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Autore: Marty_199    19/06/2017    0 recensioni
Nel mondo di Grace i notturni regnano, i vampiri hanno acquisito il potere di decidere vita e morte degli umani. L'umanità è nient'altro che bestiame, rinchiusa in borghi murati, in cui vive sottomessa dalla paura e dalla parvenza di libertà. Schiavi dei vampiri, senza il ricordo del mondo esterno.
Grace sa di essere diversa, lei è nata da un'umana e da un vampiro nobile. Non è di nessuna delle due specie.
Ripudiata fin dalla nascita, sarà costretta a vivere sotto il tetto paterno, entrando in stretto contatto col suo misterioso fratellastro maggiore, Luka. Come tutti i vampiri, è crudele, senza il minimo riguardo per la vita umana, ma pieno di sfaccettature che presto Grace si troverà a scoprire, comprendendo anche se stessa e la sue reale natura.
I mezzosangue sono maledetti dal bisogno di legarsi ad un vampiro per poter sopravvivere. Ma per Grace vi è un solo desiderio, diventare un pieno vampiro.
Entrerà a far parte del mondo appartenente alla vita dei notturni, scoprendo i loro vizzi, le crudeltà e l'insieme che costituisce la vita di esseri immortali e dannati. Dovrà farsi marchiare per sopravvivere... e saranno proprio le zanne di Luka a richiamare il suo sangue.
Genere: Dark, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Incest, Violenza
Capitoli:
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Passarono ore, forse tante forse poche, non sapeva dirlo con certezza, le finestre oscurate e la luce continua mettevano in grande difficoltà il suo orientamento nel tempo.
Continuava a leggere, più che descrizioni del mondo, il libro descriveva le varie socialità all’interno di uno stato. Spiegava nei minimi dettagli, talmente tanto che Grace aveva finito per leggere con fatica, avrebbe voluto un libro in grado di farla viaggiare un po’ con la fantasia, non che la facesse sforzare.
Lo aveva chiuso dopo quella doveva essere stata all’incirca un’ora di lettura, ed ora teneva tra le mani un libro più piccolo, ma pur sempre incapace di farla viaggiare. Forse non dipendeva dai libri quanto dalla sua svogliatezza di leggere. Perché in quel frangente, per quanto la biblioteca le piacesse, i pensieri la distraevano troppo.
Aveva scoperto di avere un apparente fratello vampiro, e non sapeva il motivo per cui la madre glielo aveva tenuto segreto, era arrabbiata ma non ne sentiva il diritto, senza conoscere l’intera storia come poteva accusare la madre? Voleva incontrare una volta per tutte Frederic Wellingthon, sapere cosa voleva lui da lei, e in caso constatare se era disposto a rendere reale la sua richiesta. Ma ora non era neanche più sicura di cosa volesse. Ammesso che lo fosse mai stata, ormai metteva tutto in dubbio.
Diventare un vampiro, retoricamente sembrava la scelta migliore, ma in fine lei non sapeva davvero cosa comprendesse la loro vita, solo a vedere il castello tutte le convinzioni su di loro erano mutate. Non era certa di riuscire a vivere chiusa all’interno di quelle mura per un giorno intero, a giocare con la servitù, impartendogli non solo marchi, ma chissà magari anche torture che per i vampiri non erano altro che un passatempo, per poi uscire la notte e trasformarsi in una cacciatrice notturna assetata di sangue.

