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Autore: RiyelaAlelita    19/05/2017    0 recensioni
Linda decide di scappare dall'orfanotrofio in cui ha sempre vissuto per scoprire cosa si cela dietro l'incubo che, di notte, la sveglia sempre più spesso.
I due fratelli Cecilia e Francesco, che convivono con lo stesso incubo da quattordici anni, partono per mare in cerca di una risposta e delle loro origini.
Un ragazzo misterioso sembra sapere qualcosa...
Le storie di questi quattro ragazzi si incroceranno tra incontri notturni e scontri a colpi di magia. Già, perché i quattro elementi sono sotto il loro controllo...
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 30: Finalmente, casa


I libri erano stati sistemati tutti nel borsone, e i vestiti negli zaini.
Era ora di tornare a casa.
-Abbiamo preso tutto?- chiese Cecilia nel guardarsi attorno.
Il fratello la imitò, mentre si caricava lo zaino in spalla: -Immagino di sì. Poi, se abbiamo dimenticato qualcosa, possiamo sempre tornare a prenderlo. Non credo che Linda si arrabbi.-
Francesco spostò la sua attenzione sulla ragazzina, che annuì semplicemente. Sembrava stare meglio rispetto al giorno prima, ma le sue risposte si limitavano ancora a semplici cenni del capo o monosillabi. Era preoccupato, ma aveva anche paura che, se avesse insistito, la situazione sarebbe peggiorata.
-Bene, allora direi che possiamo andare.- affermò la sorella, per poi rivolgersi a Kristian e Linda -Voi venite, vero?-
Come prima, la ragazzina annuì, mentre l'altro era esitante: -Sei davvero sicura?-
-Certo. È ora che inizi a parlare con altra gente, e poi voglio che i miei genitori ti conoscano.- continuò la ragazza, con un sorriso che, per qualche motivo, Francesco non trovò affatto rassicurante.
Con un sospiro, questo fece: -Sei sicura che siano in casa?-
-Ormai è ora di pranzo, no? Immagino che ci siano. E poi, se per caso sono fuori, possiamo comunque entrare e fargli una sorpresa.-
-Fargli venire un infarto, semmai.- replicò il ragazzo, scettico.
Se Linda doveva ancora riprendersi del tutto da quegli ultimi eventi, Cecilia sembrava tornata quella che era prima di partire, quasi due mesi prima.
“Così poco...” pensava ogni volta che quel dettaglio gli tornava in mente: erano successe talmente tante cose, e l'estate non era nemmeno finita. E neanche le vacanze scolastiche.
“È vero, la scuola!” aveva totalmente dimenticato che a metà settembre avrebbe dovuto iniziare il liceo. Anzi, aveva proprio dimenticato di essere uno studente.
-Allora, andiamo?- lo riscosse la sorella, e lui annuì, stringendole la mano e prendendo il borsone dei libri nell'altra.
L'unica stanza della casetta sull'albero sparì poco dopo in una luce rossa, per lasciare il posto a una strada, in quel momento deserta, su cui si affacciavano alcune villette. Il caldo era asfissiante, molto più intenso rispetto all'isola.
-È questa?- domandò Kristian, osservando prima la casa, poi i dintorni.
-Sì, è questa.- fu la risposta di Francesco, mentre si affrettava a suonare il campanello. Sperava che i genitori fossero in casa, e che l'aria condizionata fosse accesa. Certo, si sarebbero potuti teletrasportare direttamente dentro, ma a lui sembrava un'invasione di proprietà.
-Chi è?- la voce di Gianluca risuonò dal citofono, e Francesco notò che Kristian aveva spalancato gli occhi nel sentirla.
-Siamo Francesco e Cecilia. Siamo tornati.- rispose il ragazzino.
-Bene! Entrate pure.-
Si udì lo scatto del cancello, e il ragazzo guidò il gruppetto lungo il vialetto che conduceva alla porta.
-Permesso.- fece entrando, e come la volta prima trovò tutta la famiglia ad attendere nell'ingresso.
-Ben tornato.- disse la madre mentre lo abbracciava, per poi dirigersi da Cecilia.
-Ciao, ma'.- la salutò lei, ma Chiara rispose con uno schiaffo.
