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Autore: Mayfa_P    08/06/2017    0 recensioni
Primo libro della trilogia "I Dominatori di Elda".
Per secoli Elda venne tenuta sotto controllo dai 4 dominatori che mantenevano l'ordine al fianco del Capostirpe, al termine della Grande Guerra però scomparvero diventando leggenda, una leggenda trascritta da un antico stregone il quale narrava il ritorno di queste forze ritenuto minaccia o fonte di grande potere per colui che fosse riuscito a conquistare la loro fiducia.
Mornon, uomo privo di sentimenti, privo di pietà e bramoso di potere tanto da mettere in pericolo la vita del suo stesso primogenito Erech, verrà a conoscenza di una verità che lo porterà all ricerca dei dominatori.
Sarà Nilde, una guerriera senza passato, che per scoprire la verità e per proteggere Elda dal tiranno, scenderà in prima linea pronta a combattere per il popolo, troverà però un'ostacolo ad attenderla, un'ostacolo che non si sarebbe mai immaginata.
Un uomo spietato pronto a tutto per il potere.
Un figlio sottomesso.
Una Guerriera, pronta a tutto per difendere la pace di Elda.
Una Guerra contro le tenebre e un amore proibito.
Genere: Fantasy, Fluff | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Violenza
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Dieci anni prima

Coloro che sono in grado di dominare i 4 elementi sono destinati a tornare.
Il loro ritorno però potrà essere sia una minaccia per il male presente, sia un'enorme fonte di potere per esso. Sta agli elfi giocare bene le proprie carte.
Rilesse quelle parole altre cinque volte, mentre un'idea si faceva strada nella sua testa, aveva paura di sbagliarsi e di commettere degli errori ma si fidava delle parole di quel vecchio stregone, famoso in tutta Elda per essere il miglior stregone ed indovino degli ultimi secoli.
"Credete davvero a tutte quelle storie?" chiese una voce proveniente dalle sue spalle, la conosceva talmente bene da non aver bisogno di guardare in faccia il  proprietario.
"Bor, caro mio, queste non sono semplici storie, dovreste saperlo meglio di me."
Disse girandosi verso l'uomo alle sue spalle, era un uomo più vecchio di lui ma gli aveva sempre portato un grande rispetto, probabilmente fu per quello che con il tempo divenne il suo uomo più fidato.
"Siete sicuro di ciò che volete fare? È pur sempre vostro fratello, Mornon pensateci bene. " disse Bor quasi implorante. L'uomo non rispose, si alzò senza degnare l'amico di uno sguardo e si diresse verso la porta senza voltarsi. Quando giunse ad essa si fermò un istante.
"Se vogliamo tutto, dobbiamo fare ciò che va fatto." sussurrò, più a se stesso che all'amico alle sue spalle, dopo di che varcò la soglia senza aggiungere altro.
Camminava spedito lungo gli enormi corridoi in pietra senza degnare nessuno di attenzione, aveva un compito da portare a termine e doveva farlo il prima possibile.
Giunse in breve tempo alla sala del trono dove il fratello era intento a parlare con alcuni contadini bisognosi di aiuto, con un breve cenno del capo diede ordine ai suoi uomini di accompagnare fuori gli ospiti, aveva bisogno di restare solo con Brandir.
"Mornon, fratello mio, avete bisogno di qualcosa di particolarmente urgente se fate cacciare i sudditi in questo modo!" suonava quasi come un rimprovero ma Mornon non gli diede peso e andò dritto al punto.
"Brandir, fratello, i 4 dominatori.."
"So già cosa vuoi dirmi Mornon e non voglio sentirlo! Sono tutte baggianate scritte per stolti come te! Sono storielle per bambini te ne rendi conto?"
Mornon si aspettava già quella reazione, ma l'ira irruppe dentro di se come un mare in tempesta e in breve si ritrovò ad urlare contro il fratello.
"No! Non lo sono! È tutto reale! I 4 dominatori esistono e sono da qualche parte nel mondo. Probabilmente neanche loro sanno chi sono realmente, dobbiamo solo trovarli e convincerli ad aiutarci. Se staranno dalla nostra parte, con il loro potere, potremmo dominare tutto. Tutti ci temeranno e si inchineranno al nostro cospetto! "
"Basta!" questa volta fu Brandir ad alzare la voce, era stufo di sentire le idee senza senso di suo fratello e, contro la sua volontà, si ritrovò a dover prendere seri provvedimenti. Si avvicinò lentamente al fratello studiando ogni suo aspetto fisico, erano uguali: stessi occhi rossi come il fuoco, stessi lineamenti duri, i lunghi capelli bianchi che incorniciavano i loro volti. L'unica loro differenza era quella scintilla di pazzia che trapelava dagli occhi di Mornon, sapeva che non era stabile mentalmente, non era riuscito a superare la morte dei genitori come ci era riuscito lui e questo l'aveva portato con il tempo a colmare quel vuoto con il potere, ma essere un futuro re non gli bastava, voleva di più e questo lo stava portando a perdere la lucidità.
Quando giunse a pochi centimetri dal fratello, gli accarezzò il viso con dolcezza.
"Mornon, fratello mio, hai bisogno di un po' di riposo, i miei uomini ti prepareranno le valige e andrai per qualche giorno nella casa alle cascate, li potrai avere un po' di pace e riposarti."
Quando quelle parole giunsero all'orecchio di Mornon, qualcosa dentro di se scattò per sempre, scostò con violenza le mani del fratello dal suo volto e in un attacco d'ira gli sferrò un pugno in pieno viso facendo cadere Brandir per terra, l'uomo rimase seduto al suolo sgomento, non poteva credere che suo fratello l'avesse colpito davvero.
"Brandir, tu non mi capisci, tu non mi hai mai capito! Credi che sia impazzito vero? È per questo che volevi mandarmi alle cascate, per disfarti di me! Perché per te non sono altro che un peso, il fratello pazzo che ti sta tra i piedi, non è così?"
"No! Mornon, non sei un peso per me.."
"Chiudi quella bocca! Non voglio più sentire nulla da te! Ti darò ciò che vuoi! - si inginocchiò al fianco del fratello ancora seduto a terra e gli sussurrò all'orecchio - ci vediamo all'inferno fratello mio."
Inchiodò il suo sguardo in quello di Brandir, estrasse un pugnale da sotto il mantello e lo trafisse all'altezza del cuore senza alcuna pietà.
Rimase a guardare il cadavere del fratello riverso a terra inerme per qualche istante, voleva provare dolore ed essere schifato da ciò che aveva fatto, ma non ci riusciva. Suo fratello meritava quella fine, non aveva mai creduto in ciò che diceva, gli dava del pazzo, perciò meritava la morte.

