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Autore: Kira Kinohari    08/07/2017    0 recensioni
2212. Il mondo è diverso, evoluto, la quasi realizzazione della perfetta utopia, se non fosse per le nuove armi, le nuove droghe, i nuovi gruppi terroristici con le abituali manie di decimare la popolazione mondiale e di terrorizzare ogni singolo essere umano.
Astrid vive in questo mondo, nella periferia di una delle metropoli più popolate della federazione, dove l'alta tecnologia è un lusso dei facoltosi.
Astrid ha 25 anni e fin da quando ha memoria, tutto ciò che ha provato è un forte senso di estraneità, la non appartenenza a quel mondo, a quel tempo, a quelle persone. Si è sempre sentita sbagliata, ogni secondo, e la sua malattia non l'ha mai aiutata a sentirsi meno diversa, al contrario l'ha sempre resa più impopolare. Eppure, ci sono delle persone che la stanno cercando, persone che la stanno aspettando perché lei è il loro futuro.
Genere: Avventura, Fantasy, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Il test a cui Astrid era stata sottoposta era durato tre giorni. In questo lungo tempo la giovane era stata sottoposta ad un sonno indotto e alla stimolazione di esperienze surreali tramite l'uso di medicinali e tecniche sperimentali. Le sue visioni erano pilotate e create ad arte in modo da poter controllare le sue reazioni senza metterla in pericolo. Ogni sua azione era poi valutata ed esaminata in dettaglio dal Sommo e dagli Erranti delle sfere più elevate (oltre a Ian, che ricopriva un posto speciale nel caso Astrid) tramite l'uso di un dispositivo inventato per la lettura dei sogni degli esseri umani.
Da quanto avevano potuto vedere essi si dissero globalmente soddisfatti dai comportamenti di quella che sarebbe stata la loro Guida una volta addestrata. Avevano compreso che Astrid sarebbe stata una buona leader per il suo popolo, una donna capace di guidarli, ma allo stesso tempo in grado di riconoscere quando poteva delegare e quando esisteva nel suo team una persona più preparata su un argomento; aveva l'intelligenza e l'umiltà di saper seguire oltre che di dare ordini. La capacità di lavorare in squadra era un altro dei grandi obbiettivi e pregi della giovane donna.
Con la seconda prova non aveva solo dimostrato di saper lavorare in un team, ma anche di essere una persona sincera, coraggiosa, ligia al dovere e in grado di rimanere fedele all'ordine e alla causa.
Era pur vero che c'era stato un aspetto su cui li aveva delusi, ma non c'era un detto dei loro avi umani che recitava Nessuno è perfetto? Gli Erranti avrebbero desiderato che la loro Guida avesse più grinta, mentre aveva sopportato l'isolamento forzato della terza prova con fiacchezza. Il suo animo sembrava troppo debole per poter reggere il peso del futuro che le cadeva sulle spalle, lentamente, come un uomo su un paracadute che ridiscende sulla terra e viene rallentato dall'attrito. Qualcuno pensò che la causa stesse nella sua essenza, forse la sua vita su quella Terra l'aveva contaminata rendendola umana più di quanto fosse errante.
In quei tre lunghissimi giorni Ian si era occupato, non solo di stare accanto alla sua amica e leader, ma anche di tenere costantemente informati i genitori della ragazza che si sentivano rincuorati dalla gentilezza e dalla dedizione che il giovane dimostrava nei confronti di Astrid, tanto che in più di un'occasione gli ricordarono come lo pensavano, ormai, parte della famiglia.
*
Allo stesso modo, Sandra era sottoposta ad una prova di grande coraggio, ma soprattutto che richiedeva una profonda freddezza. Insieme al dottore, aveva intrapreso una via che, a prima vista, era sembrata impossibile da percorrere: trovare un modo per far fuggire il dottore da quella prigione.
Per riuscire nel suo intento, l'agente federale aveva iniziato a riesaminare tutti i casi su cui aveva lavorato personalmente, dal primo all'ultimo per trovare una via d'uscita a quel intricato puzzle. Ella aveva pensato che nella storia dell'umanità erano stati molti i tentativi di fuga riusciti, tanti da rendere probabile la possibilità di un loro simile successo.
Nonostante si rendesse conto che stava agendo nel bene, al fine di proteggere un innocente, anzi una sorta di eroe, Sandra si sentiva terribilmente in colpa nel pensare a come raggirare i suoi compagni di lavoro. In un primo tempo aveva pensato di coinvolgere Jon che era il suo partner e che si era sempre comportato come un amico più che un collega, ma quando era tornata a lavoro dopo una settimana di malattia aveva ritrovato un partner totalmente diverso. Da quando Jon aveva arrestato il Dottor Frank si era trasformato: costantemente sicuro di sé, arrogante, si professava paladino della giustizia ed era diventato anche il volto della nuova lotta contro il crimine sanitario. Senza accorgersene, in realtà era diventato un adepto dell'estremismo. Aveva iniziato a pianificare un controllo molto dettagliato di diverse aziende farmaceutiche per paura che altri fossero i membri di quel piano criminale e terroristico che si era formato nella sua mente e che lui attribuiva al genio malvagio di Francis Eliha Frank.
Sandra fu contenta di sapere, quindi, che Jon la pensava innocente come le aveva assicurato Jessica – che era stata sicuramente un elemento chiave per quel risultato.
Quando tornò a casa dal primo giorno di lavoro dopo le sue tanto meritate e a lungo evitate ferie, per così chiamarle, era incredibilmente stanca e affranta perché il nuovo carattere del suo collega rendeva tutto più complicato.
