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Autore: FuriaBianca    14/05/2017    4 recensioni
La vita di Nova è da sempre stata una scommessa. Nonostante le numerose sfide che hanno costellato la sua esistenza, ora dovrà sfidare il destino avverso per completare la missione più importante della sua vita.
Sarà abbastanza forte per arrivare alla fine?
*Storia partecipante al contest “DIRE CIRCUMSTANCES – La spada di Damocle” indetto da Saga.S*
Genere: Avventura, Azione, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo III

 
 
Nova contava trenta soldati, tutti equipaggiati da battaglia. Nessuna arma da stordimento, solo pistole vere e coltelli affilati.
Con pochi passi misurati, si portò di fronte ai due dotati tenendo le mani alzate. Non aveva senso mostrarsi subito ostili, soprattutto se erano in svantaggio numerico.
<< Posa le armi a terra. >> le ordinò una voce dura alla sua destra.
Estraendo con lentezza le due glock dai loro foderi, lanciò un’occhiata verso la persona che aveva parlato ed ebbe un piccolo sussulto quando lui la affiancò. Un odore sgradevole di zolfo le invase le narici, mentre si risollevava lentamente.
<< Ventitré. >>
<< Moloch. >> ricambiò il saluto la ragazza, guardandolo da sopra la spalla. 
La carnagione scura, come anche i cappelli neri, erano ricoperti di un leggero strato di fuliggine e dalle spalle e introno alla testa vorticavano dei fili di fumo neri-grigiastri. Due occhi talmente scuri da poter essere scambiati per dei pezzi grezzi di ossidiana, la scrutavano nel profondo. Moloch era l’unico dotato che l’Organizzazione avesse mai liberato. Era forte, spietato e non provava il minimo rimorso. Era l’arma perfetta.
L’uomo reclinò leggermente la testa di lato, cercando di capire e, allo stesso tempo, di intimorire la sua avversaria. Solo il suo sguardo era in grado di far tremare di paura uomini più forti e più grossi di lui. Ma lei, lei era sempre stata un altro paio di maniche. La ragazza era consapevole di ogni sua più piccola paura e, a differenza della maggior parte delle persone, sfruttava le sue stesse debolezze come una fonte di energia ineguagliabile. Per questo, nonostante fosse sempre stato considerato da tutti il soldato perfetto, lui aveva riconosciuto in lei la sua vera e unica rivale.
<< Spostati. >> le intimò.
<< Lo sai che prima di arrivare a lei, dovrai vedertela con me. >>
<< Perché agogni così tanto alla morte? >> domandò, sinceramente interessato. Estraendo lentamente la sua spada e gli appoggiava la punta affilata alla base della gola << Perché ti sei ribellata? >>
Con un gesto quasi invisibile, per quanto era stata veloce, strinse la lama della spada tra le dita della mano sinistra.
Il moro sentì tutto il terrore, la rabbia e la determinazione della ragazza fluire attraverso quella lama fino a lui.
<< Stai pur certo che loro non ricadranno mai più nelle vostre grinfie, anche se dovessi morire oggi. Non lo permetterò. >> giurò ignorando la sua domanda, mentre i suoi occhi verde muschio si adombravano.
<< Qualcosa si sta avvicinando a voi a grande velocità ed è grande. >> la informò Max, leggermente all’armato.
<< Loro sono già in mano nostra, non te ne accorgi? >> chiese Moloch, leggermente divertito dalla sua cocciutaggine che non le permetteva di notare le cose ovvie << Siamo il doppio, anzi no il triplo, come pensi di poterci fermare? >>
<< Chi ha detto che sarò io a farlo? >>
A tale replica, l’uomo aggrottò leggermente la fronte, poi un boato si propagò per tutta la stanza. Frammenti di muro schizzarono da tutte le parti, investendo buona parte dei soldati, mentre un essere alto tre metri si faceva avanti.
Come un sol uomo, il restante corpo di guardia sollevò i fucili e iniziò a sparare. Però ogni proiettile si conficcava nella corazza del mostro, mentre lui avanzava falciando ogni avversario.
