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Autore: La pagliaccia di Parigi    10/07/2017    0 recensioni
"Il sultano si era rivolto a tutti i medici del paese e nessuno era stato capace di trovare una cura per suo figlio.
Ma non aveva assolutamente intenzione di arrendersi.
Cercava, cercava e cercava, mandava i suoi uomini in terre di cui gli altri sultani nemmeno immaginavano l'esistenza, collezionando un fallimento dopo l'altro..."
[***]
"Stava camminando, quando improvvisamente sentì qualcosa strisciargli lentamente tra i piedi, facendogli quasi perdere l'equilibrio.
Abbassò lo sguardo, ma non c'era nulla così riprese a camminare.
Dopo un po' sentì di nuovo qualcosa strisciargli tra i piedi.
Abbassò lo sguardo e sussultò, indietreggiando..."
Genere: Azione | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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C'era una volta, in terre lontane e tutt'oggi ignote, un sultano.
Egli aveva un giovane figlio di nome Zaahir.
Il ragazzo era così bello e di buon cuore che un sacco di serve erano infatuate di lui e gli avevano dedicato, segretamente, delle poesie.
Ma Zaahir probabilmente non sarebbe vissuto ancora per molto tempo: cercava di nasconderlo, ma la malattia lo faceva sentire ogni giorno più debole.
Il sultano si era rivolto a tutti i medici del paese e nessuno era stato capace di trovare una cura per suo figlio.
Ma non aveva assolutamente intenzione di arrendersi.
Cercava, cercava e cercava, mandava i suoi uomini in terre di cui gli altri sultani nemmeno immaginavano l'esistenza, collezionando un fallimento dopo l'altro.
Molti medici gli avevano detto che sarebbe stato meglio non far uscire suo figlio dal palazzo perché camminare sotto il sole cocente sarebbe stato sicuramente troppo stressante per il suo fisico già provato e l'aria della sera avrebbe potuto con molta facilità fargli venire un raffreddore.
Tutte stupidaggini, secondo il principe.
I medici non sapevano come curarlo e vergognandosi della cosa provavano a rimediare dando questo e altri consigli inutili, volevano salvarsi la faccia,  doveva per forza essere così.
Il sultano gli proibiva di uscire ed essendo a conoscenza del suo lato ribelle aveva ordinato alla servitù di tenerlo sotto controllo.
Le giornate passavano molto lentamente per Zaahir, sempre chiuso nel palazzo, ma finalmente arrivò la sera del banchetto.
Banchetto a cui non avrebbe partecipato, perché aveva altri piani per quella sera: la servitù era troppo impegnata a cucinare e occuparsi degli invitati, nessuno si sarebbe accorto della sua fuga.
Non voleva attirare l'attenzione di potenziali ladri, così indossò gli abiti più umili di cui era in possesso e si tolse le scarpe, perché chi era povero andava in giro a piedi nudi.
Si affacciò alla finestra: era ora di andare.
Cominciò a scendere  facendo molta attenzione, perchè cadere da quell'altezza gli sarebbe stato sicuramente fatale.
Fu una discesa abbastanza faticosa e arrivato a terra Zaahir si sentiva già distrutto... Ma non si sarebbe fermato.
Prese un bel respiro e poi decise di dirigersi verso la città.
Stava camminando, quando improvvisamente sentì qualcosa strisciargli lentamente tra i piedi, facendogli quasi perdere l'equilibrio.
Abbassò lo sguardo, ma non c'era nulla così riprese a camminare.
Dopo un po' sentì di nuovo qualcosa strisciargli tra i piedi.
Abbassò lo sguardo e sussultò, indietreggiando: era un serpente, molto più grosso e lungo del normale.
Non ne aveva mai visto uno dal vivo, ma ne aveva visti tantissimi nei libri a palazzo ed era convinto che non fosse un serpente comune.
Lo osservò sconvolto alzarsi fino a ritrovarsi faccia a faccia con lui.
Zaahir posò lo sguardo sugli occhi viola di questo serpente e non riuscì più a staccarlo.
Erano stupendi, sembravano quasi brillare.
-Principe Zaahir?- il serpente parlò.
Aveva una voce bellissima: era molto dolce, sensuale e..Femminile.
"I serpenti non parlano" pensò Zaahir, indietreggiando."Questo è un sogno, prima sono svenuto per la stanchezzza e adesso sto sognando, deve essere così".
-Principe? Sssseguitemi- gli disse il serpente. -Voglio farvi conoscere una persssona-gli spiegò.
 "Questo...E' un sogno, non può accadermi nulla, no?" pensò Zaahir.
-Va bene, mostrami la strada- rispose, sorridendo.
Il serpente si girò e tornò a terra. -Da quesssta parte-gli disse, cominciando a strisciare.
