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Autore: Lelusc    17/06/2017    1 recensioni
Gemma è la figlia di un famoso archeologo e i genitori sono divorziati, ma la cosa strana è che vede molto spesso degli occhi color Ambra, che le ricordano una persona conosciuta con il padre quando aveva sei anni. Perchè li vede? Scopritelo, ringrazio chiunque voglia farmi una mini recensione, Lelusc. ;D
Genere: Mistero, Romantico, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Sento urlare. È la voce di mia madre. Come sempre litiga con mio padre per un non nulla. Credo che la nostra famiglia gli stia stretta, non la capisco. Perché deve litigare sempre con mio padre? Lui è il migliore, è tanto buono.

Scendo l'ultimo gradino delle scale e mi avvicino alla porta scorrevole che conduce al soggiorno. Loro sono lì che litigano. Sento tutto.

"Cosa? Ancora non capisci? Non si può vivere così. Perché tu puoi andare a fare il piccolo scavatore dove e quando vuoi, ed io non posso fare un po' più tardi la sera?"

"Cavolo Adelaide, puoi fare tardi quanto vuoi per lavoro, ma non lo puoi fare tre giorni su sette solo per andare a bere con i tuoi colleghi se hai una famiglia a casa che ti aspetta. Non pensi che Gemma voglia avere la madre presente?"

"E tu che mi dici? Suo padre viaggia sempre alla ricerca di sassolini e pezzi di vaso, che cosa vuoi che interessi ad un adolescente, penso vorrebbe più un padre, che dici? Non potresti accettare il lavoro più vicino a casa o l'offerta che ti hanno fatto di lavorare al museo?

"Non dire sciocchezze, io sono un archeologo, non un curatore di reperti, non posso fare un lavoro che non è il mio e comunque credo che a nostra figlia serva di più una madre, di certo non può dire facilmente tutto quello che gli succede a un uomo, non credi?"

"Un uomo? Sei suo padre...

Basta! Basta! Smettetela di litigare, non mettetemi in mezzo, non parlate come se non esistessi. Perché nessuno mi chiede cosa voglio e come mi sento?
Perché devono decidere loro? Perché devono litigare così? Non voglio che litigano, ho quindici anni non sono più una bambina che non capisce e non sa decidere da sola,  perché non lo comprendono?

Voglio che mamma torni ad un ora decente, che mi ascolti quando ho dei problemi, che il suo lavoro non esca dall'ufficio e che ogni tanto esca con me a fare shopping; non credo di chiedere troppo.

Papà, beh papà è colui che dovrebbe portare i soldi a casa come la mamma. Io capisco perfettamente che il suo lavoro lo deve svolgere fuori casa, non mi da fastidio. Adoro vedere papà parlare del suo lavoro, è felice quando lo fa e i reperti che trova sono bellissimi.

Sono orgogliosa di vederli esposti ad un museo con il suo nome scritto sotto; se io riesco a capire tutto questo perché loro non ci riescono? Perché pensano solo quello che gli pare e litigano anche per sciocchezze tipo che marmellata mangiare a colazione o cosa comprare e cosa non comprare? Perché?

"Basta mi sono stancata!" Esclama mamma e sento il ticchettio dei suoi tacchi sul parquet, la porta che si apre e lei che a passo svelto s'incammina verso il corridoio, diretta alla porta d'ingresso che ha dinanzi a se. Mi passa davanti senza notarmi, prende la sua valigetta, il cappotto, ed esce, mentre mio padre la rincorre e finalmente vengo vista.

Papà mi guarda con espressione triste e preoccupata, mi fa cenno con le mani di aspettare e la rincorre.

Improvvisamente tutto diventa nero e appare il documento di divorzio firmato da mamma.

Apro gli occhi di scatto, agitata e accaldata. C'è qualcosa di fresco che mi accarezza il viso.

"Gemma, stai bene?"Mi chiede una voce famigliare. Ci metto un po' per riuscire a vedere attraverso la penombra e a uscire fuori dalla confusione.

"Emanuele" sussurro mente lui seduto accanto a me, sul bordo del letto, mi guarda dolcemente e mi accarezza il viso.

"Stai bene?"

Annuisco e appoggio la mano sulla sua per trattenerla sul mio viso.

"Era solo un sogno"dice a voce bassa e rassicurante.