Ringraziando il cielo per averla fatta nascere in un secolo in cui la casa badava a se stessa da sola, si fece una doccia. Per cena ordinò una zuppa di verdure perché aveva perso totalmente l'appetito nel pensare alle possibili implicazioni delle loro azioni future e mangiò fantasticando sul momento in cui si sarebbe messa a letto così stanca che era sicura si sarebbe addormentata immediatamente per la prima volta da molto tempo. Ma i suoi piani non si sarebbero mai realizzati; non appena fu uscita dal bagno dopo aver lavato attentamente i denti e aver passato una buona crema idratante in viso e sulle mani, osservò con occhi desiderosi il letto e la trapunta. Fece qualche passo, si accomodò sul materasso dopo averne scoperto un lembo e poi successe: il suo olofono prese a trillare e illuminare la stanza che era in penombra.
Con un sospiro Sandra lo prese e rispose.
«Ti ho disturbata, merda!» disse a se stesso, Maurizio, non appena vide Sandra.
«Ho solo avuto una brutta giornata.»
«Scusami. Ci sentiamo domani.» disse lui, mortificato, ma in quel momento l'agente si rese conto che non voleva chiudere quella chiamata, che anche se era stanca Maurizio era probabilmente l'unica persona con cui voleva parlare.
«No, non ti preoccupare. Cosa posso fare per te?»
«Volevo solo sapere come stavi.»
«Stanca, così stanca che potrei addormentarmi e anche abbattuta. Jon sta rendendo tutto così difficile, non è la stessa persona con cui ho lavorato nelle ultime settimane.»
«Il successo può fare questo effetto.»
«Sono preoccupata. È così fissato con Frank che non vuole sia mai perso d'occhio. Ho paura che non potremmo mai mettere in atto il nostro piano.» la sua tristezza le fece sfuggire delle lacrime dagli occhi.
«Sandra?»
«Non... non voglio... gli Erranti perderanno tutto...»
La donna si stava già colpevolizzando per il fallimento dell'operazione.
«Non fare così, per favore. Innanzitutto non abbiamo nemmeno provato, e poi non sarebbe colpa tua.»
«L'hanno preso per colpa mia!»
«Al massimo la colpa è la mia.» disse Maurizio con un tono che non ammetteva repliche, quasi furioso. Non era rabbia per la bellissima agente, ma un disprezzo totale per se stesso che era stato tanto paranoico da non poter evitare di spingere Jon Boston nelle braccia del dottor Frank, figurativamente parlando, ovviamente. O forse era meglio dire il contrario, aveva spinto involontariamente il dottore tra le manette dell'agente federale.
«Maurizio.» sussurrò lei, vedendolo abbattuto guardarsi i piedi mentre sedeva sul suo sofà.
«Vorrei essere con te.» dichiarò lui con un tono talmente basso che Sandra si chiese se lo aveva immaginato oppure quelle parole erano state pronunciate davvero. Da un lato ciò che aveva detto la faceva sentire incredibilmente felice e riaccendeva emozioni che pensava di aver perso per sempre lungo la strada, ma dall'altra parte il suo cuore minacciava di uscire dal suo petto per fuggire il più lontano possibile dal pericolo di una nuova sofferenza d'amore. L'ultima volta si era bruciata troppo per potersi riavvicinare anche solo alla minima fonte di calore.
Decise di far finta di non aver udito nulla, anche se dentro di lei provava lo stesso sentimento; desiderava la sua compagnia e se ne sorprese perché aveva vissuto sola per molti anni e si era abituata all'assenza di altra forma vivente nella sua vita – ad eccezione del lavoro. Eppure ora provava quei sentimenti per quell'uomo.
«Ci sentiamo domani?» propose lei.
«Certo, se ti va. Fai sogni d'oro.» rispose lui, prima di chiudere la chiamata.
*
La notte passò in fretta riportando Sandra a lavoro. Da quando il dottor Francis Frank era stato catturato e rinchiuso dietro alle sbarre di una prigione conosciuta per i certosini controlli, lei e il suo partner erano stati assegnati al nuovo progetto di controllo delle ditte farmaceutiche. Anche il loro capo era stato profondamente sconvolto da quella vicenda e non aveva pensato un solo secondo prima di approvare il nuovo piano dell'agente Boston. Sandra aveva riflettuto a lungo se chiamarsi fuori da quel nuovo lavoro, d'altronde a lei piaceva l'azione, le piacevano gli scontri e tutti quegli aspetti del suo impiego che coinvolgevano l'essere attivi, il movimento, l'adrenalina e il pericolo. Erano le caratteristiche fondamentali e imprescindibili per rendere la sua vita piena, per aiutarla a non pensare a ciò che le era successo.
Per queste ragioni l'idea di passare mesi a eseguire semplici controlli la faceva sentire non solo inutile, ma anche spenta. Eppure aveva dovuto mettere da parte i suoi desideri per una causa più grande. Doveva tenersi vicino al suo collega, doveva mantenere la sua fiducia per poter ottenere ciò che desiderava.
Durante il giorno eseguiva gli ordini dell'associazione e nel suo tempo libero analizzava, spesso insieme a Maurizio, tutti i suoi casi precedenti. In quel modo passarono gli ultimi giorni, a sfogliare vecchi documenti con gli orologi digitali, sdraiati sul divano e sulla poltrona, tra un morso ad un sandwich, una fetta di mela e un sorso di vino analcolico – l'invenzione peggiore degli ultimi tempi, ma necessaria per chi voleva rimanere lucido per il lavoro.
L'ultima sera, quando le cartelle da esaminare erano quasi finite, i due giovani non si accorsero del tempo che passava, inesorabile e inarrestabile, finché al dottore non scappò uno sbadiglio che contagiò anche l'agente federale, la quale a sua volta emise un forte rumore e si stropicciò gli occhi. Sentiva l'umidità della lacrimazione dovuta al grande sforzo, le membra indolenzite, il collo rigido.
