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Autore: Cygnus_X1    11/07/2017    0 recensioni
Anno 2325. Il mondo è finalmente in pace, unito e connesso grazie alla Spiderweb, la colossale rete telematica nata da Internet. Breyenna Kreig-Blayre, chiamata Brys, è ciò che tutti invidiano: famosa e bellissima modella, nonché la figlia prediletta del ricco Amministratore Europeo della Spiderweb. Ma a lei la fama non interessa, la vede come una costrizione soffocante. Cresciuta tra stilisti, diete, tecnologia all'avanguardia e milioni di follower, Brys, ha un sogno segreto: uscire dalla gabbia dorata costruita dal padre e trovare finalmente se stessa.
Per questo, quando una tempesta getta l'intera città di Aurea in un blackout, Brys coglie l'occasione e decide di fuggire, solo per qualche ora, con l'intento di esplorare la città e tornare prima che si accorgano della sua assenza. Ma, fuori dalle luci sfavillanti dei quartieri ricchi, quello in cui la ragazza si trova è un mondo completamente diverso da ciò che si aspettava. Bloccata nei bassifondi di Aurea, sotto la perenne coltre di nubi tossiche, da un ragazzo misterioso e i suoi compagni, Brys è costretta a fare i conti con una verità che finora non aveva mai sospettato: la Spiderweb è una menzogna e con essa la sua vita fino a quel momento...
[Distopico]
Genere: Romantico, Science-fiction, Suspence | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, FemSlash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
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Brys