Annuisco mentre tengo ancora la sua mano premuta sulla mia guancia e lascio che con l'altra mi accarezzi i capelli.

"Era da un po' che non facevo sogni simili"dico facendo un mesto sorriso.

"Dai rimettiti a dormire"

Scuoto il capo. "Non voglio, posso rimanere con te?"

"Che domande, come se riuscissi a dirti di no"mi dice chinandosi per baciarmi la fronte. Un bacio delicato e casto, ma molto bello.

Emanuele dalla fronte scende e baciarmi la guancia e il collo. Non ho paura di lui, mi fido di lui e mi piacciono le sue labbra che mi accarezzano la pelle. Dopo avermi tempestato di delicati e dolci baci il collo, risale su verso l'orecchio.

"Vestiti, ti porto in un bel posto"mi sussurra.

"mh mh"dico solo e lo guardo alzarsi e uscire dalla camera che ha ancora la porta spalancata. Vedo la sua ombra fuori. Mi sta aspettando.

Mi alzo lentamente stando attenta a non svegliare Anna che come sempre dorme abbracciando stretto il cuscino e con una gamba fuori dalla coperta.

 Vado all'armadio, prendo un paio di jeans e una maglietta a maniche lunghe qualsiasi, l'indosso lasciando la camicia sul letto e mi siedo sulla poltroncina per indossare calzini e scarpe da ginnastica e infine prendo dalla spalliera il giacchetto lungo di lana, mi spazzolo i capelli, ed esco dalla camera.

 Non appena metto piede fuori, vengo afferrata alla vita e sollevata in alto come se non esistesse alcuna forza di gravità che mi attragga al suolo.

"Che combini?" Chiedo sorridendo, mentre Emanuele mi tiene in alto come una bambina e mi guarda intensamente.

"Sei bellissima. Vedrai, ti piacerà dove ti porterò"mi dice mettendomi a terra e baciandomi teneramente sulle labbra.

"Vieni"dice prendendomi per mano, scendiamo le scale e usciamo da casa.

Fuori fa fresco, ma personalmente mi trovo bene. Emanuele mi tira a sé e passandomi una mano sotto le ginocchia, mi prende in braccio.
Ignoro la fitta di dolore improvvisa e gli allaccio le braccia al collo.

"Pronta? Ora andiamo"

Annuisco e premuta contro di lui, mi preparo a vedere la vegetazione passarmi davanti e la villa scomparire dalla mia vista, ed è proprio ciò che accade quando comincia a correre.

Mi diverte vedere tutto scomparire, è come se fosse una magia, mi piace, però mi piace ancora di più sentire queste forti braccia sorreggermi e tenermi stretta. Appoggio la guancia sulla spalla di Emanuele e guardo l'oscurità e la vegetazione scura e paurosa passare a gran velocità sentendomi però solo protetta.

"Eccoci in città"dice Emanuele posandomi a terra, ma io resto incollata a lui con le braccia intorno al suo collo.

"Che c'è? Vuoi essere portata in braccio come una principessa?"

"mh, magari, perché no"rispondo super convinta di voler stare ancora così a stretto contatto con lui.

 Mi da un bacio sulla guancia."Dai vieni"mi dice poi cingendomi con un braccio la vita e c'incamminiamo.

Man mano che passeggiamo, sento in lontananza del chiasso e della musica.

"cos'è questa musica?"

"Oggi c'è un concerto. Non credo tu li conosca, sono i Dreycas,un gruppo rock molto famoso qui in Romania, a me piacciono"

"Ah, allora non hai solo gusti da vecchio"

Mi guarda alzando un sopracciglio, gesto voluto naturalmente.

"Naturalmente, uno si adegua alla nuova era"

"ma ti piace di più la musica classica e lirica"

"assolutamente sì"dice sorridendo.

"Ti dirò un segreto. Piace anche a me"dico toccandogli la punta del naso con il dito.

Mi sorride."Andiamo"dice, voltiamo l'angolo e mi trovo davanti una massa di gente davvero impressionate, fila e fila di gente davanti ad un palco
approssimativo pieno di addetti che montano luci, casse e altro ancora.

"Che peccato, sai qui non riusciremo a vedere nulla"dico mettendomi in punta di piedi per cercare di vedere meglio.

"non serve, noi abbiamo i posti migliori"

"A sì?"Chiedo guardandolo incuriosita.