Non sapeva cosa comprendesse nemmeno la sua di situazione, era sempre vissuta rinchiusa in casa con la madre, ad occuparsi di lei, non aveva mai veramente messo a fuoco il suo essere mezzosangue, per quanto ne sapeva avrebbe potuto comprendere più capacità, diversità maggiori da quelle di cui era a conoscenza.
Chiuse definitivamente il libro con uno sbuffo, inutile concentrarsi nel leggere.
Uno scricchiolio dietro di lei la fece sussultare appena, si voltò di scatto, ritrovandosi di nuovo la figura del vampiro incontrato nella sala da pranzo. Rimase ferma ad osservarlo, ora sotto di una luce completamente diversa.
Tentò di cogliere le similitudini con le sue, niente richiamava qualcosa di Grace, come Grace non richiamava niente di lui. Poteva davvero quell’individuo essere suo fratello?
Con un moto di coraggio decise di parlare per prima.
<< Da quanto siete lì?>>
Il vampiro non smise di passarsi piano il pollice sul labbro, mentre la guardava con curiosità. Poggiato ad uno dei tanti scaffali della stanza, abbastanza lontano da lei per darle sicurezza. In un'immobilità quasi perfetta, da farlo sembrare una statua di inestimabile bellezza.
<< Abbastanza da capire che siete una preda facile.>>
Cosa voleva dire? Che l’aveva osservata mentre leggeva? Il vampiro si sollevò dallo scaffale, camminando verso di lei a passo lento. Girò intorno alla poltrona con fare sinuoso, non capiva se voleva incantarla o se la sua calma simulava l’attimo prima dell’attacco. I suoi movimenti erano fluidi.
Si posizionò poco davanti di lei, che slegò le gambe incrociate, posando i piedi per terra. Ogni muscolo del suo corpo era pronto a scattare per andarsene.
Poteva essere chi voleva, non si fidava a rimanere per più di un altro minuto da sola con lui, perché nonostante tutte le persone presenti nel castello, lì era sola.
Fece per alzarsi, quando in un secondo se lo ritrovò davanti, le sue mani poggiavano sui braccioli della poltrona, costruendo una parvenza di gabbia intorno a lei con le braccia, il petto e la schiena incurvati in avanti verso di lei, era distante ma allo stesso tempo troppo vicino. La cosa che più sorprese Grace fu il percepire qualcosa, un odore proveniente dal suo corpo, un odore simile al ferro e pungente alle narici come l’aria fredda. Aveva sempre creduto che non emanassero alcun tipo di odore.
<< E’ già la seconda volta che tenti di fuggire dopo solo uno scambio di parole, Grace.>>
Le ombre intorno ai suoi occhi sotto la luce della biblioteca parvero incupirsi ancor di più, aumentando la potenza del fulmini nelle sue iridi. Non le piaceva che lui dicesse il suo nome a voce alta e senza problemi.
<< Non siamo amici, io non conosco il vostro nome.>>
Il cuore di Grace batteva.
<< Allora sai parlare.>> Un sorriso apparve sul suo volto.
<< Davvero la chiacchierona Malia non ti ha rivelato il mio nome... ma qualcosa deve averti detto>> ringhiò appena a voce bassa, nascondendo non bene la parvenza di quella che doveva essere furia.
Grace ripensò alle ragazza col morso sul collo, sapeva quanto facesse male riceverne uno, immaginava le possibili atrocità che avevano dovuto subire dentro quelle mura. L’espressione del vampiro davanti a lei dava a vedere la possibilità di far del male a Malia, e per quanto non la conoscesse, Grace non voleva correre il rischio di dire troppo, facendo sì che le venisse inflitto qualcosa.
