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Autore: Marty_199    30/05/2017    0 recensioni
Nel mondo di Grace i notturni regnano, i vampiri hanno acquisito il potere di decidere vita e morte degli umani. L'umanità è nient'altro che bestiame, rinchiusa in borghi murati, in cui vive sottomessa dalla paura e dalla parvenza di libertà. Schiavi dei vampiri, senza il ricordo del mondo esterno.
Grace sa di essere diversa, lei è nata da un'umana e da un vampiro nobile. Non è di nessuna delle due specie.
Ripudiata fin dalla nascita, sarà costretta a vivere sotto il tetto paterno, entrando in stretto contatto col suo misterioso fratellastro maggiore, Luka. Come tutti i vampiri, è crudele, senza il minimo riguardo per la vita umana, ma pieno di sfaccettature che presto Grace si troverà a scoprire, comprendendo anche se stessa e la sue reale natura.
I mezzosangue sono maledetti dal bisogno di legarsi ad un vampiro per poter sopravvivere. Ma per Grace vi è un solo desiderio, diventare un pieno vampiro.
Entrerà a far parte del mondo appartenente alla vita dei notturni, scoprendo i loro vizzi, le crudeltà e l'insieme che costituisce la vita di esseri immortali e dannati. Dovrà farsi marchiare per sopravvivere... e saranno proprio le zanne di Luka a richiamare il suo sangue.
Genere: Dark, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Incest, Violenza
Capitoli:
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Diciassette anni prima...

