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Autore: Sophja99    18/05/2017    3 recensioni
Sono ormai passati milioni di anni dal Ragnarok, la terribile sciagura che ha provocato la morte di quasi tutti gli dei e le specie viventi e la distruzione del mondo, seguita dalla sua rinascita. Grazie all'unica coppia di superstiti, Lìf e Lìfprasil, la razza umana ha ripreso a popolare la nuova terra. L'umanità ha proseguito nella sua evoluzione e nelle sue scoperte senza l'intercessione dei pochi dei scampati alla catastrofe, da quando questi decisero di tagliare ogni contatto con gli umani e vivere pacificamente ad Asgard. Con il trascorrerere del tempo gli dei, il Ragnarok e tutto ciò ad essi collegato divennero leggenda e furono quasi dimenticati. Villaggi vennero costruiti, regni fondati e gli uomini continuarono il loro cammino nell'abbandono totale.
È in questo mondo ostile e feroce che cresce e lotta per la sopravvivenza Silye Dahl, abile e indipendente ladra. A diciassette anni ha già perso entrambi i genitori e la speranza di avere una vita meno dura e solitaria della sua. Eppure, basta un giorno e un brusco incontro per mettere in discussione ogni sua certezza e farle credere che forse il suo ruolo nel mondo non è solo quello di una semplice ladruncola.
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Capitolo trentadue

Ricercati


«Di che parli?» chiese Vidar, tornando subito serio e sbattendo il bicchiere sul tavolo.

Silye indicò alle proprio spalle, verso gli uomini che ora si stavano facendo largo tra la folla, puntando proprio il loro tavolo.

«Diamine!» ringhiò il dio. «Non si può mai stare tranquilli in questo regno.»

«Cosa vorranno?» chiese Silye, facendo per alzarsi, ma venne prontamente trattenuta da Vidar, che allungò una mano per toccarle il polso. «Che fai?»

«Ferma. Vediamo cosa vogliono e se riusciamo a liberarci di loro senza scappare, né combattere. Continua a bere come se non li avessi visti.»

Silye annuì e riprese in mano il bicchiere, anche se improvvisamente tutta la voglia di bere il vino era totalmente scomparsa, sostituita da un brutto presentimento. Si limitò ad abbassare il capo sulla tazza.

«Buonasera» esclamò una voce maschile e profonda dietro di lei. Subito dopo l'uomo entrò nella sua visuale, prendendo uno sgabello e avvicinandolo al tavolo.

«Salve!» disse Vidar, mostrando un incredibile sangue freddo. Deve essere abituato a trattare con gente pericolosa pensò la ladra. O forse è il vino che lo ha reso così espansivo. «Favorite, ragazzi? Stasera mi sento clemente: pago io per tutti e cinque. Non lasciatevi sfuggire questa offerta» continuò, sorseggiando un altro po' di vino e facendo loro l'occhiolino.

«Ti ringrazio, ma, purtroppo, non abbiamo molta sete, anche se abbiamo fatto molta strada per venire fin qua» affermò l'individuo, con gli altri quattro posizionati intorno al tavolo e dietro a Silye e Vidar, come ad impedirgli ogni via di fuga. Sebbene la ladra avesse la vista leggermente offuscata e non fosse nel pieno delle sue facoltà, aveva la netta impressione che quegli uomini non avevano affatto buone intenzioni.

Guardò con più attenzione l'uomo che si era seduto accanto a loro; non doveva avere più di quarant'anni, era calvo e di corporatura parecchio robusta, con una lunga cicatrice sulla fronte, ormai poco visibile, e labbra sottili, ora sollevate in un ghigno. Un individuo del tutto normale, se non fosse stato per il modo con cui si era approcciato a loro insieme ai suoi compagni e la stava osservando in quel momento.

«Beh, è davvero un peccato, perché vi state perdendo un vino davvero ottimo.»

Sentì la mano di uno di quegli uomini posarsi sulla sua spalla e Silye venne attraversato da un leggero brivido di paura. Cosa volevano quegli uomini? Vidar fece una smorfia quando vide che uno di loro l'aveva toccata.

