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Autore: Emmastory    15/06/2017    3 recensioni
Dieci anni. Questo l'esatto lasso di tempo trascorso dall'ultima battaglia contro i famigerati Ladri, esseri ignobili che paiono aver preso di mira la bella e umile Aveiron, città ormai divenuta l'ombra di sè stessa poichè messa in ginocchio da fame, miseria, dolore e distruzione. Per pura fortuna, Rain e il suo gruppo hanno trovato rifugio nella vicina Ascantha, riuscendo a riprendere a vivere una vita nuova e regolare, anche se, secondo alcune indecisioni del suo intero gruppo, tutto ciò non durerà per sempre. Come tutti ben sanno, la guerra continua, e ora non ci sono che vittime e complici. (Seguito di: "Le cronache di Aveiron: La guerra continua)
Genere: Avventura, Azione, Dark | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Shoujo-ai
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Le cronache di Aveiron'
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Capitolo XLV

Perdere per vincere

Era stata una questione di minuti, e mi ero svegliata. Il buio mi avvolgeva non permettendomi di vedere nulla, ma servendomi di una piccola torcia che avevo donato a Terra quando era terrorizzata da ciò che a suo dire poteva nascondersi nell’oscurità, riuscivo comunque a muovermi. Per una volta, la colpa di tutto non era da imputarsi alla mia ansia. Difatti, e per qualche a me ignota ragione, continuavo a sentire lo stesso identico suono, ripetuto infinite volte come in un’eco. Qualcuno piangeva, e raggiungendo il salotto di casa, scoprii la verità. Era Alisia. Probabilmente era ancora scossa da quanto accaduto nel pomeriggio, ma volendo esserne sicura, mi avvicinai. Fatti pochi passi, la chiamai per nome, e guardandomi negli occhi, lei non disse nulla. Il suo intero corpo appariva rigido, ed era scosso da tremiti sempre più evidenti. “Alisia, posso sapere cosa..” azzardai, non avendo comunque tempo né modo di completare quella frase. Difatti, il suono dei suoi singhiozzi mi colse impreparata, e soltanto guardandola, provai dolore. Il sangue non ci univa, ma era pur sempre mia sorella, e dentro di me sentivo di dover almeno provare ad aiutarla. “Pensavo di poterlo nascondere, infatti nessuno lo sa, ma vedi, io sono… sono…” piagnucolò, con sguardo triste e occhi dolenti. Ad ogni modo, quella frase non ebbe mai fine, e le sue parole vennero sostituite da un gesto. Scivolando nel silenzio, si posò una mano sul ventre, e fu allora che capii. “No, non ci credo. Sei incinta? Ma come…” biascicai in risposta, scoprendomi poi incapace di credere a quanto avessi appena sentito. “Non lo so, Rain. Non ne ho idea, va bene? Lo sono e basta, e se qualcuno dovesse scoprirlo, non so cosa farei.” Fu la sua risposta, che mi lasciò letteralmente senza parole. “Ci sarò io per te.” Le dissi allora, stringendola in un delicato abbraccio e accompagnandola di nuovo al suo giaciglio. Aiutandola a sdraiarsi, le rivolsi un sorriso, e una volta fatto, adagiai sul suo corpo una morbida coperta. Subito dopo, tornai a dormire. Mi svegliai solo alle prime luci dell’alba, scoprendo, nonostante la bella stagione, un vento terribilmente freddo appena fuori dalla nostra finestra. Preoccupata, avvisai i ragazzi, che capendo immediatamente dove volessi arrivare, non fiatarono. Non si sarebbero allenati, ma poco importava. L’unica cosa a contare era il benessere della mia famiglia, che disgraziatamente, andò in pezzi. Per l’ennesima volta, ci ritrovammo fuori al freddo e nel bel mezzo di una nuova battaglia, che ci colse