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Autore: Davos    17/05/2017    1 recensioni
Il Cosmo, un luogo pieno di meraviglie e storia.
Le otto più potenti monarchie del Cosmo si affrontano tra loro per la pace, subordinati al Notaio.
La fiamma blu e bianca si sta accendendo, portando il sangue a nascere.
Genere: Avventura, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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Il Notaio era tornato in quel luogo dopo diverso tempo.
La gabbia di ferro  a cono circolare che lo teneva rinchiuso lo portava a pensare il motivo per cui aveva accettato di prendere tirocinanti al Fulcro.
La stanza era poco illuminata, lasciando poco spazio alla vista.
Insieme al vecchio c’era l’uomo inquadrettato, che stava prendendo note sul suo taccuino con una stilografica.
Ad un certo punto si sentirono dei passi provenire dall’altra parte della stanza buia, il vecchio cercò di guardare ma non vide niente.
“Finalmente sei arrivato, ti stavamo aspettando.”
Un vecchio apparve davanti agli occhi del Notaio, il suo volto sembrava essere familiare, ma non molto riconoscibile a causa della poca luce.
L’uomo inquadrettato chiuse il taccuino, mettendolo dentro la tasca interna dell’abito, dopo strinse la mano al vecchio.
“Il viaggio è stato lungo, ma credo che qui dovremmo essere al sicuro.”
Il vecchio uomo rise, lasciando andare la presa dell’innominato.
“Il Preside vuole iniziare immediatamente la seduta della Corte Suprema, non vede l’ora di finire questa storia.”
L’uomo a scacchi guardò per un momento il Notaio, poi si girò di nuovo verso lo sconosciuto.
“Spero che Ryswell non mi abbia fatto sprecare tempo ed energia, ho messo tutto nelle sue mani e, se il suo piano dovesse fallire, non so come fare. Tancredi, la Terza Accademia non è ancora stata liberata, vero?”
Al sentire quelle parole, il Notaio capì immediatamente chi fosse il vecchio uomo davanti a lui.
“Darilio è prigioniero nella Terza Accademia sotto il pugno duro di Leitmov Vivach, ma l’esercito del Collegio sta già provvedendo a fermare la rivolta.”
L’uomo inquadrettato si tirò su gli occhiali con le dita, per poi guardare l’orologio.
“L’Esercito Inferiore non può direttamente entrare in guerra contro gli Otto, ma sicuramente Dioscorid sa il fatto suo se ha voluto offrirmi questa opportunità di vittoria. Tancredi, se vuoi parlare con il nostro prigioniero fallo ora, potrebbe essere l’ultima volta che lo vedi.”
L’uomo in quadrettato strinse la mano al Rettore, per poi uscire dalla stanza, lasciando che Tancredi si avvicinasse alla gabbia.
“Notaio, da quanto tempo non ci vedevamo. Darilio è un bravo studente, mi ha raccontato tutto, anche come tu e il tuo assistente lo sbeffeggiavate al Fulcro.  La Repubblica delle Accademie è un organo molto debole, con un solo precedente all’interno della storia del Cosmo, Darilio ha dimostrato grandi doti, ma tu non hai voluto ripagarlo con il potere del Fulcro.”
“Tu non conosci le Carte degli Otto. Darilio non sa come gestire il Fulcro, lui voleva solamente dimostrare di sapere più degli altri.”
Tancredi non mutò espressione, rimanendo fisso sugli occhi spenti del vecchio.
“Ti sei fidato comunque del mio piccolo Darilio, almeno fino a quando non hai deciso di frantumarli una tazza da caffè sulla testa, atto quasi ignobile da parte di una figura di rispetto come te.”
“Tu non sai niente Tancredi.”
“No Notaio, io so fin troppo su di te e su questo Cosmo. Il lavoro che hai svolto fino ad ora non ha dato risultati, ti sei concentrato sull’Esercito Inferiore, senza prestare aiuto al Cosmo. Adesso che c’è bisogno di te, il Cosmo si è rivolto al Collegio e ai tuoi nemici eterni. Tu non vali più nulla ormai, accettalo con amarezza.”
