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Autore: HIMsteRoxy    12/06/2017    1 recensioni
Anthony, musicista punk rocker quarantacinquenne si ritrova a dover affrontare la realtà di tutti i giorni, quando si ricorderà improvvisamente di avere una figlia di quindici anni di cui occuparsi.
Genere: Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Ore 8 AM.
La radio sveglia si accende improvvisamente e il ritmo incalzante di I Don’t Want To Grow Up dei Ramones inonda la camera da letto.
I raggi del sole filtrano attraverso la finestra della stanza di un piccolo e disordinato cottage, mentre gli occhi di Anthony si aprono a fatica e frustrato e con una pesante emicrania – postumi di una nottata passata in un pub della città fino alle tre del mattino – si rigira tra le coperte, bofonchiando qualche parolaccia.
Allunga una mano verso quell’affare che urla a squarciagola ad un volume abbastanza alto – chi è quell’idiota che ha alzato il volume al massimo? – e cerca di spegnerlo, ma fallisce miseramente.
La radio, nel tentativo di acciuffarla e di pigiare il pulsante giusto, cade rovinosamente a terra con un sonoro tonfo, ma invece di zittirsi, continua a trasmettere musica.
Anthony sospira pesantemente e si volta nuovamente verso il comodino. Porta un piede fuori dalle coperte, tastando a tentoni il pavimento, mentre cerca la radio. Quando la trova tenta di scaraventarla il più lontano possibile, ma il suo tentativo fallisce miseramente perché sbaglia la mira e assesta contro l’aria un goffo calcio.
La canzone termina e vi sono alcuni secondi di silenzio, in cui Anthony tira un sospiro di sollievo, che vengono però interrotti dalla voce irritante di uno speaker e subito dopo da una nuova canzone dal ritmo rockeggiante.
Infila la testa sotto il cuscino e preme la stoffa contro le orecchie, mentre combatte l’emicrania che adesso sembra peggiorare sempre di più. Quindi prende la definitiva decisione di alzarsi dal letto.
Apre direttamente gli occhi e si mette a sedere, abbassa lo sguardo verso la radio che continua a gracchiare e si alza, sospirando. Prende da terra l’oggetto, lo deposita sul comodino ingombro di cartacce varie, tappi e bottiglie di birra, pacchetti di sigarette vuoti e quant’altro, e abbassa finalmente il volume.
Attraversa la stanza a piedi nudi, scavalcando il ciarpame che perpetua sul pavimento dalla notte precedente: una maglietta, dei jeans sbiaditi e una giacca di pelle. Si staziona davanti lo specchio e osserva il suo riflesso: i capelli neri sono scompigliati, la lunga barba è incolta e gli occhi sono arrossati e denotano che la sera prima ha bevuto così tanto, ma questo lo sa già.
Continua a guardarsi e alla fine ammette che non è poi conciato così male. Anzi, il suo look trasandato, le tre collane che porta sul petto e i due piercing all’orecchio sinistro, gli donano un’aria parecchio giovanile, se non fosse per il fatto che abbia compiuto da poco i quarantacinque anni e che gli anni settanta siano passati già da un bel pezzo.
Si atteggia davanti allo specchio, pavoneggiandosi, poi si dirige direttamente in cucina. L’emicrania sembra essersi attenuata, riflette mentre inizia a preparare il caffè, ma proprio in quel momento un punto preciso nella tempia ricomincia a pulsare e Anthony è costretto a fermarsi un attimo e porta entrambi le mani sulla testa. Si maledice per aver bevuto troppo la sera precedente e per non essersi fermato al primo bicchiere di birra, ma che poteva fare? Per lui non c’è divertimento senza la birra e non può certo rifiutare quando sono gli amici ad offrire.
Riprende ad armeggiare con il caffè, quando il suo telefono cellulare inizia a squillare, sepolto chissà dove. Segue le note di Rock the Casbah dei Clash per tutta la casa: ritorna in camera da letto, poi di nuovo in cucina e infine, mentre il telefono smette di squillare, lo trova nascosto in un buco del vecchio divano, in soggiorno.
Lo prende e se lo rigira tra le mani, riflettendo sul come, quando e perché sia finito proprio lì. Non riesce a darsi una risposta e controlla il registro chiamate.
Si accorge di avere ben cinque chiamate e un messaggio da parte di Beth, la sua ex moglie. Si gratta la testa e, sbadigliando, se ne ritorna in cucina. Versa il caffè ormai pronto in una tazza e prende posto a tavola. Porta la tazza all’altezza delle labbra e fa un sorso, mentre ignora le cinque chiamate perse e va a leggere direttamente l’unico messaggio.
 
Anthony, dove sei finito?
Ti sei dimenticato che giorno è oggi?
Tu e Kirsten dovevate fare quella gita. Glielo avevi promesso.
Vedi di presentarti almeno stavolta.
 
- Beth
 
Quasi si affoga con il caffè e deposita la tazza sul tavolo, che barcolla precariamente. Tiene ancora in mano il cellulare, si alza direttamente dalla sedia e controlla il calendario. È sabato, il primo del mese ed ha promesso a Kirsten, sua figlia di quindici anni, proprio oggi di portarla a fare una gita fuoriporta. Anche le volte precedenti aveva promesso di passare del tempo con lei, ma ogni volta si era dimenticato o aveva dovuto disdire perché troppo impegnato con il suo lavoro da musicista.
Finisce di bere in fretta e furia il caffè, scottandosi e urlando per il dolore. Controlla l’orario – è in ritardo di mezz’ora – e ritorna in camera da letto. Prende da terra gli indumenti gettati a terra, si veste il più in fretta possibile e si guarda allo specchio. Pettina i capelli alla bell’e meglio, torna in cucina e prende due pasticche per il mal di testa. Afferra il cellulare, il portafogli, le chiavi dell’auto ed esce di casa.
 
 
  
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