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Autore: Yusaki    17/05/2017    0 recensioni
-AGGIORNAMENTO OGNI MERCOLEDÌ-
"Terzo era un ragazzo di 19 anni, nato in primavera, allampanato e con la carnagione leggermente brunita di chi ama stare all'aria aperta. Il suo nome avrebbe anche potuto avere un senso, se non fosse che Terzo era sempre stato figlio unico."
Sono ormai mille anni che i Cavalieri Templari vagano alla ricerca del Santo Graal, un potente oggetto che contiene il "segreto" per salvare la Terra. Peccato che questo segreto sia stato letteralmente mangiato da un bambino... ma cosa dico? Questo è successo molto tempo fa, quando ancora la non-famosa Base 15 non era controllata da un dispotico ragazzino, quando ancora i Men in Black non consegnavano le pizze in bicicletta, e quando ancora l'Uomo Falena e il suo amico non avevano scelto per salvare il mondo lo sfortunato, improbabile, Terzo Otto.
Una storia che parla di complotti, distruzione, avanzate tecnologie che fanno le fusa... ma non di mostri, i mostri non esistono. Gli alieni invece sì, e portano ciabatte di peluche.
Genere: Avventura, Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Riesco a postare in tempo anche questa settimana... non c'è molto da dire, a parte: Buona lettura!



Capitolo 12: Jacob non può credere che anche gli alieni siano stupidi

 

Allion non era certo il tipo di persona con cui qualcuno sceglierebbe di godersi una tranquilla serata coccole e divano. Be', non che Terzo fosse un tipo da coccole e divano, film tristi e cioccolata calda...

… ma a chi la dava a bere, certo che era un tipo da coccole e divano, film tristi e cioccolata calda...

Ad ogni modo in una serata di quel tipo Allion avrebbe sicuramente attaccato a parlare di quanto ingiusta fosse la vita con lui, di quanto tutti quegli incompetenti da cui era circondato gli rendessero il lavoro impossibile, di quanto facesse male il suo dito sbattuto contro il letto quella mattina, di quanto, in definitiva, l'universo lo odiasse in modo certo e definitivo. Mentre Terzo e Jacob camminavano placidamente dietro di lui si era infatti messo a lamentarsi esattamente di tutte le cose sopra elencate, rivolgendosi direttamente a loro e intervallando le disquisizioni con: «Come se poi il vostro grosso ma vuoto cervello da grigi potesse capire i miei problemi. Sette Sorelle, se penso che è stato lui a crearvi, a raggiungere il risultato prima di me...»

E giù altri non troppo velati insulti. Il bello era che la sua voce rimaneva perfettamente calma mentre continuava il suo monologo rancoroso: l’assenza di fluttuazioni nelle voci dei Nordici era qualcosa di affascinante.

«Ma vi troverò un difetto, oh se lo troverò», disse a un certo punto, e fu l'unica volta in cui degnò Terzo e Jacob di un'occhiata.

Dovettero camminare per più tempo di quanto avessero pensato, allontanandosi dalle strutture piene di liquido e strani corpi per raggiungere uno spazio semi-vuoto, tagliato a tre quarti da un sottile vetro.
Allion si allontanò da loro per attraversare il vetro come se niente fosse. Dando loro la schiena, si chinò sul pavimento e, quando si rimise in piedi, vari oggetti sorsero dal pavimento, assemblandosi da soli nell'aria.

«Quel tipo ti fa sembrare quasi simpatico», commentò Terzo, lanciando uno sguardo a Jacob.

«Lo spero bene», rispose Jacob, ma senza la solita verve. Sembrava che la trasformazione al di là del vetro lo preoccupasse alquanto.

Terzo notò quanto quel posto assomigliasse a una postazione chirurgica. C'erano grandi luci in alto, che tramite un braccio sottile si contorcevano, cercando una posizione ottimale, c'erano monitor, che fluttuavano nell'aria certo, ma sempre monitor, e persino un carrello con sopra strumenti affilati. Poi gli alti cilindri posti a ridosso delle pareti, a circa un metro l'uno dall'altro, si illuminarono di una luce soffusa. Cavi si srotolarono dalla loro base per congiungersi a quello che doveva il lettino al centro, ma che si rivelò essere di forma più simile a una culla. Non appena la grande culla si inclinò in avanti fino a fermarsi, e i cavi ebbero tutti trovato il proprio posto attaccati ad essa, anche le luci si bloccarono, illuminandola. Era bianca e innocente.

Allion attraversò di nuovo la parete di vetro e li superò, ancora una volta ignorandoli. Le porte da cui erano rientrati si chiusero alle sue spalle, formando di nuovo una parete liscia.

«Jacob, posso dirti quanto tutto questo sia un filo preoccupante?» disse Terzo, ormai rimasto solo con l'amico che aveva i muscoli del viso innaturalmente rigidi.

