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Autore: Duncneyforever    18/05/2017    1 recensioni
Tratto dal testo :
{ - Ricapitoliamo ragazzina : tu sei del ventunesimo secolo mentre io del ventesimo... non è così tanto, non credi? -
- Giusto, che vuoi che siano; il tuo calendario è indietro solo di 80 anni, no? -
- Non esagerare... Sono appena 73. - }
...
{ - Perché sei venuta qui? Per vedere la guerra? Meglio che torni a casa bimba, questo non è posto per te. }
...
{ ~ gli opposti si attraggono ~ ...
Ma tra di noi non funziona e non può funzionare.
No. Decisamente no. Ti odio, anche più di quanto immagini.
Perché sei così? Mi fai sentire debole; non puoi trattarmi in questo modo, non ne hai il diritto. Chi sei tu per decidere sulla mia vita? Nessuno. Non sei nessuno. Abbassati al mio livello, scendi da quel maledetto piedistallo, non sei superiore ed infondo lo sai:
Quel posto non te lo meriti e mai lo meriterai.
Siamo uguali, perché non te ne rendi conto?
...
Non sono abbastanza per te? }
...
Questa è la tua storia, italiana,
la storia di un viaggio
che ti cambierà per sempre la vita.
...
STORIA NON ANCORA REVISIONATA ( futura revisione: cap 1-30 )
LIEVE CAMBIO DI STILE IN CORSO
Genere: Drammatico, Guerra, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: What if? | Avvertimenti: Tematiche delicate | Contesto: Guerre mondiali, Novecento/Dittature
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Un solo sussurro scappa di bocca ad Andrea e, seppur sia comodamente accoccolata tra le sue braccia, non è rivolto a me quel misero mormorio, come non è mio quel nome sospirato nel caldo vento estivo. Delusione e gelosia si impossessano del mio animo ferito, temprato dal dolore e dalla guerra, e subito mi infastidisco, accorgendomi di quanto io stia inconsciamente cambiando, di come stia gradualmente accantonando il lato pavido ed innocente per rafforzarmi in coraggio e prodezza. Ricordo di aver letto due libri a sfondo medievale di Italo Calvino e una trilogia in proposito alla vita e alle imprese di Alessandro di Macedonia; in questi libri vengono narrate le imprese di valorosi combattenti e di impavidi paladini, le cui le virtù vengono macchiate dalle passioni terrene, dagli amori e dall'instabilità di spirito. Qui, in questo momento, prego di non commettere lo stesso errore e di non farmi corrompere dal male e dall'odio che impervia nei luoghi del crimine fascista, per quanto esso possa risultare difficile: mi batterò in difesa della giustizia e persino nel più peccaminoso dei posti tenterò di mantenere intatta la mia purezza di spirito. Per un mondo migliore e, soprattutto, per loro. 

- Come hai detto? - Guardo a fondo nei suoi occhi smarriti, non vedendo altro che una coltre di bruma, irrorata da ricordi indefiniti. Occhi affilati, nebulosi e infiniti come quelli di Schneider... Scaccio immediatamente il pensiero, concentrandomi maggiormente sull'improvviso stato di trans dell'uomo, udendo nuovamente quel nome, non più così fastidioso alla mie orecchie: Vanessa. Lo ripete e lo ripete ancora una volta, guardandomi negli occhi come se in me riconoscesse quella persona. 

- Andre, sono Sara; non so chi sia questa Venessa - provo a dirgli, con il tono più calmo possibile, senza però nascondere l'amarezza. 

- Siete così simili... - mi accarezza l'altra guancia con una dolcezza infinita, ma con una tale sofferenza nel cuore da farmi sussultare al suo tocco, e ritrarre. 

- Io non sono il rimpiazzo di nessuno - faccio leva sui suoi avambracci per alzarmi e dargli le spalle - a quanto pare ricordo molte persone. - 

- Non fraintendermi Sara, ti prego. Ti assicuro che nulla è cambiato per me; ti trovo intelligente, bella e dolce... È tutto vero, ed è ciò che penso di te. Non credere che ti voglia accanto soltanto perchè mi ricordi una persona cara, perchè non è così. - 

- Chi era lei per te? Cosa le è accaduto... - Andrea socchiude interdetto le labbra, come se non si aspettasse che gli chiedessi qualcosa a riguardo: la carnagione rosea del suo viso si fa via via più pallida, fino ad acquisire un colorito bianco e slavato, quasi malaticcio... Io sospiro all'istante, frustrata, avvertendo un brutto presentimento. 