<< Niente.>> Lo fissò negli occhi per dare veridicità alle sue parole << So di dover incontrare Frederic Wellingthon, nient’altro.>>
Il vampiro sollevò il sopracciglio, restare lì cominciava a farla sentire a disagio.
<< Cosa ti fa credere di avere il diritto di dire il suo nome ad alta voce?>>
<< Come voi avete detto il mio>> ribadì prontamente lei, procurando una leggera risata nell’altro dal timbro profondo. Le mani intorno ai braccioli si allentarono appena, mentre sollevava il busto allontanandosi da lei, abbastanza da lasciarle spazio per respirare e far cessare il cuore di battere tanto velocemente.
<< Entriamo in confidenza allora, da ciò che so condivideremo lo stesso tetto per un bel po’, Grace>> una sorta di divertita perversione colorava la sua voce nel pronunciare il suo nome.
<< Luka Wellingthon.>>
Pronunciò il suo nome lentamente, quasi volesse essere certo che lei lo capisse bene.  L'aveva presa per stupida? Forse il suo aspetto non era dei migliori ma non era una buona ragione per ritenerla tale. Il bruciore alle gola aumentò un poco, mentre deglutiva a vuoto.
<< Hai un odore fin troppo umano per essere una mezzosangue>> i suoi occhi si scurirono un poco, non le piaceva affatto.
<< E non sei marchiata... a meno che>> indicò appena i polsi, il tono tipico di chi parla ad un bambino, la stava davvero trattando da stupida, divertendosi anche.
Grace tenne giù le maniche di lana, non aveva alcun marchio addosso, se non le cicatrici delle ferite inflitte dai sassi, dalle cadute e dagli anni, essendo una mezzosangue niente avrebbe dovuto intaccarla, ma la sua pelle si rovinava come tutte le altre, la sua bellezza non era sfiorita e stentata, non come quella dei vampiri, ma dentro di sé sentiva il sangue di Wellingthon scorrere.
<< Non sono affari tuoi>> Grace parlò prima ancora di poter riuscire a tenere a freno la lingua. Luka, ovvero il vampiro, l’eventuale fratello appena scoperto, rise. Lui sapeva la loro apparente parentela? Forse proprio per quello era lì con lei.
<< Hai la lingua affilata dunque... sarà divertente giocare con te.>>
Grace si alzò con cautela, avviandosi verso l’uscita... giocare? Il suo tono improvvisamente lezioso le diete fastidio. Era appena divenuta un giocattolo? Quando si richiuse la porta alle spalle, era certa che lui non l’aveva seguita, ciò che sapeva era solo il nome. E non le serviva a niente, anzi, per ora, doveva trovare il modo di stargli lontano.
Dopo l’incontro in biblioteca tentò di ritrovare la stanza da sola, gli occhi dei diversi domestici posavano su di lei, liquidi e apparentemente privi di espressione, altri invece erano curiosi, molti la ignoravano. Niente di nuovo per lei.
Alcune ragazze al suo passaggio abbassavano gli occhi, Grace avrebbe voluto provare ad intrattenere una chiacchierata, ma non sembravano ben disposte. Vivere lì dentro doveva essere davvero un inferno come lei aveva ipotizzato. Ma perché allora sua madre anelava tanto il ritorno a quel castello? Che cosa l’aveva mai spinta ad amare un vampiro?
Persino dopo la sua morte non riusciva ancora a capire ne perdonarle certe scelte di vita.
Non aveva alcuna voglia di tornare nella sala da pranzo, la fame non la sfiorava nemmeno, tutto ciò che voleva era stare da sola nella sua stanza. E sperando di raggiungerla, si incamminò per i corridoi del castello.

