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Autore: mirysenpai    16/05/2017    0 recensioni
La vita di Kaii cambiò in una sola notte quando il paranormale fece irruzione nella sua tranquilla esistenza di bambino. Un uomo sconosciuto si introdurrà nella sua vita.
Kaii non credeva né in Dio né nel paranormale…ma in quanti ci credono davvero, anche se non hanno mai visto né l’uno né l’altro?
Genere: Horror, Mistero, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Forse la paura o forse l’adrenalina fecero correre il padre di Kaii al piano di sotto, per vedere cosa stesse succedendo. Le vicende che riguardavano suo figlio erano sempre più strane.
Kaii si trovava inginocchiato sotto il tavolo della cucina, con una candela in mano, che guardava fisso un bicchiere pieno d’acqua al suo fianco.

“Me l’ha detto Okami, in un cerchio disegnato col suo sangue il folle non può prendermi e controllarmi. Sto bene…. Starò bene….”

“Che cavolo stai dicendo? Vieni fuori subito!” il padre non sapendo di cosa stesse parlando, si chinò, gli afferrò un braccio trascinandolo fuori, cercando di vincere l’opposizione di suo figlio.

“Papà mi ha scoperto…. Perché l’hai fatto? Ora...” Kaii guardava alternativamente la candela spenta che giaceva a terra e la finestra della cucina. Si toccava in continuazione le gambe piene di tagli procurati dai frammenti di vetro, sporcando le sue mani di sangue.
Il padre si rialzò prendendo da sotto le braccia il figlio “Kaii, non è normale una cosa del genere” improvvisamente gli venne in mente qualcosa “Dimmi la verità, gli incubi che avevi da bambino ti perseguitano ancora?”

“Quali incubi….” Kaii spalancò gli occhi ricordando tutto.

Sangue, videocamere, due pervertiti, organi che schizzavano ai suoi piedi, ancora sangue di un altro bambino innocente come lui, che gli ricopriva il corpo...Ricordarlo proprio ora…. Il lume della ragione di Kaii iniziò a lampeggiare come se ci fosse un’intermittenza costante.

“Sono appena stati liberati dentro di me…. Loro sono già qui”

Il lampadario iniziò a muoversi per indicare la presenza di spiriti, tutti in quella casa. La porta della cucina si aprì, mostrando Hotoke che sorrideva sadico.

“Kaii, sono venuti tutti per te, falli divertire, ci conto”

“NO!” urlò Kaii appena gli vennero bloccate le mani dietro la schiena. Alzò il viso scontrandosi ancora con l’uomo col velo nero in faccia. Appena lo vide impallidì, balbettando qualcosa per poi perdere la parola.

“Kaii che diavolo stai facendo, smettila di scherzare!” Il padre si era alzato in piedi allontanandosi di poco dal figlio, per paura. Lui era l’unico a non vedere niente, infatti per lui il figlio era a terra che si agitava in un modo strano.

“Hai avuto una reazione davvero carina… comunque lui è Sardonicus. In realtà non è il suo vero nome, ma siccome il signore qui non parla ed è morto di tetano l’ho chiamato così. Lui è una specie di “servo”, è forte quasi quanto me. Appena ho incontrato questo spirito ha subito chinato la testa di fronte a me ed ora esegue ogni mio ordine. Sta a vedere…. Mio caro Sardonicus, perché non oltraggiamo questo corpicino delicato?”

Il servo in risposta aprì le gambe di Kaii, mostrando il corpo del ragazzino ad Hotoke. Hotoke si sedette a terra di fronte a Kaii, abbassando di poco il lembo dei suoi boxer. Poi guardò di sottecchi Watanabe a telefono -chissà con chi- e bastò solo il potere di quello sguardo per far cadere il padre di Kaii senza forza vitale. L’uomo era rimasto su di un lato, gli occhi chiusi e la bocca serrata.

“Papà! Che gli avete fatto!? Lasciatemi mostri! L’avete ucciso…...”

“Ah, grazie! Non so cosa gli avrei infilato in bocca per farlo smettere di starnazzare” disse Hotoke riferendosi a Sardonicus che aveva coperto la bocca di Kaii con la mano.