- È stata la mia prima ragazza e il mio primo vero amore - inizia così il discorso, con un'espressione vacua e assorta nel nulla - la vidi in un tiepido giorno primaverile, con un vestito a balze rosse e con i lunghi capelli castani davanti al viso... Avevo quindici anni ed ero un ragazzino molto timido, eppure trovai il coraggio di parlarle. Ci siamo innamorati a poco a poco e, da allora, fino alla fine, siamo stati inseparabili. Un giorno terribile, infatti, la mia Vanessa contrasse la malaria e si ammalò gravemente; pagai io stesso alcune delle medicine, pregai e supplicai, ma lei non guarì mai. Le promisi che non avrei mai amato nessun'altra all'infuori di lei, poi il Signore me la portò via. Piansi per mesi e mesi la sua morte e decisi di arruolarmi al solo scopo di impegnare le giornate fredde e vuote, trascorse in assenza della ragazza che avevo perduto per sempre. - Versa qualche lacrima, addolorato, tirando su con il naso e affrettandosi ad asciugarsi il viso, probabilmente vergognandosi di esporre in questo modo il suo lato più fragile. Non ho mai visto un uomo piangere per amore, né tantomeno un fascista, i quali sebrano così restii a mostrarsi come uomini di carne ed ossa piuttosto che come tirannelli dispotici. Qualche tempo fa scrissi un tema trattante la giornata " tipo "di un soldato tedesco in trincea, e ricordo che fui l'unica a non rappresentare il " nemico " come un crudele assassino, bensì come un ragazzo particolarmente patriottico che, nonostante i successi ottenuti in campagna, non desiderava altro se non il ritorno a casa, nella sua amata Baviera. I soldati " cattivi " non sono altro che uomini comuni portati allo sbando da " cattivi " comandanti e Zeno ed Andrea ne sono la prova tangibile, la dimostrazione della veridicità della mia tesi. 

- Andiamo via - gli dico, prendendolo per mano e tirandolo verso il cancello - suuu! Sei più lento di un bradipo! - Lui annuisce lentamente, rallegrandosi un poco della mia presenza e corrucciando la fronte, per ricacciare le ultime lacrime, prima di tornare ad essere lo stesso di sempre. Sono io a guardarlo con tenerezza adesso, contenta di averlo consolato come lui aveva consolato me; 

- poi dici a me che sono lento... Muovi quel culetto bimba; fai dei passettini minuscoli! - Mi punzecchia, accelerando il passo di proposito per poi sogghignare perfidamente. 

- La fai facile tu! Sei un'armadio! Io avrò ottanta centimentri di gambe eh!- Così dicendo, ci prendiamo un po' in giro a vicenda per tutto il tragitto, fin sulla soglia di casa e oltre, tra le occhiatacce della colf e i segni della pessima giornata trascorsa ancora marchiati sul volto. Tra leggere spinte, amabili pacchette sulle spalle, innocui schiaffetti e rumorose sculacciate ( sì, proprio sculacciate ) non si sa come, arriviamo a buttarci sul letto, stremati, accucciolati sotto le lenzuola della sua camera, a farci quattro carezze per alleviare il dolore. Nulla di osè, ovviamente: siamo solo amici e, seppur per me non conti niente, tra noi vi è una notevole differenza di età. Lui è un uomo già bello che fatto, mentre io una ragazzina appena sbocciata, una ninfetta. Chissà come mai, questa situazione mi ricorda il film " Lolita " tratto dall'omonimo romanzo di Nabokov... A pensarci, però, la storia di Andrea è parecchio simile a quella di Humbert, la cui ossessione per la giovanissima Dolly è stata scaturita dal ricordo del primo amore, Annabel, morta prematuramente a causa del tifo. Ad essere sincera, le coincidenze sono moltissime: curioso, molto curioso. 