Maloch contemplò esterrefatto la scena per qualche secondo, poi la rabbia aumentò fino ad alimentare il suo potere. Il fumo, che lo circondava, si trasformò in fuoco, mentre uno strato di vapore si addensò intorno al volto per formare una maschera protettiva.
Si stava per scagliare contro l’essere, quando venne bloccato dalla figura di Nova.
<< Combatti contro di me. >> lo sfidò, estraendo due pugnali lunghe tre spanne e senza attendere risposta, si lanciò contro di lui.
I due combattenti rispondevano colpo su colpo, senza arrendersi o diminuire l’intensità degli affondi. Gocce di sudore imperlavano le fronti di entrambi, mentre si osservavano dalle parti opposte delle lame sguainate.
<< Non mi lascerò sconfiggere da te. >> ringhiò Moloch, aumentando la pressione della sua spada sui pugnali dell’avversaria.
<< Vedi, è questo che non hai mai capito. Non sempre devi fare affidamento solo su te stesso, ogni tanto puoi fidarti dei tuoi compagni. Ora, Mira! >> urlò all’improvviso Nova, all’indirizzo della sorella. La quale si era posizionata alle spalle del ragazzo e gli poggiò una mano sulla schiena.
Moloch sentì le energie abbandonarlo lentamente. Tentò di voltarsi, per allontanare la bambina, ma i suoi movimenti erano talmente fiacchi e deboli da non spaventare neanche una mosca. Si rese conto che le ginocchia avevano ceduto, solo quando cadde tra le braccia salde di Nova. Percepì distintamente il suo odore di muschio e aria di mare avvolgerlo come una carezza.
<< Io non ti ho mai considerato un nemico. >> udì a malapena il sussurro della rossa, mentre sveniva.
Dopo aver adagiato con delicatezza la testa del vecchio compagno di armi sul pavimento, sentì il terreno tremare e i sassolini del terreno saltellare lievemente. Sollevando il capo Nova esaminò il robot, che le stava di fronte, e non riuscì a trattenere un sorriso, quando udì Mira esplodere in un grido di gioia. La piccola si esibì in una specie di corsa saltellata fino a lui e quando l’ebbe raggiunto l’automa la sollevò delicatamente con il braccio destro, mentre l’altro sorreggeva una falce nera.
<< Jimbo, – lo salutò la rossa avvicinandosi a sua volta – sono felice di constatare che non ti hanno ridotto ad un ammasso di ferraglia. >>
Il robot, per tutta risposta, si esibì in un lieve inchino scherzoso.
<< N-Nova, quello è-è uno dei pochi esemplari esistenti di Androide K109 in t-titanio e ti ha a-appena fatto una ri-riverenza? >>
<< Sì, ma non chiamarlo Robot o altro. Non lo apprezza. – sentendo il compagno respirare in maniera affannosa, la ragazza sollevò gli occhi al cielo – Ti prego Max, non farti venire un infarto. Lo so, è un esemplare raro, ma per me è speciale. Quindi ti vieto categoricamente di fare degli esperimenti sui componenti della nostra famiglia. >> gli ordinò, bloccando sul nascere ogni speranza del ragazzo.
<< Bene – disse battendo le mani, richiamando l’attenzione su di sé – dobbiamo muoverci a trovare una via di fuga. Presto ci saranno di nuovo alle calcagna, quindi dobbiamo sfruttare al meglio il tempo in più che abbiamo a nostra disposizione. >>
Appena concluse la frase, sentirono dei rumori di passi affrettati che si avvicinavano velocemente.
<< Sul serio? >> domandò spazientita la ragazza, per poi afferrare la mano di Damon e iniziare a correre. Dietro di loro, con il suo corpo massiccio, faceva da scudo Jimbo, che teneva stretta al petto Mira.
<< Dove dobbiamo andare? >> urlò la ragazza, mentre cercava di schivare le prime pallottole.
