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Autore: RoryMaeda    13/05/2017    0 recensioni
Le storie di alcuni personaggi peculiari, dal passato travagliato, corrotti, abusati, o semplicemente fuori di testa, che convogliano tutte nello stesso posto e s’intrecciano in un turbine di emozioni e sparatorie. Nessun colpo escluso, né basso né ingiusto, nessuno si salva, neppure bambini e anziani, e le donne sono gli individui più pericolosi…
Ispirato ad un gioco di ruolo.
Genere: Azione, Drammatico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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Ty saluta Gigi, miss Sykes, o Cait, a seconda dei punti di vista, e lascia il parcheggio per mettersi in strada.

Rientra nel suo appartamento con la borsa di carta e anche una della spesa, e trova il suo mini-me, un biondino un terzo di lui ― una goccia d’acqua ― in pigiama sul divano che gioca con il telefono cellulare (il vecchio indistruttibile Nokia 3310). Quando il bambino vede Tyler si alza, lascia il telefono sul divano, e corre a fargli le feste abbracciandolo.

“Sei ancora sveglio?”

Il bambino torna serio.

“Non riesco più a dormire…”

“Brutti sogni?”

“Sì…”

Ty si accovaccia e abbraccia il bambino.

Il bambino poi sbircia nella spesa e Ty la lascia lì e ne approfitta per portare la busta di carta in cucina. Apre uno sportello della credenza e con occhi vispi ci infila dentro la busta, nel buio e nel vuoto dello scomparto lasciato in serbo apposta per questo.

“Non hai comprato i Twinkies!”

“Thory, ti fanno male i Twinkies!”

No che non mi fanno male!”

Ty chiude lo sportello, con la voce di Thory che ancora protesta.

 

Ty riapre lo sportello e afferra nel panico la busta, dimenticandosi poi dello sportello. Ha la giacca di pelle addosso e le occhiaie e gli occhi stanchi. Afferra e si mette in spalla uno zaino. Thory il suo già ce l’ha, ed è vestito per uscire come se dovesse andare a scuola, ma dorme in piedi e fuori è buio.

Ty tira per il braccio Thory fuori dall’appartamento, con così tanta foga da non curarsi di richiudere la porta, e corrono all’ascensore. Ty preme il pulsante per richiamarlo più volte, come se una non bastasse, mentre Thory cerca di risvegliarsi.

“Dove andiamo?”

Ty lo guarda e basta, fissando il suo viso addormentato e il suo sguardo rintontito. Con un sospiro si impone di calmarsi.

“A fare un giro…”

“Ma io ho sonno!”

“Dormirai in macchina!”

“Andiamo a trovare Leen?”

Le porte dell’ascensore si aprono, ma Ty rimane pensieroso alla richiesta di Thory e si impasta la bocca prima di rispondere.

“Leen adesso ha da fare. Ci andiamo un’altra volta”

A quel punto lo trascina dentro alla cabina dell’ascensore e preme il pulsante per il B1. Dopo una breve attesa le porte si chiudono.

 

Con un beep le porte si aprono. Ty trascina Thory nel parcheggio guardandosi intorno con paranoia. Tiene stretta la busta al petto e l’altra mano invece stringe il braccio di Thory sempre di più, tant’è che il bambino fa una smorfia di dolore, già affaticato dal passo troppo svelto per le sue gambe.

“Mi fai male!”

“Scusa!”

Ty allenta la presa ma non rallenta il passo. Quando arrivano davanti al cofano posteriore di una Honda Acura del ‘98 color rame, Ty si ferma e spinge Thory verso la fiancata destra.

Sali!”

Mentre si guarda intorno, infila la mano ora libera in tasca e tira fuori le chiavi, che usa per sbloccare la serratura centralizzata dell’auto. Thory apre la portiera e sale, ma Ty rimane lì, pietrificandosi al suono di passi in corsa che riecheggiano nel parcheggio sotterraneo. Sull’attenti si guarda intorno e ripone le chiavi in tasca per andare invece a infilare la mano nella busta.

Vede un’ombra in fondo al parcheggio, poi sente il rumore di un grosso furgone e si gira in quella direzione. Riconosce il Ford Pickup e sgrana gli occhi. Estrae la pistola e la punta verso il veicolo che si avvicina sgasando e preme il grilletto.

 

Non succede niente!

 

Il furgone gli si ferma davanti a pochi passi in una sgommata e la sagoma all’interno apre lo sportello per scendere. Ty allora, se pur nel panico, riesce a togliere la sicura e preme di nuovo il grilletto. Stavolta parte un colpo che lo assorda,

 

BOOM!

 

Thory grida di spavento da dentro la Acura. L’uomo del furgone si accovaccia facendosi scudo con lo sportello e Ty spara di nuovo, e di nuovo, e di nuovo, mentre si muove di lato per accedere alla macchina. Ma si accorge che il Pickup ostruisce l’uscita della sua macchina, se pur parzialmente. Fa i suoi conti in testa e stringe i denti in una smorfia di rabbia. A quel punto usa la mano sinistra per sbattere due colpi sul cofano posteriore della Acura, attirando così l’attenzione di Thory.

“Esci!”

Il bambino gira la testa per guardare il fratellone dal lunotto posteriore, titubante e confuso.

Esci!”