"Certo"dice indicandomi con il dito il cielo"

Lo guardo confusa.

"lascia fare a me, ma per ora rimani qui, ritorno subito"dice e si allontana.

Sospiro e mi appoggio ad un muro coprendomi meglio con il giacchetto di lana. C'è un po' di fresco questa sera, ma tutto sommato può andare.

Incredibile! A lui piace il rock, chi lo avrebbe mai detto! Vediamo se i nostri gusti musicali sono simili.

"Signorina, sei da sola?"

Magari piace anche a me questo gruppo.

"Allora, sei da sola?"

Ritorno al presente e mi volto verso una coppia di ragazzi che mi guardano un po' irritati.

"Come dite?"

"se sei da sola perché non vieni a fare un giro con noi?"

"Ah, mi dispiace, ma sono con qualcuno"dico e faccio per allontanarmi. Avrei fatto meglio a non rispondere, ma ormai il danno è fatto.

"Aspetta, dove vai? Dai, ti offriamo da bere"dice uno afferrandomi per un braccio.

Guardo la sua mano puoi la faccia del tipo.

"Grazie, ma sono astemia e il mio ragazzo arriverà a momenti e non credo gli piacerà vedere la sua ragazza venir importunata"dico strattonandomi per farmi lasciare.

"Ah, non sei affatto carina, dai vieni"

"se non sono affatto carina, allora lasciami e vatti a cercare una ragazza facile"

"Ma a noi piaci tu"

"la cosa non è reciproca"dico cercando di liberarmi dalla sua presa. Sto cominciando ad irritarmi seriamente. Mannaggia a me e quando gli ho parlato.

"Lasciami, sappi che il mio ragazzo odia chiunque mi mette le mani addosso, ed è molto forte".

"Oh, che paura"mi prende in giro uno.

"Non c'interessa"dice l'altro tirandomi ancora verso di sè.

"Sapete, mi state proprio scocciando. Toglimi le tue luride manacce di dosso, rifiuto della società"dico afferrando il suo braccio e stringendoglielo più forte possibile.

"Carino, cominci a piacermi sul serio sai"dice il tizio avvicinandosi a me tanto da invadere il mio spazio personale.
Sono già pronta a dargli una testata e un calcio dove si sente bene, quando qualcuno mi posa una mano sulla spalla. Riconosco subito il tocco, tanto che sorrido.

"Che cosa volete dalla mia ragazza e futura moglie? Sapete odio quando la gente le mette le mani addosso, divento molto molto molto cattivo e non credo
che vuoi giovanotti vogliate vedermi in quel modo, dopo sareste sia fisicamente che mentalmente incapaci di tenervi la vostra vita"

"Tzs, tanto chi la vuole questa racchia stronzetta"dice il tizio lasciandomi.

"Comunque hai dei pessimi gusti amico, mia nonna è molto più bella di lei e ha novant'anni"dice il secondo tizio dandoci le spalle.

"Ah, il classico. La volpe e l'uva"commento.

Il tizio mi guarda male e se ne va.

"Sentiamo, da quando sarei la tua promessa sposa?"Chiedo voltandomi verso Emanuele.

"Se solo potessi sposarmi, lo saresti già, ma purtroppo per noi è impossibile farlo, oltretutto non posso entrare in chiesa e sono morto, quindi non posso proprio sposarmi "

"capisco, peccato"

"però possiamo stare insieme lo stesso e credo ci sia una cerimonia nostra che potrebbe essere considerata nuziale".

"A sì? Buono a sapersi, allora parlane più avanti, potresti ricevere una risposta positiva"dico sorridendo.

"Assolutamente, ma la prossima volta quei due diventeranno la mia cena"mi risponde in tono freddo e pauroso a mio modesto parere. "E non credo che userò il condizionamento per non fargli sentire dolore mentre li mordo"aggiunge subito dopo.

"Perché, c'è una cosa simile?"Chiedo incuriosita.

"Sì, perché il morso di un vampiro è maledettamente doloroso"

"capisco. Cos'hai comprato?" Chiedo guardano la busta appesa al suo braccio.

"Tante cose"dice evasivo, sorridendomi.

"Ora vieni, sta per iniziare il concerto"dice tirandomi verso un vicolo stretto e buio.

"Aggrappati a me"dice prendendomi in braccio e in un attimo siamo sul tetto di un negozio.

