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Autore: bimbarossa    29/05/2017    0 recensioni
Tutti noi siamo consapevoli che ci sono forze naturali attorno a noi a cui l'uomo non può resistere. Fuoco, Terra, Aria e Acqua. Forze venerate in tutte le culture.
E se qualcuno un giorno, un dio o uno scienziato pazzo, avesse trovato un modo per dare un corpo a tali forze?
E se queste, ora che hanno una bocca per parlare, volessero essere aiutate?
Genere: Avventura, Introspettivo, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Mount Saint'Helens,Stato di Washington,USA

 

18 maggio 1980,ore 8,15

 

Molte ere fa, il grande Creatore elargiva i suoi doni a tutti gli esseri viventi, compresi i gloriosi abitanti di queste terre selvagge e sconfinate. Eppure due fratelli non si accontentarono dei suoi doni e cominciarono a farsi guerre e dispetti. Il Creatore si arrabbiò e decise di punirli togliendoli il fuoco.

La disperazione regnava sovrana nelle terra dei Nisqually ma una vecchia possedeva il segreto della fiamma sacra, ed il Creatore che già aveva perdonato i suoi figli, le promise l'avverarsi di un suo desiderio se avesse spartito la sua arte con gli altri. Lei volle diventare bella e giovane perché non voleva morire da sola e piena di rughe; così il Creatore mantenne ciò che aveva detto e lei, la nostra divina Loo-Wit divenne splendente come un un fiore appena sbocciato.

I due fratelli però, non appena la videro vollero possederla e si fecero di nuovo guerra. Il Creatore questa volta volle punirli in maniera esemplare e li trasformò in due montagne, alte e prestanti. Il Mount Adams e il Mount Hood si guardano ancora in cagnesco e si tirano sassi e pietre tanto da riempire il Columbia River e creare il Dalles.

Loo-Wit che si disperava per quello che era successo chiese perdono al Creatore che la trasformò,non per vendetta ma per compassione, nella montagna più bella di tutte, la montagna con il fuoco racchiuso nel suo cuore e nelle sue viscere, il monte Saint'Helens.

 

Relly aprì gli occhi di scatto, le parole di sua nonna ancora nelle orecchie. Un leggero tremore aveva scosso il letto, ma ormai erano due mesi che si andava avanti con quella serie di scosse, e la bambina si era gradualmente abituata, tanto che non si svegliava più durante la notte chiamando Nonna Redlight, che comunque non le avrebbe potuto rispondere.

Ma anche se tutti nella valle si erano assuefatti ai nuovi fremiti della terra e ai giornalisti, scienziati e curiosi vari che affollavano le pendici del vulcano, lei,Relly, non poteva e non avrebbe mai potuto abituarsi alla spaventosa nuvola demonica che ristagnava sulla sommità della montagna, una cappa tenebrosa che se di giorno era grigia e fumosa, di notte assumeva quasi una tonalità color ruggine, con dentro lampi iridescenti nati dalle scariche elettriche dei materiali espulsi dalla bocca della incollerita Loo-Wit.

Quei bagliori rossastri creavano strani giochi di luce nelle pareti di legno della sua cameretta, pareti che aveva tirato su suo padre prima che lei nascesse, con il sudore e il sangue.

E sembravano proprio insanguinate, come se tutti gli halibut del mondo fossero stati sgozzati come il protagonista del film horror che domenica era andata a vedere di nascosto a casa di Billy.

A casa sua, quella fatta con il sudore e il sangue(a volte toccava le pareti e pensava di trovarle sudate e sbuffanti come Loo-Wit)infatti non avevano la televisione, non vedevano i telegiornali che proponevano continuamente la cronaca della situazione del vulcano ogni giorno. Sua nonna, uno dei capi più rispettati della sua tribù non aveva mai tollerato quel marchingegno infernale che rovinava le sue connessioni con la natura.

Per Relly quella era una privazione ingiusta e crudele, quasi come andare nella scuola della riserva in cui Billy, che era bianco(per lei non lo era, era semmai rosa e con una miriade di lentiggini)non poteva entrare.