- Non deve piacerti molto prendere il sole... - Esamina una porzione di pelle sul collo, sfiorandola con le dita - ... Liscia e chiara, come la porcellana -

- ti piace? - Con discrezione, provo ad indagare, per verificare se vi sia un'ulteriore connessione tra i due uomini. 

- Ti rende persino più angelica di quanto tu non sia già - 

- io ti piaccio? - La curiosità vince tutto, e mi fa cacciare di bocca la domanda che tanto mi premeva. Andrea interrompe il contatto fisico tra noi, allontanandosi di qualche centimetro e sgranando il suo mogano, sconcertato, come se pregasse di non aver capito bene la domanda che gli ho impudentemente propinato. 

- Sei così giovane Sara... troppo, davvero troppo. - Sorride leggermente, in evidente imbarazzo, grattandosi il capo raso - non voglio macchiarti con il peccato - 

- peccato? - Piego la testa d'un lato, cercando di capirne il significato, senza riuscirci. 

- Di amarti. Di amarmi. Credi a me, non riuscirei mai a guardarti con occhi diversi, ma non posso fare a meno di starti accanto, per quanto strano possa sembrarti. Anche ora, mi fissi con questi occhioni da cerbiatta e tutto ciò che vorrei fare è tenerti stretta tra le mie braccia. - Arrossisco all'istante e lo colpisco sul braccio con un debole pugno, prima di abbracciare e accontentare quel gran ruffiano. Decidiamo di non parlarne più e di cambiare argomento, diversi argomenti, fin troppi... Restiamo a parlare per quasi due ore, fin quando, esausti, non crolliamo; io addormentata con la testa sul suo petto e lui con gli arti aggrovigliati al mio corpo disteso, intrappolati in un gomitolo di sagome e lenzuola, schiavi di un sentimento indefinito e di un amore mai realizzato. Sentimentalismi a parte, credo di aver mai fatto la cosiddetta " pennichella " pomeridiana ( che ho sempre considerato uno spreco di tempo prezioso ) ma devo dire di esser quasi rinata dopo un'oretta di sonno... Intanto mi chiedo che ore siano e dove sia finito Andrea, stiracchiandomi le ossa intirizzite e accartocciandomi su me stessa, volgendo lo sguardo alla porta; 

- ben risvegliata! - Spalanca la stessa porta con una forza immensa, facendomi sobbalzare per lo spavento; poi mi lancia un sacchetto piuttosto pieno che per poco non mi arriva in faccia. Un sacchetto pieno di... brioches? Apro meglio la bustina di carta, constatando la presenza di quattro enormi cornetti ripieni di crema, cioccolato, marmellata di fragola e lampone. 

- Merenda a letto? - Osservo stupita una delle brioche, grande il doppio di quanto dovrebbe essere o, perlomeno, con un ripieno molto più generoso di quanto io sia abituata a trovare nei dolci del bar o preconfezionati... Chissà quante calorie! Spero proprio di riuscire a smaltire, altrimenti mi toccherà far ginnastica anche nel letto! In una sola settimana ho mangiato ciò che normalmente avrei mangiato in due e spesso mi sono sentita scoppiare proprio a causa della quantità di cibo ingurgitata. Quasi come se mi avesse letto nel pensiero, lui mi garantisce che sicuramente troveremo il modo di bruciare il tutto nel pomeriggio, dato che saremo costretti ad avere di nuovo a che fare con gli " invasori ". Ripenso allo schiaffo di Schneider e, questa volta, più che per paura, non vorrei rivederlo per fastidio, ma il punto è sempre lo stesso infondo, ed è come se il destino mi volesse unire a lui, quando invece vorrei solo stargli lontana. Non posso fare altro se non acchiappare la brioche al lampone e annegare lo sconforto in quel mare di zucchero, sperando per il meglio. 

- Molto buona, non c'è che dire - con un po' di fatica riesco a finirla, seppur sbrodolandomi come una bambina, Andrea, invece, dopo aver addentato la sua, si vede colare il ripieno alla crema sulla camicia e sui pantaloni e, a questo punto, non so proprio chi dei due sia più ridicolo a vedersi. 

- Per la camicia posso pensarci io - raccolgo un po' di crema con le dita, per poi portarmela alla bocca - ma... Per quanto riguarda i pantaloni... Non ci penso proprio - sentenzio, con ironia, facendogli un occhiolino e ottenendo una smorfia di finta delusione in risposta. 