Tancredi strinse la mano del vecchio per un attimo, in seguito lo abbandonò, sparendo nel nulla di quella stanza buia.

“Non lasciatemi solo!”
Ravon, impugnando una spada con entrambe le mani, si precipitava contro gli altri, richiamando verso di sé i compagni alleati.
Julia era insieme a lui, tenendo un’ascia con le mani, cercando di fermare l’esercito di Tancredi.
Ildebrando  guidava con emozione gli alleati, buttandosi contro i nemici.
In tutta questa azione, Kyo correva lungo il corridoio dell’Accademia, cercando il presidente eletto.
“Leitmov sta cercando qualcosa.”
La dolce ragazza non si fermava a guardare lo scontro, tentando con ogni mezzo di scoprire i piani del suo rivale.
Gli studenti morivano davanti ai suoi occhi, pieni di lacrime dalla disperazione.
“Il Notaio è stato ucciso, ne sono sicura. Io e Ravon siamo gli scogli che devono fermare Tancredi.”
L’Accademia crollava, portando le meravigliose opere di architettura a trasformarsi in ruderi da combattimento, danneggiati dall’ira del Rettore.
Kyo entrò nella sala centrale, una strana aula a forma di stella a dodici punte, rappresentante quelle che erano le dodici Accademie originali.
“Leitmov, cosa vuoi fare?”
Il ragazzo malato si stendeva davanti a lei, vestito ancora con il suo abito rosso sangue, che arrivava fino ai piedi.
“Kyo, tu sei la seconda miglior mente tra tutte le Accademie, cosa pensi che io voglia fare?”
La ragazza rimaneva ferma, senza rispondere alla provocazione del giovane.
“Per caso il Rettore ti ha tagliato la lingua? Oppure stai rimanendo zitta perché sei d’accordo con quello che ho detto?”
“Per essere la prima mente tra tutte le Accademie sei poco perspicace. Cosa vuoi fare Leitmov? La guerra comprende anche te, non sei escluso solo perché sei il presidente.”
Il ragazzo si girò verso Kyo, mostrandole il volto ricco di sangue, bianco dall’ira.
Il silenzio della stanza fece percepire i piccoli passi di lui, i quali echeggiarono per il luogo stellato.
“Questa stanza possiede solo quattro porte, poste ognuna ai punti cardinali. Secondo te, quale di queste io voglio prendere per arrivare al mio obiettivo?”
“Dimmelo! Cosa vuoi fare?!”
Il ragazzo leccò il coltello con la lingua, bevendone il sangue presente sopra.
“Rispondi alla mia domanda, sei o non sei la seconda mente delle Accademie?”
Kyo rimase un momento in silenzio, chiuse gli occhi e si portò le mani sulle tempie.
I capelli chiaro scuri della ragazza avvolsero le candide mani dolci, lasciando fluire i pensieri.
“Vuoi uccidere Darilio, vero?”
Il giovane smise di leccare il coltello, spostando gli occhi rossi sul corpo della ragazza.
“Darilio deve pagare per aver tradito la Repubblica, la sua morte sarà la prima di una lunga fila.”
La ragazza aprì gli occhi, spaventando il presidente.
“Darilio ha tradito la Terza Accademia, ma tu non sei da meno.”
“Cosa intendi?”
Kyo incominciò a girare lentamente attorno a Leitmov, continuando nel mentre a parlare.
“Hai tradito Darilio, sparandolo ad un gamba e consegnandolo ai tuoi cani da guardia. Hai tradito la Repubblica attraverso questo colpo di stato, da te definito legittimo, senza riuscire a pensare alle conseguenze.”
“Kyo, per caso preferivi Darilio a me?”
“Sì, avrei preferito un Darilio sottoposto alla nostra autorità, che un mostro del genere come te.”
Il giovane impugnò il coltello, guardò in faccia la ragazza, rendendosi conto di essere nel torto.
“Ucciderò Darilio, in questo modo Tancredi non permetterà la fine del mio sogno politico.”