A quel punto Thory obbedisce ed esce dalla macchina, lasciando lo sportello aperto. È terrorizzato, ma sgambetta verso Ty e gli prende la mano sinistra con entrambe le sue, cercando protezione. Ty invece torna a concentrarsi sul furgone, in particolare la sagoma di cui si vedono soltanto le scarpe dietro allo sportello del furgone. Tenendolo sotto tiro, Ty indietreggia, trascinandosi dietro Thory.

A venti metri dal furgone, l’uomo torna in piedi. Ty riconosce una pistola nella mano dell’uomo e così svuota la rivoltella contro lo sportello, costringendo l’uomo a cercare copertura dentro l’abitacolo. A quel punto Ty si gira e trascina Thory via a gambe levate. Quando raggiungono il muro, una pallottola ci si infrange contro, e il rimbalzo coglie impreparato pure Ty che si ferma e si accovaccia, abbracciando Thory. Solo ora Ty si accorge di quanto è terrorizzato Thory; il bambino sta piangendo e rimarrà probabilmente traumatizzato, ma Ty non ha tempo per queste cose. Lancia un’occhiata verso il furgone e proprio in quel momento sente il motore ripartire. Un palpito al cuore e Ty torna in piedi e trascina Thory su per la rampa di uscita.

Il motore ruggente li segue fuori dal parcheggio sotterraneo, per strada. È notte fonda ma la città non dorme mai, ci sono barboni, nottambuli, gente che torna a casa dal lavoro e gente che ci va adesso. Aerei che atterrano, aerei che partono, e macchine. Solo qualcuno si gira a guardare incuriosito i due biondi che corrono spaventati, e nessuno riesce a mettere occhio sulla grossa rivoltella che Ty maneggia.

Il furgone si mette in strada e rallenta, ma continua a seguire i due giovani, che corrono all’impazzata fino alla scalinata che porta alla metro. Prima di scendere, Ty gira la testa per vedere cosa ha intenzione di fare il guidatore del furgone e lo nota proseguire dritto. Con un sospiro di sollievo rallenta il passo e scende gli scalini.

In fondo alle scale si ferma e si gira e si accovaccia, per prendere Thory per le spalle, guardarlo in faccia, con la grossa pistola che pesa sulla spalla sinistra del bambino. Thory non ci fa troppo caso, perso nel piagnisteo, ma i passanti cominciano a posare gli occhi sui due biondi, e prima che Ty dica qualsiasi cosa al fratello, decide di infilarsi la pistola nella cintola dei jeans.

“Stai tranquillo. Siamo a posto adesso. Non è niente”

Thory singhiozza, ma si sta calmando. Ty lo abbraccia e poi torna in piedi, lo prende per mano e riprende il passo. Si guarda le spalle più volte, ma non riconosce nessuno, perciò accompagna Thory alle biglietterie automatiche e se pur con fretta, si prendono la cura di fare i biglietti. Ty continua a tener d’occhio la scalinata. I biglietti sono pronti e li preleva, e per un’ultima volta butta gli occhi sulla scalinata.

“Merda!”

Riconosce l’uomo di prima. Si somigliano. Ty torna vittima del panico e trascina di nuovo via Thory verso il corridoio che conduce a una delle piattaforme. Thory si rimette a piangere.

Arrivano alla piattaforma. Ty legge il pannello informativo che annuncia l’arrivo del prossimo treno in meno di un minuto, allora si sporge per sbirciare nel tunnel nella speranza di scorgere i fari del treno ma non vede altro che buio. Nell’attesa lascia di forza la mano di Thory, che allora abbraccia la vita del fratello, non prima che questo abbia sfilato la pistola dalla cintola. Thory affonda la faccia per piangere contro il fianco di Ty, mentre lui ricarica la pistola sotto gli occhi dei passeggeri della piattaforma, giusto una mezza dozzina di persone, un paio di barboni, e una vecchia squinternata, e nessuno si altera più di tanto, ma si scansano dal ragazzo e dalla pistola.

Ty tiene d’occhio il corridoio e il tunnel mentre sostituisce le cartucce vuote con le nuove, lasciando cadere quelle vuote per terra. Il metallo tintinna contro il cemento e attira ancora di più l’attenzione della gente. Ma il treno finalmente arriva al binario e apre le porte. Nessuno scende, tutti salgono, anche Ty e Thory, che gli scorazza dietro aggrappandosi alla sua cintola. Ricaricata la pistola, Ty mette la sicura e la infila nella tasca interna della giacca di pelle e incrocia uno ad uno gli sguardi degli altri passeggeri, i quali cercano posto negli altri vagoni. I passeggeri che erano già presenti, invece, ignari, continuano a ignorare, e Ty trova posto per Thory e lo fa sedere, mentre lui resta in piedi a fare la guardia fino a che il treno riparte.

Dopo i beep, le porte si chiudono. È allora che Ty incrocia lo sguardo con l’inseguitore, che si ferma sulla piattaforma e lo fissa con preoccupazione, a differenza di Ty che invece lo maledice con lo sguardo. Ma il treno parte, s’infila nel tunnel e i due fratelli riescono a fuggire.

 

“Bel cofano!”

Ty gira la testa alla voce rauca dell’omone nero che gli sorride, riferendosi alla Mazda RX7 rossa altamente modificata e tatuata, sul cui cofano motore Ty poggia il sedere. Ty sorride di rimando.

“Grazie!”

“Devi essere un tipo svelto per esserti fatto una macchina così a giudicare dalla tua età, quanti anni hai?”

“Ventidue”

“Boia!”

