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Autore: JesaHell    14/05/2017    0 recensioni
Futuro non troppo lontano: la realtà virtuale fa ormai parte della quotidianità e gli informatici e i programmatori sono figure autorevoli e rispettate. Federico Principe, informatico aggiornato e brillante, inventa "Forever", un social network innovativo che include un mondo virtuale utopistico, che ben presto spopola e incontra il plauso dei giovanissimi.
Laura, studentessa di pedagogia prossima alla laurea, decide di occuparsi di tale fenomeno all'interno della tesi: dapprima iscrivendosi con molte riserve, in breve tempo si farà catturare dall'atmosfera piacevolmente irreale del mondo virtuale e da chi lo popola, primo fra tutti il suo Virgilio improvvisato Claudio, cugino e braccio destro di Federico Principe, perdendo di vista il mondo reale senza rendersene conto.
L'idillio virtuale si rivela presto fragile: bullismo, molestie e problematiche sempre peggiori ne incrinano l'aura "magica" che ha per gli utenti, i demoni del passato di Federico emergono con prepotenza e Laura si ritrova a fare i conti con le proprie scelte.
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Fortemente ispirata da "Chi C'è In Ascolto" di Claudio Baglioni, di cui consiglio almeno la lettura del testo.
Il rating è temporaneo, diventerà rosso di sicuro tra qualche capitolo.
Genere: Commedia, Drammatico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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In questo periodo di rivincita dei nerd, dove gli informatici sono proiettati sotto i riflettori come lo erano qualche anno fa gli chef, non abbiamo potuto fare a meno di porre l'accento sull'innovativo Forever, il social network a realtà aumentata che sta prendendo sempre più piede tra i giovanissimi, completamente italiano. Abbiamo avuto la fortuna e il piacere di intervistare Federico Principe, ideatore e curatore di Forever. Buongiorno! Possiamo darci del tu?
Buongiorno a te. Certo, anzi, onestamente lo preferisco: sentirmi dare del lei mi fa sentire così vecchio! (ride)
Perfetto! Raccontaci della nascita di Forever.
Il progetto "Forever" nasce da un'idea di mio nipote Davide, in realtà. Stavamo chiacchierando, e ad un certo punto mi ha detto "Sarebbe fico un mondo parallelo su internet, dove puoi rifugiarti ogni volta che sei stanco del mondo reale.": stavo giusto lavorando allo sviluppo della realtà virtuale sui siti internet, così ho iniziato a gettare le basi di Forever. Inizialmente era molto semplice, ma piano piano ho studiato sempre di più fino a lanciare il progetto definitivamente. Inoltre l'innovazione del casco rispetto alla maschera, che include anche dei sensori nervosi, è stata una vera manna per me. Comunque ci ho messo circa due anni e mezzo, più un altro anno prima che prendesse piede, ma sono davvero soddisfatto.
Puoi spiegarci brevemente come funziona?
È una via di mezzo tra un social network, un blog e un gioco di ruolo. Senza iscrizione si presenta come un social network normale, dove si possono condividere pensieri, stralci di libri, immagini... insomma, quello che capita. Poi ci sono due tipi di iscrizioni, quella normale e quella denominata semplicemente "plus": la plus richiede molti più dati personali e l'invio via scanner di un documento di identità per scongiurare al minimo i rischi che può comportare un social del genere. Alla fine di quella registrazione, attraverso l'apposito casco per la realtà aumentata, si ha accesso a un QR code unico per ciascuno che permette l'accesso al cosiddetto "Mondo Forever", un vero e proprio luogo parallelo dove si può giocare una sorta di seconda vita.
Come in vecchi videogames come "The Sims", insomma?
Non esattamente: in "The Sims" il tuo personaggio è creato a tuo gusto, mentre nel Mondo il tuo "avatar", per così dire, rappresenta esattamente te. A differenza della maggior parte dei videogiochi che utilizzano il sistema di realtà virtuale non ti immedesimi in un altro personaggio, ma sei te stesso. Fino a prova contraria il Mondo è parte di un social network, il cui scopo principale è incontrare persone concrete, non avatar.
