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Autore: GiadaO95fire    21/06/2017    0 recensioni
Vi siete mai domandati cosa succede ad incontrare la spia migliore del mondo? Rispondo io con una sola parola: Il Finimondo.
Tutto ebbe inizio grazie ad una maledetta valigetta e una frase: muovi il culo; il resto lo lascio leggere a voi.
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: Spoiler!
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Nessuno credeva che io potessi cambiare la mia vita, dal vivere per strada senza che mi preoccupassi degli altri o del mio paese, l’unica cosa importante era farsi rispettare anche con la violenza se necessario. Ma la troppa violenza, mi portò a qualcosa di molto più grande e complicato del mondo che pensavo di conoscere bene. A dire la verità, la mia aspettativa di vita era fino ai 18 anni, ma credo che qualcuno in cielo voleva che soffrissi e agonizzassi, facendomi conoscere gente che avrei dovuto ad ogni costo girare a largo. Ma devo ammettere che non tutti i mali vengono per nuocere, ho sofferto a lungo e gioito allo stesso tempo grazie a certa gente. Era una giornata come le altre, il negozio vicino al rifornitore era stato rapinato come ogni settimana e le sirene della polizia suonavano per tutto il quartiere; io facevo colazione nel mio bar abituale, lontano dal quartiere in cui vivo. Ogni giorno guardavo i ragazzi ricchi fare colazione e scherzare insieme, non capivo come facevano ad essere così felici, ma forse, non conoscevano la vita vera, quella in cui devi schiacciare tutti per non essere ammazzato o non essere sottomesso. Guardai il mio cappuccino e pensai a quanto la mia vita fosse uno schifo, ogni giorno una sparatoria nuova per le stesse ragioni: soldi, droga, rivalità tra bande, disperazione, oppure per divertimento. Molta gente è come se avesse una benda negli occhi e non volesse vedere la verità che li circonda, ad altri non importa nulla e la maggior parte cerca il potere per poterli comandare tutti. Pagai ed uscii dal bar. Non sapevo proprio che quella mattina, la mia vita sarebbe cambiata per colpa di un uomo che correva a perdifiato contro di me. Dopo essere uscita dal bar, mi diressi verso la mia scuola e ovviamente ero in ritardo, ma tanto, a nessuno importava visto che andavo solo per noia; ad un tratto un uomo si scontrò contro di me e caddi per terra con lui sopra, sentii un dolore lancinante al polso. Cercai di scrollarmelo di dosso: Ehi, levati di mezzo, razza di maniaco!!:, alzò lo sguardo e disse dandomi la sua valigetta: Ti prego nascondila da qualche parte, buttala anche nell’oceano ma, non darla a nessuno! Nemmeno alla polizia!:, l’uomo si alzò e corse via, prima che potessi chiedere qualsiasi cosa. Mi alzai e feci l’unica cosa che farebbe chiunque, buttare nel cassonetto la valigia, correre il più lontano possibile e dimenticare l’accaduto. Non riuscivo a dimenticarmene e pensavo a chi e cosa volesse dire quel tipo con buttare anche nell’oceano la valigetta, dalla sua espressione sembrava disperato e spaventato da qualcosa o forse da qualcuno. Per tutto il tragitto mi tartassai la mente con quel pensiero, era davvero difficile non pensarci. Finita la scuola, andai in rosticceria per comprarmi un bel panino e mangiarmelo con calma nel parco, ma le cose presero una brutta piega. Entrai in rosticceria e mi misi in fila, vidi che in un angolo la televisione era accesa sul notiziario e per passare il tempo lo guardai, tanto per aspettare il meteo; ma la notizia principale era un commercialista scomparso da 5 giorni e con se aveva dei documenti top secret che erano stati rubati da una base militare