<< Seconda a destra e poi diritti fino in fondo al corridoio. >>
Seguendo le indicazioni di Max, raggiunsero un portone di metallo e senza aspettare un secondo, Nova ci si lanciò contro con tale forza da far sbattere il battente contro il muro. Non aveva più senso nascondersi, loro sapevano dov’erano e l’unico modo per salvarsi era essere più veloci e furbi.
Sentendo i soldati avvicinarsi sempre più, Nova aumentò di più il passo nel tentativo di distanziarli. Estrasse da una delle sue molteplici tasche sei dadi, tre bianchi e tre neri, e diede uno di ognuno a Jimbo e Damon.
<< Dei dadi? Seriamente? >> domandò con una leggera punta di ironia il ragazzo.
<< Non ho il tempo di spiegarvi cosa sono, ora dobbiamo dividerci. Quando vi darò il segnale, lanciate prima i bianchi e dopo aver contato fino a cinque fate la stessa cosa con i neri. Prima di gettarli, stringeteli con forza nel palmo e quando avrete tirato i primi, copritevi il naso e la bocca. >> concluse, svoltando l’angolo e indicando di andarsi a nascondere.
Damon, nonostante credesse che la donna orami fosse uscita di senno, fece come gli era stato richiesto. Lui, Jimbo e Mira si erano appostati ai capi opposti di una stradina laterale, precisamente dietro a dei rottami alla fine del vicolo cieco. Nova, invece, si era arrampicata fino ad una finestra del primo piano. Dopo neanche un minuto, svoltarono anche i soldati. Rallentarono lentamente la loro corsa ed ad ogni passo che facevano si avvicinavano sempre più a loro e, nonostante la pericolosità della situazione, il ragazzo si domandò quale sarebbe stato il segnale, se mai ci fosse stato. Come a rispondere a tali pensieri un leggero fischio, si disperse in aria. Damon non rifletté, agì e basta: strinse nel palmo destro il dado bianco, poi allentò le dita e vide una serie di nervature azzurre percorre il piccolo cubo. Come se avesse avuto in mano una scoria reattiva, lo scagliò in mezzo ai soldati. Udì dei bisbigli stupiti, poi dei leggeri botti e un’intensa nebbia soffocante riempire l’aria. Sollevando l’orlo della felpa, fin sopra il naso, iniziò a contare all’indietro: 5, 4, 3, 2, 1 e 0. Stritolò il dado nero, lo lanciò senza indugio verso gli uomini ammucchiati e altre tre esplosioni, molto più forti dei precedenti, si propagarono nell’aria. Un fischio fastidioso gli perforò le orecchie e, nonostante si stesse nascondendo dietro il suo riparo, una luce accecante lo privò della vista per qualche secondo. Dopo svariati minuti, finalmente, riuscì ad alzarsi e a mantenersi in equilibrio. Uscì con attenzione dal suo nascondiglio e notò con stupore di essere l’ultimo del gruppo. In mezzo ad un ammasso di corpi immobili, vi erano eretti: Jimbo, che teneva in braccio Mira, e Nova, che si stava togliendo una bandana di fortuna, che le copriva metà viso.
<< Non sono morti, le bombe che vi ho dato erano fumogene e stordenti. >> gli spiegò la rossa, seguendo lo sguardo del ragazzo.
<< Perché dei dadi? >>
<< Se costringi una quantità, di considerevoli dimensioni, in uno spazio piccolo quando si libererà la sua forza sarà mille volte maggiore. >> spiegò, alzando le spalle << Forza, dobbiamo muoverci. >>
Stando rasenti ai muri degli edifici, per evitare i cecchini, si mossero agilmente per le strade abbandonate della città.
<< Siete a quattro isolati dal punto di estrazione, forza vi manca poco! >> li esortò l’hacker.
Nova stava per svoltare l’angolo, quando venne strattonata all’indietro. Girandosi di scattò, fulminò con il suo miglior sguardo assassino Damon. Il quale, non minimamente turbato, indicò una finestra rotta, che gli permetteva di vedere, attraverso il riflesso, un plotone con fucili spianati e pronti ad accoglierli.