«Sfortunatamente per voi, non è il vino ad interessarci» mentre l'uomo parlava, lo stesso individuo che le stava stringendo la spalla in una presa ferrea le avvicinò la lama di un coltello alla gola con lentezza studiata per non farsi notare dalle altre persone presenti.

Vidar aggrottò un sopracciglio, unico segno della preoccupazione che cercava di non rendere manifesta a quegli uomini. «Chi diamine siete?» ringhiò poi, lanciando uno sguardo duro all'uomo seduto al loro tavolo, che aveva preso il bicchiere di Silye e aveva bevuto la bevanda rimasta.

La ragazza trattenne il respiro, mentre la lama si faceva pericolosamente più vicina al suo collo, tanto da poterne chiaramente sentire il freddo contro la pelle.

«Solo delle persone parecchio interessate a voi. Dovrete solo seguirci e nessuno si farà male» disse l'uomo, mentre il suo ghigno si apriva, divenendo un ampio sorriso.

«Beh, questo è quello che volete voi. Noi avremmo di meglio da fare» ribatté Vidar, senza staccare gli occhi dall'individuo.

«Se vi ribellerete, sarò costretto a fare del male alla ragazza, anche se mi servite entrambi vivi» continuò, lanciandole uno sguardo divertito. Al che l'uomo che teneva il coltello le strinse i capelli, tirandole indietro la testa e scoprendo ancora di più il collo.

«E poi sarebbe un peccato ucciderla, Jørgen. Sai quante cose si potrebbero fare con lei» scoppiò a ridere quello, avvicinandole il coltello a tal punto da penetrare la pelle e far colare un rivolo di sangue.

«Lasciatemi stare, bastardi» sibilò Silye, per quanto le fosse possibile parlare in quella posizione scomoda.

«Beh, lei non sembra molto propensa» ribatté l'altro, evidentemente sarcastico.

«Lo diventerà» sogghignò l'uomo, tirandole di più i capelli e strappandole un lamento.

«Sareste così gentili da rispondere alla mia domanda e spiegarmi perché siete venuti a disturbarci?» chiese Vidar, con una calma che Silye non sarebbe mai riuscita a mantenere in una situazione del genere.

«Fai troppe domande, ragazzo. Andiamo, abbiamo già perso troppo tempo. Prendete anche lui e andiamocene.»

Sebbene da quella posizione non potesse vedere i movimenti di Vidar nella loro interezza, Silye riuscì a scorgere gli altri due uomini muoversi e cercare di afferrarlo, ma il dio fu più svelto. Diede un pugno al più basso e scansò il colpo dell'altro individuo, dal fisico ben più corpulento del compagno. Il terzò sguainò una spada e tirò un fendente a Vidar, che riuscì ad evitarlo solo con grande fortuna. Silye si rese conto che, nonostante Vidar avesse ben più forza di loro, era disarmato e gli uomini, numericamente maggiori, erano anch'essi addestrati e abili spadaccini.

La ladra decise di agire e conficcò le unghie di entrambe le mani sul polso dell'uomo che la teneva bloccata, fino a far fuoriuscire il sangue. Quello imprecò e lasciò cadere il coltello. Silye provò ad alzarsi e allontanarsi da lui, ma l'uomo non aveva lasciato la presa sui suoi capelli. Anzi, li tirò, facendola cadere a terra.

«Sporca cagna» sibilò con sprezzo quello, recuperando il pugnale caduto.

Silye cercò di scappare tirando i capelli anche a costo di strapparseli, pur di sfuggire alla sua presa, o tentando di raggiungere la mano che la teneva, per costringerlo a lasciarla, ma era troppo in alto. Pur non smettendo di lottare, capì che non c'era modo di liberarsi e attese che l'uomo la colpisse con il coltello. Ma la pugnalata non arrivò.

All'improvviso sentì la presa sui suoi capelli allentarsi, fino a sparire. Silye si voltò e vide l'uomo accasciarsi, con cocci infranti tra i capelli e a terra, mentre dietro di lui sbucava una ragazza.