Poco alla volta degli spettri iniziarono ad uscire allo scoperto per guardare lo spettacolo. Avevano anche loro il volto coperto da un velo nero, che lasciava in vista soltanto la bocca e indossavano un kimono funerario. La cosa che scandalizzò più Kaii furono le erezioni di questi messi in evidenza dal kimono.

“Loro non ti toccheranno finché non avrò finito io” Hotoke forse, e sopratutto secondo lui, pensava di tranquillizzarlo in quel modo.

Kaii serrò gli occhi con forza, non aveva il coraggio di vedere, doveva subire e basta. Doveva sforzarsi di sopportare ancora una volta le mani e la lingua sul suo corpo, e tra pochi istanti anche qualcos'altro. Era troppo debole, non gli restava da sottomettersi ai più forti, secondo natura. Ma questo chi l’aveva deciso? Vince chi ha il coraggio, non chi ha la forza. Doveva aprire gli occhi e aggrapparsi a qualunque filo di paglia che fosse disponibile *.

All’improvviso tutti quegli spiriti che erano apparsi insieme ai due aguzzini stavano prendendo fuoco. Kaii non sentiva né calore né vedeva il fumo. Ma non poteva perdere tempo e fare caso a cose del genere in quel momento, doveva andarsene via. Alzandosi corse verso il luogo dove doveva esserci il padre, al suo posto c’era una scritta col sangue che gli diceva di correre fuori. Kaii scavalcò la finestra e si recò in giardino dove trovò Okami che avanzava a passo strascicato, poggiata su di una spalla un’enorme falce.

“Okami! Hanno ucciso mio padre!” Il ragazzo tirava il cappotto del più grande, indicando la finestra dove fino a poco fa si innalzavano delle fiamme.

Okami spostò lentamente lo sguardo su Kaii “Va tutto bene, lui è solo svenuto.”

“Okami….i-io….”

“Bene bene, chi ci poteva essere dietro se non tu...Korney” Hotoke interruppe la scena, parlando dal tetto della casa, guardando con disprezzo e inferiorità il suo nemico.

“Sono io che dovrei dirlo….Izanagi” Okami attirò a sé Kaii, bloccandogli la testa contro il suo corpo per non fargli vedere niente.

“Conosci il mio vero nome? Sto per piangere dalla gioia, tesoro” incrociò le braccia al petto e se possibile aumentando l’intensità del disprezzo nel suo sguardo.

“A cosa devo questa piacevole visita stavolta? Vedo che hai portato anche una buona compagnia” Okami ricambiò con lo stesso sguardo, offrendolo sia ad Hotoke che a Sardonicus, pochi metri distanti da lui. Quell’essere, ora senza velo, mostrava il suo sorriso sardonico.

“Volevo farli giocare un po’ con Kaii, ma tu come al solito hai interrotto tutto. Per questo sarai tu il loro giocattolo….”

“Un’altra delle tue azioni depravate” Okami sospirò per poi abbassarsi all’altezza del ragazzino “Kaii, voglio che tu ora vada dietro quell’albero a nasconderti. Potrai uscire quando te lo dirò io e soprattutto non girarti mai per guardare cosa sta accadendo” Il ragazzo annuì spaventato e obbedì.

“Tesoro, mi è venuta in mente un’idea” scrutava con lo sguardo i movimenti del ragazzino.

“Sentiamo questa stupidaggine”

“Scommettiamo. Se tu riuscirai ad uccidere tutti questi spiriti che ho con me prima dell’alba, andrò via senza fare più niente. Invece, se all’alba non avrai ancora finito di combattere, a quel punto vincerò e come ricompensa io e tutti gli spiriti rimasti abuseremo del corpo di Kaii davanti ai tuoi occhi, e tu non potrai muovere un arto. Che te ne pare? Geniale non trovi?”

Tutti gli altri spiriti uscirono allo scoperto accerchiando Okami.

“Una stupidaggine degna di te…. Ma accetto”

“Allora potete iniziare le danze….. Ma tu Sardonicus vattene, mi servi ancora, sarebbe un peccato se morissi qui. Raggiungi Ren ad Hashima, poi verrò anch’io..”

Sardonicus sparì subito dalla scena.

“Fino all’alba Okami, ti avverto che non manca molto”

“Non mi intimorisci, mi spiace” con un colpo di falce tagliò in due tutti i corpi che lo avevano accerchiato.

