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Autore: Yondum    02/07/2017    0 recensioni
“Mi spieghi che senso ha nasconderlo così in alto?” Mi chiese Lele. Semplice, perché mia mamma è molto bassa.
L'idea per questo racconto, diviso in tre parti, è frutto di uno spezzone di vita vera ed il seme da cui è nato il tutto è un articolo di un giornale provinciale che ha attirato la mia attenzione. La storia è poi cresciuta, diventata particolare e verosimile grazie al web ed alla cronaca nazionale. I nomi dei personaggi, le loro azioni ed i loro pensieri sono frutto della finzione e della mia fantasia.
E' un thriller semplice, non ha la classica struttura dove il protagonista è alla costate ricerca del metodo più veloce per morire. Mi piace dire che è una via di mezzo con il giallo, io lo considero così.
Vi ringrazio per il tempo che mi avrete concesso.
Buona lettura
Genere: Comico, Slice of life, Thriller | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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L'ufficio del capitano, anche se della Polizia Stradale, era un cliché dei Carabinieri, uno così  lo avevo visto e rivisto nelle fiction televisive italiane, ma aveva qualcosa che lo rendeva diverso. Non sapevo in cosa lo rendeva differente, forse quelli della TV sono troppo realistici e seri. Era un ufficio luminoso con una grande scrivania pricipale di fronte ad una finestra, una più piccola, a sinistra della porta, dove sedeva un agente per scrivere il verbale, due sedie di pelle imbottite vecchie che piantavano nella schiena dell'occupante una molla, per fotuna non arrugginita, di dimensioni spropositate per la grandezza della poltrona ed un divano, un soffice e comodo divano probabilmente usato per  le notti insonni di lavoro o per quando la moglie del capitano lo cacciava fuori di casa. Alle pareti, oltre che alla solita foto del capo dello stato e un calendario dei carabinieri recente e mai aperto, c'erano appesi numerosi vecchi attestati e riconoscimenti sportivi. Un uomo sempre attivo questo capitano. pensai. C'era anche la foto autografata di Ayrton Senna.


Nell'ufficio io e Lele eravamo intrattenuti, anzi controllati a vista, da un agente siciliano, nostro coetaneo, e io mi ero sdraiato su quello splendore di divano: basso, comodo e soffice. Adatto per i riposini quotidiani del dopo pranzo. Mi ero perso nei cuscini del divano quando entrarono il capitano ed il maresciallo. Prontamente l'agente si mise comodo ed era pronto a far partire la registrazione, mentre il capitano guardò Lele e squadrò me. Mi stava incitando a levare il culo dal suo comodo divano di piume e sedermi su quella poltrona da fachiro.

Tutti presero i posti assegnati e Lele mi piacchiò dentro. "Avanti, raccontalo anche a loro!" disse mentre il comandante della polizia stradale di Seriate incrociava le dita sulla pancia e mi prestava attenzione. Io sospirai, non era la prima volta che mi trovavo in una situazione così, a dover spiegare alle forze dell'ordine qualcosa, ma adesso era troppo strano. "Devo proprio?" chiesi.

"Signor Andrea, lei è venuto qui per chiarire le vicende che orbitano attorno ai movimenti della Golf nera inseguita dai nostri agenti l'altra sera." disse scocciato il maresciallo alle mie spalle. Era un uomo di quasi cinquant'anni ma ancora atletico e sveglio, Era un uomo alto, meridionale, dalla pelle abbronzata e con i capelli rosso carota tagliati molto corti.. Il capitano sembrava più bonaccione ma non si può certo giudicare queste persone dalla copertina.

"Allora, sia chiaro che le mie sono solo ipotesi che voi potrete accettare per assurde o per vere, ok?" dissi. I polizziotti si guardarono e poi annuirono. "Molto bene … Immaginate ad un amministratore di una ditta di spedizioni. C'è stato il boom per i prodotti di tecnologia e di qualunque altro genere spediti per via corriere ma adesso anche la crisi si fa sentire. Ci sono dei buchi nel bilancio della sua filiale, magari qualche vizzietto non pagato di tasca propria: alcol, donne o droga. Io non mi esprimo in merito, sta di fatto che alla ditta servono dei soldi. Allora questo amministratore, già demorallizzato perchè interista, cerca di porre rimedio a quell'ammanco nell'azienda. Naviga nel web per un po' ma le soluzioni sono troppo imbecilli poi si rcorda di un servizio al Tg Nazionale che parlava del Deep Web, il lato oscuro del Web, dove si possono vendere e comprare armi, droga e pedopornografia."

"L'amministratore ci entra e qui non sappiamo se è lui a chiedere o se viene in contatto con un ricettatore a caccia di merce rubata. Negli anni ottanta un ladruncolo rubava qualcosa ed andava dal suo ricettatore per vedere quanto ricavava da quell'oggetto. Adesso sono i ricettatori ad andare nel Deep Web con la loro lista della spesa per vedere se qualche ladro ha quello che gli serve."

