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Autore: fragolottina    10/07/2017    3 recensioni
«Meglio di no. Sean andrebbe fuori di testa.»
Jamie represse il solito, inutile brivido. «Perché?»
Lui si strinse nelle spalle. «Perché mi odia.»
Jamie alzò gli occhi al cielo e gli si avvicinò. «Non ti odia, è tuo fratello» lo rimproverò.
«È quasi mio fratello» lo corresse.
«È abbastanza tuo fratello» ribatté.
«Potrebbe essere di più mio fratello.»
Jamie sospirò. «Dai, ti porto a casa» lo incoraggiò allungando un braccio per spingerlo verso la sua macchina.
Lui si ritrasse nemmeno lo stesse minacciando con un coltello. «Neanche per sogno. L’unica persona che odia più di me sei tu!»
Genere: Avventura, Romantico, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
- Questa storia fa parte della serie 'Synt'
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Synt - Prequel
fragolottina's time
ciao!
okay, ho dichiarato un po' in tutti i luoghi e in tutti i laghi che non ho tempo di seguire un progetto complicato come L'INTERA SAGA DI SYNT... ma come si fa a stare lontani da Synt???
mi sono detta che il prequel è molto più semplice - non c'è nemmeno Synt - ce la posso fare... no?!
ah... deboli di cuore? tenete duro... idratatevi spesso.
oh... ehm... per le altre... beh, ma non è che l'ho deciso io!
non è colpa mia se sono fatti così!

PROLOGO


    Jamie percorse il viale che portava al cancello della scuola in silenzio.