“Non vedo l’ora di vederti soffrire” da dietro Hotoke saltarono giù dal tetto un molteplice numero di spiriti, che si posizionarono attorno ad Okami.

“Non so che dire, perché abbattere le tue speranze?” Okami trafisse un altro dietro di lui. La lama si era infilata dalla schiena per poi arrivare al cervello, infilzando il corpo dello sfortunato. “Pazienza…..” continuò a tagliuzzare i corpi degli altri spiriti senza farsi fare neanche un piccolo graffio. Dopo aver finito sorrise tra sé e sé per poi rivolgersi ad Hotoke.

“Tutto qui?” Anche se in realtà Okami lo disse ansimando pesantemente. Sfilò il corpo dall’arma lanciandolo tra la massa di spiriti cadaveri “Vi chiedo scusa” disse alla montagna di morti lì di fronte.

“Ti disprezzo…. Odio il fatto che tu sia così sicuro di te. Odio il legame tra te e Kaii….. Non sopporto sopratutto che in fondo noi due ci somigliamo”

Okami rise di fronte a quelle parole sfidandolo apertamente “Ci somigliamo….. Io non sarei stato lì a far combattere gli altri, avrei dimostrato la mia forza a tutti…. E sopratutto non lascerei a nessuno il piacere di uccidere il mio peggior nemico”

Hotoke strinse i denti, provando un brivido lungo la schiena a causa di quel sorriso inquietante che non aveva mai visto sul volto di Okami “Hai ragione non siamo uguali, io sono più intelligente” indicò il sole che stava sorgendo con il dito “Guarda, finalmente si sta per innalzare il sole, diventato ancora più bello in quest’occasione” Arrivarono altri spiriti, stavolta ne erano il doppio di quelli precedenti.

“Dieci...”

“Schifoso…..” Okami riprese l’arma che prima aveva poggiato a terra, preparandosi.

“Nove...”

Gli spiriti attaccarono tutti allo stesso momento. Okami spostandosi appena riuscì a schivarli e ne colpì soltanto uno, neanche mortalmente.

“Otto….” il sole continuava a salire in fretta, sembrava farlo apposta.

“Hai lasciato i più forti alla fine, non so che dire” Okami continuò a combattere, con il fiatone e al fine delle forze, ma non si sarebbe mai arreso.

“Sette…..”

Arrivò un nemico alle spalle di Okami, lui accorgendosi di una presenza dietro si scostò, ma venne comunque ferito dietro al ginocchio.

“Sei...” si disegnò sul volto di Hotoke un sorriso vittorioso e perverso, pensando a tutto ciò che poteva fare a quel ragazzo tra non molto.

Okami cadde a terra imprecando. La sua falce venne scagliata lontano, ora era rimasto disarmato e circondato da spiriti.

“Cinque….”

Con le ultime forze rimaste trascinò e sbatté a terra chi lo aveva ferito, una volta bloccato gli staccò la testa con le proprie mani.

“Quattro...”

“Non finirà come vuoi tu Hotoke….” cadde a terra sfinito lasciando sanguinare la parte ferita, macchiando il prato. Perdendo tutta la forza fisica che gli rimaneva.

“Tre…. Ormai ho vinto Okami, ma sta tranquillo, godrai anche tu...”

Okami si rialzò in piedi. Gli spiriti impietositi rimasero immobili, per poi iniziare a correre dalla parte opposta del loro nemico .

“Che state facendo, idioti?”

Okami alzò lo sguardo verso Hotoke sorridendo di nuovo “Ho vinto io” con uno schiocco di dita fece scoppiare tutti i corpi intorno di lui, provocando una pioggia di sangue, dalla quale lui ne uscì perfettamente pulito.

“Hai imparato nuove tecniche, è vero, e a quanto pare la tua vera forza è quasi decente, ma non montarti la testa, io sono più forte. Presto ti toglierò tutto ciò che ti è rimasto” e poi sparì anche lui.

“Che tu sia maledetto per sempre” si passò una mano tra i capelli per poi alzare lo sguardo a guardare il cielo.

“Kaii...” si ricordò immediatamente di lui e lo raggiunse nonostante il dolore. Il ragazzino era accovacciato dietro l’albero. Si copriva le orecchie con le mani per non sentire, il suo sguardo era ancora terrorizzato. Okami lo prese in braccio “Andiamo a dormire Kaii….” e lo portò nella sua camera da letto.

