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Autore: Aven90    15/05/2017    1 recensioni
Salve a tutti! Nessuno si aspettava il mio ritorno, eh? E invece sono di nuovo qui perché mi piacerebbe che leggeste questa storia, in cui un uomo diventa... un'ape, mentre tutt'attorno si svolge qualsiasi cosa! Siete pronti a camminare con me verso l'ignoto?
Genere: Comico, Demenziale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Nonsense | Avvertimenti: nessuno
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Dopo tutti questi avvenimenti irrilevanti, a Giangiorgio venne fame. Certo, sicuramente poteva usufruire del miele che produceva col dito, ma prima o poi avrebbe dovuto nutrirsi di qualcosa di più sostanzioso. Lo stomaco brontolava copiosamente, quindi era giunto il momento di soddisfarlo.

Ma cosa mangiare? Non faceva la spesa da un bel po’, visto che in ogni caso si cibava di tutto quello che la gente gli lanciava quando fischiava, nel periodo felice che era stata la sua vita prima di diventare un Uomo/Ape.

“Ehi, Cassetto!” esclamò.

“Dimmi” rispose il cassetto, che fino a quel momento aveva tirato fuori decine di attrezzi per riparare il quadro.

“Ho voglia di un bel pollo allo spiedo, condito di patatine e rosticceria. Dimmi che ce l’hai”

“Che ce l’hai!”

“Avanti, sii serio”

Il cassetto rovistò non poco dentro di sé e alla fine uscì solo una carota mangiucchiata.

“Spiacente, non ho cibo” disse. “Stavolta ti tocca uscire” ma Giangiorgio non poté non sentire una specie di risatina da parte del cassetto.

“Eh, però non è giusto che vinca solo tu! Eh! E se poi mi metto a piangere succo d’ananas? Eh?” si lamentò Fedèrico con lo scheletro nell’armadio, dopo aver perso ancora una volta a dama.

“Vorrà dire che ci faremo tutti una bella spremuta” rispose Giangiorgio, e uscì fuori di casa sbattendo la porta, stufo dell’ignoranza dell’ananas polemico.

Non credeva che in tutte queste ore che non era uscito, il tempo fosse cambiato così tanto. Era un giorno di inizio primavera quando gli era pervenuto il quadro, e ormai il calendario segnava maggio inoltrato. Di lì a poco si sarebbe dovuto trasferire. Sì, perché i mesi estivi li passava nella palafitta, là dove il mare era azzurro e i pesci sbadigliavano dalla noia.

Una volta fuori casa, si era appunto reso conto che non solo tempo era cambiato e faceva più caldo, ma anche che sul prato erano entrate anche altre capre, le quali brucavano esattamente come Capraven, e nel frattempo si scambiavano barzellette sconce.

In quel momento, passò anche un tram, sopra i suoi binari, che sicuramente prima non vi erano.

Giangiorgio sospirò e, svoltato a destra, si diresse verso il pollaio di fiducia. Il pollaio era colui che vendeva polli e che faceva affari perlopiù il sabato sera, perché in quel giorno particolarmente frotte di persone volevano il pollo.

Non era mai stato particolarmente un argomento di studi da parte del centro ricerche, quindi non sappiamo dire perché proprio il sabato era l’unico giorno adatto a mangiare pollo allo spiedo.

Era molto semplice arrivarci, dato che quello era un paesino: bastava solo percorrere la via principale e svoltare due volte, ed ecco Giangiorgio arrivare alla polleria Dal Grigio, polli su misura.

Un momento… Grigio?

Ancora loro! Gli Alieni avevano occupato un altro negozio per pagare le spese di conquista del mondo! Ma a che scopo conquistare il mondo? Volevano renderlo un grandissimo campo di grano in cui avrebbero potuto sbizzarrirsi con i cerchi o altre fantasie? Oppure avevano bisogno di qualche campione umano per poi testarlo sul loro pianeta e rispedirlo sulla Terra del tutto condizionato al punto da convincerlo di essere una spiga di grano e comportarsi di conseguenza?

Era quello che Giangiorgio avrebbe dovuto scoprire, ma che colpevolmente aveva lasciato perdere per via della commissione. Ad ogni modo, si approssimava il tempo in cui lui avrebbe dovuto consegnare il ritratto al principe, pertanto aveva molto più tempo libero.

E, per inciso, era sicurissimo di trovare prove schiaccianti in polleria. Per quello prese un numerino molto sospetto che serviva per il turno e al momento del suo “Numero Ventuno!” si avvicinò a osservò molto attentamente cosa offriva il bancone, e poi rivolse lo sguardo al tizio che serviva i polli.

Aveva un naso enorme. Giangiorgio non aveva mai visto in naso così grande. Nemmeno quello della nonna Ortensia lo era, e Ortensia pagava l’IMU per quel naso. Che poi Ortensia era proprio la moglie del nonno Pino, ma nulla aveva a che fare con questa storia e nemmeno il fatto che cucinava sempre le lasagne di domenica, sia a pranzo che a cena.

Quel grigio pollaio doveva essere per forza un alieno.

“Scusi” esordì. “Vorrei un pollo allo spiedo”

“Ah sì? Pensavo che fossi qui per comprare un antibiotico” disse il pollaio, sarcastico.

“Ci metta molte patatine e rosticceria, grazie” aggiunse Giangiorgio, senza cadere nella provocazione. “E comunque, il pollo è un ottimo antibiotico” come non detto.

Alla fine il Grigio non sembrava sospetto, anche se pervenivano strani rumori dalla cucina, ma la fame era troppo elevata per pensarci.

Giangiorgio si sedette dunque nella sua cucina dopo essere quasi investito dal tram che passava proprio sotto casa sua e che prima era sicuro non ci fosse, quando improvvisamente un rombo inconfondibile di una Vespa fece capolino al suo udito.

“C’è del pollo anche per me?” chiese la Vespa.

 

 

 


Il pollo è un ottimo antibiotico? O Giangiorgio non sa quello che dice?

   
 
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