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Autore: crazy lion    19/05/2017    2 recensioni
Questo è un mio scritto, molto personale, in cui ho voluto spiegare come mi sento ultimamente. In particolare mi sono focalizzata sull'ansia, facendo considerazioni generali su di essa e, soprattutto, raccontandovi la mia esperienza.
Il testo non ha nessuna particolare pretesa, perché chi soffre d'ansia la vive in modo diverso rispetto a qualsiasi altra persona.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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                    ANSIA
 
L'ansia è bastarda. Arriva all'improvviso e attacca il corpo dall'interno. Non la si può fermare, né tantomeno comandare. All'inizio di un attacco d'ansia, o peggio, di panico, ci si domanda:
"Perché sto così?"
e allora la mente comincia a macinare pensieri su pensieri, senza però trovare mai una risposta. O forse sì, magari una ragione si trova, ma è sufficiente a placare l'agitazione? Basta a far sparire quei coltelli che sembrano tagliare in due il petto e trapassare lo stomaco di chi la prova? È abbastanza per scacciare le paure, le insicurezze e, soprattutto, il terrore di morire?
No, ovviamente.
Purtroppo, a volte, durante attacchi d'ansia peggiori si ha anche la sensazione di non farcelae si pensa solo:
Sto morendo.
 
Certo, questo è molto soggettivo. C'è chi ha tali pensieri, chi invece no. Io, da quando soffro d'ansia, li ho sempre avuti.
Quando sto così male il mio respiro si fa più veloce, diventa affannoso, talmente tanto che ad un certo punto il fiato mi sembra mancare. La testa mi gira, spesso mi fa anche male. I miei pensieri si mescolano in un turbinio infernale; ed è proprio allora che mi sembra di impazzire. Quando non solo mi fanno male il petto e lo stomaco e la gola sembra serrata in una tenaglia, ma la testa mi pare persa in chissà quali meandri, mentre mille piccoli aghi pungenti la
trapassano.
 
Molti soffrono di questo disturbo; e purtroppo, ci sono persone che non capiscono tutto ciò, che non riescono a comprendere come un loro caro si sente quando sta male; o perché non hanno mai provato qualcosa del genere, o perché non vogliono mettersi nei suoi panni.
Io lo provo ancora adesso, con i miei genitori. Per quanto li ami, a volte mi fa male sentirmi dire:
"Dai, è solo ansia",
oppure:
"Non pensarci",
o ancora:
"Cazzo, calmati! Adesso passa!"
La peggiore delle frasi, però, non è questa. Quella che mi fa stare più male è:
"Devi reagire."
Perché? Perché tante persone pensano che io non voglia reagire? Perché credono che non voglia lottare contro l'ansia, gli attacchi di panico e la depressione, dei quali soffro da anni? Perché non riescono ad accettare che ho dei momenti nei quali, anche se volessi reagire, purtroppo non ci riuscirei? Ci provo, ma in questo periodo non ce la faccio. È colpa mia? No, non è di nessuno. Certo, lo so. Chi mi vuole bene mi dice queste cose perché, appunto, mi ama; e lo fa per  aiutarmi. Eppure,anche se l'ho ripetuto tante volte ai miei, come ad altre persone, questo è il modo sbagliato di darmi una mano.
 
Ci sono persone che, sentendo le frasi che ho citato poco sopra, hanno una specie di scossa e, proprio grazie ad essa, migliorano. Imparano a non stare più così male, a controllare gli attacchi e, ogni volta che ripensano alle parole loro dette, trovano in loro l'energia che, per un po', avevano perduto. Ce ne sono altre, però, me compresa che, forse perché sono più sensibili, forse semplicemente perché è il loro carattere a farle reagire così, che quanto sentono quelle parole stanno malissimo. Si sentono in colpa perché non riescono a reagire, non rispondono niente a chi vuole aiutarle in quel modo e pensano:
Sono stati troppo duri. Non uscirò mai da questa situazione, se mi aiutano così; perché, in effetti, non hanno fatto nulla per me.
Quello che fanno, allora, è chiudersi a riccio e non parlare; oppure incazzarsi col mondo; o ancora,  rifugiarsi in camera propria, o in un luogo che le faccia sentire tranquille. Lì fanno ciò che piace loro per distrarsi: ascoltare musica, scrivere, leggere, guardare la televisione, giocare ai videoghiochi… tutto pur di dimenticare l'immenso dolore che, chi le ama, ha loro inconsapevolmente provocato.
 
Io, che sono in questa terza categoria di persone, ho provato tantissime volte a dire ai miei che sto male per il loro comportamento; che preferirei mi ascoltassero, mi abbracciassero e mi dicessero parole dolci, piuttosto che reagire così e alzare la voce. Eppure, sapete una cosa? Non è mai cambiato niente. Dopo anni e anni spesi a provare a parlare con loro, spesso ora lo faccio molto meno. Preferisco stare in silenzio; e ogni tanto, quando mio padre mi dice che mi vede soffrire, mi sfogo con lui. Lo faccio poco, però, perché ho sempre la sensazione che, quando dico che sto male, io sia giudicata come incapace di reagire.
Tuttavia, non provo nessun rancore verso i miei genitori. A volte sento molta rabbia, sì, ma non più come una volta, non più come quando ero alle superiori. Adesso le cose vanno molto meglio, fra di noi. Voglio loro bene e, anche se spesso soffro perché non mi comprendono, ho imparato ad accettarlo.
 