“Sangue, è ovunque…. Di chi era?”

“Non preoccuparti, farò sparire dalla tua mente il ricordo inutile di questa notte” lo poggiò delicatamente sul letto, rimboccandogli le coperte.

“Sei gentile… Grazie” disse saltandogli al collo.

Okami non disse nulla stringendolo a sua volta. Pensando se il tempo che gli rimaneva sarebbe bastato per proteggere Kaii.

 

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Si stava concludendo il mese di marzo, e di conseguenza la scuola, e così subentravano le vacanze primaverili. Invece di un bel periodo era diventato il mese più brutto dell’anno per la famiglia Watanabe.

“Vorrei che fosse domani la prima seduta, non so se mi spiego. Stiamo parlando di un caso urgente” il padre di Kaii era seduto al tavolo della cucina, parlando a telefono da almeno due ore.

“Si, ho già contattato l’ospedale” si alzò iniziando a camminare intorno al tavolo “Non sto dicendo che sia una malattia, è per un altro motivo. Ma vorrei parlare faccia a faccia. Le ho già detto che è una cosa seria”

Ascoltò ancora ciò che aveva da dire l’altro per poi salutare ed attaccare. Diede un sospiro di sollievo prendendo una matita e cerchiando dei giorni sul calendario appeso al muro.

“Sono tornato!” Kaii spuntò dalla porta e si avvicinò all’uomo con fare sospettoso “Con chi parlavi?”

Il padre deglutì alla vista del figlio, quest’ultimo si comportava in maniera normale, ma Watanabe si ricordava ogni cosa, per quanto sbagliata, avesse visto quella sera e non riusciva in alcun modo a dargli una spiegazione, se non che il figlio fosse instabile. Ma di certo non poteva diventarlo da un giorno all’altro.

“Sediamoci qui e parliamo, Kaii” gli mise una mano sulla spalla facendolo accomodare. Prese coraggio e gli disse tutto.

“Domani ti porterò da uno psicologo, mentre martedì prossimo ti porterò a fare dei controlli in ospedale”

Kaii si alzò immediatamente appena sentì pronunciare quella parola sbattendo i pugni sul tavolo “Come, psicologo? Perché? Io non ne ho bisogno! Sai che li odio….”

“Quello che hai fatto l’altra sera non è normale! Secondo te la gente si nasconde per la casa di notte? Oppure parla da sola, o dice di vedere una persona morta ormai da anni?”

Kaii sgranò gli occhi, lui non ricordava di aver fatto tutte quelle cose “Io che ho fatto... non ricordo niente. Sono venuto a dormire nel tuo letto e basta… Io non ci voglio andare da uno psicologo, per favore!”

“Ora non ricordi neanche, fantastico, sei un pazzo! Da domani tu ci andrai, che ti piaccia o no, e non aprire più bocca fino ad allora!” Watanabe si avvicinò minaccioso al figlio, tirandogli uno schiaffo. Aveva perso la normale pazienza.

Il figlio si riprese subito, guardandolo furioso, mentre lacrime di rabbia scendevano dal suo viso.

“FIGLIO DI PUTTANA! SPERO CHE TU MUOIA PRESTO!” La pazienza non è solo da parte dei genitori, siccome molti di loro pensano che il figlio sia un oggetto di loro proprietà. Kaii sollevo una sedia scagliandola contro il padre ma non lo colpì. Uscì immediatamente di casa, sbattendo la porta. In un certo senso, il padre si sentiva sollevato che in quel momento se ne fosse andato. Il figlio al contrario si sentiva terribilmente in colpa. Era a piangere sulle scale esterne di una casa disabitata, in un vicolo poco trafficato. Lì da solo senza nessuno, anche se Kaii non era mai da solo, perché la sua ombra era un’altra persona.

