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Autore: Trismegisto    20/06/2017    0 recensioni
Londra 1882, il paese sotto il governo della Regina Victoria,sta affrontando un cambiamento radicale in campo scientifico e tecnologico. Al 100 di Jermyn Street di fronte alla grande chiesa di St. James's Piccadilly vive un giovane ragazzo di nome Aron Cooper che lavora come apprendista presso il London Asylum (il London Asylum è una sede legata alla Clinical & Medical University of London,dove oltre allo studio si occupano di malattie mentali e anatomia umana,e spesso viene usata il palazzo del London Asylum come obitorio o ospedale “particolare”), sotto la guida del Professor Lucius Augustus Mordecai, apprende la psiche e l'anatomia umana, come secondo lavoro se possiamo considerarlo tale, ma per lui è un hobby, fa il consulente presso il London Central Journal,dove un amico gli passa di tanto in tanto informazioni su omicidi o casi del genere, grazie a questi “incidenti”, inizia a capire l'anatomia umana iniziando ad appassionarsi sempre di più, infatti ogni volta che il suo amico gli comunica qualche notizia ne è appagato. Dietro l'angolo si nasconde qualcuno che farà tremare le via di Londra, toccherà a Aron porre rimedio.
Genere: Mistero, Sovrannaturale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Fa freddo il tempo non è uno dei migliori,quando un tuono scoppiò in cielo ed iniziò a piovere,il cielo da un azzurro cristallino, divenne nere e cupo come il fondo di un pozzo.
In laboratorio il tempo  scorre normalmente, controllando dei risultati di un paziente, sollevai lo sguardo in alto e guardai il soffitto, feci un movimento da destra a sinistra con il collo per rilassare i muscoli, e nel girare il collo verso destra vidi la pioggia che iniziava a battere sulla finestra, controllai l’orologio e vidi che si è fatto tardi,ed è ora di tornare a casa. Chiamai il Professor Mordecai e gli comunicai che domani finirò il rapporto del paziente “Alpha”. Il professore mi guardò perplesso aggrottando le folte sopracciglia e mi disse:” Domani verremo a capo su questa strana malattia, ma meglio agire con cautela, ancora non sappiamo in che cosa ci stiamo immischiando.”, lo salutai ma egli non fece caso a me e continuò a fare avanti e indietro lungo tutta la stanza, presi il mio cappotto, l'ombrello e mi incamminai verso casa, uscito dal laboratorio, superai il grande varco che separa l'università dalla strada, aprì l'ombrello e la pioggia si fece sempre più pesante, sembrava quasi che ci fosse una persona seduta su di esso, con un passo molto lento e pensando ancora a ciò che mi aspetta domani arrivai al mio appartamento, la distanza dal London Asylum e casa mia sono di circa 2 chilometri e mezzo, con calma presi la chiave dell'appartamento la misi nella serratura e con forza aprì la porta, ogni volta ci vuole un po' per far si che si apra è un palazzo molto vecchio, viene usato come negozio e sopra di esso sta la governante del locale e della casa, mi ha dato una stanza che era di suo figlio che morì durante la Battaglia di Trafalgar, l'appartamento non è molto grande ci sono tre stanze di cui una da letto, cucina e soggiorno.
 
Salgo le scale lasciando l'ombrello all'entrata del palazzo, la signora Morrison, venne all'ingresso con una grande vestaglia bianca un lume in mano e con un aspetto poco presentabile mi disse: “ Aron, sei tornato... mi ero preoccupata vista la pioggia, credevo rimanessi a lavoro.. Ohhhh (Sbadiglio) ma stai bene quindi io vado a coricarmi buonanotte figliolo!”, con imbarazzo la ringraziai e le diedi la buonanotte. Sali le scale con molta stanchezza apri la porta dell'appartamento buttai le chiavi sul sul divano,butto i vesti inzuppati in una cesta, mi faccio un bagno e mi corico. Buonanotte.
 
Sono le 8 del mattino la signora Morrison entra in camera canticchiando una canzoncina che mi martella la testa come un picchio, mi dice di svegliarmi mi giro dall'altra parte, insiste, ancora con quella canzoncina ad un certo punto mi avvicinò la tazzina con il caffè vicino al naso e sentendo l'odore mi svegliai, le dissi gentilmente che non c'era bisogno che mi portasse la colazione a letto, lei rispose: “ Vedendoti combinato in quel modo ieri sera ho pensato che avessi la febbre e ti ho portato qualcosa da mangiare, su mangia che il lavoro ti aspetta.. l'affitto non si paga da solo..su Sveglia!!”. Mi alzai, andai in bagno a lavarmi la faccia, dopo mi sedetti a tavolo e feci colazione, mi cambiai presi gli appunti il  cappotto e andai al London Asylum. E' una bella giornata quindi credo che non ci sia bisogno dell'ombrello così, lo lasciai a casa, uscito andai sul ciglio della strada e chiamai un taxi, il quale mi porto all'università.
 