Il principe sospirò e lo seguì, cercando di non pestargli la coda.
Camminarono per moltissimo tempo, fino a raggiungere un pozzo.
-Serpente, perché mi hai portato qui?- chiese il principe, guardandosi attorno. -Non c'è nessuno!- aggiunse.
Ma il serpente era sparito.
Il principe sentì un fruscio e si girò di scatto in quella direzione: niente.
Si stava guardando attorno quando improvvisamente qualcosa lo spinse, facendolo cadere giù nel pozzo.
Zaahir riusciva già ad immaginare il rumore che avrebbe fatto una volta finita la caduta, il dolore... Che brutta fine che stava per fare.
Un sacco di pensieri sconnessi gli stavano attraversando la mente in quell'istante, e molti altri la attraversarono negli istanti successivi.
Si sentì uno stupido ad avere tutta quella paura: anche se vivido era pur sempre un sogno, no?
Quando pensava che si sarebbe sfracellato sul fondo del pozzo, che sarebbe morto, il principe si coprì gli occhi con le mani, aspettando.
Sentì un tonfo.
Aspettò qualche minuto e quando si rese conto di essere ancora vivo, riaprì li occhi: era caduto su un'immensa montagna di monete d'oro.
Si guardò attorno, assai stupito: era finito in una stanza enorme piena di montagne di monete d'oro  identiche a quella su cui era seduto ora e dalla maggior parte di esse si vedevano spuntare dei gioelli molto ricchi e lavorati.
Al centro della stanza, in mezzo a tutti quei tesori, vi era un tappeto color porpora dall'aria molto pregiata e su di esso... Una lampada ?
Zaahir si alzò in piedi di scatto, incuriosito: perché mettere una lampada proprio al centro della stanza e su un tappeto?
Sicuramente aveva qualcosa di speciale e voleva esaminarla da vicino.
Si diresse a passo spedito verso il centro della stanza: non gli importava nulla di tutti i tesori che lo circondavano, in quel momento esisteva solo la lampada.
Ormai era arrivato, ma... Qualcosa gli strisciò fra i piedi, facendolo cadere.
La lampada finì scaraventata contro il muro.
Zaahir ignorò completamente il dolore che gli aveva provocato la caduta, preoccupato solamente dalla possibilità di aver rotto la lampada.
Vide il serpente strisciargli davanti.
-Dove eri finito? Non ti trovavo più!- esclamò il principe.
Ma il serpente non rispose e continuò a strisciare in direzione della lampada.
-Mi dispiace avervi fatto preoccupare altezza-la voce era la stessa del serpente, ma... Il modo di parlare era molto più umano.
Leggera come il fumo, dalla lampada uscì una bellissima donna.
I lunghi e folti capelli neri le ricadevano ribelli sul viso e nonostante ciò si riuscivano lo stesso a vedere due grandi occhi viola.
-Questo serpente è il mio...Animaletto-spiegò la donna. -Io non posso uscire da qui e l'unico modo che ho per vedere il mondo esterno è attraverso di lui-aggiunse, prendendo il serpente e appoggiandoselo sulle spalle.
La bestiola si sistemò e si girò un momento verso il principe: adesso i suoi occhi erano quelli di un normalissimo serpente.
-Chi sei?- le chiese il principe.
-Sono un genio della lampada, o meglio...Una genia- rise la donna. -Siete davvero bello principe, mi andate molto...A genio- aggiunse.
Il principe le sorrise, un po' imbarazzato.
-Dato che mi piacete molto... Esaudirò per voi due desideri, ma solo due, perciò scegliete con cura- gli disse la donna.
-Desidero guarire dalla mia malattia!- esclamò il principe. -Mi sento sempre più debole ogni giorno che passa, mi sento così debole da non avere neanche la forza per mangiare e...- la donna fluttuò verso Zaahir e posò l'indice sulle sue labbra.
-Sarà fatto, principe...E ditemi, il vostro secondo desiderio?- gli chiese, guardandolo negli occhi.
Il principe desiderava solamente guarire dalla sua malattia.
Stava per rispondere che non aveva nessun altro desiderio, ma poi si ricordò di essere caduto in fondo ad un pozzo e pensò che sarebbe stato davvero difficile uscirne. -Desidero tornare magicamente a palazzo, senza fare alcuna fatica- rispose.
-Esaudirò i vostri desideri, principe-gli disse la donna, per poi lasciarsi andare ad una risatina. -Ma prima di farlo, vorrei che voi esaudiste un mio desiderio...-aggiunse.
-Di che si tratta?-domandò Zaahir, stranito.
-Restate con me per un ballo-disse la donna, prendendogli la mano. -Tenetemi compagnia ancora per un po'- lo pregò.
Il principe ci pensò un attimo, poi annuì.
