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Autore: grethy03    10/07/2017    0 recensioni
Due ragazzi completamente diversi entrano in contatto in un apparente contesto scolastico.
Alessio: il solito ragazzo disordinato e "piantagrane" che reputa la sua vita una noia, così come la scuola e qualsiasi tipo di legame con le altre persone.
Riccardo: un ragazzo, meglio definito "ragazzino", che sembra fin troppo piccolo per poter frequentare il secondo anno di liceo; al contrario del suo fisico, la sua mente è grande.
Così come ci si aspetterebbe da un ragazzo del genere, Riccardo nasconde a tutti, perfino alla sua famiglia, la vera vita che conduce ogni giorno, difficile e sconvolgente.
Un inaspettato incontro spingerà Alessio a porsi sempre più domande su quello strano ragazzo.
Come si svolgerà la storia dei due incompatibili compagni di banco?
Genere: Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Mer, 1 novembre, notte

Presi il cellulare e controllai l’orario sul display troppo luminoso in mezzo alla stanza buia; erano le quattro del mattino e ancora non avevo chiuso occhio, ma non potevo farci niente se le stesse domande continuavano ad assillarmi da almeno due ore.

Mi rigirai per l’ennesima volta fra le lenzuola ormai tutte aggrovigliate e ripensai all’espressione disperata di Riccardo, poi scossi la testa.

“No, non devo pensarci…se è riuscito a combinare tutto quel casino da solo, allora sarà capace anche di togliersi uno stupido bullo di torno…be’, un bullo di quasi trent’anni”

Chiusi gli occhi, ma li riaprii di scatto dopo pochi secondi.

“Cosa voleva un tizio del genere da Riccardo? E se fosse suo complice?”

Ripensai al modo minaccioso con cui gli si era rivolto.

“Magari ha disobbedito ai suoi ordini…non ci capisco niente, cavolo!”

Gio, 2 novembre, mattina

Dal momento che il giorno precedente la scuola era chiusa, non avevo avuto modo di parlare con Riccardo, di conseguenza i dubbi erano aumentati perché avevo avuto un sacco di tempo per riflettere; è vero che avevo deciso di non rivolgergli più la parola, infatti per quel periodo ero stato in pace, se così si poteva dire, ma avevo assolutamente bisogno di risposte e lui era la chiave.

Entrai in classe e lo trovai piegato sul banco, intento a scribacchiare qualcosa.

- Qualcuno ha dimenticato di nuovo di fare i compiti? -

Il ragazzo alzò il capo e mi guardò con occhi tristi.

Mi avvicinai e lui e lo costrinsi ad alzarsi, tirandolo per il colletto.

- Vieni con me, dobbiamo parlare -

Non rispose, ma quando lo lasciai, lui mi seguì senza spiccicare parola. Guardai l’orologio mentre attraversavamo il corridoio del terzo piano, inutilizzato: la campana sarebbe suonata fra poco più di un quarto d’ora.

Mi fermai nel bagno dei maschi, soggetto ai danni del tempo, poi chiusi la porta e inchiodai Riccardo al muro, bloccandolo con le braccia.

- Perché? -

- A-ah? -

Lui non si azzardò a guardarmi negli occhi, al contrario, teneva lo sguardo fisso sui suoi piedi.

- Perché hai ucciso i tuoi genitori? Hai fatto lo stesso con quelli dei tuoi amici, non è vero? -

Nessuna risposta.

- Da molto tempo mi chiedo…come diavolo hai fatto a prendere per il culo tutti quanti? Ti odiano tutti adesso, non è vero? È per questo che se ne sono andati… -

Ma si ostinava a tenere le labbra serrate; i miei nervi cedettero: gli diedi uno schiaffo sul viso, poi lo costrinsi a sollevare la testa e guardarmi.

- Credi che dopo tutto quello che hai fatto io abbia ancora un minimo di pazienza? -

Al ragazzo sfuggì un debole gemito.

- Te lo chiedo di nuovo…perché hai ucciso i tuoi genitori? Psicopatico di merda! -

Lo afferrai nuovamente per il colletto e lo scossi con violenza.

- Parla, cazzo! -

Le sue labbra tremanti si schiusero e ne fuoriuscì una voce spaventata.

- I-io non lo so… -

- Che razza di risposta è? Solo un pazzo peggiore di te farebbe una cosa del genere senza motivo! -

- N-non lo so…lasciami stare… -

- Io? Io?! Dopo che tu mi hai torturato in quel modo, dovrei lasciarti stare? -

Il ragazzo si prese la testa fra le mani e scivolò lungo le piastrelle biancastre e fredde.

