi sei? E cosa ti è successo? –

Alisea non poteva certo rivelare i suoi segreti alla prima conosciuta, cosa avrebbe detto? Di certo non tutta la verità.

– Mi chiamo Alisea e... sono stata attaccata da alcuni banditi mentre dormivo –

Adrian, senza cambiare sguardo, chiese:

– Sei una viaggiatrice? Dove eri diretta? –

Alisea si guardò intorno e vide, posata sul comodino, la sua cintura, il mantello e la spada dentro la fodera. La prese in mano e rispose:

– In un posto in cui le mie abilità possano essere utili – sperava che il suo tono distaccato non la mettesse in condizione di essere fraintesa come al solito.

Ad un tratto la segretaria si spinse gli occhiali con il dito e disse:

– Nel momento del ritrovamento avevi il respiro e il battito irregolare, per quanto tempo ti avevano inseguito? –

Eleonora si voltò verso di lei con un sopracciglio alzato come per domandare se era il modo e il momento di fare una domanda del genere, ma :

– è una domanda legittima. Ma per la verità mi stavano seguendo al massimo da venti minuti –

Tutti spalancarono gli occhi.

Fu Adrian ad esprimere la domanda che a tutti balenava in testa:

– Solo? Mi aspettavo che una viaggiatrice fosse più abituata a muoversi –

Alisea rise:

– Questo non centra niente, è il mio cuore che è debole, in genere se sono tranquilla riesco a correre anche per un'ora ma, l'inseguimento a quella velocità, lo stress e il combattimento che c'é stato subito dopo hanno ridotto la mia resistenza in modo drastico – mormorò appoggiando la mano sul cuore come ad assicurarsi che pulsasse ancora – siete arrivati giusto in tempo, qualche secondo in più e sarei morta –

Loro avevano ancora gli occhi spalancati.

– Ora capisco perché non riuscivi a parlare e mi sei svenuta sul cavallo. Ma... non è un po' pericoloso per te fare un lavoro del genere con il cuore debole –

Alisea era stufa di sentirselo dire. La guardò respirando profondamente:

– Senza il mio lavoro io non sono niente... –

Eleonora mi guardò per un lungo momento poi disse:

– Hai detto che stai cercando un posto dove le tue abilità possano essere utili, qui c'è gente che fa lavori di ogni tipo, noi diamo aiuto a chi ne ha bisogno senza distinzioni, potresti fermarti qui –

Alisea la guardò, la sua testa cominciò a metabolizzare le informazioni.

– Testeremo le tue abilità e poi potrai scegliere l'indirizzo che più ti s'addice –

Alisea sapeva che era un'opportunità da non perdere. Quindi accettò.

  
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