"Oh, fichissimo, siamo sul tetto"

"beh, è un ottimo posto per vedere lo spettacolo, non credi?"

"Sì, hai ragione"dico sedendomi sul cornicione con le gambe a penzoloni nel vuoto. Emanuele si siede vicino a me e mi stringe al suo petto.

"Veramente vorresti che rimanessi con te per sempre?"Gli chiedo.

"Sì, ma sono sicuro che tu, come tutti gli umani, hai paura della parola per sempre, quindi non mi arrabbierò se non vorrai"

"fa un po' paura perché il futuro ci è ignoro. Lo si crea giorno per giorno facendo scelte giuste e sbagliate e anche perché non ci si fida mai abbastanza di
se stessi.

Nel mio caso è solo perché non so cosa dovrò spettarmi stando con te, infondo non ti conosco molto bene e sei quello che sei. Comunque quello che so e di cui sono certa, è che non ho paura di te e mi sento bene in tua compagnia"

"e questo mi basta, o almeno per ora"dice posandomi un bacio sulla tempia e tirando fuori qualcosa dalla busta.

"Tieni, ho prenderai freddo"mi dice posandomi sulle spalle una coperta.

"Ah, mi sono dimenticata di dirti che ti adoro, ma credo che questo tu lo sappia già, è piuttosto palese"

"forse, però mi piace sentirtelo dire"dice cingendomi la vita e tirandomi a sé. Appoggio la testa sulla sua spalla e guardo il palco in lontananza.

"Ah, questa è per te"dice improvvisamente porgendomi una rosa rossa.

La guardo per un attimo e poi mi volto verso di lui, sorpresa e lo trovo guardami con un dolce sorriso dipinto sul volto e uno sguardo dolcissimo.

"È bellissima, grazie"dico accettandola con un sorriso luminoso e istintivamente lo bacio sulla guancia, poi non smettendo di sorridere guardo la rosa che ho fra le mani e ne accarezzo un petalo vellutato.

 "Però, mi devo ricordare di regalarti rose più spesso".

Mi metto a ridere e avvicino la rosa al viso per sentirne il profumo e quest'ultima non mi delude, ha il profumo dolcissimo e intenso dell'amore.

La gente continua ad aumentare e s'infila anche nei punti più disparati per cercare di vedere. Sono felice che io non abbia di questi problemi. Mi stringo un po' di più nella coperta e guardo in lontananza il gioco di luci dei faretti sul palco e la gente che si raccoglie creando una grande macchia scura.

All'improvviso però una voce allegra e infantile, molto più alta delle altre, rapisce la mia attenzione e mi volto.

Una donna sta camminando mano nella mano con una bambina e accanto a lei c'è un uomo che porta a cavalluccio un bambino molto più piccolo, immagino per fargli vedere qualcosa.

Sorrido nel vederli così felici, ma di colpo mi riviene in mente il freddo messaggio di mia madre, o almeno quella che dovrebbe essere mia madre.

Dobbiamo parlare di tuo padre. Sono libera fino a lunedì prossimo, Mamma.

Che coraggio che ha proclamarsi ancora mia madre, penso con amarezza. Non vorrei avere niente anche fare con lei, ma purtroppo anche se già so che me ne pentirò, credo che partirò per l'Italia. Voglio sapere che fine hanno fatto quei ladri di reperti e assassini di mio padre, poi vorrei anche vedere Georg e sentire cos'ha da dirmi e forse, se me la sentirò, armandomi di buona pazienza e dopo aver bevuto perlomeno cinque camomille, parlare con mia madre.

La cosa più importante ora, è come farò a dire ad Emanuele che voglio, o meglio, devo partire, mi dico stringendomi di più a lui, triste. Fosse per me, mi rinchiuderei a casa sua e butterei via la chiave.

Nonostante il discorso che gli ho fatto prima, adesso sono più che decisa a vivere con lui per sempre, con le mie paure e tutto quello che comporta il suo mondo.

Starei con lui per sempre, o almeno per quanto la mia effimera e fragile vita me lo consenta. 

"Gemma, stai bene?"Mi chiede improvvisante Emanuele.  Alzo il capo per guardarlo e lo trovo scrutarmi in volto, sinceramente preoccupato. Lo rassicuro con un sorriso e annuisco, anche se non troppo convinta. Mi sento veramente una stupida ingrata a pensare a queste cose quando mi trovo con la persona che amo, davanti a questa meraviglia di luci e stretta fra le sue braccia. Mi dispiace così tanto che la mia testa sia altrove.

