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Autore: Danmel_Faust_Machieri    16/05/2017    0 recensioni
Dante Sancassani è un ragazzo come tanti altri: vive a Como, frequenta l'ultimo anno del liceo scientifico, è un eccellente mediano ed ha un rapporto molto difficile con il padre a causa del quale odia ogni genere di letteratura.
Eugenio Sancassani è un padre assente e lui se ne accorge con le lacrime agli occhi; professore di letteratura italiana all'università di Bergamo e con essa cercherà di riavvicinarsi al figlio che tanto lo odia.
Una lotta condotta tra sguardi e parole alla ricerca di un legame solo all'apparenza infranto.
Genere: Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Dante, seduto al suo posto, fissava il cielo dalla finestra mentre aspettava che la professoressa Zamagna facesse il suo ingesso in classe. Contro il cielo si stagliavano alcuni rami degli alti alberi che circondavano la scuola dipingendo un quadro dove l'azzurro veniva interrotto qua e là dalle calde scintille dell'autunno. Un merlo si poggiò sul davanzale e il ragazzo si perse nel contrasto tra il nero delle sue piume e il vivo arancione del suo becco, lo stava osservando come se volesse vedere qualcosa al di là di lui, qualcosa che magari era nascosto in quella piccola oscurità. Ma al chiudersi della porta fece eco lo sbattere d'ali del piccolo volatile che destò Dante da quei pensieri che ancora lo stavano divorando. La professoressa Zamagna, con il suo solito giubbotto rosso, si mise a sedere dietro alla cattedra mentre gli studenti tornavano ai loro posti interrompendo le chiacchiere e gli scherzi che stavano portando avanti da quando erano entrati a scuola. Guido e Alessandro presero posto accanto all'amico e, il primo, sedendosi disse -Uff… Sarà che ieri sera ho fatto le due a guardare video stupidi su YouTube?-
-Io l'ho sempre detto che sei un pirla- lo canzonò Alessandro mentre poggiava sul banco il quaderno e le penne, poi, accorgendosi dello sguardo assente di Dante, aggiunse abbassando la voce e con tono malizioso -Credo che anche il nostro caro mediano abbia fatto le ore piccole a fantasticare su qualcuna…-
-Sei molto simpatico- rispose ironicamente il ragazzo schernito sapendo che, dietro alle parole di Alessandro, era invece nascosta la verità.
-Alessandro, Dante e Mangia- li interruppe la professoressa -Vedo che essere in prima fila non vi fa demordere dal parlare tra voi… Dio solo sa cosa potrebbe accadere se finiste in ultima fila…-
-Un torneo di calcetto a fondo aula potremmo arrivare ad organizzarlo- fantasticò Dante ad alta voce imponendo ai due amici di trattenere le risate e facendo sorridere anche la professoressa.
-A parte gli scherzi- riprese la donna alzandosi dalla sedia e rivolgendosi alla lavagna -Oggi dobbiamo riprendere un po' lo studio delle funzioni quindi fate attenzione-
Mentre la lavagna si riempiva di numeri, calcoli, piani cartesiani e funzioni bianche i quaderni degli studenti ripetevano la stessa cosa all'inverso tracciano assurde linee nere che prima crescevano poi discendevano tendendo a un punto ignoto della realtà per poi scoprire che, se mai raggiunto, in quel punto, la funzione avrebbe toccato l'asse delle X. Dante seguiva passo a passo il gessetto arrivando addirittura ad anticiparlo in certi passaggi; infondo la matematica per lui era sempre stata un mondo in cui poter dimenticare ogni pensiero, in cui la fredda razionalità non lasciava spazio a pensieri che potevano incasinare la testa e basta, eppure, quel giorno, ogni volta che anticipava il gessetto, ogni volta che arrivava a risolvere un calcolo prima degli altri, alzava il capo e notava che, tre passaggi prima, aveva fatto uno stupidissimo errore di distrazione, così prendeva la penna e tracciava dei profondi tratti sui calcoli sbagliati e cardava di recuperare la distanza che si era creata tra il suo quaderno e la lavagna, una volta colmata riusciva a superare la professoressa ma poi sbagliava di nuovo e si trovava drammaticamente punto a capo. Si fermò improvvisamente, perché stava andando così quel giorno? Alzò la mano e chiamò a voce alta -Professoressa-
La donna si voltò di colpo interrompendo i suoi calcoli e la voce che li accompagnava -Dimmi Dante-
-Mi scusi potrei andare in bagno?- domandò lui.