"Veramente è sempre stato così!" intervenne il maresciallo sedutosi sul divano a sinistra. 

"Ah, bene. Adesso, il ricettatore è in contatto con questo individuo ed è il ricettatore ad organizzare il tutto. Si tratta di una persona sveglia ed attenta a tutto quello che lo circonda. A mio avviso potrebbe essere tifoso dell'Armani, i tre ladruncoli sono tre tifosi sfegatati, non mancano a nessuna partita e se potessero la sentirebbero fino alla noia. Comunque, il ricettatore magari riesce a carpire delle conversazioni tra loro e tocca i tasti giusti. Una volta ingaggiati organizza tutto l'affare con l'amministratore che prontamente acceca le sue telecamere e prepara le merci da essere rubate subito lì vicino alla porta."

"Perchè sulla porta?" chiese Lele.

"Così non sarebbero andati a rubare null'altro. Quella era la loro missione e nient'altro doveva interessargli. Comunque il giorno prescelto il ricettatore si presenta dai ragazzi con la macchina rubata e gli da i dettagli dell'operazione. Un lavoro semplice: arrivano all'indirizzo, sfodano una porta già aperta e portano via la merce. Il ricettatore gli dice anche di lasciar perdere i passamontagna, tanto sarà tutto spento. Una volta finito si dirigono un po' troppo spediti verso Milano dove vengono beccati ed inseguiti dalle vostre pattuglie finchè non abbandonano la macchina e si danno alla fuga."

"Quindi missione compiuta per l'amministratore e fallimento completo per il ricettatore. Ci ha rimesso anche una macchina e della refurtiva. Posso confermarle che l'amministratore della TNT è indagato già da stamane. Mentre la macchina e la refurtiva sono state sequestrate." disse il capitano, un uomo basso e stazzato con un paio di baffi sottili. Aveva un accento nordico ma non troppo accentuato, poteva essere benissimo milanese.

"Mi faccia indovinare, hanno usato un Jumper ed una centralina nuova per rubare la macchina?" chiese Lele facendo lo spavaldo.

Il maresciallo si stupì mentre il capitano rimase impassibile. "Certo, ormai è il metodo migliore. Le vostre ipotesi potrebbero essere plausibili e noi ci incaricheremo di verificarle. Grazie della collaborazione e si ricordi di firmare l'uscita. Arrivederci!" disse alzandosi e stringendoci la mano. Una stretta molto forte, dal carattere deciso ma non arrogante.


Una volta fuori Lele disse "Dai che andiamo, ti aspettano in palestra per l'allenamento. Non penso che Ste sia contento se li salti anche tu."

Salii in macchina pensieroso. "Non verificheranno per niente quello che ho detto. Non mi stupirei se trovassero tre corpi nell'Adda."

"Perchè auspichi cose così brutte a quei tre ladruncoli?"

"Perchè il ricettatore è una brutta bestia, se fai qualcosa che non va bene potrebbe anche farti uno sgambetto." risposi io.

"Vorresti occupartene di persona? Vorresti trovare tu il ricettatore?" chiese Lele dopo aver acceso la macchina.

Rimasi a pensare un paio di minuti poi scossi la testa "Naaa … lasciamo fare a chi è più in gamba di me. Dai che Ste ci aspetta!". Un solo pensiero mi ronzava per la testa, la storia che ne era uscita era davvero intrigante e con una limatina qua e là poteva diventare un buon racconto.


 

