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Autore: Danmel_Faust_Machieri    28/06/2017    1 recensioni
Una breve favola, normalissima, identica a tutte quelle che ci hanno raccontato fin da quando eravamo bambini... Perché leggere anche questa allora? Beh perché non so se aggiungere l'accento alla "e" del titolo e ho bisogno del vostro parere.
Buona lettura
Genere: Generale | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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C'era un tempo in cui i re credevano di amare le proprie figlie; le crescevano nei cortili dei loro vasti palazzi, le educavano alle buone maniere e al ballo da sala. Quando poi una principessa compiva i 18 anni il padre organizzava una grande festa in cui i nobili e i cavalieri degli altri regni potevano conoscerla. Al termine delle danze il re parlava con i pretendenti che si erano mostrati interessati a sua figlia e, presi i nomi di questi, organizzava delle prove in cui i guerrieri potevano dare sfoggio del proprio valore, del proprio coraggio e delle proprie abilità in combattimento e colui che sarebbe spiccato sugli altri avrebbe avuto in dono la mano della principessa. Nei regni quindi si organizzavano tornei di spada, venivano costruiti labirinti pieni di mostri e bestie feroci, si nascondevano tesori preziosi in boschi infestati dai fantasmi e altre prove venivano organizzate dai re così che le loro figlie potessero sposare un vero eroe. Un giorno il re di un reame molto a nord sentì dallo stregone di corte una storia che riguardava un drago immortale, l'ultimo superstite della sua razza, che si era rifugiato su un'alta montagna pur di fuggire alle angherie degli uomini. Il re, seguito da un grande esercito, dopo un lungo viaggio, raggiunse la tana del drago. Questi, sentendo i passi dell'armata e i clangori delle armature, uscì dal suo nido rivelando a tutti il suo grande corpo coperto di squame nere e i suoi occhi in cui pareva brillare un fuoco immortale. Sbuffando dalle sue narici un fumo nero e qualche scintilla lucente il drago domandò -Cosa vuole sua maestà dall'ultimo dei draghi?-
Il re allora si fece avanti e iniziò a dire -Sono qui per proporti un accordo; tra meno di due mesi mia figlia compierà il suo diciottesimo compleanno, dal momento che vorrei darla in sposa al più valoroso dei guerrieri vorrei che tu rimanessi a guardia di una torre a proteggere mia figlia finché l'eroe più valoroso verrà a sconfiggerti-
Il drago emise un ruggito che ricordava una sonora risata -Ti dimentiche, re, che io sono immortale, nessuna spada potrà mai sconfiggermi-
-Lo so bene- rispose l'uomo -Tu dovrai fingere di essere sconfitto dallo sfidante che ti combatterà con più bravura rispetto agli altri-
-Io cosa potrei guadagnare da questo accordo?- chiese il drago iniziando a comprendere il piano del re.
-Potrei donarti ricchezze, cibo o anche un piccolo paese sul quale regnare… Potrai fare tutte le razzie e le scorribande che vuoi…- iniziò a proporre il re.
-Tu credi che io sia interessato a uccidere o a razziare voi piccoli esseri?- rise il drago spalancando le sue immense ali -Non voglio nulla di quello che tu mi proponi, voglio solo poter volare libero nei cieli senza che qualche pazzo cerchi di imprigionarmi!-
-Va bene, ti lascerò volare in alto, per i cieli, ma nessuno dovrà mai sapere di questo nostro patto e, dopo che sarai stato sconfitto dal futuro marito di mia figlia potrai volare solo ai margini del mio impero o al di sopra delle nubi affinché tutti credano che tu sia stato sconfitto- spiegò l'uomo credendo che il drago potesse rifiutare a causa di quella che, per lui, sembrava una grande privazione.
-Maestà a lei il suo impero potrà sembrare vasto ma per me è solo una goccia d'acqua nell'immenso mare del mondo… Accetto ogni sua condizione pur di volare libero nel cielo- e, così dicendo, il drago chinò il capo quasi ad compiere un breve inchino difronte a quel piccolo uomo.