La professoressa comprese subito, dal modo di parlare e dall'espressione sul volto del ragazzo, che qualcosa non andava, lo fissò qualche secondo e disse -Certo, vai pure-
Così il ragazzo si alzò e, non appena si fu richiuso alle spalle la porta della classe, iniziò a respirare profondamente. Non gli piaceva per niente quello che stava succedendo nella sua mente, non gli piaceva perché non riusciva a capirci nulla. Si diresse verso il bagno, aprì l'acqua del rubinetto e si lavò la faccia nella speranza di darsi una svegliata. Si guardò nello specchio che aveva difronte e sospirò di nuovo, i suoi occhi verdi furono percorsi da un impercettibile tremore, paura e dubbio misti in un unico invisibile dettaglio. Percorse i corridoi diretto verso la classe illudendosi che lungo la strada lei sarebbe potuta comparire improvvisamente, ma nulla. Arrivò davanti alla porta della classe e la aprì sperando che la sua testa potesse tornare quella di prima.

-Allora l'appello del 27 settembre lo iniziamo alle 9:30… Per la parte istituzionale ci siamo io e Pardini il problema è che già oggi si sono iscritti più di 70 studenti… Non sarebbe meglio trovare una terza persona per fare più in fretta?- diceva Silvia ad Eugenio mentre lui beveva tranquillamente una tazza di tea. Il professore e la sua assistente, come avevano deciso qualche giorno prima, si erano trovati al bar Sole, il più vicino all'università e probabilmente il più bello della zona; piccoli tavolini in legno erano disposti all'interno di una sala con delle  larghe vetrate che permettevano di guardare al di fuori i passanti e l'armonia della prima mattina, dei primi cenni di risveglio. Eugenio ascoltò attentamente la sua assistente finché non la interruppe dicendo sorridente -Suvvia Silvia, ci pensiamo nel pomeriggio a queste cose; adesso godiamoci un po' di relax!-
Silvia osservò attentamente il volto del professore mentre prendeva il Corriere della Sera in mano; era stata sempre affascinata da quell'uomo, l'aveva conosciuto tanti anni prima, quando Eugenio era ancora assistente in università, lei aveva sostenuto la parte istituzionale dell'esame di Letteratura Italiana con lui e se l'era cavata con un buon 27. Silvia aveva sempre visto nel professore, sin dal primo momento, un modo di porsi incredibilmente cortese e carismatico… Difficile spiegare quello che aveva provato ma si ricordava ancora della stretta al cuore che aveva sentito nel momento in cui aveva visto spuntare sull'anulare dell'uomo la fede nuziale. Lo guardò mentre lui faceva scorrere gli occhi lungo le pagine del giornale, sorrise e disse -Va bene professore ma nel pomeriggio ne parliamo-
-Sì, sì…- rispose il professore poi, all'improvviso, chiuse il giornale, lo poggiò sul tavolo e fissò l'assistente dritto negli occhi -Ascolta Silvia… Posso farti una domanda?-
La ragazza divenne paonazza in mezzo secondo, non aveva mai imparato a reggere quello sguardo -C-Certo… Mi chieda pure…-
-Ascolta… Quali sono i tuoi obbiettivi?-
-I miei obbiettivi?-
-Sì dai, cosa vuoi farne della tua vita? Quali sono i tuoi obbiettivi insomma?-
-Beh… A dire il vero, prima o poi, oltre alle ricerche che già svolgo mi piacerebbe diventare professoressa-
-In università vero?-
-Beh sì…-
-E perché vuoi diventare una professoressa universitaria?-
-Perché amo la letteratura e il compito dei professori è difenderla e trasmetterla-
-Molto nobile come intenzione…- disse il professore incrociando le dita davanti al mento.
