Storie originali > Thriller
Ricorda la storia  |      
Autore: Girl_withoutname    30/06/2017    0 recensioni
Proprio quando crediamo di condurre una vita tranquilla, ecco che il passato torna a stravolgere la nostra esistenza.
Ma quanto può essere fatale torvarsi a fronteggiarne i fantasmi?
Genere: Suspence, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Crack Pairing
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Sono seduta su questa panchina da circa venti minuti e l'autobus non si decide ad arrivare, comincio a pensare di dover tornare a casa a piedi. Questa sera c'è qualcosa di strano, non so, come l'aria fosse soffocante. Eppure non fa così caldo.. Anzi, escludendo questa strana sensazione, è davvero una serata perfetta. Sono stufa di aspettare senza far niente, quasi quasi faccio una camminata. Ma non appena mi alzo, ecco che quella macchina infernale si avvicina ed accosta. Si apre la porta e, salendo, la situazione è ambigua: il mezzo è completamente deserto, tranne per l'autista. Ma di solito a quest'ora c'è sempre qualcuno, ad esempio quei tre o quattro ragazzi che tornano a casa dopo il lavoro, e inoltre il conducente non è uno dei soliti, anche se mi sembra un viso conosciuto.. Prendo quest'autobus da tutta la vita, si può dire, e all'incirca mi sono tutti familiari. Un saluto veloce, ovviamente non ricambiato, e vado a sedermi al mio solito ultimo posto. Tutto questo mi sembra assurdo perché non è mai capitato prima. Più guardo il vuoto attorno a me, più il panico mi assale. E quest'ultimo si fa sentire ancora di più quando, guardando lo specchietto, trovo lo sguardo inquietante del giovane guidatore fisso su di me. E ne sono sicura: non è un semplice sguardo, ha proprio gli occhi inchiodati su di me. Questa cosa non mi piace. Con un po' di sano coraggio mi alzo e mi avvicino a lui.
"Scusami, vorrei scendere qui per favore." dico cercando di rimanere più calma possibile.
"No."
"Va bene, allora mi correggo. Voglio scendere qui. E adesso. Grazie."
"No."
"Senti, ho visto che mi stavi fissando. Non ti ho mai visto prima d'ora e a quest'ora l'autobus è sempre pieno. Quindi adesso mi spieghi cosa sta succedendo e poi, gentilmente, mi fai scendere. Oppure mi lasci andare e basta, questa situazione è preoccupante."
Come risposta ricevo uno strano sogghigno, e la preoccupazione si fa paura: la strada che stiamo percorrendo non è quella giusta.
"Se mi posso permettere, so che sei nuovo, ma almeno le strade dovresti conoscerle. Non ci sono dei requisiti base da possedere per portare un semplice autobus di linea?"
"So benissimo dove sto andando. Adesso fammi un favore: vai a sederti e smettila di parlare. Mi stai dando fastidio. Tanto fastidio."
"Non vado proprio da nessuna parte e non smetterò di parlare fin quando non mi dirai chi sei, cosa vuoi da me e dove stiamo andando!"
"Fra poco lo scoprirai."
"No io devo scoprirlo adesso, soprattutto perché non ho intenzione di andare da nessuna parte che non sia casa mia, in modo particolare con uno sconosciuto. Non mi sembri una persona molto affidabile."
"Perspicace."
Non riesco ad aprire bocca. Non so se esista un termine che esprima il disagio e la paura che provo in questo momento. Devo pensare. Cosa posso fare? Il telefono! Perché non ci ho pensato prima, idiota. Però non posso farmi vedere, devo adottare un'altra strategia.
"Va bene ho capito, non hai intenzione di parlare. Dato che non mi resta altro da fare se non rompere un vetro, gettarmi per strada e morire all'istante, tornerò a sedermi e starò muta. Così saremo entrambi più rilassati."
Non appena mi giro in direzione del sedile della salvezza, la sua mano mi afferra il braccio, stringendo così forte da farmi scappare un gemito, a metà tra sorpresa e dolore.
"Mi credi così stupido? Che ingenua. Dammi il telefono."
"Non ci penso proprio, che faccio durante il viaggio? Non so neanche per quanto tempo rimarrò qui sopra."
"Poco. Ora dammi il telefono. Ti avviso: comincia a fare ciò che ti dico o te la vedrai brutta prima del tempo."
Indecisa, ma impotente, gli getto il telefono addosso, mi libero dalla sua morsa e torno a sedermi. Ora sì che sono spaventata. A morte. In qualche modo, cerco di non pensarci, e appoggio la testa al finestrino guardando il nulla scorrere davanti ai miei occhi.


Devo essermi addormentata. Ma come ho fatto? Anche in situazioni del genere riesco a dormire, incredibile. Un attimo, ma non sono più in autobus. Dove sono finita? Ricordo di aver dato il telefono a quel bastardo, ma istintivamente controllo comunque nelle tasche.. che non ci sono. Perché non ho neanche uno straccio addosso. Mi guardo intorno e non c'è assolutamente niente. Vuoto totale. Mura da ogni lato. Se anche dovessi gridare sono sicura che nessuno mi sentirebbe. D'improvviso un'ombra si piazza davanti a me, sbucata dal nulla, e mi provoca un sussulto. Mi ricordo di essere completamente nuda, così cerco di coprirmi il più possibile stringendomi le gambe al petto. L'ombra misteriosa si abbassa, per trovarsi alla stessa altezza del mio volto, e ora prende forma. È lui, è proprio lui. L'autista psicopatico. Il panico mi assale.