EPILOGO

I tre ragazzi si avvicinarono al portone indicato per la consegna."Date retta a me raga. Quello ci mette nella merda!" disse quello più basso dei tre.
"Dai cazzo Gianluca. Non ti preoccupare, al massimo faremo il prossimo lavoro a gratis." disse uno dei due spilungoni toccandosi l'anello grosso e vistoso alla mano destra
"Io non sono così ottimista." rispose l'altro.
"Tu non lo sei mai Arben." disse Gianluca. "E tu Mario lo sei troppo!" concluse. Mario suonò al portone, Arben stava fumando la quinta sigaretta dell'ora e Gianluca si stava mangiando le unghie dal nervoso.
Il portone si aprì con uno scatto metallico e poi un cigolio spettrale ne accompagnò l'apertura. La porta dava direttamente ad un cortile immerso nel buio più assoluto. I tre ragazzi vi entrarono lasciando aperta la porta alle loro spalle, la luce del sole stava facendo capolino in tutto il cielo e la fresca brezza del mattino li rinvigorì un pochino, dopo che ebbero passato la notte a scappare nei prati e nei campi di Muggiò. Nascondendosi nei fossi e sugli alberi per non essere trovati dagli sbirri per poi ripresentarsi dal loro datore di lavoro senza refurtiva e senza macchina.
Appena furono qualche passo dentro il cortile la porta scattò e si chiuse con forza dopo aver cigolato per qualche secondo. "Siete in ritardo!" disse una voce calda e gentile.
"Cose che capitano … " rispose Arben.
"Oh! E dimmi, fottuto albanese di merda, pensi che me ne freghi qualcosa delle vostre scuse?" disse la voce girando attorno ai tre ragazzi. Girava senza un volto, un rumore di tacco scandiva i secondi. Lenti e inesorabili fecero il giro del piccolo buio cortile.
"Non ci provi … " minaccio Arben mettendo la mano sotto la giacchetta di jeans.
"No, bastardo di un albanese, sei tu che non ci devi provare!" disse la voce, poi l'uomo schioccò le dita e si accese un faro alle loro spalle e l'ombra di un uomo si piazzò tra loro e la porta. "Ma dove sarà mai la mia merce? tu lo sai Mario? O sai solo le tattiche che l'Armani ha utilizzato ieri sera?" il tono era cattivo, i pensieri che lasciava crescere una voce del genere erano malvagi e tutto lasciava intendere che non sarebbe finita bene.
"Ecco … per la sua merce … ecco … noi veramente … premetto che non è stata colpa nostra … " cercò di scusarsi Gianluca.
"COLPA VOSTRA? Certo che è stata colpa vostra. A causa della tua guida imbecille e del tuo telefonino scarico avete fatto in modo che il GPS della macchina vi rintracciasse e mi avete fottuto una buona macchina pulita e la refurtiva di almeno quindicimila euro!" il tono della voce era cambiato, non era più gentile e tetro. La collera aveva preso possesso di quella gola ed aveva fatto defluire tutte le malvagità che era in grado di pensare quell'uomo al suo tono di voce. La luce del faro era talmente intensa che i tre ragazzi non riuscirono ancora a vederlo in faccia, ne vedevano solo il contorno.
"Magari vorreste anche essere pagati, non è così?" chiese ancora, stavolta co il tono di prima dello scatto d'ira. "Dopo che vi abbiamo recuperato la macchina, organizzato il furto, definito il pagamento … e voi vorreste anche essere pagati?"
"Si!" rispose arrogante Arben. Teneva la mano sotto il giubbotto ben serrata attorno al manico della .38 che aveva trovato nella Golf. Gianluca era immobile e sentiva puzza di guai e Mario fece un passo in avanti per cercare di spiegare, trovare un accordo.
"Ma certo che verrete pagati!" rispose la voce, tornata calma, schioccando ancora le dita.
Il primo a cadere fu Mario, trapassato alla testa da un proiettile. Non passò un secondo, anche Arben fu colpito alla nuca da un proiettile silenziato. L'albanese cadde a terra stringendo in pugno la .38.
Gianluca non riuscì a gridare, il suo sguardo continuava a passare da Mario ad Arben ed all'uomo controluce. L'orrore prese possesso della sua gola e la serrò come una saracinesca chiusa a chiave. Riusciva a malapena a respirare, figuriamoci a parlare.
L'uomo illuminato si avvicinò lentamente, arrivato al corpo senza vita di Arben si riprese la pistola e la soppesò nella mano sinistra, poi tirò un calcio in viso al ragazzo albanese, ormai senza vita. L'uomo continuava a camminare, il tacco ricominciava a scadire il tempo in quel cortile e, secondo Gianluca, erano passati secoli.
Il ragazzo era pietrificato e non smetteva di fissare la luce alle spalle dell'uomo. "Sai perchè non sei ancora morto?"
Gianluca scosse la testa, non connetteva le informazioni, ormai poteva sentire solo il battito del suo cuore ed i tacchi sul cemento girare alle sue spalle. "Non voglio morire!" sussurrava il ragazzo in continuo, come una preghiera.
"Non sei ancora morto perchè tu non hai parlato, sei stato così educato da non rispondere in maniera sbagliata, hai solo tenuto la testa bassa come una pecora. Questo è il mio regalo di addio: ti dirò perchè vi ho ucciso." stava parlando ad un cadavere che respirava, Gianluca si sentiva un morto. L'uomo gli passò alle spalle e gli prese i capelli per tirare la testa all'indietro e mostrare la gola. "Voi sarete l'esempio, con me la parola Fallimento non esiste!"
La mano dell'uomo aprì uno squarcio nella gola con una maestria davvero rara, un gesto chirurgico che non gli sporcò neanche le mani. Gli si avvicinarono altri due uomini che presero sia il coltello che la .38 e gli porsero un fazzoletto ricamato.
"Fate sparire i corpi. Fateli a pezzi e poi buttateli in tutti i fiumi che troverete da qui fino a Trieste. Andate da quel fallito di amministratore e piazzategli in ufficio pistola e coltello, tutti devono sapere che con me non si scherza … " si inginocchiò e sfilò l'anello pacchiano di Mario " … infilate anche questo da qualche parte. Va ben?" disse mentre prendeva in mano uno smartphone grande come un taccuino e leggeva frenetico i messaggi. “I miei clienti non possono attendere oltre …” pensò mentre faceva partire una chiamata.



FINE

   
 
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