Storie originali > Avventura
Segui la storia  |       
Autore: miciaSissi    15/05/2017    3 recensioni
Pianeta Terra - fine del Periodo Cretaceo
Quella strana figlia era così diversa agli occhi dei suoi genitori e dei suoi compagni… ma era nata nel branco, insieme agli altri piccoli, ed era la loro figlia. E crescendo, la dolce Bek avrebbe rivelato al suo popolo tutto il suo amore per la famiglia e per il branco, avrebbe lottato per loro e vissuto con loro. Ma non poteva essere veramente quello che i suoi genitori speravano… perché il suo aspetto era così simile a quelli che loro chiamavano i Nemici? Chi era veramente Bek?
Sì, questa è un’avventura….un’avventura di 65 milioni di anni fa.
Genere: Drammatico, Fantasy, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A


Image and video hosting by TinyPic

Capitolo 3: Pillo


Quella notte Bek uscì di nuovo in cerca di cibo. Saltò agilmente oltre i fratelli addormentati, attenta a non far troppo rumore col ticchettio delle unghie affilate sul pavimento di roccia. Si voltò a controllare che nessuno la seguisse, poi imboccò decisa l’uscita della caverna. Appena fu sparita oltre la spaccatura naturale che faceva da ingresso, Xo si alzò silenziosamente e la seguì nel bosco buio. Questa volta voleva sapere e vedere dove sarebbe andata sua figlia.
Bek si infilò nella vegetazione, e Xo le fu subito dietro per non perderla di vista. Ma la sua mole la tradì, e Bek si accorse subito della sua presenza. Si voltò verso la madre, con in bocca uno dei Morbidi appena catturato, e la fissò. Anche Xo si fermò, a pochi metri da lei, immobile e con gli occhi gialli spalancati.
Alla luce della Luna Xo vide il sangue che gocciolava dal corpo del Morbido dove sua figlia lo stringeva tra i denti. Bek riconobbe quello sguardo: sua madre la stava guardando nello stesso modo in cui l’aveva guardata Cros, quando aveva assaggiato la carcassa vicino al lago.
- Bek… - mormorò Xo, facendo un passo avanti.
L’ombra della madre la coprì, e Bek per un attimo non vide più niente. Lasciò la sua preda, facendola cadere a terra, ormai morta, poi Xo si scostò dalla luce lunare e Bek poté alzare il capo e guardarla.
- Cosa stai facendo? – Continuò Xo, fissando il Morbido squarciato ai suoi piedi.
- Mamma… - Bek le si fece più vicina e la sua voce tremò – stavo mangiando –
- Ma quello non è un insetto! – Esclamò Xo.
Era vero, i Morbidi non erano come loro, però… però non erano insetti, avevano quattro arti, e il loro sangue era rosso... - Mamma, lo so… - rispose Bek, piegando il capo e scuotendo la testa – ma io devo mangiare… gli insetti non mi bastano, devo cacciare –
- Basta! – Esclamò Xo – non puoi farlo, Bek! –
- Allora morirò di fame! Io non posso mangiare le foglie! Non lo so perché, ma non posso! Quando ho fame ho voglia di uccidere… ho mangiato anche un animale morto, un Amico morto! – I suoi occhi si riempirono di lacrime luccicanti nella luce lunare.
Xo era impietrita. Era la prima volta che Bek piangeva, e la sua voce tremava. La fissò per un momento, poi si chinò sulla figlia, ancora piccolissima rispetto alla sua mole, e la tirò verso di sé con le lunghe zampe anteriori – va bene, Bek… - mormorò – va bene –
- Oh, mamma! – Bek strofinò il muso contro il ventre caldo della madre – perché io sono così? Perché sono diversa e non posso mangiare l’erba? – Urlò, con gli occhi chiusi.
- Non lo so… nessuno lo sa, neanche tuo padre, neanche Min – rispose Xo, accarezzandole la testa con la zampa a cinque dita – sei così e basta… e io ti amo lo stesso, Bek, non ti devi preoccupare –
Bek alzò gli occhi azzurri verso di lei. Con una zampa Xo le asciugò il filo di sangue che aveva sulla bocca – e anche tuo padre e Cros ti amano… e i tuoi fratelli. Tu sei una di noi, anche se sei fatta così. Tu sei mia figlia, non devi mai dimenticarlo, fai parte del Branco Buonafoglia e tutti dovranno rispettarti! –
Ben presto le uscite notturne di Bek non furono più un segreto; Xo andava con lei perché temeva che i Nemici potessero uccidere una così piccola preda, e così la accompagnava tutte le notti. Bek era contenta di avere la madre con sé, ma il comportamento di Xo non passò inosservato.
Bastò una notte di temporale a svegliare alcuni compagni e a rivelare quella fuga notturna. Messi alle strette da Min, il capobranco, Xo e Pim dovettero confessare la verità sulla vera natura della figlia, e dopo un primo momento di sgomento, i compagni finirono per accettare e poi ignorare le abitudini di Bek. Non riuscivano a spiegarsi perché mai fosse nata tra loro e non tra i Nemici, però insetti e Morbidi non erano considerati Amici, e quindi la loro uccisione non destava orrore nel branco. Semplicemente non erano animali che loro consideravano importanti o che conoscevano, per cui la cosa non destò tanto clamore se non per pochi giorni.
Min, il capobranco, riunì gli anziani per discutere con loro della piccola Bek; era chiaro che il suo aspetto e le sue abitudini erano quelli di un Nemico, e quindi Min si ritrovò a pensare di dover scacciare la strana figlia di Xo e Pim, se gli anziani glielo avessero chiesto.
- Il suo aspetto è simile a quello dei… dei Grandi Nemici – iniziò uno di loro, e la cosa scosse tutti.
Solo i membri più vecchi del branco conoscevano i Grandi Nemici, perché tanto tempo prima, nel territorio che abitavano, ce n’erano parecchi che davano loro la caccia. Poi i branchi si erano spostati, e le nuove generazioni non avevano mai conosciuto i terribili predatori, rimasti quasi tutti in territori più a sud. La loro mole permetteva di respingere, in gruppo, gli assalti di quasi tutti i grossi carnivori, ma contro una coppia di Grandi Nemici neanche la forza del branco sarebbe stata sufficiente.
- E’ vero, però Bek è una del nostro branco – disse Min – e non pensate al vantaggio che avremo? Quando crescerà, se diventerà simile ai Grandi Nemici, potrà proteggerci. Se diventerà come loro, sarà inattaccabile e ci difenderà dagli altri Nemici
Il ragionamento del capobranco sembrò giusto a tutti, che annuirono all’unisono.
- Va bene, Min, la terremo d’occhio – finì una vecchia femmina – ma se diventerà pericolosa, la scacceremo prima che sia adulta –





