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Autore: Pareidolia    19/05/2017    0 recensioni
Persi nel mare della società, essi non possono fare altro che allontanarsi da essa perdendo ogni cosa. L'amore, la coscienza, l'anima, i propri desideri, la propria umanità. Alcuni non hanno più sentimenti, altri ne sono trascinati. Alcuni Alcuni non hanno una meta, altri sanno fin troppo bene quale sia. Alcuni indossano maschere, altri mostrano i propri mostri al mondo. Hanno un solo elemento in comune, una ragazza vestita di scuro che nessuno ha mai visto prima.
Genere: Erotico, Introspettivo, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi, Yuri
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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-Quindi è per tua moglie?-

-No, non solo. Direi che sono più cose. Un miscuglio, ecco.-

-Puoi partire dall'inizio, allora, sono qui per questo.-

-D'accordo...be', fino a qualche anno fa andava tutto bene, la faccenda era cominciata da poco. Due anni fa, se non ricordo male. Comunque, la conobbi in un locale che frequentavo spesso coi miei colleghi. Era una sera come tante altre anche se in quell'occasione ci trovavamo lì per festeggiare un contratto appena concluso con un cliente importante. Lei era ancora una cameriera nel pieno del periodo di prova, appena più giovane di me di cinque anni. Era bellissima. Non mi ero mai accorto di lei prima di quella sera eppure, quando la vidi ero certo che si saremmo incontrati di nuovo, spesso. O almeno in quel momento così speravo. C'era qualcosa nel suo sguardo, nei suoi gesti e nel suo corpo che mi parve magico da subito, qualcosa che nemmeno ora riuscirei a descrivere. Fatto sta che quella sera il locale era parecchio affollato e solo lei e un'altra cameriera servivano ai tavoli perciò passava spesso davanti a quello a cui ero seduto insieme agli altri. Non riuscivo proprio a non guardarla ogni volta. Inizialmente il pensiero di lei mi tormentava e perciò mi sforzai di distrarmi dalla faccenda, cercando di migliorare ogni cosa che avevo attorno per rendere tutto più bello di quanto fosse lei, così da dimenticarmene. A pensarci adesso, sono sempre stato un tipo fuggitivo quando si tratta di amore e sentimenti in generale. Un po' di tempo dopo averla dimenticata, però, io e i miei colleghi tornammo nel locale. Ovviamente la rincontrai e tutto lo sforzo fatto in quel periodo svanì all'istante. Ora era diventata una cameriera a tutti gli effetti, il periodo di prova era finito da un bel po' di tempo. Comunque, fu il suo sorriso a riportarmi nello stato in cui mi trovavo quando la vidi la prima volta. Mi aveva fissato proprio negli occhi e sorriso, come se fosse la cosa più naturale da fare, come fosse qualcosa di ovvio in quel momento. Fu lei a servire il nostro tavolo, comunque e lasciò un biglietto col suo numero di telefono sotto al mio bicchiere. Ovviamente per come stavano le cose e per come mi comporto io in queste situazioni, passò una settimana prima che le telefonassi. Fino ad allora non ne avevo affatto il coraggio ma sono ancora oggi sorpreso del fatto che uscimmo quella sera stessa. Oh, scusa, ci sto mettendo troppo, vero?-

-No, non ti preoccupare, sono qui per ascoltare e basta quindi non è un problema.- Rispose la voce femminile dall'altro capo del telefono. Quella voce era gentile, certo, ma a lui pareva al tempo stesso distante, in qualche modo. Che lo stesse giudicando? Che quella gentilezza fosse solo una maschera dietro la quale si celava un forte odio nei suoi confronti? Iniziò a sudare senza nemmeno accorgersene, gli capitava spesso quando stava in ansia. Il presunto odio che quella voce insondabile covava per lui divenne una sorta di maledizione. Un tormento tanto intenso da risultare insostenibile..

-Sì, grazie...dunque, da lì iniziò un periodo molto felice per noi durante il quale, però, senza rendermene conto mi allontanai da tutto il resto. Misi da parte il lavoro, gli amici e persino la famiglia. E' buffo che sia finito esattamente come mio padre dopo tutti gli sforzi per allontanarmene. Ma dopotutto che potevo fare? Lei era perfetta. Quando eravamo insieme non c'erano limiti di alcun tipo, errori o giudizi. C'eravamo solo noi due, il resto del mondo non esisteva. Non esisteva la società, che ci avrebbe etichettati senza nemmeno capirci né tanto meno c'erano le persone, che ci avrebbero giudicati con il solo sguardo. Se avessimo fatto soffrire chi ci stava attorno o no non ci importava affatto. Noi volevamo di più e basta.- Fece una breve pausa. Attraverso il telefono si sentivano suoni distorti, singhiozzi soffocati di pianto che si spandevano attraverso l'apparecchio.

-Noi saremmo dovutio restare insieme per sempre. Nessuno si sarebbe mai dovuto mettere in mezzo, nemmeno mia moglie. Nessuno ne aveva il diritto. Perciò ha avuto ciò che si meritava. Sia lei che quei due piccoli bastardi, sempre a strillare e a chiedere, chiedere e chiedere. E io? Non meritavo un po' di felicità anche io? Non meritavo forse di stare bene come lo esigevano loro? Nessuno mi ha mai capito, nessuno mi ha mai ascoltato quanto lei. Ma ora a cosa è servito? Ho perso ogni cosa, tutto. E sono ancora infelice, proprio come prima di incontrarla. Dimmi, ora, posso premere il grilletto? Per favore.- Il picco d'isteria finì rapidamente e la sua voce tornò alla normalità, se quello stato di fredda apatia malinconica si poteva definire tale. Si sentiva, però, che nel profondo aveva paura.

-Sì, ora puoi.- Si limitò a rispondere la ragazza incappucciata. La nota di gentilezza nella sua voce ormai era svanita.

La telefonata terminò.

Non era certo un mistero che quell'uomo avesse ucciso l'intera famiglia, eppure la ragazza non chiamò la polizia. Non era quello il suo lavoro, dopotutto. Nella penombra della stanza illuminata appena dal crepuscolo, si soffermò a riflettere. Era strano realizzare che in un mondo così pieno di giudizi e pregiudizi qualcuno avesse resistito così tanto in una simile situazione e che quegli stessi giudizi spesso lanciati da bocche di persone altrettanto vuote avessero portato a un così tragico, triste epilogo.

Quando la notizia si sarebbe sparsa, si sarebbe parlato di una famiglia un tempo felice, di un marito gentile dal quale mai ci si sarebbe aspettati un simile gesto, una moglie buona e dolce, figli sempre educati. Tanti se, tanti ma e altrettante accuse. Il mostro, lo avrebbero chiamato, l'assassino, la bestia, il disumano. Gli avrebbero affibbiato ogni sorta di soprannome che avrebbe fatto dimenticare il suo nome a chiunque, persino agli amici. Nessuno, però, avrebbe porovato minimamente a comprendere quel gesto, quell'intera situazione perché farlo era una cosa impensabile, addirittura proibita per alcuni ma, se qualcuno l'avesse fatto, avrebbe compreso che non si trattava di bestialità, che la mostruosità non esiste ma che sono solo i sentimenti umani a spingere verso un simile gesto, il quale altro non è che un disperato gesto umano.

Tutto questo, però,m si sarebbe perso, non sarebbe stato nemmeno contemplato. Lei sapeva anche questo ed era ciò che più la rendeva triste dell'intera faccenda. Quando si sarebbe compreso che quella non era altro che pura umanità?

   
 
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