***

Nel frattempo in un altro paesello di Elda

"Nilde ti prego, sono stremato."
"Dai papà io voglio combattere ancora!"
"Andiamo piccola, adesso è ora di pranzo, più tardi se vuoi ci alleniamo ancora." disse l'uomo inginocchiandosi all'altezza della figlia e scompigliandole i capelli come era solito fare.
La piccola senza neanche pensarci corse come un fulmine in casa dalla madre, la quale aveva appena finito di riempire le ciotole di una strana zuppa verdastra, cosa che però alla piccola poco importava, si sedette a tavola e immerse immediatamente il cucchiaio nella zuppa divorandola in un istante.
"Guarda che fame ha la mia principessa" disse la madre accarezzandola dolcemente e riempendo nuovamente la ciotola della bambina.
"Oggi i miei guerrieri hanno lottato molto, appena finiamo di mangiare andate a fare un riposino tutti e due e no – aggiunse guardando il marito - Alyon, non è una proposta è un imposizione." disse con voce soave dando un dolce bacio sulle labbra al marito. Il resto del pranzo fu come al solito, un chiacchiericcio continuo con un alternarsi di piccoli battibecchi inerenti la lotta tra padre e figlia. Al termine del pasto Alyon accompagnò la figlia a letto rimboccandole le coperte con la promessa che verso sera avrebbero combattuto ancora e, come promesso alla moglie, si distese anche lui.
Nilde non sapeva esattamente da quanto stesse dormendo, sapeva solo che sentì delle forti urla provenire dalla sala, il tutto accompagnato da rumore di cocci rotti, le sembrò tutto molto strano, i suoi genitori non litigavano mai così prepotentemente. Scese dal letto in fretta e in preda al panico, le risultava tutto così strano e voleva capire cosa stesse succedendo ma, quando raggiunse la porta della camera sua madre entrò con prepotenza obbligandola ad indietreggiare, aveva le lacrime agli occhi  la disperazione le si leggeva sul volto, Nilde rimase paralizzata, la vista di sua madre in quelle condizioni faceva crescere il panico dentro di lei.
"Piccola mia devi scappare, adesso! E non voltarti mai indietro!" disse la madre dopo averle porso il pugnale di suo padre.
Appena terminò la frase però, la piccola fece appena in tempo a prendere il pugnale che un uomo irruppe nella stanza trafiggendo la madre da parte a parte con un enorme spadone. Nilde rimasse scioccata dalla visione, nonostante ciò ebbe la prontezza di nascondere sotto la casacca il pugnale poco prima che l'uomo la prendesse di peso e se la caricasse sulle spalle incurante delle urla e dei calci che tirava la bambina. Attraversarono il salotto di  corsa ma i cadaveri di due uomini sconosciuti non passarono inosservati allo sguardo della piccola che, con il suo sguardo attento riuscì ad individuare anche, su un lato della cucina, il cadavere martoriato di suo padre.
Quella vista le fece crescere un ira dentro di se inimmaginabile per una bambina della sua età, Nilde diede un forte strattone all'uomo che le permise di riprendere il pugnale e, senza neanche pensarci,  lo infilzò tra le scapole, questo colto alla sprovvista cadde in avanti sbattendo violentemente la nuca rimanendo inerme al suolo. La bambina si perse un secondo a contemplare il cadavere, non poteva credere di aver appena ucciso un uomo, ma il ricordo di ciò che lui aveva fatto alla sua famiglia si fece vivo in modo violento accrescendo ancora di più la sua ira.
Quando però risollevò lo sguardo si ritrovò davanti un ragazzino che la contemplava, avrà avuto qualche anno in più di lei, era in piedi e in mano teneva un lungo spadone puntato verso di lei. Per un attimo i loro sguardi si intrecciarono, aveva due occhi neri come la pece che lei non aveva mai visto, in pochi secondi però si riprese e senza pensarci troppo e, come le aveva insegnato suo padre, con una velocità fuori dal comune aggiro l'arma e colpì in ragazzino con la lama del suo pugnale in faccia, questo si riversò a terra urlante e lei scappò velocemente scomparendo nel bosco.
Quando fu abbastanza lontana si bloccò di colpo con lo sguardo perso nel vuoto, tutto ciò che era successo le cadde improvvisamente addosso come una secchiata di acqua ghiacciata, si ritrovò distesa a terra con le lacrime che le solcavano il volto aveva perso le uniche due persone che amava di più al mondo, ritrovandosi da sola e smarrita.
Pianse finché le forze non l'abbandonarono e stremata, cadde in un sonno profondo.

   
 
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