                                                                                                                                                              *  *  *

Sentiva di avere le palpebre chiuse, ma al di sotto di esse riusciva a scorgere solo rosso, un’infinità di rosso. Nella sua bocca alleggiava il retrogusto di qualcosa di metallico, ma da tale sapore non era affatto infastidita, si passò la lingua sul labbro inferiore, ritrovando alcune gocce di quello strano liquido e prendendo a gustarle con piacere. Leccandosi più volte il labbro.
Di cosa si trattava? Aprì gli occhi, il rosso fu sostituito dalla sua immagine riflessa in qualcosa, non aveva più la pelle pallida, bensì color avorio, i suoi occhi non erano più spenti e il loro colore risplendeva,sulle spalle le ricadevano folti e lucidi ricci ben definiti, quella non era lei, un essere troppo perfetto per essere lei.
Le sue labbra erano di un colorito rosso scarlatto, un rosso che colava anche a lato della sua bocca…

Grace si svegliò improvvisamente nel suo nuovo letto, all’interno della sua nuova camera. Le lenzuola intorno sgualcite dal suo continuo muoversi, strizzo più volte le palpebre stanche per mettere  a fuoco la camera, dalla luce delle finestre riusciva a capire che l’alba si stava appena affacciando, scacciando le tenebre della notte.
I frammenti del suo sogno si ripresentarono a spezzoni, erano ormai giorni che non sognava, non le appariva strano che il primo dopo tempo fosse così particolare. Rimanendo sdraiata si passò una mano sul bernoccolo all’altezza della tempia, il gonfiore era di poco diminuito ma ancora presente, anche il dolore sembrava affievolitosi finalmente.
Quando decise di tirarsi su, ricordò che quello era il fatidico giorno in cui avrebbe incontrato Frederic Wellingthon. Vicino i suoi piedi, abbastanza lontano per non essere sgualcito dai suoi movimenti, si trovava un vestito nero semplice, lungo fino ai piedi e dalle maniche lunghe, era molto evidente che il tessuto era pesante. Grace si alzò, barcollando appena, era sempre stata fragile di suo, la mancanza di cibo dal giorno prima non faceva che aumentare il suo senso di stordimento, lo stomaco non le aveva mai brontolato nello stesso modo in cui faceva con gli altri, ma il suo corpo richiedeva comunque qualcosa da cui poter trarre energie.
Dopo un lieve capogiro prese il vestito tra le mani, alzandolo. Semplice e uguale a quello di Malia se non per la taglia più piccola, doveva essere stata lei a posizionarglielo sul letto. Non poteva essere stato nessun’altro, al solo pensiero che potesse essere stato il vampiro... Luka, un brivido gelido la percorse. Ma non avrebbe avuto motivo di farlo. Si preparò, indossando il vestito nero dopo essersi sciacquata velocemente con l’acqua dentro l’enorme bacinella riposta in bagno, non aveva voglia di farsi un bagno per intero. Non in quel momento.
I ricci erano come sempre incolti e crespi verso le punte, il suo riflesso dava sempre a vedere l’aspetto di una ragazza malaticcia, pallida e dagli occhi spenti, magra con le ossa in alcuni punti anche un poco troppo sporgenti. Non aveva niente a che vedere con la bellezza eterea dei vampiri, eppure il sangue era lo stesso. Qualcosa voleva pur dire.
Il vestito le cadeva a pennello, un po’ largo all’altezza del petto, ma niente che le importasse davvero, lasciando come sempre i capelli incolti uscì dalla stanza, dove al di fuori l’attendeva il medesimo panorama del giorno prima.
<< Vi siete svegliata prima del previsto.>>
La voce di malia la raggiunse alle spalle, cominciava ad abituarsi al suo tono.
<< Come sapevi che ero sveglia?>>
<< Sono venuta a controllare la vostra stanza di tanto in tanto.>>
Non riusciva ancora a comprendere quella donna, ma esattamente come era accaduto solo il giorno prima, la scortò fino alla sala da pranzo, fu aprendo le porte di quella precisa stanza che all’interno vi trovò colui con cui voleva parlare sin da quando aveva messo piede nel castello.
Il camino era acceso, ed un uomo alto vi era vicino, le spalle larghe ed i capelli un poco lunghi tenuti in ordine da una codino fin troppo ordinario, vestiva di pantaloni neri, con sopra una camicia bianca, semplice e particolarmente elegante.
Grace rimase immobile, il fiato sospeso, forse se avesse avuto un pugnale con sé glielo avrebbe lanciato con tutta la forza che aveva, quello era il demone che sua madre aveva amato con tutta se stessa, che rivedeva nei suoi occhi ogni volta che la guardava. L’uomo voltò appena lo sguardo, come riuscisse a percepire i suoi pensieri.
Quando si fu voltato, ovviamente il suo volto era bello quanto quello del vampiro suo erede. La pelle diafana, il viso dalle fattezze ingannevoli di un angelo, zigomi alti, naso dritto e occhi dal taglio particolare, una bellezza eterea, distorta immediatamente dal suo sorriso improvviso, dai suoi canini in bella mostra. Dal sangue che macchiava la sua camicia a chiazze.
Gli occhi erano identici ai suoi, colorati di una luce sinistra, come gli occhi di Luka, tra la pupilla nera, e il contorno marrone dell’iride, si irradiava la striscia luminescente di colore, il fulmine simbolo di ciò che erano davvero, di un color verde acceso, circondati da un alone scuro. Bastava guardare gli occhi per far cadere la facciata del semplice uomo beneducato, era lì dietro che si scorgeva il demone che era.
Il cuore di Grace prese a battere.
<< Grace...>> di nuovo il suo nome pronunciato dalle labbra di un vampiro, assumeva sempre più un tono maledetto.
<< Quale piacere conoscerti.>>

“ Il piacere non è ricambiato”