Il pensiero della pelle bianca di Billy e di lei che era una pellerossa le faceva sempre venire una noia tremenda. Non si spiegava come la gente, compresa sua madre che era un'attivista per i diritti dei nativi americani e per la preservazione e tutela della Montagna Sacra, si arraffassero tanto su qualcosa di così barboso, e talmente semplice che lo complicavano sempre senza accorgersene. Lei era Relly e Billy era Billy. Dove era il problema? Negli adulti, ovvio. Billy diceva che i grandi devono complicarsi la vita perché altrimenti non saprebbero cosa fare.

Per Relly però era vero in parte. La Nonna e sua madre erano sempre in movimento, avevano sempre dei progetti pazzeschi e pericolosi, come quello di tirare le uova marce ad un deputato che aveva detto frasi razziste e la polizia le aveva inseguite per kilomentri prima che riuscissero a seminarli.

Invece il padre di Billy era ricco e aveva regalato a Billy una stanza enorme in cui poteva proiettare tutti i film horror che voleva, senza restrizioni o punizioni di sorta, tutto dentro il loro immenso cottage che dominava la collina che si affacciava sul lato nord di Loo-Wit, con lo Spirit Lake come vista appena ti affacciavi alla finestra.

Dalla sua invece potevi vedere solo l'immensa montagna che si ergeva sopra tutta la valle, in perenne attesa. La Nonna diceva che erano più di cento anni che Loo-Wit non si faceva sentire e questo solo perché in realtà nessuno riusciva ad ascoltarla. Ma lei era ancora lì. Relly se la immaginava ne come una vecchia ne come una donna bellissima, ma come una bambina piccola, raggomitolata in posizione fetale in quell'oscurità bollente come l'inferno, avvolta su se stessa, incompresa. Come Relly stessa, rattrappita nelle lenzuola cucite dalle sue antenate, nel disperato tentativo di ignorare la nube grigio-arancione che aleggiava sulla cima del vulcano.

Eppure doveva alzarsi. Anzi, in realtà sua madre sarebbe già dovuta venire a svegliarla con un bacio come faceva ogni mattina.

Relly mise la testa fuori dalle coperte e si accorse, per la prima volta da quando si era svegliata che la casa era strana. Non come se non ci fosse nessuno, molte volte lei se ne stava da sola mentre sua Nonna e sua madre erano a delle manifestazioni a cui lei non poteva partecipare.

No, la casa di sudore e sangue non era silenziosa, ma priva di qualsiasi suono. Anche quello delle sue antenate, quel brusio sommesso simile al fischio di un fantasma che sentiva certe volte, di notte.

Sentì la paura afferrarle lo stomaco. Avrebbe voluto nascondesi ancora di più nel tepore caldo del letto ma anche quello se ne era andato insieme alle voci delle Nonne, delle Zie, delle Figlie.

Un pensiero intanto si faceva strada dentro di lei. Doveva uscire da lì, doveva trovare sua madre.

In tutta fretta si alzò e si vestì, con la stessa sensazione che provava d'inverno, quella di combattere il freddo mattutino di una casa priva di riscaldamento con la velocità delle azioni.

Non appena uscì dal cottage gli occhi si appuntarono sulla montagna il cui lato nord sembrava la pancia di Kitty poco prima di partorire. La parete si era spaventosamente gonfiata in quei due mesi e sembrava che stesse per eruttare tanti piccoli esseri, magari gnomi o fate come pensava Billy. O qualcosa di più sinistro e orribile secondo Relly, forse tante piccole Loo-Wit infuriate e infuocate.

Il Sole stava per spuntare, a est, un piccolo puntino rosso che stranamente diventò sempre più grande e accecante. Il cottage di Relly era su un piccolo crinale sopraelevato quanto basava per vedere, dabbasso e proprio sulle rive dello Spirit Lake sua madre, immobile e di spalle che osservava lo strano bagliore rosso che stava nascendo. Relly scese il pendio, i sandaletti che sdrucciolavano leggermente giù per il terreno in discesa. Sua madre sembrava strana, anche vista da lì; le spalle immobili, la colonna vertebrale che spiccava sotto la leggera maglietta verde rigida come una freccia che stia per essere scagliata.