L’omone si carezza il catenaccio d’oro al petto e continua a sorridere. Scherzano sulle auto degli altri pischelli parcheggiate accanto e tutte intorno e poi l’omone si presenta come “Tyrese”

“Tu come ti chiami, biondino?”

“Tyler”

“Ah, un’altro Ty!”

“Già!”

“Allora ti chiamo biondino, ti dispiace?”

“No, no, fai pure”

Tyrese accompagna Tyler a fare una passeggiata per la strada popolata da macchine modificate e i loro possessori. Parlottano e indicano, commentano e criticano, poi Tyrese mostra a Tyler la sua Corvette C5 Nera.

“È pura, così com’è uscita di fabbrica, solamente che ha novantamila chilometri sotto al culo”

Novantamila? C’hai fatto la Route 66?”

“No, è che ci corro parecchio”

Tyler ammira la Corvette e Tyrese gli concede un tour completo. Poi comincia a parlare di corse.

“Dovresti partecipare”

“No, sono venuto solo a vedere”

“Hai paura, forse?”

“No!”

“Dai, quella belva mi sembra in grado di tenere il passo a Mitch e la sua Honda S2000”

“Sì, ma non me la sento di rischiare”

“Guarda che non ci giochiamo mica il libretto della macchina, non è Fast & Furious. Non so da dove vieni tu ma qua a Spokane si scommettono i verdoni”

Tyler ridacchia.

“Quant’è la posta in gioco?”

“Duecento”

“Fanculo!”

Dai! Non dirmi che sei venuto fin qui con quel bolide senza soldi in tasca…”

“No, in effetti no”

Alla fine lo convince.

 

6 vetture sportive sono in fila in coppia lungo la strada, motori accesi, pronte a partire. Tyler è in fondo accanto a una raffinata Porsche 993 Cabriolet gialla che lo preoccupa. Davanti a loro ci sono una Chevrolet Camaro del ‘98 Blu con striscie bianche, la Honda S2000 bianca modificata e tatuata analogalmente alla RX7 di Tyler. In prima fila ci sono una Dodge Challenger R/T del ‘70 Verde e la Corvette C5 nera di Tyrese. Davanti a tutti una ragazza in ghingheri si appresta a dare il via, e si scansa dalla strada, con le braccia alzate.

I motori ruggiscono.

La ragazza abbassa le braccia e le macchine partono a razzo in una nuvola di gomma bruciata.

 

Ride.

 

“Fai bene a ridere! Brutto stronzo! Offri da bere almeno!”

Abbaia Mitch, un palo con gli occhiali e i baffetti. Tyrese e gli altri ridono. Tyler prende fiato e cerca di prendere parola, mentre viene sballottolato dalle manate e le spinte dei compagni di corsa, facendolo sbattere contro il bancone del bar.

“Va bene! Offro io! Bevete fino a scoppiare. Ma non vi riporto io a casa!”

Ridono.

Tyrese prende per spalla Tyler e gli parla nell’orecchio.

“Ti stimo fratello. Mitch non perde una corsa da due mesi. Stavamo per tonfarlo di botte e sfasciargli la macchina dall’incazzatura. O almeno io stavo per farlo, ehehe”

“Si vince e si perde” borbotta Tyler, e si gira a ordinare al barista.

Tyrese gli si affianca, per continuare.

“No, seriamente. Cosa cazzo c’è dentro quel cofano? Dinamite? Hai svaligiato una banca?”

“Ho svaligiato un negozio di parti”

Tyrese ride. Poi torna a fare il pagliaccio del gruppo. Tyler si limita a osservare, bere, e pagare per tutti.

 

“Dove l’hai lasciata la macchina?”

Tyrese accosta l’Escalade sul marciapiede ma lascia il motore acceso. Tyler ha bevuto troppo, ma c’è ancora con la testa, e dopo un rutto, risponde.

“Nel garage”

“E come ci sei venuto al bar?”

“Mi sei venuto a prendere tu, stronzo! Non te lo ricordi?”

“Boia! Mi sa che abbiamo bevuto troppo. Ce la fai a salire?”

“Ma vaffanculo!”

Si fanno una risata. Poi Tyrese dà una pacca sulla spalla al nuovo amico.

“Stammi bene biondino. Ci si vede in giro!”

“Certo Ty! Oddio che effetto chiamarti Ty, sembra di chiamare me stesso!”

“Tu sei ubriaco fratello. Vattene a letto!”

Ridono ancora, poi Tyler si decide a uscire dal grosso SUV e saluta Tyrese, avviandosi poi al portone del condominio.

 

Una volta nell’appartamento, chiude la porta e si appoggia con la schiena ad essa, a riprendersi, senza ancora aver acceso la luce. D’un tratto gli cadono le chiavi di mano, in un frastuono.

“Porc…”

Si china faticosamente a raccoglierle e grugnisce come un vecchio, poi accende la luce e si trascina al divano, calciando un oggettino di plastica. Se ne accorge in ritardo, perciò torna indietro e si accovaccia e per poco non cade di muso per terra.

Esamina l’oggetto. Deve prima metterlo a fuoco e tornare un po' sobrio per riconoscerlo, ma poi è chiaro che si tratta del 3310 di Thory, con lo schermo adesso incrinato e la tastierina sguarnita, per colpa della scarpa e del peso di Tyler, ovviamente. Quest’ultimo rimane a lungo a riflettere e a fissare lo schermo incrinato ma acceso del telefono. Non è in stand-by, lo schermo indica un numero di telefono. Tyler lo legge con difficoltà, ma poi una scarica di adrenalina lo fa tornare sobrio tutto d’un pezzo.