Arrivato all'università mi ricordati di mettere un annuncio, sto cercando un coinquilino con cui dividere le spese dell'affitto del mio appartamento, così strappai una pagina del mio taccuino scrissi le mie referenze, dove possono trovarmi e lo attaccai nella bacheca all'entrata dell'università. Fatto ciò, andai verso il palazzo del London Asylum, alla fine questo palazzo è una sede associata alla Clinical & Medical University of London, ma non è che sia scritto così grande il nome, c'è una targhetta in alto a sinistra con scritto London Asylum, quindi è solo una piccola sede inaugurata dal Dottor Mordecai il mio insegnate, egli è un uomo colto e intelligente, un po' pazzo, credo abbia sui 50 60 anni ,stempiato con pochi capelli brizzolati ai lati della testa, sembra che gli abbiano versato della cenere sui capelli, una lunga barba folta. grigio cenere ispida come rovi spinosi, indossa sempre un camice bianco, stivali neri e guanti neri, come se dovesse andare a squartare un maiale o chissà che cosa, certe volte mi fa paura,ma alla fine so che è un bravo uomo, mi sta insegnando molto sull'anatomia e la psiche umana.
 
Entrai in laboratorio e vidi provette,appunti e fogli riversi a terra, documenti bagnati, ed il professor Mordecai stravaccato sul pavimento con la bava alla bocca, pensai subito gli fosse successo qualcosa, lo chiamai insistendo, ma niente allora con coraggio gli diedi due schiaffi, ma niente, presi un bicchiere lo riempi con l'acqua e la buttai in faccia,all'improvviso si sveglio, subito attivo mi disse: “ Aron, sei arrivato ti stavo aspettando..forza cambiati mettiti il camice e andiamo dal paziente “Alpha”..”.
 
 
Sorpreso andai in camerino a cambiarmi, presi i miei appunti e tutto il necessario e andai verso la stanza del paziente “Alpha”. Apri la porta ed il soggetto era curvo su se stesso all'angolo della stanza,continuava a dire parole strane ma l'unica cosa che capì è: “ Sono tutti morti,tutti morti,morti,morti!!...anche io lo sono vero..? Non mi sento ne cuore,ne polmoni ne fegato...Sono morto e questo è l'Inferno vero dottore..?”,rimasi di sasso, cercai di rassicurarlo dicendogli: “ Signor Van Allen si distenda sul lettino lei non sta bene, si rilassi, vedrà che andrà tutto bene..”,così lo presi e lo aiutai a distendersi sul lettino, subito dopo arrivò il dottor Mordecai, mi disse come stava il paziente, gli dissi quello che vidi e sentì, dalla tasca del camice uscì l'orologio a ciondolo, guardò l'ora e mi guardò fisso negli occhi, come due banditi si guardano durante le loro sfide nel far West, e mi disse:“Possiamo iniziare!” così,chiuse l'orologio, lo prese per la catenina e richiamò a se l'attenzione del paziente, gli disse di non distogliere lo sguardo dall'orologio, iniziò a muovere l'orologio da destra a sinistra con molta calma e dicendo parole strane che non capivo, il paziente lo guardava fisso senza distogliere lo sguardo. Dopo pochi minuto il paziente è entrato in trans, così iniziammo a farle delle domande, mentre il dottor Mordecai le faceva le domande io prendevo appunti da bravo assistente.
 
Dopo molte domande scoprimmo che “Alpha” lo chiamerò così per comodità, soffre di qualche strana malattia mentale che trasforma tutte le persone che vede in morti viventi, e che egli stesso crede di essere morto ma, grazie all'ipnosi siamo riusciti a reprimere questi suoi pensieri, in modo da farlo tornare a casa dalla sua famiglia,così dopo 30 minuti di interrogatorio lo abbiamo svegliato, “Alpha” ha ripreso la sua lucidità, e facendo i test medici di routine, li ha superati tutti così, lo abbiamo mandato a casa, il povero uomo ci ringraziò molto di cuore e con uno sguardo compassionevole prese i suoi avere e uscì dal palazzo, gli chiamammo un taxi che lo portò a destinazione. Il dottor Mordecai mi presa da parte e mi disse che questo suo stato di quiete non durerà molto e che potrebbe anche peggiorare, quindi non mi aspetto che possa tornare di nuovo in clinica, così mi disse che se dovesse tornare di nuovo e peggiorare, dopo la cura dell'ipnosi di seguirlo e fare un racconto dettagliato della sua giornata ma questo solo se ci fossero peggioramenti.

