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Autore: Crilu_98    12/05/2017    5 recensioni
Secondo capitolo de "The Walker Series" - non è necessario aver letto la prima storia.
Mark ed Elizabeth Walker sono fratelli ma non si vedono da dieci anni, da quando un terribile incidente ha cambiato per sempre le loro vite. Elizabeth è una ragazza insicura e tormentata dai sensi di colpa che all'improvviso è costretta a lasciare la cittadina di campagna dove ha sempre vissuto e a raggiungere San Francisco per salvare il fratello. Aiutata da uno scontroso gentiluomo dalle origini misteriose, da una risoluta ereditiera poco convenzionale e da un impacciato pescatore italiano, Elizabeth dovrà fronteggiare un intrigo molto più grande di lei. Un complotto che potrebbe diventare la miccia di un'incontrollabile rivolta operaia...
Genere: Azione, Romantico, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo | Contesto: Il Novecento
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'THE WALKER SERIES '
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Respirai a fondo la brezza marina: ora che mi stavo abituando all'odore forte del pesce e del porto, quel venticello fresco e corroborante era ciò che mi serviva per racimolare il coraggio di avvicinarmi alle barche da pesca. Avevo passato l'intera giornata nell'appartamento di Price, che invece l'aveva abbandonato la mattina presto per "fare dei giri", come aveva detto lui: era in uno stato febbrile e nervoso, pronunciava sottovoce i nomi delle persone che doveva incontrare e aveva impiegato quasi mezz'ora nel cercare il cappello.
-Se ti agiti sempre così capisco perché in quasi un mese non sei stato di alcun aiuto per Mark!- avevo borbottato, porgendogli il copricapo ed interrompendo così la sua ricerca costellata da imprecazioni. Connor aveva emesso un basso grugnito che poteva avere numerose interpretazioni, che variavano da 'grazie' a 'togliti dai piedi'.
L'attesa era stata snervante, nonostante mi fossi tenuta occupata nel riordinare la casa: mi ero applicata con impegno e determinazione per non lasciarmi sopraffare dallo sconforto, con il risultato che adesso le braccia e le spalle mi dolevano per le ore passate a sfregare le superfici incrostate.
Rabbrividii al pensiero dell'incuria di Connor e di quanto ci fosse ancora da fare per rendere presentabile quell'appartamento.
Finalmente individuai Tony, intento a rammendare una rete su una delle imbarcazioni: nonostante fosse quasi il tramonto e il sole calasse rapidamente, il ragazzo non sembrava aver difficoltà nell'esaminare le corde e chiudere i buchi tra le maglie con rapidi e precisi movimenti dell'ago.
Mi incamminai lungo il molo di legno, mentre il vento faceva ondeggiare le mie gonne in maniera buffa, tanto che per poco non inciampai; mi sentivo a disagio sotto lo sguardo indagatore e curioso di tutti quegli uomini, molti dei quali italiani. Tony alzò lo sguardo quando ero quasi arrivata davanti a lui e scoprì i denti candidi in un sorriso:
-Allora Price non l'ha mangiata!- ridacchiò, lanciando il suo capo della rete ad uno dei compagni, che protestò infastidito. Tony si strinse nelle spalle e gli mormorò qualcosa in italiano con aria gioviale, prima di raggiungermi e prendermi a braccetto con familiarità:
-Dove andiamo?- chiesi, divertita.
-Ovunque lei vuole, signorina Walker!-
-Ma non deve lavorare?-
-Come vede, ho appena smontato!- replicò lui in tono furbo.
Il mio buonumore si smorzò quando ricordai perché ero uscita a cercarlo e sospirai:
-Qualcosa non va?-
-Temo di sì.-
Mi fermai solo quando fui sicura che nessuno prestasse ci più attenzione e portai una mano al colletto chiuso del vestito, desiderando di poterlo aprire per far passare più aria: stavo soffocando.
-Le avevo già detto perché mi trovo a San Fransisco, giusto? Beh, mio fratello Mark rischia di essere giustiziato per un omicidio che ha commesso tanti anni fa. La sua vita dipende dalla testimonianza dell'uomo che l'ha denunciato.-
Non era così che avrei voluto introdurre l'argomento: se Tony, al contrario di quanto pensavo, fosse stato implicato negli affari malavitosi dei suoi conterranei, avremmo perso ogni possibilità di rintracciare Roger Jefferson e costringerlo a cambiare versione. In quel momento, però, avevo un estremo bisogno di chiarire la situazione con lui: tenevo al suo giudizio e sapevo che mi ero comportata in modo strano e sospetto, l'ultima volta che ci eravamo visti.