«Sandra, ma sono le due!» esclamò il suo amico, preoccupato.
La donna, sorpresa controllò l'ora; Maurizio aveva ragione.
«Dovremmo dormire.» propose lei. Pensò alle sue borse sotto agli occhi che diventavano giorno dopo giorno sempre più profonde, come segni indelebili sulla sua pelle, simboli del suo impegno in quella battaglia che, d'altronde, sentiva un po' sua.
«Concordo.» rispose lui, spegnendo l'orologio digitale e cercando le chiavi della sua macchina.
«Rimani qui, non voglio che tu guidi a quest'ora.»
«Sei sicura?»
«Sì, certo.»
«Allora lasciami il posto sul divano.» disse, con un sorriso.
«No, non ce n'è bisogno: dormirai nella stanza degli ospiti.»
Maurizio, che conosceva bene la storia della stanza e di ciò che la rendeva incredibilmente tetra e dolorosa per la padrona di casa, provò a resistere in tutti i modi al suo invito spiegandole che avrebbe dormito meravigliosamente bene anche sul divano, ma lei non volle saperne e lo accompagnò personalmente fino alla stanza.
Quando fu dentro, dopo che si furono augurati un sonno riposante di cui avevano estremo bisogno, si guardò intorno grato di poter analizzare la stanza senza sentirsi un ficcanaso e senza fretta. Sopra al letto dalla testiera scura c'era un grande specchio. Le luci, invece, erano posizionate alle tre pareti libere, poi c'era un mobile e un comò e una grande finestra già chiusa per la notte. Considerato l'orario le luci erano automaticamente attive sul un livello di luminosità molto basso per non aggredire la vista, ma riuscì a notare, con grande piacere, che nella stanza erano assenti gli occhiali ed il libro che aveva visto la prima volta in quel luogo. Sandra aveva avuto il coraggio di buttare via ciò che apparteneva al suo passato, magari per perdonarsi e andare avanti, cercando di trarre quanto più piacere potesse dal futuro.
Si addormentò pensando a lei, come ogni notte, con maggiore intensità data la consapevolezza di averla vicina. Il suo cuore era triste perché gli sembrava di desiderare qualcosa di irraggiungibile, impossibile come cogliere le stelle per farne un mazzo.
C'erano casi in cui, indipendentemente dalla distanza fisica, le possibilità di ottenere qualcosa o qualcuno rimanevano nulle. Quello era il suo caso; da Sandra Morrison non avrebbe ricevuto altro che amicizia e complicità. Era poco, ma gli sarebbe dovuto bastare.
Anche Sandra si addormentò pensando a lui e a quanto rassicurante fosse la sua presenza in quella casa, per lei. Lei, così autonoma, indipendente. Lei, amante della sua solitudine, della sua libertà e ora influenzata dalla vicinanza di quell'uomo, dal suo sostegno. Non sapeva cosa provasse per lui, era un argomento su cui non si era soffermata a lungo un po' per mancanza di tempo e un po' per paura, ma si rendeva conto in alcuni momenti che sarebbe arrivato il giorno in cui quel quesito sarebbe stato affrontato. Non sapeva quanto distante fosse quell'attimo, ma era sicura di una cosa: non sarebbe successo prima della partenza degli Erranti.
Il suo sonno fu invaso da terribili incubi e sogni incomprensibili. La sua mente era un affollarsi di montagne russe, urla, fogli bianchi e anonimi, medicinali in blister e sfusi. Sembrava un'accozzaglia di oggetti sconnessi. Sognò anche di essere in ufficio e parlare con il suo vecchio partner: Brian era seduto accanto a lei, mangiando una ciambella glassata alla fragola – la sua dose di frutta quotidiana, la chiamava lui – e si lamentava di non essere stato assegnato a quel ladruncolo che avevano preso i loro colleghi.
Si svegliò con quel ricordo nella testa, ma come coperto da un velo. Riusciva a vederlo, ma senza poterne definire i contorni, come se fosse stato occultato.
Lei e Maurizio fecero colazione insieme, poi si separarono per recarsi a lavoro, ma la sua testa non riusciva a concentrarsi su altro se non su quel sogno. Era una delle sue caratteristiche fissarsi su ciò che non riusciva a comprendere ed era anche una delle qualità più utili nel suo lavoro. Una di quelle che contribuiva di più al suo successo.
Jon neppure notò il cambiamento e lo stordimento della sua collega, intento com'era a gestire una nuova rete di controlli e di esaminazioni di pastiglie che erano state sequestrate con un attacco a sorpresa ad un camioncino di distribuzione.
Lavorarono fianco a fianco per tutta la mattinata, pianificando, controllando sui libri mastri e sul campo, ma senza essere davvero cooperativi, semplicemente persi ognuno nel suo mondo, nei suoi pensieri. Sandra continuava a pensare a Brian, alla sua statura piccolina, il suo corpo muscoloso con braccia così spesse da farti pensare di essere scolpite nell'acciaio e il suo sorriso buono. Era terrificante come nemico, ma allo stesso tempo aveva il dono di farti sentire a tuo agio. Se a primo impatto chiunque pensasse di lui che era un agente burbero e violento, chi lo conosceva davvero sapeva che in realtà sotto a quella dura scorza si trovava una polpa dolcissima. Era Sandra la vera dura, quella che prendeva le scelte più ardue, quella che non dava una seconda possibilità nemmeno al più sciocco ladro. Ed era per quel motivo che a loro due venivano assegnati da diverso tempo solo i casi più complessi; l'agente Morrison tendeva a esagerare quando si trattava di crimini di minor gravità per cui si era deciso di concentrare le sue forze su criminali veri.
