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Autore: Yoan Seiyryu    15/05/2017    1 recensioni
Antica Corea, Periodo dei Tre Regni.
Le truppe di Silla hanno invaso i confini di Goguryeo. Kim Seung Hyun, stratega di Silla, si introduce nell'accampamento di Goguryeo per spiare i nemici e portare alla vittoria il proprio esercito; Lee Yoon Ah è la figlia del Generale di Goguryeo, che morto sul campo di battaglia lascia un posto vacante e spetterà a lei, attraverso vari stratagemmi, prenderne il posto. Sono entrambi legati da un filo invisibile che li porterà ad affrontarsi, intessendo inganni il cui unico scopo è far trionfare il proprio Regno.
Genere: Guerra, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Antichità
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Capitolo Due


[ Accampamento di Goguryeo ]

L'odore di incenso permeava in profondità il tessuto giallo della tenda, eppure non bastava a scacciare l'afrore di morte. I bracieri condivano il terreno di ombre, lingue di fuoco che si spostavano ad ogni sussurro d'aria. Yoon Ah si stringeva sotto la lunga pelliccia che la teneva al riparo da quelle notti primaverili, le quali avevano ancora il sapore dell'inverno. Inginocchiata, teneva la testa bassa. I capelli semiraccolti le accarezzavano il collo. Le palpebre erano sollevate appena, mentre le labbra si erano serrate a stringere una lingua che batteva con prepotenza sotto al palato.
Pregava, pensava, davanti a suo padre che giaceva inerme su un letto di paglia. La vita era fluita via, come l'acqua che scorre da una cascata, solo il giorno antecedente. Il cadavere irrigidito era stato privato della sua armatura e una ferita lunga, profonda, ne squarciava il petto. Ora somigliava ad un uomo qualunque. Un uomo che era nato per morire.
Le fiamme dei bracieri divamparono quando una voce dietro di lei si schiarì. Yoon Ah voltò solo la testa, per incontrare la figura di Tae Ryu comparsa dietro di lei. L'abito d'argento colorava il viso di una luce fredda.
«Per quanto tempo ancora celerete la morte del Generale Lee?» le domandò.
Tae Ryu avanzò con un passo pesante. La terra si piegava sotto ai suoi stivali. Quando la affiancò, Yoon Ah ancora in ginocchio, sollevò il mento per riconoscere il pallore di un viso  stanco. I capelli spettinati erano stati acconciati senza alcun impegno.
«Non è ancora giunto il momento» gli confessò.
Come poteva accettare che suo padre, il sole che aveva illuminato il proprio cammino, l'avesse abbandonata in un momento così critico per Goguryeo. Il suo cadavere era ancora lì, davanti ai suoi occhi, ma non poteva credere davvero che non si sarebbe più sollevato in piedi. Il corpo di un Generale che aveva subito miriadi di ferite, aveva smesso di combattere. Era come un lenzuolo di seta strappato.
«Gli uomini si domandano quali siano le condizioni del loro capo» insistè Tae Ryu, fermo davanti al giaciglio «non permettete a nessuno di varcare la sua tenda e questo li insospettisce, alimentandone i timori.»
Yoon Ah si alzò in piedi. Spolverò lo strato superficiale della pelliccia, per rimuovere idealmente l'odore d'incenso che ormai si era intessuto sopra di essa.
«La verità renderà vano il sacrificio di mio padre. Se rivelerò ai suoi uomini che egli è morto, abbandoneranno il campo. I soldati di Goguryeo sono carichi di orgoglio, ma non senza un capo che li ispiri. Il Generale è morto per difendere i confini della terra che ci appartiene, la sua dipartita non sarà stata inutile.»
Era consapevole, Yoon Ah, che ingannare i soldati affinché impugnassero ancora le armi fosse rischioso. Il dubbio alimentato tra loro non si sarebbe sciolto con facilità, al contempo abbandonare il avrebbe permesso a Silla di aprire una breccia nella loro difesa, così da guadagnare terreno. Spiò Tae Ryu con la coda dell'occhio, che era rimasto in un silenzio contrariato. Sapeva che non era d'accordo con i suoi intenti, ma era l'unico di cui poteva fidarsi.
«Gli uomini di Baekje continuano ad essere irremovibili?» gli chiese, voltando le spalle al giaciglio del padre.
Tae Ryu rimase immobile, chinò solo la testa.
«Temo di sì, Agasshi [1]. Più ottusi di quanto credessimo. L'emissario si rifiuta di consumare i pasti da ieri sera, né ha accettato l'acqua che gli è stata offerta.»
Yoon Ah, diretta verso l'armeria personale, sollevò una sciabola infoderata e la legò alla cintura. Trattenne la saliva sotto al palato, in una breve riflessione.