Hai utilizzato la parola "giocare" riguardo a ciò che si vive all'interno del "Mondo Forever": molti adolescenti però sembrano dare più importanza a questa vita virtuale, e hai già ricevuto parecchie critiche a riguardo. Cosa ne pensi?
Ritengo che tali critiche siano abbastanza infondate e prive di senso, dato che "Mondo Forever" non può sostituire in alcun modo la realtà. Ho messo a punto alcuni accorgimenti per impedire agli utenti di passarci troppo tempo.
Ad esempio?
Non c'è nulla che possa soddisfare i bisogni primari dell'uomo: all'interno del Mondo non esistono cibo, acqua, letti e toilette, in modo da non dare un'immagine illusoria di aver soddisfatto questo tipo di necessità e rischiare che l'utente si ritrovi, parlando per eccessi, denutrito o disidratato. Se un utente soccombe al sonno all'interno del Mondo viene attivato un campanello dal suono acuto e fastidioso direttamente nelle orecchie grazie ai sensori del casco, che lo obbligherà a disconnettersi o, perlomeno, a togliere il casco stesso.
Hai conquistato l'utenza italiana e stai iniziando a riscuotere successo anche in Francia e Svizzera: pensi che prima o poi Forever verrà utilizzato in tutto il mondo?
Lungi da me sembrare presuntuoso ma credo fortemente nelle sue potenzialità.
Un'ultima curiosità prima di salutarci: da dove nasce il nome "Forever"?
Volevo dargli un nome che fosse universale, immediato e semplice: non posso negare che ho cercato subito una parola che avesse la mia stessa iniziale (ride). "Forever" rispettava tutte queste caratteristiche, quindi ho optato per quella.
Grazie mille Federico, alla prossima!
Grazie a voi!

Laura chiuse il giornalino con un gesto secco, sbuffando leggermente: non aveva mai apprezzato molto i social network, e nonostante disponesse di un casco relativamente nuovo per esigenze scolastiche era raro che lo utilizzasse.
Si voltò verso il barista, un giovane uomo solare e dal viso sveglio, concentrato a lavare tazzine e bicchieri: «Hey Vasco!» lo chiamò, sorridendo immaginando già la risposta alla sua domanda «Te sei iscritto a Forever?».
Lui non alzò neppure lo sguardo: «A che?» rispose perplesso senza capire di cosa stesse parlando, facendola scoppiare a ridere: Vasco era celebre per la sua avversione ad internet nonostante la sua giovane età e l'importanza che tale invenzione aveva, un tale disprezzo da essere il solo pubblico esercizio della zona a non disporre di una rete wi-fi libera per gli avventori. Per sua fortuna, questo non diminuiva l'afflusso di clienti nel suo Scialla! Student's Cafè, bar con annessa cartoleria situato strategicamente in un crocicchio comune a svariate facoltà universitarie.
«Forever» rincarò Laura, senza smettere di sorridere, assumendo una voce pomposa e finta «Un social network innovativo!»
Lui le rispose con un'occhiata stralunata, questa volta solo fingendo di non capire e tornando ad occuparsi del proprio lavoro, imprecando in mezzo ai denti ma facendosi sentire chiaramente.
«'cazzo di informatici, gli danno tutta 'sta importanza, manco fossero medici o ricercatori... anni fa gli chef, adesso gli informatici, mai i baristi, oh...»
«Be'» si intromise un ragazzo allampanato che reggeva una borsa rettangolare e rigida, che custodiva un costoso ultrabook «Gli informatici si fanno un mazzo non indifferente a progettare siti internet innovativi, antivirus, videogames... e poi è una specie di rivincita contro i pregiudizi che ci portiamo dietro» aggiunse «Da sfigati per antonomasia a più fighi di tutti.»
Laura gli sorrise: «Dai Giorgio, fai ingegneria informatica, credo che il tuo parere sia un po' parziale, non trovi?»
«Federico Principe, comunque, è un genio» proseguì lui, senza dar peso a quella provocazione e voltandosi verso Laura, sorridendo serio «È venuto a fare una conferenza da noi e ti assicuro che sa davvero il fatto suo, ha una cosa come tre lauree e il mondo virtuale che ha progettato è davvero interessante, mantiene un'ottima fluidità anche sui computer più datati e sembra veramente di esserci dentro. Provalo, secondo me non te ne pentirai.»