Un pomeriggio assolato, mentre i fratelli e gli altri cuccioli facevano la Corsa e giocavano, Bek dormiva all’ombra, per riposarsi delle ore perse a cacciare nella notte. Distesa su un mucchio di foglie morbide, sonnecchiava pigramente godendosi il fresco, osservando di tanto in tanto i compagni e Cros che giocavano lontani.
Stoz non aveva perso tempo con lei, insultandola e chiamandola “ mangia morti ” davanti agli altri, che ben presto l’avevano esclusa dai loro giochi per prenderla in giro insieme a Stoz. Cros aveva già litigato e poi si era azzuffata con parecchi per difendere la sorella, così Bek aveva preferito astenersi dai loro giochi, anche se sperava un giorno di battere quell’odioso di Stoz nella Corsa. Grazie alla dieta notturna stava crescendo rapidamente, e le sue zampe posteriori si irrobustivano ogni giorno di più. Forse Stoz se ne era reso conto, e sapendo che lei avrebbe potuto batterlo stava cercando di allontanarla definitivamente dai loro giochi.
Sbadigliando, Bek si rotolò sulla schiena, chiudendo gli occhi. Ma fu subito distratta da alcuni passi, così si rigirò sul ventre e alzò la testa verso Stoz, ritto accanto a lei con dietro una decina di altri cuccioli. Stoz teneva qualcosa tra le zampe, e prima che Bek potesse alzarsi le gettò in faccia la carcassa mezza putrefatta e mangiata di un Morbido.
Bek urlò e arretrò, mentre le sue narici venivano investite dall’odore forte della carne marcia.
- La tua merenda, Bek! – Urlò Stoz, con aria trionfante, davanti agli amici che ridevano.
Bek non reagì, non voleva dare a Stoz quella soddisfazione. Emise solo un brontolio sordo, arrabbiato, poi si voltò e si allontanò, controllando l’istinto di mordere una parte vitale del corpo di Stoz.
Da lontano Xo e Pim avevano seguito la scena, e il loro sguardo si incrociò con quello di Min lì vicino. Il Capobranco annuì, come per rassicurarli che la loro figlia aveva reagito nel migliore dei modi, poi riprese a scortecciare un grosso albero.