Torna dritto e infila il telefono in tasca, e si guarda intorno. Subito si gonfia i polmoni.

“Thory?”

Cerca l’appartamento. Va prima nella cameretta: il letto è sfatto e l’armadio è aperto.

Tyler non vede lo zaino di Thory.

Continua a cercare. Va in camera e apre l’anta dell’armadio e si alza sulle punte delle scarpe per raggiungere la mensola più alta.

La busta di carta non c’è.

Sgrana gli occhi, rimane ancora lì impalato e poi lentamente si rilassa sui talloni e riflette.

D’un tratto impreca.

Compone un numero sul proprio telefono.

Irraggiungibile.

Ne compone un altro.

Irraggiungibile.

“Brutto stronzo, pezzo di merda, figlio di puttana!”

A quel punto, d’impulso, lancia il telefono contro il muro, frantumandolo.

Respira d’affanno ed è su tutte le furie. Quando si calma, tira fuori il 3310 di Thory e lo ammira, prendendosi tutto il tempo per calmarsi del tutto.

Torna nella cameretta di Thory e si siede sul suo letto. Si lascia andare ad un breve pianto di nervoso, poi decide che è sufficiente e si pulisce la faccia con il dorso del braccio e compone un nuovo numero a fatica per via dello schermo incrinato del Nokia.

Dall’altra parte risponde una donna vestita di nero, dalla faccia pallida, la voce morta, disillusa, ma il tono fiducioso.

“Thory?”

Tyler si congela. Ha di nuovo gli occhi lucidi e fa fatica a parlare. Respira solamente nel telefono, facendo capire alla donna dall’altra parte che qualcuno c’è.

“Thory? Sei lì?”

Ancora non parla.

“Non sei Thory, vero?”

“Leen, sono io”

“Tyler! Dov’è Thory?”

Un anno prima…

Tyler entra al Bar Gold, in Downtown Los Angeles, poco prima dell’ora di chiusura. La notte è ancora giovane e non fa freddo, ma Tyler ha comunque addosso una giacca di pelle. Al bancone nota una donna vestita da motociclista, con la schiena ricurva e la faccia immersa in un bicchiere. Scena tipica, niente di rilevante, per il resto il locale è vuoto. Tyler si ferma al bancone e ordina una Vodka liscia. Il barista gli chiede i documenti e lui, ridacchiando sarcasticamente, glieli mostra, e poi ottiene il suo drink, che prende a sorseggiare scuotendo la testa in protesta. Posa gli occhi sulla motociclista, incuriosito. Lei se ne accorge e incrocia il suo sguardo per un attimo, poi torna sul proprio drink. Ma esordisce.

“Che pretendi? Hai la faccia da dodicenne…”

Tyler spalanca la bocca ma resta zitto.

“Tranquillo, li ha chiesti pure a me, niente di personale”

Tyler prende parola.

“Non ha tutti i torti…”

La motociclista emerge lo sguardo dal bicchiere, volgendolo al ragazzo. Ha il volto pallido, i capelli color pece, gli occhi privi di colore e le labbra prive di vita. Pare una vampira. Ma la voce ha un timbro carico di risentimento.

“Stai forse dicendo che ti sembro una dodicenne?”

Tyler resta a fissarla per un po'. Si fa prendere dall’imbarazzo. Poi, accortosene, sdrammatizza con una risatina nervosa, volgendo lo sguardo al proprio drink.

No, veramente parlavo di me…”

La motociclista solleva un sopracciglio. Ormai è incuriosita dal biondino, e il proprio superalcolico può aspettare. Tyler sorseggia invece la sua Vodka, facendo fatica a buttarla giù, e poi si accorge di avere gli occhi della donna addosso. Si sente in dovere di articolare.

“È il mio compleanno oggi. Faccio ventunanni. Posso bere legalmente. Woo Hoo!” dice con ironia.

La donna lo fissa senza muover ciglio. Tyler si sente a disagio, e in soggezione, perciò perde l’ironia, ma non il sarcasmo.

“Ma vabbeh, tanto è una vita che mio padre mi fa ubriacare di birra, quindi… Non si può dire che sia la mia prima bevuta…”

Tyler solleva il bicchiere per un brindisi, con il sorriso sarcastico. La donna non lo asseconda e così Tyler fa il brindisi da solo e poi si scola la Vodka a fatica, quasi rimettendoci le penne, e posa il bicchiere con più forza del necessario, attirando l’attenzione del barista intento a sistemare.

“Un’altro, per favore!”

“Vacci piano, amico. Non ti raccato dal pavimento…”

“No, tranquillo! Solo questo e poi me ne vado. Promesso!”

Il barista lo compiace.

“Soltanto perché è il tuo compleanno!”

“La ringrazio. Lei è molto gentile!”

“Ma fanne meno, pischello! Pensa a trovarti la ragazza, va!”

Tyler ridacchia e accetta il refill, rendendosi conto di come la donna lo stia ancora fissando. A quel punto ridacchia e le propone un altro brindisi.

“Io mi chiamo Tyler. Mi sembri una ragazza spassosa, forse dovremmo uscire insieme!”