<< Merda! >> imprecò, a bassa voce la ragazza iniziando a ravanarsi nelle tasche << Non ho più dadi! >>
<< Cosa facciamo? >>
<< Non lo so, dammi il tempo per riflettere. >> borbottò Nova, mordendosi il polpastrello del pollice.
Damon osservò la pelle diafana della ragazza di fronte a lui e seguì i contorni delle cicatrici che le solcavano il corpo. Era stato salvato prima da Mira e poi da Nova, in una maniera completamente diversa l’una dall’altra. La bambina, che ormai vedeva come una sorella, gli aveva insegnato a sperare e gli aveva dato la spinta per non lasciarsi soggiogare dall’Organizzazione. Nova, invece, in quei pochi momenti che avevano passato insieme, gli aveva dimostrato la vera forza della determinazione e del coraggio.
Avrebbe tanto voluto conoscerle in un altro tempo, in un altro luogo, ma non era quello il loro destino. L’Organizzazione si era prodigata così tanto per farlo diventare un mostro. Era ora che lui dimostrasse in cosa lo avevano trasformato.
Prese per le spalle la folle donna che gli stava di fronte e che sussultò per la sorpresa, sentendo il suo tocco. La sospinse gentilmente verso la sorella e gli sorrise << Grazie. >>
Aggrottando le sopracciglia stupita, domandò << Per cosa? >>
Guardò prima Mira e poi lei << Grazie per avermi offerto la mia libertà. >> detto questo, fece un passo indietro e si trovò in mezzo alla strada. Vide con la coda dell’occhio Nova lanciarsi verso di lui, come per riprenderlo, ma venne bloccata in tempo da Jimbo. Forse si era immaginato il cenno di approvazione dell’androide.
<< Fermi! – urlò subito – Sono qui per consegnarmi. >>
<< Porta le mani alla testa, lentamente. >> gridò uno dei soldati.
Damon, facendo come gli era stato ordinato, fece passare lentamente le mani dietro il cranio e sfilò con calma i legacci della maschera. Prima che i soldati potessero accorgersi delle sue mosse, la maschera cadde a terra e rotolò, per qualche metro, fino ad arrivare ai piedi di Nova.
Quello che seguì fu solo morte.
Gli occhi scuri di Damon si tinsero di rosso sangue e la stessa cosa successe a quelli dei soldati. I corpi delle guardi si irrigidirono, poi con espressioni vitree iniziarono a massacrarsi fra loro. In pochi minuti, la strada lastricata venne ricoperta di sangue e corpi senza vita.
Nova, con la maschera stretta al petto, vide il ragazzo afflosciarsi inerme sul pavimento e gettando al vento ogni precauzione, si fiondò al suo fianco, lo afferrò per le spalle e lo scosse << Damon, Damon, svegliati. Forza! Non ti arrendere! >> urlò, con quanto fiato aveva in gola, nel tentativo di rianimarlo solo con la sua voce tonante.
<< N-non può sentirti. – singhiozzò Mira, che aveva raggiunto il fianco opposto del moro – Ha usato tutto il suo potere per salvare noi. Per lui era già sfiancante controllare una persona, ma tutte quelle insieme? Sapeva a cosa stava andando incontro. >>
Dopo un silenzio interminabile, Nova si mosse all’improvviso: estrasse la sua fialetta blu, strappò con violenza il tappo di sughero con i denti e versò l’intero contenuto nella bocca del giovane.
<< Non puoi salvarli tutti. >> le sussurrò Max.
<< Certo che posso, stai a vedere. >> ringhiò la ragazza, scrutando il volto ormai esangue del compagno.
<< Nova… >>
<< Stai zitto, non mi arrendo. – abbaiò all’amico, per poi rivolgere la sua attenzione alla sorella – Mira, tu hai un potere ineguagliabile: riesci a manipolare l’energia, puoi usare la tua energia come un’arma oppure sottrarla come hai fatto con Moloch. Sono sicura, però, che come puoi prenderla, puoi anche donarla. >>
<< Non l’ho mai fatto… >> sussurrò spaventata la bambina tenendo gli occhi legati a quelli della sorella.