Dopo una bella doccia, tuttavia, torniamo ad essere candidi e puliti come prima e, non troppo entusiasti, ci avviamo a piedi verso " Piazza di Spagna ", non lontanissima dall'appartamento di Andrea, situato in pieno centro storico. Trovo strano che, dopo quanto accaduto otto giorni fa, Rüdiger abbia deciso di esporsi in questo modo, in mezzo alla " pazza " folla; del resto, però, il colonnello è sempre stato la contraddizione di sé stesso, quindi la cosa non mi stupisce più di quanto dovrebbe; forse vuole mostrare ai romani quanto la Germania consideri l'Italia sua eguale o quanto i tedeschi vogliano integrarsi, quando invece non è affatto così... Più ci avviciniamo, più i capelli rossi e il suo sguardo sprezzante, un miscuglio di vanità e ribrezzo, si fanno più nitidi e concreti, riportandomi alla mente i brutti ricordi, le volte in cui mi ha trattata male senza alcun apparente motivo. 

- Avete deciso di non dare nell'occhio - Andrea si rivolge a Schneider, poco più che solo, in compagnia di un fidato collaboratore di nome August Blüme e del tedesco miracolosamente sopravvissuto durante quella sparatoria, il quale, ad esser obbiettiva, non pare per niente contento di trovarsi nuovamente tra le strade della capitale. Ha un buco nello stomaco ( non ancora del tutto rimarginato ) ed è già costretto a rientrare in " servizio " . Fossi in lui mi sarei categoricamente rifiutata! 

- Non vogliamo riscontrare altri problemi - questa volta è proprio quel tedesco a parlare, ancora traumatizzato al pensiero di dover affrontare un altro intervento, per il quale potrebbe ritrovarsi ad un passo dalla morte. Gli occhi color ebano dell'uomo sprizzano paura e, seppur egli non lo dia vedere, è ben chiaro a me che costui vorrebbe essere dovunque tranne che qui. Rudy, al contempo, mi guarda in modo strano, diversamenete dal solito, poi mi prende in disparte, nonostante il mio poco entusiasmo e le occhiate preoccupate dei presenti; 

- ti stai divertendo? - Affonda le dita tra i fili rossi, incurvando le labbra spasmodicamente e piegando le stesse in un sogghigno nervoso. 

- Non c'è male. Tu? - Guardo dall'altro lato, sbuffando, poiché non vedo l'ora di allontanarmi da colui che più di ogni altro mi ha fatta soffrire con il suo egoismo; 

- non scherzare con me, ragazzina. Non sono il tuo " caro " italiano. - 

- Sei geloso di me? - Non potrebbe mai negare il contrario: mi sembra piuttosto evidente che lo sia e, per di più, me lo ha dimostrato più volte, con le sue minacce velate d'invidia, invidia nei confronti del moro o di chiunque altro mi si avvicinasse. Il rosso, tuttavia, vacilla impercettibilmente, inspira e sputa veleno come suo solito, tenendo a far valere le sue supposizioni secondo le quali Andrea voglia solo fottermi, sfruttando la mia fragilità emotiva per " marpionare ".  Eh sì... Ha usato proprio il verbo " fottere "...  Dove e da chi lo abbia imparato neanche lo voglio sapere. Subito, però, gli faccio presente quanto lui non sia il tipo di persona che possa sparar sentenze senza aver riguardo di sé; 

- non sono tenuto a chiedere scusa ad una ragazzetta qualsiasi - risponde acidamente, con fare altezzoso. Il " qualsiasi " mi urta tantissimo, più di qualunque altra cattiveria mia abbia mai detto; non so perché, ma sono rimasta davvero con l'amaro in bocca. Nemmeno da lui me lo aspettavo. Faccio per uscire dal vicolo per tornare in piazza, quando lo stesso Schneider mi richiama a sé, con un tono talmente strano da farmi interdire. Mi chiama " piccola " dopo tanto tempo e sembra quasi dispiaciuto per quello che mi ha detto poco fa, ma anche per tutto ciò che mi ha fatto in questi dieci giorni. Si sarà accorto di avermi fatto del male? Detto sinceramente, mi è quasi impossibile pensare che un uomo come lui, che non si fa scrupoli ad uccidere donne e bambini, si possa dispiacere per una quattordicenne che ha a malapena sfiorato ( sempre secondo i suoi canoni ). Non capisco, è tutto così confusionario! 