“Sono sempre io a sbagliare….” sussurrò tra i singhiozzi, mentre le sue lacrime venivano asciugate da un vento leggero e piacevole. Prese il cellulare, l’ora segnava quasi le ventuno, era fuori da più di due ore e non aveva neanche un messaggio dal padre. Così aprì lui la chat con Watanabe e digitò “scusa papà”. Era stato inviato, aveva visualizzato, non aveva risposto. Chiuse gli occhi rossi e gonfi per il pianto e abbassò la testa, nascondendola tra le braccia. Forse pretendeva troppo da suo padre, di sicuro ora l’avrebbe cacciato di casa, e lui doveva lasciare la scuola, trovarsi un lavoro squallido, o magari sarebbe stato rapito e venduto al mercato nero e prendere qualche malattia mortale, peggio ancora sarebbe stato costretto a prostituirsi.

“Vedi di non divagare troppo con la mente Kaii” parlò una voce maschile e profonda.

Il ragazzo alzò lo sguardo ma non vi era nessuno lì di fronte, eccetto un topo che se ne stava tranquillo, addossato ad una sudicia parete a sgranocchiare qualcosa: di qualunque cosa si trattasse non poteva escludere che somigliasse a un dito, ma di sicuro non lo era.

“Hai parlato tu?” chiese serio il ragazzo, forse per lui era la cosa più normale pensare che fosse un topo parlante. Pochi scalini dietro di lui Okami, poggiò la mano sulla fronte sorridendo...o quasi.

“Non credo che tu possa aprire un dialogo con quel topo” Kaii sentendo da dove provenisse la voce si girò di scatto guardando chi aveva parlato veramente.

“Ehm, uhm…..” riuscì solo a dire. Era rimasto pietrificato dal volto di Okami. In tutte le poche volte che si erano incontrati non aveva mai osservato i particolari del volto. Da come ricordava il suo viso, non era cambiato di molto. Neanche i capelli, l’unica cosa erano i suoi occhi e le sue occhiaie nere. Restava comunque bello. Dopo essersi fissati per un po' Okami prese posto vicino a Kaii tirandoselo addosso.

“Okami posso confessarti una cosa?” l’altro acconsentì stringendo il suo esile busto.

“Appena ti ho visto ho pensato che tutto ciò che è successo oggi è solo un piccolo ostacolo, io posso farcela se ci credo in questo, e poi devo guardare in faccia ai problemi, non voltare loro le spalle”

“Sono contento che io ti abbia trasmesso tutte queste emozioni positive. Andrai anche dallo psicologo?” Kaii perse di nuovo tutto il suo entusiasmo appena sentii quella parola.

“Invece che un nemico, vedilo come un opportunità per comprendere i tuoi errori. Sai che è già difficile da adolescente ammetterli, poi quando sarai adulto sarai portato a pensare di non sbagliare mai” Kaii si levò dalla presa di Okami alzandosi in piedi “Non difendere anche tu gli psicologi! E poi stai insinuando che non so riconoscere i miei errori?”

“No, ho detto solo che è una delle tante opportunità che ti viene data parlando con uno psicologo” quel tono calmo e la voce di Okami lo stavano facendo innervosire parecchio. Infatti si precipitò ad abbracciarlo, era seduto a cavalcioni sulle gambe del più grande, mentre gli stringeva la testa tra l’incavo del suo collo. Okami posò le mani sulla piccola schiena di Kaii, con una scese molto più giù, ma Kaii non sembrava neanche essersene accorto.

“Il cielo è pieno di stelle, però ognuna di loro mi sembra così malinconica” entrambi alzarono lo sguardo in cielo senza smettere di toccarsi. Provando un paradiso per quasi tutti i sensi. Il cielo con le stelle, il suono del vento, l’odore degli alberi in fiore, e il tocco della pelle dell’altro. Per completare il quadro mancava il gusto del bacio. Ma era ancora presto, oppure sarebbe rimasto sempre un sogno.

“Guardale attentamente, invece è il contrario, ognuna di loro sembra che ci voglia donare un sorriso” La natura è sempre perfetta, è impossibile accostarle un’emozione negativa.

“Lo sai, alcune di loro possono essere già spente da tempo, però noi la luce continuiamo a vederla...così che sembrano tutte vive. La mia preferita è quella!” Kaii indicò una stella nel cielo, aveva una luce diversa dalle altre. Era meno luminosa.

“Forse quella stella è già spenta. Come hai visto ti sei innamorato di una stella morta, che vive ancora solo per te...”

Entrambi ritornarono a guardarsi intensamente. Okami accarezzò la guancia del ragazzo, per poi toccare delicatamente le sue labbra. Kaii era il suo gioiello, e finalmente aveva capito i sentimenti che il più grande nutriva verso di lui.