<< Fai una prova, ti prego. >>
Scrutando il volto di Nova, la piccola si convinse. Damon era suo amico, era come un fratello, non si sarebbe arresa così facilmente. Mira attinse tutta la forza e la determinazione necessari dagli occhi verde muschio, così simili ai suoi, di sua sorella. Prese un profondo respiro e posò le due mani intrecciate sul cuore, ormai fermo, di Damon. Cercò, all’interno di se stessa, la fonte della sua energia e la trovò al livello del cuore. Le sfuggì la presa su di essa due volte, ma alla terza vi si arpionò. Sentì le vene infiammarsi e un nuovo liquido, più denso, scorrere per tutto il corpo fino alle punte delle dita.
Nova osservò la pelle di porcellana della sorella cambiare sotto i suoi occhi, vide ogni singola vena si fece evidente e un liquido bluastro scorrerle al di sotto. Quando incontrò il suo sguardo, gli trasmisero una calma quasi surreale per la situazione che stavano vivendo.
Il volto di Damon divenne pian piano sempre meno livido, mentre la piccola mora gli passava l’energia. Si avvicinò al suo orecchio e sussurrò << Ti sento, so che ci sei. Combatti. >>
Si risollevò lentamente e dopo pochi secondi la schiena di Damon si arcuò. Spalancò gli occhi e contemporaneamente la cassa toracica si dilatò per incamerare aria. Nova gli afferrò la parte posteriore del collo e lo fece adagiare a terra, intrecciando così i loro sguardi.
<< Sei qui. - mormorò Nova – Bentornato Damon. >>
Mentre lottava contro le sue stesse palpebre, per non farle chiudere, sussurrò a fatica << I-il mio vero n-nome è Rigel. >>
Prendendogli entrambe le guance fra le mani e posandogli la fronte contro la sua, la ragazza disse << Piacere di conoscerti, Rigel. >>
Un mezzo sorriso si dipinse sul volto del moro, che poi perse nuovamente conoscenza.
Un sospiro di stanchezza fece voltare Nova verso la sorella, che si stava tenendo la testa fra le mani mentre Jimbo la sorreggeva.
<< Sei stata fantastica. >> le sussurrò la rossa spostandole delicatamente una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
A quelle parole la bambina sorrise dolcemente, mentre le si chiudevano gli occhi per la stanchezza. Aveva consumato tutta le sue forze << C’è l’ho fatta? >> domandò in un sussurro.
<< Sì, l’hai salvato. Ora però riposati. >> le mormorò, accarezzandole il viso.
Quando udì il respiro della sorellina farsi più pesante, estrasse dalla tasca la chiavetta dalla tasca posteriore dei pantaloni e la consegnò a Jimbo.
<< Porta questa a Max. Sono sicura che riuscirà a cavarne qualcosa. >> disse sbrigativamente, mentre si alzava e iniziava a perlustrare la zona.
<< Che cazzo stai dicendo? >> le urlò Max all’orecchio.
Ignorandolo si sfilò l’auricolare e lo appese sul collo del robot, il quale avrebbe percepito quanto detto dall’uomo << Portali in salvo, sei la loro unica speranza. Quando lo avrete raggiunto partite senza guardarvi indietro. Io li distrarrò e, se il fato mi sorride, troverò un modo per scappare. >>
Gli strinse la mano e lo guardò dritto nelle due sfere bianche che fungevano da occhi. Vide una scintilla animargli lo sguardo, mentre le sfiorava la fronte con la sua. Nonostante fosse stato creato in un laboratorio e fosse costituto di metallo, la ragazza percepiva l’amore e la disperazione che l’essere provava, per quello che lei avrebbe dovuto affrontare.
<< Ti prego, proteggila. Ora va. >> lo esortò Nova, sfilando la mano dalla sua presa e alzandosi.