impreparati, proprio come un fulmine a ciel sereno. Con le armi in mano, provammo tutti a fare del nostro meglio, me compresa. Come c’era d’aspettarsi, il sangue colò, e molte persone morirono lottando o tentando di fuggire, e come se questo non fosse abbastanza, nella furia della battaglia qualcosa accadde. Nonostante il marasma e l’incredibile cacofonia di grida e urla disperate, il silenzio cadde, e anche se per un solo attimo, perfino il mondo parve smettere di muoversi. Correndo, andai alla ricerca dei vari membri del mio gruppo, trovandoli tutti, eccetto uno. Samira. Colta dal panico, mi guardai intorno, e fu allora che la vidi. Stesa sul selciato come me tempo prima, e completamente incapace di muoversi. Avvicinandomi, provai ad aiutarla, ma afferrandomi un polso, qualcuno mi fermò. “ Era Stefan, che tenendomi stretto un polso, tentò di impedirmi qualunque movimento. Divincolandomi dalla sua presa, mossi un singolo passo in avanti, sentendo poi il sangue gelarmisi nelle  vene. Non volevo crederci, eppure era così. Samira aveva di nuovo ceduto. Sconvolta, guardai Soren, notando che alcune lacrime gli scivolavano sul viso. Era lì chino sul corpo dell’amata moglie, che intanto respirava  a malapena. “Samira, no, ti prego non lasciarmi. Le diceva, facendo di tutto per spronarla e aiutarla a riprendersi. Tentativi tristemente vani, che lasciavano presagire il peggio. Ormai sconfitto, Soren lasciò andare la mano della sua incosciente Samira, e solo allora, lei parve rianimarsi. Aprendo lentamente gli occhi, lo chiamò a sè con voce flebile, esprimendo poi un unico desiderio. “Portatemi via.” Due semplici lemmi quasi sussurrati, che ascoltammo in religioso silenzio. Affranto, Soren le rivolse uno sguardo colmo di dolore, e nell’esatto momento in cui un suono di zoccoli ci raggiunse, una nuova speranza apparve nei nostri cuori. In lontananza, non vidi che una carrozza, poi un fiume di gente che si scostò per lasciarla passare. Lady Fatima. Accompagnata da Drake e dalla dottoressa Janet, scese subito dalla carrozza, tentando di aiutarci. “È ancora viva, ma dobbiamo fare presto.” Dichiarò in tono solenne, indicando un punto a noi lontano, che avrebbe per noi avuto il significato di salvezza. Annuendo, decidemmo di salire con lei in carrozza, mentre Soren prese il posto di Drake come cocchiere. Fu un viaggio lungo e pieno di insidie, ma finalmente, arrivammo in ospedale. Quello di Samira fu un ricovero d’urgenza, durante il quale, lei finì per cadere in coma. Seduti in sala d’attesa, attendemmo nuovi sviluppi per ore intere, e quando finalmente ci fu permesso di vederla, Soren ed Isaac furono i primi ad entrare. Le lacrime bagnavano i loro occhi, e un dolore di incalcolabili proporzioni riempiva i loro cuori. In piedi di fianco a me, Rose non faceva che fregarsi le mani, e con i nervi a fior di pelle, ruppe il suo silenzio. “Ora basta. Vado anch’io.” Disse, apparendo ai nostri occhi seria come mai prima. Istintivamente, tentai di fermarla e risparmiarle la sofferenza, ma Stefan me lo impedì. “Lasciala andare, ne ha ogni diritto.” Sibilò guardandomi e riuscendo a zittirmi. Colpita, cessai di oppormi, ma appena un attimo più tardi, ruppi la muta promessa che gli avevo fatto. Camminando, seguii Rose, fin dentro la stanza, e fu allora che vidi Samira. Sdraiata in quell’arido letto d’ospedale, pareva dormire, ma sapevo che non poteva essere vero. L’avevo vista, e avevo notato nei suoi occhi appena aperti il dolore, misto al desiderio di essere salvata. Desiderio che nessuno le aveva negato, e grazie al