Era minuta, ma dalla corporatura muscolosa e leggermente prosperosa. Indossava uno strato di pelliccia sotto un corpetto di metallo, molto simile ad un'armatura, e dei pantaloni scuri di pelle, sebbene le vesti si potessero solo intravedere attraverso un lungo mantello. L'unica cosa che in quel momento riusciva a vedere con completa chiarezza di lei erano i capelli lunghi fino a poco sotto le spalle, lisci e biondi, raccolti in trecce e tirati indietro, e gli occhi grandi e verdi.

La guardò a bocca aperta: quella piccola ragazza le aveva appena salvato la vita, rompendo un vassoio di coccio sulla testa dell'uomo. «G-grazie» fu l'unica cosa che Silye riuscì a dire.

Quella le fece solo un cenno in risposta, prima di scostare il mantello e svelare una spada, prima accuratamente tenuta nascosta, che sfilò dal fodero; quindi la superò e andò a tirare un montante ad uno dei tre individui superstiti. Nonostante, però, la ragazza aveva un'arma nettamente superiore all'uomo, che aveva in meno solo un pugnale, quello riuscì a sviare il colpo con incredibile agilità. Avrebbe avuto non pochi problemi a vincerlo.

Silye stava osservando ancora allibita la scena, quando sentì qualcuno tapparle la bocca con una fascia, che le legò dietro la testa, nonostante le opposizioni della ladra. Silye iniziò a sudare freddo, quando, però, vide, abbandonato a terra poco distante dalla sua mano, il pugnale usato dall'uomo che l'aveva minacciata e riuscì ad afferrarlo poco prima che l'altro le prendesse le spalle e la costringesse ad alzarsi in piedi. «Finora siete stati fortunati, ma non credere che ti lascerò sfuggire così facilmente» disse e Silye riconobbe la voce di Jørgen. Fece per afferrarle le mani per immobilizzarla, ma la ladra fu più veloce e gli affondò il pugnale in un punto imprecisato dietro di sé e del suo corpo, forse il ventre.

L'uomo sussultò e Silye sentì la presa su di lei alleggerirsi, ma non abbastanza da permetterle di scappare; quindi, si fece di nuovo forte, mentre Jørgen scoppiava a ridere. «Forse ti ho sottovalutata, ragazzina, ma sappi che questo non basta affatto ad uccidermi» le sussurrò, sprezzante, lanciando un rapido sguardo oltre lei, verso Vidar e la ragazza, ancora impegnati a difendersi dai loro avversari. Nonostante la forza del dio fosse superiore a quella dei due uomini, quelli avevano il vantaggio di essere armati di spade e molto abili nel loro uso, combattendo con incredibile precisione e concordanza tra loro. Sebbene sia lui sia la giovane si stessero battendo con costanza, non poteva sperare in un loro aiuto per liberarsi di Jørgen.

Poi questo posò di nuovo lo sguardo su di lei e la fece girare, serrandole le mani intorno al collo e iniziando a trascinarla verso la porta del locale. «L'altro non sembra altrettanto facile da catturare, perciò mi accontenterò di te. Mi permetterai lo stesso di guadagnare un bel po' di soldi.»

Respirare diveniva sempre più difficile man mano che aumentava la forza con cui le faceva presa sulla gola. Silye aprì la bocca, come alla ricerca dell'aria che iniziava a scarseggiare nei polmoni, mentre lo sguardo crudele di Jørgen che aveva davanti a lei si riempiva di miriadi di stelline.

Aveva capito cosa intendeva fare: voleva arrivare a farle perdere la coscienza e sfiaccarla, fin quando non avesse avuto più alcuna forza in corpo per ribellarsi. Lei, però, non era una ragazza qualunque: era Silye Dahl, una ladra e una völva. Radunò le ultime energie che le erano rimaste in corpo e, attingendo alla ferrea forza di volontà che l'aveva sempre caratterizzata, arrancò con le mani fino al punto in cui ricordava di averlo colpito, trovando il manico del pugnale.

Proprio quando erano giunti ad un passo dall'ingresso del Døkkr Vargr, con un unico gesto fulmineo lei lo sfilò e lo conficcò poco sotto la gola dell'uomo, da cui uscì un fiotto di sangue che arrivò fino alla sua mano quando tirò di nuovo fuori la lama dalla pelle.