Kyo si scagliò contro il presidente, tentando di farli mollare il coltello, ma si ferì lei al braccio sinistro.
“Come hai potuto farmi questo?”
Leitmov si guardò la mano, piena del sangue della ragazza.
“Se mi impedirai di salvare la Repubblica, Darilio riuscirà a scappare.”
In quel momento, una forte esplosione fece cadere a terra i due contendenti, lasciando mollare il coltello a Leitmov.
“Cosa sta succedendo?”
Il ragazzo si toccò la cicatrice presente sul volto, per poi puntare verso il coltello.
Dalla porta laterale entrarono Ravon e Julia, seguiti dai restanti membri del Consiglio.
“Ravon, cosa è successo?”
Kyo si gettò immediatamente nelle mani dell’Attendente, lasciando perdere Leitmov, scappato verso le prigioni con il coltello in mano.
“Le forze dell’Esercito Inferiore hanno fatto saltare in aria la zona sud dell’Accademia, sembra  che ci fosse presente una bomba nel sottosuolo.”
Julia si tolse la polvere dai capelli distrutti, brandendo in mano l’ascia ripiena di sangue e budella.
“Ravon ha ragione, Kyo, Tancredi deve aver fatto mettere la bomba, e non solo quella temo, all’interno dell’Accademia.”
La dolce ragazza sembrò essere contrariata alle parole della studentessa della Prima Accademia.
“Tancredi non è così matto da far esplodere la sua Accademia. Chi ha messo la bomba in questo luogo non credo sia qualcuno che conosciamo.”
In quel momento Ravon ebbe un sussulto.
“Un individuo capace di fare un simile gesto lo conosciamo invece, l’uomo che porta gli abiti a scacchi neri e bianchi.”
“Quello che ha sparato a Darilio e ad Anthemio?”
“Sì Julia, proprio lui intendo. Secondo me, quel tipo strano, è qualcuno  di grosso all’interno dell’Esercito inferiore, o perlomeno è qualcuno che sa cosa sta facendo.”
Fu in quel momento che Kyo si guardò intorno, domandandosi da un paio di minuti una cosa.
“Come mai siete entrati dentro questa sala?”
Ildebrando guardò la ragazza e allungò la spada verso di lei.
“Secondo te?”
La pupilla di Bomble si diede una manata in faccia, avendo già capito la risposta da sola.
“L’Esercito Inferiore non solo ha fatto saltare in aria parte dell’Accademia, ma ha anche sconfitto le nostre forze, e in questo preciso istante si sta dirigendo dentro questa stanza.”
Tutti risposero all’unisono affermativamente.
Le forze nemiche, armate di spade e altri strumenti, accerchiarono completamente da ogni direzione il gruppo di ragazzi, rispedendo Leitmov tra questi.
“Arrendetevi e avrete salva la vita.”
Tutti si guardarono tra loro, sguainando le armi.
 
“Silenzio in aula.”
Le grida di uno dei giudici presenti alla Corte Suprema calmarono gli altri membri convocati.
La stanza era circolare, con un lungo tunnel che consentiva l’accesso.
I banconi erano messi in cerchio, senza coprire l’uscita; ognuno di essi aveva almeno re o quattro persone sedute sopra.
Tutti i giudici presenti erano vestiti di nero, con uno strano capello triangolare in testa.
Il Notaio era rinchiuso nella gabbia a cono circolare, senza riuscire a rimanere in piedi.
Davanti al vecchio c’era un piccolo banco, di legno scuro come gli altri, ma su questo c’era dipinto il simbolo di una stella a quattro punte inscritta in un cerchio d’oro.
Seduto nel bancone centrale, quello in antitesi al Notaio, c’era il Preside Dioscorid Ryswell.
Una voce risuonò in tutta la sala.
“Acclamate tutti il Preside del Collegio Scolastico e primo Alto Giudice della Nuova Corte, Dioscorid Ryswell, 128° Giudice della Corte Suprema, attualmente nella sua ultima seduta.”
L’unico ad applaudire fu Tancredi.
Ryswell si mise gli occhiali da lettura, si toccò la barba rossa e si avvicinò i fogli presenti sul bancone.