Improvvisamente sento un gran trambusto per via di urla concitate e guardo il palco approssimativo. Noto salire una fila di ragazzi vestiti in maniera favolosa ed eccentrica e li guardo sistemarsi ognuno dietro al proprio strumento musicale. Comincia subito un assolo energico di chitarra che spezza quasi bruscamente il vociare della gente e improvvisamente una limpida e fredda voce inizia a cantare.

Rimango scioccata.

"Ma...ha una voce spettacolare!"Esclamo eccitata.

"vero, ecco perché li adoro"dice Emanuele con un gran bel sorriso.

"Certo che mi conosci molto bene, eri certo che mi sarebbero piaciuti"

"sì, ma ancora non capisco cosa prima ti abbia reso tanto triste. Ne vuoi parare?"Mi chiede guadandomi in volto, attento ad ogni mio minimo movimento.

"Non ti piacerà saperlo"lo avverto guardandolo triste, mentre davanti a noi il concerto è in pieno svolgimento.

"Cosa c'è? Dimmi tutto"mi sprona serio e mi da tutta la sua attenzione.

Ti amo, penso. "Ricordi il messaggio che ho ricevuto qualche ora fa?"

"Quando giocavi con Anna?"

"Sì. Era mia madre, a quanto pare vuole parlarmi di papà"dico guardando in lontananza tutto e niente.

"Stavo pensando di ritornare a casa"dico anche se un po' controvoglia, ma allo stesso tempo decisa a sistemare tutto per bene e stare finalmente
tranquilla.

Cala un silenzio che mi fa posare lo sguardo su Emanuele, preoccupata. Pensavo che mi avrebbe detto qualcosa per farmi desistere dal partire, che mi dicesse di essere contrario, che facesse di tutto per non farmi andare via, invece mi guarda inespressivo e basta.

"Emanuele? Emanuele di qualcosa!"Lo sprono preoccupata.

"Vai allora"Mi dice serio e mi guarda senza una specifica emozione in volto.

Il mio cuore cessa di battere, voglio piangere, non posso credere che abbia detto una cosa simile, mi aspettavo tutt'altro.

"Devi andare perché devi sistemare ancora delle cose, lo capisco perfettamente, è giusto che sia così, anche se in realtà non vorrei lasciarti andare".

Il mio cuore riprende a battere e faccio un lieve sorriso accarezzandogli una guancia, intenerita e con una gran voglia di stringerlo forte, ma sento come se dopo mi fosse difficile se non proprio impossibile staccarmi da lui, quindi mi trattengo e l'unica cosa che faccio è accarezzargli il viso sperando che il mio gesto gli trasmetta tutta la mia gratitudine e l'amore che provo per lui. Non sarà affatto facile allontanarmi, mi mancherà da morire, già lo so.  

"Ti prometto che rintonerò presto, due o tre giorni al massimo, cercherò di fare il prima possibile, lo giuro. Credo che partirò con Anna e gli altri"dico sfiorando i lineamenti nobili e delicati del suo viso. Li conosco già a memoria, tanto che potrei disegnarli ad occhi chiusi. Amo il suo viso.

 "Sai, sono sicura che starò malissimo senza di te, come se mi mancasse una parte di me, quindi non tarderò a tornare. Devo capire cosa è accaduto agli assassini di papà, devo permettere a Georg di spiegarsi e trovare la forza necessaria per parlare con mia madre senza tirarle qualcosa.

"Sarà dura"Dice Emanuele sorridendo.

"Già"rispondo e al diavolo tutto. Gli circondo i fianchi con le braccia e gli appoggio la guancia sul torace. Emanuele risponde stringendomi a se ancora più
forte delle altre volte e abbracciati così, continuiamo ad ascoltare il concerto che abbiamo trascurato troppo a lungo.

"Il concerto è finito"affermo e mi stiracchio un pochino. Sono rimasta abbracciata ad Emanuele e concentrata ad ascoltare per due ore e ora mi sento intorpidita e ho l'inizio di un mal di testa, comunque è stato bellissimo.

"Sono stati magnifici, vero?"

"Sono d'accordo"dice Emanuele alzandosi in piedi.