La donna era chiusa nella sua stanza e poche signore di età avanzata le si erano raggruppate tutte intorno, pronte ad aiutarla al meglio delle loro possibilità.
Sdraiata sul letto urlava, in preda ai forti dolori provocati dalle contrazioni. I folti e scuri riccioli le si erano incollati alla schiena sudata e al viso, mentre sulla fronte aggrottata dallo sforzo vi scendevano gocce di sudore luccicanti sotto la luce, quasi ad assumere una forma simile alle perle sporche ed antiche. La veste bianca che indossava le pareva d'impiccio e avrebbe voluto strapparsela via.
Con le mani stringeva il lembo del lenzuolo sgualcendolo mentre alle sue orecchie giungevano le istruzioni della donna anziana di fronte a lei. Conosceva il suo nome, e avrebbe voluto urlarle che lei non voleva. Che il tempo avrebbe dovuto arrestare immediatamente la sua corsa. Al contempo stesso quel momento avrebbe dovuto passare con tutta la velocità possibile.
La donna era sdraiata sul letto con le gambe aperte, nella posizione giusta per poter partorire, spinse con tutte le sue forze, limitando un poco le sue urla e decidendo di trasferire tutte le sue energie nella piccola creatura che stava nascendo, uscendo dalla protezione del ventre materno.
Nove mesi erano stati pochi per lei, prepararsi ad un parto dal quale non era certa avrebbe ricevuto un figlio. Era stato meraviglioso per la sua mente bearsi della possibilità che il feto nel suo ventre fosse vivo.
Ma quella magra possibilità si sarebbe entro poco distrutta in frammenti.
Dopo altro dolore, respiri mozzati alternati ad altri veloci... dopo un tempo che per la donna parve infinito, un pianto genuino quanto disperato riempì l'aria e squarciò il piccolo attimo di silenzio, quell'attimo in cui la madre aveva realizzato di aver messo al mondo un'altra creatura, quell'attimo in cui le sue urla si erano placate, sostituite solo da un profondo respiro di sollievo alla fine di una meravigliosa quanto terribile agonia.
La donna si lasciò cadere contro il morbido cuscino posto alle sue spalle, constatando la morbidezza di quelle coperte rosse come il sangue, il tessuto era di seta pregiata, tanto soffice da darle una sensazione di pace. Le era sempre piaciuto pensare di trovarsi su di una nuvola.
Lo aveva sentito davvero? Il pianto di suo figlio... lacrime di gioia e spavento presero a scendere dagli angoli dei suoi occhi, scomparendo nel mezzo dei folti ricci.
Scoppiò in un pianto intrinseco di gioia e incredulità. Al momento della rottura delle acque sarebbe dovuta uscire e farsi aiutare da persone competenti, ma la notte non portava alcun beneficio, se non esseri assetati di sangue pronti a mietere la prima vittima a loro sotto tiro.
Irina era legata ad uno di loro, carnalmente e sentimentalmente. Sentimenti che provava solo lei, che il suo vampiro nobile, colui a cui si era ceduta, non aveva mai fatto niente per ricambiare. Si era fatta marchiare dalle sue zanne, la cicatrice dei due piccoli fori era sempre lì, sul suo collo, il suo vampiro l'aveva riaperta più volte, facendole male, facendole provare piacere, molte volte non dandogli il tempo di cicatrizzarsi del tutto.
Aveva imparato molto su di loro ed era persino riuscita ad amare, era difficile alla sua stessa mente immaginare di amare un uomo, un essere, il quale cuore non batteva più da secoli ormai, la cui anima era sparita nei meandri del demone che era diventato. Che era sempre stato.
Eppure Irina lo aveva accettato, voleva capirli, voleva stare in mezzo a loro, non era mai riuscita a farsi bastare le leggende popolari intrinseche di odio e sangue, era consapevole dello stato in cui il mondo si trovava ma segretamente i carnefici di massacri, i cacciatori notturni, i meravigliosi e letali principi della notte, l'avevano sempre affascinata ed impaurita, incutendole una sensazione di pura adrenalina compressa mista ad una curiosità innaturale per lo stato pietoso in cui la sua razza si ritrovava.
Ma persino all'interno delle sue fantasie avrebbe detto di riuscire ad entrare nelle grazie di un vampiro nobile. Nessun vero sentimento li legava insieme, lei non era la moglie, la fidanzata o una donna che valesse davvero per lui... e mai lo sarebbe stata. Era conscia delle sue possibilità.
Ma era l'unica succube che Frederic Wellingthon aveva voluto con sé, l'unica. E non era da vampiri nobili possederne solo una. Ne avevano solitamente tre, alle quali riservavano il medesimo comportamento e trattamento. Schiave o schiavi, con l'unico compito di soddisfare in tutto e per tutto il loro padrone.
Lui ne aveva voluta una, che trattava in modo diverso da chiunque altro, ed Irina si era sentita speciale per la prima volta nella sua vita, era un particolare tipo di amore che al suo animo andava bene sotto ogni punto di vista, anche nei suoi lati marci e perversi.
Lei gli era devota. Non tutti gli amori si svolgevano al medesimo modo, seguendo dei punti precisi e delineati.Ognuno accettava quello che credeva fosse il migliore per sé, che lo rispecchiasse riempiendo il suo essere, ed Irina era riuscita a trovare il suo.
E di ciò si diceva felice. Completa per la prima volta nella sua esistenza su di una terra maledetta.
Tutte le sue stentate certezze erano state confermate in un solo singolo istante. Il frutto di quell'unione non era stato vano, aveva portato alla luce la piccola creatura che si dimenava tra le braccia dell'ancella che l'aveva aiutata a partorire.
<< Una femmina>> esordì la voce roca dell'anziana. Un tono dipinto di incomprensione davanti una creatura che non sarebbe dovuta nascere. Non con un piccolo cuore pompante sangue.
Le mani dell'anziana erano scosse da tremiti, non si era preparata nel ricevere una vita... bensì un feto morto.
<< Fammela vedere>> gracchiò con voce stanca Irina, puntando i suoi occhi scuri come le ombre notturne della foresta verso sua figlia, e nient'altro.