dalle parti di Chicago da un ladro professionista. Quando vidi il suo viso mi venne un colpo, era lo stesso uomo che mi aveva atterrato quella stessa mattina. Uscii velocemente dalla rosticceria e tornai al vicolo dove avevo gettato via la valigetta; arrivai appena in tempo per prendere la valigetta e portarla a casa mia. Mi chiusi a chiave dentro e serrai le finestre, non dovevo farmi vedere da nessuno e poi, ero curiosa di vedere il contenuto e se erano effettivamente dei documenti appartenenti al governo. Le mani mi tremavano e sudavo freddo, se fossero stati quei documenti rubati di cui parlavano al notiziario, sarei stata nei guai ancora, ma questa volta non mi avrebbero dato qualche mese di riformatorio. Chiusi gli occhi e lentamente aprii la valigetta; Il mio cuore perse un battito non appena vidi lo stemma americano sopra le cartelle e automaticamente la richiusi. Erano veramente quelle carte del governo e io li tenevo con me, non potevo essere più sconsiderata di così. Ad un tratto sentii il campanello suonare: mi prese il panico e corsi a nascondere la valigetta sotto il mio letto, cercai di ricompormi ed andai ad aprire la porta. Era la vicina di casa venuta per chiedere di nuovo l’affitto: Allora, hai intenzione di pagare l’affitto? Sei in arretrato di tre mesi!:; già i famosi tre mesi in cui ero in riformatorio per un piccolo furtarello: Vuoi rilassarti? Ho detto che te li pagherò, quei tre mesi ero in riformatorio se ricordi bene e non potevo fare nulla!: e lei: E tu sii fortunata che ti ho permesso di rimanere, altrimenti non avresti avuto un posto in cui tornare, chiaro? Ti do un altro mese, se per allora non avrai pagato, ti sfratterò!:; se ne andò e io tornai a sedermi sul divano tirando un sospiro di sollievo. Dopo qualche altro minuto sentii di nuovo il campanello, ma stavolta, con molta più insistenza; andai ad aprire e mi ritrovai davanti un paio di poliziotti dall’aria strafottente: Cosa posso fare per voi?:, quei due non risposero e tirarono fuori delle manette, quello più alto disse: Ma guarda chi si rivede! Ne è passato di tempo dall’ultima volta che ti abbiamo vista, piccola teppista!:, purtroppo li conoscevo bene. Erano due poliziotti corrotti, pronti a lasciar andare anche il più perfido criminale del mondo, per una cospicua somma e non so per quale motivo, ma un giorno hanno deciso di tormentarmi e infatti erano stati loro ad arrestarmi tutte le volte, la maggior parte per crimini inventati. I due entrarono dentro e io non potei fare altrimenti, si guardarono attorno e poi tirarono fuori un foglio: Questo è un mandato d’arresto per te! Ti conviene fare la brava e collaborare se non vuoi che usiamo le maniere forti!: e io: Bene, stavolta cosa avete escogitato? Vandalismo? Rapina a mano armata? O perché no, un omicidio!?:, quei due risero: Cosa voi insinuare? Che siamo corrotti?:, non risposi, altrimenti si sarebbero vendicati di più; quei due risero ancora più forte: Questo è vero ma, chi mai ti crederebbe? La parola di una teppista contro quella di due poliziotti esemplari!:. Quello che diceva era vero, la mia parola contro la loro e sicuramente, avrebbero creduto più a quei due bugiardi che a me. L’agente più basso mi si pose davanti: Adesso girati!:, mi girai e quello mi attaccò al muro, l’altro cominciò a perquisirmi: Guardate che non ho armi nascoste!: e lui: Lo sappiamo!:. Dopo un paio di minuti, mi ammanettarono e lessero i miei diritti, anche se me li avevano detti un sacco di volte; c’era molta gente alla finestra che guardava cosa solitamente accadeva, con la coda dell’occhio vedevo la gente che si fermava in strada e guardava da lontano, non