Storie originali > Soprannaturale
Segui la storia  |       
Autore: Mr Apricot    07/07/2017    0 recensioni
Ci sono cose che non andrebbero mai cercate, parole che non dovrebbero mai essere pronuciate, segreti che non dovrebbero mai essere svelati...
...O forse no.
Cinque ragazzi diversi con un potere singolare, quello di trasformarsi in bellissime ragazze dai poteri unici e singolari...ma per quale motivo...?
Genere: Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Gender Bender
Capitoli:
 <<  
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Capitolo 6: You
 
 
 
“Trovate mio figlio!”, ordinò con tono autoritario il signor Wang.
 
Era morto...morto...come era potuto accadere?
 
Tutti gli uomini della sicurezza si sparpagliarono nella grande villa della famiglia Wang.
 
Feng...che cosa ti hanno fatto?
 
Un uomo della sicurezza entrò in una grande stanza completamente buia. “Signorino You!”, chiamò. “Siete qui?”
Un ragazzo dai sensuali lineamenti asiatici, rannicchiato nell’angolo più buio della stanza, si girò a malapena verso di lui.
“Vattene...”, sussurrò voce demoniaca rimbombò nella stanza.
“Signorino You!”, cercò di dire la guardia nonostante la paura, facendo un passo nel buio. “Vostra madre è in pensiero per voi!”
Un altro passo nel buio.
Il ragazzo reclinò la testa, mentre delle lacrime presero a scendergli lungo le guance. “Vattene per favore...”
“Signorino You!”, esclamò l’uomo deciso a trovare il ragazzo. “Andrà tutto bene!”
Fu al terzo passo nelle tenebre che d’un tratto la porta alle spalle dell’uomo si chiuse, facendogli perdere ogni punto di riferimento.
“Ti avevo detto di andartene...”, disse piano You, come tra sè e sè.
In un istante, senza nemmeno capire come, l’uomo si sentì afferrare le gambe. Qualcosa lo trascinò giù, tappandogli la bocca per impedire di urlare.
Il ragazzo osservò l’uomo contorcersi a terra, fino a quando, nel giro di pochi minuti, stremato e in preda alla paura, non esalò il suo ultimo respiro.
 
*****
 
“Misteriosa scomparsa di giovanissimo ragazzo di nome Feng, appartenente ad na famiglia che già in passato era stata oggetto di interesse per il sospetto di attività mafiose e poco illecite...”, queste furono le parole di una giornalista che presidiava il cancello della sontuosa villa della famiglia Wang, che rimbombarono nella testa di Luca.
“Mafia?!”, esclamò. “Cos’è questa storia?!”, domandò all’orecchio del fratello tenendolo sotto braccio, per non farsi sentire dai genitori, qualche metro più indietro che, ignari di tutto, posavano per delle foto davanti ai giornalisti pensando che si trattasse di una sorta di red carpet.
“Ne so quanto te!”, rispose Diego. “Spero che gli altri siano già arrivati.”
 