Non si era accorta di quanto sua madre fosse magra. I lunghi e lisci capelli scuri ereditati da sua madre e fatti ereditare a lei erano frustati dal vento che proveniva dal lago, e oltre. Sembrava venire dal puntino rosso che era diventata una palla di medie dimensioni, sempre più vicina.

Ormai Relly aveva capito che quello non era il Sole ma qualcosa di molto simile, qualcosa di più potente.

Arrivata vicino a sua madre, si accorse che lei neanche si era accorta della sua presenza. Il globo rosso che volava sul lago aveva catalizzato tutta la sua attenzione, tutta l'attenzione della natura stessa.

Relly infatti per un breve attimo notò che tutto, ma proprio tutto, il frinire degli insetti, il canto degli uccelli e persino l'abbaiare del cane di Billy, oltre la collina, che non si era fermato un attimo in quei due mesi, erano cessati. Anche il lago era innaturalmente silenzioso, nonostante il movimento delle onde fosse sempre più mosso e veloce. Le acque dello Spirit Lake sembravano bollire e il loro colore era diventato di un rugginoso rosso incandescente.

Relly non era mai stata alle lezioni di catechismo che si tenevano nella parrocchia della città; la sua famiglia venerava i vecchi culti animisti della loro tribù tanto che quella bisbetica di Sarah Gold la chiamava spesso “pagana pellerossa”. Ma Billy, i cui genitori erano cattolici osservanti le aveva raccontato molti episodi di quello strano libro che era la Bibbia. Nonna Redlight avrebbe detto che c'erano poche donne e quelle che c'erano stavano sempre zitte quindi non le sarebbe molto piaciuto quel volume spesso e pieno di maschi.

In una storia c'era un tizio di nome Mosè che per tornare a casa con i suoi numerosi parenti aveva diviso un intero mare che si chiamava Mar Rosso. Relly si chiedeva spesso se nel lontano continente al di là dall'Oceano che non era rosso, ci fosse un mare completamento scarlatto e se le persone ci andassero a fare il bagno. Se quel mare era come lo Spirit Lake in quella strana e paurosa mattina lei preferiva stare in America anche se avesse dovuto sopportare le battute acide di Sarah Gold.

Un terrore infantile e adulto insieme la percorse interamente e sarebbe salita in braccio a sua madre se non avesse avuto la gelida certezza che le sue braccia sarebbero rimaste rigide e inamovibili, anche per accogliere lei.

Così rimase ferma come la persona che le stava di fianco, aspettando che qualcosa di spaventoso, ormai non nutriva più dubbi al riguardo, accadesse.

Spesso si crede che i bambini non pensino, non creino, non immagino le cose brutte, che il loro mondo sia fatto di nuvole rosa e coniglietti felici.

Se potessimo guardare, anche solo per uno spicchio di tempo nella loro mente vedremmo draghi mangiauomini, matrigne cannibali e creature che sfidano i classici horror americani.

La mente dei bambini contiene tanta e più oscurità di quella di noi adulti e la mente di Relly in quel momento di sospensione febbrile era piena di scenari incredibilmente mostruosi e raccapriccianti.

Ma ciò non avvenne. O almeno lei non avrebbe mai pensato che quella cosa che si stava avvicinando a grandi falcate da vicino il vulcano, da dentro il vulcano avesse quelle sembianze.

All'inizio fu difficile vederne i contorni, si confondeva con il sole, quello vero, che stava sorgendo in quel giorno così nefasto(il sole sorge e tramonta anche in giorni impossibili da concepire e sopportare,diceva sua nonna); poi la luce rossa, abbacinante e totale nella sua mortale meraviglia, divenne meno intensa, più sopportabile, quasi umanamente accettabile. Sì fermò poco distante dalla riva dove loro si trovavano, sospesa sopra le acque che in quel punto diventarono così scarlatte e purpuree che Relly aveva la nausea per il forte odore di sangue e acido solforico.