Quella calda mattina, dopo aver svegliato a fatica Bek, Cros si diresse con la sorella verso il bosco circostante, promettendo a Xo che non si sarebbero allontanate troppo. Un iguanodonte adulto aveva ben pochi predatori, ma due giovani di pochi mesi erano praticamente inermi di fronte anche ai più piccoli Nemici, e molti piccoli venivano uccisi dai carnivori che si aggiravano nella foresta.
- Cros, la mamma non vuole che andiamo così lontano! – Disse a un tratto Bek, vedendo che la sorella non si fermava nel solito punto dove pascolava con grosse foglie.
- Voglio andare all’Acqua, cosa ne dici? –
- All’Acqua? No, la mamma non vuole, l’altra volta ci ha sgridate – rispose Bek, fermandosi.
- Dai, magari trovi qualcosa da mangiare! – Continuò Cros per convincerla, ricordando la carcassa trovata tempo addietro.
- No, Cros, è pericoloso, i Nemici ci potrebbero trovare –
- Senti odore di Nemici? –
- No, però… -
- Neanche io. Dai, facciamo in fretta, e poi davanti all’Acqua, se arriva un Nemico, ci buttiamo dentro –
Bek non riuscì a dire di no alla sorella implorante, così annuì poco convinta e la seguì tra il fogliame. La foresta brulicava di insetti, e mentre camminavano Bek mangiò un po’, anche se il suo pasto notturno era stato abbondante.
Fu mentre attraversavano un prato senza alberi che un’ombra enorme le coprì. Atterrite, le due sorelle urlarono e alzarono la testa per guardare cosa mai fosse quel Nemico che incombeva su di loro.
- Ma guarda un po’ che cosa abbiamo qui! – Esclamò invece il grosso Volatore, che volteggiava su di loro, a pochi metri di altezza.
Bek e Cros rimasero senza fiato a osservarlo: era così grande! Le sue ali spalancate sembravano immense, e oscuravano il Sole quando passava su di loro. Non avevano mai visto un Volatore da così vicino, o almeno non uno così grosso e a pochi metri da loro.
- Ciao! – Urlò Bek, vedendo che non aveva brutte intenzioni. Era curiosa di guardarlo bene, era così strano con quel becco e la testa allungata all’indietro.
Lo pterosauro* posò lo sguardo da una all’altra, perplesso, come se avesse visto male, poi frenò le enormi ali e si posò con insolita grazia su un tronco marcio lì vicino. Le sue ali si chiusero, penzolando dietro di lui, e le sue dimensioni sembrarono all’improvviso rimpicciolirsi. Con le ali chiuse il suo corpo non era molto più grande del loro, sola la testa sembrava grossissima a causa della cresta ossea sporgente sulla nuca. A un tratto la sua figura, così imponente un attimo prima, sembrò terribilmente buffa a Bek e a Cros, ed entrambe scoppiarono a ridere.
- Siamo allegre, eh? – Esclamò il vecchio Volatore con voce gentile – perché non vi avvicinate? –
Bek e Cros fecero come aveva detto, incuriosite più che mai dal suo aspetto. Avevano sempre visto i Volatori da lontano, su nel cielo, e vederne uno così vicino e disponibile poteva essere una bella storia da raccontare ai compagni di giochi.
- Allora, dove stavate andando tutte sole? – Chiese il Volatore – da dove venite? –
Bek si fece ancora più vicino, e fu allora che il Volatore si rese conti di cosa fosse lei veramente. I suoi occhi arancioni si spalancarono, allarmati, ma subito Cros intervenne.
- Siamo del Branco Buonafoglia – rispose.
Lui spostò lo sguardo dalla piccola carnivora alla piccola iguanodonte – il Branco Buonafoglia? Siete tutte e due del Branco Buonafoglia? – Esclamò, chiedendosi com’era possibile che una dei Grandi Nemici, seppur cucciola, girasse con una piccola degli Amici.
- Certo, siamo sorelle! – Rispose Bek – io sono Bek, e lei è Cros –
