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Autore: Sagas    01/07/2017    12 recensioni
«Che cosa ha fatto tua sorella?» Domandò Seimyn. «Perché la Orrigan la cerca? Che cosa vogliono da lei?»
La ragazzina scosse lentamente la testa.
«Non so quale sia il motivo. Shalia non ha voluto dirmelo per proteggermi.» Rispose. «L’unica cosa che so è che vogliono ucciderla.»

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La HECO è un'enorme nave fuorilegge, controllata dall'unica Intelligenza Artificiale Senziente che si sia mai vista nella galassia e oltre.
In un universo gestito dalle grandi corporazioni, la Orrigan, una delle più potenti in circolazione, è alla ricerca di una ragazza che sembra sparita nel nulla. Ma anche l'equipaggio della HECO è sulle tracce di questa giovane, e il destino della galassia potrebbe cambiare radicalmente a seconda di chi sarà il primo a trovarla.
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Wizard Motor'
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Dax sbadigliò sonoramente, stiracchiandosi sul sedile girevole e facendolo involontariamente ruotare. La sua compagna, Rose, gli rimandò uno sguardo dall’altro lato della loro cabina, alzandolo dal datapad da cui stava leggendo.
«Perché non dormi un po’?» Gli suggerì mentre lui sbadigliava di nuovo.
«Dormirò quando quei due saranno tornati.» Borbottò Dax, mentre la lunga coda nera saettava in un breve arco alle sue spalle.
Rose accennò un sorriso e non disse nulla, ricominciando a leggere.
Il Carath ruotò nuovamente il sedile e diede uno sguardo al monitor della console, che ancora non rilevava nessun messaggio in entrata. Iro Hivelin, il suo capitano, e Seimyn di Lifen, il giovane tecnico che l’aveva accompagnato nella missione, erano silenziosi da ormai due giorni.
Erano stati inviati entrambi su un pianeta lì vicino, e avevano lasciato l’astronave madre con un piccolo ricognitore modificato per viaggi brevi. Iro aveva preferito non prendere la nave più grande, giudicandolo superfluo, e dicendo ai suoi che avrebbe impiegato non più di qualche ora ad andare e tornare; Dax era stato essenzialmente d’accordo con lui, del resto la missione doveva essere relativamente semplice e senza rischi. Abbastanza perché Iro non si fosse preoccupato di portare con sé nessuno fuorché Seimyn, che aveva diciannove anni e non era in grado di imbracciare nemmeno un blaster semplice.
«Dovrebbero essere già tornati da un bel po’.» Disse a mezza voce, tamburellando le dita sul ripiano metallico del tavolo. «O almeno averci contattato nel caso in cui fossero sopraggiunti problemi. Questo silenzio è strano.»
La sua compagna si alzò e gli si accostò per sedersi accanto.
«Non ti do torto.» Osservò con una leggera alzata di spalle. «Heco sostiene che quel pianeta, F1A-k47 credo che si chiami, sia completamente deserto. Per cui Iro e Seimyn si sono persi, oppure…»
«Oppure F1A non è deserto.» Concluse il Carath, quasi con un ringhio e un altro scatto della coda.
Rose sospirò.
«Iro sa badare a se stesso.»
«Seimyn no, invece. Ma non è questo il punto… non hanno mandato messaggi di aiuto né di nessun genere da quando sono partiti, e se provo a mettermi in contatto con loro-»
«L’hai fatto?»
«Sì, Rose. Ci ho provato già sei ore dopo che sono partiti. E i loro radar risultano silenziosi, come se fossero stati smontati.»
Il viso tatuato di lei prese una piega scura, e le linee che le decoravano la pelle affilarono i suoi lineamenti mentre annuiva.
«Dax, sai che in genere non mi preoccupo troppo per Iro…» Cominciò, incrociando le braccia sotto il seno. «Ha un approccio diciamo discutibile, per non dire che è una gran testa di cazzo, ma se la sa cavare in qualsiasi genere di situazione. Ma questa storia del silenzio radio non mi piace… perché non l’hai detto subito?»
Il Carath non trattenne una smorfia, evitando di risponderle.
Non l’aveva detto subito perché in un primo momento aveva pensato che quell’idiota di Iro Hivelin l’avesse fatto apposta a togliere la funzione di comunicazione, conoscendolo. Aveva preso quella missione come una gita di piacere con Seimyn, o qualcosa del genere.