Il terrore in quel momento era pari alla curiosità di vedere la misteriosa creatura sospesa nel lago. Infatti la luce stava assumendo una forma umanoide che si tramutò, in un attimo o in una eternità, in una donna.

Certo, anche se era strano vedere donne uscire dalla montagna e volare, per Relly non fu poi così traumatico. Era cresciuta con miti e leggende di esseri antropomorfi che scendevano dal cielo, e la più bella, la più dolce e divina era la loro protettrice, Loo-Wit.

Era lei! Relly ne era sicura. Fu la sola ragione per cui non si volse e non scappò quando sua madre si riscosse e si voltò verso di lei urlandole:

“Che ci fai qui? Vattene immediatamente Redlight !”la prese per le spalle e la scosse, poi fece il gesto di spingerla via ma inutilmente. La chiamava con il suo nome completo solo quando era arrabbiata, con quel tono come se si rivolgesse ad una bambina piccola e scema. Ma lei non era piccola e scema e voleva vedere Loo-Wit. Perciò controbilanciò la spinta di sua madre e rimase ferma, ostinata nella sua posizione mentre la Signora le guardava con pietà mista ad amarezza.

Doveva essere lei! Perché altrimenti quella pelle ramata e scura, come quella della sua gente? I capelli era però ricci, ricci come nessuno degli indiani che conosceva avesse mai avuto. Ricci e marroni. Marroni come la cioccolata, marroni come il fango del lago con cui giocavano sempre lei e Billy facendo arrabbiare sua madre, marroni come il legno della sua casa di sudore e sangue che si trovava a pochi metri da lei ma anche così irrealmente lontana che se anche avesse voluto scappare non avrebbe più potuto ritrovarla. Sentiva infatti di aver perso il senso dell'orientamento, tutti i suoi sensi e le sue percezioni erano focalizzate sulla creatura dagli occhi talmente castani da sembrare rossicci, in un viso largo ed esotico, contornato da labbra ampie e carnose, labbra tese verso un sorriso sincero, forte. Un sorriso che avrebbe resistito alle avversità e ai dolori di un'intera umanità.

Non vi era nulla di delicato in lei, solo tenacia, indomita e selvaggia bellezza .Come quella delle principesse dei suoi libri, credette Relly ma dovette ravvedersi presto. Il suo lungo abito rosso, il suo mantello svolazzante con il cappuccio che veniva frustato dal vento del lago, e i guanti che nascondevano le mani e le intenzioni(non era dalle mani che partivano tutti gli incantesimi?)erano prive di orpelli, fiocchi o decori vari. Non aveva una tiara ma una corona di fiamme e lingue di fuoco, che come i suoi riccioli marroni galleggiavano in vortici spiraliformi attorno alla sua testa mentre se ne stava lì, immota e distante, anche se così vicina e concreta.

Le fiamme le serpeggiavano attorno, fuori e dentro lei, come un essere di fiamme.

Ma non era un essere di fiamme. Era un essere-fiamma.Il fulcro stesso del fuoco, l'anima del calore primordiale, lo stesso calore del letto quella mattina, lo stesso calore dei baci e delle carezze, lo stesso calore del centro della Terra, lo stesso calore del plasma di cui erano composte le stelle.

Ovviamente Relly, essendo una bambina di 9 anni non ebbe questa cognizione a livello intellettuale ma a livello spirituale si, eccome. A livello umano, come abitante di questo pianeta e piccola ma pur sempre ineguagliabile parte di questo universo, anche Relly in quel preciso, piccolo istante comprese ciò che un filosofo può forse imparare in un'intera vita.

In quella frazione di massima consapevolezza, in quel momento di massima connessione con tutto ciò che la circondava, e oltre,oltre rappresentato dall'essere-fiamma antico quanto Dio o Manitù stesso, una scossa fortissima fece tremare tutta la valle.