Il Volatore tornò a fissare Bek – sorelle? – Chiese – com’è possibile? Siete così diverse –
Bek abbassò lo sguardo, e Cros intervenne – be’, solo un po’, però… siamo sorelle lo stesso –
Il vecchio Volatore intuì che non poteva essere così, ma se loro lo credevano e andavano d’accordo, probabilmente la piccola dei Grandi Nemici era in qualche modo nata e cresciuta con loro. Se non fosse stato così l’altra piccola sarebbe già stata uccisa dalla compagna.
- Molto bene, io mi chiamo Pillo – rispose – e sono un vecchio amico di Min, il vostro capobranco –
- Davvero? – Esclamò Bek – ma noi non ti abbiamo mai visto –
- Sono tanti anni che non vivo più col Branco Buonafoglia – rispose Pillo – sono venuto da queste parti proprio per salutare Min e stare un po’ col vostro branco. Sapete che tanto tempo fa io ero il Raccontastorie dei vostri genitori e degli altri piccoli? –
- Il Raccontastorie! – Urlò Cros – ma che meraviglia! Quello che abbiamo adesso non è bravo, la mamma dice che quello che aveva lei era molto meglio –
- Oh, allora ti fermerai con noi per raccontarci le Storie? – Chiese Bek.
- Be’, se Min me lo permetterà…-
- Vedrai che lo convinceremo anche se non vuole – rispose Bek, entusiasta.
Pillo era così disponibile che sicuramente l’avrebbe riscattata agli occhi dei compagni dispettosi.
- Senti, piccola Bek, ma tu hai sempre vissuto col Branco Buonafoglia? – Chiese a un tratto Pillo.
- Sì, te l’ho detto, io e Cros siamo sorelle… e abbiamo anche altri cinque fratellini e sorelline –
Pillo annuì. Era chiaro che la piccola non aveva la minima idea di quale fosse la sua vera identità, e tanto meno doveva averla il Branco Buonafoglia; ricordava che nel territorio dove vivevano prima non c’erano gruppi di Grandi Nemici, e che quindi nessuno di loro, tranne gli anziani, sapeva esattamente cosa fosse Bek. Ma lui sapeva che i Grandi Nemici erano arrivati anche lì: abitavano più lontani e cacciavano prede più facili e più lente di quegli Amici alti e possenti. Ma sapeva che, prima o poi, anche i Grandi Nemici avrebbero scoperto quella colonia, a allora la pace sarebbe finita per il Branco Buonafoglia.
- Ehi, a cosa stai pensando? – Fece Cros, vedendolo assorto.
Pillo stava per rispondere, quando un forte barrito rimbombante lacerò l’aria.
- Ma che cos’era? - Esclamò Bek, ritta sulle grosse zampe posteriori, gli occhi azzurri spalancati.
- Sono solo alcuni Giganti** - spiegò Pillo.
- Giganti? Wow, non li ho mai visti! – Esclamò Cros.
- Davvero? Be’, mie care piccole amiche, che ne dite di andare a vederli? Sono arrivati fino all’Acqua a mangiare, e mi sembra che anche voi stavate andando lì –
- Già, è così – rispose Cros.
- Allora seguitemi, se non li avete mai visti è ora di conoscere questi Amici buoni… potrebbe servirvi per difendervi dai… dai Nemici – finì Pillo. Con un salto scese dal tronco marcio, e camminando goffamente si diresse verso un albero.
Bek rise, e con pochi passi veloci si portò al suo fianco – mi sembra che le tue ali funzionino meglio delle tue zampe! – Scherzò.
- Sì, le tue sono belle robuste, invece – rispose Pillo, guardando con inquietudine le robustissime zampe artigliate di Bek. Distolse lo sguardo, ripensando a quante volte aveva visto le stesse zampe di un Grande Nemico squarciare inermi Amici con estrema facilità. Ma la piccola sembrava non aver idea della sua prestanza fisica, così Pillo tornò a fissare i suoi dolcissimi occhi.
