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Autore: RickyChance98    24/06/2017    0 recensioni
Un'epoca lontana, un regno dimenticato. Vivi la storia di amore e coraggio di Celia alla ricerca del suo posto del mondo, al confine tra il bene e il male, fra luce e oscurità.
Genere: Avventura, Fantasy, Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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EPISODE VII – Lo scrigno misterioso

ANNI E ANNI OR SONO NEL REGNO LONTANO E SCONOSCIUTO DI THELMSTONE…
“Mani di burro! Continua, dove sarebbe la forza nelle tue braccia??” – gridò Kavira. La donna prima di tramutarsi in un’oscura forza maligna era il capitano che guidava le truppe del suo esercito in battaglia. Era una leader ed una combattente, ammirata dal popolo e da tutto il reame. Ma qualcosa da lì a poco sarebbe cambiato…
Il sole splendeva su quel villaggio costruito su una grande montagna e, come ogni mattina per diverse ore, Kavira stava addestrando i suoi soldati.
“Potete avere i muscoli di ferro e la mente di un dio, non sarà questo a fare di voi dei grandi combattenti. Ma come effettivamente agirete di fronte al nemico e all’ostacolo da superare.” – Kavira strinse arco e frecce per dare ai suoi soldati una dimostrazione, poi continuò – “Per questo dovete sferrare ogni colpo come se fosse l’ultimo, come se fosse quello decisivo!” – esclamò, puntando una freccia e c’entrando perfettamente il bersaglio.
“Non fermatevi, la guerra non è lontana e non è ammessa la sconfitta. Né ora né mai.” – concluse la donna lasciando le truppe in esercizio.
 
