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Autore: incommensurabilmente    07/05/2017    1 recensioni
Ero rientrato al castello dove risiedevo e mi ero diretto verso le mie stanze.
Passando dalla sala del trono avevo visto il re con i suoi capelli di un rosso ramato inconfondibile portati con stile e rigati di bianco, l'età lo aveva cambiato in meglio, era diventato più saggio e meno impulsivo.
Anche la lunga barba era ormai rigata di bianco, i fili albini smorzavano e alleggerivano la tonalità forte e singolare che madre natura aveva voluto donargli insieme al carattere da leone, altezzoso ma sempre ben disposto verso il suo popolo.
Sorrisi quasi istintivamente per poi sospirare.
Genere: Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ero sceso nella sala del trono evitando di far rumore, volevo arrivare senza troppe pause significative all'esterno del castello.

I piedi dei fortunati visitatori di quegli ambienti poggiavano su mosaici finemente realizzati, in foglia d'oro e pietre preziose. Quell'unica stanza doveva essere il suo biglietto da visita, il suo vanto e la sua arma. Chiunque fosse entrato lì si sarebbe dovuto sentire minuscolo e innocuo.

Passai piano una mano sui pilastri di alabastro rossastro, freddi e lisci al tatto ma resistenti e sicuri. Erano anni che quelle pietre tenevano su quell'impero, millenni. Sorrisi impercettibilmente e passai oltre costeggiando la navata centrale alzando solo un attimo lo sguardo alla ricorperta di affreschi vittoriosi e mitologici.

Cerbero mi guardava male, un po come tutte le persone che avrei dovuto allenare quel giorno.

Lasciai perdere quel pensiero e mi diressi fuori all'aria aperta lengo le mura della fortezza, ogni vota che mettevo piede all'esterno del castello sentivo un segreto brivido testardo sendermi lungo la schiena, dopotutto avevo un segreto da nascondere e sembrava quasi che il sole potesse smascherarmi. Era una giornata soleggiata e tirava un vento leggero che addolciva il calore dei raggi. Inspirai l'odore delicato della primavera e mi dissi che sarebbe andato tutto bene con quei cafoni dei miei studenti, almeno cercavo di convincermene.

Scesi nella piazza d'armi subito fuori dalla cinta muraria e vidi che c'erano già dei ragazzi, mancava poco e scorsi velocemente con gli occhi la lista dei ragazzi di quel giorno.

Venti, erano un reparto speciale e avrebbero avuto il compito, una volta sopravvissuti, di proteggere i segreti della corona... in pratica avrei dovuto tirare su degli infallibili assassini senza un briciolo di sensibilità o cuore, ma sì, sarebbe stato divertente.

Mi avvicinai al gruppetto.

-Buongiorno a tutti-

Esordii, si girarono e si misero in fila tutti volti a me. Mi permisi di guardarli in viso velocemente. I lovo volti tradivano troppa sicurezza e spavalderia...

Fiammiferi pronti ad essere consumati, alzai impercettibilmente un angolo della bocca.

Avevo notato con piacere la sera prima che nella lista dei candidati al mattatoio c'era anche una fanciulla.

Indaco.

Un nome particolare che rimaneva in testa, era alla fine della schiera di ragazzi. Stavo camminando piano leggendo velocemente i loro ranghi, ricordavo molti egregi cognomi e riconoscevo i tratti nei loro volti, il sangue era quello... sarebbe stato anche lo stesso coraggio? Ne dubitavo fortemente ma sapevo bene che da un misero sasso poteva venire fuori un diamante quindi dovevo analizzarli approfonditamente, uno ad uno, osservarli bene.

Adesso erano solo ciottoli privi di valore, gli uni uguali agli altri.

Inspirai profondamente, tranquillo.

-Quest'oggi...

Esordii con voce chiara per farmi sentire da tutti.

-Voi siete qui per chinare il capo davanti al re che ha protetto anche la misera casa in cui siete nati...

Intanto camminavo davanti a loro guardandoli negli occhi, dovevano sapere a cosa andavano incontro, l'esistenza che sarebbero andati ad affrontare.

-Non sarete liberi... mai più... se non deciderete di andarvene alla fine di questa giornata dovrete essere preparati alla vita che vi aspetta, non sono solito mandare a combattere ragazzi non capaci di sopravvivere quindi non sarò né gentile, né fine, né cordiale. L'esperienza mi ha suggerito che insegnano più le botte delle carezze, certo sarò sicuramente la persona che imparerete ad odiare più di tutte le altre...

Sorrisi divertito pensando al mio primo giorno da apprendista, che ragazzo stupido e inesperto.

-Ma vorrà dire che avrò fatto bene il mio lavoro...

Mi permisi di tornare a guardare un attimo una delle poche ragazze del gruppo, sembrava ancora ferma, attenta a quello che avrei potuto dire.

Feci velocemente l'appello.

I ragazzi erano davvero tanti, distribuiti in file regolari potevano essere divisi in due gruppi da cento. Mi ero ricongiunto al vicecapitano, il suo reparto era in riposo e si era proposto di aiutarmi con le nuove reclute.

Era arrivato mentre io ancora stavo parlando ed era rimasto in silenzio per tutto il tempo, appoggiato ad una colonna del porticato in cui avevo chiesto ai ragazzi di riunirsi.

Si era avvicinato solo quando, a discorso finito, avevo detto ai ragazzi di aspettarmi un attimo.

-Li scoraggi già così? Theo...

Lo sentii dire per poi alzare lo sguardo nel suo. Era stato mio allievo tempo addietro. Non aveva nemmeno finito l'accademia, lo avevo promosso a vicecapitano senza pensarci troppo.

-Oh andiamo... se non sono riuscito a scoraggiare te, non potrò farlo nemmeno con quei ragazzini.

Gli risposi sorridendo divertito per poi consegnargli la lista dei ragazzi. Mentre lui dava una veloce occhiata io mi ero girato verso il branco eterogeneo degli aspiranti.

Indaco se ne stava in disparte, appoggiata ad una colonna. Evidentemente il gruppo non sarebbe stato così unito.

-Sembra buona come base, ci sono un po di rampolli inesperti ma li si potrebbe forgiare a dovere.

Lo sentii affermare convinto. A volte ne sapeva più lui di me e la cosa mi aveva aiutato non poco in tutti quegli anni.

-Non so bene cosa pensare di loro...

Gli confessai mentre li squadravo a lontano, poi tornai a guardare lui

-Intendo, sembrano davvero troppo sicuri... convinti...

Lui inspirò forse un po preoccupato.

-Immagino che avrai da divertirti...

Mi disse dandomi una pacca sulla spalla.

Sospirai guardandolo divertito.

-Dopo di lei, signora mia...

Gli dissi per prenderlo un po in giro...

Sarebbe stata una lunga giornata.

 

  
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