Brian, però, era incredibilmente stanco di quella vita, soprattutto da quando in famiglia si erano venuti a creare quei problemi con la moglie. Quel giorno non poté evitare di lamentarsi con la sua partner di quanto fosse ingiusto che lui fosse costretto a evitare i casi semplici come piccoli furti, infrazioni di poco conto e simili solo a causa di lei e lei non aveva potuto evitare di sentirsi in colpa. Ricordava quel sentimento che le lacerava il petto ancora quel giorno, tanti anni dopo. Non poteva dimenticare quanto male le avessero fatto le parole del suo amico; non poteva cancellare nemmeno la consapevolezza di essere una persona orribile per il suo non sapersi controllare. Forse era per quello che il sogno continuava a girarle nella mente? Eppure doveva esserci qualche altro motivo, Sandra ne era sicura perché non era solita sognare episodi del suo passato ad eccezione dei casi in cui quei ricordi fossero un aiuto per il presente, mentre altre volte erano semplicemente risultato di una mangiata eccessiva.
Considerando quanto basso fosse il livello del suo appetito in quei giorni suppose che doveva trattarsi di una soluzione al problema fuga-dalla-prigione.
«Credo che quel farmacista ci nasconda qualcosa.» disse improvvisamente Jon, mentre erano in macchina. Non erano partiti dopo essere entrati a chiedere informazioni su alcuni medicinali che erano considerati potenzialmente pericolosi. L'informatico non aveva avviato il motore ed era rimasto a guardare davanti a sé, pensieroso. D'altronde era quello che aveva fatto anche Sandra, anche se con uno scopo diverso.
«Tu cosa ne pensi?» le chiese, poi.
«Non saprei, probabilmente era solo antipatico.»
Jon rimase impassibile ad osservarla, poi si concesse un sorriso. Aveva la strana sensazione che la sua collega si stesse allontanando da lui. Forse non si sentiva tanto coinvolta come lui in quella lotta. D'altronde era pur vero che le persone avevano modi diversi di reagire di fronte agli shock e quello che avevano vissuto lo era, un terribile colpo di scena.
«Che ne dici di una classica incursione notturna?»
«Credo che sarebbe meglio chiedere al capo.» rispose la sua compagna di lavoro.
Jon rimase sorpreso nel sentirle dire quelle parole, soprattutto considerando che la sera in cui erano entrati di soppiatto nello stabile di Francis Frank nessuno dei due aveva chiesto il permesso. La notava cambiata, troppo rigida e poco attenta. Fece un cenno con la testa, poi mise in moto e partì.
Non avrebbe ascoltato il suo consiglio, ma sarebbe tornato da solo quella notte a fare i suoi controlli. Non occorreva coinvolgerla nelle sue incursioni, era capace di badare a se stesso.
*
Maurizio passò l'intera giornata a pensare a Sandra. Firmava fogli senza leggerne il contenuto, o se lo leggeva dimenticava in fretta quanto aveva appena scorso con gli occhi. La sua mente viaggiava al corpo di lei, alla sua pelle ambrata, ai suoi capelli neri, alle sue iridi profonde e intelligenti, al sorriso semplice, al suo passo veloce e silenzioso, alle sue mani affusolate, alle braccia muscolose. Lei in ogni suo centimetro, lei in ogni spazio, ad ogni ora. Non si ricordava di essere mai stato in una situazione del genere neppure da ragazzino con le prime cotte; nessuna donna aveva mai avuto quel potere su di lui. Se si fosse impegnata a fare colpo su di lui probabilmente Maurizio si sarebbe sentito attratto da una nuova forza di gravità per quanto il pensiero di lei era forte in lui. Era amore, ne era sicuro, ma quello vero e non lo avrebbe lasciato scappare.
Quando finì il suo turno si diresse verso casa, mise qualche cuscino in più sul divano, accese delle candele per creare una certa atmosfera rilassante e attese l'arrivo della donna per cui aveva perso completamente la testa.
Sandra Morrison arrivò dopo essere passata a casa per una doccia e dopo aver infilato nella sua borsa un pigiama, il suo spazzolino e i trucchi. Oramai lei e il dottore passavano talmente tanto tempo insieme che le sembrava quasi impossibile non fermarsi a dormire dopo aver analizzato la situazione in cui si trovavano.
Cenarono parlando della loro giornata, raccontandosi entrambi di quanto erano stati distratti sul lavoro quel giorno. Ciò che li differenziava erano le motivazioni: mentre Sandra cercava di inseguire un ricordo, Maurizio non rivelò la vera causa della sua distrazione.
«Penso che se solo mi ricordassi tutto sarebbe più semplice.» disse, la donna, mentre si lasciava andare sulla sedia della cucina.
Avevano appena finito di mangiare un delizioso stufato con ceci e patate che li aveva scaldati e rifocillati.
«Allora ricorderemo insieme, Sandra. Non devi arrenderti, ne stressarti esageratamente.»
«Come sei positivo.» notò lei.
Lui non disse niente, ma le sorrise. Sparecchiò la tavola e lasciò che la casa intelligente si occupasse del resto. Si accomodarono in salotto dove il dottore accese della musica classica di sottofondo. Erano passati moltissimi secoli da quando quello stile era nato, ma rimaneva il suo preferito.
«Delizioso.»
«Non avevo dubbi che ti sarebbe piaciuto, aiuta la concentrazione e rilassa. Allora, raccontami questo sogno.»
«Sono in ufficio con il mio precedente partner e stiamo parlando, o meglio lui si sta lamentando mentre mangia una di quelle sue ciambelle super zuccherate da cui era dipendente. Mi dice che è annoiato perché a noi non spettano mai casi facili per colpa mia.»
«Cosa intendi?»