Avrebbe voluto urlarlo, ma le parole erano bloccate in un intrinseco groppo in gola. Incapace di mandarlo giù, rimase in silenzio.
Frederic Wellingthon si avvicinò a passo veloce, facendole segno di avvicinarsi alla tavola. Grace voltò appena lo sguardo, scoprendo che lo stesso posto del giorno prima era stato apparecchiato per lei, con la solita frutta ed il latte. Tutta quella cortesia stentata cominciava a darle il voltastomaco.
Ma per non rischiare di far adirare il padre che non conosceva, si sedette al suo posto, osservando la frutta senza reale interesse.
<< Non è di tuo gradimento?>>
Aveva un tono caldo, così inumano e gentile, che se non fosse stato per le zanne e per gli occhi, insieme anche al sangue dei vestiti, sarebbe potuto apparire totalmente innocuo.
<< Temo di non avere fame>> il sorriso del padre fu un lampo nel buio, si sedette a capotavola, due posti più lontano da lei, sempre troppo vicino per essere la prima volta che lo vedeva. Non riusciva a pensare a lui come suo padre biologico.
<< C’è un altro tipo di fame che ti sazierebbe? Il tuo aspetto sembra malandato>> erano forse parole di preoccupazione per lei? Grace si riteneva sempre più confusa, che altro tipo di fame poteva esserci?
Decise di andare dritta al sodo.
<< Perché sono qui?>>
Il padre eliminò immediatamente il sorriso dalle labbra... doveva essere una loro caratteristica essere lunatici, di due vampiri che aveva incontrato tutti e due sorridevano tanto velocemente quanto il sorriso svaniva.
<< Tua madre ha chiesto questo, a finché la parte nobile del tuo sangue venga risvegliata.>>
Accavallò le gambe, poggiando la schiena allo schienale alto della sedia. Grace lo guardò, decisamente incapace di comprendere.
<< Cosa?>>
Un bruciare improvvisò le colpì la gola, come le succedeva da qualche anno ormai, passava nel giro di un’ora, e finiva sempre con lei che si mordeva il labbro a sangue.
<< Devi nutrirti come si deve, sei ancora una figlia bastarda per questa casata, almeno fino a che il tuo sangue non verrà risvegliato.>>
Parlava senza rimorso, senza pensarci due volte, fiumi di parole simili al veleno dei serpenti. Credeva forse che le importasse divenire la sua figlia prediletta?
<< Non mi interessa...>>
<< Credo proprio di sì, la tua salute non migliorerà, finirai col bere il tuo stesso sangue, morderti il labbro a sangue è solo l’inizio.>>
Il cuore le si bloccò, mentre si accorgeva che anche in quell’istante si era morsa, e che una minima goccia di sangue proveniente dal labbro stava per colare. Gli occhi del padre la puntarono subito, sogghignando appena mentre Grace la faceva sparire leccandosi velocemente il labbro.
In tutta la sua vita non aveva mai sentito l’istinto della sete, la sua salute e il suo aspetto non erano dei migliori, ma non aveva mai nemmeno pensato che avesse bisogno del sangue per vivere, la madre non aveva mai accennato a qualcosa del genere.
<< E’ una condizione estremamente precaria Grace, ma al contempo semplice, devi bere sangue, non essendo il tuo corpo munito di zanne e non essendo tu ancora stata marchiata, dovremmo trovare una soluzione alternativa per ora>> si alzò dalla sedia, avvicinando a sé il bicchiere di cristallo che aveva davanti prendendolo tra le mani, la bottiglia accanto in vetro nero conteneva certamente un liquido denso, Grace ne ebbe la certezza quando il padre prese a versarlo nel bicchiere.
La trasparenza del cristallo venne macchiata dal color scarlatto del liquido, lo riempì fino a metà, posando la bottiglia sul tavolo ed avvicinandosi a lei. Grace rimase immobile quando gli porse il bicchiere. Nonostante l’espressione apparentemente tranquilla, gli occhi davano a vedere uno sguardo sinistro, pieno di furia, così Grace infine afferrò il bicchiere tra le mani.
Il liquido era... tiepido. Non dovette chiedere cosa era, la densità e il colore parlavano per lui, gli era appena stato offerto un bicchiere ricolmo di sangue umano. Grace voleva essere un vampira...  ma... non si diceva ancora pronta a ciò.
<< Meglio iniziare subito la guarigione>> Sussurrò il padre, allontanandosi da lei per tornare a sedersi al suo posto. Gli occhi puntati sempre sul suo viso, non vi era divertimento ora, da sotto le ciglia chiare la scrutava, studiando le sue mosse, pronto a vedere cosa avrebbe fatto la figlia bastarda.
La gola prese a bruciarle ancora, e non servì niente passare la lingua sul taglio del labbro, ciò che la sua gola richiamava era altro, era il sangue racchiuso in quel bicchiere. Il primo invito a diventare come loro, un invito quasi galanteresco date le circostanze. Il suo stomaco si chiuse in un morsa mentre deglutiva, immaginandosi il liquido denso che le colava il gola.
Avvicinò le labbra al bordo cristallino del bicchiere, ma nonostante il corpo reclamasse un assaggio, la sua mente urlava che non era naturale per lei fare un azione del genere. Riportò il bicchiere lontano, posandolo sul tavolo.
<< Hai idea di quanto tempo ci ho messo a versare del sangue in una bottiglia?>>
Quello non era suo padre, voltandosi vide sulla soglia della sala Luka, vestito come Frederic ma con pantaloni tendenti al marrone, la camicia pulita. Gli occhi sprizzanti astio.