La signora si voltò verso di lei, rughe profonde le marcavano il viso come solchi provocati dalla vita stessa, piccole rughe le si creavano intorno agli occhi spalancati quando li muoveva e altre si allentavano negli angoli della bocca, sembrava il gioco di piccoli fili della consistenza di una ragnatela. Il vestito nero che indossava un poco più sporco di come lo era stato pochi momenti prima.Tentava inutilmente di calmare la bambina cullandola a ritmi troppo veloci tra le braccia, palesemente inesperta.
Era diretta verso la bacinella d'acqua calda posta sopra il mobile più grande della camera, ma si era fermata nell'udire la voce di Irina.
<< Ma signora... è sporca, va pulita, vestita e...>> balbettò inutilmente l'anziana.
<< Fammela vedere>> ribadì seria, indurendo l'espressione distorta dalla stanchezza. Sentiva le palpebre calare ma si rifiutava di chiuderle senza aver prima visto la bambina.
Si rifiutava di lasciarla tra delle mani che non fossero le sue. Perché essa era la fonte dell'amore che tanto le consumava il cuore.
L'anziana non se lo fece ripetere più di due volte, con l'espressione contrariata si avvicinò al mobile prendendo un panno pulito.
Le altre donne camminavano per la stanza fingendo di essere indaffarate nel sistemare, ma con gli occhi e con le orecchie non facevano che tenersi in allerta, osservavano la piccola con cipiglio confuso, come fosse una creatura mitologica mai vista prima.
Non ne avevano tutti i torti, perché proprio ciò era fonte delle lacrime di Irina. Era raro poter osservare il frutto di un demone nobile e di un'umana nascere con il respiro della vita in corpo. L'oblio della morte solitamente li richiamava già da dentro il ventre della madre, portandola inevitabilmente ad un aborto spontaneo.
A volte invece, come in quel caso, nascevano, ma non avevano il tempo di aprire gli occhi, perché la misteriosa creatura vestita di nero con perennemente una falce sulle spalle glieli lasciava chiusi per sempre.
Era raro, in parte unico, e grandemente detestato.
Sua figlia era stata privilegiata, la morte non aveva vinto. Il legame che Irina aveva sempre percepito non era immaginazione, ma per una vita racchiusa dentro di lei che avrebbe dovuto portare al mondo.
L'anziana signora camminò sulle piastrelle bianco candito della stanza, producendo un leggero ticchettio con le scarpe dal basso e spesso tacco. La stanza era illuminata in modo che non fosse troppo forte, soffusa abbastanza da non dar fastidio agli occhi, ma Irina vedeva sin troppa luce intorno a sé.
Quando alzò gli occhi la donna era di nuovo vicino a lei, aveva avvolto la piccola nel panno bianco e gliela porgeva con gentilezza. Ansiosa di allontanare da sé quella creatura che non conosceva. Irina strinse al suo petto quella piccola creatura, il suo aspetto era un poco diverso da come lo aveva immaginato nella notte, mentre accarezzava la pancia pregando che restasse viva, pregando per percepire un minimo movimento.
La bambina aveva delle spalle strette, proprio come doveva esserlo il suo piccolo bacino, dal sottile panno che gli faceva da veste si vedeva l'anca sporgente, le braccia e le gambe corte si muovevano su e giù in gesti privi di significato.
Il capo possedeva dimensioni un poco più grandi del gracile corpo e una forma un poco allungata, la parte superiore era ricoperta di pochi e radi capelli corti e scuri. Il colore della pelle in un primo momento le era sembrata scura, quasi bluastra, ma con i piccoli respiri coi quali riempiva e svuotava i suoi piccoli polmoni, la pelle aveva preso a diventare rosea, anche se un poco rossastra nella zona della fronte e della nuca. Era ricoperta di una sostanza biancastra, quasi trasparente, della quale Irina non conosceva il nome, era certa che le donne in quella stanza ne fossero a conoscenza, anche se non voleva chiederlo, non le interessava.
<< Il padrone non verrà a vedere questa bambina, dovrete andarvene all'arrivo dell'alba e crescerla da un'altra parte.>>
Irina lo sapeva, lei era solo una sottoposta, un vampiro nobile e potente come Frederic Wellingthon non si sarebbe sprecato ad osservare la sua piccola figlia bastarda. Né l'avrebbe mai riconosciuta come tale. Lo aveva saputo sin da subito, ed era già tanto che lui le avesse permesso di partorire nella sua reggia.
Guardò la sua bambina, e quando questa aprì gli occhi, due piccole iridi marroncine la scrutarono, mentre dalla gola prendevano ad uscirle bassi versi gutturali ed incomprensibili.
Gli occhi sfumavano, intorno alla pupilla nera come la pece vi si stendeva un colorito verde scuro, macchiato di marrone, soprattutto intorno al contorno dell'iride. Erano gli occhi del padre, qualcosa di Frederic era passato in lei, oltre il suo sangue nobile. Irina in quel preciso istante seppe che avrebbe amato sua figlia. Al solo guardarla negli occhi, avrebbe rivisto l'uomo al quale aveva donato il suo cuore, e che in cambio le aveva dato qualcosa: una figlia sua.
<< Il nome signora? Il padrone vuole sapere solo questo.>>
Irina sentì gli occhi gonfiarsi di ulteriori lacrime trattenute sino a quel momento, non aveva ancora davvero ragionato su di un nome da dargli, non aveva saputo nemmeno, se non pochi secondi prima, se fosse una femmina o un maschio. Non ci mise più di dieci secondi per scegliere il suo nome, lo sussurrò come fosse un segreto di inestimabile valore. Per lei e per il suo vampiro, per il destino ignoto che l'attendeva.
<< Grace.>>

****
Note: E' una storia che avevo in mente da un po'. Ma essendo pigra l'avevo messa da parte, ora l'ispirazione è tornata e la sto riscrivendo, convincendomi finalmente a dargli una forma. E mi è venuta voglia di pubblicarla qui.
E' la prima storia che scrivo sui vampiri e i consigli sono ben accetti! Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate, anche se si tratta di un prologo abbastanza corto :) nel quale non succede molto haha. Naturalmente anche se in caso vedeste qualcosa che non va potete farmelo sapere, le critiche costruttive sono ben accette, d'altronde tutti abbiamo da migliorare e imparare.
Spero che se questa introduzione sia stata di vostro gradimento anche il resto della storia lo sia! A presto.
P.S: forse più in la modificherò un po' la trama, mi è sempre difficile scriverne una, comunque spero che vada bene.

 

   
 
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