“Okami, con quella frase mi hai fatto capire una cosa importante” il momento atteso era arrivato così presto.

“Si Kaii, io ti a-” venne interrotto bruscamente dal ragazzo che si era scaraventato giù dalle scale, quasi rischiando di cadere.

“Okami, grazie. Mi hai ricordato che devo far pace con Shotaru. Sei il mio migliore amico, grazie di nuovo!” e poi scappò via dal suo fidanzato. Senza volerlo, Okami lo aveva gettato nelle braccia di un altro uomo.

Okami rialzò lo sguardo, ripensando ancora quanto fosse insopportabile nella sua mente l’ultima frase che aveva detto.  Kaii arrivò più in fretta che poteva a casa di Shotaru. Ansiosissimo suonò il campanello di casa svariate volte e venne aperto pochi secondi dopo. Il ragazzo entrò, senza scambiare parola, come due calamite, vennero spinti uno contro l’altro, baciandosi come se fosse la prima e l’ultima volta. Non raggiunsero neanche la camera, lì sull’ingresso venne consumato tutto il loro amore e la loro passione. E una volta venuti, continuare in camera da letto con le loro voglie insaziabili. E poi addormentarsi abbracciati, come solo chi ama sa fare. Anche se qui da una parte era amore dall’altra solo gioco.

Kaii aprì gli occhi per un secondo mezzo assonnato, per poi richiuderli. C’era qualcosa che non andava nel materasso, prima era comodo, ora sembrava di dormire sul cemento. Sentì un ragazzo chiamarlo per nome in continuazione, possibile che era già mattina? Ma non si decideva ad aprirli, lasciandosi chiamare svariate volte. Poi gli venne in mente la scuola.

“La scuol...Ahia!” Si alzò di scatto dando una testata a Shotaru. No, non era vero, quello non era Shotaru. Era un ragazzo di più o meno diciotto anni, i capelli corti scuri e gli occhi chiari. Indossava un kimono strano. E poi dormiva davvero sul cemento, rannicchiato in una misera coperta rattoppata.

“Stai bene? Meglio se andiamo” gli porse la mano. Il corpo di Kaii si muoveva da solo. gli afferrò la mano, per alzarsi e lo seguì. Era di sicuro una zona trascurata quella in cui si trovavano, per non dire disabitata. Stava dormendo in una specie di cortile di un edificio enorme e dall’aspetto orribile. Da una finestra colava addirittura del sangue, mentre da altre erano appese dei mantelli di pelle umana. Stranamente lo lasciavano impassibile, come l’espressione e il tono del ragazzo che aveva di fronte, mentre gli parlava di qualcosa.

“Non c’è modo di raggiungere l’altro lato dell’isola passando da qui, proveremo dall’interno, gli altri sono già lì. Sta tranquillo ce la faremo. E anche Okami” continuava a dire quello, apatico.

Ma di che stava parlando? Chi era? Dove si trovava? Perché conosceva Okami? Aveva tutte queste domande, eppure non gli chiese niente limitandosi ad annuire. Scesero in quelli che dovevano essere i sotterranei dell’intero impietoso edificio. Era una stanza molto ampia, con molti scaffali all’interno e una cisterna. Su di alcuni scaffali vi erano cocci di bottiglia, sugli altri dei contenitori con all’interno viscere. Andando sempre più avanti e sempre più nell’oscurità, raggiunsero il resto del gruppo.
C’erano altre quattro persone. Due uomini erano di fronte un ascensore. Uno era chinato a terra, cercando di aggiustare il meccanismo mal funzionante. Aveva gli occhiali, sembrava molto alto con un fisico possente, e aveva all’incirca trentacinque anni. Il secondo era in piedi mantenendo una torcia. Lui aveva i capelli molto più chiari rispetto all’altro e un fisico più esile, ma avevano all’incirca la stessa età.
Poi c’erano gli atri due seduti a terra. Un ragazzino, con le ginocchia al petto, tratteneva a stento le lacrime. Quello era di sicuro Ukyo. Di fianco un essere della stessa “specie” di Okami. Era magrissimo con una gamba completamente storta, dava dei colpetti sulla schiena ad Ukyo, per consolarlo. Infine c’erano Kaii e l’altro ragazzo.