Ne avevano parlato poco prima di partire e Dax non aveva mancato di mandarlo bonariamente a quel paese, e non si era quindi preoccupato se inizialmente non c’erano state comunicazioni via radio. Ma erano passati due giorni, ed era ormai evidente che qualcosa fosse andato storto.
«Meglio parlarne con Heco.» Disse Rose, senza insistere sulla domanda. «Probabilmente anche lei avrà pensato che c’è qualcosa che non va.»
Lui aprì bocca per dire qualcosa ma un fischio dagli interfoni lo precedette, e subito dopo si diffuse nella camera la voce in parte umana e in parte meccanica della Signora.
Dax e Richa Dawnar, ponte di comando immediatamente.”
Il Carath annuì al nulla e si alzò.
«Che tempismo.» Fu il commento di Rose, mentre uscivano insieme dalla loro cabina.


Quando arrivarono sul ponte di comando, Richa Dawnar era già lì. Arrivava sempre per prima quando la Signora la chiamava a rapporto, ma a differenza degli altri membri dell’equipaggio, Richa era una mercenaria ed era anche ben stipendiata. La cosa perciò non sorprendeva nessuno.
Salutò entrambi con un cenno del capo quando li scorse, Rose ricambiò ma Dax si rivolse direttamente a Heco.
«Si tratta del capitano Hivelin.» Le disse. «Vero?»
Lei annuì, facendo oscillare la lunga coda, simile a quella di Dax se non fosse stato che era bianco panna invece che nera. Non rispose e si limitò a pigiare un tasto del suo personale pannello di controllo, il cuore di tutte le operazioni dell’enorme astronave di cui era la Signora. Un momento dopo partì un messaggio, e Dax riconobbe istantaneamente il timbro della voce di Iro.
Heco, parla il capitano Hivelin. La navetta su cui ci trovavamo ha subito un’avaria durante l’atterraggio e non possiamo usarla per ripartire, ma noi siamo illesi. Su questo pianeta è presente un qualche genere di disturbo che impedisce alle comunicazioni radio di funzionare, e che è la probabile causa dell’avaria; io e Seimyn siamo andati a disabilitare l’antenna che trasmette il segnale di disturbo, e se stai ricevendo questo messaggio registrato vuol dire che ci siamo riusciti. Abbiamo bisogno che ci veniate a prendere. Ho con me un trasmettitore che potete usare per localizzare la nostra posizione.”
Il Carath nero fece saettare la coda da un lato e dall’altro in un gesto di nervosismo, piantando le iridi verdi in quelle innaturalmente grigie della Signora.
«Ho già inviato un messaggio al trasmettitore del capitano Hivelin.» Lo anticipò lei. «Gli ho suggerito di non muoversi da dove si trova, dopo aver localizzato la sua posizione, sperando che sia in compagnia di Seimyn di Lifen. Tu e Richa Dawnar prenderete una squadra e li riporterete qui.»
«Heco.» Chiamò Rose. «Dax ha provato a mettersi in comunicazione con Iro, ma i ricevitori risultano tutti non operativi.»
«Sia quello portatile che quello della loro navetta.» Annuì il Carath.
«Sono stati indubbiamente manomessi.» Rispose la Signora. «Su quel pianeta sono presenti altre persone, contrariamente a ciò che pensavo, ed è probabile che saranno tutto fuorché amichevoli. Motivo per cui state per andare su F1A-k44 con una squadra. E vedete di ripulirlo per bene, mentre recuperate i due dispersi.»
Dax e Richa si scambiarono un’occhiata consapevole.
«Vado a prepararmi.» Disse le mercenaria, e Dax stava per fare lo stesso quando gli venne in mente un dettaglio.
«Hai detto “F1A-k44”.» Osservò. «Non “47”. Iro e Seimyn sono atterrati sul pianeta sbagliato.»
«Esattamente. I diversi F1A appartengono tutti all’orbita della Gorgone, e secondo il database erano tutti disabitati.»
«Direi che il database si sbagliava.» Ringhiò lui, ma sentì la mano di Rose che gli stringeva il braccio, e si disse che non valeva la pena obiettare.
Sospirò; la priorità era recuperare quei due e assicurarsi che stessero bene, e poi avrebbe pensato a dire due paroline a Heco.