Le uniche cose che so sul signor Van Allen sono: persona umile che lavora molto per mantenere la suo famiglia, al seguito ha una moglie che per sopravvivere fa da cameriera in una casa nei quartieri ricchi di Londra, i suoi bambini fanno da garzoni. L'aspetto del Signor Van Allen è di un uomo che ne ha viste e passate tante, ha dei grandi baffi grigi come la cenere se non li sono diventati per l'attività che svolge in fabbrica, calvo, delle grandi borse che le partono dai occhi che basta guardarli che trasmettono compassione, non molto altro credo sui uno e settanta, con una leggera gobba che inizia a vedersi, credo che abbia sui 60 anni, mi chiedo ancora come faccia una persona tanto buona a diventare in quel modo, ma la prossima volta lo scoprirò e andrò al nodo della situazione.
 
Ma distogliamo lo sguardo da Aron, perché c'è una nave misteriosa che sta attraccando al porto di Londra, una nave d'altri tempi, vele nere e strappate, il ponte ripieno di pesci ed acqua, come se fosse sbucato dalle profondità del mare, un relitto. Dalla cabina di comando esce un uomo scuro in faccia con un messaggio da dare al responsabile del porto, ma non fa in tempo a scendere dal ponte per attraccare che scendendo dal ponte inciampa e cade sul molo,arrivato a terra,delle macchie di sangue macchiano il ponte, l'autorità interviene, lo circondano e lo assistono.
 
L'uomo prima di morire disse all'autorità: “ Devo scaricare un carico urgente arrivato da molto lontano, ho passato un mese in mare ed ho affrontato qualcosa di sconosciuto..(tossisce), nella mia bisaccia ho scritto tutto il resto dell'equipaggio chi  si è ammutinato chi è stato ucciso, la mia missione è stata compiuta il resto lo lascio a voi l'indirizzo è scritto in un foglietto sempre nei miei appunti..(tossisce)”, dopo poco che è arrivato il medico, l'uomo è morto. L'officiale di polizia De la Fontaine si precipitò al porto, esaminò quello che poteva del corpo e dopo l'arrivo di Aron e del Dottor Mordecai, lo fece portare alla Clinica dove lavora Aron, nel fra tempo, alcuni agenti sono saliti sull'imbarcazione, sono scesi nella stiva per controllare che il carico fosse intatto, all'interno trovarono delle grandi casse, così accertati che il carico fosse integro chiamarono il commissario e le diedero il diario di bordo dell'uomo morto poco fa, egli lo apri e trovo l'indirizzo dove portare queste casse,così ordinò ad alcuni operai di aiutare a scaricare il tutto e portarlo all'indirizzo scritto sul pezzo di carta, il diario rimase al commissario,che lo portò con se alla centrale.
 
 
 
 
Il sole iniziava a tramontare facendo capolino sul Big Ben, il grande orologio di Londra scoccava le ore 7 PM, il cielo si tinse di arancione come le fiamme di un incendio,e mentre mi gustavo questo spettacolo della natura, mi giunse notizia dell'accaduto al porto, l'ispettore telefonò al London Asylum e comunicò l'accaduto al professor Mordecai, il qualche con molta foga mi disse di prepararmi e di andare con lui che c'è stato un incidente e l'ispettore ha richiesto il nostro aiuto.
Presi tutto l'occorrente e partimmo verso il Porto, durate il percorso di andata ero sceso a guardare se qualcuno aveva risposo al mio annuncio, e in effetti qualcuno mi ha scritto che ci possiamo vedere domani alle ore 10 AM alla fontana centrale dell'Università, quindi ho conservato l'appunto e nel fra tempo siamo arrivati a destinazione, il dottor Mordecai fremeva dalla gioia, gli occhi brillavano, come quando ad un bambino viene dato una caramella, non immaginate la sua felicità.
 