-Come mai tutte queste domande professore?- chiese la ragazza ormai incuriosita.
-Vedi, anche io la penso come te; da quando mi ero iscritto all'università volevo diventare professore per difendere, proteggere e diffondere l'immensa bellezza della nostra letteratura. Ieri però il mio migliore amico, che insegna in un liceo, mi ha chiesto di andare a fare un lezione di orientamento rispetto alla nostra facoltà… Ho pensato che alla fine noi, oltre alle nostre ricerche, facciamo poco…-
-Perché dice così?-
-Perché alla fine, se ci pensi, quando un ragazzo si iscrive all'università vuol dire che ha già le idee ben chiare; chi si iscrive a lettere lo fa perché ama la letteratura come noi e allora lì il nostro ruolo è veramente marginale… Ma nel liceo hai ancora la possibilità di fare innamorare!-
Silvia si mise a pensare qualche secondo e comprese i motivi del professore, lei sarebbe andata ad insegnare a persone che già erano appassionate di letteratura mentre altri li avrebbero convinti ad andare da lei, altri li avrebbero fatti innamorare della letteratura.

La cucina si era riempita del profumo delle verdure e del pollo con cui Teresa stava componendo l'insalata che, di lì a qualche minuto, avrebbe mangiato insieme al figlio. Aveva appena posato i piatti sul tavolo quando la porta di casa si aprì rivelando l'arrivo di Dante.
-Ciao mamma- disse il ragazzo mentre si richiudeva alle spalle la porta.
-Ben tornato tesoro- lo salutò la madre mentre lui saliva in camera sua per appoggiare lo zaino e indossare la tuta di rappresentanza del Como.
-Com'è andata a scuola?- domandò Teresa quando vide ricomparire il ragazzo in cucina.
-Ah… tutto bene dai… niente di particolare- rispose lui mentre si sedeva a tavola -Saffo è di sopra che dorme vero?-
-Sì, ha mangiato poco prima che tu tornassi- sorrise la donna mentre si sedeva difronte al figlio a mangiare; osservò per qualche secondo gli occhi di Dante e comprese che stava nascondendo qualcosa, vide che in quel verde si nascondeva un dubbio o forse una paura… Qualcosa che però lo turbava e non gli faceva aver sul volto il suo solito sguardo felice e spensierato.
-Dante, tutto bene?- domandò allora.
-Eh… Oh… Sì, ero solo soprappensiero…-
-E a cosa stavi pensando?-
-Niente…- sospirò il ragazzo poi lasciò passare qualche secondo e domandò -Mamma tu e il vecchio come vi siete conosciuti?-
Teresa rimase a guardare il figlio per qualche secondo; come mai aveva fatto quella domanda? Non avrebbe sicuramente avuto una risposta da lui, chiuso in sé stesso come un fiore prima di sbocciare, quindi, sorridendo, iniziò a raccontare -Vedi, io e tuo padre abbiamo pochi anni di differenza. La prima volta che lo vidi fu al mio primo anno di liceo; lui già frequentava l'ultimo anno ma non avevo mai avuto modo di parlarci e, per di più, passava sempre molto tempo in classe a leggere o a studiare, diciamo che era il tipico ragazzo che passava inosservato-
Dante seguiva il discorso incredulo: suo padre un ragazzo anonimo? L'aveva sempre visto come il protagonista di ogni spettacolo ma in quel momento sembrava di sentire la storia di un ragazzino qualsiasi.