«Se fosse impossibile piegarlo, Agasshi, non possiamo rischiare che muoia. Perderemmo l'alleanza con Baekje» insisté Tae Ryu.
«Chi chiede pace senza gravi motivi sta tramando qualcosa» sussurrò Yoon Ah, portando le mani ai fianchi «Baekje al momento non si trova sotto attacco, Silla ha puntato le armi solo contro Goguryeo. Voglio accertarmi della loro lealtà.»
«In che modo?»
«L'emissario non resisterà a lungo. Domani mattina, quando il sole arriverà al suo apice, trascinalo fuori dalla gabbia. Rimarrà esposto alle alte temperature. Di notte il freddo ne scardinerà il corpo e lo condurrà allo stremo. Sottoponilo a questa tortura finché non cederà, e fai in modo che continui il digiuno.»
«A quale scopo?»
«Gli uomini affaticati indeboliscono la mente. Allora sarà più facile fidarsi di Baekje.»
Tae Ryu annuì e si sedette accanto al giaciglio. Da una sacca allacciata alla cintura tirò fuori dei granuli di sale e li gettò nei bracieri. Il fuoco scoppiettò in miriadi di fiamme, sollevate tanto da prendere forme oblunghe. Tae Ryu credeva che in quel modo avrebbe allontanato gli spiriti maligni. Non aveva mai smesso di farlo, da quando era tornato dal suo ultimo viaggio in Occidente.
Yoon Ah lo lasciò ai suoi rituali di purificazione ed uscì dalla tenda. Raccolse una fiaccola conficcata nel terreno e illuminò la propria ombra. Il vento si sollevò tanto da rabbrividire persino sotto lo strato pesante di pelliccia. Eppure, non era un vento freddo.
Quando il tramonto calava era solita perlustrare l'accampamento con i suoi stessi occhi, per controllare che gli animi dei soldati non si affievolissero e per rispondere alle domande preoccupate che le rivolgevano.
Passò davanti alle stalle di fango dove i cavalli scalpitavano. L'odore di fieno scandiva l'aria. Non ne rimaneva molto e anche il loro approviggionamento stava terminando. Non avrebbero avuto molto tempo per organizzare un nuovo piano di battaglia. Le lacrime insorsero feroci ma le trattenne per rispedirle da dove erano venute. Un tempo sarebbe montata a cavallo per attraversare le pianure verdi e dimenticare le verità insopportabili che una vita sul campo aveva trasformato in cicatrici. Ora, l'idea di allontanarsi insieme al vento la spaventava. Il fardello che suo padre le aveva lasciato le comprimeva il fiato, ma non il cuore. Avrebbe resistito di fronte a qualunque tempesta, persino di fronte alla sconfitta.
Abbandonò il nitrire notturno dei cavalli e spostò la fiaccola per farsi strada verso le gabbie dove gli ostaggi erano stati celati. I vessilli di Baekje ondeggiavano al ritmo del vento, piantati con rispetto accanto ai pali della recinzione. Due guardie sostavano lì, immobili.
Yoon Ah abbandonò la fiaccola fra le mani di un soldato. Lì attorno i cerchi di fuoco accesi dagli uomini erano ancora vivi. Non tutti si erano ritirati nelle proprie tende. Non badò a nessuno di loro. Sollevò le spalle per assumere una posa sicura e si affacciò tra le fessure della gabbia.
«Comandante» sussurrò qualcuno all'interno. Indossava una fascia rossa attorno alla fronte e i capelli neri scivolavano come pioggia sulle spalle. Si era inclinato verso l'uomo che gli stava accanto, ma aveva gli occhi chiusi. Una coda alta di capelli liberava un viso maturo, ma estremamente giovane. Una contraddizione che spinse Yoon Ah a socchiudere le palpebre per studiare quei lineamenti dolci e decisi.
Quest'ultimo, al richiamo del compagno, sollevò il mento verso di lei. Quando aprì lo sguardo, Yoon Ah incontrò occhi caldi, illuminati dalle fiamme delle fiaccole. Danzavano in uno spazio così piccolo, sembravano persino invecchiati, come coperti da un velo di ragnatele. Doveva essere lui l'emissario che aveva scelto il digiuno, poiché nessuno in quella gabbia aveva la sua stessa dignità espressiva.
«Dovete essere Lee Yoon Ah, la figlia del Generale Lee» si pronunciò l'emissario.
Le labbra secche chiedevano l'acqua che aveva rifiutato. La voce profonda lo rendeva un uomo ostinato, o solo orgoglioso.
«Tutto il campo sussurra il vostro nome» aggiunse.
Yoon Ah guardò in tralice la guardia a cui aveva affidato la fiaccola. Questa scaricò il peso del corpo da una gamba all'altra. Gli uomini non imparavano mai che il silenzio, talvolta, era una lama efficace nella difesa.
L'emissario sciolse le gambe da un incrocio studiato e si alzò in piedi. Si affacciò fra le fessure, senza sfiorare le sbarre di legno. Era alto, poteva guardarla con fermezza.
«E voi siete l'emissario che con tanto ardore desidera incontrare mio padre. Qual è il vostro nome?»
