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Autore: cristina21    19/05/2017    1 recensioni
Era come tornare a quella famosa notte, i suoi occhi celesti, che si fecero più scuri, gli occhi di lei grigi in tempesta e una strana attrazione portarli l’uno verso l’altro. Sentirono un rumore provenire fuori dalla porta che chiuse bruscamente quel capitolo. Isabell aprì la porta e trovo Tom. “Credo che abbia ragione la mamma la competizione si fa più interessante!” scherzò Mattew guardando i due con divertimento e lasciando la stanza. Tom rimase fermo, immobile, severo, taciturno. “Mi piace quando siete cosi….. docile!” ironizzo Isabell. Tom la spinse dentro la stanza, trascinandola per un braccio e chiudendo la porta dietro di sè. Il suo volto fremeva, era iroso, occhi verdi scuri che lampeggiavano. “Io e Mattew siamo amici” rispose Isabell. “Gli amici non si intrattengono in tal modo” ribattè a denti stretti, i pugni serrati dalla rabbia. “Beh neanche in questo di modo!” fece notare Isabell in modo serafico. I due si scambiarono uno sguardo di sfida. ”Vi odio quando fate così! Siete imperturbabile, permalosa, impertinente e..” stava elencando Tom con fervore. Avanzo verso di lei con passi ......
Genere: Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Età vittoriana/Inghilterra
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“Perdonate Ernest, ci sono lettere per me?” domandò Isabell scendendo le scale per dirigersi verso la sala della colazione. Il maggiordomo si presentava austero, alto, ancora in forma, dallo sguardo severo e serio. “No, milady” rispose con tono profondo e laconico. “Potreste farmi avere la mia corrispondenza in camera, per favore?” chiese la Lady. “Sarà fatto milady” annui il maggiordomo. “Buongiorno mia cara Lady Isabell” salutò Tom sorridente. “Lord Tomas” ossequio a sua volta Lady Isabell. Prese posto davanti a Tom e le fu servito una tazza di té e un pezzo di dolce alle mele e noci. I signori e Lady Clarisse erano già scesi e stavano passeggiando per la tenuta. Lady Tennyson stava facendo colazione in camera sua. “Perdonatemi, come vi chiamate gentilmente?” si rivolse Lady Isabell ad un cameriere. “Paul, mylady” rispose il giovane. “Posso avere il giornale, Paul” chiese Lady Isabell. “Glielo portò subito milady” disse prontamente lasciando la sala. Lady Isabell si immerse nella sua gustosa colazione. Si fece servire più volte la deliziosa torta e si fece dare la ricetta del dolce. Sophia dalla cucina aveva fatto in modo che fosse servito un dolce particolare per sua signoria sapendo perfettamente che sarebbe stato apprezzato.  Sophia ignorava che Lady Isabell si stava scontrando con Tom per l’ultima fetta di dolce. “Credo che questa casa dovrà contare un’ altro assassino e un’ altro morto irriconoscibile” affermò in modo affettato Lady Isabell lanciando uno sguardo di sfida. “Morire per un pezzo di torta, non compete con il fantasma che uccide un giornalista di cronaca nera” rispose seraficamente per provocarla. “Avete dimenticato il tocco magico, morto  irriconoscibile per un pezzo di torta” ribadì il concetto con prontezza. “Fareste  tutto questo per un pezzo di torta?” rispose accettando la sfida. L’aria si stava facendo elettrizzata e focosa. “Ci sono persone che uccidono per molto meno”. “Un pezzo di torta, un pezzo di torta per la mia vita” inneggio Tom scherzando. “Se vuoi avere successo a questo mondo, prometti tutto e non mantenere nulla” rispose Isabell con tono carezzevole per distrarlo. “Shakespeare?” chiese Tom soffermandosi nei suoi occhi fatati. “Napoleone!” rispose Isabell rubando l’ultima fetta di dolce. “Grazie per il cavallo, la vostra vita è salva” disse Isabell soddisfatta della disfatta dell’uomo . Lui la osservava come incantato, conquistato, non riusciva a fare a meno di lei. Stare con lei era una continua corsa che non gli permetteva di capire cosa gli stesse accadendo. Non era la prima volta che si sentiva intrappolato da lei in un turbine di emozioni.