«Forever, giusto?» soggiunse una terza voce: Noemi, la responsabile del reparto cartoleria del locale, doveva essere arrivata lì per un caffè veloce in un momento di calma. Laura e Giorgio annuirono all'unisono.
«Mi ero iscritta io» spiegò lei, bevendo il caffè in un fiato senza neppure gustarlo «O meglio, mi ero iscritta al social, non al mondo virtuale, ma era zeppo di adolescenti pieni di problemi di 'sto par de palle: e la scuola va male, e il più fico della scuola non mi guarda, e i genitori non mi capiscono...» si sfogò, sbuffando rumorosamente «Ma li fanno sempre più deboli?»
Non diede a nessuno il tempo di controbattere che il suo sguardo, fintamente compassionevole, si spostò sul volto di Laura: «Povera cara. Povera, povera Laura. Ma sei sicura di quello che stai facendo?»
Lei esibì un sorriso di circostanza, sperando di non apparire troppo ipocrita: quel teatrino snervante era iniziato cinque anni prima, quando aveva lasciato la sua cittadina del Piemonte per studiare scienze pedagogiche a Genova, affascinata dalla psicologia degli adolescenti e dal loro percorso di crescita; Noemi disprezzava apertamente i ragazzini, tendendo a generalizzare in modo eccessivo e chiedendo spesso a Laura se era ancora intenzionata ad occuparsi di loro per professione.
«Anche se fossi pentita ormai mi manca la tesi» replicò Laura, cercando di mantenere un tono leggero «Mi sa che ormai è tardi per tornare indietro.»
«Belin, sei già alla tesi?» si intromise Vasco, sfoderando senza volere il suo forte accento ligure, come ogni volta che era stupito «È già passato tutto 'sto tempo?»
«Eh... cinque anni...» minimizzò Laura, senza sapere come rispondere.
«Su cosa la fai?» indagò Giorgio «Io dovrei laurearmi l'anno prossimo e non ho la minima idea di come impostarla.»
Laura arrossì leggermente: «Onestamente nemmeno io... Noe, tu su cosa l'hai fatta?»
Noemi si appoggiò al bancone, portandosi la mano al mento: «Son passati una cosa come dieci anni da quando mi son laureata io, tra l'altro era triennale e di un'altra facoltà, quindi non so quanto possa aiutarti... Però l'ho fatta sulla realtà fasulla nel cinema» spiegò con un sorriso gentile: benché non apprezzasse i ragazzini, aiutare gli universitari le aveva sempre dato soddisfazione «Mi sono concentrata su un paio di vecchi film che parlavano di quello, ci ho buttato dentro un po' di filosofia, sai, Platone, il mito della caverna... ed è andata bene.»
«Talmente bene che adesso fai la cartolaia» ironizzò Vasco dandole un colpetto amichevole sulla spalla. Noemi gli rispose con una linguaccia bonaria.
«Be', però ci sta» borbottò Giorgio, forse più a se stesso che agli altri «Tu ti concentri soprattutto sugli adolescenti, giusto?» chiese conferma a Laura, che annuì.
«Forever è una specie di falsa realtà popolata soprattutto da adolescenti» spiegò lui «Puoi parlare... del perché ha fatto tanto successo tra i ragazzini e cosa ci trovano di tanto speciale, magari. Ci infili la filosofia, i vecchi film, e sono abbastanza sicuro che ci sia qualcosa di psicologia, o sociologia, o di qualche altra "gìa" che parli di soddisfare i propri desideri. Taaaac.» Concluse, disegnando con le dita un cerchio chiuso.
«Eh.» confermò Vasco, serio «Non è mica una cazzata.»
«Sì...» riflettè ad alta voce Laura, mentre Noemi spariva nel reparto accanto tornando al lavoro «In effetti mi sembra convincente. Anzi, sapete che vi dico?» aggiunse, rovistando alla rinfusa nella borsa alla ricerca del portafogli «Vado a casa, scrivo una bella mail a quella che voglio come relatrice e le chiedo che ne pensa. Anzi, no, no...» si contraddisse, gettando frettolosamente alcuni spiccioli sul bancone del bar «Vado direttamente in facoltà, che dovrebbe ancora essere lì... Scusate ma corro che non vorrei far tardi, ciao! Grazie!» aggiunse infine quasi urlando, lasciandosi rapidamente alle spalle il locale e camminando a passo svelto verso la facoltà di scienze pedagogiche.