Le candele ad olio illuminavano la stanza, protetta dai soldati del Preside,  eppure la paura del pericolo si sentiva emergere dai volti dei giudici.
“Notaio, lei è accusato di tradimento e cospirazione contro il Cosmo, di essere in associazione con l’Esercito Inferiore, e, infine, di pluriomicidio e azioni terroristiche. Come si giudica dopo aver sentito tutto questo?”
La voce del giudice risuonò nell’aula corrotta, lasciando sospirare il povero vecchio.
“Io mi giudico innocente di fronte a queste pesanti accuse.”
Tutti si sorpresero a quelle parole.
Ryswell incominciò a ridere, alzandosi dal suo posto e puntando il dito contro il vecchio ingabbiato.
“Vedete, cari colleghi, cosa significa affidare il Cosmo nelle mani di quest’uomo? Io so, e ho sempre saputo, che il Notaio attuale fosse un falso e traditore, ma nessuno di voi mi ha dato retta, mi avete schernito davanti alle mie accuse, rinfacciandomi del falsario e del corrotto. L’Esercito Inferiore avanza sempre di più, sta prendendo possesso delle alte cariche dei nostri mondi, ben presto gli Otto ci dichiareranno guerra, mostrando i loro veri volti. Qualcuno ha qualcosa da dire in mio favore?”
Ryswell si rimise a suo posto, lasciando che Tancredi, seduto nella bancata vicino al Preside, insieme alla mente dell’Esercito Inferiore, facesse la sua parte.
“Cari colleghi, come il Preside e Alto Giudice ci ha ricordato, il Notaio dovrebbe vigilare sul Cosmo, e non tradirlo con sporchi trucchi. La mia Accademia, come quelle di altri Rettori, è entrata all’interno di quella, che è stata chiamata dagli storici, Seconda Repubblica delle Accademie, creata a discapiìto del potere del Collegio.  Il Rettore Ilario della Prima Accademia è stato ucciso da uno studente, Ildebrando Ariosto, che è stato tirocinante del Notaio, quindi suo alleato nella lotta contro il bene.”
Uno dei giudici seduto nella bancata di fronte a quella di Tancredi, si alzò,esprimendo le sue idee.
“Il Preside Ryswell non ci ha ricordato nulla sui doveri del Notaio, e poi anche tu, Rettore Tancredi, se non sbaglio, hai mandato il tuo miglior studente a svolgere il tirocinio nel Fulcro.”
Ai tre oppositori sembrò non piacere quella risposta, e infatti il giudice fu subito ammutolito alla vista delle spade dei soldati.
“Come stavo dicendo…”
Tancredi fu interrotto ancora una volta.
“Mi scusi Rettore Tancredi, ma il suo studente non è lo stesso che ha guidato la Repubblica per tutto questo tempo?”
Ryswell si alzò nervosamente dal suo posto, puntando il dito contorto contro il giudice curioso.
“Non interrompa questa seduta, altrimenti sarò in dovere di spedire la sua persona nel Piano Prospettico.”
Il giudice curioso si zittì subito, lasciando continuare il Rettore.
“Come dicevo, il Preside Ryswell sta cercando da diverso tempo di fermare la Repubblica e l’Esercito Inferiore, due organizzazioni criminali legate direttamente al Fulcro. Grazie alle mie qualità, Darilio ha deciso di dimettersi da presidente e ha sciolto la Repubblica, ma questo a discapito della sua vita, infatti gli alleati del Notaio si sono uniti per uccidere quel povero ragazzo che ha fatto la cosa giusta.”
Gli occhi del Notaio si spostavano da destra verso sinistra, notando come i due traditori del Cosmo stessero muovendo le danze per arrestare tutti gli oppositori al loro regime.
L’uomo inquadrettato non era vestito come i giudici, ma teneva sempre lo stesso identico vestito, come se si volesse far riconoscere.
“Il Rettore Tancredi ha ragione su tutto, lui è una persona fedele, diversamente da qualcun altro.”