"prego mia regina"dice porgendomi la mano.

"Grazie, molto gentile"dico stringendo con una mano i due lembi della coperta che ho ancora sulle spalle, per evitare che si apra, mentre l'altra la poso su quella di Emanuele che mi aiuta ad alzarmi.

Appena sono in piedi, ricevo un bacio sulla tempia.

Ridacchio come una cretina. "A che cosa devo questo tenerissimo bacio?" Chiedo guardandolo con le labbra piegate in un sorriso.

"Alla tua bellezza e grazia. Devi essere trattata con gentilezza e amore, perché sei speciale"

Arrossisco. "Aaah, quando il diavolo accarezza, vuole l'anima".

Mi guarda sorpreso. "Carina, non la sapevo questa e c'è anche un fondo di verità sai, però non è il mio caso, perché tu sei già mia"

"Che vampiro altezzoso"commento divertita.

"E non solo quello. Comunque ora è il momento di scendere da qui"dice prendendomi delicatamente per un polso.

"Va bene, ma prima toglimi una curiosità. Quella volta che sei venuto a prendermi in hotel, perché sei entrato dalla finestra invece che della porta se prima
hai portato la mia valigia alla reception?

"perché lo volevo fare"

"E non hai pensato che avrei potuto avere paura della tua strabiliante e originale entrata in scena?"

"No, perché io sono carino" dice guadandomi con un sorrisetto sulle labbra.

Alzo un sopracciglio.

"Perché, non lo sono?" Chiede un po' preoccupato.

"no, non lo sei"dico prendendogli il viso fra le mani.

"Tu sei bello, maledettamente stupendo e quando mi dirai che shampoo usi per avere capelli così lucenti e morbidi mi farai un gran piace"dico prendendo fra le mani una sua bellissima e morbidissima ciocca di capelli color mogano, con un sorriso sulle labbra.

"Prego, puoi toccare i miei bellissimi, lucenti e morbidi capelli che tu non potrai mai avere, quanto vuoi"dice giocoso.

Spalanco la bocca, facendo finta di essere indignata.

"Grazie per il suo permesso my lord" e insinuo le dita fra la sua chioma di una morbidezza unica, mentre l'altra mano rimane sulla sua guancia fredda, che mi copre con la sua delicata.

Stringe dolcemente la mia mano e la porta alle labbra per poi porre sul palmo un delicato bacio.

"Tu, ammaliatore"dico arricciando le labbra.

Emanuele sorride e mi tira per il braccio così che possa cadere fra le sue braccia.

"disse la strega"mi sussurra all'orecchio.

Gli tiro amichevolmente una ciocca di capelli e lo vedo sorridere.

"Che sorridi, sono indignata. Chi è la strega?"

"Tu, che hai stregato il mio cuore"

Mi sento sciogliere dalle sue parole oltre a sentire una certa potenza, se ho questo effetto su di lui, beh, ben venga.

"Io non sorrido se tu non arrossisci"dice per mettermi evidentemente a disagio.

Gli tiro ancore la ciocca di capelli e lui mi stringe ancora di più a se, ma con dolcezza. Il suo torace premuto contro il mio seno.

"Vogliamo andare a casa ora, mia regina?"

"D'accordo"acconsento allacciandogli le braccia al collo. Emanuele con un gesto mi solleva, mi stringe a se e con estrema facilità salta già dal cornicione facendomi ridere e si avvia verso casa.

Dopo aver adagiato la guancia sulla sua spalla, ho iniziato a pensare alla partenza, a mio padre, alla mia madre snaturata, a Georg e al mio lavoro, a tutto quello che è accaduto e a tutto quello che sarei più che pronta ad abbandonare per restare con Emanuele, la sola cosa che mi dispiacerebbe e non poter più vedere i miei amici.

Annabella, Oscar e Steve sono delle persone a cui tengo di più e che amo, ma è anche vero che niente rimane immutato e che il tempo passa e quindi si prendono nuove vie e nuove decisioni che comportano nuove esperienze, separazioni e incontri.

Sorrido tristemente. Però di una cosa sono certa, anche se lontani, la nostra amicizia non potrà perdere di valore o lacerarsi, rimarrà sempre integra e forte negli anni e se poi dovremmo perderci di vista, provvederò perché tutto ritorni il più possibile come prima, anche se credo che Annabella non permetterà che tutto finisca o si consumi con l'andare del tempo.