- Stai a guardare, ora! – Disse. Si arrampicò facilmente sul tronco di un albero, aiutandosi con le dita artigliate delle zampe anteriori, e arrivò su un alto ramo. Allora spiegò le enormi ali membranose e si lanciò dall’ albero. Planò verso il terreno, lo sfiorò appena, poi con un lieve battito d’ali la sua figura leggera si sollevò maestosamente verso l’alto, lasciando a occhi sgranati Bek e Cros.
- Anch’io vorrei volare! – Gli urlò la piccola iguanodonte.
Pillo rise, volteggiando su di loro – dovrai aspettare che ti crescano le ali, allora! Su, seguitemi, andiamo verso l’Acqua, vi faccio strada io dall’alto –
Bek e Cros presero a correre divertite sotto di lui, saltando felici all’idea di avere un amico Volatore e di poter vedere finalmente gli Amici Giganti di cui avevano sentito parlare. In pochi minuti, seguendo la sagoma alata di Pillo, sbucarono vicino alle rive del lago.
Da lontano si stagliavano le enormi sagome dei Giganti, e le due sorelle le fissarono ammirate.
- Avanti, avviciniamoci! – Urlò Pillo dall’alto.
Costeggiarono la spiaggia fino a fermarsi a qualche decina di metri dai colossali Amici; i due sauropodi, altissimi e pacifici, brucavano lentamente le erbe che crescevano nelle basse acque del lago. Non si erano accorti della loro presenza, Bek e Cros erano troppo piccole per suscitare qualsiasi interesse in loro. Nemmeno i grandi carnivori, tranne in rari casi, potevano costituire una minaccia per delle creature così enormi, e i due sauropodi continuarono a brucare pigramente.
Bek e Cros erano affascinate da quei corpi smisurati, da quelle zampe possenti e dal lungo collo dei Giganti. Ritte sulle zampe posteriori, osservavano i lenti movimenti degli animali con gli occhi sgranati. Improvvisamente il vento cambiò, e l’odore dei due Giganti arrivò alle narici di Bek; subito sentì un fremito lungo la schiena, quell’odore era buonissimo e le faceva battere forte il cuore. Osservò le enormi zampe colonnari dei sauropodi, accorgendosi che aveva una gran voglia di affondare i denti in tutta quella carne…
- Bek? Ehi, che cos’hai? – Chiese Cros, vedendola strana.
Bek si leccò con la lingua i robusti denti conici e appuntiti, immaginando di mangiarsi un Gigante intero, poi rise al pensiero e rispose a Cros di avvicinarsi ancora un po’.
- Meglio di no – disse Pillo, atterrando lì vicino – se non vi vedono possono anche calpestarvi –
- Accidenti, anch’io vorrei diventare così grande! – Esclamò Cros, alzandosi sulle zampe posteriori per sembrare più alta – nessun Nemico mi farebbe paura! Wow! –
- Già, nessun Nemico… - rispose Pillo – ma tu non diventerai così, mia piccola amica. E dovrai stare sempre attenta –
- Ma noi staremo sempre insieme e ci difenderemo! – Rispose Bek.
Pillo la guardò per un attimo, poi annuì – certo, quando sarete grandi non dovrete preoccuparvi, se sarete insieme – rispose. E chi avrebbe mai osato attaccare un erbivoro protetto da un Grande Nemico?
A un tratto un sauropode barrì, ed essendo così vicini i tre piccoli osservatori vennero quasi assordati dal rumore possente dell’enorme animale.
- Sarà meglio andare! – Urlò Pillo – torniamo al branco, voglio parlare con Min –
- Oh, no, voglio stare ancora un po’! – Esclamò Bek.
- Avanti, i Giganti si fermeranno qui per un po’, verremo ancora a vederli –
- Ehi, ma non eri tu quella che si preoccupava perché la mamma non voleva che ci allontanassimo? – Rise Cros verso la sorella.
- Sì, però… i Giganti sono così belli! -
“E profumano di buon cibo” pensò, fissando la loro spessa pelle. Era certa che i suoi denti sarebbero riusciti a morsicarla, ma tentare era impossibile se voleva restare viva, così seguì Cros verso la foresta.
Pillo si arrampicò su alcune pietre, poi planò e decollò facendo loro strada verso il rifugio sulla collina.