In quel momento, la porta alle spalle del Notaio si aprì, facendo entrare il Rettore Dover.
Il Rettore dell’Ottava Accademia era legato alle mani, portato con la catena da un soldato dell’Esercito Inferiore.
Il povero vecchio rettore fu messo accanto alla gabbia a cono circolare, inginocchiato sulle ossa frantumante e rotte.
Ryswell prese un foglio dal suo tavolo, leggendolo allegramente.
“Rettore Dover, lei è stato trovato a cospirare insieme al Notaio qui presente, è vero?”
“Sì.”
Il Rettore rispose con la testa bassa, piangendo lacrime di dolore.
“L’Ottava Accademia non ha partecipato alla Repubblica, e per questo motivo aveva deciso di incolpare gli studenti facendola saltare in aria, è vero?”
Il Rettore guardò in faccia il Notaio, tentando di dirli qualcosa con le labbra.
“Risponda Dover!”
Il soldato, sentendo urlare il Preside, percosse l’anziano facendolo cadere a terra, tutto sotto lo sguardo del Notaio.
“Io volevo salvare l’Ottava Accademia, il Notaio mi ha aiutato ad evitare migliaia di morti.”
“Falso!”
Uno schiaffo colpì il volto dell’anziano, facendoli sputare sangue.
Un giudice dietro le file si alzò, contrariato da tutto quello.
“Preside Ryswell, questi atteggiamenti non sono eticamente giusti.”
“Tu invece sei eticamente sbagliato, quindi stai zitto, altrimenti ti riservo lo stesso trattamento.”
Il giudice si sedette, guardando a terra.
“Come può rappresentare la giustizia una simile tortura?”
Il Notaio si rivolse direttamente al Preside.      
Ryswell guardò con superiorità il vecchio nella gabbia, poi puntl il dito contro di esso, mandandoli addoosso alcune guardie.
“Fatelo stare zitto durante l’udienza, non ha il permesso di esprimere alcun tipo di difesa nei suoi confronti o in quelli degli altri.”
 Le guardie frustarono il Notaio attraverso le fessure della gabbia conica, lacerandoli le già deboli fibre di carne.
“Rettore Dover, cosa stava dicendo in merito alla sua adesione ai piani del Notaio?”
Il povero vecchio guardò in maniera disperata il Notaio, poi rispose con amarezza.
“Io…io ho solamente fatto ciò che andava fatto, in nome della pace e della speranza.”
Uno schiaffo arrivò sulla faccia del vecchio Rettore, mostrando la carne impregnarsi di sangue rosso e stanco.
“Basta, non voglio più sentire fandonie. Chiamate l’altro imputato.”
Due guardie portarono agli occhi di tutti una persona quasi inumana, ormai priva di ogni mentalità.
“Professor Bomble, lei è un vecchio amico del Notaio, oltre che dipendente del carissimo Rettore Tancredi, giusto?”
Ryswell strizzò una delle guancie scarne del professore.
“Il Notaio è mio amico, ma non è parte dell’Esercito Inferiore.”
Una manganellata arrivò sulla schiena di Bomble,buttandolo a terra.
“La smetta, Ryswell!”
Un giudice si alzò improvvisamente, venendo in seguito pestato a sangue da alcune guardie armate.
“Jerome Bomble, lei mi vuole insinuare che il Notaio qui presente sia innocente?”
“S-sì.”
Ryswell fece una smorfia malefica, poi si rivolse interamente al vecchio in prigionia.
“Notaio, hai visto quante persone sei riuscito a convincere? Tutti i tuoi fedeli saranno presti imprigionati e spediti all’interno del Piano Prospettico, nessuno escluso. Se non fosse stato per me, a quest’ora l’intero Collegio sarebbe scoppiato in aria, e tu saresti il sovrano del Cosmo. Rettore Tancredi, qualcosa da aggiungere?”
Il Rettore Tancredi si alzò dal posto, tronfio delle sue azioni.
“Ho appena ricevuto notizia che Darilio, il presidente dei rivoltosi repubblicani, sia stato liberato dalla sua prigionia.”
