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Autore: Serares    19/05/2017    2 recensioni
Nella terra del deserto, in cui la morbida sabbia scotta come le fiamme di un fuoco, e l'unico obbiettivo degli uomini che l'abitano è sopravvivere, Saera cerca la speranza; infatti, quest'ultima è rara come i diamanti che adornano i nobili di Samhora, la terra del Deserto, e l'unico modo per trovarla è attraversare quell'enorme distesa d'acqua: l'oceano. Molti lo considerano solo una leggenda, altri un luogo proibito, e pochi, come Saera, la strada per trovare un posto migliore.
Questa storia parla di una giovane ribelle, Saera, disposta ad attraversare tutta Samhora per trovare l'oceano e scappare da quella terra piena di corruzione e povertà; ma il suo compagno di viaggio, Samir, un affascinate criminale conosciuto per puro caso, le farà cambiare idea.
-Samhora ha bisogno di gente come te, ovvero di ribelli che non vogliono più vivere così; però, queste persone non devono cambiare solo la loro vita, ma anche questa terra bagnata dal sangue e dal sudore!
Genere: Avventura, Fantasy, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna, Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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La Giovane Ribelle

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-Saera! Dov'eri and- il bambino non fece in tempo a finire la domanda, perché sua sorella lo zittì -taci, Farih.
Il piccolo Farih mise il broncio -papà ti cercava- disse; Saera sorrise -lo so, altrimenti perché sarei sparita?
-Lo vado a chiamare!
-No- la ragazza l'afferrò per la camicia sudicia -provaci, e dico che hai mangiato tu la sua colazione.
-No, per favore!- piagnucolò il piccolo -non lo vado più a chiamare.
-Bravo il mio fratellino- Saera posò una mano sui capelli neri e mossi di Farih, per poi scompigliarli; suo fratello ridacchiò. La ragazza adorava le risate dei bambini: erano vere, spensierate, e libere; non come quelle di coloro che avevano capito quanto fosse dura la vita lì, a Samhora.
-Ridi, ridi finché puoi- disse un uomo alto e robusto, che si trovata sulla soglia della porta. Saera alzò gli occhi di scatto, e appena lo vide, non riuscì a trattenere una smorfia di disgusto.
-Allora?- fece suo padre -non si saluta più, donna?
-Io saluto solo le persone a cui tengo- rispose Saera. L'uomo le lanciò un'occhiataccia, e la ragazza abbassò lo sguardo: preferiva guardare il sole con gli occhi sbarrati, che suo padre.
-Farih, torna a casa- ordinò il genitore dei due giovani; il bambino, prima di correre dentro casa, accarezzò la mano di sua sorella. 
-Saera, che facevi fuori casa?
-Stavo alla larga da te.
-Stolta, non puoi scappare- borbottò l'uomo -ma io ti posso allontanare- continuò.
-Ti posso assicurare che me ne sarei già andata alla morte di mia madre, se non ci fosse Farih- disse con una nota di tristezza la giovane donna, per poi cambiare discorso:
-Farih mi ha detto che mi cercavi. Cosa c'è?
-Ormai siamo troppo poveri- iniziò lui, e lei capì subito dove voleva andare a parare suo padre, ma preferì tacere, per una volta. -Tuo fratello ha solo sei anni, e quindi devo tenerlo qui con me finché non sarà in grado di cavarsela da solo- continuò l'uomo; ma Saera non riuscì a trattenere un'altra frase dedicata a suo padre:
-Lui sa cavarsela meglio di te.
L'uomo la ignorò, abituato al comportamento irrispettoso di sua figlia, e continuò il discorso:
-Tua sorella Serin, invece, è utile in casa; ma tu?
-Toglierò il disturbo da sola, grazie.
-No, stolta- disse con voce ferma suo padre -hai già diciott'anni, e non sai fare niente- aggiunse, sospirando. Saera alzò il mento, facendo finta che le parole del padre non le avessero fatto né caldo né freddo.
-Ma sei bella, quindi non sarà difficile venderti in sposa- disse con un ghigno l'uomo.
Saera, che si aspettava questa frase, scoppiò a ridere. -Io? Sposa? Questa è bella!
-Ovvio, così potrò avere qualche moneta in tasca. 
Finalmente gli occhi verdi della giovane si puntarono su quelli neri come la pece del suo interlocutore, e disse:
-Quindi, mi venderai alla migliore offerta, come se fossi un oggetto?
-Sei così stupida che devi chiedermelo?
L'uomo si avvicinò a sua figlia, e le afferrò il mento.
-Domani arriveranno tre uomini ricchi- aumentò la presa -cerca di comportarti come si deve- concluse, per poi tornare dentro casa. Saera scosse lentamente il capo, ripetendosi che non si sarebbe mai sposata perché un buffone voleva dei soldi. Decise di fare un'altra passeggiata per le vie di Zisar, dato che non voleva assolutamente stare a casa con quell'uomo viscido, cioè suo padre.
La città in cui viveva era molto affollata, e lei la odiava proprio per questo: non sopportava il fatto di camminare tra la gente che si era chinata difronte alla dura vita che offriva Samhora, afflitti e pieni di cicatrici sia interne che esterne; lei non era così, per questo veniva definita ''stolta'' o ''ribelle''. Saera era testarda, sicura si sé e delle sue capacità, e preferiva morire che arrendersi. Aumentò il passo per raggiungere al più presto il muretto di una casa distrutta; si dirigeva sempre lì con sua madre, dato che era uno dei pochi luoghi, nella zona povera di Zisar, in cui si poteva trovare un po' di pace.
 