Kavira si trovava adesso a casa. Nonostante fosse un personaggio importante nel suo regno e rivestisse un ruolo prestigioso, viveva da sola in un posto piccolo e umile. Ella si era lasciata alle spalle un passato triste, con l’uccisione in battaglia di suo marito, l’unico uomo che abbia mai amato. Da quel momento decise che avrebbe combattuto fino alle fine per onorarlo.
“Hai superato le mie aspettative, non c’è che dire” – una voce strana richiamò l’attenzione di Kavira.
“Chi ha parlato? Chi è entrato in casa mia?” – chiese la donna, prendendo cautamente un pugnale a portata di mano.
“Puoi  stare tranquilla, sono solo un amico. O almeno lo diventerò…” – A parlare era Balzeff, il demone maligno.
Kavira vide l’essere che l’aspettava nella sua cucina. Nel vederlo non riuscì a trattenere un senso di disagio e timore. “Che cosa sei? Fuori di qui!”
”Io mi metterei comodo, se fossi in te, e ascolterei quello che ho da dire… ah, e poserei quel pugnale, consapevole del fatto che non può procurarmi un singolo graffio, neanche del solletico.” – disse in maniera lenta e tranquilla Balzeff.
Kavira non volle attaccare, posò il pugnale e si sedette.
“Molto bene, vedo che ci capiamo! E’ un primo passo.”
“Sto ascoltando, dimmi chi sei e perché ti trovi sotto il mio tetto”
“Sono qui perché è da diverso tempo che ti osservo e sento che tu sei proprio quello che sto cercando. Tu, donna, hai il fuoco nell’anima. Non ti fermi davanti a niente, ma proprio per questo sei apatica e quindi facile da abbindolare…”
”Analisi sbagliata, mostro, io non sono così facile da ingannare. Non saresti dovuto venire qui.”
“E invece sono qui, e non me ne andrò per adesso. Perché se c’è una cosa che posso garantirti è che entro il calar di sole di questa giornata tu non ti ricorderai mai di questo incontro e sarai sottomessa a me, per l’eternità.” – la minacciò il demone.
Kavira non riuscì a trattenere una lieve risata. “E come credi di fare? Perché sai, non manca così tanto al tramonto e io modestamente non credo avrò problemi dal difendermi da te.”
“Beh, oggi ti è andata bene perché non devi sfidarmi. Dovrai però difenderti da qualcos’altro…” – Balzeff in quell’esatto momento fece comparire lo scrigno misterioso, e con lui la grossa chiave necessaria per aprirlo.
La donna fissò l’oggetto per qualche istante. “Ti aspetti che lo apra?”
“Non me lo aspetto, per me l’hai praticamente già fatto.”
“Perché non lo apri tu?”
“Perché funzioni devi aprirlo proprio tu. Impugnerai questa chiave e lo aprirai.” – le spiegò Balzeff.
Kavira fissò la creatura, poi si girò di scatto per riprendere quel pugnale ma nello stesso istante in cui si rigirò per lanciarlo tutto cambiò: Kavira si ritrovò da sola in una buia foresta che non aveva mai visto prima. Era tutto molto surreale, e nonostante il suo carattere forte e determinato, non poteva nascondere la paura che stava provando in quel momento.
Kavira non capiva dove si trovasse, quella foresta sembrava mutasse continuamente; pensò di essersi addormentata e di stare solamente facendo un brutto sogno, poi però sentì una voce familiare lì vicino.
“Kavira, sono qui! Ti prego aiutami!”
“Nio? Nio, Sei tu??” – A Kavira sembrava la voce del defunto marito, risentirla dopo tanto tempo la fece agitare ancora di più.
“Sono qui, ho bisogno di te!” – la chiamava.
La donna cominciò a correre, si girò e rigirò, poi lo vide: Nio era davvero lì, rinchiuso in una cella.
“Nio, cosa ci fai qui? Cos’è questo posto?” – gli chiese. La donna non era più consapevole di cosa fosse realtà e di cosa non lo fosse.
“Io non lo so, amore mio! Ma devi liberarmi, sta per succedere qualcosa di brutto!”
Kavira cercò con la forza della sue braccia di rompere quelle grate che la separavano dal suo amato, ma senza risultati.
“Dietro di te, Kavira! E’ quel mostro che mi tiene prigioniero!” – gridò all’improvviso Nio. La donna si girò e vide qualcosa di disumano che in quel momento si stava avvicinando verso di lei. Quel mostro era grosso almeno il doppio di lei e stringeva un bastone pieno di chiodi appuntiti. Kavira raccolse un robusto pezzo di legno a portata di mano e si preparò a combattere. Mentre esaminava il suo avversario vide una chiave che penzolava dal cinturone di quella cosa: voleva liberare il suo amato e riabbracciarlo.
Kavira sferrò il primo attacco e cercò di colpire il mostro alle gambe, che però rispose con una manata che fece volare qualche metro più in là la donna. Kavira prese la rincorsa e gli saltò addosso, cercando di ferirlo sulla faccia. A quel punto lui la tirò per i capelli e poi per il collo, tentando di strangolarla. La donna non demorse, e si ricordò di avere ancora addosso il pugnale di prima. Cercò di afferrarlo e lo lanciò dritto sulla testa di quella spaventosa creatura, che cadde a terra morta.
“Ce l’hai fatta, Kavira!” – esclamò l’uomo.
Kavira gli sorrise, poi prese la chiave di quel guardiano e corse subito alla cella, infilò la chiave nella serratura e aprì.
In quell’esatto istante tuttavia la foresta scomparve, Nio si tramutò nell’oscura figura di Balzeff e la cella nello scrigno misterioso di prima. Kavira era stata ingannata e il demone aveva vinto, proprio come era aveva predetto poco prima.
“No! Maledetto, che cosa hai fatto!” – urlò la donna. Lo scrigno era ormai aperto e un nube nera e densa stava fuoriuscendo da esso.
Kavira cercò di girarsi e scappare ma si sentiva come paralizzata. La nube la stava a poco a poco ricoprendo e in quel momento la donna si sentì sconfitta e ingannata. La nube tornò poi dentro lo scrigno, che Balzeff riprese e fece scomparire. Davanti al demone adesso ve ne era un altro: Kavira non era più la stessa, quella donna era morta.
“Chi sei tu?” – le chiese Balzeff.
“Io sono tua.” – rispose
Proprio in quel momento il sole tramontò e la missione di Balzeff era conclusa.
 
NEL PRESENTE, INTANTO, A RALLAHES…
“Lascia stare i miei amici!” – esclamò Celia.
“Non sarà fatto loro alcun male, te lo prometto. Noi vogliamo te.” – le rispose Kavira.
“Noi? Di chi stiamo parlando?” – il mistero si infittiva, Celia sembrava non capirci più nulla. Il mondo in cui aveva vissuto fino ad ora era diventato tutto d’un tratto un’assurdità.
“Lascia che te lo mostri.” – Kavira fece comparire lo scrigno misterioso, inconsapevole che lo stesso scrigno anni e anni prima aveva distrutto la sua stessa vita, rendendola schiava dell’oscurità e del male.
“Che cos’è?” – chiese la ragazza impaurita.
“Quello che salverà i tuoi amici, dovrai aprirlo con questa chiave.”
“Non aprirlo, Celia!” – urlò Theo. Kavira colpì il ragazzino, facendolo cadere a terra.
“No! Non fargli del male! Dammi quella chiave!”
Celia impugnò la chiave e le si gelò il sangue, cosa poteva fare? All’improvviso Theo colpì la demone in testa con una pietra che, gridando, fece scivolare a terra l’oggetto.
“Via!” – Celia approfittò della situazione per aprire la stanza delle risposte alle sue spalle; con una mano stringeva ancora la chiave e con l’altra raccolse Piffy, tramortito sul pavimento. I tre entrarono nella stanza lucente e la richiusero con forza. Non appena si girarono videro qualcosa di totalmente inaspettato…
   
 
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