Ci stavano molte persone raccolte in cerchio attorno alla vittima, chiamammo il commissario e gli abbiamo detto di far sgomberare l'area interessata cosi che potessimo prendere eventuali prove e dedurre com'è morta la vittima, ma non eravamo gli unici, un altro ragazzo stava già svolgendo delle analisi, parlammo con l'ispettore e ci disse che è un giovane medico che studia alla  Clinical & Medical University of London, così ci facemmo largo e iniziammo a l'analisi della vittima, nel fra tempo che io parlavo con l'ispettore il dottor Mordecai già stava controllando il corpo,mi girai o con un cenno mi disse di andare da lui, mi chiamò a se e mi disse: “Che cosa vedi Aron...?”. risposi io: “Un cadavere professore, probabilmente sulla sessantina, proveniente dall'estero..” mi abbassai per controllare meglio la vittima, presi la lente di ingrandimento e controllai bene il corpo,una giacca blu con camicia bianca e foulard, controllai meglio la giacca e al suo interno trovai nella tasca interna sinistra una foto di una donna, la girai e leggi: “ Al capitano del mio cuore, tua Veronica..”, credo sia sua moglie,bene, la riposai e continuai a cercare altri indizi, nel fra tempo il professore aspettava paziente accovacciato a terra e pensieroso, il mio sguardo per un momento incrociò il suo, ed come se mi avesse detto: “forza Aron puoi fare di meglio..”, comunque continuai la mia analisi, la giacca era di un tessuto molto vecchio cerano cuciture sui lati, deduco quindi che non sia tanto nuova, forse la donna nella foto presumiamo sua moglie l'abbia rattoppata, vado ad analizzare le mani, ha delle grandi mani quasi il doppio delle mie, mani rustiche e callose ha della sporcizia sotto le unghia e del inchiostra al pollice e medio della mano destra, vado a controllare meglio con la lente di ingrandimento e vedo che non è secco del tutto, quindi, ha finito di scrivere poco prima che attraccasse la nave, non vedo altre cicatrici per il corpo forse al laboratorio scopriremo qualcos'altro, la causa della morte credo sia dovuta alla caduta ma girando il corpo vedo che sulla schiena a delle ferite, ma non voglio perdere tempo, quindi dissi al professore che, in laboratorio con gli attrezzi e con calma possiamo scoprire più cose. Vado ad alzarmi e vedo il ragazzo della mia stessa scuola che mi fissa, incuriosito gli dissi che ne pensi di questa vittima, egli mi disse che la pensa come me anche se alcune cose non le aveva notato, dopo facemmo le presentazione come giuso che sia e scoprì che si chiama Jonathan Harris e frequenta l'ultimo anno di medicina. Facemmo trasportare il corpo all'obitorio, dove con calma analizzeremo il resto del corpo, cercando di trovare qualche altra prova.

Nel tra tempo la notte è calata su Londra, ed un leggero venticello freddo iniziava a farsi sentire,così arrivati alla clinica posammo il cadavere in una vasca di ghiaccio per far si che rimanga intatto, così, domani possiamo completare le indagini e scoprire qualcosa, nel fra tempo andai nel camerino a cambiarmi, posai il camice e misi i miei vestiti. Uscito, salutai il professor Mordecai, gli diedi appuntamento domani al solito orario alle 8 AM sperando che il signor Van Allen non si presenti di nuovo e che la sua “malattia mentale” sia passata, rovistai nel mio taccuino e mi ricordai che domani alle 10 AM ho appuntamento con il mio futuro coinquilino. La luna risplendeva alto in cielo è al primo quarto, non smetterò mai di guardarla, da un senso di pace e tranquillità, con questa felicità in petto arrivai a casa, mangiai qualcosa, mi feci un bagno e me ne andai a dormire.
Durante la notte successe qualcosa all'obitorio, una strana nebbia entrò da sotto la finestra, per poi trasformarsi in una figura umana, tale figura spalancò la bocca e ne uscì una lingua appuntita con la quale praticò un piccolo foro alla gola, dal quale succhiò il sangue rimanente delle vittima, finita questa pratica non lasciò segno dell'accaduto, tramite i lunghi artigli lasciò scorrere dall'indice una strana protuberanza verdastra dentro la gola della vittima, il corpo divenne violaceo come un cadavere in decomposizione, così la creatura si trasformò di nuovo in nebbia ed uscì dalla finestra lasciando tutto in perfette condizioni o quasi, arrivata la mattina il cadavere iniziò ad avere spasmi e attacchi di epilessia, come si fosse rianimato, aprì gli occhi da marrone nocciola divennero gialli, come quelli di una tigre si riempirono di sangue, “l'essere” si stava alzando ma, il sole fece capolino sulla finestra ed il corpo, prese fuoco e scomparì, polverizzato dai raggi del sole, quello che ne restò fu poco o niente tutto evaporò lasciando nell'aria odore di carne bruciata, come fosse stata fatta una grigliata da poco.
 