- Che vuoi da me? Se vuoi sentirti dire che mi dispiace, allora scusa…anche se… -

- Anche se? -

- Parli come se io avessi ucciso anche i tuoi genitori -

Persi un battito.

- Perché è così…no? E poi, dopo aver ucciso tua madre, l’hai nascosta in casa mia per non farti scoprire  -

Vidi la barriera davanti a me oscillare lievemente.

Riccardo alzò la testa i mi guardò dritto in viso, con quegli occhi che non sapevano mentire.

- Mia…mamma? -

- Sì, sono stato io a seppellirla dove l’hanno trovata -

- Non è possibile…l’avevo nascosta…dove l’avevo nascosta? -

Le sue pupille si dilatarono, colme di paura; le mie non dovevano essere messe meglio.

- Ro…che stai dicendo? -

Istintivamente allungai una mano verso il suo viso colmo di lacrime, ma la ritrassi non appena mi fui reso conto di ciò che stavo facendo.

- In garage…l’avevo nascosta in garage…e papà? Forse gli ho dato fuoco, è così? -

Mi guardò per avere conferma, ma era come se i suoi occhi stessero vedendo attraverso di me e fossero spaventosamente privi di vita.

- Non lo so, ma devi rispondermi. Perché hai ucciso i miei genitori? -

La mia voce tremò per un istante, feci un lungo respiro per evitare che il dolore prendesse il sopravvento.

- Io…io ho ucciso i tuoi genitori? -

- Sì, perché? -

- Ho ucciso i tuoi genitori…perché? Non lo so…ho ucciso i tuoi genitori? -

- Sì, cazzo! Devi dirmi perché! -

Sbattei un pugno contro il muro.

- Ale…io non ho ucciso i tuoi genitori…ho ucciso quelli degli altri…ma i tuoi no… -

- Smettila di inventare cazzate, dimmi la verità -

Ma ero il primo a credere a tutto ciò che stava dicendo, in quel momento pendevo dalle labbra di quell’essere spaventato e indifeso.

“No…lui è un assassino…dire stronzate è la cosa che gli riesce meglio”

- No, no, no…non dirmi questo! Non posso aver fatto una cosa del genere! Io…non sono così… -

Si mise la testa fra le ginocchia.

- Perché?! Perché fate tutti così? Mi incolpate di cose che non ho fatto…mi hanno sempre rilasciato…io non ho fatto niente -

Non ce la facevo più ad ascoltare le sue lamentele. Con una mano tremante lo afferrai per i capelli e lo feci rialzare.

- Mi fai pena -

- Non è vero…tu mi credi -

- Stai zitto -

Lo spinsi di nuovo contro il muro e gli lasciai i capelli, che ricaddero all’indietro.

Avevo ancora così tante domande da fargli. Scrutai il suo viso, mi soffermai sulla pelle liscia e scura del suo collo, il cui colore stonava brutalmente con una piccola macchia violacea. Il ragazzo si accorse che lo stavo fissando in quel punto e si coprì con una mano, ma afferrai il suo polso prontamente.

- Che hai lì? -

- N-niente…una voglia -

Abbassò il capo, rosso in viso.

- Strano…da quando le voglie spuntano così, da un giorno all’altro? -

- L’ho sempre avuta… -

- Ah, sì? “Sempre” sarebbe dall’altro ieri? -

Il suo sguardo divenne improvvisamente cupo e distante. In un attimo collegai il tutto e rabbrividii.

- T-tu…quel tipo… -

Un pugno attanagliò il mio stomaco e mi venne la nausea.

- Te la fai con quello? -

Riccardo non rispose.

- Sul serio? Ti rendi conto che quel tipo ha quasi vent’anni in più di te? -

Lo scossi per spronarlo a parlare, si era chiuso di nuovo in se stesso.

- N-no…che dici… -

Un’idea ancora più orribile balzò nella mia mente.

- Ti ha…l-lui ti ha… -

- Costretto -

- Stuprato? -

Le sue spalle fremettero fra le mie mani, che le stringevano forte.

- N-no… -

Sospirai, ma di sicuro non potevo dirmi sollevato. Improvvisamente capii da cosa scaturiva quella nausea: senso di colpa.

- Oh…Dio…Ro, io… -

Il ragazzo appoggiò l’indice sulle mie labbra.

- Non è colpa tua…eri molto arrabbiato con me…e forse anche un po’ fatto -

Sorrise amaramente.