quale, ora lei era qui. In ospedale. L’unico posto in cui avrebbero potuto aiutarla, e dove le preghiere non mancavano mai. Non eravamo in chiesa, certo, ma eravamo convinti che pregare servisse davvero a qualcosa. In fin dei conti, Terra si era salvata così, e fare un secondo tentativo non costava nulla. I dottori dicevano che era entrata in coma, ma soltanto guardandola, capii che non era così. Il debole segnale sul cardiografo appurò che fosse ancora viva, e nel momento in cui il suo cuore battè debolmente, conferendole la forza di trasformare i suoi rantoli in parole, lei sussurrò qualcosa. “Rose, Isaac, venite qui.” Pregò, spostando lo sguardo su di loro con uno sforzo immane. Obbedendo a quella sorta di ordine, i ragazzi si avvicinarono, e scostandosi lentamente, lei fece spazio a entrambi. Anche se lentamente, loro si sdraiarono con lei, e respirando a fatica, lei non disse una parola. Con un ultimo sforzo, prese delicatamente la mano del figlio, posandola poi sul suo petto. “Vi voglio bene.” Soffiò poi all’indirizzo di entrambi, scivolando subito dopo nel silenzio. Di fronte a quel così struggente spettacolo, non feci che piangere in silenzio. Le lacrime mi solcavano il viso, e lottando per ricacciarle indietro, fallii. Soren era con me, e piangeva a sua volta, non avendo occhi che per la sua ora morente amata. Era sicuro che presto avrebbe dovuto dirle addio, e benché non volesse, si mostrò pronto. Intanto, io continuavo a tenere lo sguardo fisso sull’esanime corpo di Samira, che ormai non faceva che rantolare nella speranza di restare attaccata alla vita. Per sua sfortuna, le sue ultime energie l’abbandonarono, e nel momento in cui sul cardiografo non apparve che una linea piatta, Rose e Isaac scoppiarono a piangere. Andando alla disperata ricerca di confronto, si abbracciarono, annegando poi la loro tristezza in un bacio reso amaro dai loro cupi sentimenti. Avvicinandomi, li abbracciai entrambi, e dopo aver salutato Samira per l’ultima volta, Soren fece lo stesso. Poco dopo, il dottor Patrick tornò nella stanza, e coprì il suo corpo con un telo bianco. Eravamo tutti tristi, ma quella era la realtà. Samira aveva vissuto, amato e combattuto con tutte le sue forze, ma ora se n’era andata, lasciandoci per sempre. Stretti gli uni agli altri, tentammo di farci forza, ma invano. Il dolore era troppo grande, e occupava completamente i nostri cuori, non dandoci modo di pensare ad altro. Una volta lasciato l’ospedale, aggiunsi al mio diario una vera e propria pagina commemorativa, consegnandone una copia anche a Soren. L’amava davvero, e se la meritava. Accettando quel dono con grande gioia, lui mi strinse a sé, e anche se con l’arrivo della notte non riuscii davvero a dormire, ebbi comunque tempo di riflettere, comprendendo, dopo una così tragica  morte, che bisognava perdere per vincere.



Salve a tutti ancora una volta, miei cari lettori! Sono tornata anche oggi, a pubblicare ben tre capitoli, con il numero quarantacinque che segna il finale di questa parte della saga. Tragico, non trovate? Da onesta autrice sì, ma che dire? Tutti sanno che il destino è sempre già scritto... Ad ogni modo, non disperate, la settima parte dovrebbe essere online fra circa una decina di giorni. Intanto grazie di aver seguito le avventure di Rain fino a qui, a tutti indistintamente, ma in special modo a chi mi recensice, come ad esempio "la luna nera" "JustBigin45" e "alessandroago94" Ci rivedremo nel seguito, perciò a presto,
 
Emmastory ;)
 
 
   
 
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