Il ghigno di Jørgen in un attimo si tramutò in un'espressione di puro dolore e sconcerto. Lasciò la presa sul suo collo e si portò le mani alla gola, spalancando la bocca come se fosse alla ricerca di aria e stesse cercando di chiamare aiuto o urlare per il dolore. La ferita presto si riempì di sangue, che prese a colare lungo i lati, mentre l'uomo si appoggiava ad un tavolo della locanda, per poi perdere la presa e scivolare a terra.

Silye continuò a guadrare Jørgen come se non riuscisse a realizzare il gesto che aveva appena compiuto. Poi, quando vide tutto il sangue fuoriuscito e lui cadere, lasciò andare di colpo il pugnale e rovinò al suolo, accanto all'uomo agonizzante. Si guardò intorno e vide i visi allibiti dei clienti che avevano assistito all'intera scena senza fiatare, né intervenire, per poi abbassarlo sul volto di Jørgen, sfigurato da una smorfia di dolore, e sulle proprie mani imbrattate del suo sangue.

Assassina. Non riusciva a pensare ad altro. Nella sua mente rimbombava solo quell'unica, tagliente parola, insieme alla nitida immagine del momento in cui aveva decretato la fine della vita di quell'uomo, colpendolo.

Non si accorse nemmeno delle mani che si posarono sulle sue braccia e la aiutarono ad alzarsi, né del volto di Vidar, che cercava di risvegliarla dallo stato di confusione che si era impossessato della sua mente. Assassina.

Venne condotta fuori dalla locanda e le uniche cose di cui riuscì a rendersi conto furono l'improvviso freddo e la sensazione di acido sulla bocca. Venne colta da un conato di vomito e fu costretta a piegarsi a terra per rimettere tutto il vino che aveva bevuto e il poco di pane ingerito. Assassina.

Quando ebbe finito, si ripulì la bocca con la manica dell'abito, mentre veniva scossa da un singhiozzo. «Silye» le sussurrò Vidar, che le era stato vicino tutto il tempo, scostandole i capelli e tenendoli fermi. «È pericoloso rimanere qui. Lei ha detto che ci aiuterà, che ci offrirà un rifugio, ma dobbiamo sbrigarci.»

Lei annuì, con le guance già umide dal pianto, dovuto sia allo sforzo impiegato duranto il vomito, sia a ciò che aveva compiuto. Si alzò e si lasciò portare da Vidar laddove la ragazza che li aveva aiutati li stava conducendo.


«Sono Ashild» si presentò la ragazza, mentre camminavano per arrivare in quello che lei aveva definito “rifugio”.

«Perché ci hai soccorsi contro quegli uomini?» domandò Vidar, che proseguiva accanto a Silye, che solo apparentemente asoltava la loro conversazione, chiusa nei suoi pensieri.

«Aiuto sempre le persone invise alla società e soprattutto... al re» rispose quella, riponendo la spada sporca di sangue nel fodero.

«Cosa intendi?»

Quella si fermò, voltandosi a guardarli. Indicò il muro di una casa lì vicino, dove erano infissi due fogli su cui erano spiccavano i disegni di due volti fin troppo simili ai loro e con su scritto Accusati di furti e omicidi. Ricercati per ordine di sua eccellenza il Konungr. Chi li troverà otterrà un riscatto di novecento corone.

«Gli uomini che vi hanno attaccati erano cacciatori di taglie e, se non vi avessi aiutati, a quest'ora vi starebbero portando al Konungr in persona, legati come animali.»

«Non avevamo alcun bisogno del tuo aiuto. Ci stavo già pensando io» ribatté Vidar.

«Ah, sì?» domandò quella, con aria spavalda. «E scommetto che, una volta usciti da quella locanda, ne avreste subito trovati degli altri, perché questa città pullula di cacciatori di taglie e gente affamata di denaro. Vi sto offrendo un porto sicuro: non farmi cambiare idea e lasciarti qui.»

Vidar si azzittì e Silye avrebbe potuto complimentarsi con Ashild, se solo non fosse stata troppo sconvolta per l'orribile atto che aveva compiuto. «Questo, però, non spiega perché ci hai aiutati, invece di restartene nel tuo tavolo a fregartene come gli altri.»