Eppure, ho perso delle amicizie, all'università, a causa dell'ansia. Non farò nomi, ovviamente, ma dirò solamente che non ho più accanto delle amiche per le quali credevo di essere importante. Quando hanno saputo che soffrivo d'ansia, di attacchi di panico e di depressione e che dovevo prendere farmaci per questo, e quando una di loro in particolare si è resa conto che non riuscivo a superare un lutto… è cambiata e il rapporto si è sfaldato. Altre, invece, sono scomparse così, dall'oggi al domani. Riconosco le mie colpe e mi prendo le mie responsabilità; ma non è stata solo colpa mia. Quelle amiche mi hanno ferita nel profondo.
Una volta ho sentito una storia. Parlava di un uomo che vedeva una libellula che cercava di uscire dal bozzolo, si sforzava con tutta se stessa, ma ancora non ce la faceva. Lui, quindi, decise di aiutarla e si impegnò tanto, che alla fine la libellula riuscì ad uscire. Nonostante questo, però, non diventò mai una farfalla.
Perché?
Semplice: perché l'uomo l'aveva aiutata e non le aveva dato il tempo di venire fuori da sola. L'aveva forzata a reagire troppo in fretta.
Questa è una metafora che io associo alle amiche che ho perduto. Avranno anche voluto fare il mio bene, ma in realtà hanno preteso che io reagissi troppo velocemente, non lasciandomi il mio tempo. Quindi per colpa mia e loro, o più probabilmente di entrambe, ci siamo allontanate.
Non provo rabbia nemmeno verso di loro. Hanno fatto ciò che credevano giusto, come l'ho fatto io. Mi hanno ferita, ma sono certa che non volevano farmi del male. Tuttavia, non sono riuscita a ricostruire con loro un buon rapporto e alcune di loro si sono allontanate, da altre invece l'ho fatto io. Indubbiamente questa cosa mi ha fatta soffrire moltissimo. Non potete immaginare per quanti mesi ho pianto! In seguito, mi sono resa conto che, evidentemente, era destino che andasse così e ho imparato ad accettarlo. Porterò in me i ricordi più belli che ho di loro.
 
Se c'è una cosa che ho capito, riguardo l'ansia, è che a volte chi ne soffre si preoccupa per cose che, per altri, sono delle sciocchezze, delle piccolezze. A me almeno spesso succede così: dico di essere agitata per qualcosa e c'è sempre qualcuno (un familiare, un parente, o anche una persona che conosco poco), che mi dice:
"Non ti devi preoccupare per queste cose. Non è niente."
Probabilmente non sarà niente per loro; ma per me non è così. Sì è vero, a volte ingigantisco i problemi e ho reazioni eccessive; ma tante altre no. In ogni caso, sono fatta così. Credo che si possa sempre migliorare, però, quindi spero che, con il tempo, crescendo e maturando, un giorno potrò essere diversa. Spero che riuscirò a superare l'ansia, così come gli attacchi di panico e la depressione. So bene che, per quanto chi mi sta vicino possa aiutarmi, devo venirne fuori da sola; e ci sto provando, credetemi! D'altronde, sono perfettamente consapevole che l'ansia è insita nel mio carattere e non potrà mai andare via completamente.
 
Comunque, per fortuna, ho tante amiche che mi sostengono e che mi stanno accanto; e poi, nonostante le discussioni che a volte abbiamo, so che la mia famiglia mi ama tantissimo. Anche la mia istruttrice di equitazione mi vuole molto bene. Per cui, per me sono queste le cose che contano.
 
Dal mio testo, pieno di dolore e di rabbia, sembra che io ce l'abbia col mondo. Ho detto tutto questo non per accusare qualcuno, non mi permetterei mai e , altrimenti, non l'avrei nemmeno pubblicato. Se l'ho fatto, è perché ce l'ho con me stessa, per giudicarmi sempre così debole (quando tutti mi dicono che sono fortissima), per sentirmi sbagliata, inadeguata e per non riuscire a reagire e a stare meglio, ad essere felice insomma. Continuerò a provare, comunque; perché, anche se  tante volte vorrei lasciarmi andare, c'è qualcosa dentro di me che mi dice che non sarebbe la soluzione. Ringrazio tantissimo le mie amiche le quali, quando ho dei momenti in cui mi vengono in mente questi pensieri, sanno sempre come calmarmi. Loro mi aiutano ad essere più forte, assieme alla mia famiglia, alla mia istruttrice di equitazione, alla mia psicologa e ai miei gatti.
 
 
 
 
 
 
 
ANGOLO AUTRICE:
questo testo non è nulla di che. Si tratta semplicemente di un mio sfogo molto personale, che ho deciso di scrivere e pubblicare, per parlarvi delle sensazioni che provo ormai da mesi. Ripeto, non vuole accusare nessuno, anche se sembra che sia così. Non vuole essere una critica a nessuna delle mie amiche, né di EFP, né di quelle che ho conosciuto altrove. Vi assicuro che non era questo il mio intento. Ci sono state delle persone che mi hanno fatta star male, sì, ma non fanno più parte della mi vita, o comunque ne fanno parte molto meno, proprio per il dolore che mi hanno arrecato. Il fatto è che contro di me ho tanta rabbia ed è per questo che forse sono sembrata aggressiva.  L'unica con la quale me la prendo sempre, sono
io.
 
Ringrazio le mie amiche Aiedalil (che conosco da tantissimo tempo, visto che è la mia compagna di università che, in questi due anni, mi è stata più vicina), Niky_94, MaryS5, _FallingToPieces_, Ciuffettina, Harryet, Marty_199, Rohhh, la luna nera, Neveah, Grethy03, Alex___ ed Emotional Fever. Grazie, ragazze, per tutto quello che fate e perché mi state sempre vicine! Se non ci foste, la mia vita sarebbe sicuramente più vuota e senza senso. A tutte voi dedico questo scritto.
   
 
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