Tony sgranò gli occhi, poi si passò una mano sul mento rasato:
-Perché mi sta dicendo queste cose proprio adesso?-
-Perché voglio che capisca che c'è un motivo dietro a tutto ciò che ho fatto fin da quando ci siamo conosciuti… E anche perché ho bisogno di aiuto.-
Il ragazzo annuì:
-Di cosa si tratta?-
-Ecco… Non si offenda, ma… - tentennai, non riuscendo a trovare un modo delicato per introdurre l'argomento. Mi sorpresi a pensare che al mio posto Barbara Calloway non avrebbe avuto problemi.
-In breve, l'uomo che cerco si chiama Roger Jefferson ed è affiliato ad una delle bande criminali di San Francisco… Io mi chiedevo se lei…-
-Se ne sapessi qualcosa?- ringhiò Tony, improvvisamente teso e sbigottito -Perché? Perché sono italiano?-
-Beh, Price ha detto…-
-Ah, giusto, Price!- sbuffò lui, sempre più adirato. Poi all'improvviso si acquietò e mi studiò attentamente con i suoi occhi scuri:
-Che relazione c'è tra lei e Price?-
-Scusi?-
-Mi ha sentito: la natura della vostra relazione.-
-Ha qualche importanza?-
-Per me, moltissima. Non tocco la donna di qualcun altro!-
Scoppiai a ridere incredula:
-Io e Connor Price? Non scherziamo! E' il migliore amico di mio fratello e mi sta dando una mano a liberarlo… Tutto qui. Non sono la sua donna, per amor del Cielo!-
Tony fece un mesto sorriso e chinò il capo in un gesto di scuse:
-Se le cose stanno così, allora l'aiuterò volentieri… Anche se non ho nulla a che fare con questa gente, sia chiaro! Però vedrò di chiedere in giro se qualcuno conosce Roger Jefferson.-
-Grazie, Tony, lo apprezzo molto. Ci conosciamo appena eppure non so come avrei fatto se non l'avessi incontrata… Sono in debito con lei.-
Lui si strinse nuovamente nelle spalle: probabilmente era un suo gesto abituale per oltrepassare una questione che non gli andava a genio. Mi riprese gentilmente sottobraccio:
-Non ci pensi più e per un poco, signorina Walker, veda di rilassarsi. Per quanto riguarda questo debito nei miei confronti… Beh, credo che un paio d'ore spese in mia compagnia basteranno a ripagarlo!-
Risi, lasciandomi condurre verso il litorale: era da pazzi fidarsi così di un uomo che non conoscevo, ma Tony aveva una luce sincera e cortese negli occhi e si era sempre comportato bene con me.
-Signorina Walker, posso farle una domanda?- chiese Tony dopo un po'.
-Solo se mi chiami Elizabeth e smetti di darmi del lei!- replicai io, osservando con meraviglia il tramonto che tingeva di rosa ed arancione le acque dell'Oceano.
-Elizabeth… Cosa ha fatto tuo fratello?-
Mi irrigidii e la sensazione di pace e tranquillità che le rassicurazioni del ragazzo avevano instillato in me svanirono di colpo. Mi appoggiai ad un muretto di legno che costeggiava la spiaggia e lo fissai assorta mentre lui aspettava pazientemente la mia risposta, deciso a non lasciar cadere il discorso. 
-Dieci anni fa… Sono stata quasi deflorata da un gruppo di pistoleri che si trovavano di passaggio nella nostra città.- Era straordinario come il dovermi confrontare per forza con ciò che mi era accaduto fosse molto più utile degli anni spesi a cercare di dimenticarlo. Più ci riflettevo, più riuscivo ad assumere un atteggiamento distaccato nei confronti di quei dolorosi ricordi; a casa, invece, più ci sforzavamo di ignorarli e più questi aleggiavano tra noi.
Tony strinse le labbra ed incrociò le braccia al petto, turbato:
-Mi dispiace…-
-No… Mio fratello… Lui è arrivato in tempo, ma nella colluttazione ha ucciso uno di quegli uomini. A Rosenville non avrebbe mai ottenuto un processo equo, perciò mio padre l'ha convinto a fuggire. Non abbiamo avuto più notizie di lui finché il signor Price non ci ha scritto per informarci che era finito in prigione.-
Il ragazzo saltò sul muretto in pietra che costeggiava la spiaggia battuta dal vento, continuando a camminare al mio fianco:
-E' una situazione complicata e se non vuoi dirmi altro, lo capisco. Volevo solo essere certo di non immischiarmi in qualcosa di losco!-
-Non te lo chiederei mai!-
-Lo so. Ti conosco poco, ma credo che tu sia una persona degna di fiducia. E' di Price che non mi fido.-
Il tono stizzito della sua voce e il luccichio indispettito che brillò nei suoi occhi castani per un fugace momento mi spinse a ripensare alle parole di poco prima.