Sentiva le imprecazioni colorate di Max, mentre Jimbo sollevava Rigel e se lo caricava in spalla. Dopo averle lanciato un’ultima occhiata, fuggì via verso nord-ovest.
La ragazza seguì l’androide con lo sguardo, fino a quando non scomparve alla sua vista. Una calma gelida le pervase le membra, sfilando le glock dai loro foderi contò nuovamente le pallottole. Ne aveva sempre dodici.
Rimase ferma immobile, ascoltando i suoni che la circondavano. Udì distintamente dei passi avvicinarsi, si girò verso la fonte del rumore e non appena tre soldati svoltarono l’angolo, fece fuoco. Ne uccise due, poi fece una mezza giravolta su di se stessa e corse nella direzione opposta rispetto a quella presa da Jimbo. Sentì il soldato comunicare ai compagni la loro ubicazione, mentre la rincorreva.
Dopo due isolati, una serie di pallottole le volarono intorno da tutte le direzioni. Erano stati veloci.
Senza perdere tempo si rifugiò in un capanno diroccato, con il soffitto fatto di vetri e il pavimento ricoperto d’acqua. La luce che filtrava nella struttura dava un aspetto quasi etereo al luogo.
Si nascose dietro alcune colonne e appena i soldati entrarono nell’edificio, sparò altri sei colpi. Tutti, nessun escluso, andarono a segno.
Si spostò velocemente da un pilastro all’altro, contava di arrivare al portone in fondo e scappare di lì. Era a pochi metri di distanza, quando altre sette guardie armate fecero irruzione, proprio attraverso la sua via di fuga, ed iniziarono a spararle addosso. Schivò alcuni proiettili, ma uno le si conficcò nel fianco sinistro e trattenne a stento urlo di dolore. Premendosi una mano sul fianco, sparò altri due colpi, poi aspettò. Uno soldato, mandato in perlustrazione, avanzò lentamente, fino a superare la sua colonna. Non ebbe il tempo di reagire che la ragazza gli piantò la canna della pistola contro il petto e gli conficcò due pallottole. Usando il suo corpo, orami inerme come scudo, avanzò verso i suoi nemici. 
Quando fu abbastanza vicina, da rendere pericoloso sparare, con un grido di battaglia, allontanò il cadavere ormai martoriato e si lanciò in mezzo alla bolgia. Scagliò le pistole contro i crani di due soldati, afferrò il braccio teso di un altro e lo torse fino a spezzarglielo. Schivò un gancio, ne parò contemporaneamente un altro e, facendo leva sulla sua preda, diede un calcio alla mandibola di uno soldato che le correva in contro per caricarla. Poi diede una testa al setto nasale dell’uomo che aveva usato come appoggio, facendolo crollare a terra. 
Agguantò il pugno di un altro assalitore, glielo piegò dietro la schiena e, sfoderando l'ultimo dei suoi pugnali, gli tagliò la gola.
Sbuffando e ringhiando come un animale, Nova continuò a parare e rispondere ad ogni affondo. La ferita al fianco, però, rallentava sempre più i suoi movimenti, finchè non si ritrovò stesa a terra. Le braccia piegate dietro la schiena, trattenute da un ginocchio, e la canna di una pistola premuta sul cranio.
Sentì il fiato corto del suo carceriere sfiorargli l’orecchio << Dove sono gli altri? >>
Nonostante non avesse più un briciolo di forza nelle membra, voltò il capo e incontrò lo sguardo del suo interlocutore. Gli occhi color muschio erano così freddi e privi di emozioni, che, per qualche secondo, l’uomo pensò di avere a che fare con un morto.
<< Non vuoi parlare, eh? Sappi che hai scelto tu questa strada. >> detto questo, si risollevò ed estrasse un teaser. Le avvicinò l’oggetto sfolgorante al collo, quando venne interrotto da un ordine.
<< Fermati! >>
Nova riconobbe quella voce e sapeva perfettamente a chi apparteneva. Non pensava che l’avrebbe mai più rivisto in tutta la sua vita e invece eccolo lì.