-Ancora lo rivedo: timido come non so cosa con i suoi libri sotto mano che abbandonava la classe in fretta e furia sfogliando appunti e scrivendo chissà cosa nei suoi quaderni verdi- così dicendo la donna cominciò a ridere -Quando si diplomò non lo rividi per tre anni finché un giorno la mia professoressa di italiano non mi disse che, in settimana, la scuola avrebbe organizzato un incontro con un ex studente che avrebbe parlato di letteratura. Immagina il mio stupore quando entrò nell'aula magna tuo padre. Arrossii senza sapere perché e, quando iniziò a parlare, quando conobbi la sua immensa passione per quello che diceva e per come lo diceva decisi che l'avrei dovuto conoscere. Prima che se ne andasse lo avvicinai e gli chiesi se poteva ripetermi alcuni concetti riguardo ciò che aveva detto durante le due ore; lui sorrise e discutemmo per mezz'ora mentre mi riaccompagnava in classe… Quel giorno presi una strigliata di capo inimmaginabile dal mio professore di chimica ma non me ne fregava niente: avevo conosciuto la persona che mi sarebbe sempre rimasta accanto da quel momento-
Dante allora riconobbe il padre, se lo immaginò lì, davanti a quella platea ascoltante mentre sfoggiava le sue mille conoscenze letterarie eppure… Eppure sua mamma continuava a ribadire il fatto che lui non ostentava la sua bravura ma che ne parlava con passione, cercava di trasmetterla agli altri… Era così assurdo per lui conoscere solo allora la realtà di suo padre.
-Oh basta perdersi in questi ricordi da adolescenti!- rise Teresa arrossendo -A breve dovrebbe passare Alessandro a prenderti no? Dai, finisci di mangiare che se no fate tardi!-
Così il discorso si dissolse lasciando in Dante altri mille dubbi, altre mille domande con le quali, prima o poi, si sarebbe dovuto confrontare.

Il sabato era giunto senza troppi imprevisti; i professori avevano già iniziato a disseminare la settimana seguente di interrogazioni e affini ma Dante, Guido ed Alessandro verso il fine settimana e la prossima partita di campionato. A ricreazione i ragazzi insieme a Silvia si erano piazzati come sempre in quella zona del cortile che, ormai, era diventata il loro habitat naturale.
-Possibile che la Onestini voglia già iniziare ad interrogare lunedì?- Domandò Guido mescolando un accento di astio nella sua voce.
-Mah guarda… Ormai mi sono rassegnato con quella là- sbuffò Dante pensando che si sarebbe dovuto destreggiare tra partita in trasferta e studio.
-Dai ripasseremo insieme in pullman- sorrise Alessandro tirando una pacca sulla spalla all'amico.
-E così i nostri eroi si presero il loro primo 3- commentò Silvia ridendo e donando un sorriso anche agli altri tre.
Mentre i quattro continuavano a discutere Dante venne attratto da un'immagine, dal comparire di quella ragazza che da giorni non gli dava pace. Scattò, istintivamente abbandonando gli amici senza una spiegazione; camminava velocemente senza capire il perché, senza farsi domande: aveva già esitato troppo; voleva conoscerla e, quel giorno, niente e nessuno glielo avrebbe negato. Lei rientrò nell'edificio principale del liceo e così Dante la seguì, su per le scale fino a raggiungere il secondo piano; finite le scale si accorse che la ragazza era sola alla macchinetta a prendere un caffè. Il ragazzo si frugò in fretta nelle tasche alla ricerca di qualche moneta e poi si mise in fila alle spalle della ragazza. Non sapeva cosa fare, non sapeva cosa dire. Era lì, la testa altrove e il cuore sembrava volesse correre via, saltare fuori dal petto e partire chissà per luoghi infiniti. Aveva i nervi a fior di pelle, il vuoto dentro allo stomaco che si aggrovigliava in sé stesso, la bocca era sigillata e lei si stava allontanando. No. Basta indugi, doveva fare qualcosa, anche la più banale del mondo.
-Ehi!- disse Dante dopo essersi preso un caffè.
La ragazza si voltò e indicandosi il viso disse -Dici a me?-
-Sì, sì… Credo tu abbia dimenticato il resto- mentì il ragazzo pur di scambiare due parole.
-Non penso… Ho messo i soldi giusti…- rispose lei.
-Ah… Si vede che qualcuno se li è dimenticati- sorrise dante mezzo paonazzo rimettendosi i soldi in tasca. La ragazza si stava per allontanare ma ormai Dante non aveva voglia di lasciarla andare senza sapere il suo nome -Ah! Comunque mi presento, mi chiamo Dante- disse porgendo la mano alla ragazza.
Lei lo guardò incuriosita e poi, sorridendo, strinse la mano del ragazzo e disse -Piacere, io mi chiamo Maria-
   
 
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