Dioscorid Ryswell prese dalle sue tasche alcune foglie secche di acero, iniziando a masticarle, trasformando il suo sorriso in un colore da bestia.
“La corte riunita qui oggi  vuole ricordare ai presenti il ruolo avuto dal Notaio nella proclamazione della Repubblica, infatti, con l’aiuto del professor Jerome Bomble, è stato possibile destituire Tancredi e imporre Darilio e Leitmov Vivach come signori della Terza Accademia. Jerome Bomble è stato catturato immediatamente a fatti conclusi, ma la mente dietro tutto, cioè il Notaio, aveva deciso di scappare per uccidere altri innocenti.”
In quel momento il Notaio parlò, cercando di dire qualcosa invano.
“Darilio è stato presidente della Repubblica, e ora e anche prigioniero di Leitmov, come pensate di riuscire ad incastrarmi attraverso questo ragazzo?”
Tutti i giudici iniziarono a parlare tra loro, scatenando un immenso clamore.
Il Preside e il Rettore si guardarono l’un l’altro, portando a volte gli occhi a contatto con quelli dell’uomo inquadrettato.
“Silenzio, fate silenzio.”
Ryswell calmò immediatamente tutti, sputando il succo secco delle foglie in un apposito contenitore.
“Notaio, con i poteri a me concessi democraticamente da questa corte, io la destituisco dal suo ruolo di Notaio del Piano di Fulcro e Difensore dei Troni.”
Il Notaio guardò in faccia Tancredi, avendo già capito dove i due volessero andare a parare.
“Quindi chi sostituirà il Notaio?”
Uno dei giudici osò interrompere il discorso trionfale del Preside,ricevendo un sorriso inquietante da quest’ultimo.
“Essendo l’Attendente del Notaio un alleato della Repubblica, ed essendo i due tirocinanti, rispettivamente della Prima e della Seconda Accademia, consiglieri di Leitmov Vivach, nemico del Rettore Tancredi e del Collegio, allora non rimane altro che dare il ruolo di Notaio allo studente migliore della Terza Accademia, nonché unico nostro alleato; Darilio è il nuovo Notaio.”
Il sorriso sul volto di Tancredi e su quello dell’uomo dell’Esercito Inferiore risplenderono su tutta l’aula buia, facendo sentire al Notaio un brutto presentimento per il futuro.
“Dire che una persona è il nuovo Notaio non significa farla diventare il Notaio.”
Il Rettore Dover parlò, spezzando la felicità dei traditori.
Il Preside lasciò stare il vecchio Rettore, tirando fuori diversi fascicoli da una cartella nera.
“Siccome vogliamo fare le cose ufficialmente, il Notaio deve sottoscrivere di suo pugno la consegna dei poteri e dei voti. Potete passare questi fogli al prigioniero?”
Una delle guardie prese i fogli, portandoli verso la gabbia conica e consegnandoli al vecchio.
Il Notaio rise di gioia incontrollata, confondendo il Preside.
“Credi realmente che basti solo la mia firma per dare a Darilio tutti i miei poteri? Per completare l’operazione di successione non bisogna attenersi alle leggi di un qualunque tribunale, le leggi del Notaio sono dettate dalle Carte degli Otto, create dal mio predecessore per antonomasia: il Cartografo.”
Tancredi guardò il Preside sbarrando gli occhi, impaurito dai cavilli di cui si era scordato.
“Notaio, se vuole che i suoi compagni siano liberi firmi quel documento.”
“Non serve a niente, Dioscorid. Le Carte degli Otto sanciscono da tempi immemori, più precisamente, dalla Prima Era, che il successore del Notaio va scelto tra l’attendente attuale del Notaio oppure una persona con particolari doti. Gli Otto detentori, saputa la conferma del successore, devono firmare le sottoscritte carte relative all’atto di successione lineare e farle ratificare dal Notaio stesso.”
Ryswell si innervosì, non credendo di poter fallire il suo piano a causa delle leggi del Fulcro.
“Notaio, visto che vuoi così tanto attenerti alle leggi del Fulcro, devi farci la cortesia di chiamare gli Otto, così da farli firmare i documenti.”