<< Sollevala. >> ordinò al suo carceriere, il quale svolse velocemente il suo compito e la costrinse a mettersi in ginocchio. Con la testa a ciondoloni e i capelli che le coprivano il viso, Nova scandagliò in silenzio la stanza. Nessuna via di fuga, nessuna possibilità di ritardare l’inevitabile.
Percepì un leggero spostamento dell’aria e, nel suo campo visivo, comparvero delle eleganti scarpe di cuoio nere, leggermente macchiate dal fango che ricopriva il pavimento.
<< Ventitré. >> disse l’individuo.
Con molta calma, percorse con lo sguardo tutto il corpo dell’uomo di fronte a lei. Un completo elegante grigio tortora, cravatta color cobalto e una revolver a canna lunga stretta nella mano destra. I capelli bruno ramati, tagliati alla perfezione, gli sfioravano il colletto della camicia inamidata e gli occhi verde muschio la osservavano intensamente.
<< Sirio. >> replicò lei, con voce piatta.
<< Non chiamarmi così. >> la redarguì con tono aspro. La rossa sollevò gli occhi al cielo, non era affatto cambiato. Bastava davvero poco per farlo scattare.
<< Non ti devo chiamare con il nome che ti hanno dato i tuoi genitori? – domandò, inclinando il capo, ma mantenendo uno sguardo duro e privo di emozioni – Come preferisci che ti chiami, allora? Gradisci di più l’appellativo di fratellone? >>
<< Lo sai che ho rinnegato il mio passato, come hai fatto tu quando hai accetto il nominativo di Ventitré. Sai qual è il mio vero nome. >>
<< Capisco, vuoi che usi il nome che ti ha affibbiato l’Organizzazione. Come preferisci, Cam. >> disse, calcando molto sull’ultima parola.
<< Dove sono i due dotati che hai rapito? >>
<< Io? Li avrei rapiti io? – una risata secca, quasi macabra le scappò dalle labbra arse – Assurdo! >>
<< Dove sono Damon e Pandora? >> domandò nuovamente con voce più fredda e un tono più minaccioso.
<< Mira, si chiama Mira ed è tua sorella. Abbi almeno il coraggio di chiamarla con il suo nome. Come hai potuto gettarla in una prigione? >>
<< La stavo proteggendo, è pericolosa. Nelle mani sbagliate potrebbe causare danni irreparabili. >>
<< Ne parli come se fosse un oggetto, un arma. È tua sorella minore, per l’amore del cielo. >> disse disgustata dalle parole del fratello.
<< Tu non capisci, non hai mai voluto capire. – sentenziò Cam, scuotendo la testa e chinandosi all’altezza di Nova – Eri una delle agenti più promettenti di sempre, determinata, motivata e soprattutto spietata. Hai ucciso ventitré uomini da sola e senza armi a tua disposizione, durante la tua prima missione. La cui vicenda ti è valsa il tuo soprannome. Io, te e Pandora saremmo potuti diventare inarrestabili, ma tu hai preferito tradirci. Di voltare le spalle all’Organizzazione, che ci ha salvato quando stavamo morendo di fame e valevamo meno della spazzatura. Dimmi perché. >>
<< Non vivrò più una vita in catene. Non permetterò più a nessuno di strumentalizzarmi e farmi fare cose del quale io non sono d’accordo. Non darò mai più a qualcuno un potere del genere. Io non vi ho tradito, ho semplicemente scelto di essere me stessa. >>
Nova notò la mascella di Cam contrarsi e i suoi occhi scurirsi << Non basta, non è sufficiente. – mormorò fra sé, risollevandosi e appoggiandole la canna della revolver sulla fronte – Dimmi dove sono e ti prometto che cercherò di mediare per te presso il Consiglio. Se non farai quanto richiesto ti dovrò uccidere. >> proclamò con tono freddo, mostrandosi l’uomo spietato che si diceva che fosse.