«Non sono mai stata brava a gestire la mia rabbia, anche se ultimamente sono molto migliorata. Ma nei primi anni di lavoro soprattutto, non riuscivo a differenziare i criminali più semplici da quelli più infimi. Trattavo con la stessa aggressività i ladruncoli che rubavano per portare qualcosa sulla tavola come gli spacciatori o gli assassini. Per questo motivo il capo cercava di assegnarmi i casi più complessi per utilizzare la mia grinta e incanalarla verso un obbiettivo più congruo.»
«E a sua volta questi casi più complessi spettavano anche al tuo partner, giusto?»
«Esatto.»
«Continua pure.»
«Brian si lamenta, facendomi notare che se io crescessi potremmo concederci a volte delle giornate più riposanti, ma poi mi sorride bonario come sempre e in quel momento passano i nostri colleghi con un ragazzino in manette. Ha appena sedici anni, indossa un semplice jeans, maglietta e cappellino della squadra di baseball della città. Mi ricordo di lui come fosse ieri, ho il suo aspetto stampato nella testa. Ti giuro, Maurizio che a me non sembrava un criminale, ma solo un bambino spaventato perché ha provato a giocare a fare il grande.»
«E poi?»
«Il mio partner mi fa notare la stessa cosa, credo che quello sia stato il momento in cui ho sviluppato una certa classificazione dei colpevoli. Quel giorno ho iniziato a comprendere davvero che certe volte basta un semplice dettaglio a metterci sulla cattiva strada. Magari quel ragazzo non era mai stato appoggiato dai suoi genitori, oppure aveva degli amici un po' stronzi che lo avevano spinto a quello semplicemente per farsi beffe di lui. A volte i giovani sono spinti ad azioni incredibilmente stupide solo per sentirsi accettati.»
«Questo è vero. Ci sono aspetti su cui non ci siamo evoluti nonostante le innovazioni tecnologiche.»
«In ogni caso il sogno finisce con questa osservazione. Per quanto mi sia sforzata oggi non sono riuscita a trovare un senso, ma sono sicura che c'è.»
«Probabilmente quel giorno è successo qualcosa che può esserci d'aiuto. Pensa innanzitutto al periodo di cui si trattava.»
«Era estate, un'estate molto calda. Ed era anche un periodo piuttosto intenso perché stavamo dietro a degli spacciatori di una nuova droga che portava i ragazzi a suicidarsi dopo qualche dose.»
«Mi ricordo di qualcosa del genere. Erano i primi anni di lavoro per me, forse avevo addirittura da poco finito il mio stage ed ero entrato a tempo determinato come periodo di prova. Ci avevano inviato diversi campioni da analizzare. Anche se non ricordo quale fosse il composto.»
«Non lo ricordo neppure io, ma non potrò mai dimenticare chi era a capo di quella faccenda. Una coppia così anonima che non avresti mai potuto dire quanto marce fossero le loro anime. Avevano una figlia di appena due anni e troppe morti sulla coscienza.»
Dopo quell'osservazione ci fu un attimo di silenzio, Sandra continuò a pensare a quella giornata, ma si ricordava solo di essere tornata a casa abbattuta e colpevole per causare tutti quei problemi al suo amico e collega.
«Sai cosa penso?» chiese Maurizio cercando gli occhi della donna «Che ci stiamo concentrando troppo. Spesso serve allontanarsi dalle cose per vederle meglio. Cambiare prospettiva.»
«Cosa proponi?»
«So che è super vintage, ma che ne pensi dei giochi da tavola?»
Sandra sorrise, sapeva cos'erano perché si ricordava di averli usati qualche volta da piccola, alle elementari, quando la maestra aveva voluto insegnare loro come si erano evoluti i giochi durante i secoli.
Passarono due ore a divertirsi giocando a Scarabeo trovato in una vecchia scatola impolverata e stipata in una sorta di mansarda mai utilizzata dell'appartamento di Maurizio. Entrambi formavano parole incredibilmente complicate e profondamente connesse al loro lavoro tanto che spesso si ritrovarono ognuno a chiedere il significato della parola dell'altro, anche se le più numerose e complicate erano quelle del dottore.
In quelle due ore risero di gusto e si sentirono dopo diversi giorni cupi e tristi, per un attimo leggeri, così leggeri da poter toccare le nuvole e tornare indietro.
Quando scoccò la mezzanotte decisero di mangiare nuovamente qualcosa. Ordinarono carboidrati che erano facilmente digeribili e due bicchieri di vino bianco.
«Non mi sentivo così felice e libera da un po' di tempo.»
«Ti ci sei mai sentita?» chiese Maurizio, prima di prendere un'altra forchettata di pasta.
«Sì, quando ancora non avevo un lavoro e vivevo a casa con i miei genitori. Era tutto incredibilmente più semplice, uscivo con gli amici, studiavo, avevo anche il tempo di leggere e fare sport. Del vero sport.»
«Tu eri una sportiva?»
«Sì, nuotavo.»
«Io da ragazzino ero il classico nerd, partecipavo a concorsi e non facevo altro che studiare, inventare, pensare e leggere giornali scientifici. Non riuscivo a fare altro.»
«E te ne vergogni?»
«No, assolutamente no.»
«Allora perché hai quel tono triste, mentre lo dici?» chiese Sandra, appoggiando il suo viso alle braccia conserte sul tavolo.
«Non è tristezza. A volte mi chiedo se non ho sprecato tutto quel tempo. Sai, non sono andato a ballare, o a bere con gli amici, non ho passato serate seduto su panchine nei parchi a far nulla o a fumare.»
«Beh, domani è sabato e abbiamo tutto il giorno libero. Prendiamo un paio di swase e andiamo ai giardini più lontani che troviamo, poi andiamo in un pub a prendere due birre e la sera usciamo a ballare fino a quando non sorge la domenica.»
Maurizio sorrise. In quel momento aveva una voglia matta di baciarla e di urlare al cielo quanto fosse felice di averla trovata, ma non poteva. Non poteva rovinare quella loro intimità, quella chimica.