Il lampo del flash mi acceca, lascia una miriade di bagliori irregolari impressi nei miei occhi. Io mantengo il mio sorriso migliore, come se non potessi divertirmi di più.
Ho perso il conto delle ore che ho passato chiusa qui dentro, ormai. Se fosse per Morgain dovrei viverci direttamente e il problema è che mio padre gli dà persino ragione.
Muovo un braccio dietro la testa, enfatizzando i capelli violetti scompigliati ad arte; sposto il peso sulla gamba arretrata e guardo in basso, in diagonale, ora accennando un sorriso lieve.
Altri flash, tutto intorno a me. Fa un caldo torrido, sotto tutte queste luci.
Un sospirone teatrale, alla mia sinistra.
«Tesoro mio» irrompe la voce alta di Morgain, «sei perfetta. Meravigliosamente perfetta, oserei dire.»
Non rispondo, non è necessario. Conosco il mio stilista capo e lui conosce me. Lavoriamo insieme da dieci anni, ormai.
Tolgo la giacca leggera di velluto-luce color panna e resto con l’abitino moka semitrasparente, così leggero che continuo a domandarmi se ci sia, se non sia completamente nuda agli obiettivi famelici dei fotografi.
Non sarebbe una novità, per me, ma non mi è mai piaciuto.
Mi volto, poso la mano sul fianco. Non mancano gli ennesimi bagliori. Due battiti di mani schioccano nell’aria secca.
«Basta così, direi, per oggi» dice Morgain. Io lascio andare un sospiro e un sorriso di sollievo e mi volto verso l’uomo, che si sta avvicinando nel suo impeccabile completo dello stesso viola dei miei capelli, mentre con la mano fa svolazzare un ventaglio beige in termoseta.
«Quelli della Colley saranno sbalorditi, vedrai» mi dice, aprendosi in un sorriso abbagliante. «Potresti persino diventare la loro testimonial della stagione. Pensa! Soffieremo finalmente il posto a Caelia Janae!»
Mi allontano dalle luci, chiudo gli occhi per un attimo. Quando li riapro, macchie scure danzano insieme alle pareti dei KB Studios. Sono troppo stremata sia per rispondere a Morgain che per esultare per la futura vittoria. Lui capisce, sento le sue mani ossute premere gentili sulle mie spalle e guidarmi pochi passi più avanti, dove mi fa accasciare sul divanetto color prugna.
«Temo di aver bisogno di uno Sgarro» mormoro, riprendendo a respirare. Mi manca l’aria, in questo posto.
Morgain mi fa no con la mano e scuote la testa con aria di rimprovero sul viso smilzo.
«Mi dispiace, signorina, ne hai già preso uno nell’ultima settimana. Questa non deve diventare un’abitudine, dovresti saperlo.»
Non replico e mi massaggio le tempie. Sento il mio stilista borbottare contro il mio vandalismo del perfetto contouring tratteggiato dai truccatori sul viso e prendo un altro respiro.
Morgain mi afferra una ciocca di capelli e la osserva con occhio critico, aggrottando le sopracciglia perfettamente disegnate e tinte di un nero elettrico, abbinato ai capelli tirati indietro con il gel. So cosa sta per dire.
«Dovremo anche discutere della nuova stagione» ragiona, infatti. «Questo viola è già out; sono riuscito ad accettarlo per un intero mese solo perché sei tu e le mode di solito le fai, ma se mi avessi ascoltato… purtroppo il bianco panna non va più, secondo me avresti fatto furore, tesoro.»
«Accidenti, Morgain» protesto debolmente, scoccandogli un’occhiata, «non ricordi che l’avevamo già provato? Il panna su di me non è mai stato bene.»
Lui sventola la mano come a dire che non importa. «Avevi dodici anni, era troppo drammatico. Ora è diverso, con un po’ di contrasto in più nel make-up saresti stata una stella.» Sospira. «In ogni caso, è andato» aggiunge, con il tono triste di chi sta parlando di un caro amico e non di una tonalità.
«Cosa si prospetta per la stagione?» chiedo distrattamente, fissando l’andirivieni di addetti agli Studios poco lontano da noi. Il vociare è attutito dalle pareti insonorizzate e pare finto.
«Qualcuno dice un ritorno del black and white, ma non sono d’accordo» dice Morgain, sicuro. «Dopo questi colori così sobri, bisogna osare… pensavo più ai colori neon e i tagli inconsueti, magari abbinati al nero come base.»
Gemo. Lo stilista mi molla un lieve schiaffo sulla gamba quando nota la mia espressione.
«Non fare quella faccia! Non vorrai che ti vengano le rughe a quest’età, spero!»
Non replico. Sarebbe inutile farlo con Morgain. Invece sospiro e mi preparo a dire addio al mio viola preferito, che quasi sicuramente sarà sostituito da un nero corvino alternato a ciocche verde fluorescente.
Se non altro, penso, se Morgain deciderà di giocare sulle fosforescenze, durante i prossimi shooting non avrò la sensazione di sciogliermi sotto alle luci.
«Quindi è deciso? Look da cyberpopstar?» chiedo, sperando che mi contraddisca.
Ovviamente, non lo fa.
«Sarebbe un notevole cambiamento, dopo tutta questa eleganza» dice, mentre indica l’ambiente circostante con un malcelato disprezzo. Eppure era così entusiasta, all’inizio della stagione, di abbandonare “toni così aggressivi e ritornare a un po’ di sana professionalità”. Sono convinta che abbia detto qualcosa del genere, come se avesse avuto finalmente, dopo tanti anni, la possibilità di lavorare sul suo stile preferito; mentre ora lo disdegna con il tono di chi l’ha sempre fatto.
Non mi stupisco. Si comporta così a ogni cambio.
«Ora che abbiamo finito credo proprio che preparerò il rapporto per tuo padre. Sono certo che approverà la mia scelta.»
Mi riscuoto e mi volto a guardarlo. I glitter nel suo eyeliner sfavillano a ogni battito delle palpebre. Le lenti gli colorano le iridi normalmente grigie dello stesso violetto dell’abito.
«La approva sempre» dico. Tengo per me il resto: mio padre non discute perché non potrebbe farlo, non ha mai prestato più di tanta attenzione a tutto ciò.
Come, in fondo, non spreca tempo per qualsiasi cosa che esuli dal suo ruolo.
Deglutisco e mi rialzo in piedi. Fingo di non percepire gli Studios vorticarmi attorno come se fossi su un ottovolante e rivolgo un sorriso stentato a Morgain.
«Devo andare anche io, ora» dico piano. Devo lasciare questo posto, è come se l’aria fosse finita e io respirassi a vuoto. Ho bisogno di riposare.
«Ma certo, tesoro, ma certo» risponde lui. Si è alzato e ha estratto lo smart-d dalla tasca, non mi serve sbirciare sullo schermo per sapere cosa sta facendo: le sue consuete ricerche di stile.
Si è perso nel suo mondo e io quasi non esisto più. Mi schiocca un bacio distratto sulla guancia prima di procedere a grandi passi verso l’uscita.
Io lo seguo con più calma, anche se vorrei correre, ma devo tenere a bada le vertigini. Forse farei meglio a cambiarmi – l’abito che indosso, con uno scollo a V che raggiunge l’altezza dello stomaco, e lungo appena per non lasciar intravedere l’orlo dei glutei, è proprio al limite della decenza – ma devo arrivare in camera mia il prima possibile; a costo di incrociare mio padre e guadagnarmi la sua migliore occhiata di riprovazione.
Ha sempre avuto le idee ben chiare su cosa sia appropriato e quando.
Nel ticchettio regolare dei tacchi a spillo percorro il corridoio tinteggiato di antracite, rischiarato da luci soffuse a intervalli regolari, un sollievo per i miei occhi stanchi e irritati dalle lenti colorate. Infine, le porte degli ascensori si parano di fronte a me.
Chiamo quello più a destra dei tre premendo il pulsante a lato. Quando i pannelli metallici scorrono di lato sulla cabina lucida, bianca e nera, entro con un nodo in gola che non riesco a sciogliere.
Ignoro lo specchio. Un brivido, rimetto la giacca e la abbottono sul davanti, per celare qualche centimetro in più.
Deglutisco e aspetto il trillo gentile del mio piano.






 
******* Famigerato Angolino Buio *******
Salve gente bella!
Sì, mi ero ripromessa di non rifare l'errore di un po' di tempo fa, ossia iniziare millemila storie nuove... ma non sono brava a mantenere i propositi. In ogni caso, questa storia ha preteso di essere pubblicata e la mia volontà è debole, so here I am. I capitoli sono molto brevi, per cui aggiornerò - spero - in fretta; also, questa storia la potete trovare anche su Wattpad, qui.
E nulla, spero che vi possa piacere, fatemi sapere le vostre impressioni!
Ciau! :3
   
 
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