«Puoi dirmelo, ma non vedo come l'affermare una cosa ovvia potrebbe aiutarci», gli rispose Jacob, secco.

«Speravo in un “Ma no Terzo, vedrai che non verrai vivisezionato su un'astronave”», Terzo sospirò. «Spero almeno che Augustus e Yume abbiano trovato Mothman, così poi potremo andarcene di qui».

«Andarcene di qui?» Jacob sbuffò, derisorio. «No, Terzo. Sarai un po' stupido, ma hai ragione: questo posto è fatto apposta per la sperimentazione. Ci sono tante cose che non ho mai visto prima, cose che sulla Terra non abbiamo. Non mi riferisco solo agli stupidi trucchetti a cui abbiamo assistito... Dannazione. Forse potevamo cavarcela se ci fosse stato uno solo di noi, ma non due. Perché non ci ho pensato prima? Perché Kevin non ci ha pensato? O forse non è davvero nostro alleato come vuole farci credere... no... dopotutto... Bene, segui il mio piano Terzo».

«Jacob, sono un po' stanco di seguire piani senza che nessuno si degni di spiegarm...»

Ma Terzo dovette rapidamente zittirsi. In quel momento le porte si riaprirono ed Allion ricomparve, accompagnato da un altro nordico scienziato.

«Dunque sono questi?» domandò subito il nordico che non conoscevano. Si approcciò a loro, fissando Terzo dritto in faccia. Non dovette chinarsi perché era un pochino più basso di Allion e in generale dei nordici che aveva visto. In effetti era alto esattamente quanto Terzo. «Impressionante».

Un muscolo sul viso di Allion si contrasse: «Come aspetto e frequenze, forse. Vedremo se lo sono anche in tutto il resto».

«Ma già l’aspetto è straordinario! Per anni il fattore di Atlantide ci ha impedito di imitare un essere umano, ma Kevin è riuscito dove tutti noi avevamo fallito. A parte naturalmente...»

«Basta con tutte queste lodi ancora immeritate al nostro Alle Kevin. Cominciamo con i test, Soltan».

Soltan annuì: «Test base e successivamente fino al livello 3?»

«No, andremo a fondo. Fino al livello 6», alle parole di Allion Soltan fece per parlare, con chiara contrarietà, ma Soltan aggiunse: «Ne abbiamo due, e anche Kevin ne ha due. Credo l'avesse previsto, possiamo distruggere un esemplare con i test e tenere l'altro per presentarlo ai Sei».

Soltan esitò, le sopracciglia appena aggrottate, poi però la tensione sul suo viso parve sciogliersi e annuì, pronto a eseguire gli ordini.

Terzo poteva continuare a fingere di essere calmo, ma nulla poteva fare per evitare che il suo cuore battesse a mille per la paura. Guardava la sala al di là del vetro, la culla...

«Questo qua sembra più resistente», dichiarò Allion, indicando proprio Terzo. «Utilizzeremo lui per i test più invasivi».

Soltan prese per una spalla Terzo, ma proprio mentre quest'ultimo si chiedeva quanto sarebbe stato stupido mettersi a piangere Jacob si mosse, di sua iniziativa, voltandosi per fissare Allion dritto negli occhi.

«Non ci sarà bisogno di nessun testo invasivo», dichiarò, la voce dura. I suoi occhi, pur scuri, riuscivano a essere freddi come il ghiaccio. «Noi non siamo grigi modificati. Kevin vi ha mentito. Noi siamo esseri umani».

 

Che stai facendoooo?!” avrebbe voluto gridare Terzo, che ormai però era talmente ben calato nella parte del grigio che non riuscì a far altro che sgranare un po' gli occhi.

Anche i Nordici stavano fissando Jacob, talmente immobili da chiedersi se stessero respirando. Jacob però non si lasciò scomporre dalle loro espressioni, sostenne i loro sguardi con gelida determinazione, le braccia conserte.

Fu Soltan, alla fine, a rompere il silenzio. «Oh, Sette Sorelle. Kevin ha fatto un lavoro migliore del previsto».

Allion assunse l'aria di chi ha appena ingoiato una mosca. Una mosca disgustosa, perché per la seconda volta un volto nordico si era scomposto a livello visibile in un'emozione: «Così sembra».

«Non saranno mica umani artificiali? Se ci avesse mentito...»

«No, neppure Kevin potrebbe riuscire a passare la limitazione di Atlantide», ribatté secco Allion, avvicinandosi in un baleno per afferrare con forza il mento di Jacob, costringendolo a sollevare la faccia. «Sembra cosciente. Assurdo. Non ha neanche gli occhi azzurri delle Glasblue o potrei pensare che Kevin abbia voluto farci uno stupido scherzo...»