Una volta arrivato alle porte della magnifica e imponente abitazione, uno dei maggiordomi si avvicinò a Diego. “Il signorino Diego Lutta?”, domandò ansioso.
“Sì, sono io”, rispose il ragazzo, poco convinto.
“La stavamo aspettando con ansia! I suoi amici sono già arrivati!”, disse veloce. “La prego di seguirmi!”
“Un momento!”, si frappose Luca. “Dove lo deve portare?!”
“La signora Wang lo sta aspettando nel suo studio”, spiegò il maggiordomo.
“Vengo anch’io”, fece allora Luca.
“Ma veramente...”, cominciò il maggiordomo.
“Non c’è problema”, intervenne Diego. “Lui sa tutto”, spiegò.
Si chiese come mai si facessero tanti problemi per suo fratello quando dentro quell'enorme villa e non solo probabilmente, tutti sapevano quello che in teoria avrebbe dovuto essere un segreto.
“Come volete...”, si arrese l’uomo.
Li condusse verso un corridoio secondario che rispetto alla sala principale a malapena si notava.
Attraversarono poi una serie di stanze, sobriamente ma elegantemente arredate con oggetti tipici dell’Oriente, fino ad arrivare ad una specie di studio.
Non appena vi entrò, Diego vide immediatamente Ettore, Indra e Leonardo, accomodanti su un enorme divano al centro della stanza.
“Siate i benvenuti!”, esclamò una piccola donna dai tratti asiatici, prima che il maggiordomo potesse fare le dovute presentazioni. Nonostante non fosse più nel fiore degli anni, manteneva comunque nei modi e nei gesti una non indifferente eleganza che colpì i due fratelli.
“Salve”, riuscì a bofonchiare Luca.
“Tu devi essere Diego”, fece la donna con un candido sorriso avvicinandosi al ragazzo e contemplandolo con occhi pieni d’amore.
“E tu invece devi essere Luca, giusto?”, disse poi rivolgendosi al fratello con altrettanta cordialità e dolcezza.
“Sì”, rispose Luca. “Siamo noi.”
“Prego!”, fece poi la donna con un ampio gesto. “Accomodatevi coi vostri amici”, li invitò.
“Grazie...”, rispose Diego imbarazzato.
Si andò a sistemare vicino ad Indra, e con lui Luca.
“Che succede?”, sussurò piano all’amico.
“Non ne ho idea”, rispose piano Indra.
I due ragazzi poi alzarono i loro sguardi interrogativi su Ettore, sapendo che lui certamente aveva la risposta. Peccato che li guardò con due occhi impassibili e freddi, cosa che fece anche con Luca, dal momento che lo stava guardando in cagnesco.
 