Lui e Richa impiegarono poco tempo a prepararsi, e il Carath fu sollevato quando Heco decretò che Rose non si sarebbe unita a loro. Per quanto la sua compagna sapesse badare a se stessa, Dax preferiva saperla al sicuro all’interno dell’astronave madre.


Si mosse lungo la linea di rocce con circospezione, tenendo accuratamente d’occhio sia il percorso che lo schermo del suo piccolo radar. La spia che segnalava la distanza tra lui e il trasmettitore di Iro si stava velocemente accorciando, ma sussisteva il forte rischio di incontrare qualche bandito.
Una volta sbarcati su F1A-k44, Dax e gli altri avevano rapidamente compreso che i loro timori erano assolutamente fondati; su quel pianeta c’era un gruppo nutrito di tagliagole, che aveva messo in piedi una sorta di trappola per far cadere le navi che entravano nell’orbita, ovvero l’antenna di cui aveva parlato Iro nel suo messaggio registrato.
Fortunatamente la Signora aveva insistito perché la missione fosse composta da un gruppo altrettanto nutrito di uomini, tutti ben abituati a far fronte a qualsiasi situazione. Lui compreso, ovviamente.
Avevano perciò lasciato a Dax il compito di mettersi sulle tracce dei due dispersi mentre gli altri, capitanati da quella macchina da guerra che era Richa Dawnar, si erano concentrati sul tenere a bada qualsiasi minaccia gli si fosse presentata. E Dax si era mosso speditamente in uno scenario di vegetazione lussureggiante a cui non era abituato, poi oltre il corso di un fiume, e infine tra delle formazioni rocciose che avevano tutta l’aria di essere vulcaniche anche dall’odore.
Tra le pietre, il Carath aveva scorto la sagoma scura di un vecchio cargo mercantile, probabilmente una nave sequestrata come dovevano essercene tante altre. C’era un tizio poco lontano dal portellone d’ingresso, intento a fumarsi una sigaretta, e lui utilizzò il suo naturale incedere silenzioso per spostarglisi fluidamente alle spalle senza essere notato.
Pescò una fiala di narcotico dalla cintura e diede un colpetto alla sentinella, usando la lunga coda.
Questi si girò di scatto, mettendo mano alla pistola, e il Carath gli ficcò la siringa alla base del collo, nell’unico punto in cui la pelle non era coperta dalla falda della giacca. Sgusciò poi all’interno del cargo, senza aspettare di vederlo afflosciarsi.
Tenne i sensi all’erta per eventuali altre presenze non proprio amichevoli, ma la nave gli parve immediatamente vuota. Tese le orecchie e ne poggiò uno al suolo; no, non avvertiva nessun ronzio che gli avrebbe comunicato il movimento di passi nella distanza. I grossi cargo vibravano come corde di violino se qualcuno ci camminava dentro, e quello sembrava proprio vuoto.
Strano. Si ritrovò a pensare. Il radar segnala che il trasmettitore di Iro si trova qui.
Forse quei pirati gliel’avevano tolto e lasciato nella stiva, si disse. A quel punto, tanto valeva recuperarlo e ricongiungersi agli altri per dare loro manforte, e poi riprendere la ricerca dei due dispersi.
S’immerse nella stiva sempre seguendo il segnale, e quando entrò nell’androne dovette aspettare solo pochi istanti perché le sue pupille, già avvezze al buio, si abituassero del tutto all’ambiente.
Mosse qualche passo silenzioso, storcendo il naso. C’era un forte odore acido nell’aria, misto a qualcosa di alcolico. E alcune casse erano aperte, c’erano cocci di vetro al suolo e lui riconobbe, su una bottiglia vuota rimasta integra, l’etichetta del cyval scadente.
Fece una smorfia, muovendosi in circolo per trovare il punto da cui proveniva il segnale, e quasi congelò nello scorgere due figure distese in un angolo, lungo una delle pareti.
Erano indubbiamente il capitano e il giovane tecnico.
La pelle scura di Iro aveva una malsana sfumatura cianotica e la sua casacca era strappata e imbrattata di sangue, mentre Seimyn gli stava accoccolato al fianco, senza nemmeno uno straccio addosso e senza gli occhiali. Tremava vistosamente, stringendosi al corpo dell’altro.