«Nessuno scherzo. Smettetela di fare gli stupidi, dalle nostre frequenze potete perfettamente capire che siamo umani, se non vi basta il fatto che capisca ciò che dite e che vi stia rispondendo», ribatté Jacob, schiaffeggiando via la mano di un sorpreso Allion. «Kevin vi ha ingannati, è vero, tutto per farvi fare brutta figura davanti ai Sei. Siamo stati addestrati a sembrare grigi, tonti e vuoti grigi senza pensiero nostro, in cambio Kevin ci aveva promesso di riportarci sulla Terra dalle nostre famiglie, da cui ci ha rapito per mettere in scena questo teatrino... se non volete cadere nella sua trappola, e confido che non vogliate, vi consiglio di non perdere tempo con inutili test e di lasciarci invece andare. Poi potrete andare da Kevin a dirgliene quattro, cosa che tra l'altro si merita», concluse il suo discorso, con un sorrisetto soddisfatto.

«Deve averli dotati di un intelletto particolare», commentò semplicemente Allion, osservandoli.

«A parte questo qui», Soltan indicò Terzo e la sua espressione da tonto.

Terzo si riprese, con un sussulto: «Non sono stupido, ero solo... sorpreso».

«Sorpreso? Oh, Sette Sorelle, Kevin ha trovato un modo di imitare anche le emozioni umane. Non riesco a credere che sia stato così bravo», Allion aveva il viso contratto, ma i suoi occhi sembravano brillare di quella che pareva una riluttante ammirazione. «Dobbiamo capire come ha fatto a creare degli esemplari talmente perfetti».

Jacob aveva la bocca semi-aperta, allibito: «Non potete essere così stupidi. Vi abbiamo detto che siamo umani, siamo evidentemente umani!»

«Doveva solo lavorare di più su una natura mite, ma già così è un risultato... molto buono...» osservò ancora Allion. Senza la minima esitazione afferrò Jacob per entrambe le braccia, stringendogli i polsi con una sola mano, ma in una morsa sufficientemente ferrea da far sbiancare il ragazzo.

Soltan strinse di più la presa su Terzo: «Adesso concordo: abbiamo bisogno dei livelli più profondi di indagine per capire in che modo Alle Kevin abbia innestato una tale natura in dei grigi. Procederò subito, Allion».

«No, NO!» Jacob, nonostante tutto, provò a ribellarsi.

«Vi sta dicendo la verità!» gridò invece Terzo. «Siamo esseri umani! Mi chiamo Terzo Otto, mia madre è Marta Otto e mio padre Giotto Otto! Sono...»

«Ha innestato persino loro falsi ricordi? Ora capisco perché abbiano una “natura”. Questo non doveva farlo, è pericoloso quasi quanto se avessero letto dei libri», dichiarò secco Allion, accigliandosi. Insensibili ai loro tentativi di resistenza li trascinarono in avanti. Allion si fermò con Jacob appena a un passo dal vetro, mentre Soltan lo attraversò, tenendo ben stretto Terzo.

Con disperazione, Terzo vide la strana culla al centro della stanza avvicinarsi. Soltan lo depositò dentro di essa. Mentre Terzo scalciava, Soltan carezzò il suo polso con l'indice, una fascia che sembrava fatta dello stesso vetro sottile che tagliava la stanza si creò al suo passaggio, bloccando il suo polso.

Soltan lo guardò negli occhi, le sopracciglia appena appena piegate all'insù, cosa che Terzo notò a malapena nello stato di panico in cui era.

«Ti farà male, ma... devi pensare che stai aiutando noi... i tuoi creatori», disse, piano, in modo che solo lui lo sentisse. Poi, con l'accenno di un sorriso aggiunse: «Certo che Kevin ha uno strano senso dell'umorismo, se ha deciso di chiamarti Terzo Otto...»

E Terzo Otto si preparò a morire consapevole che persino gli alieni lo prendevano in giro per il suo nome.

Ma proprio mentre Soltan iniziava a bloccargli anche l'altro polso un grido giunse da Jacob.

«TIRAGLI UN PUGNO!» urlò infatti Jacob, dal di là del vetro.

Terzo lo osservò vagamente. Il suo corpo ricordò quell'incitamento, sentito tante volte a scuola. “Tiragli un pugno!” gridavano i suoi amici, mentre la gente si fermava a circolo attorno a loro, osservando la scena, gli sguardi eccitati fissi su quello spilungone di Terzo che non mancava mai di colpire chiunque lo insultasse. Senza pensare a niente, immerso nel ricordo, strinse la mano a pugno e con uno scatto allontanò il tocco delicato del Nordico.

«Che cazzo hai da ridire sul mio nome?» ringhiò Terzo.

Il pugno arrivò a Soltan in piena faccia.



  
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