gliene importava granché di cosa avessi fatto o no, era solo la notizia del momento. Il vero problema era quella stramaledetta valigetta. Ormai tutti mi conoscevano dentro il riformatorio, erano più o meno i miei vicini di casa e conoscenti, fortunatamente erano persone che si facevano gli affari propri e io con loro; quella mattina mi feci prestare un giornale, solo per vedere se c’era qualche articolo su di me, però non c’era nemmeno una piccola riga, tranne che stavano ancora cercando il commercialista scomparso e che non avevano ancora un sospettato. Come poteva essere che, durante la perquisizione in casa mia, non avessero trovato la valigetta e il fatto che non mi avessero messa in qualche buco, per sempre; la cosa mi puzzava parecchio. Una voce maschile mi spaventò facendomi cadere dal letto: Alzati e muovi il culo! Non ho tempo da perdere!:, ero rimasta di sasso e non riuscii a fiatare; era un uomo alto e ben piazzato, capelli corti e neri, la pelle molto chiara e aveva una benda sull’occhio sinistro, l’altro mi guardava con una freddezza impassibile. Non riuscivo né a parlare né a muovermi, l’uomo entrò dentro la cella e prendendomi da un orecchio, gridò: Odio ripetermi, cammina!:, mi faceva male; mi trascinò per tutto il tragitto fin al cortile. Appena uscimmo fuori, vidi un elivelivolo come quelli dei film nel bel mezzo del cortile, pensai che ormai avessero trovato la valigetta e mi volessero portare in una prigione sotterranea nel deserto artico. Saliti nell’elivelivolo, l’uomo mi legò letteralmente al sedile e poi salimmo verso il cielo. Quasi non respirai quando l’elivelivolo prese velocità, guardai il mio rapitore e vidi quanto era tranquillo: L-lei chi è e cosa vuole da me?:, mi bastò un suo sguardo per zittirmi all’istante, poi l’uomo disse al pilota: Accelera, sei peggio di una lumaca!: e il pilota: Mi spiace signore, sono già alla massima potenza!: e lui: La prossima volta, ricordami di prendere il jet!:, sicuramente voleva farmi venire il mal d’aria e poi per i miei gusti andava fin troppo veloce. Ci mettemmo una mezz’oretta ad arrivare a destinazione e io avevo sempre più paura, l’uomo ad un tratto si girò verso di me e disse: Benvenuta nella tua nuova casa Yukin McCoughan!:, rimasi di sasso, non sapevo cosa intendesse per “nuova casa” e il mio nome per intero; nemmeno atterrati che l’uomo mi spinse fuori e caddi per un paio di metri sull’asfalto rovente. L’uomo saltò giù come un gatto, mi guardò e io, alzandomi in piedi, chiesi: Si può sapere cosa diamine vuole da me?:, lui rispose: Prova ad immaginartelo, ora seguimi!:, mentalmente lo maledicevo, ma lo seguii senza fiatare. Ovunque mi girassi, vidi soldati che mi guardavano divertiti da qualcosa, forse dalla divisa del riformatorio o dai capelli scompigliati; l’uomo con la benda guardava dritto e camminava velocemente, faceva venire il fiatone stargli dietro. Mi trascinò dentro una casa con tanto di giardino e fontanella. Quando entrai dentro, vidi che era arredato come una caserma militare, quasi mi stupii del fatto che quello era un posto normale in uno cui non centrava nulla. L’uomo con la benda si sedette su una poltrona e disse: Prego, accomodati!:, ero confusa e non sapevo dove ero finita; mi sedetti sul divano e chiesi: Ora, voglio sapere chi è lei e cosa vuole da me!? Vuole quei documenti? Bene, sono nel mio appartamento, sotto il letto!: e lui: Si e li abbiamo già recuperati dopo che sei uscita dalla stanza, molte ore fa e messi al sicuro!:, io non sapevo cosa volesse ancora da me, ma temei il peggio. Presi fiato e chiesi: Cosa vuole da me allora? Come ha detto lei la valigetta è stata messa