-Questo è per essertene andata di casa. Tuo fratello ha già avuto il suo.- affermò, quindi la abbracciò -Sono felice di rivederti.-
-Anch'io.-
Poco dopo, la donna si staccò da lei e la sua attenzione di spostò sulle cicatrici: -Che cos'hai fatto?-
Cecilia impiegò qualche secondo per parlare, visibilmente a disagio: -È una storia un po' lunga. Ne possiamo parlare dopo?-
Chiara non sembrava felice per quella risposta, ma si fece lo stesso da parte per lasciare che anche il marito e la figlia abbracciassero la ragazza, e salutò anche Linda. Quando guardò Kristian, invece, il suo sguardo si fece perplesso: -E tu sei...-
Il ragazzo abbassò gli occhi, schiudendo appena le labbra come se volesse dire qualcosa, ma rimase in silenzio. Francesco si rese conto in quel momento che i suoi genitori non sapevano che lui era vivo, e fu dopo un attimo di esitazione che lo presentò: -Lui è Kristian. Non era morto, in realtà...-
Esclamazioni di stupore riempirono l'ingresso, e i ragazzi furono tempestati di domande, soprattutto da parte di Debora, perciò Cecilia dovette alzare la voce per farsi sentire: -Vi spieghiamo tutto, ma è una cosa abbastanza lunga. Se volete parlarne ora, credo sia meglio sederci.-
-Diciamo, allora, che ne parliamo mentre prepariamo da mangiare, che ne dite?- replicò Gianluca dopo aver dato un'occhiata all'orologio -Vi va bene un piatto di pasta alle sarde? Il pesce non è molto, ma ce lo faremo bastare.-
-Sì!- esclamarono subito in coro Francesco e Cecilia: era passato così tanto tempo da quando ne avevano mangiato, e il ragazzo pensò che gli sarebbe andato benissimo anche un piatto di pasta all'olio. E poi, se era il padre a cucinare andava bene qualunque cosa.
Linda annuì in silenzio, mentre Kristian chiese, a bassa voce: -Pasta?-
L'amico sbarrò gli occhi: -Non dirmi che non l'hai mai mangiata.-
-Non credo.-
-Sentirai, è buonissima!- fece Cecilia, trascinandolo entusiasta verso la cucina prima che Chiara la bloccasse sulla soglia -Che c'è?-
-Tu e tuo fratello andate a portare le vostre cose in camera, e mettete da lavare i panni sporchi.- ordinò con un tono che non ammetteva repliche.
Così, Francesco e la sorella si trovarono costretti a obbedire. La ragazza si trascinò dietro Kristian, mostrandogli la casa e rispondendo a tutte le sue domande, mentre Linda rimase in cucina, silenziosa. Una volta giunti nella loro stanza, Cecilia corse ad afferrare il suo cellulare e lo mise in carica: -Chissà quanta gente mi ha cercato, in tutto questo tempo.-
-Che cos'è?- domandò per l'ennesima volta Kristian.
Fu Francesco a rispondere: -Si chiama cellulare. Serve per comunicare con persone lontane, cercare informazioni, si può usare come mappa e un'infinità di altre cose. Si dice anche che crei dipendenza, e sono stupito che Cecilia sia riuscita a resistere senza per quasi due mesi.- aggiunse mentre il telefono, appena acceso, iniziava a suonare per le notifiche di messaggi e social network.
-Guarda che io non sono dipendente! C'è gente messa peggio di me.- ribatté la sorella.
-Certo, certo...- commentò il ragazzo, svuotando lo zaino sul letto. Insieme ai vestiti, caddero sul materasso le due pistole bianche e azzurre. Si era completamente dimenticato di averle messe lì dentro, e gemette debolmente.
-Che succede?- chiese l'amico.
-Queste... Non credo che i nostri genitori sarebbero contenti di sapere che teniamo armi in casa. Non è una cosa normale, qui, soprattutto per dei ragazzi.-
-Possiamo sempre nasconderle.- fece Cecilia, con fin troppa leggerezza.
-Potrebbero trovarle.- replicò il fratello.
Fortunatamente, fu Kristian a proporre la soluzione: -Potreste lasciarle sull'isola. Se ne avete bisogno, potete richiamarle nello stesso modo in cui le avete evocate.-
Era il modo migliore, e così fecero subito, prima di dimenticarsene. Quando ebbero eseguito tutto ciò che la madre aveva ordinato, e Cecilia fu riuscita a separarsi dal suo cellulare, tornarono in cucina, per trovare i genitori, Debora e Linda intenti a mangiare patatine. La ragazzina sembrava di umore migliore di poco prima, ma forse era solo l'impressione di Francesco. Chiara offrì gli snack a Kristian, ma impedì ai figli di prenderne.
-Consideratela una parte della punizione per essere scappati di casa.- fu la sua spiegazione, e i due dovettero rassegnarsi.
-La prossima volta non ti seguo più...- mugugnò il ragazzo rivolto alla sorella, e in cambio ricevette un pugno sul braccio.
-È buono!- esclamò Kristian dopo aver assaggiato una patatina, e affondò subito la mano nella ciotola, non senza aver chiesto il permesso.
-Allora, ci spiegate cos'è successo in questi giorni?- esordì Gianluca, pur senza alzare gli occhi dal lavoro di pulizia del pesce -Neanche una settimana fa Francesco è tornato e ci ha detto che questo ragazzo era morto, e ora eccolo qui.-
-Perché pensavamo che fosse morto davvero.- si giustificò il ragazzo -Anche per noi è stato scioccante trovarcelo davanti.-
Come avrebbe dovuto spiegarlo? Faceva ancora fatica a mettere ordine nella sua testa, esprimerlo a parole sarebbe stato anche peggio.