Sorrido. Quella pazza è capace di attraversare mezzo mondo per venirmi a trovare, fossi in Cina o sulla luna, per lei Brasov non è niente.

Mi verrebbe a trovare e mi chiamerebbe tutti i giorni, parleremmo al telefono per ore e ore, anche di cose futili e insignificanti. Con lei non ci saranno problemi, per quanto riguarda Steve...

Beh, lui è rimasto con me nei momenti più critici e drammatici della mia vita, lo ritengo improbabile se non addirittura impossibile che della semplice lontananza possa indebolire e demolire la nostra amicizia e Oscar... ad Oscar devo così tanto che non credo che senza il pagamento dei molteplici favori che mi ha fatto mi lascerà mai andare.

Sorrido ancora. Come se me li chiedesse, se mai mi chiamasse per farmi ripagare un favore che mi ha fatto, sarebbe una scusa per vedermi o si troverebbe davvero in una situazione difficile, quindi non ho nulla da temere.

Il lavoro... si lascia e si trova, non è un problema. Mio padre non c'è più e mia madre... ho mai avuto una madre? 

"Siamo arrivati"dice improvvisante Emanuele spezzando il filo dei miei pensieri.

"Stavi dormendo? Era da un po' che non ti muovevi"mi chiede mettendomi giù.

"No, stavo pensando"dico voltandomi verso l'imponente portone della villa.

Emanuele apre la porta ed entriamo.

"Ti senti stanca?"Mi chiede dirigendosi in sala, dove si china di fronte al camino per accendere il fuoco.

"Emanuele, ho bisogno di chiederti un favore"

"dimmi"risponde attizzando il fuoco che si riprende subito e rischiara e riscalda tutto intorno a noi.

"Per caso hai una crema per le contusioni?"

"Contusioni? Non sarà stata la caduta che hai fatto qualche ora fa, quella mentre scalavamo"

"Sì, mi è venuto un livido e mi fa ancora male. Hai una crema contro il dolore, tipo la Lasonil o una cosa simile".

"Sì, la prendo subito, è in bagno. Aspettami in camera"

"Ok"dico salendo le scale.

Una volta entrata in camera, per via della luce che entra dal corridoio, riesco a vedere Anna immersa in un profondo sonno, ha le braccia larghe e un sorriso ebete stampato sulle labbra, per poco non scoppio a ridere.

"Eccomi"sussurra Emanuele.

"Grazie"dico e allungo il braccio per prendere la crema dalle sue mani, ma lui mi guarda e scuote lentamente il capo facendo uno dei suoi dolci sorrisi che mi fanno sciogliere come un ghiacciolo.

"Come pretendi di metterla dietro la schiena da sola. Ci penso io, sdraiati sul letto"

Ubbidisco, perché in effetti sarebbe alquanto complicato.

Mi sento un tantino a disagio quando Emanuele mi tira su la maglietta qual tanto che basta per scopre la schiena.

"Santo cielo! Deve farti malissimo"dice sfiorandomi l'ematoma con la punta delle dita e trattengo il respiro per l'inatteso freddo del suo delicato tocco.

"Ehm, credo serva anche abbassare un po' i pantaloni, coprono il livido"mi fa sapere e nonostante mi diventino rosse le guance all'istante, mi sbottono con difficoltà i jeans e li faccio scendere giù quanto basta perché l'ematoma sia visibile.

"Perfetto"dice Emanuele e cala il silenzio.

"Emanuele?" Lo chiamo pochi secondi dopo, confusa, quando qualcosa di fresco si posa sulla mia schiena, esattamente sul punto che mi fa male.

Potrebbe essere qualsiasi cosa, però non so esattamente come, intuisco subito che si tratta nelle sue labbra, mi sento così imbarazzata... e un attimo dopo le sue fresche mani mi spalmano la gelida crema con movimenti delicati e regolari.

"Non mi aspettavo che fossi così preparato in caso d'infortunio"dico a bassa voce, per ridurre l'imbarazzo.

"Beh, sapevo che stavi venendo in Romania e mi sono organizzato di conseguenza".

"Quindi sapevi già che ci saremmo incontrati di nuovo"

"ci speravo, ma avrei fatto comunque di tutto per far sì che ciò accadesse" ammette tranquillo.

"Sei incredibile"considero.