*
Passarono l'intera giornata seguente divertendosi nel più sfrenato dei modi per quanto un dottore ex ragazzo nerd e un'agente federale rigorosa potessero essere sfrenati.
Fecero colazione con pancakes alla banana, cappuccino (una dose decaffeinata per Sandra che stava ancora seguendo i consigli del medico per tenere sotto controllo la sua salute) e della macedonia, poi si diressero in un grande parco che stava a un'ora di distanza e lì si misero seduti su una panchina che affacciava sul piccolo laghetto. Il cielo era semi terso, a volte attraversato da nuvole bianche e soffici come panna montata che venivano rispecchiati nell'acqua calma come se fosse stata la superficie di uno specchio. Con una swase in bocca per uno, rimasero ad osservare quello spettacolo, facendosi domande sui loro sogni.
«Da piccola non ho mai sognato di fare la poliziotta.» confidò Sandra.
«E cosa desideravi?»
«Volevo essere una cassiera cantante.»
Maurizio scoppiò in una risata che a stentò riuscì a fermare causando un forte imporporamento delle guance dell'agente.
«Perché? Se posso chiederlo.»
«Perché mi sarebbe piaciuto vivere nel passato. Ho sempre amato quei bellissimi musical in cui le cassiere sembrano incredibilmente felici e nel mezzo del nulla iniziano a cantare a clienti subito stupefatti, che poi imparano canzone e passi in un attimo.»
«Sembra una bella vita.» commentò lui.
«Serena, libera, noiosa.»
«Sai, noi esseri umani siamo molto particolari, sempre alla ricerca di ciò che non possiamo avere. Le persone con una vita noiosa sono attratte intensamente dall'avventura e viceversa, coloro che vivono in situazioni critiche, con molti pensieri, invidiano coloro che non hanno questo tipo di problemi.»
«Hai ragione, il genere umano è complesso. È forse la razza più curiosa per uno scienziato come te.»
«Io sono più interessato al funzionamento dell'universo intero, ma anche le persone sono soggetti affascinanti.» disse, guardando il cielo, poi si volse verso di lei e aggiunse «Tu sei sicuramente la mia preferita.»
«E tu? Cosa volevi diventare da grande?» chiese lei.
«Io ho sempre voluto diventare uno scienziato. In un primo tempo ammiravo gli astronomi, ma successivamente mi sono appassionato alla medicina e alla batteriologia. Ho preso due lauree, una in medicina e una in biologia, in effetti.»
«Sei un cervellone.»
«Una persona noiosa, mi hanno sempre definito così.»
«Non dovresti badare a come ti definiscono le altre persone. La gente a volte si crede molto aperta solo perché sperimenta sostanze pericolose, perché butta la sua vita pensando solo al divertimento materiale come ballare, ubriacarsi e questo genere di cose, senza mai realmente pensare al futuro e commentando continuamente la vita di coloro che sono diversi da loro. Eppure ciò che non capiscono è che ci sono diversi modi per essere felici, per divertirsi, che dipendono dal carattere di ognuno.»
«Come stare con una donna meravigliosa su un parco, o ancor meglio fare le ore piccole giocando a Scarabeo.»
Sandra sorrise, ormai era abituata alle avances del suo amico.
Pranzarono con un hot dog pieno di senape e maionese perché entrambi non adoravano il ketchup presso uno dei chioschetti che vendevano per le strade. Nonostante i tanti cambiamenti quei locali ambulanti erano rimasti una sicurezza e il segno distintivo della loro federazione. Attraevano costantemente nuovi turisti da ogni parte del mondo. Nel pomeriggio seguirono i loro piani e finirono per passeggiare in una lunga via piena di bar, ristoranti e negozietti di souvenirs. Proposero di prendere qualcosa da bere in ogni bar che trovavano fino ad arrivare alla fine di quel lungo boulevard, ma arrivati a metà sentivano l'alcool pesare sui loro fegati, così decisero di fermarsi in un ristorante a mangiare. Presero della pizza e rimasero lì a ordinare altri piatti e a parlare fino a cena.
«Cosa vuoi fare adesso?» chiese Maurizio non appena furono fuori dal locale.
La notte era tersa e se si passava in una stradina buia si potevano vedere le stelle scintillanti.
«Mi piacerebbe fare una passeggiata sotto questa miriade di luci romantiche.»
«Chi parla? Sandra o il Chardonnay?»
«Probabilmente entrambi.»
Passeggiarono lungo le strade senza una meta, seguendo la direzione del loro cuore o semplicemente dei loro passi, finché Maurizio non iniziò a sbadigliare e Sandra si allarmò. Lo ricondusse alla macchina che – per fortuna – si guidava da sola, poi ritornarono a casa per farsi una doccia, cambiarsi e uscirono di nuovo quando l'orologio segnava già la mezzanotte del nuovo giorno.
«Eri proprio seria.» commentò il dottore davanti alle porte di un night club.
«Lo sono.» rispose lei nel suo vestito nero che fasciava le forme e metteva in risalto tutta la sua femminilità repressa nella divisa da agente del bureau.
«Non dovrei farti entrare in questo posto. Sei decisamente troppo bella e sexy per andare in un night club.»
«Ci hai provato, ma so come difendermi.»
*
Sandra si svegliò in un letto non suo la mattina dopo. L'orologio sul comodino le suggeriva che era già passata la prima metà del giorno e il suo stomaco confermò. Accanto a lei sentì un movimento e si spaventò nel rendersi conto che non era sola in quel letto.
«Buongiorno.» sussurrò una voce maschile, dolce.
«Maurizio?»
Sandra si voltò per guardarlo. Erano entrambi vestiti come la sera prima quindi non doveva essere successo niente. Avevano solo condiviso la stanza per non rimanere soli.