Il sarcasmo finalmente incrina la barriera fino ad ora impenetrabile della motociclista, che lascia andare un accenno di sorriso al lato della bocca, con una ruga che raggrinzisce la guancia fino all’occhio. Anche il tono di voce cambia, salendo di qualche tono e risuonando quindi più vivo.

“Non sei il mio tipo”

La risposta secca di lei fa ridere Tyler di gusto. Poi lui beve e lei continua.

“Senza contare che potrei essere tua madre…”

Tyler quasi si affoga nel sorso di Vodka, e si forza di mandarlo giù, per poi intossicarsi come se avesse fumato uno spinello per la prima volta. La donna espira soddisfatta e divertita, ma senza cedere ad un sorriso. Ricompostosi, Tyler lascia lo sgabello per andare ad accostarsi alla donna. L’ultimo passo è cauto, per invadere lo spazio privato di lei gradualmente, lasciandole modo di reagire, ma non reagisce, e quindi Tyler ha modo di accostarsi e prendere posto accanto a lei e riprendere a bere come niente fosse.

Ad un certo punto, Tyler prende parola.

“Fammi indovinare… Esci solo di notte, su una moto di grossa cilindrata, di giorno non ti si vede neanche a pagarti, e quando effettivamente esci, di notte, ti rinchiudi nei ghetti a bruciarti l’anima nell’alcol, perché farti male è l’unica cosa che sai fare bene”

La donna gira la testa e guarda il profilo del volto di Tyler, assorto invece nel proprio drink. Lei è incredula, il suo volto lascia passare l’emozione stavolta senza freni, con tanto di colorito che ritorna alla pelle, che tra l’altro si accapona. Tyler si accorge di nuovo di avere gli occhi addosso di lei e si gira per incrociare il suo sguardo per un attimo, e poi torna sul proprio drink sorridendo ironicamente.

“Scherzo, eh! È che vestita così… Poi io che ne so, neanche ti conosco, non so neanche come ti chiami…”

“Leen”

Tyler si gira per incrociare il suo sguardo, ma Leen ha immerso il proprio nel bicchiere, che svuota.

Rimangono in silenzio. Lei fissa il bicchiere vuoto, lui fissa lei.

Poi lei finalmente si gira e incrocia il suo sguardo. I suoi occhi carichi di rimorso colpiscono quelli di Tyler carichi d’odio.

“Fammi indovinare…”

Alla voce pungente di Leen, Tyler già viene attraversato da una scarica di adrenalina che lo irrigidisce.

“Ti sposti da un posto all’altro in cerca di approvazione, ma in realtà stai scappando da qualcosa. E ti porti dietro un fardello più grande di te”

Tyler ha gli occhi lucidi, e si rende conto che anche Leen ce li ha. Entrambi distolgono lo sguardo l’uno dall’altra. Tyler ha modo di affogare il proprio imbarazzo nella Vodka rimasta. Tossisce, e poi esclama.

“Bingo!”

Con un tono ironico che attira lo sguardo di Leen. Poi lui continua.

“È così evidente?”

Leen lo fissa ancora con gli occhi lucidi, incurante di mostrare quel particolare, e poi distoglie lo sguardo e scansa il bicchiere. Caccia fuori i soldi, troppo abbonandanti per un solo drink. A quel punto risponde.

“No. Non lo è”

Tyler la fissa, ma lei torna impassibile e impenetrabile. Si massaggia la tempia e si asciuga gli occhi con le dita come fosse un’irritazione da cipolla.

“È che sono io che ne ho viste tante. Ho visto tanti occhi come i tuoi”

Tyler continua a studiarla ma non dice nulla. Posa poi l’occhio sul barista che passa e raccatta i soldi di Leen senza dare il resto.

“Non devi farmi la carità”

Leen si gira a guardarlo e ammica un altro dei suoi micro-sorrisi.

“Non ti preoccupare. Godo di buona salute finanziaria”

Tyler invece ridacchia divertito.

“Bel modo di metterla”

 

“Non lo so, Leen! È sparito!”

Tyler si alza in piedi e cammina avanti e indietro nella cameretta di Thory. Leen dall’altra parte è seduta alla sedia del tavolo della cucina, nella penombra da una lampada nell’angolo del salotto.

“Che vuoi dire, sparito? Dove sei, tu?”

Tyler sospira. Cerca di calmarsi. Si ferma. Si poggia al muro.

“Leen… È un po' che non ci si sente. Lo so”

“Non te ne fo una colpa, Tyler, ma dimmi cos’è successo, però!”

La voce di Leen è preoccupata, ma si accende una sigaretta con calma. Tyler comincia a piangere dal nervoso, cercando di controllarsi e di smettere.

“Un po' di tempo fa… Ti ricordi, ti dissi che pensavo di aver visto mio padre che mi pedinava?”

“Sì, me lo ricordo. Mi facesti preoccupare, e poi sei sparito. Sono stata in pensiero”

“Mi dispiace, avrei dovuto chiamarti”

“Io aspettavo una tua telefonata, ma immaginavo che quando saresti stato pronto mi avresti chiamato”

“Non me la sentivo”

“Lo so, non eravamo rimasti nel migliore dei rapporti, l’ultima volta”

“Già”

“Ma Tyler… Non è per un disaccorso che smetterò di rispondere al telefono o di parlarti”

Tyler si asciuga le lacrime e torna a sedersi sul letto.