"Grazie"dice e dopo quest'ultima parola scende ancora un intenso silenzio.

C'è qualcosa che non va. Oppure non abbiamo entrambi più argomenti di cui parlare, devo dire qualcosa, qualsiasi cosa, penso quando le sue mani smettono di massaggiarmi ed Emanuele mi riabbassa la maglietta.

Sollevata mi faccio leva sul letto con le braccia per rialzarmi, quando Emanuele mi circonda la vita e preme il viso sulla mia schiena costringendomi a sdraiarmi di nuovo. Sento il suo dolce peso su di me e se devo dirla tutta anche un po' di dolore per via della botta, ma è trascurabile al momento.

"Emanuele, che succede?"Chiedo rossa in volto, ma stramente calma.

"Non voglio che tu vada via"mi sussurra e il mio cuore perde un battito.

"Neanche io vorrei, ma devo"dico allungando un braccio per mettere la mano nei suoi morbidi capelli.

"Lo so"dice e dal suo tono sento dolore e tristezza.

Gli accarezzo il capo come si fa con i bambini e mi rilasso.

"Te l'ho detto che è per poco e quando sarò tornata sarò tutta tua"dico calma e non mi capacito di come ho fatto a dire qualcosa di così imbarazzante senza arrossire e con tono così calmo poi.

"Su, non fare così"dico dispiaciuta e tento di sollevarmi.

Emanuele si scosta da me e sento subito la sensazione d'abbandono; il suo tocco e il suo peso mi mancano. È impossibile soffrire d'abbandono per cose simili.

Mi metto a sedere sul bordo del letto e mi volto verso di lui e mai, giuro, mai più vorrei rivedere l'espressione che gli vedo dipinta sul volto.

"Ehi!"dico sorpresa, infischiandomene se la mia esclamazione potrebbe svegliare Anna e lo abbraccio d'istinto, stringendolo forte.

Sofferenza, tristezza, rassegnazione, questi sono tutti i sentimenti che il suo viso manifesta e non credo sia una tattica per farmi rimanere.

 Emanuele mi stringe a sua volta, ed io con il viso premuto sulla sua spalla mi rilasso e mi volto verso il suo collo, dove premo le labbra per posargli un silenzioso e delicato bacio.

"Ah, Steve sei un Idiota!"Esclama improvvisamente Anna facendoci irrigidire e voltare entrambi verso di lei.

Rimaniamo a fissarla per un minuto e dopo scoppiamo a ridere.
Ci voleva lei per sistemare la faccenda, penso grata che ci sia sempre per me e in qualsiasi modo da sveglia o da dormiente.

Cerco di ricompormi e mi volto verso Emanuele.

"Ti va di restare con me finché non mi addormento?"

"Certo"

"sarà noioso"lo avverto.

"no, non lo sarà"dice

"Bene, allora voltati che mi cambio"dico alzandomi dal letto. Gli do le spalle e mi dirigo al comò, dove ho messo la mia camicia.

"e non fare il furbo, se ti trovo sbirciare ti tolgo la parola"dico voltandomi improvvisamente verso di lui.

"Non oserei mai"dice voltandosi, così, lentamente, per evitare dolori indesiderati da parte della schiena, mi tolgo maglietta e i jeans e mi lascio scivolare addosso la delicata camicia che mi ha dato Emanuele, e che nonostante le probabilità, è diventata la mia preferita.

Piego i vestiti che ho tolto e li metto a posto.

"Ho finito"dico salendo sul letto, scosto la coperta di broccato e lentamente mi ci infilo sotto.

"Vieni anche tu?"Chiedo alzandola in un silenzioso invito.

Emanuele non dice niente, si mette sotto le coperte con me e rimane immobile.

"Dai, non essere così rigido. Non mi dire che non vorresti fare niente perché non ci credo"dico accoccolandomi contro di lui.

"Oh no, è proprio perché vorrei fare tante cose che è meglio che mi stia fermo"

"tipo cosa?" Lo stuzzico maliziosa.

"Chissà"dice passandomi una mano intorno ai fianchi e con un movimento fluido e deciso mi spinge contro il suo petto.

Appoggio la guancia contro il suo torace, gli circondo con un braccio la vita e chiudo gli occhi.

"Ti amo"sussurro.

"anch'io, immensamente"mi risponde Emanuele e mi posa un delicato bacio sul capo.

 
  
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