-Tony… Quando hai detto che non tocchi la donna di un altro…-
Con mia estrema sorpresa, Tony arrossì fino alla punta delle orecchie e si passò una mano tra i capelli, spettinandoseli:
-Signorina Wlaker… Elizabeth, io… Sono stato scortese e precipitoso, ecco!-
Sbuffai e gli lanciai un'occhiata perentoria, divertita dal suo imbarazzo ma decisa anch'io ad ottenere le informazioni che volevo. Alla fine lui capitolò:
-Fin dal nostro primo incontro, mi hai incuriosito e suscitato meraviglia… Ti reputo una bella ragazza, dolce, forse troppo intraprendente… Ma, per quanto mi sembri incredibile, mi piace anche questo lato di te. Mi piaci. Non prenderla come una dichiarazione, perché non lo è, però… Pensaci su. Comunque andrà a finire la storia di tuo fratello, io sarò qui ad aspettarti per conoscerti meglio. E poi, chissà, corteggiarti…-
Mi bloccai, stupita dalla semplicità e dall'onestà che mi stava dimostrando. Lo squadrai bene, soffermandomi sui lineamenti spigolosi, sui capelli riccioluti e scuri che gli davano un'aria da bambino, sui vestiti consumati ma perfettamente in ordine. Tony era un lavoratore, un ragazzo sveglio e capace, con cui ogni donna avrebbe desiderato metter su famiglia. E allora perché io, seppur lusingata dalle sue parole e positivamente colpita dal suo comportamento, mi ritrovai ad immaginare al suo posto Connor Price?
Fu un pensiero fugace, ma bastò a cancellarmi il sorriso dalla faccia: quel bacio tra noi era stata una finzione dettata dal momento di pericolo, un segreto privo di valore. Ma Connor era stato così intenso nella sua intrusione! Come se baciarmi fosse l'unica cosa importante al mondo! Ero certa che Tony, con il suo candore e la sua sincerità, non mi avrebbe mai toccato in quel modo.
-Elizabeth, ti ho turbato, perdonami…-
-No, al contrario: è stato bello passeggiare con te e parlare. Vorrei solo che ci fossimo incontrati in circostanze diverse… Si è fatto tardi, mi accompagni a casa?-
Tony annuì e tornammo indietro continuando a chiacchierare tranquillamente, ma l'atmosfera leggera e rilassata di pochi minuti prima era svanita.
 
Appena entrata nell'appartamento dovetti fare i conti con un Connor parecchio nervoso ed intrattabile.
-Dove sei stata?- sbraitò, appoggiandosi con le spalle allo stipite della porta del soggiorno.
-Scommetto che se provassi a farti la stessa domanda tu non risponderesti…- borbottai, alzando gli occhi al cielo. Provai a superarlo per dirigermi in cucina e preparare la cena, ma l'uomo non sembrava intenzionato a spostarsi.
-Dove sei stata?- ripeté, severo.
-A parlare con Tony, come programmato. Che problema hai?-
Connor socchiuse gli occhi:
-Fino a quest'ora?-
-Il sole è tramontato da meno di mezz'ora, Connor: ripeto, qual è il tuo problema?-
-Nessuno!- borbottò lui, scostandosi e permettendomi di passare. Credevo che l'interrogatorio fosse finito lì, ma lui mi seguì fino al minuscolo cucinino, sempre fissandomi con quell'aria torva:
-Che ti ha detto il bell'italiano?-
-Smettila di chiamarlo così! Ha detto che ci aiuterà, o piuttosto, che aiuterà me, visto che ti detesta!
-Che gentiluomo! Scommetto che ti ha anche riaccompagnato a casa!-
Mi voltai verso di lui con le mani sui fianchi:
-Sì, l'ha fatto, e allora? Ha anche chiarito le sue intenzioni nei miei confronti, se lo vuoi sapere! Comunque sono affari miei: tu, piuttosto, hai trovato Jefferson?-
Price rimase qualche istante in silenzio, sbattendo le palpebre, poi mormorò un 'no' a malapena udibile ed abbandonò la stanza, lasciandomi finalmente cucinare in pace.
 
 
Angolo Autrice:
Una bella passeggiata corroborante sarebbe stata un bene per la nostra Lizzie, se non fosse stata accompagnata da discorsi così impegnativi! Tony ha scoperto le sue carte, ora tocca ad Elizabeth decidere… E nel frattempo Jefferson rimane introvabile. Che ne dite del capitolo???
Alla prossima!
 
Crilu 
   
 
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