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Autore: giammyx89    09/07/2017    0 recensioni
Questa è una serie di racconti horror-fantasy. Mi sono ispirato a H.P. Lovecraft uno dei miei scrittori preferiti, e ho cercato di imitare il più possibile il suo stile e modo di scrivere perchè davvero lo adoro (anche se ammetto di non essere all'altezza).
Origginariamente avevo pubblicato il primo racconto come creapypasta, ma non ebbe molto successo quindi ho deciso di pubblicarla come primo racconto di una serie. Potrebbe non sembrare ma i racconti sono tutti collegati tra loro, proprio come nelle opere di Lovecraaft.
Genere: Fantasy, Horror, Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU | Avvertimenti: nessuno
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La dottoressa Miranda Collins stava per incontrare per la prima volta il suo nuovo paziente

Francis Smith della camera 1274, 17 anni, non sapeva praticamente nulla di lui. Le poche informazioni che aveva su di lui le aveva lette sulla cartella clinica. Schizofrenia accompagnata da deliri mistico-religiosi, tuttavia pare che non avesse dato segno di comportamento violento quindi la dottoressa si sentiva tranquilla a stare da sola con lui nel suo studio, anche se c'erano comunque due infermieri che lo aspettavano dietro la porta, dopo tutto la sicurezza non è mai troppa.

Il suo studio era piccolo e intimo e c'era un atmosfera estremamente tranquilla e confortevole che rispecchiava il carattere gentile della dottoressa. Le pareti erano tinte con colori caldi, molto sfumati, l'arredamento era semplice ma non spartano. C'era una scrivania di metallo che poteva benissimo essere acquistata in un mercatino dell'usato, dietro la quale c'era una piccola seggiola; davanti vi era una comodissima poltrona.

Appena sentì bussare alla porta la donna ordinò al ragazzo ad entrare nel suo nel suo studio, e lo salutò e lo invitò ad accomodarsi. Come faceva con tutti i suoi pazienti gli invitò una bibita per metterlo a suo agio ma il ragazzo rifiutò con molta cortesia. Era un ragazzo di corporatura molto esile e di statura al quanto piccola, se non avesse letto la sua cartella clinica miranda lo avrebbe scambiato per un ragazzino molto più piccolo, pelle chiara e lineamenti molto sottili. Aveva lunghi capelli neri e occhi azzurri che sembravano esprimere una profonda tristezza, sembrava un ragazzo abbastanza tranquillo e anche un po timido, credette quindi che sarebbe stato un'incontro abbastanza semplice. Gli chiese se poteva registrare l'incontro lui rispose che non aveva niente in contrario.

«Buon giorno Francis» lo ha salutò calorosamente la dottoressa Miranda «come stai?»

«Bene credo» rispose il ragazzo timidamente, la sua voce era cosi bassa che pareva un sussurro.

«Come ti trovi qui ti sei ambientato bene?» gli chiese la dottoressa sorridendo.

«credo di si!» rispose il ragazzo. Pareva voler evitare lo sguardo della dottoressa e sentirsi molto a disagio.

«Bene! Questa non è una seduta terapeutica» cercò di tranquillizzarlo la dottoressa «è solo un incontro che serve a presentarci. Per rompere il ghiaccio.»

«ah ok!» disse sorridendo il ragazzino. Sembrava essersi tranquillizzato un poco.

«Ok allora» disse la dottoressa prendendo fiducia «che ne dici di parlarmi un po di te? So che suonavi il pianoforte quindi immagino ti piaccia la musica»

«credo di si» rispose il ragazzo prendendo un po di confidenza

«Sai anche a me piace tanto» disse con molta gentilezza «mi piace tanto Chopin. È cosi rilassante! A te invece cosa piace?»

«io preferisco Beethoven la nona è l'ideale quando serve un po di carica» rispose con un semi sorriso «però apprezzo anche la musica più moderna» aggiunse subito dopo.

«Mi sarei sorpresa del contrario» disse con una risata la dottoressa «dimmi cosa ti piace?»