I mesi passarono e, subito dopo la festa per il diciottesimo compleanno della figlia del re, questi fece portare la ragazza in cima ad una torre nascosta tra le montagne innevate del nord e il drago, per onorare l'accordo stipulato con il re, subito si mise a protezione della torre. La giovane donna non poteva mai uscire dalla torre sia per paura del drago e in più credeva che il padre avesse ordito quel piano per il suo bene. Il drago vagava ai piedi della torre non curandosi della ragazza, ogni tanto si concedeva un volo intorno alla torre ma non aveva alcun interesse a guardare cosa accadesse all'interno delle stanze finché non sopraggiunse la prima notte; il drago nero era steso a terra per riposarsi quando sentì un forte pianto provenire dall'interno della torre, incuriosito guardò all'interno degli alloggi e subito si accorse che la ragazza piangeva accovacciata sul letto. Il cuore del drago sobbalzò ad una vista simile e quindi, con la sua voce antica, domandò -Principessa, si sente bene?-
La ragazza sobbalzò nel vedere che quelle parole provenivano dal drago che le incuteva tanto timore, esitò a rispondere e poi disse -Mi manca mio padre… Mi manca mia madre… Le mie ancelle… Questa prigione mi ha rubato tutto…- tra i singhiozzi del pianto.
-Principessa questa non è una prigione, suo padre vuole solo assicurarsi che lei sposi un uomo alla sua altezza- provò a convincerla il drago.
-Lo so ma… Sono qui sola… Vorrei tanto avere qualcuno con cui parlare e giocare…- continuava a piangere la ragazza.
Il drago guardò la tristezza che lentamente si impadroniva del bel volto della principessa e allora si decise a fare qualcosa per consolarla -Principessa mi ascolti; noi draghi possiamo assumere un'aspetto umanoide… Se vuole posso trascorrere io del tempo con lei… Se ha bisogno di compagnia intendo…- propose la creatura imbarazzata.
La ragazza alzò lo sguardo e, guardando incuriosita il drago con due occhi gonfi di lacrime, infondo, se nell'aspetto sembrava una creatura malvagia e crudele, nelle parole era gentile e cortese, era l'unico essere con cui poteva parlare in quella prigionia perciò balbettò -Va bene-
-La devo avvisare maestà- riprese a dire il drago mentre allontanava la testa dalla finestra -il mio aspetto non sarà proprio quello di un umano… Mi auguro solo che non le sia troppo sgradevole- l'immenso corpo della creatura venne avvolto in un denso fumo che vorticava fino ad entrare dalla finestra nella stanza della principessa, dopo qualche secondo quel nero si diradò e da esso comparve un uomo vestito con un abito nero decorato con ricami d'argento; aveva una coda nera e la sua pelle era però di un colore grigiastro, le unghie erano particolarmente affilate e sul dorso delle mani c'erano delle scaglie nere così come in qualche punto del volto spigoloso sul quale brillavano sue occhi rossi con le pupille identiche a quelle di un rettile. La principessa in primo luogo arretrò davanti a quella figura finché il drago sorrise dicendo -Sapevo che l'avrei spaventata, mi perdoni- e fece per andarsene dalla finestra riassumendo la sua forma originale ma allora la ragazza lo trattenne per la manica dell'abito dicendo -Non andare… Non voglio rimanere ancora sola…- 
Il drago si voltò e guardò stupito la principessa poi prese una sedia e si mise a sedere difronte alla ragazza. Inizialmente i due erano molto in difficoltà a parlare ma ben presto si sciolsero e trascorsero tutta quella notte a parlare come dei buoni amici. Quando il solo si levò alto all'orizzonte la principessa guardò fuori dalla finestra con gli occhi senza più lacrime e disse -È già mattina? Non pensavo avessimo parlato per tutta la notte- e, per la prima volta da quando era stata rinchiusa in quella torre, sorrise.
Il drago a sua volta guardò fuori e disse -Sarà meglio che torni a proteggere la torre… Chissà, forse oggi arriverà il tuo futuro marito a salvarti!- e intanto si preparava a saltare giù dalla finestra e a ritornare alla sua forma originale.
-Aspetta!- lo fermò la principessa -Ancora non mi hai detto il tuo nome!-
Il drago si voltò e disse -Mi chiamo Daravutha-
-Piacere Daravutha, il mio nome è Ginevra- sorrise la ragazza. Allora in drago ricambiò il sorriso e, dopo aver fatto un inchino di commiato, si lasciò cadere all'indietro giù dalla torre e, prima di cadere a terra tornò l'immenso drago di sempre e riprese a volare intorno alla torre.