- Ro, mi dispiace, non avrei mai immaginato che… -

- Adesso voglio farti io una domanda…ho sempre saputo che sei diverso, allora perché ti comporti come tutti gli altri? O per meglio dire…perché fai finta di non credermi? -

Aprii la bocca, ma ne uscì solo un sospiro spezzato dal forte battito del mio cuore, che aumentava sempre di più.

- Sai benissimo che non ho ucciso io i tuoi genitori…e che allo stesso tempo non c’è nessuno stalker o quello che è -

Prese una pausa per spostare i capelli dalla sua fronte sudata. Ne approfittai.

- Non è possibile, allora deve essere quel tizio…è lui lo stalker, perché ti ha costretto a fare una cosa del genere? Ti aveva già minacciato in passato, non è vero?-

- No, non so neanche come si chiami quello -

Rimasi sorpreso, con la bocca aperta; se avessi saputo che la situazione si sarebbe complicata ancora di più, forse avrei evitato di chiedere spiegazioni a lui.

- Allora…cosa diamine… -

- Ti dirò quello che vuoi sapere, ma per favore, smettila di far finta di odiarmi -

La sua improvvisa loquacità mi lasciò di stucco, tutto il terrore di prima sembrava essere svanito: sul suo viso c’era determinazione.

Annuii.

- Ho ucciso i miei genitori e…non so perché, quando cerco di ricordare vedo solo buio, è come se ci fosse un grande vuoto nella mia testa -

Sospirò.

- Sono sicuro di averlo fatto, ma tutte le indagini svolte non portano a me…e non penso di essere così intelligente da commettere crimini del genere e saper nascondere tutte le prove -

Su questo aveva ragione, non era possibile che un ragazzino fosse in grado di fare delle cose del genere, ma soprattutto, che il Ro che conoscevo fosse dotato di cotanta crudeltà.

- Sono stato accusato di aver ucciso i genitori di tutti i miei precedenti amici, senza nessun motivo apparente…e anche lì, le indagini non portano a me; eppure mi odiano tutti…e alla fine hanno convinto anche me -

Si fermò per un istante, ricacciando indietro le lacrime che stavano per sgorgare dai suoi occhi arrossati dal precedente pianto.

- E poi ci sei tu…ho sperato con tutte le mie forze che…che stavolta andasse diversamente… -

Gli fu impossibile fermare le lacrime una seconda volta.

- E invece non poteva andare peggio…tu non mi odi, ma mi fa ugualmente male sapere che non riesci a convincere neanche te stesso… -

Si passò il dorso della mano sugli occhi gonfi e tirò su con il naso.

- Vuoi odiarmi per forza, non è vero? Perché in fondo mi credi…e non sai a chi dare la colpa per tutto quello che è successo. Be’, che fa se ti dico che non lo so neanche io? Per un sacco di tempo, come te, non riuscivo a spiegarmi il motivo di ciò che avveniva continuamente intorno a me…per questo ho iniziato a credere di essere perseguitato da qualcuno, e tu hai fatto lo stesso -

Tirò di nuovo su con il naso.

- Ma è tremendamente sbagliato, sai? È sbagliato inventare l’esistenza di qualcuno, solo per poterlo incolpare di tutto…quando ti ho conosciuto, ho pian piano iniziato a fregarmene dei mostri sotto al letto, degli scheletri nell’armadio, degli stalker, delle persone che mi hanno abbandonato, ho sentito che tu potevi salvarmi, ma poi...la mia nuova vita è crollata ancora prima che iniziassi a costruirla…tu soffrivi, soffrivi così tanto…hai perso i tuoi genitori e poi…e poi? -

- Hai ucciso tua madre…ed è ricominciato tutto daccapo -

- Sì…sentivo che era tutta colpa mia. Perché le persone che mi stanno accanto perdono tutto e io perdo loro? Non voglio neanche saperlo ormai… -

Tentai di parlare, ma lui mi anticipò.

- Con te fa più male, non ho mai sofferto così per qualcuno, e sai perché? -

Scossi la testa.

- Non sto per perdere una semplice amicizia -

Il ragazzo si aggiustò il colletto della maglia e uscì dal bagno, lasciandomi solo e confuso, ancora pieno di domande.

In quel momento avrei voluto trattenerlo per il braccio e non farlo scappare, dirgli che mi sentivo allo stesso modo, che lui era la persona più importante della mia vita, che ormai era l’unica cosa che mi restava da perdere e che avrei voluto difenderlo con le unghie e con i denti. Pensai che non me ne fregava un cazzo di quello stalker, che esistesse o meno.

 “Non mi perderai” 

  
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