La giovane si asciugò le lacrime con la manica della sua camicia nera. Non voleva sposarsi e fare la fine di sua madre; infondo, le aveva promesso che avrebbe vissuto una vita migliore della sua.
Alzò il viso per guardare il cielo stellato; ma non trovò conforto nemmeno nelle stelle. E poi, ciò di cui aveva bisogno in quel momento non era una pacca sulla spalla o un fazzoletto, ma una vita migliore, e per ottenerla era pronta a tirare fuori l'artiglieria pesante. 
Era cresciuta, come molti Samhoriani, ascoltando le leggende sull'oceano; infatti, era proprio lì che voleva andare con il suo fratellino, ma prima doveva aspettare che Farih avesse un'età decente per affrontare un viaggio così pericoloso. Zisar era molto lontana dall'oceano, secondo la mappa che possedeva Saera e che teneva nascosta sotto al cuscino, e per raggiungerlo bisognava attraversare la Terra del Deserto, piena di pericoli.
-Devo affrontare la vita, vero, madre?-
Una leggera brezza accarezzò il volto di Saera, che sorrise compiaciuta, per poi alzarsi dal muretto su cui si era seduta e tornare a casa.
 
-Tesoro mio-
-Mammina-
-Ancora non dormi?- la donna si avvicinò al letto della sua bambina, a si sedette accanto a lei.
-No, mamma, sono triste- Saera posò le piccole dita sullo zigomo di sua madre, dove v'era un livido -papà è cattivo- disse; una lacrima scese sul viso della donna, ma venne subito asciugata dalle mani gentili della bambina. -Non piangere, devi affrontare la vita, vero?
-Sì, mia piccola ribelle.
La madre accarezzò i capelli corvini di sua figlia; quest'ultima si mise a sedere e l'abbracciò.
-Magari, quando saliremo sulle navi che ci porteranno via da qui, incontrerai un bel marinaio!
La donna scoppiò a ridere: sua figlia era la sua unica luce, e ogni giorno le dava la forza per andare avanti.
 -Vedremo- sussurrò, mentre accarezzava la testa di sua figlia. -Mammina, promettimelo.
-Prometterti cosa?
-Che sarai sempre al mio fianco.
-Te lo prometto.

-Me l'hai promesso...- una lacrima attraversò il volto di Saera. 
-Perché piangi, sorella?- 
-Non sono affari tuoi, Serin- rispose prontamente la giovane, asciugandosi la lacrima, per poi scendere dal letto; ma Serin non l'avrebbe lasciata in pace così facilmente:
-Preparati, prima che arrivi quel riccone, pronto a comprarti.
-Almeno io valgo qualche moneta, e tu?
In tutta risposta, Serin sospirò, e lanciò un abito verde verso sua sorella. -Mettilo, stolta- le ordinò -poi vedrò di sistemare quella criniera che ti ritrovi- aggiunse. Saera notò subito che quello era l'abito da sposa di sua madre. -Dove l'hai trovato?- chiese. -Me l'ha dato papà, e mi ha anche detto che devo farti ''bella come il sole'', così che possa darti in moglie- sorrise tra i baffi -ma sarà difficile dare in sposa una come te.
-Io sono una vera donna; invece, tu sei una schiava della vita di Samhora- dette queste parole che lasciarono Serin a bocca aperta, Saera girò i tacchi, e si diresse verso il ''bagno'', se così si può definire.

Il padre di Saera stava aspettando l'arrivo dell'uomo che avrebbe deciso se prendere in sposa o no la ragazza; quest'ultima, invece, era dentro casa con Farih.
 -Mi ricordi la mamma- disse il piccolo -sei bella e forte come lei- continuò. Saera gli accarezzò la testa, sorridendo, e gli disse:
-Ti prometto che ce ne andremo da qui.
-Però senza un marito! 
La ragazzo ridacchiò -ma Farih, lo sai che sei tu il mio unico uomo- disse; i due scoppiarono a ridere. Il sorriso di Saera, però, si spense appena suo padre la chiamò: era arrivato.
   
 
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