«Credo che alcool e musica non siano un buon connubio.» disse lui «Ho una fame.» aggiunse poi.
Si alzarono e mangiarono a volontà, senza dire una parola perché quella situazione aveva creato imbarazzo ad entrambi e nessuno dei due era capace ad ammetterlo. Il silenzio perdurò finché dal servizio di cucina automatico non uscirono delle ciambelle glassate.
«Io adoro le ciambelle.» disse Maurizio prendendone una per sé e spingendone una verso la sua ospite.
«No, grazie, mi sento piena.»
«Io proprio non so resistergli.» disse, osservando il donut con occhi da innamorato.
«Anche il mio partner le adorava. Praticamente le amava più di quanto amasse sua moglie. Ne mangiava tre al giorno, glassate alla frutta per pulire la sua coscienza alimentare e poter dire al dottore che mangiava ogni giorno la sua dose di frutta e verdura. C'è stata solo un'occasione in cui l'ho visto disgustato di fronte alle ciambelle.»
«Deve essere stata una giornataccia.»
«Sì, effettivamente era una brutta giornata. Stavamo lavorando ad un caso difficile e lui era sotto stress da giorni tanto che a volte litigavamo, ma quella mattina quando portai le sue amate ciambelle, lui rimase a fissarle senza dire niente, pensieroso. Era solito arrivare sempre prima di me in ufficio, amava uscire presto di casa, preparare la colazione per la sua famiglia, passare del tempo con loro prima di cominciare la giornata e arrivare presto per essere informato. Ogni mattina passava un quarto d'ora a leggere le ultime notizie, quindi pensai che dovesse essere successo qualcosa di estremamente grave.
«Quando glielo chiesi, me lo ricordo ancora oggi, mi guardò come se fossi l'essere più innocuo sulla faccia della Terra. Mi disse che dovevo stare attenta alle notizie e soprattutto dovevo guardarmi meglio intorno. Aveva ragione, perché fino a quel momento non mi ero accorta che c'era un gran via vai per tutta la palazzina e avevano tutti un atteggiamento grave e nervoso quella mattina.»
«Cos'era successo?»
«Il giorno prima i nostri colleghi avevano arrestato un ragazzino. Nulla di esagerato, stava rubando qualche articolo tecnologico in un negozio pieno di telecamere e allarmi, per cui era stato piuttosto semplice. Il giorno prima avevamo scherzato della stupidità di quel giovane che non aveva nemmeno fatto lo sforzo di fare i soliti controlli dei ladruncoli prima di mettere in atto il suo piano, ma il giorno dopo capimmo che in realtà la sua era stata un'idea geniale. Si era fatto arrestare con la facilità con cui avrebbe bevuto un bicchiere d'acqua e poi, durante la notte, era evaso con la stessa semplicità. Ma la cosa peggiore era che, insieme a lui, era fuggita anche tanta altra feccia che avevamo impiegato mesi a mettere dietro a quelle sbarre.»
«Non capisco, quale sarebbe stato il suo scopo?»
«Liberare uno di quegli uomini per organizzare un grande colpo. Due settimane dopo la sua fuga, infatti ha tentato di prendere il controllo di tutti i mercati per controllare i paesi più sviluppati e ricchi del globo.»
«Ma non c'è riuscito.»
«No, per fortuna. Dei colleghi lo hanno fermato in tempo.»
Dopo che Sandra ebbe raccontato quell'episodio rimasero un attimo in silenzio.
I piatti andarono automaticamente al processo di lavaggio, loro due si spostarono in salotto e accesero la televisione per seguire le ultime notizie; nelle ultime ore non era successo nulla che potesse suscitare il loro interesse. Stanchi di sentire le stesse notizie ripetersi, decisero di cambiare canale e trovarono un'interessante pubblicità su una mostra temporanea che sarebbe stata aperta quel giorno nei pressi dell'appartamento di Maurizio.
«Andiamo?» propose il padrone di casa.
L'agente non ebbe nulla da ribattere, così dopo essersi dati una rinfrescata, uscirono.
L'uomo si sorprese nel pensare a quanto felice lo rendesse uscire dall'appartamento insieme alla donna che amava. Per un attimo, se spegneva il cervello e la consapevolezza, poteva fingere che fossero una vera coppia in procinto di approfittare di una domenica pomeriggio per stare insieme prima del ritorno alla normalità e al lavoro, anche se ultimamente non c'era nulla di normale nelle loro giornate.
Non usarono l'auto, ma sfruttarono il sole caldo e la bella giornata per prendere una boccata d'aria e fare moto. Sandra osservava le persone attorno a lei e le invidiava. C'erano coppie innamorate, famiglie felici, anche se stanche, persone impegnate in fitte conversazioni all'olofono che a malapena si rendevano conto di dove camminassero, ma c'erano anche persone tristi o distratte, come in cerca di un senso alla loro vita. Eppure lei invidiava ognuno di loro perché non si trovavano nella sua situazione. Non sapeva il perché di tutta quella negatività; d'altronde aveva un lavoro che le piaceva e in cui era brava, un bell'appartamento, degli amici, una persona con un grande ascendente sulla sua sicurezza e tranquillità. C'erano persone che vivevano molto peggio.
Stava ancora pensandoci quando arrivarono alla galleria.
All'interno c'erano poche persone che a gruppi o singolarmente osservavano i quadri di un'artista del metafisico e del sogno, Carmen Rupp. Sandra fu subito affascinata da uno dei dipinti: sembrava di trovarsi tra le dune del deserto o su una spiaggia notturna, una lunga spiaggia senza mare ad eccezione di una irregolare, piccola striscia di schiuma bianca. C'era una meravigliosa, luminosa, luna piena che illuminava una giovane donna dai lunghi capelli neri, ma dal volto nascosto, sdraiata su quella sabbia e accanto a lei numerose farfalle colorate che uscivano da un sacchetto. Era particolare, strano e dal significato occulto per lei, ma le piaceva. Quella scena notturna, quel movimento di libertà e allo stesso tempo quel comportamento di fermezza, quella passività della donna. Ammirava anche la capacità di riprodurre l'unicità di ognuno di quegli insetti leggiadri.
