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Autore: Crateide    28/06/2017    6 recensioni
| Modern!AU |
"Macaria sbatté ripetutamente le palpebre, perplessa.
- In che senso? – chiese, mentre si lasciava ammaliare dal profumo indefinito che emanava il suo insegnante.
- Vediamoci questo pomeriggio, alle 16:00, in piazza dell’Unità – le rispose semplicemente l’uomo, sfiorandole una ciocca di capelli corvini.
Macaria dischiuse le labbra e rimase a fissarlo imbambolata.
“Mi ha... mi ha... chiesto di uscire?!”."
Genere: Commedia, Romantico, Slice of life | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Crack Pairing
Note: AU, Lime, OOC | Avvertimenti: Incompiuta
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Prompt: | Modern!AU | in cui Thanatos è il temuto professore di anatomia patologica (o qualsiasi altra cosa preferisci) e dà appuntamento a Macaria nel suo studio.

Gruppo facebook: il Giardino di Efp.

Numero parole: 1261.

 

 

 

 

 

 

Non era affatto consigliabile distrarsi durante le sue lezioni né tanto meno arrivare in ritardo.

Ed ecco perché, durante le sue ore, non mancava mai nessuno all’appello.

Macaria e tutti i suoi compagni erano fermi, impettiti, rigidi e concentrati nonostante il caldo asfissiante che opprimeva l’aula. Il Sole delle undici brillava alto nel cielo terso e dalle finestre semiaperte entrava il frinire insistente di qualche cicala.

Il professor Thanatos Elisio, con la sua camicia nera e i jeans scuri, continuava a parlare con la solita fredda pacatezza che tanto lo caratterizzava, introducendo i suoi studenti nei primi rudimenti di Logica, la materia più temuta di tutto il dipartimento di Lettere e Filosofia.

Macaria ascoltava e prendeva diligentemente appunti, fissando di tanto in tanto gli occhi color mogano in quelli neri e penetranti dell’insegnante. Notò che ogni volta che si incontravano, Thanatos li catturava per qualche istante e rimaneva ad osservarla con un’insistenza quasi inquietante.

Macaria sentì una gocciolina di sudore correrle lungo la tempia e sparire al di là dello zigomo delicato, mentre ripensava allo spiacevole episodio verificatosi solo il giorno prima.

Doveva ancora entrare in aula e si era trattenuta a parlare con un’amica del dipartimento di Psicologia, quando l’argomento della discussione era andato a toccare proprio il professor Elisio.

“È solo borioso, strafottente e antipatico! Non vedo l’ora di togliermi la sua materia dai piedi!” aveva esordito, nell’esatto istante in cui Thanatos le passava accanto e le scoccava un’occhiata che – se avesse potuto – l’avrebbe incenerita.

Macaria sospirò, affranta, ritornando con la mente al presente.

“Renderà il mio esame un vero Inferno!” si disse, oramai rassegnata al suo triste Destino.
- E con questo è tutto, potete andare.

Quella frase la fece trasalire. Un brusio concitato si alzò, scacciando il silenzio dell’aula, mentre i suoi compagni di corso si alzavano dalle sedie e si affrettavano verso l’uscita, come a voler fuggire.

Macaria chiuse l’astuccio che aveva davanti e iniziò a raccattare libri e quaderni, persa nei propri pensieri.

Ad un tratto, un’ombra le oscurò il banco e la costrinse a risollevare lo sguardo. Appena riconobbe la figura slanciata del suo tanto odiato professore, per poco non le venne un colpo.
- Bu-buongiorno – lo salutò, rimanendo perfettamente immobile, con il cuore che le galoppava nel petto.
- Vieni nel mio ufficio – le disse Thanatos con voce tagliente.
- Ma ho lezion-...
- ...La mia non è una richiesta, è un ordine.

Macaria sussultò.
- Va-va bene – biascicò infine.

Cos’altro avrebbe potuto rispondere? Lo aveva già offeso, non era il caso di irritarlo ulteriormente. La lezione di Filosofia della religione poteva benissimo attendere.

Lo vide darle le spalle e allontanarsi con passo cadenzato, con la valigetta nera appesa alla mano e i lunghi capelli corvini che ondeggiavano sulle spalle ampie.

“Però, ha un bel culo”.

Macaria scosse con forza il capo e si maledisse per aver pensato una cosa simile del suo odiato insegnante che – lo sapeva – una volta soli l’avrebbe ben presto fatta a pezzettini piccoli piccoli.

Si alzò, afferrò la tracolla e lo seguì senza dire una parola.

Avanzava lentamente, camminando a qualche metro di distanza da lui: non voleva far capire agli altri studenti che stava seguendo il professor Elisio nel suo tanto temuto studio.

Attraversarono tutto il lungo corridoio della facoltà, mentre pian piano si svuotava e la folla di ragazzi e ragazze si affrettava ad entrare nelle rispettive aule.

Non appena Thanatos arrestò il passo, Macaria deglutì. Lo vide armeggiare con un paio di chiavi e, infine, aprire la porta di fronte a lui. Si volse e la guardò severamente, facendole segno di entrare. Ingoiando la paura – ma di cosa, poi?! – Macaria ubbidì e si ritrovò in una stanza non molto grande, con una finestra che dava sul prato verde del campus, dominata da una libreria e una scrivania in legno scuro, dove tutto era maniacalmente in ordine.