Nel giro di pochi giorni Pillo fu integrato alla perfezione nel Branco Buonafoglia. La sua vecchia amicizia con Min contribuì al suo benvenuto, e inoltre molti adulti, tra cui Xo, lo riconobbero come il loro amico Raccontastorie di quando erano cuccioli. Pillo fu ben accolto perché, oltre a intrattenere i più piccoli con le sue storie, volando sopra di loro poteva facilmente avvisarli nel caso di un avvicinamento di Nemici.
Pillo non fece parola con nessuno, e tanto meno con Xo e Pim, sulla vera natura di Bek. Notò subito che attorno a lei c’era una certa diffidenza, che tranne Cros e pochi altri fratellini nessuno dei cuccioli giocava o invitava Bek a gironzolare lì attorno insieme, anzi sembravano quasi tutti coalizzati contro di lei. Di certo la sua diversità e il significato indiscutibile dei quei denti e quegli artigli erano indubbi, ma Pillo si accorse che c’era comunque una situazione più o meno pacifica di disinteresse. Almeno fino a quando, e lui ne era certo, Bek non avesse dimostrato chiaramente la sua indole e i Grandi Nemici fossero arrivati nel territorio del branco….


Continua…



**enormi erbivori simili ai Brontosauri


*PTERANODONTE (Pteranodon longiceps) – PILLO NELLA STORIA

Lo Pteranodonte è stato uno dei maggiori pterosauri esistiti, con un'apertura alare fino a 7 metri. Questo rettile volante si buttava in picchiata per catturare i pesci dei quali si cibava, proprio come fanno gli attuali albatros. La forma delle ossa e la ricostruzione della muscolatura indicano che poteva battere le ali per volare. Era dotato di una lunga cresta sagittale, sottile, sporgente all'indietro, e un becco privo di denti. Probabilmente era un abile arrampicatore assiduo frequentatore delle scogliere, utilizzandole come trampolino di lancio per catturare le sue prede marine. Gli esperti ritengono che la cresta gli servisse come timone stabilizzatore, per cambiare direzione durante il volo. Questo rettile possedeva inoltre una sorta di sacco in pelle posto all'interno del becco nella mascella inferiore. Quando catturava un pesce, lo deponeva in questa sacca per mangiarlo in seguito o per portalo ai piccoli, in modo simile a quanto fanno gli attuali pellicani.

 

Image and video hosting by TinyPic
  
Leggi le 3 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Avventura / Vai alla pagina dell'autore: miciaSissi