«Perché sono ricercata proprio come voi, solo che io lo sono da due anni» affermò, senza voltarsi, mentre percorrevano le strade strette e anguste di Trúar. «E quella gente non ha fatto nulla perché qui le persone sanno che è meglio farsi i cazzi propri e non rimanere immischiati in quelli degli altri.»

«Tu, però, ti sei interessata dei nostri problemi. Perché?»

«Perché questo modo di pensare egoistico mi sembra una stronzata. Se qualcuno ha bisogno di aiuto e tu hai i mezzi per soccorrerlo, perché non farlo?»

Vidar non fece più domande. Sia lui, sia Silye si limitarono a guardarsi intorno, curiosi di scoprire dove la ragazza li stesse conducendo e troppo presi dai loro pensieri. Dopo poco si resero conto che Ashild li stava portando fuori da Trúar, attraverso i campi coltivati, su cui a quell'ora non si vedeva nemmeno l'ombra di un contadino, tutti chiusi nelle loro case a dormire e a prepararsi ad un'altra faticosa giornata. Camminarono lungo le terre finché non si fermarono davanti una casa piccola, anche se certamente più grande di quella di Silye.

Ashild li invitò ad entrare e i due si accorsero che l'edificio era molto più spazioso di quanto apparisse da fuori e, soprattutto, parecchio confortevole. Nella stanza in cui si erano ritrovati vi erano numerosi mobili: scaffali alle pareti colmi di libri, cianfrusaglie e altri oggetti utili o puramente ornamentali, un tavolo con diverse sedie, una dispensa e un camino in cui scoppiettava allegro il fuoco. Vi erano poi due porte che dovevano portare ad altrettante camere. Molto più di quanto Silye aveva mai posseduto.

«Proprio una bella casa. Di gran lunga migliore di quella in cui ho vissuto nelle ultime settimane» scherzò Vidar, rivolto evidentemente a Silye, che, però, non colse o ignorò volutamente la battuta.

«Già, sentitevi come se foste a casa vostra» disse lei, per poi ghignare. «Ovviamente stavo scherzando: se mi rompete qualcosa, lo ripagate e anche profumatamente. Se vi azzardate a rubare, vi taglio le dita.»

«Afferrato» ribatté Vidar, andandosi a sedere su una sedia.

«Per cambiarvi o appoggiare le vostre robe, potete andare nell'altra stanza» continuò Ashild, mentre si toglieva il mantello e si slacciava la cintura su cui era fissata la fodera, che appoggiò alla parete. «Ho anche un paio di pellicce. Qui ancora il clima è temperato, ma la notte fa parecchio freddo.»

«Grazie» mormorò Silye, alludendo a tutto l'aiuto che quella ragazza stava dando loro.

Quella si bloccò, girandosi nella sua direzione. Era dal momento dell'attacco che Silye non apriva bocca e soprattutto non rivolgeva la parola ad Ashild. «Non c'è di che» rispose quella, prima di dirigersi nell'altra stanza.

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Angolo dell'autrice:

Ed ecco a voi Ashild, la nuova co-protagonista, che fa un'entrata in scena molto rocambolesca, accorrendo in aiuto di Silye. Cosa ne pensate di lei?:)

Tra poco pubblicherò un suo disegno sul mio profilo facebook, a questo link: https://www.facebook.com/Sophja99/?ref=aymt_homepage_panel

Mi preme anche rassicurarvi su una cosa: per la gioia di tutti noi, non ci sarà un triangolo tra i tre. So che, quando vi sono tre personaggi principali in una storia, il più delle volte si finisce a pensare ad un probabile triangolo amoroso; non che io sia contraria ad esso, ma ormai siamo talmente pieni di libri, film e serie tv con questa tematica che in un certo senso sono arrivata a non sopportarla quasi più, soprattutto quando essa viene trattata con superficialità.

Bene, chiudo questa parentesi augurandomi che abbiate gradito il capitolo. E, beh, posso solo aggiungere che il prossimo sarà pieno di sorprese... ^^

A presto, carissimi!

   
 
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