al sicuro e quindi, qui, mi sorge questo dilemma!:, lui prese un sorso di tè da una tazzina e rispose: McCoughan, questo cognome non lo sentivo da anni ormai, pensavo che fossero spariti per sempre ma ecco che riappare! E con essi trovo te!:, non capivo una sola parola di quello che intendesse dire: E quindi? Questo non risponde alla mia domanda!: e lui: Ho conosciuto tuo padre e ci ho condiviso 15 anni della mia vita!:, quasi mi venne da ridere: Mio padre? Forse ha ricevuto false notizie ma, lui era solo un alcolizzato fallito, che è scappato lasciandomi per strada da sola e che nello stesso giorno, abbia fatto un incidente con la macchina appena fuori dalla città!: e lui: Quelli dell’agenzia sono stati bravi!:, mi alzai e chiesi: Di cosa sta parlando? Quale agenzia?: e lui: Quella che ti ha cresciuto nella più totale ignoranza ovviamente! Credi di essere pronta alla verità su chi sei?:, rimasi in silenzio e non risposi. Ci fu un lungo silenzio e l’atmosfera si era raggelata, l’uomo si alzò dalla poltrona e disse: Come pensavo, ovvio tu non sia pronta! Ma io te lo dirò lo stesso!:, la sua sensibilità era inesistente: Ti farò un piccolo riassunto: allora, tuo padre era una spia e, aggiungerei il migliore; quella volta non ti ha lasciò per strada, ti affidò a me e ti lasciai nelle mani della donna che ti ha cresciuto. Tutta la storia dell’abbandono fu una mia idea dato che dovevi sparire, altrimenti i russi se ne sarebbero approfittati! Fine della storia!:, a quelle parole rimasi di sasso, praticamente la mia vita era stata una bugia inventata da un uomo con una benda in faccia. Mi alzai in piedi e mi avvicinai alla finestra, presi fiato e chiesi: Quindi, tutta la mia vita è stata un’enorme bugia? Tutto quello che credevo è stata solo una menzogna!?: e lui, senza alcun tatto: Si esatto! Spero non ti metterai a piangere adesso, non ne ho voglia di sentire certe lagne da ragazzine!: e io: Non sono la tipa che piange per non aver avuto un padre, mi da fastidio il fatto che nessuno mi abbia detto mai la verità! Ecco cosa più mi infastidisce!: e lui: Bene, non mi importa cosa ti infastidisce o no, da adesso sei un mio soldato e farai come ti dico io, si può dire che tu sia in debito con me 2 volte; la prima è stata averti dato una casa in cui crescere e la seconda per averti fatto uscire di prigione! A proposito mi devi 2'000 dollari!:, cercai di protestare: Cosa?! Io non farò proprio niente e non ti ho chiesto io di uscire di prigione! Quindi non ti devo proprio nulla!: e lui: Oh invece si e a tal proposito, ti presento Nexlour Leirof! Lui sarà la tua ombra e quello che ti dirà di fare tu lo fai!:; dall’ombra ne uscì un ragazzo alto e ben piazzato, capelli castani e corti, con un occhio verde e uno strano, quasi bionico, grigio e celeste con intorno una grossa cicatrice, il suo sguardo era duro e freddo; si avvicinò e prendendomi dal braccio, con una forza sovrumana, mi tirò fuori e trascinandomi per tutto quel campo di soldati, mi portò in una zona con quelle che sembravano capannoni e, con la delicatezza di un pachiderma, mi lanciò letteralmente dentro ad uno di questi e chiuse la porta a chiave. Tentai invano di aprire la porta e gridare: Ehi fatemi uscire di qui…:, all’improvviso la porta si aprì e mi ritrovai di nuovo il ragazzo che mi fissava con aria dura e seccata, io indietreggiai quasi fosse un animale rabbioso e lui, senza distogliere lo sguardo, prima mi porse, in modo poco delicata, degli indumenti e poi disse: Cambiati, dai troppo nell’occhio matricola!:, dopo uscì in tutta fretta e richiuse la porta a chiave.
   
 
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