Venne la mattina, la signora Morrison questa volta non mi ha svegliato con la sua cantilena ed il caffè, meglio così, oggi è una giornata importante vediamo di risolvere il caso del capitano morto e vedremo chi è questo aspirante coinquilino, spero mi convinca, detto ciò faccio colazione, mi cambio e parto verso il laboratorio. Neanche arrivo all'entrata dell'università e vidi il professor Mordecai uscire dal laboratorio del London Asylum con una faccia spenta, bianco in faccia come la cera, corsi verso di lui e subito gli dissi cosa fosse accaduto, mi disse che il cadavere è sparito, ma non ci sono segni di effrazione, ne traccia di del corpo, sconvolto e perplesso andai verso il laboratorio, entrai e vidi la vasca di ghiaccio vuota, il ghiaccio si era sciolto durante la notte lasciando solo qualche cubetto a galla, l'acqua è limpida e appunto non ci sono tracce del cadavere, ma controllando bene la stanza mi fermai al centro di essa chiusi gli occhi e pensai per qualche momento su cosa è potuto accadere, aprì gli occhi e pensai subito a controllare finestra, pavimento, soffitto e di svuotare la vasca, ci sono molte cose che sono potute accadere. Dopo questo attimo di concentrazione, controllo il pavimento e guardando tutto per bene con la lente di ingrandimento trovo della terra accanto alla vasca, la prendo tra le mani, e strofinandola vedo che ha una consistenza particola e diversa rispetto alla terra comune che possiamo trovare nei dintorni, dissi al professor Mordecai di prendere un becher e mettere la terra all'interno, che dopo analizzeremo con cura. Intanto nell'aria senti un leggero odore di bruciato, come carne bruciata ma forse sarà la mia impressione controllai il resto della stanza ma niente di che, nel istante che io controllai il laboratorio arrivo l'ispettore De la Fontaine, il professore gli spiegò la situazione e che il corpo è scomparso, non ci sono segni di effrazione e che l'unica prova che abbiamo è la terra. Appena vidi l'ispettore gli chiesi se avesse con se il diario della vittima, per leggere gli appunti, e ricostruire l'accaduto e cercare in qualche modo di capire con che cosa abbiamo a che fare.
 
Si sono fatte quasi le 10 AM e mi ricordai dell'appuntamento alla fontana con il pretendente coinquilino, quindi lasciai tutto nelle mani dell'ispettore e del professore e mi diressi verso la fontana, ad aspettarmi c'era una figura famigliare mi avvicinai e vidi che era il ragazzo che incontrai al porto la scorsa sera, anche lui mi riconobbe ci salutammo e ci sedemmo ai bordi della grande fontana, ed iniziammo a parlare del più e del meno, mentre lo osservavo mi accorsi dal modo di vestirsi e dal modo di porsi che è un tipo calmo, educato e intelligente, non molto sui 1,70 capelli castano chiaro corti e sistemati,occhi scuri color nocciola, porta dei strani baffetti, veste in modo sistemato ed elegante, porta con se una piccolo diario proprio come me. Dopo un bella chiacchierata gli diedi l'indirizzo dell'appartamento, può già trasferirsi, la signora Morrison non avrà problemi nell'accoglierlo. Lo salutai e tornai al laboratorio, nel fra tempo il commissario e le guardie sono tornate alla centrale, chiesi al professore se il commissario gli avesse lasciato il diario di bordo, così lo potessi analizzare, così da dietro la schiena mi mostrò il diario, me lo diede e mi disse di leggerlo e di capire la storia della vittima fino all'arrivo al porto di Londra.
 
Stavo per cambiarmi per fare una piccola pausa, visto che è ora di pranzo per poi continuare con le analisi della terra che ho trovato sul pavimento, ma qualcosa è andata storta vidi un uomo piccolo e curvo correre verso il laboratorio, aguzzai la vista e vidi che è il Sig. Van Allen, pensai alla noia che mi recherà tale uomo, perché dall'aspetto sembra essere sprofondato nella sua malattia mentale.
Si precipitò a gran velocità verso il laboratorio con foca fece pressione sulla porta bussando con insistenza dicendo: << Dottore sono comparsi di nuovo, sono tutti morti, dottore mi aiuti, la prego sto per morire... Mi aiuti!!! >> Con calma lo presi per il braccio destro e cercai di calmarlo e tranquillizzarlo, così lo feci sedere sul divano e chiamai subito il Professor Mordecai, gli dissi che doveva ricorrere all'ipnosi per fargli passare la sua malattia mentale.
 
Appena si sedette, per tranquillizzarlo gli abbiamo dato un po' di acqua e zucchero, il professor Mordecai si tolse gli occhiali, preso il solito orologio a ciondolo dalla tasca, si sfregò gli occhi, aprì l'orologio guardò che ora è, fissò negli occhi il paziente e le disse di guardare attentamente l'andamento del orologio, così dicendo parole che non capì fece ondulare a destra e sinistra l'orologio, il paziente seguiva l'andamento da destra a sinistra come un gatto segue la preda, prima di catturarla. Pochi minuti dopo il paziente cadde in trans, il professore cercò di convincerlo come l'altra volta, ma, questa volta il paziente fa più resistenza, va in confusione sembra spaventato da qualcosa, ed inizia a farfugliare parole senza senso,l'unica cosa che capì fu: << I morti camminano, sono tra di noi, escono dalla fabbrica dove lavoro, dovete aiutarmi ad ucciderli, anche io sto morendo dentro, non mi sento più gli organi interni il cuore sembra pompare sangue nero, i polmoni sono pieni di veleno grigio, il vapore,il vapore, IL VAPOREE, entra dalle mie narici e mi consuma dentro, AIUTO!!. Sto bruciando dentro vi prego svegliatemi, presto qualcosa sta arrivando, presto,presto,presto, SVEGLIATEMIIIIII!!”.
 