<< L’ho rovinato versandolo dentro quella bottiglia, lasciando che ti venisse offerto in un bicchiere...  Piccola mezzosangue, credi che il bestiame sia facile da cacciare?>>

" Bestiame."

Era così che denominavano gli umani tra di loro, non erano nient'altro che animali da cacciare. Il suo apparente fratello maggiore sembrava rimproverarla dello spreco di cibo, esattamente come avrebbe fatto una madre premurosa col proprio bambino.
Ma lei non era una bambina, e lui non era premuroso. Era solo adirato che la sua preda... il suo sangue, non potesse essere stato suo.
<< Sii gentile Luka, è la sua prima volta, per una mezzosangue è difficile iniziare>> il suo tono non tradiva alcuna emozione. I suoi occhi esprimevano il medesimo fastidio presente in quelli azzurri di Luka.
L'apostrofavano così facendolo apposta, urlando ad alta voce ciò che Grace sapeva bene di essere. Aveva sempre denominato il suo sangue con quell'appellativo, ma sentirselo sputare in faccia era tutt'altra storia. Come si sentiva sbagliata nel mezzo del suo paese, al medesimo modo si sentiva lì.
Lo facevano per scatenare una sua reazione, fisica o verbale che fosse, volevano costatare il suo comportamento.
Grace rase immobile, l'espressione sprezzante, non avrebbe soddisfatto le loro aspettative.

Perché era ben consapevole di essere tra due possenti vampiri, contro i quali non poteva nulla.
<< Gli ospiti arrivano>> incalzò Luka.

"Ospiti?"

Con uno sbuffo apparentemente svogliato e in parte annoiato il padre si alzò dalla sedia.
Fece cenno a Luka di avvicinarsi, e Grace si sentì irrigidire, avere vicino un vampiro era già pericoloso, con due il cuore le sarebbe andato in defibrillazione.
Rimase voltata per tenere sotto controllo una situazione che non era in mano sua. Luka non si mosse, rimase poggiato allo stipite della porta.
Fissava qualcuno che stava per entrare.
Una ragazza fece capolinea dalla porta, una delle tante domestiche, o serve, che aveva intravisto mentre camminava per i corridoi, le era impossibile distinguere il suo volto giovane quanto quello di Grace.
I capelli biondi raccolti sulla spalla destra da una coda bassa, il viso ovale impossibile da scrutare con il capo chino verso il pavimento, gli occhi all'ingiù a nascondere le emozioni che provava. Con le mani dalle dita lunghe e magre, stringeva la gonna nera del vestito, tanto da essersi fatta sbiancare le nocche.
Luka sorrise beffardo nel vederla passare accanto al suo petto, mentre la giovane si irrigidiva notevolmente come una corda di violino tesa all'estremo.  Si fermò, pronta a ricevere istruzioni.
<< Scorta la nostra ospite nella sua stanza, non è ancora arrivato il momento di farla partecipare... o di metterla in mostra.>>
Si sentiva un'ospite d'impiccio, eppure non sembravano intenti nel lasciarla andare. Non aveva nemmeno avuto il tempo di parlarci bene, di chiarire.
Ma lo voleva davvero? Non se ne diceva totalmente capace, suo padre... Frederic Wellingthon aveva un modo di fare, un tono docile e caldo, riusciva a distrarti con quella apparente calma, simile ad una tempesta pronta a scatenarsi nel momento propizio. Grace non si vedeva piena di alternative, e non sapeva dove altro andare, ammesso che l'avessero lasciata andare.
In più non conosceva nulla della sua condizione a quanto pareva, e ne aveva paura, per la prima volta temeva se stessa non a causa degli sguardi che attirava, ma per ciò che era. Si alzò con cura dalla sedia, conscia che lo scappare non l'avrebbe condotta a nulla, le fila di quella situazione si trovavano intrecciate nella abili mani di suo padre, per ora era lui ad essere in vantaggio, erano loro ad averla pienamente vinta sulla sua vita e sul suo avvenire di domani.
Si incamminò verso la ragazza, sotto lo sguardo indagatore dei due. La bionda sparì immediatamente dietro la porta, quando fu il turno di Grace, la sua spalla sfiorò il petto di Luka, lui non si mosse, sembrò solo inalare l'aria attraverso le narici, per poi abbozzare un sorriso sinistro. c'era qualcosa in lui, un alone nero di oscurità che lo circondava come un manto prezioso, e non sembrava volersene separare in alcun modo.
Grace voltò lo sguardo verso di lui, rapita da qualcosa che non sapeva ben spiegarsi. Le labbra di Luka mimarono qualcosa, prima di chiuderle il portone del salone davanti gli occhi, senza darle nemmeno il tempo di guardare una seconda volta.