“Mi dispiace, sono stato un coglione”

“Sì. Quello sì. Sei stato abbastanza un coglione. Diciamo che ti sei comportato troppo impulsivamente. Ma lo capisco, e non ti biasimo. Ora però dimmi che è successo”

Tyler si ricompone. Leen lo attende pazienetemente, fumando intando la sigaretta con soddisfazione. Quando Tyler è pronto, sposta il telefono sull’altro orecchio, trovando refrigerio, e riprende a parlare.

“Alla fine ho dovuto usare quella pistola, Leen”

“Quella che avevi preso sottobanco?”

“Sì”

“Tuo padre si è fatto vivo?”

“Sì”

“Vi ha fatto del male?”

“Non ci è riuscito. L’ho prevenuto”

“Che vuoi dire?”

“Voglio dire che gli ho scaricato la pistola contro prima che potesse arrivare a noi”

“L’hai…?”

“No…”

Tyler sospira, deluso.

“Meno male…”

Meno male? Avrei dovuto freddarlo quel figlio di puttana!”

“Sì, e finire in galera per omicidio. E poi chi ci pensava a Thory?”

Tyler fa una pausa, poi sorride.

“Io conosco una persona…”

Leen spiaccica la sigaretta nel posacenere e già ne accende un’altra, mentre il tono della sua voce cresce d’intensità, spinto dal nervosismo che si impadronisce di lei.

Oh No, Tyler! Non è proprio il caso! Non cominciare con questi discorsi!”

Tyler perde il sorrisetto e si alza di nuovo. Torna in sala e cerca qualcosa in cucina e sul divano e sul tavolinetto della TV, per poi trovarlo nella tasca del giacchetto di pelle che ha ancora indosso: il pacchetto di sigarette.

“Sei ancora lì?”

“Sì, Leen, stavo cercando le…”

Ne tira fuori una, se la mette tra le labbra, si gira di nuovo il telefono di orecchio in orecchio, e poi si accende la sigaretta con il fornello della cucina.

“Le sigarette…?”

“Sì”

“Lo so, anche io sto fumando. Credo di aver capito cosa sia successo poi”

“Beh sì. Siamo scappati al nord. Sono qui a Spokane, in una catapecchia fuori dal centro. Speravo di volare sotto i radar… Capisci? Ma stasera, mentre ero fuori…”

“Hai lasciato Thory da solo?”

“…Deve essere en… Ma scusa eh! Ma mica posso stargli appresso ventiquattrore su ventiquattro! Devo lavorare, devo…”

“Correre…” dice lei con tono pungente.

Tyler sbuffa.

“Ci servono soldi”

No, Tyler. Ti serve lo svago. Lo capisco! Ma è pericoloso!”

“Vabbeh. Leen! Comunque sta di fatto che quando sono rientrato non c’era. L’ha rapito!”

“Ma ne sei sicuro?”

“Certo!”

“Voglio dire… Sei sicuro che Thory non sia uscito per conto suo? Non sarebbe la prima volta…”

“No, Leen. Thory è una peste ma quando gli dico una cosa mi da retta. E poi non era proprio nell’umore di andarsene a giro…”

“Come…? Che vuoi dire?”

Tyler sospira. Fa fatica anche solo a pensare di dover raccontare questa parte.

“Era con me quando ho sparato”

“Thory?”

“Sì”

“Hai usato la pistola con Thory lì vicino?”

“Sì, ma non avevo scelta!”

Leen si massaggia la tempia. Un’altra sigaretta è finita. Un’altra va accesa.

“Tyler…”

“Lo so!”

“Sarà rimasto…”

“Stava bene… Non si è fatto nulla. Però è rimasto un po' scosso e quindi escludo che abbia avuto la voglia di andarsene a giro per conto suo”

Leen si alza e va a sbirciare alla finestra, dovendo spostare la pesante tenda che tiene il mondo esterno all’esterno della sua tana.

“E un’altra cosa…” continua Tyler.

Leen richiude la tenda e va a sedersi di nuovo al tavolo della cucina, ignorando il comodo divano del salotto.

“Che cosa?”

Tyler è pensieroso. Riprende a camminare qua e là. Si accende anche lui un’altra sigaretta.

“Ho trovato il suo telefono per terra in salotto”

“È per questo che mi hai chiamato con il suo?”

“No, è che ho sfasciato il mio…”

“Ah…”

“Comunque… Sul telefono di Thory era composto il mio numero. Forse Thory stava cercando di chiamarmi, prima di… Essere rapito”

“Sì, è probabile”

“Per questo sono sicuro che sia stato lui. E so anche dove l’ha portato…”

“Dove?”

“A Grand Lake”

Leen sospira. Fuma l’ennesima sigaretta e poi conclude.

“D’accordo, Tyler. Non ti muovere da lì. Dammi il tuo indirizzo”

Tyler aggrotta la fronte. Poi si decide e detta.

“Ventidue tredici, East Sprague Avenue”

“Spokane…?”

“Spokane. Hai bisogno dello zip?”

“No”

“Okay. Chiamami a…”

“Sì, ti chiamo a questo numero quando sarò in città. Non fare stupidaggini nel frattempo. Stai tranquillo che risolviamo tutto”

Tyler è poco convinto, ma in un sospiro si fa coraggio.

“Va bene”

Poi riattacca e rimane a rimuginare fissando lo schermo incrinato del telefono.