- Ancora quattro giorni, poi torneremo in Polonia. Domani e dopodomani dovrò presenziare ad alcune riunioni, ma i restanti tre giorni, oggi compreso, saranno quasi del tutto liberi. Ti consiglierei di svagarti il più possibile, prima della partenza. - Adesso è molto serio ma, conoscendolo, poco ci vorrà prima che impazzisca di nuovo del tutto, per poi ricomporsi come se niente fosse succcesso, per poi ricominciare tutta la ruota da capo e così via. Ha una personalità instabile e disturbata, bipolare, come ho precedentemente affermato, ma lui stesso è un enigma, ancor più complesso del famoso enigma nazista scoperto da Turing, ancor più rocambolesco e intrigante; lui è diverso da chiunque altro, in senso negativo ma con una connotazione positiva, l'unica: il suo essere sfuggente, impossibile, dannato o, in una sola parola, desiderabile, irrazionalmente desiderabile. Non da me, ma da chiunque non conosca la sua vera natura, selvaggia e distruttiva. La luce penetra dall'alto e irradia il suo viso diafano, evidenzia il forte contrasto tra i capelli color fiamma e gli occhi felini, resi di un blu scintillante dal radioso sole mediterraneo. Lo stesso carattere poco delineato, indefinito, mi rende impossibile apprezzare la sua insolita bellezza nordica, anche perché sarà pur bello nel corpo, ma marcio e controverso nell'anima, il che basterebbe a farmi correre nelle braccia di qualcun altro pur di non averci a che fare. Congedo Rudy con un moto di perplessità nel corpo e nello sguardo ed esco dal vicolo semi buio per far ritorno nella grande piazza, seguita da lui, impeccabile ed austero anche con una semplice camicia bianca e dei pantaloni beige indosso. August ed Andrea, le due " A " della piccola combriccola di finti turisti, si limitano ad alzare le spalle, come se stessero confabulando sulla natura del nostro dialogo, mentre il tedesco dai capelli castani ( di cui continuo a non conoscere il nome ) non bada alle nostre frivolezze, continuando a guardarsi intorno con terrore, con delle rughe di preoccupazione marcate al punto di far sembrare quel giovane uomo decisamente più vecchio di quanto non sia. Ci incamminammo silenziosamente verso " Piazza della Repubblica " e successivamente verso " Via Venti Settembre " e " Via delle Quattro Fontane " fino ad arrivare nei pressi della rinomata " Fontana di Trevi " ( nonchè prima tappa del nostro itinerario, a quanto pare ) dopo circa quindici o venti minuti di cammino: Andrea sa il fatto suo, glielo devo proprio attribuire! Da veronese, trasferitosi a Roma da appena qualche mese per motivi lavorativi, sembra già conoscere la grande metropoli come le sue tasche, quando invece io, che vivo in un paesello di provincia da quattordici anni, ancora non saprei spiegare come si arriva al municipio... Figuriamoci! 

- È di tuo gusto la nostra capitale? - Con una punta di compiacimento rimbecco il rosso, impegnato ad osservare rapito ogni singolo monumento, ogni singola via percorsa con una tale estasiante meraviglia da non riuscire più nemmeno ad apparire come il freddo nazista di cui ho imparato a riconoscere gli strani comportamenti, ma come un ragazzo intelligente e fortemente affascinato dalla nostra eredità storica e culturale ( di cui è quasi priva la giovane Germania ). 