“Posso offrirvi qualcosa?”, domandò la donna accomodandosi in una piccola poltrona davanti ai ragazzi.
“No, la ringrazio”, fu Leonardo l’unico a parlare, dal momento che gli altri si limitarono a dei timidi cenni con la testa.
“Oh”, fece lei. Era arrivato il momento di parlare e i ragazzi si tesero sull’attenti.
“Ora può dirci”, intervenne Ettore. “Il motivo per cui ci ha fatti chiamare con tanta insistenza?”, c’era una sottile linea di strafottenza nella sua voce.
“Ettore...”, lo ammonì piano Leonardo indignato.
“Certo...”, fece la donna, senza scomporsi. “Come sapete ho appena perso mio figlio Feng”, disse stringendo le mani sul vestito e cercando di mantenere il controllo della sua voce, che tuttavia si incrinò appena. “You gli era molto legato, e la sua morte lo ha segnato molto...da quando lo è venuto a sapere si è nascosto e sono giorni ormai che non si fa vedere”, spiegò. “Tutti coloro che abbiamo mandato a cercarlo...sono stati trovati morti.”
I ragazzi a quelle parole ebbero un brivido.
“Ha popolato i piani alti della casa di sue creature, e avvicinarglisi è impossibile...”, fece la donna. “Troppe persone sono morte...vi ho chiamato per chiedervi di aiutare mio figlio, siete gli unici amici che ha!”
A quelle parole Diego si sentì un po' a disagio, e cercò lo sguardo di Ettore, che inconsapevolmente era il suo unico punto di riferimento in quella situazione. Era l’unico col quale avesse un po’ di confidenza, visto che era stato il primo a conoscere e da cui era nata l’idea di formare quello strano gruppo...gli altri però, a parte Indra, li sentiva ancora come degli estranei.
“Va bene”, disse Leonardo, alzandosi. “Mi dispiace davvero, ma credo di non poterla aiutare!”
“Che stai facendo?”, esclamò Ettore afferrandogli un braccio.
“Che vuoi che faccia?!”, sputò retorico il ragazzo. “Me ne vado!”
“Perché?!”
“Perché non voglio farmi ammazzare!”
“Vi prego!”, intervenne la signora Wang. “Vi supplico di aiutare mio figlio...”, ormai stava sull’orlo del pianto.
Luca, Diego e Indra a quella vista si intenerirono, mentre Ettore allentò la presa su Leonardo, che non ebbe il cuore di lasciare lì quella povera donna.
“E va bene...”, disse pentendosene. “Vi aiuterò...”
“Perfetto”, esultò piano Ettore.
“Dove possiamo trovare suo figlio?”, domandò Diego.
“Seguitemi, per favore”, intervenne il maggiordomo di prima per dare modo alla signora Wang di riprendersi. “Grazie...”, riuscì a malapena a bisbigliare questa, piena di riconoscenza verso i ragazzi.
“Aspetti prima di ringraziarci”, rispose Ettore, lasciando con gli altri la stanza.
“Tu lo sapevi?”, domandò Diego facendosi vicino ad Ettore.
“Di cosa?”
“Che You sta ammazzando gente!”, esclamò il ragazzo.
“Tecnicamente non li sta ammazzando lui”, fece il rosso. “Li induce a suicidarsi con le loro stesse mani...”
“E tu come lo sai?!”
“Perché quando sono arrivato ho sentito i pensieri dell’ultimo che ha ucciso...mentre lo uccideva...”, spiegò.
“E non hai fatto nulla!?”, esclamò Diego sconvolto.
“Ho cercato in tutti i modi di fermarlo, ma era troppo tardi”, disse nel mentre in cui la sua voce si affievolì.
“E come pensi di riuscire a fermarlo?”, domandò Leonardo, che con gli altri, stava seguendo la conversazione tra i due.
“I suoi poteri, a causa dell’odio e della rabbia che prova, sono diventati fortissimi, ma non essendosi trasformato, dovremmo riuscire a calmarlo, trasformandosi e agendo tutti insieme”, spiegò.
“Io non mi posso trasformare”, si rabbuiò Leonardo.
“Tu devi imparare a liberare ed accogliere il tuo potere”, ringhiò Ettore, che non sopportava l’atteggiamento vittimistico del biondo.
“Non so come...”, farfugliò Leonardo.
“Imparerai”, disse Indra con un sorrisetto complice.
“Siamo arrivati”, li interruppe improvvisamente il maggiordomo.
Quello che i ragazzi videro, fu una grande e imponente scalinata che si immergeva in una sinistra e irreale oscurità.
Daje con queste scale malefiche, pensò Diego, ricordando l’episodio di qualche sera prima.
“Io non posso proseguire”, disse il maggiordomo, congedandosi.
“Va bene, va bene”, rispose sbrigati mente Ettore per liquidarlo. “Grazie per averci portato fin qui.”
“Spero di rivedervi”, fece il maggiordomo prima di andarsene. “Buona fortuna!”
Diego in quel momento pensò una cosa che non aveva ancora realizzato. “Scusa, pensi sul serio di venire con noi?!”, domandò al fratello.
“Sì, perché?”, rispose Luca.
“Perché no!”, sbottò Diego. “È pericoloso!”