 Dopo aver sentito queste parole il professore schioccò le dita ed il paziente si svegliò, sudato, impallidito in faccia come se avesse visto la morte in faccia, gli domandammo se ricorda di averci detto qualcosa durante la seduta, ma egli negò di ricordare, gli abbiamo dato un bicchiere d'acqua per calmarlo e qualche tranquillante per tenerlo calmo, e lo mandammo a casa. Il professore subito dopo che il paziente se ne fosse andato mi chiamò in disparte e mi disse di seguirlo, e vedere cosa c'è in questa fabbrica dove lavora, con preoccupazione accettai la missione e domani mattina mi alzerò e pedinerò il signor Van Allen cercando di capire cosa c'è in questa fabbrica.
 
Si è fatta ora di pranzo, mi presi qualche minuto di pausa, e mi sedetti in una panchina nel piccolo giardino che si trova fuori il laboratorio, un piccolo giardinetto con al centro la fontana, dove mi incontrai con il Sig. Harris, il mio nuovo coinquilino. Dalla tasca uscì il porta tabacco ne presi un poco e uscita la pipa, ne misi un po al suo interno la accessi e mi rilassai, tra un tiro e l'altro iniziai a pensare sul da fare, devo controllare il diario di bordo, devo esaminare la terra trovata sotto la vasca, pensai di andare al porto e fare un sopralluogo, sulla nave arrivata, per vedere se trovo qualcosa che mi è sfuggito ieri, devo pensare anche al Sig. Van Allen e alla sua pazzia, insomma ho molte cose da fare, potrei chiedere a Jonathan se può aiutarmi, comunque, il tabacco finì, quindi posai tutto e tornai in laboratorio.
Tornato in laboratorio presi il diario di bordo e lo portai con me,prima di uscire mi cambiai tolsi il camice, e presi il mio capotto e andai verso il porto, presi un piccolo campione della terra trovata stamane,e me ne andai, salutai il professore e le dissi che andavo al porto e che domani seguirò il signor Van Allen.
 
Presi una carrozza e mi recai al porto, arrivato la c'erano alcuni agenti, che stavano controllando  l'imbarcazione, chiesi loro se potessi dare un'occhiata nella stiva dove ci stavano le casse, gli dissi che l'ispettore De la Fontaine mi ha dato campo libero sul caso in questione, quindi salì sull'imbarcazione e scesi nella stiva, le grandi casse erano sparite, dopo il trasloco fatto in mattinata, dubito ci siano tracce di qualcosa ma, testardo come sono iniziai a controllare per bene tutto il pavimento, presi la lente d'ingrandimento e controllai ogni singola asse di legno della stiva, quando vidi della terra sulle assi, la presi tra le mani, e la controllai, la consistenza era simile a quella trovata in laboratorio, quindi, usci il campione che trovai in la laboratorio e misi questa sulla mano destra e quella trovato nella stiva nella mano sinistra, guardai attentamente entrambi i campioni e vidi che erano gli stessi, stesso colore e stessa consistenza, solo che quella trovata nella stiva sembra più fresca e più recente quella trovata in laboratorio più secca, vabbè, presi entrambi i campioni e li conservai in un fazzoletto, uscì dalla stiva salutai gli agenti e tornai a casa.
 
Arrivato a casa la situazione non era delle migliori, la signora Morrison, neanche entrai dalla porta che mi disse: << Aron chi è questo ragazzo..? Mi ha appena detto che è il tuo coinquilino, e si trasferirà qua..potevi avvertirmi con largo anticipo, avrei preparato qualcosa di buono.. non mi hai detto niente ed ora mi farai fare brutta figura..>>, la rassicurai e gli dissi che non era importante e che ci siamo messi d'accordo oggi stesso, quindi che si dia una calmata. Intanto Jonathan molto imbarazzato trasportò i suoi bagagli su nel mio, anzi nostro appartamento, gli mostrai l'appartamento e le varie stanze, gli dissi di non fare caso al disordine che c'è anzi, di abituarsi perché nel mio disordine trovo tutto. Detto ciò disfò le valige e sistemò tutto per bene, gli dissi che stanotte farò tardi e rimarrò sveglio che ho da leggere il diario di bordo, quindi che non si preoccupi,se vedrà accesa la luce fino a mattina presto. Dopo aver cenato, andai in soggiorno mi sedetti sul divano ed iniziai a sfogliare il Diari di Bordo, le pagine sono molto consumate e piena di increspamenti, alcune pagine sono strappate, l'inchiostro è poco visibile in alcune parti, ma darò un'occhiata ed inizierò a leggero dal inizio, vedrò di scoprire il viaggio che ha percorso l'equipaggio e il motivo della catastrofica avventura capitata ad essi.
 
