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Autore: miryam19    15/05/2017    1 recensioni
Trovare la propria strada non è facile. Se ci fosse la possibilità di avere un daimon, un animale guida, che ci indichi la via giusta, quanti di voi proverebbero a cercarlo?
Genere: Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Quanti di voi si sono mai fermati ad ascoltare il vento? Racconta molte cose, sapete, ed è grazie a lui che gli spiriti possono parlarci.
Io sono nato in tempi antichi, in una tribù di uomini guidati da daimon, totem protettori che avrebbero dovuto indicarci la strada per comprendere la nostra vita. Ero un bambino quando persi mio padre. Ricordo che aveva i capelli lisci e neri, lunghi e morbidi sulle spalle come dei fili d'erba. Il suo viso era severo quando mi guardava, ma gli occhi erano sorridenti e vivi anche nei momenti più bui. Mi rivedo in lui ora che sono adulto. Il mio villaggio mi ha mandato a completare l'ultima prova, quella per cercare il mio animale guida. Non so bene come dovrei trovarlo, ma il mio animo freme di riuscire nell'impresa. Mia madre e le mie sorelle contano su di me per portare avanti le orme degli antenati, per diventare il capo che tutti si aspettano. Io mi chiedo quali capacità debba avere un uomo per essere tale. Forse il coraggio? O La forza? O più di tutto è la saggezza che serve?
Mentre cammino tra il fogliame alto e fitto, in cielo il sole ha già quasi completato la sua orbita. Sta per calare il tramonto e a me non resta più molto tempo. Tornare a mani vuote sarebbe un enorme delusione per l'intero villaggio ed io non volevo recare agli altri un simile dolore. Non avrei accettato di fallire. 
Passo dopo passo, le mie gambe si ostinano a proseguire, ma calata la notte e senza il mio daimon, sono costretto a rivolgermi alle stelle. Guardo la luna e le chiedo perché. Possibile che io non abbia un destino? Non sono forse nato per questo? Per essere un capo giusto e devoto al suo popolo?
Confuso, siedo su l'unico grande masso che riesco a trovare. Il mio animo è afflitto, consapevole delle gravi conseguenze che mi aspettavano. Sarebbe stato meglio essere sbranato da qualche animale piuttosto che affrontare una simile pena.
Dopo un giorno di cammino e nonostante la stanchezza sono incapace di riposare. Distendo allora la schiena contro la roccia e osservo il mondo da quella posizione. Per completare il viaggio, nessuno aveva mai portato armi con sé ed io non volevo fosse fatta eccezione per me. Certo diciannove lune erano poche, ma mi era stato raccontato di capi che erano partiti ancora più giovani di me. 
Loro erano riusciti in un solo giorno ed erano sempre tornati prima del tramonto. Mio padre aveva scoperto che il suo daimon era un falco, un uccello bellissimo che l'aveva accompagnato ovunque e quando Piuma nera si era spento, anche lui aveva preso il volo per l'ultima volta. Era questo il legame che spettava al capo della tribù. Se io volevo esserne degno, avrei dovuto trovare il mio animale guida, mandato dagli spiriti per aiutarmi a proteggere il mio popolo. Forse era questo il problema. Non ero degno del ruolo e per questo non avrei mai scoperto se esisteva davvero un totem che mi stava aspettando la fuori. 
Incapace di accettare quella verità, stringo forte le braccia intorno alle ginocchia e invoco ogni creatura della terra di darmi consiglio. Non potevo lasciare il villaggio scoperto per troppe ore, dovevo tornare indietro e prendermi le mie responsabilità. Prima o poi avrei ricevuto le risposte che cercavo.
Mentre mi rimetto in piedi, qualcosa passa accanto alla roccia su cui sono seduto. Seguo l'ombra con gli occhi, attento ad ogni minimo movimento. Non appena la creatura salta con un balzo sul masso, nello stesso istante, io scivolo all'indietro. Avevo paura, ma ogni mio tremore cessò quando vidi l'animale che avevo davanti. La luna illuminava il suo manto come se gli donasse lei in persona il colore. Due occhi scuri mi studiano curiosi ed io ricambio quello sguardo con altrettanta curiosità. Una volpe bianca, non ne avevo mai vista una in vita mia. 
Come avvicinai una mano per toccarla, la volpe fuggì via e la mia gioia svanì insieme a lei. Non era il mio animale guida, altrimenti sarebbe rimasta con me. Quello fu troppo ed io non riuscì più a trattenermi. Mi arrabbiai e urlai alla terra la mia disperazione. Cosa avevo sbagliato? Perché proprio io meritavo quella sorte?
Presi a pugni la roccia fino a farmi sanguinare le dita e gridai finché ne fui capace. Quando ebbi sfogato tutta la mia collera, fu allora che sentii un altro suono. 
Il vento prese a soffiare violento, colpendomi il viso, le braccia il petto. Ogni parte del mio corpo sembrava avvolta dall'aria e dal freddo. Poi, un sussurro appena accennato... Diceva "pazienta". 
Io riconobbi la voce di mio padre e mi venne da piangere. Lui era ancora al mio fianco, proprio come gli altri, e mi consigliava di avere pazienza e di aspettare. Fu esattamente quello che feci. 
Mi risedetti sulla pietra in ginocchio e così trascorsi tutta la notte. Non riposai un attimo, non mi mossi. Rimasi lì ad attendere. I muscoli mi facevano male quando giunse il mattino. L'alba si stava avvicinando velocemente e dalla mia posizione, il sole sembrava già pronto a risorgere dall'ombra. Quando l'ultimo raggio fu alto, mi rialzai anch'io con lui e scrutai l'orizzonte. Era il momento di tornare a casa. 
Scesi dalla roccia e nel momento in cui accettai finalmente il mio destino, una sorta di verso acuto mi bloccò. Abbassai il capo stupito e vidi al mio fianco la piccola volpe bianca. Appoggiò il muso contro la mia gamba un paio di volte e poi mi fissò. 
Decisi che non l'avrei costretta a seguirmi, se l'avesse fatto, sarebbe stata una sua scelta.
Mi incamminai, rifiutando ogni possibilità di prenderla con la forza, e lei mi seguì, restandomi vicino. Io la spiavo oltre la spalla ogni tanto e anche se a tratti scompariva, sapevo che mi teneva d'occhio. Quando giunsi sulla collina, a soli pochi alberi dalla mia terra, osservai le tende poco lontano e il fumo che ancora si sollevava verso il cielo. 
Ora sapevo quale sarebbe stato il mio nuovo nome: io ero il guardiano del vento e il mio daimon era la piccola volpe bianca. Grazie a lei, ho imparato che le cose vanno fatte con il loro tempo e che non bisogna mai avere fretta.  
Decisi quindi di godermi ogni attimo di questa vita e di ringraziarla ogni giorno per tutto quello che mi avrebbe insegnato. 
«Voglio risentire la parte della volpe, me la racconti di nuovo?»
Mia figlia si sistemò tra le mie breccia, riscaldandosi le manine davanti al fuoco acceso. Io risi e scrutai oltre le fiamme che ardevano e si alzavano verso le stelle. 
Lei mi guardò con quei suoi occhioni, così limpidi e chiari, seguendo il mio sguardo e osservando la notte «Dove la tua volpe ora?»
«Ovunque lei voglia e sempre con me. Come sarò io un giorno, quando mi sentirai nel vento»
 


 
   
 
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