Pochi cavalieri giungevano alla torre all'inizio e, quasi tutti, fuggivano non appena vedevano Daravutha ostruirgli la strada verso la torre, pochi rimanevano a combatterlo per poi fuggire con la coda tra le gambe. Ogni notte il drago acquisiva la sua forma umanoide e entrava nella stanza di Ginevra per tenerle compagnia: lui raccontava le storie dei luoghi che aveva visto durante i suoi lunghi voli, raccontava l'emozione di volare in mezzo alle nuvole, dove non vedi nulla e puoi immaginare un mondo solo tuo, raccontò la meraviglia che provò la prima volta che si librò a qualche centimetro dalle acque dei mari orientali e di quella volta che si era rifugiato in una foresta i cui alberi erano più alti di lui; lei lo ascoltava immaginando quei luoghi, sognandoli poi quando si addormentava al primo sorgere del sole quando Daravutha si lanciava giù dalla finestra. Ma nel drago qualcosa stava cambiando… Il suo cuore batteva in maniera strana quando guardava Ginevra negli occhi, quando lei poggiava la sua testa sulla spalla di lui… Non riusciva a capire quello che gli stava succedendo, avrebbe voluto portarla altrove, in altri reami, a mostrarle quei luoghi che lui descriveva a fatica. Allora il drago decise di fare una cosa, una notte chiese a Ginevra di poter andare altrove promettendole che poi sarebbe tornato e l'avrebbe portata a vedere il mondo. Lei accettò e Daravutha, entusiasta, volò verso il castello del re.
Non appena giunse nei pressi del castello assunse la sua forma umanoide e comparì nella grande biblioteca reale in cui il re stava leggendo alcuni libri di galateo; non appena questi vide quello strano umanoide grigio gridò -Chi diavolo sei tu?! Guardie! C'è un intruso nel palazzo!-
-Sire mi perdoni ma io sono il drago che protegge sua figlia- si limitò a dire il drago guardando il re negli occhi.
-Tu saresti…- Balbettò il re -Ma… Come mai ora hai questa forma? E… Cosa ci fai qui?- 
-La prima domanda ha una risposta piuttosto complessa… Piuttosto, sono qui perché vorrei portare sua figlia Ginevra a vedere il mondo con me- disse sorridente Daravutha.
Il re subito sbiancò e, infuriato, iniziò ad urlare -COSA TI PASSA PER LA TESTA? TU SEI UN DRAGO, SEI UN MOSTRO! NON TI PERMETTERÒ MAI DI FUGGIRE VIA CON MIA FIGLIA! AZZARDATI A FARE UNA COSA DEL GENERE E TI FARÒ RINCHIUDERE IN UNA PRIGIONE COSTRUITA APPOSTA PER TE!-
Il drago allora iniziò ad indietreggiare e, senza aggiungere altro, fuggì dal castello. Mentre era in volo per tornare alla torre in cui Ginevra lo stava aspettando pensò che in fondo il re dovesse avere ragione: lui era un drago, un mostro… Ginevra non doveva fuggire con lui, doveva sposarsi con un eroe, con un uomo che le avrebbe permesso di guardare il mondo e che l'avrebbe amata sul serio… Fu allora che il drago capì di essersi innamorato della principessa. 
Quella notte, quando Daravutha entrò nella stanza della principessa la trovò a dormire serena nel letto, lui la guardò per qualche secondo e, dopo averle dato un timido bacio sulla fronte, riacquistò la sua forma draconiana e rimase in attesa, finché il primo sfidante del giorno non arrivò e si sfoderò la sua spada contro il drago. La mattina seguente Daravutha si lasciò sconfiggere in modo che Ginevra potesse vivere la vita che si meritava, accanto ad un vero eroe. Da quel giorno il drago si rintanò in cima alla montagna dove il re l'aveva trovato, dove il re l'aveva maledetto con il dono di un amore che non avrebbe mai potuto meritare; rimase dentro alla sua grotta per degli anni finché non giunse un altro re a chiedere il medesimo servizio che aveva già dato una volta. Da anni il drago non aveva rivisto la luce del sole e, per provare a dimenticarsi tutta la vicenda legata a Ginevra, decise di accettare; ma la sua maledizione non era come quella delle favole che, una volta colpiti da essa, si viene salvati e si arriva così al lieto fine, la sua maledizione tornava sempre, uguale a sé stessa, identica… Anche se c'erano due cose che cambiavano ogni volta: il luogo in cui il re di turno rinchiudeva la principessa e il nome; una volta Daravutha si innamorò della principessa Giulietta, rinchiusa in una torre in mezzo ad un deserto; poi si innamorò della principessa Elena, rinchiusa in una torre collocata su un isola in mezzo al mare; poi la principessa Isotta imprigionata in mezzo ad una foresta e poi tante altre in tanti altri luoghi seguirono la vita del drago. La storia era sempre la stessa, identica: il re arrivava, il drago accettava per dimenticare l'ultima principessa, la prima notte la ragazza piangeva, lui la consolava, passavano le notti insieme, lui si innamorava e decideva di lasciare lei ad un eroe che le avrebbe donato il mondo e alla fine il drago tornava nell'oscurità della sua caverna.