“Non dà nemmeno un segnale di funzionare” disse esausto l’uomo con gli occhiali, gettando a terra dei chiodi e altri ferri, che usava come arnesi, provocando un rumore insopportabile.

“Utile come al solito” lo provocò con fare ironico l’altro al suo fianco.

“Non sono mai stato un meccanico, e comunque siamo costretti a cercare ancora un’altra uscita” Il ragazzo accanto ad Ukyo si alzò di scatto raggiungendo il biondo aggrappandosi alle sue spalle. Kaii fece una smorfia di disgusto quando vide il corpo di quell’essere. La spina dorsale e il torace sembravano coperti da solo un sottilissimo strato di pelle, mentre la gamba era girata a 180° rispetto la posizione naturale.

“H……. dice di avvertire delle presenze fuori piuttosto forte, faremmo meglio a nasconderci” Invece del nome, Kaii sentì un altro suono, un urlo. Accompagnato da un’immagine che vide per un secondo, il ragazzo nominato urlava disperato immerso nel sangue.

“Farò qualcosa per nascondere meglio la presenza della nostra anima” disse l’apatico, facendo uno strano gesto con le mani.

“R…….. tu prendi questa, va a nasconderti con i ragazzini, sotto quel tavolo laggiù, dietro il lenzuolo” disse il biondo passando la pistola al quattrocchi. Kaii ogni volta che sentiva un nome, rivedeva la stessa immagine e sentiva le urla, cambiando soggetto. Ma finiva lì, non si domandava niente.

“E voi come farete?” prese in mano la pistola incastrandola tra la cintura e il pantalone.

“Io ho uno spirito con me, pensate a voi piuttosto….” il biondo e lo spirito si avviarono dritti verso l’uscita. I quattro rimasti si nascosero dove indicato. Passò un po' di tempo, sembrava tutto tranquillo finché non si iniziarono a sentire delle urla di un bambino.

“Vado anch’io a controllare, non riesco a stare qui a non far nulla” l’apatico gattonò fuori da sotto al tavolo. Il quattrocchi lo bloccò per la caviglia trattenendolo “La situazione è troppo pericolosa fuori, rimani qui, almeno tu!”

“Ritorneremo, voi non muovetevi” e così anche l’apatico andò via. Erano rimasti il quattrocchi che stringeva da un lato Kaii e dall’altro Ukyo, sotto quel tavolo che fungeva da barriera. Il più grande continuava a rassicurarli e dire che sarebbe andato tutto bene, che sarebbero ritornati a casa.

A interrompere l’ansia della continua sensazione che sarebbe accaduto qualcosa, furono dei passi pesanti, e un respiro affannoso.
Il quattrocchi deglutì, recuperando la pistola. Sporgendosi di poco per vedere cosa fosse, Kaii vide solo che spalancò gli occhi e iniziò a sudare freddo. Avrebbe voluto chiedere cosa avesse visto, ma le parole gli erano rimaste bloccate in gola dalla paura, come il suo cuore. Il quattrocchi indicò ai ragazzi di allontanarsi dal bordo del tavolo, e piano, senza fare rumore si scostarono. I passi si avvicinavano sempre di più, e l’intruso fuori iniziò anche a parlare solo. Parlava troppo veloce per capire cosa stesse dicendo, sembrava che stesse recitando una preghiera. Ukyo scoppiò a piangere silenziosamente abbracciando Kaii. Da sotto il lenzuolo che ricopriva il tavolo si poteva capire che l’intruso era arrivato lì, e si era accorto della loro presenza. Il quattrocchi gli impugnò la pistola contro, pronto a sparare. Eccola una mano enorme che sollevava il lenzuolo, iniziò lentamente, per poi tirarla su tutta, mostrandosi a quelle anime sfortunate.

Kaii si svegliò di scatto alzandosi a sedere dal letto. Guardò l’orologio. Erano le tre di notte, e di fianco a lui c’era Shotaru che dormiva beato, russando. Era stata un’ allucinazione oppure un sogno premonitore? La verità è che gli era stato regalato un sogno premonitore, affinché Kaii potesse evitare la realtà futura.

 

 

*Chi sta per affogare si afferra anche a un filo di paglia (proverbio giapponese)

 

   
 
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