    Sua sorella si era data parecchio da fare per far sì che rientrasse in quel progetto di recupero per ragazzi problematici, quindi tre volte alla settimana era obbligato a un lavoro socialmente utile. Faceva da assistente a un insegnante di baseball in una scuola privata.
    In definitiva non era la cosa peggiore che gli potesse capitare, in estate passava tanto tempo all’aria aperta circondato da ragazzi, facendo attività fisica.
    Si voltò arrivando alla tasca più esterna del proprio zaino alla ricerca di un ombrello, ma si fermò superate le colonne, sormontate da un inquietante e sgradevole uccellaccio di pietra – il simbolo della scuola, e osservò il ragazzino appoggiato al muretto imbacuccato in guanti, sciarpa e cappello. Faceva freddo, ma non così freddo.
    «Che fai?» gli chiese.
    Si strinse nelle spalle. «Aspetto mio fratello» rispose.
    «Fra poco pioverà» disse. «Lo hai chiamato?»
    Zach era il ragazzino più cagionevole del mondo, usciva e entrava dagli ospedali di continuo. Tutti i suoi compagni prendevano l’influenza, mandavano giù un paio di analgesici ed erano come nuovi, lui poteva morire per colpa di un’influenza.
    «Ha detto che sta per arrivare.»
    «Ho la macchina qua dietro, posso accompagnarti.»
    «Meglio di no. Sean andrebbe fuori di testa.»
    Jamie represse il solito, inutile brivido. «Perché?»
    Lui si strinse nelle spalle. «Perché mi odia.»
    Jamie alzò gli occhi al cielo e gli si avvicinò. «Non ti odia, è tuo fratello» lo rimproverò.
    «È quasi mio fratello» lo corresse.
    «È abbastanza tuo fratello» ribatté.
    «Potrebbe essere di più mio fratello.»
    Jamie sospirò. «Dai, ti porto a casa» lo incoraggiò allungando un braccio per spingerlo verso la sua macchina.
    Lui si ritrasse nemmeno lo stesse minacciando con un coltello. «Neanche per sogno. L’unica persona che odia più di me sei tu! Ne farebbe un caso di Stato…»
    Jamie ridacchiò tra sé e sé. «Gli brucia ancora, eh?»
    Zach rise. «Da matti.»
    Una volta Jamie aveva voluto l’ardire di battere niente popo’ di meno che l’irreprensibile Sean Douquette in un uno contro uno a pallacanestro. Era stato strano, di solito Jamie non si esponeva, ma Sean aveva fatto talmente tanto il gradasso con la squadra della sua scuola che a fine partita, quando ormai i giochi erano fatti e, neanche a dirlo, la squadra di Sean aveva vinto, aveva chiesto al suo Mister di poterli vendicare.
    Un bel tipo, il suo allenatore, aveva annusato cos’era dalla prima volta che lo aveva visto palleggiare, ma in privato gli aveva spiegato che per il suo bene non lo avrebbe mai fatto giocare nelle partite vere.
    Jamie era d’accordo, non era esattamente un tipo in cerca di attenzioni.
    Però trovava giusto che qualcuno gli dimostrasse che non era il più bravo del mondo.
    Avrebbe perso. Aveva perso.
    Una partita combattuta sicuramente.
    Ma aveva perso.
    E questa cosa non gli sarebbe mai andata giù.
    Un macchinone rosso si fermò rombando accanto a loro e Jamie lanciò un’occhiata a Sean al suo interno, ai suoi vestiti firmati, ai suoi occhiali costosi, al suo cellulare d’ultimo grido.
    Aveva perso.
    Perso.
    Perso.
    Perso.
    «Ehilà!» lo salutò allegro, mentre Zach si avvicinava al posto del passeggero congedandolo con un semplice “Ciao, Jamie”.
    Sean lo fissò da dietro gli occhiali da sole.
    Jamie sognava il momento in cui si sarebbero parlati, in cui tutte quelle cose che rimanevano a galleggiare tra i loro silenzi, avrebbero avuto un voce. Avrebbero gridato e…
    Jamie scosse la testa a volte gli sembrava che la sua mente fosse come una di quelle lavagnette per bambini, bastava solo scuoterle e si sarebbero svuotate.
    Sean rise un passo avanti a lui. «Scordatelo.»
    Era l’unico che conosceva a… beh, a essere come lui. Cioè ne conosceva altri, ma lui era l’unico che… vantava i suoi stessi benefici… perciò quell’uno contro uno era stato tanto spettacolare per tutti.
    Nessuno li aveva mai visti, di solito si controllavano: più bravi della media, meno bravi di quanto avrebbero potuto. Di solito bastava per farsi un nome che gli altri studenti si sarebbero sussurrati tra i corridoi per un paio di anni.
    Quel giorno però… Jamie rise tra sé, quel giorno era stato talmente divertente. A che serviva provare a vincere se poteva vincere così facilmente? A che serviva vincere se era così scontato?
    «Voglio la rivincita» gli aveva urlato dietro Sean rincorrendolo fino allo spogliatoio.
    «Scordatelo» aveva risposto Jamie. «Dobbiamo fare i bravi bambini.»
    Aveva raggiunto il suo armadietto e si era sfilato la maglia per sostituirla con una asciutta in fretta.
    Aveva avuto paura.
    Che lo cercassero.
    Che avesse attirato troppo l’attenzione.
    Che si ricordassero troppo di lui.
    Voleva allontanarsi di lì, voleva che tutti quelli che lo avevano visto credessero che fosse soltanto il colpo di fortuna di un anonimo che stava in panchina.
    L’influenza di sua sorella lo avrebbe coperto fino a un certo punto.
    Sean era molto più al sicuro di lui.
    «Mi hai preso alla sprovvista, per questo hai vinto.»
    Jamie gli aveva lanciato un’occhiata di sottecchi. «Non potrei semplicemente essere più bravo.»
    E…
    SBAM!
    Era stato uno SBAM.
    Non c’era stato altro modo per definirlo.
    Forte come uno schiaffo.
    All’improvviso le sue orecchie, i suoi occhi, la sua pelle si erano trovati immersi in qualcosa di immenso e inaspettato.
    E Jamie aveva preso fiato come se gli avessero tenuto la testa sott’acqua.
    E Sean lo aveva fissato con gli occhi così sgranati da sembrare terrorizzati e forse lo erano stati e…
    «No» aveva detto.
    Come se una cosa come quella potesse obbedire alla sua volontà.
    «Non lo so» aveva ribattuto lui con enfasi, quasi piccato che archiviasse la questione tanto in fretta.
    «Scordatelo» lo aveva ammonito prima di andarsene.
    Se Jamie lo avesse soltanto battuto a palla canestro probabilmente sarebbero diventati amici.
    Solo che quella visione aveva un po’ incasinato tutto.
    Perché in definitiva in quella visione Jamie aveva la lingua nella bocca di Sean.
    Solo che non aveva fatto tutto lui.
    A tenerlo premuto contro l’armadietto era Sean stesso.



HO DETTO CHE NON L'HO DECISO IO!!
non guardatemi in quel modo...
   
 
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