“Sophia! Dove devo portare i bagagli di sua signoria?” domandò James, carico come un mulo dei bagagli della padrona, entrando dalla porta di servizio che dava sul cortiletto della casa. Sophia lo accolse con freddezza diplomatica. “Al piano di sopra, ti faccio strada!”. “Grazie Sophia” rispose James allegro. “Una casa molto grande. Tanti quadri, gioielli da fare invidia” notò James entusiasta salendo le scale. “Non ti vengano strane idee. Siamo ospiti e legati a questa famiglia. Non tradire la fiducia della tua padrona” rimproverò Sophia fermandosi bruscamente nelle scale. James stava per perdere l’equilibrio ma per sua fortuna riuscì a non cadere appoggiandosi al muro. “Vittoria di Alessandro su Dario, uno dei migliori quadri di Pietro da Cortona. Non posso a fare a meno di ammirare i quadri mia cara. Non puoi non ammirare la bellezza!” rispose divertito. Sophia avrebbe voluto ribattere quando si voltò per ammirare il quadro indicato da James e ne rimase colpita, il suo volto assunse un leggero rossore che le illuminava il viso tanto da essere intercettato dalla coda dell’occhio di James che accenno ad un sorriso.
“Poggiale qui vicino all’armadio e torna giù a prendere ordini dal maggiordomo Ernest. Rimarrai qui! Sono gli ordini di Lady Isabell”. “Con molto piacere Sophia” rispose James divertito lasciando la stanza.
Finita la colazione si diressero verso il luogo dove era morto John Fisher.
L’abbazia si ergeva in un’alta valle, le sue rovine erano meravigliose, suggestive, ogni arco, ogni rosone, ogni decorazione architettonica era una testimonianza del tempo che fu. Si immergeva in un periodo storico ormai rilegato in un libro di pelle conservato in una biblioteca impolverata. Isabell, Tom, Sophia perlustravano tutto il perimetro. Dovevano stare attenti, l’Abbazia custodiva delle avversità. Gli uccelli svolazzavano dentro, fuori, ovunque gli era permesso. Le finestre e le porte erano coperte da un’ intessuta ragnatela. Isabell osservava il giardino interno dove c’era una statua di un’ angelo dalle ali spiegate e logore, intorno ad esso i tulipani, margherite, eufrasia. L’investigatrice girava intorno alla ricerca di indizi che le fornissero informazioni sull’assassino. Non trovò nulla di particolare. Si diresse verso il luogo in cui è stato ritrovato il corpo. La vittima è stata ritrovata al centro di un’ atrio che portava verso la cappella al piano inferiore. L’uomo era salito su per poi  essere spinto con un colpo in testa e cadere in un’apertura che si era creata nel pavimento di legno. Per colpa del brutto tempo parte delle prove dell’omicidio erano scomparse, Isabell poté trovare ben poco di utile. Analizzò il piano superiore stando attenta a non cadere. Notò delle impronte di scarpe, riconducibili alla vittima e ad una seconda persona. L’assassino presumibilmente era un maschio per via della grandezza del piede. Le tracce suggerivano che era passato in un luogo fangoso, invece il giornalista era stato sorpreso dal maltempo nel mentre che arrivava all’abbazia così da non avere le suole completamente sporche. Isabell notò delle fibre nel pavimento, dei fili fini e rossi finiti negli incavi, ne prese uno con una pinza e lo conservò in un barattolo di vetro. I filamenti erano solo nel piano superiore e circoscritti nelle vicinanze della fessura da cui la vittima era caduta. Analizzò la fessura, notò il logorio dovuto alle tarme e ad altri animali per poi notare dei piccoli intagli segmentati e delle piccole macchie trasparenti. Prese una lametta e cercò di prelevarne un campione.