- Wunderbar - una parola di apprezzamento appena biascicata, la prima udita da settimane: Rüdiger rimira per qualche secondo il suo riflesso, creatosi sullo specchio d'acqua limpido e calmo della vasca, ma ciò che cattura maggiormente la sua attenzione è l'imponente statua di Oceano, la perfezione delle forme scolpite nel marmo, lo sguardo fiero ed altezzoso del dio, così reale e così simile al suo... Come in automatico, il rosso inizia a porgermi delle domande sull'opera, affascinato, speranzoso di poterne sapere qualcosa in più, ed è una fortuna il fatto che io mi ricordi ancora qualcosa dalle scuole medie, dettagli, anche cose insulse che, tuttavia, fanno risaltar ancor più la maestosità di una delle più note attrazioni di Roma, nonchè di una delle più celebri fontane al mondo. Ricordo che fu progettata nella prima metà del settecento da Salvi e continuata da Pannini, quindi terminata nel tardo barocco, costruita principalmente con marmo e metalli come celebrazione e terminazione del restauro di un antico acquedotto romano; 

- vedi quelle tre nicchie? Al centro vi è il dio Oceano, mentre ai lati vi sono rispettivamente l'Abbondanza e la Salubrità e... uhm... In questo momento non riesco a ricordare altro, benché non siano passati molti anni da quella lezione, credo di aver scordato il resto degli appunti - confesso di esserne un po' delusa ma il tedesco probabilmente nemmeno si aspettava che sapessi qualcosa a riguardo. Adesso ne è molto stupito e non è neppure il solo, dato che persino alcuni curiosi si sono avvicinati per sentire meglio

- credevi fossi una povera plebea analfabeta, non è vero? - Scommetto che se Andrea potesse spolliciare per " dirmi " di essermela cavata alla grande certamente lo farebbe, tuttavia non adoro ricevere complimenti per tenerezza e, attualmente, sembra proprio esser così; premetto di non aver bisogno di sbandierare i miei meriti davanti a dei fascisti per star meglio con me stessa, difatti è piuttosto una questione di orgoglio, nonchè aspetto essenziale, in quanto elemento portante della mia personalità. 

- Credevo che una campagnola non potesse essere istruita come una ragazza di città. - 

- Frase detta tanto per infastidirmi, immagino. - Mi avvicino a lui, ritrovandomelo faccia a faccia ( si fa per dire, faccia a petto sarebbe molto più realistico ) e addocchiandolo trucemente. 

- Diventi sempre più perspicace, Italienerin - appena percepisco il suo tocco vigoroso su una parte esposta del mio braccio, un tossicchiare confuso riempie il silenzio creatosi tra un chiacchiericcio e l'altro dei presenti intorno alla fontana; forse il disappunto dell'italiano o magari solo un uomo raffreddato in mezzo alla folla, non saprei dire di preciso, poiché sono troppo occupata a pensare alla mano vissuta di Schneider, sporca di sangue, cenere e morte, sulla mia pelle candida e bianca, ancora estranea al germe contagioso del male.

- E tu sempre meno attento - sbatto le palpebre un paio di volte per riprendermi dai soliti " incubi ad occhi aperti " ed estraggo il portafogli dalla sua tasca, ispezionandolo e gettando una monetina nell'acqua, come da tradizione. Sorrido soddisfatta, seguendo il breve percorso del Reichsmark dalla superficie al fondo della vasca, prima di voltarmi verso un colonnello più stupefatto che innervosito. Subito chiedo la prossima tappa al nostro cicerone improvvisato, senza aspettare la sua reazione, così da non dover sprecare tempo e fiato ad azzuffarmi con un uomo che in ogni caso avrebbe la vittoria assicurata. 

- Il foro, poi il Colosseo - mi risponde egli, come se consultasse una mappa immaginaria. 

- Potremmo passare prima da San Pietro? - 

- Warum? - Chiosa il ventitreenne, accigliato, con la stessa irrequietezza che avrebbe un vampiro di fronte ad un calice di acqua santa. 

- Tranquillo Rüdiger caro, neanche il cardinal Federigo Borromeo riuscirebbe a convertirti... Cerca solo di non farti rigettare dalla basilica! - 

 

 

 

 

ANGOLO AUTRICE: 

A proposito di chiese e cardinali... Sembra proprio che lo Spirito Santo non voglia farmi pubblicare! Questa volta più che per mancanza di idee, non ho potuto pubblicare per problemi di salute. 

Spero solo che il capitolo vi piaccia! 

* Federigo Borromeo è un personaggio realmente esistito, colui che ha favorito la conversione dell'Innominato nei " Promessi Sposi ". ( Molto in breve, poiché se stessi a spiegare tutto nei dettagli dovrei riscrivere l'intero libro! ) 

  
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