Al Carath si annodò qualcosa nello stomaco.
Scattò per raggiungerli, si accoccolò accanto ad entrambi e premette immediatamente le dita sul collo di Hivelin, lasciando andare un sospiro di sollievo qualche istante dopo.
Iro respirava. Il suo corpo era freddo e in condizioni chiaramente critiche, ma respirava.
Gli sondò rapidamente le ferite; braccio destro spezzato, almeno due costole rotte, una delle quali gli aveva trapassato un polmone. Fortunatamente qualcuno gli aveva forato la cassa toracica, o sarebbe affogato nel suo stesso sangue. Una tumefazione sulla tempia indicava una probabile emorragia.
Prese il trasmettitore e alzò l’antenna, impostandolo immediatamente sulla frequenza di riferimento dell’astronave madre.
«Heco.» Chiamò, non appena il piccolo schermo ebbe segnalato l’invio della trasmissione. «Heco, qui Dax. Mi ricevi?»
Ti ricevo, Dax. Dawnar mi sta tenendo aggiornata sugli sviluppi.” Fece la voce della Signora dopo qualche momento. “A te come procede? Hai trovato Hivelin e Lifen?”
«Li ho trovati.» Rispose lui, notando che Seimyn stava aprendo gli occhi, probabilmente riportato alla realtà dal suono della sua voce. «Heco, mi serve supporto medico immediato. Un respiratore, un impianto di conservazione… Iro ha perso molto sangue, e potrebbe avere un’emorragia cerebrale.»
Rimani dove ti trovi. La squadra medica sarà lì tra pochi minuti.”
«Ricevuto.»
Il Carath si trovò a ricambiare lo sguardo di Seimyn, che ormai era del tutto sveglio. Il giovane tecnico si mise faticosamente a sedere, con gli occhi sgranati e il panico stampato nelle iridi verdi.
«Seimyn, sono io.» Gli disse piano mentre gli si accostava appena, consapevole che il ragazzo non poteva vedere bene al buio quanto lui, e che la sua miopia non lo aiutava.
Lui deglutì evidentemente a fatica, e impiegò in effetti qualche istante per metterlo a fuoco. Quando riuscì, i suoi occhi tornarono a sgranarsi e stavolta si riempirono di lacrime.
«…Dax?» Chiamò con un filo di voce, e il Carath nero annuì.
Il viso del giovane tecnico si piegò in una smorfia e un attimo dopo gli si gettò fra le braccia, singhiozzando, e facendolo quasi sobbalzare per la sorpresa.
Il Carath si riscosse e ricambiò l’abbraccio, stringendo il corpo di Seimyn che non la smetteva di tremare; era gelido, e il suo stato fisico, unito al fatto che non aveva vestiti addosso, stava cominciando a far capire a Dax qualcosa in più riguardo a cosa dovesse essere successo in quella stiva.
«Sono io, piccolo. Va tutto bene.» Mormorò, accarezzandogli cautamente la schiena per aiutarlo a calmarsi. «Sono qui con una squadra. Tra poco arriverà un’altra navetta, e vi porterò via da questo posto.»
«Dax… » Disse il più giovane, staccandosi appena. «Iro è…»
«Non aver paura, se la caverà.» Il Carath gli accennò un sorriso. «È coriaceo. C’è un motivo per cui è il mio capitano.»
Seimyn annuì, mordendosi il labbro inferiore, e facendo un notevole sforzo per non scoppiare nuovamente a piangere.
Lui si tolse la giacca e gliel’avvolse addosso, poi se lo premette contro per fargli riprendere calore. Il più giovane si rilassò poco a poco, tornando a scivolare nell’incoscienza, e come molte altre volte prima di quel momento, al Carath non dispiacque che la propria temperatura corporea fosse di svariati gradi superiore a quella di un essere umano.
Alzò una mano e accarezzò delicatamente i capelli di Iro, ripetendosi di non farsi prendere dall’ansia, e che il suo capitano se la sarebbe cavata.
Si ritrovò a serrare la mascella e fece scattare la lunga coda nera, permettendole di esprimere tutto il proprio nervosismo. Sperò che Richa si stesse occupando della situazione nel modo che le riusciva meglio, e cioè facendo a pezzi molto piccoli quei tagliagole.


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