Per fortuna, ci pensò Cecilia a toglierlo dall'imbarazzo, cominciando a raccontare: -Quando Fra e Linda sono venuti qui, io ero sull'isola. Ve ne hanno parlato, vero? Mentre ero lì, è arrivato il padre di Kristian. Io avevo paura che volesse uccidere anche me, quindi ho combattuto con lui. Queste- sollevò le braccia per mostrare le cicatrici -me le sono fatte nella lotta. E sicuramente sarei morta se Linda e Fra non fossero arrivati.-
Questi ripensò a quei momenti, a quando aveva visto la sorella stanca e ricoperta di sangue davanti all'Ismer ancora illeso, e un brivido lo colse nel ricordare la proposta che la madre aveva fatto a lui e all'amica, di fermarsi lì per quella notte. Se non avessero rifiutato, Cecilia sarebbe morta davvero.
Perso in quelle riflessioni, Francesco di accorse a malapena che il racconto stava continuando, e che era Linda a parlare. Era dal giorno prima che non la sentiva pronunciare più di due parole per volta, ma il pensiero non lo rese felice perché i ricordi di quella notte erano ancora vividi nella memoria, troppo per fargli apprezzare quell'apertura dell'amica.
-...si è messo a gridare, e mi ha lasciata andare.- stava dicendo la ragazzina -Poi c'è stata una luce molto forte, e quando siamo riusciti a guardare di nuovo, al suo posto c'era un albero.-
-Un albero?- domandò stupita Debora, che nel frattempo si era avvicinata alla sorella per stringerle un braccio, come faceva di solito quando era spaventata, o triste.
-Sì, e in quel momento non ci capivamo niente.- si inserì Francesco -Poi abbiamo visto Cecilia che stava davvero male. Cioè, era piena di ferite. E poi è arrivato Kristian, e non sapevamo più che pensare perché eravamo davvero convinti fosse morto. Neanche lui sapeva cosa gli era successo, però aveva capito che suo padre si era davvero trasformato nell'albero.-
Debora aveva gli occhi sbarrati, e anche Chiara e Gianluca li fissavano senza emettere un suono. Il pranzo sembrava ormai passato in secondo piano, e il ragazzo non poteva biasimarli per quello: anche lui faticava ancora a capacitarsi di alcune cose.
Il resoconto dei giorni che seguirono continuò veloce, fino ad arrivare a quello in cui avevano deciso di cercare chi controllava Giorgio. Fu a questo punto che Cecilia invitò Kristian a parlare, poiché era quello che, tra loro, avrebbe saputo descrivere la situazione di Astral e dei Rewent nel modo migliore. Inizialmente imbarazzato, il ragazzo sembrò prendere confidenza mentre il discorso proseguiva, tanto che fu lui da solo a parlare del loro incontro con Talym e dei ricordi di Giorgio.
-Poi siamo tornati sull'isola, e Francesco e Cecilia hanno deciso di ritornare a casa loro. E quindi siamo venuti qui.- concluse il ragazzo, lasciando il silenzio nella stanza.
Francesco era rimasto sbalordito dal modo in cui aveva spiegato tutto: non immaginava potesse essere in grado di parlare in quel modo. Forse, per superare l'imbarazzo, aveva solo bisogno di lasciarsi andare.
Dopo alcuni minuti passati a guardare davanti a sé, Chiara emise un lungo sospiro, e posò gli occhi sui due figli adottivi: -Anche se sono anni che vivete con noi, e Cecilia ha da sempre questi...Poteri, quello che avete raccontato è davvero incredibile. Nel senso che è difficile da credere.-
-Ma è vero!- scattò subito la ragazza.
La donna sollevò una mano, come per impedire altre interruzioni: -Vi credo. Vi voglio credere. In fondo, siete praticamente figli miei e di Gianluca, vi conosciamo, e sappiamo che non scherzereste mai su una cosa del genere. Però non provate a raccontarlo ad altri, perché potreste davvero essere presi per pazzi.-
Francesco la abbracciò di slancio: -Grazie, mamma.-
Non aveva detto niente dei suoi veri genitori, del fatto che avesse potuto vedere i loro volti e sapere i loro nomi. Non se ne preoccupò: ci sarebbe stato tempo anche per quello.
-C'è un'altra cosa che volevo dirvi, Cecilia e Linda.- disse Kristian, con voce leggermente incerta. Francesco lo guardò, e quando i loro occhi si incrociarono capì subito quello che voleva dire. O fare.
-Sei sicuro?- gli chiese, tra gli sguardi interrogativi degli altri.
-Non proprio, ma non penso che lo sarò mai del tutto.-
Chiuse gli occhi, corrugando la fronte, e poco dopo la sua ombra si sollevò dal pavimento e prese la forma evanescente che Francesco aveva già avuto modo di conoscere.
Egox scoprì i denti, in un sorriso che sembrava più un ghigno: -È un piacere rivedervi, Linda e Cecilia.-
Ebbene, eccoci arrivati al capitolo 30.
Cecilia e Francesco hanno finalmente deciso di tornare a casa, e devo ammettere che i genitori hanno reagito fin troppo bene a tutto quello che è successo ^^" una cosa in più da revisionare, in futuro...
E sì, Kristian ha deciso di rivelare la presenza di Egox. Chissà come reagiranno Linda e Cecilia XD
Spero che il capitolo vi sia piaciuto, alla prossima ;)
   
 
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