Non resisterai a lungo.

Quelle erano le parole che dalle sue labbra era riuscita a comprendere. Se l'offrirle un bicchiere di sangue umano era stata la prima mossa, Grace temeva per quella che sarebbe potuta essere la seconda.
Con il petto che le si muoveva su e giù a ritmi molto regolari seguì la giovane e silenziosa ragazza, affiancandola. Ella non diede segni di alcun genere, non alzò nemmeno gli occhi dal pavimento in marmo del castello. Grace allungò l'occhio verso la parte di manica nera rialzata all'altezza del polso. Intravide una cicatrice bianca formata da diversi punti.
Non era una semplice cicatrice... quella ragazza era stata marchiata. I suoi occhi vacui schizzarono velocemente su di Grace per poi riabbassarsi un istante dopo, e con essi risistemò la manica, nascondendo un segno che per lei doveva essere fonte di vergogna.
Grace aveva pensato ai morsi dei vampiri sempre come fonte di morte, una morte lenta e sicuramente dolorosa. Ma ciò doveva accadere solo quando essi prendevano a succhiare il sangue nelle vene della loro vittima, in caso non lo avessero fatto, o in caso si fossero fermati prima... cosa sarebbe accaduto a quelle persone?  Era una domanda alla quale non aveva mai cercato risposta, che a dire il vero non aveva mai posto, nemmeno di fronte alla vecchia cicatrice di sua madre. Ogni volta la guardava, ma mai aveva chiesto, ed ormai era troppo tardi. Era troppo tardi per molte cose.
Avrebbe voluto chiederle chi dei due vampiri l'avesse marchiata, ma non se ne sentiva il cuore, perché quella ragazza sembrava spaventata da loro quanto lo era da lei, e non c'era da stupirsene contando il fatto che era stata alla presenza di due vampiri senza morire, che accanto a lei vi era un bicchiere di sangue con della frutta. Che mostro doveva mai esser sembrato davanti occhi già terrorizzati?
Una volta arrivata alla sua camera la ragazza esibì un leggero inchino, attendendo che lei entrasse.
Grace sospirò.
<< Di che ospiti parlavano?>>
La ragazza sussultò, volgendo gli occhi finalmente sul suo viso, davanti l'espressione innocua di Grace dovette provare un leggero sollievo.
<< I padroni aprono le loro porte a tutti i vampiri, li invitano, per aver anche maggior controllo sui Borghi. Non ci è permesso partecipare.>> I suoi occhi erano terrorizzati, ma in parte lieti di essere uscita da quella stanza.
<< Cosa succede se resta qualcuno invece?>>
<<  Non permettono che se qualcuno entri poi possa avere la possibilità di uscire.>>
Detto ciò corse via, forse col timore di aver parlato troppo, o per nascondersi, nella certezza di non entrare più in quella sala. Grace volte lo sguardo dietro di sé, immaginando di poter arrivare con lo sguardo sin alla stanza da cui era stata cacciata. Era profondamente curiosa di conoscere ciò che veniva detto entro quelle enormi quattro mura.

   
 
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