Di fronte a sé vide una porta di legno intarsiato, erano stati riportati un calice e un serpente che usciva da esso, una decorazione particolare. Isabell si incuriosì perché notò una lettera o qualcosa che le assomigliava intagliata nel calice e cerco di arrivarci ma senza successo. L’apertura le impediva di arrivarci. Tom e Sophia la videro dall’alto cercando di raggiungere l’altra parte, aggrappandosi al corrimano in ferro e mettendo i piedi uno alla volta davanti all’altro come se stesse camminando su una corda. Il pavimento e il corrimano scricchiolavano e cadeva della terra dai muri fatti di fango e paglia. Tom la raggiunse in tempo per darle una mano e riportarla indietro.  L’accolse tra le sue braccia forti, statuarie, mascoline  ritrovarondosi faccia a faccia. Isabell le si imporporano le gote per l’imbarazzo. Gli occhi di lui l’ha osservavano allungo con preoccupazione. Era ancora fra le sue braccia quando le chiese “State bene?”. “Si” rispose con disorientamento. Erano come attratti l'uno dall'altro, non riuscirono a staccarsi. Isabell rimase ammirata dalla luce degli occhi di lui con una lieve increspature ai lati dovuta alla preoccupazione. Il suo volto si fece sempre più rosso per l'imbarazzo, quando alla fine decise di staccarsi per non far preoccupare Sophia. Tom la lasciò andare con fastidio per farle raggiungere una preoccupata Sophia. “State bene Lady Isabell?” chiese l’assistente. “Si” rispose la Lady. “Sapevo che eravate sprezzante del pericolo ma non così tanto” commentò Tom scherzando. “La porta mi ha incuriosito. C’è un disegno particolare. Farò delle ricerche in merito” disse Isabell ancora stordita dall'evento. L’investigatrice si diresse con i suoi compagni verso la villa, voleva vedere la stanza della vittima e interrogare gli abitanti di Tennyson house. “Un taccuino nuovo, strano. Non pensate?” chiese Isabell. “Non c’è quello vecchio?” domandò Sophia. “Non c’è nulla nei cassetti e né nella valigia. Abiti, profumo, poche cose. Strano da parte di uno che la notte prima afferma di avere ciò che gli serve” commentò Isabell, osservando la stanza della vittima. “Se avesse ciò che gli serviva già scritto in un’ altro taccuino che sta a Londra?” ipotizzò Sophia. “Un giornalista che non scrive almeno  qualcosa nel taccuino è molto strano” ribatté Isabell. “Il giornalista da quanto tempo era ospite dei marchesi?” chiese Isabell. “Era qui da dieci giorni” informò Tom. “E’ mai ritornato a Londra o  mai mandato e ricevuto telegrammi o qualcosa da Londra” chiese Isabell. “Non ha mai fatto ritorno a Londra e per i telegrammi dobbiamo chiedere ai camerieri” rispose Tom. Isabell si voltò verso Sophia e le disse”Compito tutto tuo Sophia. Io ho bisogno di una tazza di tè e biscotti” imparti Isabell congedandosi.  Sophia rimase per la seconda volta sconcertata. Seguì la sua padrona per chiederle spiegazioni. Isabell le disse semplicemente “Vuoi imparare,giusto? Bene! La porta a destra è la direzione da seguire”. Sophia si arrese e si diresse ai piani bassi. Sophia arrivò alla cucina, trovò il tavolo vuoto dove erano soliti i domestici ritrovarsi per i pasti e per bere il té. C’erano le cuoche preparando il pranzo, i camerieri pelando le patate, pulendo le stoviglie e rammendando qualche calza. Entrò e si accomodò al tavolo, non sapeva che domande rivolgere, non aveva idea di come si facesse un’ interrogatorio, ignorava completamente da dove dovesse partire. Si sentiva particolarmente ansiosa, le mani le sudavano fredde, non sapeva dove guardare, era nervosa. Poi qualcuno sbucò improvvisamente da dietro le sue spalle domandando “Potrei avere una tazza di té?”