Un angolo del labbro della ragazza si sollevò leggermente << Non sono qui. Il mio compito era quello di distrarvi, mentre loro scappavano in tutt’altra direzione. Non so dove siano diretti, quindi temo di essere parecchio inutile. Forza dunque, sparami. >>
Cam fece un passo indietro, nulla del suo portamento trasmetteva stupore o turbamento. Solo il lieve tremito della pistola lo tradì e per nasconderlo afferrò il calcio della pistola con la mano sinistra.
<< Sei così ansiosa di morire? >> domandò, alzando un sopracciglio e inclinando leggermente la testa.
<< Sinceramente no. Però è da tempo che sono arrivata alla conclusione che tutti noi, prima o poi, dovremo cessare di esistere. Però, di una cosa sono certa. – disse alzandosi lentamente, mentre due soldati le si facevano vicini nel timore che tentasse di fare qualche mossa azzardata – Non morirò inginocchiata. >> concluse, guardandolo diritto negli occhi, mentre la pistola ora mirava al petto
Nova sentiva il sangue scorrerle lungo il fianco, ogni minuto che passava respirare le risultava più difficile e la vista si offuscava sempre più. Di tutto quello che la circondava, era realmente consapevole solo della pistola, che ora le puntava lo stomaco, e gli occhi del fratello.
Stringendo la mascella, Cam prese un profondo respiro e indurì lo sguardo. Nova, però, vide il dolore dilaniarlo sotto la patina di controllo, che si era avvolto intorno. Era il suo fratellone, avevano solo due anni di differenza ed erano sempre stati insieme. Uniti contro il resto del mondo, con l’unico scopo di proteggere Mira, soprattutto dopo la dipartita dei loro genitori. Con il tempo, però, avevano imparato che nulla era immutabile. Le scelte che avevano fatto, sbagliate o giuste che fossero, li avevano cambiati ed ora erano lì. Uno contro l’altro.
Sentì distintamente il rumore della sicura venir tolta, ma non distolse mai lo sguardo dal fratello.
Il mondo sembrò cristallizzarsi per qualche secondo. Non vide la vita scorrerle davanti o una strana luce prematura in fondo al tunnel, nulla di tutto ciò. Semplicemente, ogni cosa divenne più chiara, più nitida.
Poi la detonazione.
Un dolore sordo le pervase le membra, mentre scivolava per terra. La cassa toracica si muoveva velocemente, nel tentativo di incamerare più aria possibile. Le palpebre si muovevano a scatti e flash indesiderati di ciò che la circondava le si paravano davanti. Appoggiò la fronte contro il pavimento bagnato e strinse gli occhi nel tentativo infantile di scacciare via il dolore.
Dopo pochi secondi, le spalle contratte lentamente si rilassarono, come il resto del corpo. Voltò il viso, sollevò leggermente le palpebre e dischiuse le labbra. Il cuore rallentò la sua folle corsa e il respiro si affievolì. Udì da lontano, come in un sogno, il rumore di vetri infranti.
Gli occhi si fecero vitrei e tutto divenne scuro.
 
 
Fine
 
 
 
 
Angolo Autrice:
 
Salve a tutti!
Allora con questo capitolo ho concluso la mia storia. Prima che mi lanciate dei pomodori addosso, vorrei spiegare il perché del finale.
La direttiva principale del contest era iniziare la storia in medias res, quindi ho deciso di concludere nella stessa maniera. Volevo, insomma, lasciare un finale aperto. Nova è ancora viva? Perché c’era fermento intorno a lei mentre moriva? Chi o cosa ha rotto i vetri?
Nella mia testa l’intera vicenda è molto più ampia e lunga, quindi ho preferito concludere così per dare a voi la scelta di immaginare il finale che più gradite.
Vorrei ancora ringraziare EpsylonEmme e Skycendre per avermi permesso di partecipare al loro contest “DIRE CIRCUMSTANCES – La spada di Damocle” indetto sul forum di efp. La vostra idea è stata per me una sfida emozionate, mi sono davvero divertita a scrivere questi tre capitoli.
Un grande abbraccio va a voi, invece, che avete letto la mia storia fino alla fine. Grazie mille davvero.
A presto
  
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