Storie originali > Romantico
Segui la storia  |       
Autore: crazycrix    08/05/2017    1 recensioni
Dopo due anni, Elena è costretta a tornare nella città natale ad affrontare i suoi demoni e l'uomo che le ha spezzato il cuore.
Snipe, V.P. degli Angels M.C., è disposto a tutto pur di riaverla.
***
"Voglio questo. Ho sempre voluto solo questo."
Tra le lacrime, ricalco col dito la E nera che ha in mezzo al petto. Non c'era anni fa. Non erano queste le parole con cui ci siamo lasciati. Quest'uomo mi consuma, s'insinua tra le pieghe della mia anima e si tiene il mio cuore.
***
Il libro è un work in progress quindi mi scuso in anticipo per tutti gli errori, di battitura e non solo. Siate gentili.
Grazie di aver dedicato un po del vostro tempo a leggere le mie storie.
Genere: Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
   >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A

"Elena!" trasalii venendo faccia a faccia con Mindy. Mi sono addormentata con la testa sul letto, tenendogli la mano.

"Novità?"

"No. Tutto come prima."

Sono arrivata in ospedale alle tre e l'ho trovata accanto a lui, non ha mai lasciato l'ospedale. È qui da quattro giorno, dall'incidente. 

Ho avuto bisogno di tre giorni per organizzare il trasloco con la compagnia trovata online, solo 13 scatole che arriveranno da Chicago forse tra una settimana. Se arrivano. Ho preso il primo volo per Phoenix, esaurendo quasi tutti i miei risparmi, e sono arrivata alle tre di notte. Lei era ancora qui, ha ceduto il posto solo a me. Immagino che quelli del club le avranno detto che si sarebbero dati il cambio, eppure ieri notte non c'era nessuno di loro qui. Se è stata lei a mandarli via non la biasimo, un po' gli incolpo anch'io.

Chissà cosa stava aspettando a sposarla, anche un cieco vedrebbe quanto lo ama.

"Mi dispiace." Dice sottovoce.

"E di che?"

"Non avrei mai dovuto chiamarti per raccontarti pettegolezzi, lui aveva ragione. Non dovevo intromettermi."

Ed eccoci qui, alla fatidica notte. Il mio stomaco si stringe, e cerco di non guardarla negli occhi. Sono responsabile quanto loro di quello che è successo. "Non è colpa tua." Vedo i suoi occhi rossi riempirsi di lacrime.

"Invece sì. Perché eri scossa e qualunque cosa tu gli abbia detto gli ha fatto venir voglia di prendere la moto e venire da te. E mi sbagliavo Elena. Lui non aspetta un figlio, non si sa di chi sia quel bambino." Lo dice tutto d'un fiato e si copre la faccia con le mani. È disperata. Ha bisogno di un motivo, una ragione per cui lui sia scappato cosi di fretta.

Ho la nausea ora. Lo avrei chiamato comunque, ma non per le dicerie che mi ha trasmesso. Ero in un brutto posto, e avevo bisogno di uscirne.

"Non ero scossa per quello che mi hai detto." Fisso lo stupore nei suoi occhi scuri e per un attimo ci credo anch'io.

"Non c'è bisogno che fingi con me." mi dice prendendomi la mano. "Sei tutto quello che ho ora." Il cuore mi fa male, anche lei è tutto quello che ho. Non ho mai dubitato che mi volesse bene come ad una figlia. Sarebbe stata una madre stupenda, se solo papà l'avesse incontrata prima.

"Anch'io ti voglio bene." Le dico baciandole il palmo della mano. E piange più forte di prima. Non so come consolarla, un tempo avrei saputo cosa dire, e come reagire. Ora sono un'altra. Sono a pezzi, il fantasma del mio passato.

Quando finalmente si tranquillizza, riesco a farle la domanda che mi preme da quando sono arrivata: "Dove sono gli altri?"

"Al club penso." Dice con tono sprezzante. "Gli ho mandati tutti via."

Mi strofino la fronte mentre cerco di capire il perché. Gli Angeli sono sempre stati uniti, il fatto che nessuno sia qui per il loro presidente mi lascia senza parole.

"Snipe era con lui." Deglutisco e dimentico di respirare. Sentirlo nominare da un altro, e non solo dalla mia coscienza, mi dà i brividi. "Ha messo giù ed è scappato dalla porta. Snipe è l'unico che gli è corso dietro, non ci ha messo molto a capire cos'era successo. Non dopo la valanga di insulti che mi sono beccata."

"Non è colpa tua." Le dico ancora, anche se so che non serve a niente. "Sono io che avevo bisogno di lui." Le sue spalle si rilassano, si abbandona sulla sedia.

"Avrebbe spostato mari e monti per te." Mi dice con voce rocca. "Era disposto a guidare vent'ore pur di arrivare li."

"Lui è la sua stupida paura degli arei." Dico ridendo. Ride anche lei e fisso le nostre dita ancora incrociate. È la mia famiglia. Mando giù la bile ripensando a quella notte, a quello che stavo per fare. Lui lo aveva capito. Mi ha sempre capita. E stava correndo da me.

"Sono caduti entrambi. Snipe però, ha avuto il tempo di reagire e ha sterzato a destra. È scivolato sulla ghiaia e si è rotto il braccio." L'aria è difficile da respirare. Quello che ho capito dalle urla di Klaus è che la ruota di un pick-up davanti a loro è scoppiata, e per evitarlo, mio padre è finito contro l'auto della corsia opposta.

