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Autore: _sweetnightmare_    01/07/2017    1 recensioni
[...]amavo il rock e avevo deciso di includerlo nella mia vita ad ogni costo. Quella musica così rumorosa mi era entrata così tanto nelle vene, da unirsi al mio sangue e diventare un'unica miscela.
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Non riuscivo a capire cosa davvero tutti intendessero con la parola cambiare, dal momento che sotto questo punto di vista nulla era cambiato davvero. Persino io mi domandavo cosa davvero dovevo cambiare di me, del mondo.
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Guardai i granellini sparsi sul tavolo di vetro blu davanti a me, poi rivolsi il suo sguardo a lui, esterrefatta.
-''Ma io voglio sentirla in me, voglio provare le vostre stesse sensazioni. So reggere una botta.''- dissi, sperando che il mio brevissimo discorso fosse stato sufficiente per convincerlo. Lui mi guardò, con la stessa espressione con cui si guardano le ragazzine sciocche. Sguardo pieno di compassione, anche un po' di pena. Scosse la testa, facendo dondolare i suoi ricci sulle spalle.
-''Bimba, forse è meglio se ordini le tue idee, eh.''-
Genere: Erotico, Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Scolastico
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1.




 

Non so perchè senta la necessità di scrivere la mia storia dopo tutti questi anni e di pubblicarla, come se fosse uno di quei romanzetti rosa che vanno tanto in voga tra le casalinghe cinquantenni

stufe dei figli urlanti e del marito che non da più loro attenzioni.

Forse perchè, pensandoci un po', lo sono anche io. Anche io appartengo a quel gruppo di casalinghe deluse dalla vita, ma anche a quella cerchia di donne che hanno combattuto per abbattere quegli

stupidi pregiudizi ai quali tutte siamo ancora legate, nonostante il mondo si sia evoluto.

Ai tempi della mia piena e spensierata adolescenza c'erano ancora quelle persone che vedevano nella donna un'ottima casalinga tutta casa e chiesa e una madre perfetta, legata ai propri bambini, che aspetta sorridente il marito che torna da lavoro. Soprattutto se sei italiana e sei parte di una famiglia ancora legata ai valori ottocenteschi, tutto questo ti coinvolge pienamente e non importa se abiti a Los Angeles da quando sei nata.

Quando poi hai quindici anni, non sei solo costretta a vivere legata a quest'idea malsana e alquanto assurda, ma hai dalla tua parte anche la reputazione della bambina ancora incapace di intendere e volere.

A quindici anni credi d'esser grande, una donna vissuta con troppa esperienza che grava sulle tue spalle.

A quindici anni cominci a capire che la vita è tua, e che le decisioni da prendere dipendono solo da te.

A quindici anni hai paura di sbagliare, ma non t'importa.

A quindici anni sbagli, perchè lo vuoi.

A quindici anni tutto ti stanca subito perchè vissuto appieno, ma troppo velocemente.

A quindici anni ti innamori, ma non sai nemmeno cosa sia l'amore.

A quindici anni vuoi essere diversa, alternativa...e poi finisci per essere come tutti coloro da cui vuoi disperatamente allontanarti.

A quell'età polemizzi contro il mondo, contro le ingiustizie, contro quella politica sbagliata per te (e poi capisci che tu, di politica , non sapevi nulla).

A quindici anni credi di essere indipendente, tingi i capelli, cominci a fumare, ad ascoltare una musica nuova e rumorosa, perchè deve scavalcare i tuoi pensieri, deve entrarti dentro, nelle vene, nel sangue. E poi credi anche di essere innamorata perchè vorresti portarti a letto il tuo idolo. Lo segui ai concerti, tutti, in prima fila canti le sue canzoni, e lo imiti sperando che si accorga di te.

Quando io avevo quindici anni, tutto era diverso eppure maledettamente uguale ad ora.

Erano gli anni di Let it be, dei Beatles che si scioglievano.

Della morte di Jimi Hendrix e di Jim Morrison.

Del Bloody Sunday.

Dell'uscita sul mercato della Maganvox Odyssey.

Della ritirata delle truppe americane dal Vietnam.

Della scoperta di Lucy.

Di Guerre Stellari.

Della nascita della musica e della moda punk, della discomusic e delle discoteche.

Della nascita degli AC/DC, dei Ramones, dei gruppi che con il tempo si sono sciolti, lasciando però un'impronta indelebile.

Avevo solo quindici anni nel 1976 e cercavo l'amore in ogni posto e in ogni cosa: nei biglietti dei cioccolatini, nelle canzoni, nei libri di scuola...anche nelle formule matematiche. Avevo quindici anni e volevo innamorarmi. Tutti lo erano, e l'amore era bello ai miei occhi.

Ero catturata da tutte quelle storie d'amore a lieto fine o con un finale tragico. Leggevo Romeo e Giulietta, del loro rapporto contrastato dalle rispettive famiglie.

Cercavo, cercavo, cercavo intorno a me una persona con cui potessi condividere i miei momenti, e dopo un po', la trovai.

Aveva un nome bellissimo, degli occhi bellissimi e un sorriso bellissimo. Sperai che con lui finalmente potessi vivere quell'amore che sognavo giorno e notte, e per un po ci credetti.

Non mi resi conto, però, che lui non era il principe azzurro accompagnato da un cavallo bianco, ma un ragazzo arrogante, pieno di sé e felice di vivere sotto quella luce oscura eppure stramaledettamente affascinante chiamata 'sesso, droga e rock'n'roll'.

Ero una bambina, ne ero cosciente.

Forse, quell'amore era troppo per me. Io non potevo sopportarlo. Non riuscivo, ed ero cosciente anche di questo. Di una sola cosa, però, non ero cosciente: del fatto che ne ero cosciente.