“Però... mi aspettavo qualcosa di molto più tetro”.

Il rumore leggero della porta che si chiudeva alle sue spalle la fece sobbalzare.
- E così – esordì l’insegnante, allentandosi la cravatta grigia che gli stringeva la camicia intorno al collo – sarei borioso, strafottente e... cos’altro, signorina? Ah sì, antipatico.

Macaria sentì le gambe farsi molli.
- Pro-professore la prego, non si offenda – sussurrò – non era mia intenzione insultarla.
- Ma davvero? – replicò l’uomo, incrociando le braccia sull’ampio petto e poggiando la schiena contro la porta.
- Quel giorno avevo appena sostenuto un esame – cercò di giustificarsi, gesticolando animatamente – ed ero nervosa, ce l’avevo con il mondo intero. Avrei insultato anche il Rettore!
- Beh, allora è una vera fortuna che ci sia capitato io e non lui. Il Rettore non è un tipo a cui piacciono gli insulti – Thanatos si staccò dal legno della porta e avanzò fino a fronteggiarla, senza staccare gli occhi dai suoi – non che a me facciano piacere, si intende.
- Le chiedo ancora perdono. Non accadrà più.
- Oh ne sono certo, perché ho intenzione di farti cambiare completamente idea su di me.

Macaria sbatté ripetutamente le palpebre, perplessa.
- In che senso? – chiese, mentre si lasciava ammaliare dal profumo indefinito che emanava il suo insegnante.
- Vediamoci questo pomeriggio, alle 16:00, in piazza dell’Unità – le rispose semplicemente l’uomo, sfiorandole una ciocca di capelli corvini.

Macaria dischiuse le labbra e rimase a fissarlo imbambolata.

“Mi ha... mi ha... chiesto di uscire?!”.
- Mi perdoni – tossicchiò e, preda dell’imbarazzo, spostò il peso del corpo da un piede all’altro – ma è forse un appuntamento?

Thanatos fece una smorfia che non riuscì ad interpretare, ma che rese il suo viso dagli zigomi pronunciati ancora più conturbante.
- Se vuoi chiamarlo così – rispose con noncuranza.
- Ma che razza di risposta è?

L’uomo si fece serio tutto ad un tratto. Si allontanò leggermente da lei, per posare il bacino stretto contro la scrivania.
- Ascolta – le disse – ho assistito all’esame di filosofia greca che hai sostenuto l’anno scorso e ti reputo una ragazza davvero intelligente, perché in quasi dieci anni di insegnamento, non ho mai visto strappare un 30 al mio collega con così tanta facilità. E sono sicuro che anche con me otterrai degli ottimi risultati.

Macaria si passò una mano fra i capelli, che le si sparpagliarono intorno alle spalle minute.
- Io continuo a non capire – sussurrò.
- Ti stimo, lo ammetto. E vorrei che questo sentimento fosse reciproco, ma se tu conservi un cattivo giudizio su di me... beh, non credo sia possibile. Non trovi?
- E vuole invitarmi ad uscire solo per questo?

Lo sguardo di Thanatos s’illuminò.
- In un certo senso – rispose.
- Si spieghi.
- Non lo farò. Vieni all’incontro o all’appuntamento, come meglio preferisci chiamarlo, e tutto ti sarà chiaro. Adesso puoi andare.

Macaria si ritrovò fuori dallo studio senza che se ne rendesse nemmeno conto, con il cuore in subbuglio e la mente confusa. Un rossore diffuso le aveva colorato le guance pallide, mentre i suoi occhi erano fissi su un punto indefinito del pavimento bianco.

Un susseguirsi indistinto di emozioni le attraversava l’animo, scuotendole le viscere. Sentiva la curiosità farsi strada pian piano, mista ad un certo timore e ad una strana eccitazione.

Come poteva uscire con un suo docente? Come poteva uscire con quel docente? E se qualcuno li avesse visti?

Si volse verso la porta e per un istante ebbe la sensazione che Thanatos fosse proprio lì dietro, come in attesa.

Macaria prese un profondo respiro e scacciò via ogni timore.
- E va bene – sussurrò al legno chiaro – alle 16:00, in piazza.

E, detto questo, corse via con un inspiegabile sorriso a stirarle le labbra.

 

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Ciao a tutti!

Per chi è “nuovo” e non ha mai letto niente di mio, deve sapere due cose:

1 – Secondo un’enciclopedia bizantina del XI secolo d.C., Macaria è la figlia di Ade (la madre non viene menzionata, ma sappiate che nel mio headcanon è Ecate e chi ha letto Raptus lo sa bene) ed è la dea della Buona Morte.

2 – shippo indegnamente la Macaria/Thanatos, su cui ho scritto molto (se spulciate nel mio profilo troverete qualcosa su di loro sia qui nel genere Epico che nella sezione Mitologia Greca).

Detto questo, ammetto di non amare particolarmente le AU, ma – dato che nella vita non si è mai abbastanza bipolari (?) – mi diverte scriverle.

So che come storia è molto “meh”, ma ho voluto cimentarmi con qualcosa di leggero e un po’ divertente, in grado (forse?) di strapparvi un sorriso e di indirizzarvi verso questa ship, che è cosa buona e giusta.

 

Senza pretese,

Elly

 

 

 

   
 
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