«Kim Seung Hyun. Dunque, siete voi la vera portavoce del Generale.»
«Intrattenere affari con una donna vi convincerebbe a mettere da parte il vostro desiderio di chiedere udienza a mio padre?»
La sua provocazione non dipinse sorrisi sulle labbra di Seung Hyun. La sua compostezza le lasciò l'amaro in bocca. Non vi era malinconia nel suo sguardo, ma la severità che mostrava di avere era serena. Solo l'uomo seduto dietro di lui aveva risposto con una risata gracchiante. Non lo degnò d'attenzione.
«Se aveste realmente un potere decisionale, o la lealtà dei vostri uomini, non avrei remora nel considerarvi degna di trattare per un'alleanza tanto importante» le confessò, avvicinandosi di più tra le fessure, finché Yoon Ah non si ritrovò a pochi centimetri dai suoi occhi lunghi «proprio ora, dovreste guardarvi le spalle.»
La voce di Seung Hyun si era trasformata in un sussurro caldo, con un velo di apprensione. Yoon Ah serrò le sopracciglia. Lo sfoderare di un'arma dietro di lei la colse alla sprovvista. Riconobbe un'ombra inglobare il terreno sotto ai suoi piedi, una sciabola che si sollevava sulla sua testa. E le guardie immobili, senza il coraggio di proteggere la figlia del loro capo.
Quando Yoon Ah si voltò, il fischio di una freccia bruciò l'aria. La punta si conficcò in una gamba. Un grido di dolore irruppe insieme alla spada che rotolò a terra. L'uomo che aveva tentato di sorprenderla alle spalle si era inginocchiato. Yoon Ah strappò la fiaccola dalla mano della guardia e fece luce sulla figura sanguinante.
Jio Jin, nulla più di un codardo. Suo padre lo aveva risparmiato quando una volta era scappato dal campo di battaglia, anni prima, nascondendosi mentre i suoi compagni venivano uccisi. A quel tempo Yoon Ah aveva pregato il Generale di non riprenderlo sotto la sua ala, ma lui aveva sempre avuto fiducia in uomini simili. Lei non sarebbe mai stata tanto accondiscendente.
Si voltò verso un punto luminoso dell'accampamento. Tae Ryu teneva ancora sollevato l'arco. Era stato lui a scoccare la freccia, e a salvarla.
«Il Generale» la voce strozzata di Jio Jin si mescolò alla schiuma bianca che gli sporcò le labbra «voi, la verità» biascicò, strisciando a terra.
Yoon Ah si piantò di fronte a quella ripugnante avanzata. Schiacciò la gamba di Jio Jin, premendo accanto alla freccia conficcata nella carne. Lui gridò gettando la testa indietro. I volti dei soldati nascosti nelle ombre, li vide tutti. La stavano osservando, la stavano studiando.
«Abbiamo il diritto di sapere» insisté nella sofferenza.
Yoon Ah premette ancora, finché Tae Ryu non comparve al suo fianco. Fu lui a sollevare Jio Jin da terra, facendo segno alle guardie di aiutarlo. Lo trascinò fino alla gabbia accanto a quella degli uomini di Baekje e lo lasciò cadere dentro.
«La freccia conteneva un composto per farlo addormentare» le rivelò Tae Ryu, adirato. I pugni stridevano in vista.
Yoon Ah lo fermò, aggangiandosi attorno al suo braccio e sussurrò, affinché nessun altro udisse: «Pretendo una spiegazione.»
Tae Ryu schioccò la lingua sotto al palato e voltò la testa per guardarla. Così vicini, poteva sentire il suo respiro affannato e preoccupato.
«Non è il primo a tentare un'insubordinazione. Fino ad ora ero riuscito a tenerli sotto controllo, ma ve lo avevo detto, Agasshi. Il dubbio dilaga, i sospetti diventano reali.»
«Perché non ne sono stata messa a parte?» mormorò in una richiesta che le lambì gli occhi di nuove lacrime.
Tae Ryu chinò il capo con rispetto e si sganciò dalla sua presa.
«Per non dubitare degli uomini. Non è creando astio che vinceremo le prossime battaglie.»
Yoon Ah lo lasciò andare. La tunica d'argento si allontanò sotto gli occhi dei nuovi spettatori. Nemmeno la luna sembrava tanto luminosa, quando Tae Ryu copriva la terra su cui camminava. Un vuoto pericoloso si ammassò attorno al cuore. Strinse tanto i pugni che le unghie scorticarono i palmi. Jio Jin era crollato in un sonno profondo, ma i prigionieri nella gabbia accanto avevano assistito con grande attenzione.
«Come ora capirete, non posso affidare il futuro di un regno nelle mani di chi non viene rispettato come dovrebbe.»
La voce di Seung Hyun rimbalzò nelle orecchie simile ad artigli di una tigre. Era rimasto in piedi, con i suoi occhi attenti, in grado di svestire qualunque anima. Yoon Ah corrugò la fronte e gli serbò un'espressione impietrita.


*

Note: [1] Agasshi: termine usato per rivolgersi ad una giovane donna non sposata.

   
 
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