E che lo amavo.

Da morire.

 

 

 

Los Angeles, anni '70.

 

-''Ch-ch-changes

turn and face the strange!
Ch-ch-changes

just gonna have to be a different man.''- Canticchiavo quasi dentro di me una delle mie canzoni preferite. Mi avevano regalato l'album a Natale e mai regalo mi fu più gradito. Amavo quella canzone, amavo David Bowie, amavo il rock e avevo deciso di includerlo nella mia vita ad ogni costo. Quella musica così rumorosa mi era entrata così tanto nelle vene, da unirsi al mio sangue e diventare un'unica miscela. Parlava dei cambiamenti, David Bowie. Anche io stavo cambiando, ma non volevo ammetterlo. Odiavo chiunque mi parlasse dell'adolescenza, dei problemi che porta con sé. Io non ero così. Non ero la ragazzina problematica che i miei genitori volevano a tutti i costi farmi sembrare. Io non sarei mai cambiata, mi dicevo.

A scuola studiavamo i cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli: nuove civiltà si erano succedute, troppe guerre erano state combattute, nuovi ideali erano stati scoperti. In realtà tutto ciò che leggeva sui libri di storia era paradossalmente paragonabile a ciò che viveva ogni giorno. Le guerre continuavano ad esistere, oggi come allora vivevano d'ideali, la cultura andava ad aprirsi a nuove tendenze ogni giorno. Non riuscivo a capire cosa davvero tutti intendessero con la parola cambiare, dal momento che sotto questo punto di vista nulla era cambiato davvero. Persino io mi domandavo cosa davvero dovevo cambiare di me, del mondo.

Affondai le mani nei miei capelli biondi, mossi, e li scossi leggermente per renderli più vaporosi e voluminosi.

Avevo iniziato con l'ascoltare musica diversa, quella che da qualche anno iniziava ad insinuarsi tra noi giovani sempre di più. E l'ascoltavo ad un volume sempre più alto, perchè oltre ai miei gusti musicali, sentivo cambiare in me anche qualcos'altro. L'interesse -o meglio, il non interesse- a scrollarmi qualunque critica e qualunque parola che potesse infierire sulla mia personalità, sui miei pensieri, su tutto ciò che era mio e mio soltanto. Ovviamente avevo appena iniziato questa mia evoluzione che non sapevo ( e temo, non saprò mai ) se fosse positiva oppure no.

Mi ero stancata delle persone che frequentavo, troppo precise, troppo simili alla mia famiglia di classe agiata. Troppi salamelecchi, troppi ricami dove non c'era alcun bisogno.

Avevo iniziato a frequentare persone di altro genere, più simili a me e a ciò che intendevo con la parola ''diversità''.

Uscii dalla mia stanza canticchiando per non ascoltare le critiche e i divieti che mia madre mi propinava giornalmente. ''Non esci conciata in quel modo'' e ''ho una figlia degenere'' erano i suoi principali rimproveri, quando c'era. A lei dava fastidio semplicemente la mia minigonna e il mio trucco sugli occhi, nemmeno poi così eccessivo. Per il resto, non poteva lamentarsi. Nonostante quanto potessi dire, giurare in lungo e in largo, ero abbastanza obbediente, non facevo mai nulla contro cui la mia famiglia dovesse prendere dei provvedimenti. Avevo la rivoluzione dentro, eppure non la esternavo, come poi avvenne negli anni successivi.

-''I said that time may change me, but i can't trace time.''- Sentii il telefono squillare e corsi verso la cucina. Incrociai le dita, mentre scendevo le scale che collegavano la zona notte alla zona giorno, e sperai che fosse la mia migliore amica Rose. Con il cuore palpitante a causa della corsa e dell'agitazione, alzai la cornetta e risposi. Per poco non mi venne un infarto quando, tra una risata e l'altra, mi annunciò che aveva delle conoscenze per entrare gratis al Whiskey a Go-Go e andare ad ascoltare la band migliore di tutti i tempi. Ovvero, la band dove suonava lui, il ragazzo più bello dell'universo e oltre. L'avevo visto esibirsi l'estate precedente e mai nessun ragazzo mi era entrato nel cuore come lui. Pensavo fosse una cotta passeggera, di quelle che ti vengono quando incontri un ragazzo bello ma impossibile. Sai di non poterlo avere e quindi il suo pensiero diventa un ossessione, ma poi passa perchè non sei innamorata davvero. Ma quello, evidentemente, non era il mio caso.

Ci serviva davvero un amico, lì dentro. Non potevamo chiedere ai nostri genitori i soldi per pagarci i concerti, anche perchè...non ce li avrebbero dati. E io avevo un disperato bisogno di rivederlo.

  

 

-->Note dell'autrice<--


Il capitolo si commenta da solo. Ho deciso di ripubblicare questa storia, gran parte un vago tentativo di mettere su ''carta'' i miei deliri, tutto ciò che elaboro nella mia testa quando non ho sonno, o quando leggo e rileggo ostinatamente le interviste dei miei personaggi famosi preferiti, sperando di trovarci qualche curiosità, qualche chicca che mi fa sorridere e immaginare cose nuove.
Non me la sentivo di inserire questa fafiction in una categoria in particolare, semplicemente perchè è un ''collage'' di tante storie, tante biografie, unite a quelle elaborate dalla mia fantasia. Magari potreste riconoscere tramite qualche indizio da chi ho preso spunto, o magari potrete renderla vostra, immaginando come protagonisti i vostri ''idoli''. 
Ogni recensione è ben accetta, con l'unico scopo di migliorare la storia e avere nuove idee con le quali condire le vicende dei personaggi. 
A voi l'ardua sentenza. 

_sweetnigtmare_

   
 
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