Era un sogno, no? Poteva lasciarlo durare ancora un po'.
La donna lo fece accomodare sul tappeto, schioccò le dita e, immediatamente, una musica allegra e vivace  riempì l'aria.
Zaahir portò una mano sul mento, osservandola ballare: era proprio bella.
Le cavigliere d'oro colme di sonagli tintinnavano ad ogni sua mossa, rendendo ancora più vivace la musica.
"Sto facendo davvero un bel sogno" pensò il ragazzo, posando lo sguardo sulla fascia di seta rossa che la donna aveva legato in vita.
Gli piaceva il modo in cui si muoveva, era molto sciolta. 
"Balla molto per non annoiarsi" pensò il principe: sapeva benissimo cosa si provava a non poter uscire da un certo luogo.
Le sue movenze erano davvero sinuose...
La musica rallentò, assumendo sfumature molto più sensuali.
"Sinuose... Molto sinuose" pensò Zaahir, osservando il modo in cui muoveva i fianchi.
La donna sorrise, osservando con aria compiaciuta il suo sguardo incantato.
Il ragazzo posò lo sguardo sul ventre, osservando affascinato  il modo in cui lo muoveva.
Quell'onda che faceva gli ricordava molto un serpente.
La donna si abbassò lentamente, arrivando quasi a distendersi e cominciò a fissarlo.
Ma lui non se ne accorse, era rimasto ipnotizzato dal mondo in cui muoveva il ventre.
-Principe Zaahir?-lo chiamò la donna.
-Uh...Sì?-domandò il principe, cercando di tornare lucido.
La donna strisciò verso di lui e la musica accelerò improvvisamente.
"Non è normale" pensò il principe, tornando lucido.
A strisciare verso di lui non era più la splendida donna che aveva davanti prima...Ma un gigantesco cobra.
Il principe restò paralizzato a fissarlo mentre avanzava verso di lui con le fauci spalancate.
-Principe?
Zaahir spalancò gli occhi.
Vide il cobra scagliarsi verso di lui, poi tutto si fece nero.

[...]

Il principe aprì gli occhi.
Guardò in alto e riconobbe il soffitto della sua camera.
-Maestà...Se  vi prenderete cura del principe come vi ho spiegato, nel giro di pochi mesi sarà completamente guarito-disse una voce molto familiare.
Zaahir si alzò di scatto.
-Piano!- lo rimproverò il sultano, seduto vicino al suo letto.
-Padre...Cosa è successo?- domandò.
-Ti abbiamo ritrovato privo di sensi fuori dalla citttà- spiegò il sultano. -Non c'erano medici e nessuno dei miei uomini sapeva come soccorrerti- aggiunse.
-Tutti parlano di voi e della vostra malattia incurabile-disse una donna. -La voce è giunta fino agli angoli più remoti del deserto, così un mese fa mi sono messa in viaggio per giungere fin qui e mettere al vostro servizio le mie competenze mediche...Non immaginavo che  sarei arrivata all'alba...Siete molto fortunato, principe Zaahir-aggiunse.
Il ragazzo si girò verso la voce e vide una figura vestita di nero.
Un velo le copriva i capelli e un altro le copriva il viso fino al naso...
L'unica cosa che si vedeva era...Un paio di grandi occhi viola.
Il principe rimase a bocca aperta e vide gli occhi della donna stringersi: gli stava sorridendo.
-Maestà-si rivolse al sultano.-E' tempo di salutarci, la mia presenza qui non è più necessaria-gli disse.
-Non volete alcuna ricompensa?!-esclamò stupito il sultano.
-Sono già in possesso di numerose ricchezze- gli spiegò la donna.. -Il cibo e la bella musica che mi avete offerto oggi sono più che sufficienti-aggiunse. -Con permesso...- e uscì dalla stanza, rivolgendo un ultimo sorriso al principe.
-Quella donna aveva qualcosa di familiare per te?- chiese il sultano a Zaahir.
-I suoi occhi...Mi sembrava di averli già visti da qualche parte- spiegò il figlio, stropicciandosi gli occhi.
-E' impossibile- gli disse il sultano, stranito. -Quella donna ha sempre vissuto nel deserto con il suo popolo- spiegò.
-Li avrò sognati, allora- disse il figlio per poi lasciarsi andare ad un'allegra risata.
Il sultano guardò il figlio con aria perplessa, per poi sospirare rassegnato.
-Altezza...Per colazione volete il solito?- domandò una serva.
 Si aspettava come sempre di doverlo costringere a fare colazione, di dover insistere ossessivamente affinché bevesse almeno la solita tazza di thè mezza vuota, ma quella mattina fu diversa da tutte le altre.
-No, Amira...-il principe portò una mano sulla pancia.-Questa mattina... Ho fame.





   
 
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