DIARIO DI BORDO
 
Giorno 1
Partenza dal porto di New York , sono il capitano Marshall mi è stato incaricato di trasportare un carico da New York  a Londra in Inghilterra. Alcuni mozzi caricano queste casse, molto grandi non so esattamente cosa ci sia all'interno, l'uomo che mi ha dato l'incarico mi ha detto di non aprirle per nulla al mondo, e specialmente quella più grande, mi ha detto che al suo interno c'è qualcosa di molto prezioso e delicato.
Io essendo una persona molto seria, accettai i soldi ed esegui gli ordini, dopo aver caricato tutto sulla nave, radunai i miei uomini e partimmo, è sera ed il sole sta calando lentamente illuminandoci la via del viaggio.

Più tardi la sera della nostra partenza, ci radunammo nella mia stanza per parlare della rotta da seguire e dove fermarci per fare eventuali soste, siamo circa 10 uomini alcuni li ho presi per strada, non hanno nessuna esperienza nel campo della navigazione, ma cercavano un’avventura così li ho spinti a venire con me. Dunque abbiamo studiato un viaggio abbastanza semplice, con 2 soste in 2 porti europei la prima a Lisbona in Portogallo, la seconda a Brest in Francia e poi da Brest andiamo direttamente a Londra. Spero che non ci accada niente di grave, e di arrivare incolumi alla fine del viaggio.
[…]
 