“Pure per te lo è!”, rispose Luca. “Non fare tanto l'esperto di casi sovrannaturali che non lo sei!”
“Ma...”, comnciò a dire Diego.
“Andiamo!”, li zittì tutti e due Ettore. “Se vuole venire ci darà una mano! Voialtri trasformatevi, dobbiamo utilizzare a pieno i nostri poteri!”, esclamò e nel mentre si trasformò nella bellissima Penelope.
Indra e Diego non persero tempo, trasformandosi a loro volta in Hema e Suegno. Solo Leoanrdo non si trasformò, non sapendo come fare dal momento non lo aveva mai fatto.
“Come faremo a vedere in questa oscurità?”, domandò Luca indicando le dense tenebre che si stagliavano imponenti di fronte a loro.
“Qualcuno ha qualche sorta di torcia?”, chiese Leonardo.
“Una torcia sarebbe inutile”, fece Penelope. “Queste non sono vere tenebre...ma solo illusioni”, spiegò. “Datevi la mano...ci penso io.”
I ragazzi fecero quanto gli era stato detto, formando una fila con a capo la rossa, la quale si concentrò.
Suegno dietro di lei avvertì l’energia intorno a lei farsi sempre più forte e in un attimo l'oscurità si dissolse.
“Wow!”, fischiò Leonardo stupefatto. “Come hai fatto?!”
“Entrando nella vostra testa e mostrandovi la realtà attraverso i suoi ricordi e le sue conoscenze di questo posto”, spiegò Penelope.
“Quindi anche questa è una sorta di illusione?”, domandò Hema.
“Un’illusione nell’illusione...”, riflette tra sè e sè Luca.
“Esatto”, rispose la rossa.
“Ma non riesci a fermarlo entrando nella sua testa?”, domandò Suegno.
“Non sono in grado di bloccare il suo potere”, fece Penelope. “Lui non sa ancora che siamo qui...se provassi a bloccarlo, ci individuerebbe e comincerebbe ad attaccarci!”
“Con delle illusioni?”, fece Luca in tono sarcastico. “E che danno possono fare se non sono reali?”
“Anche se non sono reali il tuo corpo e la tua mente vengono suggestionati in modo da tale che è come se lo fossero”, rispose la rossa con tono grave.
“Accidenti”, commentò Hema.
Il gruppo si avviò lungo un corridoio dal quale si affacciavano numerose stanze.
Senza capire come, Hema si trovò ad inciampare sui suoi stessi piedi, lanciando un gridolino nel mentre in cui perdeva l’equilibrio, ma prima che potesse finire con la faccia a terra venne afferrata al volo da Leonardo.
“Grazie...”, ansimò senza fiato per lo spavento.
“Ci ha scoperti!”, urlò Penelope, lanciando un urlo e accasciandosi a terra.
Improvvisamente le più fitte tenebre circondarono i cinque ragazzi.
“Non credete a niente di ciò che vedete!”, urlò la rossa, lanciando poi un urlo di dolore. “Non gli credete...”, ripetè mentre le lacrime presero a scendergli lungo le guance.
Gli altri riuscirono solo a sentire la sua voce rotta dal pianto.
“Penelope, dove si trova You?!”, urlò Suegno, cercandola a tentoni nel buio, ma non la trovò.
“Non trovo Penelope!”, urlò poi la mora in preda all'ansia.
“È opera di You!”, fece Hema. “Tu non puoi toccarla e lei non riesce a sentirci...ma siamo vicini, sento il suo cuore...e quello di You, davanti a noi”, spiegò, facendo qualche passo verso il buio. All’interno della mano della ragazza prese a brillare qualcosa, mentre il suo sguardo si faceva sempre più determinato.
Partì poi un fulmine che squalrciò l’oscurità. Suegno, Luca e Leonardo videro che il fulmine andava dal corpo di You, avvolto da una sorta di aura è completamente privo di espressione, alla mano luminosa di Hema, che teneva determinata davanti a sè.
“Sto assorbendo la sua rabbia per indebolire il suo potere!”, esclamò Hema. “Ma ho bisogno di una mano a fermarlo! Sta facendo del male a Penelope!”
Suegno alle spalle di Hema. “Cosa vuoi che faccia?”, domandò, cercando di sovrastare il rumore del tuono luminoso.
“Bisogna tramortirlo in qualche modo”, rispose la ragazza.
“Okay”, rispose Suegno, mentre si concentrò per accumulare il suo potere.
La mora alzò poi le mani, dal quale si levarono delle sorte di piccoli petali luminosi, di una diversa tonalità rispetto al fulmine di Hema.
Questi andarono a vorticare intorno a You, il quale si accasciò improvvisamente a terra, privo di sensi.
In un istante il lampo e le tenebre si dissolsero nel nulla, facendo tornare tutto alla normalità, mentre i ragazzi videro anche Penelope, stesa anche lei a terra priva di sensi.
“Pare che ce l’abbiamo fatta”, tirò un sospiro di sollievo Hema.
“Meno male!”, rispose Luca, tirando una pacca sulla spalla ad un paralizzato è sconvolto Leonardo.
 
 
  
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Soprannaturale / Vai alla pagina dell'autore: Mr Apricot