Il fianco nord della Sacra Montagna si stacco dalla sua base, in una nuvola di cenere incandescente e materiale piroclastico che travolse e bruciò tutto, conifere, animali e cottage, per poi finire nello Spirit Lake provocando un'inondazione senza limiti. Tutto questo in un battito di cuore, in un palpitare di anime perse e condannate. Condannate come loro due che sarebbero state travolte dall'onda di piena se sua madre non si fosse svegliata da quella rigidezza artificiale o forse così radicata nella sua natura(di veggente qual'era?o nella natura dell'essere-fiamma che l'aveva ipnotizzata?) da essere sospetta,e tirata per un braccio sua figlia avessero cominciato la lenta e difficile risalita per il pendio che le avrebbe condotte a casa, forse in salvo.

L'aria si stava impregnando di polvere e acido solforico, era difficile respirare e lampi in un cielo terso rendevano l'atmosfera infernale e dantesca.

Ma il peggio doveva ancora avvenire. I ghiacciai sulla cima del Saint'Helens con il calore del magma si sciolsero in fiumi di acqua bollente, fango e pezzi di pietra pomice grandi quanto autocarri.

I lahar implacabili cominciarono a scorrere sui vecchi letti dei fiumi e di lahar precedenti di millenni, verso valle, verso i cottage di quelle persone che incuranti della storia della Montagna e delle sue antiche furie avevano costruito impunemente e sconsideratamente.

Mentre Relly, che era più leggera e veloce riuscì a risalire speditamente il crinale della Salvezza sua madre invece continuava ad inciampare nel terreno sdrucciolevole e gemente per le continue scosse e per l'impatto di quell'enorme massa d'acqua nel lago. Per ora loro erano state protette da una piccola diga che aveva costruito suo nonno più di 50 anni prima presagendo un'evenienza simile, perché quando Loo-Wit si sveglia non risparmia nessuno. Inoltre la frana aveva preso in pieno il lato occidentale del lago mentre loro si trovavano all'esatto opposto.

Ma quella fragile barriera non servì a lungo. Perché quando Loo-Wit si sveglia non risparmia nessuno. E neanche il lahar.

 

Non appena Relly raggiunse la cima si voltò per aiutare sua madre ma la sua mano, già tesa a brandire quella famigliare fonte di carezze e coccole, trovò solo il vuoto.

Vuoto non così vuoto. Perché nonostante intorno a lei il mondo si stesse spaccando senza pietà l'essere-fiamma era ancora lì, incurante di tutto e tutti.

Relly era certa che solo la Signora della Montagna avrebbe potuto aiutarla. In fondo la loro famiglia aveva custodito la Valle da molte generazioni e le sue antenate la veneravano da secoli. Lei doveva aiutarla!

Non seppe se le parole”Aiutami, ti prego!”le urlò o le pensò all'interno di se stessa, ma l'essere-fiamma le ascoltò, le ascoltò e non fece nulla.

La guardò nelle iridi rossicce e perse ogni speranza.

Poiché l'essere-fiamma, i cui occhi avrebbero potuto risplendere, se non di mestizia e misericordia, almeno del fuoco della sua potenza e dell'ardore della sua vittoria, erano invece due orbite nere, ceneri di morti ed illusioni perdute.

 

“Ehi Relly, guardami!”la voce di sua nonna la risvegliò dal lungo torpore che l'avvolgeva da un tempo indeterminabile. La bambina alzò la testa che fino a poco prima teneva infossata tra le ginocchia e puntò gli occhi inespressivi sulla figura di sua nonna, e poi sulle altre persone che si erano ammassate al punto di ritrovo per i primi soccorsi dopo la devastante eruzione di quella mattina.

“La mamma è morta.”

“Lo so Relly, lo so.”

“Eppure io l'ho pregata di risparmiarla, lei avrebbe dovuto aiutarci. Loo-Wit è buona e generosa ma non ha fatto niente! Niente!”