 

Lo schermo improvvisamente annuncia “Leen” e il telefono prende a squillare con la melodia della sigla “Cha La Head Cha La” del Dragon Ball Z giapponese in suoneria monofonica. Tyler la lascia suonare per un po', divertendosi ad ascoltarla.

Poi risponde.

“Sei già qui?”

Leen accosta la sua Dodge Magnum SRT8 nel parcheggio del condominio, spegne il potente motore, scende, chiude, e s’avvia con il telefono all’orecchio al portone.

“Ho fatto prima che potevo”

Tyler le apre la porta. Si fissano a lungo, poi lui fa la prima mossa e allarga le braccia per abbracciarla. Leen rimane ferma immobile e si lascia abbracciare. Ma poi stringe le braccia dietro la schiena del ragazzo e gli carezza le scapole. Tyler è in canottiera, puzza di sudore, è spettinato, e insomma ha bisogno di una sistemata, mentre lei invece è vestita da motociclista pure se guida una macchina, ed è pettinata e sistemata. Ma non è schizzinosa.

Siedono a bere un caffè e parlare.

“Ma quindi non stai lavorando?” chiede lei, sorpresa.

Tyler immerge il proprio sguardo nella tazza del caffè.

“No”

“E come ti permetti certi lussi?”

Tyler sbircia Leen e solleva un brindisi a lei con la tazza marcata Starbucks.

“Intendi comprare le tazze di Starbucks?”

“No, scemo!”

Leen sospira. Tyler posa la tazza e si accende una sigaretta. Leen si sente autorizzata a copiarlo.

“Corro. Sono bravo a farlo. E ho una macchina vincente”

“Sì, ma come puoi mantenere questo regime? Non pensi ai rischi?”

“Certo!”

“Tyler… Non fai altro che giocare col fuoco… Ti preferivo quando lavoravi in palestra giù a Santa Monica. Almeno era un lavoro onesto…”

“Sì, ma è andata fallita!”

Leen sospira.

“Tyler… Ti ho sempre detto che quando avresti avuto bisogno di aiuto io te l’avrei dato!”

Tyler sbuffa. Fuma.

“Mi scoccia stare sempre a chiedere il tuo aiuto”

“Sì, hai ragione, lo capisco. Ma le corse clandestine?”

Tyler beve. Poi fuma. Poi beve di nuovo. È nervoso e imbarazzato, ma ha una certa determinazione.

“Sì. Mi riesce bene. Guadagno soldi. E sto fuori la notte, mentre Thory dorme, così posso esserci di giorno”

“Beh…”

“Sì, lo so! Mi prendo per il culo da solo, perché lui è venuto proprio di notte. Magari mi ha pedinato e ha visto quello che facevo. Ma la teoria del mio piano non è del tutto sbagliata”

Leen sospira.

“No, infatti è semplicemente pazza. Come puoi pensare di prenderti cura del tuo fratellino facendo corse illegali? Non hai pensato alle conseguenze?”

“Non accadrà!”

“Come fai a dirlo?”

“Perché so guidare bene”

Leen distoglie lo sguardo, abbandona il caffè, e si accende un’altra sigaretta, rilassandosi sul divano.

“Anche Tommy sapeva guidare bene…”

Tyler sbuffa e si alza, portando con sé la tazza che svuota nel lavablo della cucina.

“Sempre con questo Tommy!”

Leen torna a guardare Tyler.

“Mi preoccupo per te! Non voglio che fai la sua stessa fine!”

Tyler sciacqua la tazza distrattamente.

“Non ti preoccupare per me! Piuttosto… Preoccupiamoci di Thory…”

Leen spegne la sigaretta nel posacenere.

“A questo ho già pensato”

Tyler abbandona la tazza e si gira per sbirciare Leen. Lei continua.

“Se sei pronto possiamo partire anche subito, così non perdiamo tempo”

 

“Guarda che mio padre tiene i fucili in casa”

Tyler alterna lo sguardo tra Leen e il Dassault Falcon 2000 parcheggiato nella piazzola dell’aeroporto con il portellone aperto. Il copilota li aspetta ai piedi delle scalette, con gli occhiali da sole perché quest’ultimo è da poco sorto.

“Lo so. Me l’hai detto. Ho fatto sistemare delle armi nell’auto che prenderemo… A noleggio”

Tyler punta lo sguardo su Leen con sorpresa, dimenticandosi per un momento del fascino del jet privato. Leen nota l’interesse di Tyler e, con nonchallance, taglia corto.

“Sì, ma Tyler… Sia chiaro! Non ti sto aiutando a compiere un omicidio premeditato! Perciò togliti dalla testa certe idee…”

“Ma io veramente non stavo pensando all’omicidio. Mi stavo solo chiedendo come riesci a organizzare le cose così bene”

Leen gli concede un mezzo sorriso, rivelando la cara vecchia ruga che arriva fino al lato dell’occhio, ma più profonda, con tanto di una fossetta al lato della bocca, e una chiara luce negli occhi.

“Preparazione. È tutta questione di preparazione”

“E soldi… A quanto vedo, non sembri avere limiti spese”

“Te l’ho detto, Tyler, Godo di buona salute finanziaria”

 

“È quella?”

Leen accosta la Honda Accord sul ciglio della strada secondaria immersa nei boschi, e spenge i fari, rimanendo così alla penombra della sera. Sta puntando il dito sul grosso Cottage sulla loro destra, due case più in là, in fondo a un viale sterrato. Le luci sono spente ma c’è un Ford Pickup parcheggiato in fondo al viale stesso.