Il petto mi pulsa, guardo il suo viso rilassato mentre dorme. Non ha neanche un graffio. Il danno è tutto interno, un colpo troppo forte per un cinquantenne.

"Non è colpa di nessuno Mindy. Non si poteva prevedere."

"Invece sì. Erano solo loro due, da soli! Nessun'altro è andato con lui."

"Stava venendo da me. Non andava in lotta contro una gang rivale." Stacca la sua mano dalla mia e stringe i pugni.

"Sono sempre pronti a sparare stronzate su come sono uniti, e quanto si vogliono bene. Gli Angeles che muovono la terra l'uno per l'altra un paio di palle!" scatta dalla sedia e si ferma davanti alla finestra. Sta cercando di calmarsi. Si, sono sempre stati uno per tutti e tutti per uno, ma stava venendo da me. Se si fosse presentato con tutto il club nel mio piccolo appartamento sarebbe stato imbarazzante, per non dire inutile. "Non possono attraversare città intere da soli. E lo sai." Era vero. Hanno sempre qualche faida con qualche altra gang di motociclisti. "è stata una macchina ma poteva benissimo essere la pistola di qualche Vendicatore."

Ci sono ripiombata dentro. Nei due anni passati all'università non ho mai sentito nessuno nominare moto, o club e tanto meno Vendicatori. Eppure a ogni rimbombo, il mio stomaco si contraeva e il mio cuore sanguinava sussurrando: è lui. Ma non è mai venuto, non mi ha mai nemmeno chiamata. Forse papà e Mindy sono stati bravi a tenere segreto il mio numero, o forse era vero che non gli è mai importato niente. Ma stava venendo da te, sì ma solo perché ero disperata. Ora ha un'altra, e un figlio, forse.

"C'è comunque la possibilità che sia suo no? Poi non importa." Mentii.

"Si che importa." Mi dice spostandomi una ciocca di capelli nocciola dietro l'orecchio. "Qualsiasi cosa ci sia tra di voi, non è ancora sparita." Scuoto la testa, cosa c'era poi tra noi? "Dopo che te ne sei andata" scappata, era quello che in realtà stava dicendo, si è solo corretta in tempo. "è stato male, nessuno riusciva a parlarci, beveva e basta."

"Lui è stato male?!" Sono in piedi anch'io ora, e mi tolgo l'elastico dai capelli. Sono molto più corti di prima, arrivano fino alle spalle. Mi piacciono i tuoi capelli lunghi, mi mordo il labbro e mi maledico per averlo ricordato. Per averci pensato ancora, dopo tutto questo tempo.

"Non era per quello che ero scossa. Cioè si ma..." sbuffai era difficile dirlo a voce alta. "Ho finito il corso sai?"

"Oh cara!" sono un'infermiera qualificata ora, ho preso la mia laurea in due anni invece che tre. Tanti la chiamerebbero bravura, io invece: esaurimento nervoso. Quando non hai amici, e sei depressa, hai bisogno di qualcosa che ti tiri giù dal letto la mattina. Per me era l'aiutare gli altri, o almeno all'inizio. Poi è diventata la corsa per il pezzo di carta.

"Ero felice, avevo fatto i bagagli per tornare a casa... e poi mi hanno chiamata per darmi la notizia e..." non specifico quale notizia però.

"E io ho rovinato il tuo momento!" Rido sfregandomi gli occhi.

"Ma che momento Mindy. Ero ubriaca quando mi hai chiamata, e pensavo di avere bisogno di lui. Non pensavo partisse subito. Non doveva farlo."

Non riesco più a vederla bene tra le lacrime quindi non aggiungo altro. Mi stringe tra le braccia e mi lascia piangere. I sensi di colpa mi stanno mangiando viva. C'era un tempo in cui ero felice, davvero felice. Senza preoccupazioni o attacchi di panico, con la mente limpida e il cuore leggero, pensavo a che abito avrei indossato la sera del ballo e se Tommy si sarebbe deciso a baciarmi. Ero così stupida, ho dato così tante cose per scontato. Una di loro, ora, è sdraiata su un letto d'ospedale.

"Tu e Snipe; se ti ho chiamata per dirtelo è perché pensavo che la cosa ti avrebbe scossa così tanto da farti tornare. Non solo per lui, ma anche per Carl. Tuo padre è bravo a fingere di non avere bisogno di niente e nessuno, ma gli mancavi. Tanto. Qualsiasi cosa ci sia fra voi due, devi risolverla. Se non per te stessa almeno per lui" guardiamo entrambe l'uomo che ci unisce. "Se però lo ami. Se sai in cuor tuo che non ci sarà mai nessun'altro come lui, devi aggrapparti a quel sentimento con tutto quello che hai. Non lasciartelo scappare."

"Non è così facile."

"Non lo è mai."

Si sono incontrati troppo tardi. Se l'avesse conosciuta a ventitré anni sarebbe diventato un uomo diverso, chissà, forse più allegro. Ma non è successo, lui doveva avere me con Tina, provare a far andare le cose con una tossicodipendente, e poi crescermi da solo. Siamo sempre stati solo io e lui, e non ho mai saputo cosa volesse dire avere una madre finché non è finalmente arrivata lei. Hanno avuto troppo poco tempo insieme, e ora chissà quanto gliene resta.

"Perché non vai a casa a cambiarti? E forse dormire un po'. Ci diamo il cambio." Lo dice con le migliori delle intenzioni, ma non sono così sicura di voler tornare in quella casa.

"Non... mi sembra strano tornare senza lui. Resto ancora un po'."

   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
   >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Romantico / Vai alla pagina dell'autore: crazycrix