“ E se non lo facessi?”
Tutti i giudici sbarrarono gli occhi al sentire le parole del Notaio, Dioscorid Ryswell batté i pugni sul suo scranno.
“Notaio, convoca immediatamente gli Otto qui, te lo ordino con i poteri in mio possesso.”
Il caos nella stanza iniziò ad aumentare.
“Questo processo è una  farsa.”
Diversi giudici si alzarono dal loro posto, spaventati dalle parole del Preside.
Alcuni giudici cercarono di scappare, ma furono fermati dalle guardie, sempre più convinte a scatenare violenza.
Un messaggero entrò dentro la stanza confusa, avvicinandosi al bancone di Tancredi.
“Rettore Tancredi, mi hanno detto di comunicarle una cosa.”
Gli occhi del Rettore si aprirono quasi a far uscire le orbite, si girò per un attimo a parlare con l’uomo dell’Esercito Inferiore, poi si alzò dal suo posto, spostandosi dal Preside.
L’uomo a scacchi sparì nella confusione della stanza, avendo capito di aver fallito la sua missione.
Ryswell, vista la situazione, tirò fuori una pistola dal suo abito, svelandosi alla corte.
“Ho sbagliato a non ucciderti prima, dovevo farti fuori davanti a tutti nel Collegio. Chiama immediatamente gli Otto e falli venire qui, non tollererò più alcun fallimento come quello della Terza Accademia.”
Il Notaio stava incominciando a comprendere, ma dalla sua prigione non poteva fare altro che attendere la morte.
“Dioscorid, lascia stare tutto, l’Esercito Inferiore non ci supporta più, siamo scoperti militarmente.”
“CHIAMALI!”
Il Preside saltò sopra il suo bancone, continuando a puntare la pistola verso la gabbia del Notaio.
“CHIAMALI!”
Il Notaio fissò con sguardo cupo il traditore del Cosmo, ormai uscito fuori di testa.
“No, io non chiamo nessuno.”
“ALLORA MORIRAI!”
Il proiettile uscì fuori dall’arma, spostandosi ad estrema velocità verso il corpo del Notaio, rinchiuso nella prigione.
“La mia ora è giunta.”
Il Notaio chiuse gli occhi, senza sentire alcun tipo di dolore.
“Ci volevi vedere per caso?!”
Come il vecchio riaprì gli occhi si ritrovò davanti a lui Ason MXXXVI, il detentore del Trono d’Ossidiana.
Il Preside lasciò cadere la pistola a terra, stupito dalla comparsa del sovrano davanti al Notaio.
Ason aveva fermato il proiettile con un coltello.
“Ason, cosa ci fai qui?”
Il sovrano di Ziro estrasse un altro coltello dai suoi abiti, per poi scaraventarlo nella gamba destra di Ryswell, che cadde dal bancone, ritrovandosi sul pavimento.
“Notaio, anche se ti detesto, sappi che tengo alla mia posizione di sovrano.”
“Cosa stai a blaterare, fratello?”
Sona era apparsa accanto alla gabbia del Notaio.
La detentrice del Trono di Sale teneva in mano un arco di legno bianco, e i suoi occhi si scontravano ripetutamente con quelli di Ason.
“Siete venuti a salvarmi.”
Sona sorrise al Notaio.
“Non abbiamo liberato solo te, anche la Terza Accademia è stata salvata da noi.”
Il Notaio si girò verso la porta d’ingresso, vedendo entrare in tutta la stanza due file diverse, una era composta da soldati vestiti con abiti scuri, l’altra con soldati in abiti chiari.
I due discendenti di Sin avevano appena salvato il Notaio da una cospirazione, mostrando la loro forza militare a tutti gli abitanti dell’intero Cosmo.
 
Spazio Autore: 
Il Notaio viene salvato... ancora, ma questa volta le cose sono diverse. 
Alla Terza Accademia è successo qualcosa, mentre alla Corte Suprema avviene il finimondo. 
Ringrazio tutti quelli che leggono e seguono la storia. 
Davos 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
 
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