Ma, un giorno, qualcosa cambiò; l'ennesimo re aveva incaricato il drago di proteggere la principessa e questi era piazzato ai piedi di una torre nei pressi di un profondo crepaccio. Quando giunse la prima notte Daravutha era già pronto ad ascoltare l'ennesimo pianto sfinito ma presto si accorse che la notte rimaneva muta, silenziosa. Incuriosito il drago scrutò all'interno della stanza e sbarrò gli occhi increduli quando vide la principessa che cercava di impiccarsi ad un cappio appeso ad un asse del tetto. Daravutha assunse la sua forma umanoide e si gettò all'interno della stanza rompendo la corda e prendendo la ragazza al volo -Ma sei pazza o cosa?!- domandò poi con la voce spezzata tra l'incredulità e la paura.
La ragazza riaprì lentamente gli occhi e, vedendo il volto grigiastro di Daravutha, non ebbe nessun sussulto, voltò lo sguardo e disse -Nessuno mi ama… Mio padre vuole costringermi a sposare chi vuole lui… In questa vita non sarò mai felice… non voglio più viverla…- Un oscurità antica si spandeva da quelle parole, come una paura primordiale che frena l'uomo davanti ad ogni possibilità d'agire costringendolo al più folle atto di coraggio.
Il drago guardò la ragazza sconvolto -Ma… Tuo padre ti ha posto in questa torre per proteggerti… Affinché solo il più grande degli eroi ti sposi…- iniziò a dire ricordando tutte le storie che già aveva vissuto.
-Non è vero- disse la ragazza rialzandosi in piedi -Amare qualcuno non vuol dire chiuderlo a chiave in una teca come si fa con un tesoro prezioso… Amare qualcuno vuol dire proteggerlo nonostante le sue scelte… Nonostante le strade che lui decide di percorrere… Se si ama qualcuno non gli neghi la sua libertà casomai la difendi…- ed ecco ancora che le parole della ragazza si tingevano di suoni antichi questa volta però più luminosi… Come delle stelle di cui l'umanità si è dimenticata da secoli che rivediamo all'improvviso splendere in cielo come erano solite fare.
Daravutha specchiò i suoi occhi rossi in quelli blu della ragazza finché non le chiese -Come ti chiami?-
Lei lo guardò e, con il volto impassibile, disse -Antigone… Tu sei il drago vero?-
-Già…- sospirò il drago iniziando a ripensare alle parole della principessa finché non comprese quale fosse la realtà delle cose -Ascolta- aggiunse poi -Io posso farti uscire da questa torre, posso portarti dove vorrai ma, ti prego, non gettare via la tua splendida vita, farò in modo che tu possa trovare davvero chi amerai al di sopra di ogni altra cosa e sono sicuro che anche lui amerà una ragazza forte come te…-
La ragazza lo guardò, i suoi capelli rossi stonavano incredibilmente con i suoi occhi azzurri ma si riflettevano meravigliosamente negli occhi infuocati del drago, e allora, con i capelli gonfi di pianto e di gratitudine, disse -Va bene, grazie-
Daravutha e Antigone volarono lungo lo scorrere degli anni su tutto il mondo e anche oltre, assaggiarono il sapore di un vento per cui non esisteva un tramonto a un'alba, videro i lidi di sogni che non appartenevano a uomini ma a dei, videro i frutti dell'onda salata baciare la mano di bambini che giocavano a rincorrersi sulle spiagge della vita e videro l'incredibile incontro dell'ultima notte con il primo giorno, quel bacio che fece maturare in loro la consapevolezza di amarsi finché un giorno non si sedettero su una montagna innevata mentre immaginavano al di là del bianco luoghi infiniti ed immensi.
-Non è giusto- disse Daravutha con le lacrime agli occhi -Io sono un mostro… Tu meriti un vero eroe che ti protegga lungo la vita che vuoi vivere… Io sono solo il drago… Quello che l'eroe deve uccidere…-
Antigone lo guardò e scoppiò a ridere.
Il drago incredulo la guardò e chiese -Cosa c'è da ridere?-
-Scusami- sorrise la ragazza -Ma non capisci? Sono io a decidere chi sarà il mio eroe! Tu mi hai donato la libertà e ti sei combattuto per proteggerla… Questo vuol dire amare! Tu mi hai amato come nessun altro, mi hai amato realmente! Per questo voglio che tu sia il mio eroe! Per questo il drago è il mio eroe!- e dicendo questo lo baciò teneramente. Quel bacio era il dono per cui avrebbero rivissuto tutte le maledizioni delle vite almeno altre mille volte.
Così vissero, fino alla fine, felici e contenti.
   
 
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