Quando fu capace di interrompere la connessione con quel quadro notò la forte somiglianza con un'altra opera della stessa artista in cui al posto delle farfalle vi erano conchiglie o quello che lei presumeva fossero conchiglie, oppure ventagli, sempre colorati e sempre liberi. Non c'era una donna, a meno che questa non fosse completamente nascosta da quei soggetti prorompenti, e il mare era molto più definito, seppur solo in lontananza.
Il magnetismo era potente.
Tutti i suoi quadri, pensò la donna, erano unici ed eccentrici, ma nessuno degli altri chiamò la sua attenzione come quel primo dipinto.
Maurizio, invece, fu fortemente attratto dal quadro che mostrava le saline, con i monti e un gruppo di persone lungo la costa. Il dottore amava le opere realistiche, che riproducevano la realtà quotidiana, i luoghi, le persone, mentre non comprendeva e quindi non poteva apprezzare – nella sua mente – tutte le innovazioni e le sperimentazioni. Strano da dire per un medico, considerando che nel suo campo non si sarebbero ottenuti miglioramenti senza degli esperimenti e delle prove. Senza lasciare la tradizione per affrontare le tormentose acque dell'ignoto.
Rimasero più di un'ora ad osservare quella collezione ridotta, ma di grande valore, dopodiché si concessero un cappuccino in un locale lì accanto e confrontarono le loro opinioni su quell'esperienza trovandosi spesso in disaccordo, ma senza mai essere offensivi né coercitivi. Entrambi avevano opinioni personali che, naturalmente, derivavano da tutta una serie di esperienze differenti che avevano formato – insieme al carattere – soggetti diversi, ma Maurizio e Sandra erano abbastanza intelligenti da comprendere che le disugualità non dovevano essere viste come un bivio, un elemento di rottura e distanza, ma come un ponte che connetteva persone.
Quando il cielo si fece buio le loro menti iniziarono a concentrarsi sul domani e furono costretti a separarsi.
Sandra tornò a casa con un taxi, cenò con una semplice zuppa e s'infilò a letto con una strana sensazione che neppure lei avrebbe saputo decifrare. Sentiva il corpo stanco, ma la mente stranamente attiva. Era come se quel pomeriggio, i colori, le scene, le sensazioni e tutta l'aria di quella stanza, impregnata di cultura, amore per l'arte ed educazione, fossero entrati anche nel suo corpo e l'avessero svegliata da pensieri che non avevano mai occupato davvero la sua mente. Eppure, non poteva passare la notte sveglia a rimuginare, aveva bisogno di riposo e costrinse il suo corpo a rilassarsi aggiungendo coperte al suo letto.
Ci fu un attimo, in cui, se solo non avesse pensato di essere già in un mondo differente da quello reale, sarebbe stata sicura di aver sentito il suo nome sussurrato.
Dall'altra parte della città Maurizio, già tra le coperte, pensava alla sua donna e, prima di chiudere gli occhi, non poté evitare di sussurrare al nulla della sua casa vuota, il suo nome e non poté evitare di augurarle una buona notte. Era convinto che la sua sarebbe stata terribile, soprattutto dopo essersi svegliato quella mattina con lei accanto e con la certezza che c'erano alte probabilità che quella meravigliosa esperienza non si ripetesse.
*
«Mi dispiace di essermi lamentato ieri.» disse Brian, mentre le passava una tazza di caffè.
Sandra lo guardò con un sorriso.
«Sono io quella a cui dispiace. So essere molto pretenziosa e rigida.»
«Ognuno deve migliorare se stesso durante la sua vita. Tu dovrai migliorare la tua attitudine verso i criminali, mentre io devo imparare a riconoscere che non è tutto oro ciò che luccica.»
«Cosa intendi?»
«Pensavo che Amanda e Ken fossero fortunati; mi sono detto che doversi occupare di semplici ladri fosse un lusso, ma guarda quel ragazzo quanti danni ha fatto.»
«Deve essere un genio. Ci ha messi nel sacco tutti.»
«Un genio per forza. Uscire da quella prigione è praticamente impossibile.»
«Come ha fatto?»
«I nostri informatici ci stanno lavorando. Deve aver usato qualche dispositivo per disturbare i segnali e poi forzare le sbarre.»
«Li riprenderemo.» disse Sandra, stringendogli la mano sulla spalla.
*
L'agente federale Morrison si svegliò con il volto imperlato di sudore. Il sole ancora non era ancora sorto, ma lei non aveva più sonno. Finalmente aveva capito perché il suo subconscio le avesse suggerito di ricordare quel giorno lontano.
Guardò la parete sopra di lei, l'orologio segnava le quattro del mattino. 'Probabilmente mi odierà,' pensò la donna 'ma devo chiamarlo.' Così prese il suo olofono e fece partire la connessione. Dall'altro capo del dispositivo rispose Maurizio direttamente dal letto.
«Sandra, cosa succede? Stai male?» chiese, con la voce allarmata.
Ci fu un attimo di silenzio in cui lei non riuscì a dire niente, troppo intenta a pensare a quanto dovessero essere sinceri e intensi i sentimenti di quell'uomo.
«Sto bene. Perdonami per averti chiamato a quest'ora, ma non voglio dimenticarmi il sogno. Ora so come faremo a far uscire Frank da quella prigione.» disse, poi.
«Funzionerà?»
«Ci puoi scommettere.»
  
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