. “Lady Isabell” sussurrò  Sophia con sollievo voltandosi. “Certamente milady” disse una cuoca. “A chi devo rivolgere i miei complimenti per la torta alle mele e noci?” chiese Isabell. “Siamo state noi a farla milady, Miss Milligan ed io, Mrs Roser” rispose la cuoca entusiasta. Mrs Roser era una signora robusta, dal viso rotondo e solare. Miss Milligan si presentava minuta, bionda, dal viso allungato. Nel sentire nominare il suo nome il viso allungato le diventò rosso. “Mia care signore, i miei complimenti” ringraziò Isabell. “Spero che la mia cara signora Potter riesca a riprodurre la stessa squisita torta” aggiunse la Lady sorridente. “Avete altri dolci da propormi per accompagnare il mio té” domandò Isabell. “Oh sarò lieta di farvi avere dei piccoli biscotti morbidi al cioccolato e noci con una tazza di té caldo. Vi farò mandare tutto di sopra milady” propose Miss Milligan gentilmente. “Oh vorrei poter gustare queste prelibatezze qui se non è un disturbo” rispose Isabell accomodandosi. “Oh ma è una cucina milady, non è un luogo adatto per una Lady” disse la signora Roser sorpresa e preoccupata. “ Non vi preoccupate” commentò Isabell. I camerieri disposero un piattino di biscotti al cioccolato, una tazza di té e la teiera in un vassoio di ceramica bianca decorato con dei piccoli boccioli di  orchidee. Tutti i domestici guardavano Isabell con perplessità, era la prima volta che una Lady pasteggiava nei piani inferiori, era contrario alle regole. L’investigatrice se ne accorse e commentò “La mia cara cameriera personale non si abitua mai ad avermi ai piani inferiori. Sono una creatura bizzarra. Perdonatemi se vi metto in imbarazzo”. “Oh nessun imbarazzo” disse la governante raggiungendo la cucina. “Paul una tazza di té, per favore!” ordinò la governante Mrs Dough . “Spero che vi troviate bene, milady?” domandò quest’ultima. “Molto bene” rispose Isabell. “Siete qui per investigare sulla morte del giornalista?” domandò Mrs Roser. “Non disturbare milady, torni al suo lavoro Mrs Roser” rimproverò duramente Mrs Dough. La cuoca tornò immediatamente alle sue faccende. “Per rispondere alla domanda; si, investigò sulla morte del signor Fisher” rispose Isabell gentilmente. “E’ una brutta faccenda! Sperò che si risolvi in fretta. Sue signorie vorrebbero dimenticare questa brutta faccenda” commentò la governante. “Mi chiedo come mai il signor Fisher era qui? Lord Tennyson è molto discreto, non gli piacciono i giornalisti” disse Isabell con tranquillità. “Lord Tennyson è molto discreto ma a quanto pare Lady Tennyson voleva creare una sorta di racconto mistico della gloriosa famiglia. Lady Tennyson le piace molto l’occulto. E’ stata proprio lei ad aver richiesto di Mr Fisher. Sua signoria Lord Tennyson non gli piacque molto questo progetto” rispose Mrs Dough. “Ogni antica casata d’Inghilterra ha tanto da raccontare in particolare del fantasma della suora” commentò Isabell sorridendo.  “Oh quella è una storia popolana, senza alcun fondamento. Il signor Fisher indagò a fondo, ma secondo me non ha trovato nulla. Non esiste alcun fantasma” rispose scetticamente Mrs Dough. “Questo l’ho dite voi Mrs Dough. Io l’ho visto un fantasma aggirarsi per l’abbazia. E’ inquietante, spaventoso. Quando stavo servendo il té,  Mr Fisher  raccontava a sua signoria Lady Tennyson e Lady Clarisse di aver trovato dei documenti antichi che parlavano di una suora molto giovane e bella vissuta nello stesso periodo dell’antenato di Lord Tennyson, questo conferma ciò che ho visto dalla torre dell’abbazia” informò una sguattera . “Dei documenti?” domandò Sophia. “Si, ti ricordi Johnathan?” si rivolse la sguattera ad un cameriere. “Si, lo ricordo perché mi occupavo della sua stanza. La camera puzzava per colpa di quei documenti, credo che fossero antichi! Erano contenuti in una cartella in pelle color marrone con uno strano disegno. Una coppa da cui sbucava una serpe” disse il cameriere sorridente che maschera un certo nervosismo. “Che fine hanno fatto i documenti?” domandò Sophia. “Li ha inviati a Londra. Me ne occupai io stesso ”.  “Ti ricordi l’indirizzo del destinatario?” domandò Sophia. “Dottor Lanz!”. “Ottimo, perché scelse proprio voi?” chiese Isabell. “I miei genitori lavorano all'ufficio telegrafico di paese. Mi dava i messaggi da mandare perché sono veloce! Mr Dale il maggiordomo è un po’ vecchio” commentò il ragazzo ridendo. “Per sbaglio ricordi se c’era dell’altro nella stanza?” interrogò l’investigatrice. “C’era una valigia, i vestiti nell’armadio. I documenti di cui vi ho parlato. Niente altro!” rispose il ragazzo.  “Potresti spedirmi in giornata una lettera Johnathan?” domandò Isabell. “Si, milady. Fammi avere la risposta con un vassoio di biscotti  in camera, occupatene tu stesso” ordinò l’investigatrice. “Si, milady” annui il giovane cameriere. Lady Isabell una volta finito di consumare il pasto salì in camera per  scrivere il messaggio da spedire a Londra al dottor Lanz. Isabell decise di raggiungere il salotto per poter conversare e interrogare dopo le sue signorie. “Mia cara dove eravate finita?” domandò Lady Tennyson vedendola entrare. “Volevo fare i complimenti alle cuoche per la torta di stamattina” disse Isabell. “Oh si sono molto brave le cuoce. Miss Milligan fa degli ottimi tortini ai frutti di bosco, dovresti assaggiarli” suggerì Clarisse cercando di nascondere con un sorriso il velo di tristezza nel volto e negli occhi. “Oh adoro i frutti di bosco” disse Isabell deliziata. “Lady Tennyson, Clarisse potrei farvi delle altre  domande?” domandò la Lady. “Diteci, pure” rispose Clarisse. “Ho controllato la stanza della vittima. Non mi ha detto granché. Voi conoscevate la vittima cosa mi potete dire di lui come persona e come giornalista”. Clarisse si impietrì, cerco di nascondere la reazione dietro una tazza di tè fumante ma non sfuggì all’occhio di Isabell e la madre cerco di rispondere presentando la vittima come un giornalista molto bravo e discreto. Non avrebbe mai pubblicato nulla che la famiglia non avesse voluto. “La storia del fantasma è ciò che ha attirato maggiormente il giornalista?” domandò Isabell. “Il fantasma di brughiera. La nostra attrazione. Si dice che sia legata alla nostra famiglia. Mr. Fisher stava indagando su questo mistero” rivelò Lady Tennyson. Clarisse rimaneva in silenzio ad ascoltare, sorseggiando il tè e rievocando antichi ricordi. Lei e Clarisse avevano avuto un legame stretto ma che si interruppe con il tempo. Isabell ricorda con affetto il legame speciale con il maggiore dei Tennyson e la sorella Clarisse. La sua memoria viaggiava in quell'estate torride e afose, fatte di feste in maschere, balli, travestimenti, fughe notturne. Ricordava quando durante una festa lei e Mattew fuggirono per nascondersi nell’ombra notturna costellata dalle stelle e illuminata dalla luna piena. Loro due immersi nel giardino di Bluebell a guardare il cielo. Isabell aveva sedici anni era nel pieno della sua gioventù e Mattew era un uomo che ormai conosceva il mondo. “Tuo cugino ti starà cercando” fece notare Mattew rabbrividendo all’idea di Linus che li potesse trovare. “Sei l’uomo più temerario che io conosca e ti preoccupi di Linus?” commentò Isabell. “Sei il gioiello più importante d'Inghilterra pari a quelli della Corona. Se dovessi toccare, guardare per puro caso te beh la mia testa farebbe una brutta fine!”.”Avrei la gioia di vederti ogni giorno fra le collezioni di teste impagliate dello zio” scherzò Isabell ammagliata dalla serata . “Andreij è riuscito a fuggire per tempo dal fucile a canna lunga di tuo zio”.”Sei bravo a correre, non preoccuparti” rispose Isabell. I due si fermarono a specchiarsi negli occhi , ridendo, scherzando. I loro sorrisi che coloravano quella notte estiva, una leggera brezza che accarezzava i volti dei due giovani spensierati: ad interrompere quella brezza estiva fu l'arrivò di Tom e Mattew. Isabell  fu risvegliata dai suoi pensieri,  trasalì vedendo i due uomini e a ciò che aveva occupato i suoi pensieri. Il suo viso denotava rossore, Tom lo notò e gli sorrise. “Mattew” chiamò Isabell in tono che indicava apprezzamento, sensualità. Lasciando Tom perplesso per tale reazione, non era da lei. “Mia cara posso esserti utile?” domandò Mattew sornione. “Vorrei parlarti in privato di una faccenda, se è possibile” chiese Isabell alzandosi. Tom rimase senza parole, era del tutto in stranito dal comportamento di Lady Isabell. “Andiamo nello studio di papà!” propose Mattew facendo strada.