Ed era la verità. La terribile verità che Relly aveva dovuto accettare quando poco più di un'ora prima era stato trovato il cadavere di sua madre. Relly si trovava nella stessa posizione in cui si trovava ora e aveva visto due volontari che trasportavano una barella con una persona sotto il lenzuolo. Se un'improvvisa folata di vento misto a cenere non avesse scoperto quello che c'era sotto lei non vi avrebbe mai creduto. Sua madre era irriconoscibile.

I suoi bei capelli neri erano incrostati di fango e sangue, la sua pelle bruciata e penzolante, la bocca spalancata in un grido muto e che non sarebbe mai finito. Nella sua testa, nella sua anima, nel suo odio.

Perché se quella visione le aveva fatto rimettere tutto quello che aveva nello stomaco, cioè solo una poltiglia biancastra e filamentosa, quello che non avrebbe mai più potuto espellere erano la sua rabbia e il profondo rancore. Per se stessa, per sua madre che non era scappata prima, per l'essere-fiamma che le aveva portato via tutto. Così come il profilo del vulcano era cambiato per sempre con una parte che sarebbe sempre mancata, lei si sentiva mancata e mancante. Mancante nel non essere riuscita a salvarla, mancata perché ormai era condannata a provare per sempre quel rimorso, a sentirsi per sempre parzialmente vuota o parzialmente piena, a seconda che nella sua vita avesse provato gioia o dolore. Se avesse provato dolore e si fosse sentita sola, sarebbe stata riempita almeno in parte da quel risentimento che non se ne sarebbe mai andato; nella gioia tuttavia si sarebbe trovata sempre e comunque parzialmente piena, perché quella parte di lei, che se ne era andata via insieme al fianco nord del Saint'Helens e con la speranza, le avrebbe impedito di godere appieno del suo futuro.

Questo percepì la Nonna mentre osservava con intenti profetici sua nipote, e si spaventò di quel buio rosso come sangue raggrumato.

“Devi ascoltarmi Redlight, da adesso in poi dovrai portare tu questo nome come è giusto che sia. So che ti senti sola e arrabbiata, ma quello che hai visto, chi hai visto non è un tuo nemico. Tu sei una delle poche ad aver visto Fuoco ed essere sopravvissuta per ricordarlo. Perché tu devi ricordare. Non tua madre morta o il disastro del monte Saint'Helens come lo descriveranno i bianchi senza fede. Una tragedia fine a se stessa. Devi ricordarlo come un evento che si incastra, pur nel sangue e nel dolore, con l'intero ciclo della vita e della Natura.” Nonna Redlight emise un sospiro, un singhiozzo e una preghiera contemporaneamente, ”la natura non da e non prende. Noi non la preghiamo per questo, per avere qualcosa in cambio, un vantaggio o un'assoluzione che sia. La preghiamo perché siamo parte di lei e lei è parte di noi. Venerandola veneriamo noi stessi. Non siamo come i bianchi che la trattano come se vendessero azioni o titoli, come se fossero al mercato. Non c'è una domanda e un'offerta. Ci siamo solo noi stessi, qui in questo momento. Anche tua madre!”

Relly, che aveva ascoltato quel discorso trovandolo nebuloso e senza senso, si illuminò e cercò sua madre,o il suo spettro. Magari anche lei come la Nonna poteva tornare. Non era proprio sola.

“Non puoi vederla, o almeno non ancora, non come vedi me. Ma c'è e ti starà sempre vicina. Ora devo andare, ma ricordati le mie parole. Hai visto Fuoco e niente sarà più come prima. Ricordati Redlight!”

“Redlight, svegliati! Mi senti? Povera piccola, ha appena perso la nonna da neanche un mese e ora anche la madre!”

Il padre di Billy era chino su di lei proiettando un'ombra che aveva fatto scomparire la Nonna.

“Vieni, ora penserò io a te! Billy dice che ti piacciono i film per bambini grandi, vero? Bene, nella mia casa potrai mangiare tutti i dolci che vorrai e vedere tutti i film che vorrai!”

Nonna aveva proprio ragione, niente sarebbe più stato come prima.

  
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