Rifletteva su come realizzare la propria tesi di laurea da quando un docente aveva siglato il suo ultimo voto sul libretto scolastico, senza mai trovare un argomento che le risultasse realmente stimolante o in qualche modo innovativo, brillante: l'idea di tentare di avvicinarsi ad un mondo fasullo e informatico, per quanto distasse dai propri interessi, aveva sollecitato il proprio desiderio di apprendimento e di indagine.
"E poi" si disse con sicumera, ansimando un poco prima di varcare il portone di legno dell'università "perlomeno sono un giudice imparziale."

«Uhm...»
Ancora ansante, un po' per la corsa e un po' per la leggera fitta di ansia che l'aveva colta presentando la sua idea, Laura si strinse le mani per non iniziare a mordersi le nocche in modo nervoso, osservando di sottecchi il viso enigmatico della relatrice, sperando di carpire un cenno che le desse un parere sull'idea della tesi.
«Sembra interessante.» confermò infine, facendo sospirare Laura di sollievo «Certo, l'idea di parlare di cinema, filosofia e informatica oltre che, ovviamente, di pedagogia, mi sembra abbastanza ambiziosa, forse addirittura eccessiva... ma se non sbaglio lei ha sempre dimostrato una discreta predisposizione allo studio, quindi forse può sostenere un compito tanto oneroso... Mi può dire a quanto ammonta la sua media, per cortesia?»
«Ventotto e quattro, ventotto e mezzo.» fu la risposta pronta e zelante, che ricevette a propria volta un sorriso d'intesa a labbra serrate.
«Può puntare in alto, sa?» rincarò la relatrice, scoprendo i detti in un sorriso quasi orgoglioso e imbarazzando leggermente la studentessa «Quanto tempo ha per restare in corso?»
«Fino a marzo.»
«Uhm...» rimuginò nuovamente la docente «Il tempo non è tantissimo, quindi cerchi di non cincischiare.» la sollecitò «Veda di non farsi distrarre e di lavorare subito nel miglior modo che le è possibile, in modo da poter stare tranquille, ok? È già un caso abbastanza eccezionale che ti accetti la tesi ora, quindi comportati bene.»
Laura annuì vigorosamente, mentre un nodo che non si era resa conto di avere le si scioglieva dallo stomaco, alleggerendola.
«Perfetto.» confermò l'insegnante, alzandosi in piedi per congedare la ragazza «Mi faccia avere novità al più presto.» la salutò stringendole cortesemente la mano.
«Non la deluderò.» annunciò Laura con ardore: l'altra donna rise.
«È importante che non deluda se stessa, signorina Garlandi. Io presto per lei sarò soltanto un vecchio pezzo della sua vita, quindi non si curi di me.» assicurò con aria profetica, come era solita fare quando voleva infondere sicurezza nei propri studenti.
«Be', quand'è così non mi deluderò.» confermò Laura con decisione, voltandole le spalle e salutandola con un amichevole cenno della mano scendendo le scale a passo svelto, questa volta mossa dall'entusiasmo.

«Oh ragazzi, l'ha accettata!» annunciò senza preamboli sulla soglia del bar, correndo verso il bancone e sorridendo raggiante a Vasco «Cioè, ragazzo, che gli altri due sono andati via...»
«Riferirò.» disse lui con un sorriso gentile, stringendo in un rapido abbraccio Laura tra un'ordinazione e l'altra «Vuoi qualcosa per festeggiare?» suggerì, ricevendo in risposta un rapido cenno di diniego col capo.
«No, sono venuta giusto a ringraziarvi, ora corro a casa e mi metto a scrivere.» lo liquidò «La Renamiglio ha detto che il tempo è già poco, non posso permettermi di andare fuori corso.»
Vasco alzò le mani in segno di resa: «Va be', ho capito. Buona tesi allora, cerca di non sparire!»
«Non ti preoccupare.» lo rassicurò lei con un sorriso gentile «Ci vediamo domani, come sempre.»
  
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