Storie originali > Fantascienza
Ricorda la storia  |      
Autore: Longview    08/05/2017    0 recensioni
Soffro di amnesia. I dottori la chiamano "amnesia lacunare": se rappresentassi la mia vita come un segmento, di tanto in tanto vedreste dei vuoti, dei tratti mancanti. È come una strada piena di buche, o un disco rovinato che, quando riprodotto, si blocca o salta.
Genere: Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
HTML Editor - Full Version

È tutto accaduto, più o meno. La maggior parte dei fatti narrati in queste pagine sono veri; il resto è il risultato di racconti e memorie rovinate dalla pioggia degli anni, che è caduta su di me sottile e sinceramente divertita nel vedere inchiostro nero colarmi dagli occhi e dalle orecchie. Nella calma dopo la tempesta ho avuto il tempo di rimettere insieme i pezzi distrutti e logori di una mente che non ha mai voluto collaborare, ma l’impresa era troppo ardua. La carta era fradicia e i tratti di penna erano ormai indistinte macchie. Tutto era sbiadito e perduto.
Soffro di amnesia. I dottori la chiamano “amnesia lacunare”: se rappresentassi la mia vita come un segmento, di tanto in tanto vedreste dei vuoti, dei tratti mancanti. È come una strada piena di buche, o un disco rovinato che, quando riprodotto, si blocca o salta. Non ho veri e propri ricordi, ma solo immagini sbiadite che si sono stampate nella mia mente molto tempo fa e che tento costantemente di sistemare nel giusto ordine affinché possano trovare un senso. I rapporti causa-effetto, nel migliore dei casi, vengono rovesciati; altre volte non sono in grado di trovare il perché di certi eventi. Sono condannato, perché non troverò mai soluzione al mio problema. L’unica cosa che mi è sempre stata consigliata, è quella di raccontare. Raccontare finché la memoria non svanisce nel nulla, continuare finché non esaurisco tutto il fiato che ho in corpo.
Quand’ero ragazzo mia madre mi regalò questo quaderno dicendomi di usarlo ogni giorno, per imprimere su carta le mie esperienze e non perderle mai più; ho seguito il suo consiglio, ma ora, tornando sulle vecchie pagine, mi sembra di leggere la vita di uno sconosciuto, di essere il silenzioso spettatore di una storia così intima e lontana. Non sono nemmeno certo che fu mia madre a regalarmi questo quaderno. Ma voglio fare un resoconto di questa mia vita, anche se quel che ho impresso nella mente è solo una piccola parte di tutta la mia esistenza. Voglio mettere alla prova la  conoscenza che ho di me stesso, senza rovinarmi il lavoro scoprendo in anticipo ciò che ho scritto tra queste righe.
I pochi ricordi che ancora mi tengo stretto hanno inizio una decina di anni fa, quando la guerra prese a insinuarsi nel paese e negli animi delle persone: per le strade della mia città incontravo solo occhi sospettosi, diffidenti. Non so per cosa si combattesse, ma presto dovetti abituarmi all’idea di una vita da rifugiato. Scappai alla ricerca di un luogo sicuro e lontano dalla desolazione. Non avevo famiglia, o almeno credo, ma ero sposato: partii con mia moglie, intraprendendo un viaggio senza fine verso il deserto; la morte era diventata un fatto quotidiano, e, quando ci fermavamo per fare rifornimento di viveri e benzina, affrontavamo sempre nuovi pericoli che minacciavano la nostra incolumità. 
Per comprendere appieno l’atmosfera che si respirava in quel periodo, basti pensare a un mondo in cui si è in costante lotta l’uno contro l’altro per la supremazia generale. Come ho già detto, non so cosa stesse accadendo: l’ipotesi più accreditata al momento è che fosse avvenuto un colpo di Stato, e per questo motivo era nato il caos tra la popolazione. Circolava la voce che alcuni moderati si nascondessero in piccole comunità nel deserto, e, spinti dalla speranza, io e mia moglie ci eravamo messi in viaggio. Sinceramente, non ero fiducioso; gli intoppi incontrati lungo il nostro cammino aumentavano ogni giorno, e ormai il desiderio di raggiungere quel luogo sicuro era diventato solo un inutile sogno. Poco tempo dopo, complice forse il mio pessimismo, mia moglie scomparì; non ricordo cosa accadde, ma da un momento all’altro non la trovai più al mio fianco. Proseguii da solo, ma sfortunatamente non conosco neanch’io la conclusione di questa mia storia. In qualche modo mi sono salvato, tuttavia. 
Ma, mentre scrivevo di questi tristi avvenimenti, una domanda mi è sorta spontanea: dove mi trovo, per la precisione? È notte, e fatico a distinguere l’ambiente circostante, all’infuori del piccolo spazio illuminato dalla candela. Un vento gelido mi penetra fino alle ossa e mi sussurra nelle orecchie; sento strani echi di voci lontane, che non riesco a distinguere con precisione. Sembra provengano da fuori. Sussurrano il mio nome.
-John Smith…-

Apro gli occhi. È giorno, o forse sono solo accecato dal candore di questa stanza. Mi sento confuso, come all’interno di una bolla; non riesco a percepire il mondo esterno con nitidezza, e i miei sensi paiono intorpiditi. C’è un vetro a qualche metro di distanza che mostra uno spettacolo che mi fa rabbrividire: il nero più profondo entra in perfetto contrasto con il bianco di queste pareti, e mi paralizza. Barcollo, ma mi accorgo di essere già accasciato sul pavimento. Le stesse voci che prima percepivo appena, ora sono più forti e distinte; mi concentro su di esse non appena sono in grado di avere piena coscienza di me.
-Questo è un messaggio registrato. Benvenuto, John Smith, sulla Traveller 3000. Si è appena concluso il tuo periodo di ibernazione: potresti avvertire mal di testa, nausea e perdita di memoria. Otto anni fa la nostra missione ha permesso la sopravvivenza di alcuni esemplari della razza umana, scelti tra i migliori del pianeta Terra. Dopo il rovesciamento del governo allora in vigore, il mondo era nel caos; fu necessario prendere dei provvedimenti, e la famiglia reale decise di salvare te, figlio prediletto della loro casata. In molti ti davano la caccia, ma ti salvammo giusto in tempo per imbarcarti su questa navicella, ibernarti e lanciarti verso il pianeta abitabile più vicino al nostro, ormai in rovina. Se stai ascoltando questo messaggio, vuol dire che il viaggio è quasi concluso. Al tuo arrivo troverai altri tuoi simili, con i quali potrai entrare in contatto e ricostruire la specie. È un compito arduo ma doveroso. Non rendere vani i nostri sforzi-. 

  
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Fantascienza / Vai alla pagina dell'autore: Longview