«io...adoro i Pink Floyd!» rispose guardando verso la dottoressa

«sai hai davvero buon gusto»

Francis si sentiva tranquillo e sereno per la prima volta da cinque anni. Si fidava di questa donna tanto che decise di raccontare alla dottoressa quello che era accaduto quella notte.

 

Era iniziato tutto la notte di halloween del 2009. Lui aveva invitato i suoi amici Lucas e Paul a trascorrere la notte da lui. Il programma era passare una notte tra videogame e film dell'orrore, questo dopo qualche giro di storie dell'orrore.

Dopo che Francis fini di raccontare la storia di candy man Lucas decise di fare qualcosa di più “serio” e tirò fuori un foglietto che aveva preparato in precedenza, sopra ci erano scritte le lettere dell'alfabeto, i numeri da uno a zero, le parole CIAO e ADDIO, era una tavola ouija, come plancette usarono il tappo di una bottiglia.

Francis era molto eccitato. Era la prima volta che faceva qualcosa di simile.

Misero tutti e tre il dito sul tappo della bottiglia e fecero la domanda.

«c'è qualcuno qui con noi?»

il tappo si spostò verso il «si».

«forte!» commentò francis tutto eccitato.

«allora cosa gli chiediamo?» chiese Lucas.

«io!» fece Paul, «chi vincerà il prossimo super bowl?»

il tappo non si mosse per un po'.

Poi inizio a muoversi sul quadrante componendo la parola «bears».

Risero divertiti.

Poi il tappo iniziò a muoversi in maniera incontrollata sul quadrante, i ragazzi iniziarono a preoccuparsi.

«smettetela!» gridò Francis

«noi non stiamo facendo niente» replicò Paul.

Finché il tappo non si fermò.

L'aria divenne gelida e pesante. E una strana sensazione si insinuò nelle loro coscienze. Non erano i soli nella stanza, qualcosa era lì con loro, qualcosa di oscuro e malvagio, che le loro menti si rifiutavano di comprendere. Qualcosa che avrebbero dovuto solo temere. Una paura antica e ancestrale li percosse dal più profondo meandro del loro subconscio.

Nonostante la situazione Lucas riusci a prendere coraggio e a dire:

«basta così! Dobbiamo riprendere il controllo della situazione» dopo di che si rivolse allo spirito dicendo: «addio!» ma lo spirito non se ne andò via.

Prese il tappo e lo sposto con forza sulla parola ADDIO ma neanche questo fu efficace.

Il tappo continuava a muoversi senza controllo, fino a quando si fermò e iniziò a comporre delle parole.

 

Parole malvagie e dal significato oscuro, parole che non possono essere dimenticate.

Parole in una lingua oscura e blasfema che inneggiavano a entità di pura malvagità.

Parole che restarono impresse nella mente del ragazzo come una orribile cicatrice che non svanirà mai:

Nyhaqurat-yo

Wa ractio sakry-seh rama-meth

 

 

Poi doveva aver perso i sensi dato che non ricordava più nulla.

Si era svegliato in ospedale con la polizia che lo avvisò del fatto che i suoi amici erano spariti, lui in quel momento era rimasto completamente attonito e non sapeva cosa rispondere.

 

«Ma cosa vogliono dire?» chiese la dottoressa Miranda

« voglionoi dire:

Nyhaqurat

ci osserva dalle tenebre.»

 

Mentre raccontava questo alla dottoressa al ragazzo iniziava a dolere la testa.

«va tutto bene? gli chiese la dottoressa «mi sembri un po pallido»

«si!» disse tremando, poi iniziò a tossire e fu preso da violente convulsioni, e iniziò a rigettare schiuma dalla bocca.

La dottoressa allarmata chiamò immediatamente gli infermieri, che entrarono di corsa, cercando di intervenire per aiutare il povero ragazzo.

Appena le convulsioni cessarono l'infermiere controllo le pulsazioni del ragazzo mettendogli due dita sulla carotide, ma dopo aver fatto un sospiro disse:

«è morto!»

 

   
 
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