“Si, è quella” risponde Tyler.

Sono entrambi seri e concentrati.

“Bene. Allora vuoi un taco o una pizza?”

“Te l’ho detto, Leen… Io voglio agire ora!”

“Tyler! O si fa come dico io, o il mio aiuto te lo scordi, e per giunta chiamo la polizia”

Tyler perde lo sguardo fuori dal finestrino, con risentimento.

“Non lo farai. Thory finirebbe allo scatafascio in affidamento”

“Se mi costringi…”

Tyler sospira.

 

“Vuoi?”

Tyler iniste a voler condividere la sua cena con Leen, ma lei rifiuta, concentrata sulla casa.

“Ma tu mangi mai? O ti nutri di sangue…?”

“Peggio. Mi cibo di anime impure”

“Profonda!”

C’è aria di sarcasmo. Tyler intanto finisce la pizza e scola la lattina di coca. Si sbarazza del cartone di pizza sul sedile posteriore e si pulisce le mani, mentre scruta il furgone che prende vita.

“Cos’abbiamo?”

Leen stringe la mano attorno alla chiave della macchina.

“Pare che tuo padre stia uscendo”

“Dai, dammi una pistola, allora, che vado a prendermi Thory!”

No! Non è questo il piano!”

Lo rimprovera Leen, per come sembra per l’ennesima volta. Tyler sbuffa. Intanto osservano il furgone fare retromarcia e uscire dal vialetto per imboccare la strada. I fari del furgone illuminano la loro macchina e i due complici si schiacciano ai sedili e rimangono immobili, per non farsi vedere. Il furgone sfila accanto a loro per strada e torna tutto buio.

“L’hai visto?” chiede Tyler.

“Era a bordo?”

“No, non credo di averlo visto. C’era solo tuo padre”

“Allora Thory è in casa. Andiamo!”

Tyler già mette mano alla maniglia della portiera. Leen gli posa la mano sulla spalla.

“Aspetta!”

Poi riporta la mano alla chiave nel cruscotto, accende la macchina, e guida. Ferma la macchina nel vialetto della casa accanto, a un centinaio di metri da quella interessata, e spegne di nuovo tutto. Con un sospiro si gira a guardare Tyler.

“Okay. Io ti do la pistola. Ma tu mi prometti che non la usi a meno che è assolutamente necessario. Me lo prometti?”

“Sì, Leen. Dai, non perdiamo tempo!”

Leen tira fuori una valigetta da sotto il proprio sedile. Tyler la osserva incuriosito e affascinato. Leen sblocca la serratura della valigetta e la apre, rivelando la pistola.

“Questa è una Beretta 92 FS. 9 millimetri, 15 colpi”

“Sì, la conosco. L’ho anche usata”

“Ci contavo. Quindi non avrai problemi. Ma ricorda…”

“Solo se assolutamente necessario…”

“Bravo!”

Leen affida la valigetta aperta a Tyler che si prende cura di estrarre la pistola e l’unico caricatore e infilare quest’ultimo al suo posto per caricarla, il tutto con padronanza. Poi nota che Leen di suo tira fuori dalla fondina ascellare sotto alla giacca di pelle una più piccola Taurus PT24/7 rispetto alla sua Beretta.

“Sofisticata come sempre” commenta lui.

Leen non ci fa caso e invece apre la portiera.

“Usa la radio se arriva tuo padre”

“Sì, Leen, ho capito. Ti ho già detto che non sparo a vista”

Leen rimane a metà a guardarlo. Gli regala un sorriso un po' più esteso di sempre e poi esce definitivamente dall’abitacolo.

“Buona fortuna. Stai attento!”

“Anche tu!”

Leen richiude lo sportello.

 

Quando gira l’angolo della casa, Leen arriva alla porta sul retro. Testa la maniglia e la trova chiusa a chiave, ma non se ne sorprende. Depone la pistola in fondina e si china sulla maniglia, tirando fuori un borsellino. Dal borsellino estrae un grimaldello a pistola con il quale si accinge a forzare la serratura.

In quel momento si accende la luce oltre la porta e Leen si congela. Se non si era sorpresa prima si sorprende ora. Passa il grimaldello all’altra mano e porta quella dominante all’impugnatura della pistola, e torna dritta. Ma esita a proseguire perché trova una sagoma di bambino dietro la porta. La mano abbandona la pistola e nasconde il grimaldello nel borsellino, che ripone nuovamente dentro la giacca.

Thory apre la porta.

“Leen!”

Bisbiglia, con il tono sollevato ma nervoso.

“Thory!”

Leen è confusa, e sempre più sorpresa.

“Dov’è Ty?”

“È in…”

“Devi avvertirlo!”

“Perché? Cosa succede? Che ci fai alzato così tardi?”

“Leen!”

Thory è preoccupato e sempre più nervoso. Leen gli posa una mano sulla spalla, con l’intento di calmare lui e sé stessa, ma non serve.

“Papà sa che siete venuti. Dovete andare via!”

A Leen si spezza il cuore. Poi però torna alla realtà e si dimentica per un momento di Thory, facendo mente locale. L’adrenalina la porta ad abbandonare la furtività mantenuta rigorosamente fino a quel momento e al in quel momentoa la voce.

“Tyler!”

Incrocia lo sguardo con Thory ed entrambi sono preoccupati per lui.

E tanto per confermare le loro preoccupazioni…

 

Spari.

   
 
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