Giorno 12
Qualcosa non va su questa nave, alcuni mie uomini sono spariti nessun segno di lotta o altro, ma in questi giorni una tempesta ci ha colto in mezzo al nulla, abbiamo perso la rotta, e siamo stati sbattuti a destra e sinistra senza sosta e pace. Durante la notte sento strani rumori, mi inizio a preoccupare quindi, stanotte farò un controllo da poppa a prua, vediamo se riesco ad andare a capo della situazione.
La notte arrivò, lasciai il comando della barca al mio vice, e iniziai la ronda, la pioggia non si placava, e il vento faceva anche la sua parte sbattendomi da destra a sinistra senza tregua. Ma non mi arrendo così facilmente, dopo due giri da poppa a prua, vedo un mozzo avvolto in una nebbia biancastra sospeso in aria, guardai la scena con stupore, pensai: che forse è  il sonno che fa brutti scherzi, ma mi avvicinai sempre di più e la scena è sempre più reale che un’allucinazione, mi sono avvicinato con cautela quando vidi il peggio, una figura pallida e biancastra  avvolto nella  nebbia ha preso per il collo il mozzo, aprì la bocca, uscì la lingua, stretta e lunga la avvicinò al collo del povero mozzo, e le trafisse la gola, e iniziò a succhiargli la “linfa vitale”. Colto alla sprovvista non sapevo che fare, ma non potevo permettermi che un uomo morisse così, ne va della mia reputazione, così uscì dalla fondina la mia pistola e saprai due colpi a quell’ombra, ma i colpi lo trapassarono e basta, senza ferirlo ne lasciando segni, rimasi stupefatto e impaurito allo stesso tempo. Dopo i miei spari questo essere che non so come chiamarlo, sarà un fantasma non ne ho la più pallida idea, lasciò il corpo del mozzo  mezzo-morto, mi guardò dritto in faccia con i suoi occhi rossi e scomparì nel nulla avvolto dalla stessa nebbia biancastra di prima.
[…]
Giorno 33
Finalmente siamo attraccati a Lisbona, siamo a metà del nostro viaggio, sono successe molte cose, non ho potuto scrivere molto ma, spero che questo diario di bordo arrivi a destinazione. Dunque dopo quel episodio capitato circa 21 giorni fa le cose non sono cambiate affatto, anzi sono peggiorate, la ciurma si è dimezzata ed il resto ha paura di cosa possa succedere, e non vedono l’ora di terminare questo viaggio. Ormai questo viaggio ha preso il nome di “Viaggio della morte”, comunque ltre a quel mozzo che vidi quella notte ce ne sono stati altri dopo di lui, c’è stato un tizio che il giorno prima era felice, contento del viaggio e desideroso di fare esperienze in un nuovo continente, ma la sera stessa lo vidi girare per la nave pallido in faccia e me se non avesse più un’anima, pensai di andare a controllare quindi lasciai per un momento il timone e andai a controllare, lo chiamai ma non mi rispose, lo chiamai parecchie volte ma niente andava avnti e indietro sul ponte senza ragione, ne ho avuto abbastanza così lo presi per le spalle e lo scossì un po' per catturare la sua attenzione ma, appena lo vidi in faccia mi prese un colpo, aveva la faccia bianca come il latte gli occhi scavati e la bocca secca, sembrava morto, o lo era, cercai di svegliarlo ma niente fu impossibile, farneticava qualcosa ma non riusci a capirlo bene, di colpo vidi dalla parte opposto del ponte la stessa figura che vidi quel giorno, stesso aspetto spaventoso, guardò verso di me e con i suoi grandi occhi rossi prese l’attenzione del mozzo egli come fosse ipnotizato, riprese conoscenza e mi Sali addosso, non capì il motivo ma il suo aspetto cambiò radicalmente, cercava di mordermi, di ferirmi,cercai di fermarlo chiamando il resto della ciurma, vennero in soccorso e mi aiutarono a fermalo così lo legammo all’albero maestro, con delle corde e delle catene, mi girai per controllare se ancora quell’essere sia all’altra parte del ponte ma già era sparito, lo tenemmo legato al ponte e c’è ne andammo a dormire, il giorno dopo, la mattina il corpo scomparì, non rimase niente ma solo delle piccola cenere sulla corda e puzza di bruciato nell’aria, questo mi sembra molto strano, ma solo di notte capitano cose strane durante il giorno tutto e normale, decisi  di dare un’occhiata nella stiva al carico che stiamo trasportando per vedere se non ha subito danni, ed è tutto in bune condizioni. […] Dopo averci riposato per bene a Lisbona siamo pronti verso la tappa successiva il porto di Brest per poi da quest ultimo arrivare a Londra e buttarci questa storia alla spalle, o almeno lo spero.
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Giorno 41
Siamo arrivati a Brest in Francia ormai siamo quasi giunti alla fine del viaggio e siamo rimasti in tre: io il mio vice ed un ragazzino, sono molto preoccupato su cosa può accadere dal oggi al domani, durante questa settimana di viaggio ho capito che questa creatura è vulnerabile alla luce del sole, agisce solo di sera, durante la notte è molto forte e può cambiare forma da essere umano a nebbia come scrissi tempo fa, ora inizio a capire perché ogni qual volta spariva subito, per ora solo questo posso dirvi spero di arrivre vivo a Londra e poter raccontare tutto di presenza ad un agente. Ho anche scoperto che c’è qualcosa in quelle casse, qualcosa di vivo, che può entrare ed uscire a piacimento, me ne accorsi una mattina quando un mozzo stava pulendo la stiva, vidi della terra e su questa terra si vedevano delle impronte strane, e delle macchie di sangue che la circondavano, non ho idea di cosa possa essere accaduto, domandai al resto della ciurma ma anche loro non sapevano niente al riguardo, essendo molto curioso una notte mi nascosi nella stiva, per vedere se accadesse qualcosa, la pioggia mi faceva compagnia battendo sullo scafo e le onde battevano con insistenza, sentivo solo questi rumori ed il mio cuore che batteva, quando vidi una strana nebbia uscire dalla grande cassa e trasformarsi in un essere umano, altro magro e pallido, cercai di non fare rumore per evitare che mi sentisse, così continuai ad osservarlo e ignaro della mia presenza uscì dalla stiva trasformandosi di nuovo in nebbia. Aspettai fino al tramonto quasi quando mi svegliai e vidi lo stesso uomo di prima ma cambiato, con un colorito più roseo e vivo, i capelli da un grigio cenere gli divennero nero corvino, e gli occhi da un cupo grigio ad un azzurro smeraldo. Aveva la bocca ricoperta di sangue, immagino che un altro mebro sia morto. […]
 
Ormai ho perso quasi le speranze sono rimasto da solo, questo mostro ha decimato tutto il mio equipaggio l’unica cosa che può salvarmi è la fede, prendo con me la foto della mia amata e la santissima croce ed aspetto che arrivi il giorno, sono nella mia cabina, accovacciato a terra, come un bambino che ha paura del buio, perché il buio e la notte sono miei nemici, solo il giorno e la luce del sole può salvarmi. Se non sopravvivero al viaggio spero che qualcuno legga le miei memorie scitte su questo diario e faccia qualcosa al riguardo e impedisca a questo mostro di conquistare Londra e rendere tutti noi umani suoi schiavi. Che DIO ci aiuti. Queste sono le mie ultme parole. Un saluto alla mia amatissima Moglie ed al piccolo/piccola che nascerà.
 
Addio. Cornelius Amadeus Marshall..
   
 
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