"Allora, ti piace questo posto?"
"Tu sei malato. Che cosa vuoi da me? Chi sei? Parla, adesso, parla!"
"Come? Non ti ricordi di me?"
"Ma se non ti ho mai visto in tutta la mia vita!"
"Oh, io credo invece di sì. Lascia che ti rinfreschi la memoria." Detto questo, si siede proprio di fronte a me, e delle lacrime di terrore bagnano le mie guance.
"Sarò il più breve possibile, perché il tuo semplice respiro mi sta snervando. Ricordi quel ragazzino sfigato, come lo chiamavi tu, con l'aria da secchione che era seduto davanti a te in seconda media? Sì che lo ricordi. Quello che ti ha corteggiata per un anno intero e che ti ha vista mentre ti scambiavi effusioni, e non solo, con più di mezza scuola. Quello che è stato deriso da tutti i ragazzi della scuola perché era così all'antica, lasciandoti mazzi di fiori e nascondendoti letterine d'amore nei libri. Quello che è stato pubblicamente definito, da te, una sorta di maniaco perverso che ti ossessionava con le sue frivolezze. So che lo ricordi. E in caso contrario, ti basta guardare colui che in questo momento ti ha rinfrescato la memoria, che sarebbe quel povero sfigato, ora cresciuto, che sta per avere la sua vendetta."
No. No. No. Non può essere lui. E non può aver pianificato tutto questo solo per vendicarsi di una cosa successa anni e anni fa. 
"Io.. Senti mi dispiace per tutto quello che è successo ma era molto tempo fa e adesso le cose sono camb.."
"Zitta, devi solo stare zitta. Hai avuto il controllo su di me per così tanto tempo. E adesso, adesso sono io a comandare. Ne hai avute di occasioni per farti perdonare, ma sei solo una stupida bambina viziata che vuole mettersi in mostra e che fa cose orribili alle persone per poi nascondersi, così da avere la reputazione da angioletto. Ma tu non sei un angioletto, sei un essere che non merita di stare sulla faccia della terra, un frutto marcio che non serve a nessuno. Perché è questo che sei: nessuno. E non esiste persona in questo mondo che potrà mai amarti, perché nemmeno tu sai chi sei veramente. Tutto ciò che io so su di te è che meriti di soffrire più di quanto tu abbia fatto patire me e tanti altri ingenui innocenti che sono caduti nella tua trappola mortale. Ma adesso nella trappola mortale ci sei tu, e non hai via d'uscita."
Per me è finita. Mi ucciderà. Mi sono comportata da bastarda senza cuore per anni e adesso la vita mi sta ripagando. Ma mai, mai avrei pensato di morire così brutalmente, e così sola.
"Fai un respiro profondo, perché è l'ultimo che ti sarà concesso."
Prendo un respiro profondo, e non appena comincio ad espirare sento un bruciore intenso sulla mia gamba. È così buio che è impossibile distinguere gli oggetti, ma sono sicura di avere la lama di un coltello che scorre lungo la mia gamba. Poi sull'altra. Sulla pancia. Sulla schiena. Dio, il dolore è indescrivibile, e le mie stesse urla sono strazianti. Sento il mio corpo fremere per la sofferenza, i muscoli contrarsi ogni volta che la lama sprofonda nella mia pelle, il calore del sangue che ora impregna il pavimento e la sua puzza che invade la stanza. Tutto questo è insopportabile. Riesco, in un sussurro, a pronunciare qualche parola: "basta", "è troppo", "perdonami". Ma è tardi. Troppo tardi per le suppliche, troppo tardi per implorare perdono, troppo tardi per tenermi aggrappata alla vita che, piano piano, come il mio sangue, abbandona il mio corpo. Non sento più la lama.. Forse ha deciso di smettere finché è ancora in tempo. Lo sento che si avvicina a me, troppo per i miei gusti, ma non ho la forza di muovere neanche un dito. La sorpresa è immensa quando una sua mano mi accarezza la guancia, dolcemente, e poi le sue labbra si posano sulle mie. Improvvisamente mi sento rinata, per cui ricambio il suo bacio cercando di tenermi aggrappata a quel poco di vita che mi rimane, sperando che mi salvi. Il bacio, al contrario di tutta la situazione, è romantico, passionale, dolce. E mi rattristo quando lui si stacca da me.
"Finalmente. Ho aspettato questo bacio per tutta la vita. Ma non credere di potertela scampare così. Non dimenticherò mai quello che mi hai fatto e se in questo momento stai pensando di poter continuare a vivere, sappi che ti stai illudendo. Puoi dire addio alla tua inutile vita, stronza."
Detto questo, senza nemmeno darmi il tempo di replicare, mi trafigge proprio all'altezza del cuore. Ma non sento dolore, sento soltanto il sapore del sangue invadermi la bocca, la testa girare vertiginosamente e il corpo rammollirsi completamente. Sì, credo che sia arrivato quel momento. I battiti rallentano, sento il cuore pompare sempre più piano e con fatica e sono ormai consapevole di non poter fare più niente. Ma prima di potermi abbandonare alla disperazione, è la vita ad abbandonare il mio corpo.



  
Leggi le 0 recensioni
Ricorda la storia  |       |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Thriller / Vai alla pagina dell'autore: Girl_withoutname