“Tua sorella mi nasconde qualcosa. Tu sai cosa?” domandò diretta. “Hai un occhio di lince” rispose non rimanendo stupito dalla domanda. “Potete fregare vostra madre ma non me. Dimmi”. “Lei aveva una relazione con Fisher. La biografia per nostro padre era una scusa per farlo conoscere alla famiglia” la informò.“Clarisse sta bene?” domandò Isabell preoccupata. “E’ una Tennnyson, è forte. Saprà superare anche questa. Clarisse ha chiesto il mio aiuto, così sono venuto. Non so resistere alle lacrime supplichevoli di una donna!”. “Lo so! Così sei finito in accademia”.”Beh l’alternativa era renderti Lady Tennyson. Per amore di tuo cugino ho optato per l’accademia!” scherzò Mattew avvicinandosi a lei con sguardo e atteggiamento attraente. Amava giocare con lei con gli sguardi, con le battute.  “Mio cugino mi vuole bene nulla di più!” rispose mettendosi sulla difensiva, non amava le allusioni su di lei e suo cugino. “Anche l’ultima mia conquista mi disse una cosa del genere per poi beccarmi un pugno dal suo caro amato cugino” ribattè ironico Mattew. Dietro la porta ad ascoltare, per vivida bruciante curiosità c’era Tom. Dentro di se sentiva una strana sensazione farsi strada nel suo cuore, nella sua mente, che lo portava a comportarsi in strano modo. E’ il turbine di emozioni riprendeva. Lei era una mina vagante nella sua vita. Gli faceva provare sensazioni che lo lasciavano completamente disarmato. Non aveva mai pensato di sentirsi legato a qualcuno. Aveva avuto tante donne, ma che erano solo passatempi momentanei. Isabell si stava insinuando dentro di lui come un tarlo. Ogni pensiero era rivolto a lei, alle sue labbra morbide e rosse, i suoi occhioni celesti, la pelle candida, la sua figura snella e morbida. Avrebbe potuto avere tante donne, ma lei era un'unica nel suo genere. Isabell e Mattew continuavano a parlare. “Voi Tennyson ci tenete a vincere la sfida!” disse con tono seducente. “Beh siamo una famiglia di scommettitori. Voi Lady Isabell siete la scommessa più emozionante che ci è mai capitata” osservo Mattew guardando Isabell negli occhi seducenti. Era come tornare a quella famosa notte, i suoi occhi celesti, che si fecero più scuri, gli occhi di lei grigi in tempesta e una strana attrazione portarli l’uno verso l’altro. Sentirono un rumore provenire fuori dalla porta che chiuse per un attimo quel capitolo. Isabell andò verso l’entrata e trovo Tom. “Credo che abbia ragione la mamma, la competizione si fa più interessante!” scherzò Mattew lasciando la stanza. Tom rimase fermo, immobile, severo, taciturno. I suoi occhi saettavano Isabell in un modo che suscitò in lei stupore, divertimento.  “Mi piace quando siete cosi….. docile!” ironizzo Isabell. Tom la spinse dentro la stanza, trascinandola per un braccio e chiudendo la porta dietro di sè. “Qualche problema?” domandò Isabell con tranquillità. “Nulla che non possa essere risolto, se la smettete di essere intima con Lord Tennyson” irruppe Tom dalla rabbia. Il suo volto fremeva, era iroso, occhi verdi scuri in tempesta. “Io e Mattew siamo amici” rispose Isabell. “Gli amici non si intrattengono in tal modo” ribattè a denti stretti, i pugni serrati dalla rabbia. “Beh neanche in questo di modo!”  fece notare Isabell in modo serafico. “Voi non siete mio parente non ho alcun legame con voi” aggiunse la Lady piccata. “Si dia il caso che sono l’unico con un minimo di buon senso fra i due. Sono un amico quando vi faccio notare che non dovete avere alcun tipo di rapporto intimo con Mattew”. “State suggerendo che dovrei evitarlo come la peste nera? E’ molto affascinante come peste nera, non trovate?”. I due si scambiarono uno sguardo di sfida. ”Vi odio quando fate così! Siete imperturbabile, permalosa, impertinente e …..” stava elencando Tom in tono logoro. “Beh mi fa piacere che mi troviate interessante. Ora possiamo andare prima che qualcuno sparli di noi?” domandò Isabell scherzando. Tom avanzo verso di lei con passi lunghi, si fermò di fronte al  suo viso; la guardò, era pronto per fare qualcosa che si sentiva, che voleva fare da tempo ma che alla fine non fece nulla e la lascio semplicemente andare.  


Scrittore:

Ciao a tutti voi, chiediamo umilmente scusa per il ritardo!!! Per farci perdonare troverete un bel pezzo su Isabell e Tom che beh...fanno Isabell e Tom.
La nostra investigatrice sprezzante del pericolo indaga su una morte misteriosa avvenuta in un monastero abbandonato; Sophia e James al seguito!
Linus a casa a fare la maglia, porello!!!(Si, non tifo per nulla per Linus)
Tommino bello non è il solo figo della storia della settimana, purtroppo ha una bella concorrenza!!.
Ci sono tutti gli ingredient litigi, tensioni sessuali e investigazione.
Vi lascio andare a leggere, un bacio a miei lettori silenziosi e anche a coloro che ci lasciano recensioni bellissime!!!

 




  
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